Archivio | settembre 24, 2011

Caso escort, Berlusconi rischia. Il pm: pressioni per far mentire Tarantini

Caso escort, Berlusconi rischia
Il pm: pressioni per far mentire Tarantini

Il ruolo del premier potrebbe cambiare: da vittima di un ricatto a istigatore di bugie riferite ai giudici

aria3

fonte immagine

.

di Massimo Martinelli
.

ROMA – Il colpo di coda delle toghe partenopee è in articolo del codice penale nato solo dieci anni fa. Che punisce il comportamento di chi induce qualcun altro a tacere, o a mentire, davanti ad un magistrato. Ad esempio, pagandogli mezzo milione in contanti in un volta sola. Oppure con ventimila euro consegnati ogni mese. O ancora, pagando il suo avvocato e trovandogli un lavoro. Cioè esattamente quello che il premier ha fatto con Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore rampante di Bari che nell’estate 2008 riempì di ragazze giovanissime e talvolta mercenarie le residenze del premier a Roma e in Costa Smeralda. Così, proprio mentre il gip di Napoli invita a passare la mano alla procura di Roma, i tre pm Piscitelli, Curcio e Woodcock alzano il tiro. E chiedono al tribunale del Riesame partenopeo – dove ieri si discuteva della scarcerazione di Giampi – di valutare la sussistenza nei confronti del premier del reato previsto dal 377bis del codice penale: «Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria». Pena prevista: da sei a ventiquattro mesi.

L’iniziativa arriva proprio nel giorno in cui, di gran fretta e dopo un incontro riservato tra il procuratore capo Ferrara, e il legale del premier Ghedini, i vertici della procura di Roma fanno sapere di aver già iscritto nel loro registro indagati Gianpaolo Tarantini, sua moglie Angela Devenuto e il direttore de L’Avanti, Valter Lavitola. Tutti per estorsione; cioè esattamente il reato opposto all’inedita ipotesi che ieri hanno squadernato sullo scranno del tribunale del Riesame di Bari.

Quasi una situazione kafkiana, dunque. Con la procura di Napoli che da una parte aveva spedito in carcere Tarantini perché avrebbe praticamente ricattato il Cavaliere, costringendolo a pagare un mucchio di soldi in cambio di una condotta processuale addomesticata per limitare la pubblicazione delle intercettazioni di Bari sulle escort a Palazzo Grazioli. E che adesso, proprio mentre i colleghi di Roma – dichiarati competenti per territorio – si preparano a proseguire in quella direzione l’indagine, rovesciano l’accusa verso Palazzo Chigi. Così, davanti ai giudici che ne devono decidere la liberazione, Giampi è stato presentato come la vittima di un’attività coercitiva, quasi corruttiva, esercitata a suon di bigliettoni.

A occhio e croce non sembra essere una strategia volta a evitare il trasferimento del processo a Roma, perché appare difficilmente sostenibile che la presunta attività di «induzione» possa essere avvenuta al di fuori del circondario di Roma, visto che all’epoca dell’ipotetico reato anche Tarantini era ai domiciliari in una casa del quartiere Parioli nella capitale. Piuttosto, potrebbe essere una mossa per agganciare questa indagine ad altri filoni di inchiesta che riguardano Tarantini, ad esempio a Bari (dove si indaga per induzione alla prostituzione), oppure a Lecce, dove si sta valutando se alcuni magistrati baresi cercarono di pilotare il procedimento in una direzione favorevole al premier.

Nel frattempo, mentre il tribunale del Riesame di Napoli si è riunito per decidere entro lunedì le sorti di Gianpaolo Tarantini e la sussistenza del presunto reato a carico del premier per induzione a tacere, si consuma lo sdoppiamento della stessa indagine a Roma come nel capoluogo campano. Significa che almeno per tutto il fine settimana, tre persone – i coniugi Tarantini e Lavitola – saranno indagati per il medesimo reato e per le medesime circostanze da due diverse procure italiane. Dal canto loro, anche durante l’udienza di ieri davanti al Riesame, i pm di Napoli hanno rivendicato il diritto a proseguire l’inchiesta, affermando che non è stato ancora stabilito con certezza il primo episodio costituente reato. Dall’altra parte, gli avvocati Alessandro Diddi e Ivan Filippelli per l’imprenditore detenuto a Poggioreale, e l’avvocato Gaetano Basile per Lavitola, hanno ribadito le loro richieste di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare. E hanno sostenuto la tesi della competenza dell’autorità giudiziaria romana. Tutti avranno la risposta del Riesame entro lunedì.

massimo.martinelli@ilmessaggero.it

.

sabato 24 Settembre 2011 – 11:46    Ultimo aggiornamento: 17:57

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=164139&sez=HOME_INITALIA

_________________________________________________________________________________________________________________________________

MAFIA BIANCA E SALUTE – Groupon, contro-denuncia ai medici: «La salute a basso costo è un diritto»


fonte immagine

La Federazione nazionale medici e odontoiatri ha presentato una denuncia ai carabinieri

Groupon, contro-denuncia ai medici: «La salute a basso costo è un diritto»

La società online, fra altri prodotti di ogni genere, offre anche servizi sanitari a prezzi scontatissimi

.

MILANO L’Ordine dei medici ha denunciato Groupon e adesso Groupon (www.groupon.it) denuncia l’Ordine dei medici. La guerra annunciata è già qui. La società che vende prodotti e servizi online fa la sua contromossa per difendersi dalla «campagna mediatica» dei medici che l’accusano, in sostanza, di vendere prestazioni mediche a prezzi troppo stracciati seguendo una «logica da supermercato». La Federazione nazionale dei medici e degli odontoiatri due giorni fa aveva annunciato di aver presentato una denuncia ai carabinieri per la tutela della salute, una al Garante della concorrenza, una ai presidenti di Ordini e Commissioni per gli iscritti all’albo, e aveva scritto anche al ministro della Salute, Ferruccio Fazio.

