Archivio | settembre 27, 2011

LA MEDICINA E LE SUE FALSE SPERANZE – Cancro, il rapporto di un team inglese «Niente più cure ai malati terminali»

Su Lancet Oncology lo studio di un gruppo di 37 medici

Cancro, il rapporto di un team inglese
«Niente più cure ai malati terminali»

«La medicina moderna dà false speranze, ma la “cultura dell’eccesso” ha reso insostenibili i costi delle terapie»

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Malati terminali: è giusto accanirsi?

MILANO – La medicina moderna dà ai malati terminali di cancro «false speranze» prescrivendo loro costosissime medicine quando non ci sono più speranze. È quanto sostengono, in un articolo pubblicato su Lancet Oncology, un gruppo di 37 esperti guidati dal professor Richard Sullivan del King’s College di Londra.

«NO ALLA CULTURA DELL’ECCESSO»Nel loro rapporto, frutto di 12 mesi di indagine e che in Gran Bretagna ha fatto molto scalpore, i medici sostengono che, in alcuni casi, ai malati terminali non dovrebbero essere prescritte nuove terapie non sperimentate ma solo cure palliative. I 37 medici affermano che una «cultura dell’eccesso» nei reparti oncologici ha reso i costi delle terapie anti-cancro insostenibili soprattutto alla luce di un progressivo aumento dei nuovi casi della malattia. «I dati dimostrano che una sostanziale percentuale delle spese per cure anti-cancro avvengono nelle ultime settimane e mesi di vita e che in larga percentuale dei casi queste cure non solo sono inutili ma anche contrarie agli obiettivi e alle preferenze di molti pazienti e famiglie se fossero state adeguatamente informate delle loro opzioni».

5 MILIARDICirca 12 milioni di persone ricevono ogni anno una diagnosi di cancro nel mondo e la cifra potrebbe salire a 27 milioni nel 2030. Secondo gli autori dello studio questa prospettiva fa sì che il mondo occidentale «si sta avvicinando a una crisi»: nella sola Gran Bretagna il costo delle terapie oncologiche è salito a oltre 5 miliardi di sterline da 2 miliardi nel 2002. (Fonte Ansa)

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27 settembre 2011

fonte:  http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/11_settembre_27/gb-basta-cure-a-malati-terminali-cancro_68ab9814-e8fb-11e0-ba74-9c3904dbbf99.shtml

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ESCORT – «Berlusconi sapeva e Tarantini copriva il premier»

L’INCHIESTA A BARI: LE MOTIVAZIONI DELL’ORDINANZA

«Berlusconi sapeva che erano escort»

Il Riesame: Tarantini copriva il premier. Il Cavaliere avrebbe istigato Gianpi a mentire al pm


fonte immagine

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Gianpaolo Tarantini lascia il carcere di Poggioreale
Gianpaolo Tarantini lascia il carcere di Poggioreale

MILANO – Si chiude il secondo set della partita sulla competenza territoriali per i presunti ricatti al premier. La decisione del Tribunale del Riesame di Napoli, giunta nella notte tra lunedì e martedì, riporta a Bari le indagini. Con motivazioni che ricalcano la lettura data dalla Procura: «Tarantini avrebbe agito in base a una promessa (anche tacita) coprendo il premier». Non solo. Berlusconi, sostengono i giudici del Riesame, era pienamente «consapevole» del fatto che le ragazze portate nelle sue residenze dall’imprenditore pugliese erano delle escort. Lo dimostrerebbero, ad esempio, le conversazioni intercettate con Patrizia D’Addario: «Emblematiche della reticenza delle dichiarazioni di Tarantini in ordine alla piena e indiscutibile consapevolezza da parte del presidente del Consiglio della qualità di escort delle ragazze presentategli dall’imprenditore barese». Oltre a disporre il trasferimento dell’inchiesta a Bari, i giudici partenopei hanno scarcerato Tarantini e revocato i domiciliari per la moglie dell’imprenditore, Angela Devenuto, fin qui indagati per estorsione.

IL RIESAME – Nelle trenta pagine con cui i giudici di Napoli hanno motivato l’ordinanza di trasmissione degli atti a Bari, si esclude la natura estorsiva della complessa vicenda al centro dell’indagine avviata dalla Procura di Napoli. Analizzando gli elementi raccolti nella fase di indagine, le intercettazioni e le dichiarazioni dei vari testimoni i giudici sostengono che «la condotta processuale fin dall’origine assunta da Tarantini, volta a tenere il più possibile indenne il presidente del Consiglio da verosimili danni alla sua immagine pubblica derivanti dalla divulgazione dei risvolti più sconvenienti del processo pendente presso l’a.g. barese è stata indotta dalla promessa (anche tacita o facta concludentia quali la nomina e la retribuzione di un avvocato indicato dal suo entourage) da parte del premier di farsi carico della situazione di Tarantini». Secondo i giudici del Riesame questa condotta «posta in essere da Silvio Berlusconi – scrivono i giudici nell’ordinanza – con il concorso in qualità di intermediario di Valter Lavitola nei confronti di Tarantini appare perfettamente rispondente al paradigma legislativo di cui all’articolo 377 bis c.p.». Esiste dunque per i giudici l’ipotesi di un reato di istigazione a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria. «In considerazione della qualità di destinatario dell’induzione» a rendere false dichiarazioni ai magistrati «assunta da Tarantini», la sua condotta, secondo il tribunale del Riesame di Napoli, «deve ritenersi non punibile». E la moglie, Angela Devenuto detta Nicla, è «totalmente estranea all’unica fattispecie di reato che il Collegio ha ritenuto configurabile».

SMENTITA LA BENEFICENZA – La giustificazione delle somme di denaro elargite da Silvio Berlusconi a Gianpaolo Tarantini fornita dal premier e dall’imprenditore ai magistrati («spirito di liberalità e solidarietà del presidente del Consiglio nei confronti di un soggetto trovatosi in gravi difficoltà economiche») viene poi rispedita al mittente dal Riesame, perché «inevitabilmente smentita non solo da una serie di argomentazioni di ordine logico, ma anche da una pluralità di circostanze di fatto emergenti dagli atti».

LAVITOLA – Nei confronti di Valter Lavitola c’è «un elevatissimo rischio di recidiva specifica, desumibile dalla gravità dei fatti in contestazione ma anche dalle peculiari modalità esecutive del reato, avendo l’indagato dimostrato la propria capacità di continuare a delinquere pur trovandosi dall’altro capo del mondo». I giudici definiscono quella del direttore de L’Avanti «una personalità assolutamente allarmante, dimostratasi in grado – attraverso l’attuazione di un abile doppio gioco – di perseguire il proprio utile personale non solo a scapito del destinatario della condotta delittuosa (Tarantini, ndr) ma addirittura in danno del concorrente nel medesimo reato (Berlusconi, ndr). Non va dimenticato, infatti, che Lavitola, una volta ottenuta la disponibilità delle ingenti somme messe da Berlusconi a disposizione di Tarantini, risulta averne trattenuta la maggior parte, reimpiegandola nelle proprie attività imprenditoriali». Sempre a proposito di Lavitola i giudici scrivono che «pur essendo intervenuto in una fase successiva al perfezionamento del reato, ha continuativamente fornito un prezioso ed insostituibile contributo affinchè la promessa di Berlusconi, nella fase attuativa, fosse effettivamente mantenuta, anche al di fine di garantire, nella continuità delle elargizioni, la conservazione della sua efficacia persuasiva nei confronti di Tarantini, in vista delle successive occasioni di cui questi sarebbe stato chiamato a rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria».

ATTI