Risultato: Groupon risponde allo stesso modo. Per la precisione il Gruppo ha fatto sapere ieri di aver preparato «azioni legali volte a segnalare urgentemente all’Antitrust l’attuale campagna mediatica dell’Ordine dei Medici che si rappresenta come un vero boicottaggio del nostro lavoro fondato, tra l’altro, su ricostruzioni fattuali false, nonché su motivazioni assolutamente pretestuose». Casomai non fosse chiaro che a Groupon stavolta se la sono proprio presa, ecco un altro passaggio della nota diffusa venerdì: «E’ bene ricordare – scrivono – che, contrariamente all’Ordine dei Medici che tenta di difendere una categoria, limitando al suo interno la libera concorrenza dei suoi iscritti, Groupon veicola un messaggio innovativo e rivoluzionario, facendosi portatore dei diritti dei consumatori che sono liberi di informarsi, scegliere e decidere – a fronte di proposte chiare e trasparenti – dove rivolgersi per usufruire di servizi sanitari».

La concorrenza sleale, in sostanza, la ipotizzano i responsabili del sito, in continua crescita per gli sconti che offre praticamente senza esclusione di campo. E’ sufficiente registrarsi e navigare fra le offerte (divise per città) che hanno prezzi scontati anche fino al 90% su tutto: non soltanto prestazioni mediche di vario genere (visite odontoiatriche, ginecologiche, cardiologiche…) ma anche tagliandi per auto, trattamenti estetici, viaggi, cene, palestre… Difficile non fermarsi davanti a costi «risibili», e «più bassi del costo di produzione», come dice l’Ordine dei medici, puntando il dito proprio sul concetto di «outlet della salute».

.

Giusi Fasano
24 settembre 2011 10:33
fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_24/groupon-denuncia-ordine-medici_2c5494aa-e686-11e0-93fc-4b486954fe5e.shtml

_________________________________________________________________________________________________________________________________

Casini: basta buffonate, via il premier. Il Pd: il governo si dimetta

Casini: basta buffonate, via il premier
Il Pd: il governo si dimetta

Il leader Udc: premier responsabile degli errori di Tremonti Enrico Letta: coalizione larga con moderati e progressisti

.


fonte immagine

.

ROMA – «Non perdiamo tempo in buffonate e discussioni inutili sulla legge elettorale, quando il rischio Grecia sembra concretizzarsi. Non perdiamo tempo in litigi tra Berlusconi e Tremonti. Se il governo non è in grado, andiamo al voto»: lo ha detto oggi il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, alla convention della Nuova Italia. «L’Udc ha legato il suo destino politico ad altri partiti, quindi non parliamo dell’Udc, ma di Terzo polo. Noi siamo il Terzo polo. Faremo il nostro candidato, punto e basta».

«Berlusconi è il responsabile degli errori di Tremonti». «E’ surreale quello che capita – dice Casini – Se c’è un gran responsabile degli errori di Tremonti è Berlusconi, perché non esiste Paese in cui il presidente del Consiglio delega ad altri la politica economica. Adesso pare che Berlusconi chieda aiuto a qualcuno per far fuori Tremonti. Ora assistiamo, salvo smentite, a questo film e voi pensate davvero di arrivare a elezioni nel 2013 con questo spartito? Siete ottimisti. Io probabilmente no».

«Nostro coinvolgimento? Prima Berlusconi vada via». «Non è che rifiuto un coinvolgimento con il Pdl, ma deve avvenire su base di serietà e non possono pensare che fino all’ultimo Berlusconi è lì impegnato in non si capisce cosa – afferma il leader dell’Udc – Se Berlusconi avesse a cuore il Pdl e l’Italia sarebbe lui a fare un passo indietro, non per ritirarsi a vita privata, ma impegnandosi nel suo partito di maggioranza relativa. Il tempo non lo avete. La credibilità dello stesso Alfano e del nuovo corso del Pdl si gioca su questo versante. Non credo che il Pdl avrà lo spazio per operazioni di plastica facciale se fino all’ultimo non avverte che il suo schema non regge. La parte che non mi convince del discorso di Alemanno e Alfano è che fanno un discorso come se la casa non stesse crollando: non possono far finta che il problema se lo porrà tra due anni. Perché qualsiasi manovra che il governo farà, senza la credibilità politica di chi lo guida, è destinata a essere una manovra inutile. Per essere credibile il discorso di un rapporto tra noi, ci deve essere il riconoscimento che purtroppo di errori ne avete fatti tanti, come sulla Lega».

Enrico Letta: problemi tra premier e Tremonti sono un motivo per dare le dimissioni. «Non possono continuare così – sostiene il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, a proposito delle indiscrezioni sui contrasti fra il premier e il ministro dell’Economia – E’ uno dei motivi in più per cui chiediamo le dimissioni: questa situazione da separati in casa tra il ministro dell’Economia ed il premier è un altro degli elementi di debolezza. Immaginiamo la Merkel e Schaeuble che si danno dell’immorale o dell’impresentabile l’uno all’altro: cose che purtroppo capitano solo in Italia».

«Serve uno sforzo straordinario per superare la crisi». «Noi riprendiamo l’appello del Capo dello Stato che ieri ha detto parole importanti – ha detto Letta – C’è bisogno di uno sforzo straordinario e noi vogliamo fare la nostra parte perché questo sforzo straordinario trovi risposte. Chiediamo al governo e alle forze di maggioranza di fare la loro parte: bisogna che ognuno faccia un passo indietro e tutti facciamo un passo in avanti per la nascita di un governo di responsabilità nazionale. Lo chiedono le imprese, i sindacati, lo chiede l’intero sistema, non si può andare avanti così. Non può passare un’altra settimana come quella che abbiamo vissuto».

«Non è sfangandola con un voto, due voti, tre voti di margine sul caso Milanese, o sul caso Saverio Romani adesso, che il governo può immaginare di rispondere ai problemi del Paese – dice Letta – Quelle non sono risposte sono tentativi di sopravvivenza che nulla hanno a che vedere con l’ambizione forte che tutti invece dobbiamo mettere. Credo che in questo momento si stanno moltiplicando le grandi preoccupazioni. Vi è la consapevolezza di tutti, tranne il presidente del Consiglio, che la situazione ormai non può essere affrontata con gli strumenti politici che questo governo ha messo in campo. C’è bisogno di una cura straordinaria e soltanto un governo di responsabilità nazionale guidato da una personalità diversa, e con le grandi forze politiche impegnate tutte a salvare il Paese, può riuscire in una impresa che altrimenti non sarà soddisfatta e quindi noi ci troveremo in una condizione, come ha detto la Marcegaglia ieri, in cui non avremmo mai voluto trovarci. È anche brutto evocare scenari catastrofici, ma abbiamo la Grecia sotto gli occhi: l’Italia non è la Grecia, ha tante risorse, ma c’è bisogno di un governo in grado di metterle in campo. E questo governo non ce la fa più».

«Moderati e progressisti insieme». «È uno sforzo molto forte quello che stiamo mettendo per cercare di costruire questa coalizione larga, una coalizione che abbia come obiettivo una legislatura costituente – dice Letta – Noi partiamo da questo sforzo: moderati e progressisti devono stare insieme. Uno sforzo che stiamo facendo in tutte le direzioni: nella direzione di Sel, dell’Idv, e in direzione del Terzo polo. Bersani in questo sta facendo un lavoro di grande determinazione. Va sostenuto perchè è un lavoro nell’interesse generale. Soltanto con un incontro così largo noi riusciremo a fare uscire il Paese dalle secche. Noi dobbiamo salvare il Paese dal punto di vista economico, riformarlo e riformare le istituzioni, che oggi non sono più quelle in grado di essere efficienti: il bicameralismo perfetto va cambiato, i parlamentari vanno dimezzati, c’è bisogno di una nuova legge elettorale che ridia rappresentatività al Parlamento e autorevolezza».

«Bene Marcegaglia: mai nella storia Confindustria ha chiesto le dimissioni del governo». «Le imprese hanno preso una strada di grande allarme che noi condividiamo: non si può continuare così – dice Letta – Tra l’altro non era mai accaduto nella storia italiana che Confindustria, il sistema delle imprese, chiedesse un cambio di governo e le dimissioni del governo in carica come sta accadendo oggi. Oltretutto con un presidente del Consiglio che è imprenditore e componente di Confindustria stesso. Quindi il senso della emergenza – ha concluso Letta – sembra assolutamente evidente a tutti».

.

Sfoglia il nuovo giornale digitale

.

Sabato 24 Settembre 2011 – 14:34    Ultimo aggiornamento: 19:14

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=164161&sez=HOME_INITALIA

_________________________________________________________________________________________________________________________________

Inchiesta G8, 18 rinvii a giudizio ci sono Bertolaso, Anemone e Balducci

Inchiesta G8, 18 rinvii a giudizio
ci sono Bertolaso, Anemone e Balducci

.

La decisione del Gup di Perugia sulla cosiddetta ‘cricca’. Ci sarebbe stato uno scambio di favori e corruzioni tra imprenditori e pubblici ufficiali per l’assegnazione degli commesse per i Grandi Eventi

Inchiesta G8, 18 rinvii a giudizio  ci sono Bertolaso, Anemone e Balducci Guido Bertolaso, ex capo della Protezione Civile

.

ROMAIl giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Perugia Claudia Matteini ha rinviato a giudizio 18 dei 19 imputati dell’inchiesta G8 relativa ad appalti e corruzione. Tra le persone che saranno processato il 23 aprile del prossimo anno vi sono l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, l’ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici Angelo Balducci e l’imprenditore Diego Anemone.

Secondo l’accusa ci sarebbe stato uno scambio di favori e corruzioni tra imprenditori e pubblici ufficiali per l’assegnazione degli appalti per i Grandi Eventi. Fra i reati contestati, a vario titolo, l’associazione per delinquere e la corruzione. L’unico degli indagati ad essere stato prosciolto è stato Francesco Alberto Covello. Nessuno degli indagati era presente in aula al momento della lettura del dispositivo.

I nomi. Il 23 aprile del 2012 si aprirà il processo per Diego Anemone (imprenditore), Angelo Balducci (ex presidente del consiglio superiore dei Lavori Pubblici), Mauro Della Giovampaola (funzionario pubblico incaricato della gestione dei Grandi Eventi), Fabio De Santis (ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana), Simone Rossetti (collaboratore di Anemone), Guido Bertolaso (ex capo della Protezione Civile), Emmanuel Giuseppe Messina e Edgardo Azzopardi (accusati di aver rivelato, con l’ex magistrato Achille Toro, notizie riservate sulle indagini), Daniele Anemone (collaboratore dell’imprenditore Diego), Stefano Gazzani (collaboratore di Diego Anemone), Claudio Rinaldi (funzionario pubblico incaricato della gestione dei Grandi Eventi), Pierfrancesco Murino (imprenditore), Enzo Maria Gruttadauria (imprenditore), Regina de Fatima Profeta (accusata di aver reclutato donne per serate a sfondo sessuale), Marco Piunti (sottoufficiale guardia di Finanza), Maria Pia Forleo (funzionario pubblico incaricato della gestione dei Grandi Eventi), Alida Lucci (collaboratrice di Anemone) e infine Bruno Ciolfi (imprenditore).

Il gup: “Sufficienti elementi di reità”. Nel dispositivo di rinvio a giudizio, il gup di Perugia Claudia Matteini scrive: l”Lo scopo dell’udienza preliminare è quello di evitare dibattimenti inutili e non quello di accertare la colpevolezza o l’innocenza dell’ imputato. Nel caso di specie emergono sicuramente sufficienti elementi di reità a carico degli imputati in ordine ai reati di cui in rubrica”.

Bertolaso: “Giustizia negata”. “Dovrò attendere anni per avere quella giustizia che oggi mi è stata negata”. Queste le parole di Guido Bertolaso dopo il rinvio a giudizio. L’ex capo della Protezione Civile ha ricordato che la prima udienza del processo “sarà a fine aprile del 2012, cioè fra sette mesi” e alle “prove documentali fornite anche nei giorni scorsi a Perugia”. “Noto al contrario – ha sostenuto ancora Bertolaso, “che il processo in corso a L’Aquila per la Commissione grandi rischi si sta svolgendo con sorprendente velocità, tanto che sono state fissate udienze con cadenza settimanale. Sembra quasi che la velocità dei due processi sia legata alla diversa capacità e soprattutto volontà di dimostrare accuse che comunque sono assolutamente tutte da provare. E che nel mio caso non hanno assolutamente ragione d’essere”.

Le tappe dell’indagine. Una “cricca di banditi” che operava in un sistema “gelatinoso”. Scrisse così, riferendo i termini adoperati dagli stessi indagati nelle telefonate intercettate, il gip di Firenze Rosario Lupo, nell’ordinanza di custodia cautelare firmata il 10 febbraio 2010 che fece deflagrare il caso dell’inchiesta sugli appalti del G8 e i ‘Grandi eventi’. E che portò in carcere il costruttore Diego Anemone e i funzionari pubblici Angelo Balducci, Mauro della Giovampaola e Fabio De Santis.
La procura fiorentina era arrivata al gruppo indagando sulla costruzione della nuova Scuola Marescialli. Ma dalle intercettazioni emerse fin da subito, per l’accusa, come la “cricca” avesse influenzato alcuni dei maggiori appalti degli ultimi anni, dai Mondiali di nuoto a Roma del 2009 al G8 della Maddalena, fino alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Secondo il gip, Anemone anche tramite persone e società a lui riferibili o collegate, riuscì a corrompere diversi funzionari pubblici, facendo compiere loro atti contrari ai doveri d’ufficio connessi all’affidamento e alla gestione degli appalti per i ‘Grandi eventi’. L’opera di convincimento, sempre secondo le carte dell’inchiesta, avveniva grazie alle “utilità”, che comprendevano l’uso di cellulari e di auto, arredi per la casa ma anche il pagamento di prestazioni sessuali.

La prima svolta nell’inchiesta avvenne quando emerse il coinvolgimento, tra gli altri, dell’ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, a causa del quale il fascicolo passò per competenza alla procura di Perugia. Una volta nel capoluogo umbro, i pm chiesero e ottennero una nuova misura cautelare per Anemone, Balducci, De Santis e Della Giovampaola: il provvedimento, disposto dal gip il 27 febbraio, confermò quanto sancito a Firenze.

Il centro intorno a cui, per chi indaga, ruotava il “sistema gelatinoso” è il Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri, la struttura cosiddetta “della Ferratella” (di cui facevano parte Balducci, De Santis e Della Giovanpaola). I magistrati ritengono che le prove dell’illecita aggiudicazione degli appalti alle imprese di Anemone siano nelle numerose intercettazioni eseguite, nei file trovati all’interno dei computer sequestrati e nei tanti documenti acquisiti.

Il coinvolgimento di Bertolaso. Nelle settimane successive arrivano le richieste di arresto (respinte dal gip) anche per l’ex commissario dei mondiali di nuoto a Roma, Claudio Rinaldi, per il commercialista Stefano Gazzani e per l’architetto Angelo Zampolini. Non mancano nomi eccellenti toccati dall’inchiesta.
E’ il caso dell’ex numero uno della protezione civile, Guido Bertolaso, che per gli inquirenti avrebbe favorito Anemone in alcuni appalti in cambio di dazino di denaro e favori sessuali, goduti al Salaria sport village.

Ma il caso più eclatante è quello che porta, il 4 maggio 2010, alle dimissioni da ministro di Claudio Scajola (peraltro non indagato) per via dell’ormai celebre casa di via del Fagutale, a due passi dal Colosseo, che sarebbe stata – secondo chi indaga – in parte pagata da Anemone. Sugli atti raccolti a Perugia sta ora indagando la procura di Roma.
Tra i presunti beneficiari dei lavori di Anemone spuntano intanto altri nomi illustri, come quelli dell’ex ministro Pietro Lunardi e del cardinale Crescenzio Sepe, fino al 2006 alla guida di Propaganda Fide. I due vengono indagati per corruzione ma il filone che li riguarda viene separato dall’inchiesta in attesa delle decisioni in merito alla richiesta di autorizzazione a procedere al Parlamento per l’ex ministro.

Il 26 gennaio 2011 l’inchiesta principale viene chiusa dai magistrati perugini per 22 indagati, a 15 dei quali viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Il 5 maggio la procura deposita la richiesta di rinvio a giudizio per 19 indagati e 11 società. Non ci sono tre indagati che hanno chiesto di patteggiare: il 19 maggio il primo è l’architetto Zampolini (11 mesi con pena sospesa per il reato riqualificato da riciclaggio in favoreggiamento). Il 12 luglio davanti al gup di Perugia tocca ad Achille Toro e al figlio Camillo, che patteggiano rispettivamente 8 e 6 mesi di reclusione, con pena sospesa, per il reato di rivelazione di segreto d’ufficio.

Nei giorni scorsi, i pm Sottani e Tavarnesi hanno riconfermato il quadro accusatorio ribadendo le richieste di processo per i 19 indagati, parlando di “compravendita illecita della discrezionalità amministrativa” da parte di funzionari pubblici in favore di Anemone, definito il “golden boy” dell’imprenditoria. Dal canto loro, tutti gli indagati si sono sempre proclamati innocenti ed estranei alle accuse. Tra di loro, Bertolaso, che si è definito vittima di una “macelleria mediatica” sottolineando di aver “lavorato sempre a servizio dello Stato”.

.

24 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/09/24/news/rinvio_giudizio-22173723/?rss

_________________________________________________________________________________________________________________________________

PALESTINA, AFFARI DI FAMIGLIA O AFFARI DEL MONDO?

PALESTINA, AFFARI DI FAMIGLIA O AFFARI DEL MONDO?

Obama, all’Onu, dice che lo Stato di Palestina deve essere il frutto di negoziati tra israeliani e palestinesi. Ma dall’Onu tutto era partito, oltre sessant’anni fa

.

di Paola Caridi

Giovedi’ 22 Settembre 2011

.
Lo Stato palestinese lo si deve raggiungere solo attraverso negoziati diretti tra i protagonisti. Israeliani e palestinesi. Non attraverso l’Onu. Non ora, non qui. E senza usare la comunità internazionale come lo strumento per risolvere le beghe che israeliani e palestinesi dovrebbero risolvere tra di loro. Barack Obama è stato tanto netto, alle Nazioni Unite ieri, da dichiarare la sua impotenza nel risolvere la questione israelo-palestinese. Lo scontro se lo devono risolvere tra di loro. L’America, in sostanza, se ne lava le mani. Come Ponzio Pilato, tanto per rimanere in Terra Santa.

Non è vero, e lo sanno tutti. Non è vero che gli Stati Uniti se ne lavano le mani. Anzi, è proprio un’affermazione del genere a dire chiaro e netto che Obama – che aveva infiammato persino il mondo non-occidentale con quel suo soffio vitale nella responsabilità individuale, Yes, we can, dunque, Even me, I can – ha sposato una parte delle due in causa. La parte israeliana. Perdendo del tutto, se pure ne avesse conservata un pochino – l’aura di neutralità tra i due contendenti del conflitto più lungo del Medio Oriente. Il governo israeliano è contento, gli articoli sulla stampa israeliana sono tutti un peana per Obama e un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo: per aver vinto una battaglia all’Onu e fermato il tentativo palestinese di farsi conoscere quello Stato negato sinora. Verrebbe da parafrasare una delle pubblicità più riuscite in Italian negli scorsi mesi: “Ti piace vincere facile?”

Questa vittoria così facile, così a prima vista semplice è, però, reale, una vittoria di media-lunga durata? Continuo a pensare che no, non è una vittoria né a medio termine né bella. E’ una vittoria che vorrebbe perpetuare lo status quo, in cui poter ancora giocare sulle parole vacue del processo di pace. Confini, terra, sicurezza… Il diritto negato allo Stato di Palestina non avvicina la pace. Mostra solo che il “re è nudo”: che lo Stato di Palestina non lo vogliono gli israeliani, non lo vogliono gli americani e gli europei lo vorrebbero ma non possono. Il resto del mondo sì, invece, lo vuole, come dice il sostegno totale del Sudafrica, potenza più che regionale, continentale. Ma questa è l’altra parte della storia, ed è quella parte della storia che mostra quanto – al contrario di quello che ha detto ieri Obama al Palazzo di Vetro – la questione dello Stato di Palestina è questione che investe le Nazioni Unite.

Investe le Nazioni Unite non solo perché sono state le Nazioni Unite a creare, approvare e sancire lo Stato di Israele. Tutto torna al suo luogo originario, in sostanza. Così come lo Stato di Israele fu approvato dall’Onu, così lo deve essere lo Stato di Palestina. Nel corso degli scorsi sessant’anni, peraltro, l’Onu non si è lavata le mani della questione palestinese. Se ne è occupata con decine di risoluzioni, alcune delle quali sono insormontabili quando si parla – per esempio – di confini. Esiste un solo confine, limes, linea armistiziale, ed è quella precedente alla Guerra dei Sei Giorni. La linea del 1967, che è poi quella approvata nel 1949 come l’armistizio della guerra arabo-israeliana del 1948. Il mondo, insomma, non se ne può lavare le mani, sulla questione dello Stato di Palestina, perché le mani le ha avute in pasta negli scorsi oltre 60 anni. E se la situazione sul terreno è quella che è, è perché il mondo non se ne è lavato le mani, o se le è lavate usando acqua e sapone diversi, come sostiene Marwan Bishara su Al Jazeera parlando del doppio standard.

Nel frattempo, però, molto sta cambiando da questa parte del mondo. E il doppio standard mostra, veramente, una trama sempre più lisa. Non è più semplice come prima far digerire il doppio standard, da questa parte del mondo. E il discorso di Obama, ieri, ha definitivamente segnato la frattura tra questo mondo e quel presidente che aveva creato speranze (e illusioni) al momento della sua elezione. La disfatta di Obama è, da ieri, un dato di fatto: tra gli arabi, e nel Medio Oriente, Obama non è più l’Obama dello Yes, also we Arabs we can. Non è neanche più colui sul quale si addensavano le critiche, quando gli venne assegnato un Premio Nobel per la Pace preventivo. E’ il Barack Obama piegato, il presidente che deve mettere il veto per difendere il suo unico vero alleato in Medio Oriente, Israele. Per le opinioni pubbliche arabe – che non sono più solo opinioni pubbliche, sono popolo che riesce anche a fare le rivoluzioni – il discorso di ieri segna il Rubicone nella presidenza Obama. E di Obama non si ricorderanno né il discorso del Cairo del giugno 2009, né quando gettò a mare l’alleanza con Hosni Mubarak e incensò i ragazzi di Tahrir. Si ricorderanno le decisioni prese, all’Onu e fuori dell’Onu.

Il commento è tratto dal blog di Paola Caridi, invisiblearabs

.

fonte:  http://www.lettera22.it/showart.php?id=11852&rubrica=8

_________________________________________________________________________________________________________________________________

Lista gay pubblicata online, la procura apre un’inchiesta

Lista gay pubblicata online
la procura apre un’inchiesta

.

Un fascicolo contro ignoti per l’elenco dei presunti politici omosessuali apparsa su un blog registrato in California. Per individuare i responsabili, necessarie rogatorie internazionali. Cicchitto attacca Repubblica, mentre la comunità gay si spacca

Lista gay pubblicata online la procura apre un'inchiesta

.

ROMA – La Procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale, per il momento contro ignoti, sulla vicenda della lista di dieci politici indicati da un blog come presunti gay, e allo stesso tempo integerrimi difensori del rigore dei costumi. L’inchiesta è affidata al Procuratore aggiunto Nello Rossi, e al sostituto Eugenio Albamonte, entrambi del pool reati informatici – violazione della privacy. Già al momento dell’annuncio della pubblicazione della lista, qualche tempo fa, le polemiche non erano mancate. E da quando i dieci nomi sono apparsi sul web, la comunità gay si divide tra favorevoli e contrari.

Gli inquirenti hanno incaricato la polizia postale di risalire ai responsabili della divulgazione dei dati anche se è già noto che l’immissione dei nominativi nel sito “Lista outing” è avvenuta in California. Ciò comporta una serie di problemi in quanto, per procedere, sono necessarie le rogatorie internazionali.
Il fascicolo processuale è stato aperto d’ufficio, ma non è escluso che nei prossimi giorni possano arrivare sul tavolo dei magistrati denunce per diffamazione da parte dei politici chiamati in causa.

Il caso. Intanto il caso e le reazioni dal mondo politico acquistano volume 1. Così mentre il sindaco di Roma Alemanno minimizza (“La lista è uno scherzo”), Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, attacca nel merito Repubblica. Secondo il parlamentare del Pdl, “la convenzione per cui nel nostro paese si tengono separate vita pubblica e privata è saltata da quando Berlusconi è stato attaccato proprio su questo terreno, perchè la sua vita privata è stata considerata da Repubblica e da alcuni magistrati il punto debole sul quale attaccarlo più efficacemente”. Prosegue Cicchitto: “Siamo stati facili profeti quando tempo fa abbiamo rilevato che era solo una questione di tempo e l’attacco alla vita privata si sarebbe esteso da Berlusconi a tutti. Così oggi l’attacco sui comportamenti sessuali sta diventando uno strumento essenziale di lotta politica”.

Comunità gay divisa. Sulla pubblicazione della lista, la comunità gay è spaccata. I favorevoli denunciano l’ipocrisia di chi, omosessuale, legifera contro gli omosessuali. E ancora più in dettaglio, sull’inadeguatezza di una classe politica non trasparente. I contrari parlano invece di “barbarie” e ulteriore ghettizzazione degli omosessuali, sotto forma di gogna mediatica.

.

24 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/09/24/news/lista_gay_pubblicata_online_la_procura_apre_un_inchiesta-22160878/?rss

_________________________________________________________________________________________________________________________________

LA GAFFE – Gelmini, che gioia per i neutrini “Quel tunnel tra Svizzera e Abruzzo”

LA GAFFE

Gelmini, che gioia per i neutrini
“Quel tunnel tra Svizzera e Abruzzo”

.

Il ministro dell’Istruzione Università e ricerca si lancia in un comunicato entusiastico per la scoperta sui neutrini. E scivola paurosamente in un tunnel lungo dalla Svizzera all’Italia. “Per realizzarlo l’Italia ha partecipato con ben 45 milioni di euro”. Le reazioni di Pd e ricercatori. La replica: “Polemica ridicola”

Gelmini, che gioia per i neutrini "Quel tunnel tra Svizzera e Abruzzo"

.

ROMA Il troppo entusiasmo e la fretta sono un mix a volte terribile. Ne ha fatto le spese il ministero dell’Istruzione che ha dato alle stampe un comunicato dai toni enfatici dopo la sensazionale scoperta scientifica fatta nei giorni scorsi fatta al Cern di Ginevra 1. Ma in tanta enfasi si è infilata in paradossi ed errori clamorosi. Così scopriamo che tra il Cern di Ginevra e il Gran Sasso è stato addirittura scavato un tunnel alla cui realizzazione il governo italiano ha partecipato con ben 45 milioni di euro (circa, non sono ben sicuri). Ma d’altra parte il ministero sembra ben lontano dalla misurata soddisfazione di tutti coloro che considerano la scienza come di una faticosa conquista quotidiana: noi invece abbiamo partecipato a una “vittoria epocale”. E la ministra finisce sulla graticola, in Rete, a tempo di record.

IL COMUNICATO
2

“Un tunnel che parte dal Gran Sasso e arriva a Ginevra?  Costo 45 milioni di euro, grande sponsor o forse finanziatore Maria Stella Gelmini, ministro dell’Istruzione che evidentemente digiuna di fisica, si fida di collaboratori che le mettono in bocca dichiarazioni che scatenano l’ilarità del globo. Siccome non c’è naturalmente nessun tunnel fra l’Infn  ad Assergi, sotto quattro chilometri di dura roccia del Gran Sasso e l’Lhc di Ginevra che fine avrebbero fatto quei soldi? O forse questa è una delle grandi opere che questo governo di pressappochisti e venditori di illusioni vuole lanciare?” ironizza Manuela Ghizzoni, capogruppo PD commissione Cultura Camera dei deputati.

Polemica anche la Rete 29 Aprile (“Ricercatori per una università pubblica, libera e aperta”): “Nessun tunnel ma un fascio di neutrini che è stato ‘sparato’ dal Cern di Ginevra per un viaggio sotterraneo che dura 2,4 millisecondi, raggiunge la profondità massima di tre chilometri per effetto della curvatura terrestre e termina al Gran Sasso, dove il fascio è ‘fotografato’ da un rilevatore e ne viene misurata la velocità. Quindi tranquilli, soprattutto i cittadini di Firenze che si trovano sulla traiettoria: il viaggio delle particelle, perfettamente rettilineo, non impegna nessuna struttura costruita dall’uomo; e nessuno potrà usare tale esperimento per giustificare una nuova TAV sotto il Trasimeno”. Per il segretario della Flc Cgil Mimmo Pantaleo “un ministro convinto che esista un vero tunnel tra il gran sasso e il Cern deve andare a casa al più presto assieme ai suoi degni colleghi del governo”.

Replica il ministero: “Polemica destituita di fondamento è assolutamente ridicola. E’ ovvio che il tunnel è quello nel quale circolano i protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso”.

.

24 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2011/09/24/news/gaffe_gelmini-22159174/?rss

_________________________________________________________________________________________________________________________________

LA ‘PACE’ ISRAELIANA – Palestinese freddato da coloni israeliani a Nablus. Altri cinque feriti

Palestinese freddato da coloni israeliani a Nablus. Altri cinque feriti

Scritto il 2011-09-24 in News

.

Di Mohammed Awad per InfoPal

.

Nablus – InfoPal. ‘Ussam Kamal, palestinese di 33 anni, è stato freddato ieri nel vilaggio di Qasrah, a sud di Nablus. Un gruppo di coloni israeliani ha preso d’assalto il villaggio, aprendo il fuoco contro ‘Ussam e ferendo altri cinque cittadini palestinesi.

Due pallottole gli hanno trafitto il cuore. Soccorso d’urgenza all’ospedale di Rafidiya, a Nablus, il palestinese è morto da lì a poco.

Le forze d’occupazione israeliane hanno fornito protezione ai coloni, conducendo una vasta campagna di arresti. Tra gli arrestati si fa il nome di Fathi Fayez.

Qasrah è un villaggio palestinese a nord della Cisgiordania occupata, continuamente sotto il tiro dei coloni israeliani. La sua moschea è stata profanate e i raccolti dati alle fiamme.

.

fonte:  http://www.infopal.it/leggi.php?id=19412

_________________________________________________________________________________________________________________________________

SCIENZA – Scoperti più di settanta geni chiave nella rigenerazione delle connessioni neurali

STUDIO E’ STATO EFFETTUATO SUI VERMI NEMATODI ED E’ DURATO DUE ANNI

Scoperti più di settanta geni chiave nella rigenerazione delle connessioni neurali

Li hanno identificati i ricercatori della University of California di San Diego. I sei geni che inibiscono la riparazione degli assoni sono forse i più importanti

.

(Archivio Corsera)
(Archivio Corsera)

MILANO – La ricerca, promossa dai biologi della University of California di San Diego, è durata più di due anni e ha riguardato 654 geni che gli scienziati hanno ritenuto in qualche modo coinvolti nella rigenerazione degli assoni neurali, responsabili della connessione tra le varie cellule nervose e via principale della trasmissione degli impulsi elettrici. Al termine del biennio, gli studiosi californiani ritengono di avere individuato 76 geni che favoriscono la “riparazione” degli assoni e sei che invece la inibiscono.

LA RICERCA – Per riuscire a individuare i geni che davvero hanno un ruolo nella ricostruzione degli assoni, i biologi statunitensi si sono avvalsi dell’involontaria collaborazione di 10 mila Caenorhabditis elegans, vermi nematodi della lunghezza di circa un millimetro e tra gli organismi modello più utilizzati nello studio della biologia dello sviluppo. Il primo passo è stato quello di creare mutazioni genetiche di questi vermi trasparenti per ognuno dei 654 geni sotto esame. In seguito i neuroni di questi nematodi sono stati evidenziati grazie all’uso di una proteina fluorescente verde e quindi, tramite l’impiego di un precisissimo laser chirurgico, è stato danneggiato un assone specifico. Grazie all’osservazione dei fenomeni di rigenerazione, o della loro assenza, a distanza di 24 ore dalla lesione gli scienziati sono stati in grado di determinare quali tra i 654 geni fossero effettivamente coinvolti nel processo di «guarigione» degli assoni. «Non si sa molto delle capacità di ricrescita degli assoni dopo che sono stati danneggiati – ha detto Andrew Chisholm, coautore dello studio – Quando ci si trova davanti a una lesione del midollo spinale o a un ictus, i danni sono ingenti e le capacità rigenerative sono inefficienti».

76 CONTRO 6 – Nonostante sia altamente probabile che i geni identificati nei vermi abbiano le stesse funzioni nei mammiferi (le loro funzioni sono rimaste pressoché inalterate nel corso dell’evoluzione), il team di biologi della UCI di San Diego ha stretto una collaborazione con altri ricercatori per verificare sui topi quali tra i geni in esame abbia un ruolo davvero rilevante. Per il momento i risultati dello studio californiano, pubblicato sul numero di settembre della rivista Neuron, sottolineano che alcuni tra i 76 geni «ricostruttivi»erano già noti per avere altre funzioni, come per esempio la regolazione del rilascio di neurotrasmettitori. Ma ancora più interessante è stata l’individuazione dei sei geni che bloccano la ricrescita degli assoni: «La scoperta di questi inibitori è probabilmente il risultato più eclatante – dice ancora Chisholm – poiché identificare ed eliminare questi fattori potrebbe avere la stessa incidenza dei meccanismi biochimici che favoriscono la rigenerazione degli assoni a seguito di lesioni midollari o di altri danni neurologici».

.

Emanuela Di Pasqua
23 settembre 2011 

fonte:  http://www.corriere.it/salute/11_settembre_23/assioni-vermi-emanuela-di-pasqua_e618f720-e5e4-11e0-b1d5-ab047269335c.shtml

_________________________________________________________________________________________________________________________________

MILANO – Operai morti per amianto, 11 dirigenti Pirelli indagati per omicidio colposo

Negli stabilimenti di viale Sarca e via Ripamonti a Milano

Operai morti per amianto, 11 dirigenti Pirelli indagati per omicidio colposo

Tra il 1979 e il 1988 furono 24 i dipendenti che si ammalarono di mesotelioma o altre forme tumorali

.

La Pirelli di viale Sarca in una foto del 1945 (da www.lombardiabeni-culturali.it)
La Pirelli di viale Sarca in una foto del 1945 (da http://www.lombardiabeni-culturali.it)

MILANO Undici ex dirigenti della Pirelli sono stati rinviati a giudizio con le accuse di omicidio colposo aggravato e lesioni colpose gravi in relazione a 24 casi di operai morti di mesotelioma o che si sono ammalati di forme tumorali per l’esposizione all’amianto all’interno degli stabilimenti di viale Sarca e via Ripamonti a Milano, tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’80. Lo ha deciso il gup di Milano Luigi Varanelli, su richiesta del pm Maurizio Ascione, che ha coordinato le indagini. Il processo si aprirà il prossimo 19 dicembre davanti alla sesta sezione penale.

24 DECESSI – Gli ex dirigenti della Pirelli, mandati a processo oggi dal giudice, sono ex componenti del Cda o ex Ad della società che sono stati in carica, per periodi diversi, negli anni che vanno dal ’79 all’88. Secondo l’accusa, infatti, in quel periodo gli operai, che si sono poi ammalati di forme tumorali gravi o sono morti per mesotelioma pleurico (la maggior parte dei 24 casi totali), lavoravano dentro gli stabilimenti milanesi, senza alcun sistema di protezione. Hanno subito dunque, secondo l’impianto accusatorio del pm che ha disposto consulenze scientifiche, esposizioni »massicce e ripetute» all’amianto che hanno causato le malattie e le morti.

AMIANTO USATO OVUNQUE – Gli operai vittime della sostanza tossica, poi messa al bando, lavoravano in diversi reparti, da quello relativo agli autocarri a quello delle mescole. L’amianto, stando al capo d’imputazione, veniva usato dalla mescola delle gomme alla tubazione dei serbatoi. Il reato di omicidio colposo, contestato a tutti gli ex responsabili Pirelli, è aggravato dalla violazione di alcune normative sulla sicurezza sul lavoro. Nel procedimento, si sono costituiti parti civili i familiari delle vittime e degli operai ammalati – assistiti, tra gli altri, dall’avvocato Giusy Marciano – la Regione Lombardia, l’Inail, l’Asl di Milano. Il pm ha chiesto invece il non luogo a procedere per prescrizione in relazione a un’altra ventina di casi che erano stati contestati agli imputati da un altro magistrato. Per questi episodi, il gup ha disposto il proscioglimento proprio perché alcuni fatti erano prescritti o perché le vittime, in alcuni casi, avevano lavorato negli stabilimenti in un periodo anteriore rispetto a quello in cui erano in carica i dirigenti.

LA REPLICA – «In relazione all’udienza tenutasi oggi a Milano sugli ex-stabilimenti produttivi della Bicocca e sui procedimenti adottati fino alla fine degli anni ’80 nella produzione di pneumatici, Pirelli tiene a precisare che ha sempre agito cercando di tutelare al meglio la salute e la sicurezza dei propri dipendenti, con le misure adeguate alle conoscenze tecniche a disposizione nel corso degli anni», sottolinea la società in una nota. «In particolare – prosegue la nota – Pirelli sottolinea che non ha mai utilizzato amianto quale componente nella produzione degli pneumatici e che all’epoca l’uso dell’amianto negli edifici era pratica comune nelle tecniche di costruzione. Pirelli ribadisce il profondo dolore per quanto accaduto e sottolinea di essere sempre stata vicina ai propri ex dipendenti colpiti da malattie e alle loro famiglie».

.

.

Redazione online
23 settembre 2011 15:30

fonte:  http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_settembre_23/amianto-dirigenti-pirellli-indagati-omicidio-mesotelioma-operai-morti-1901618721527.shtml

_________________________________________________________________________________________________________________________________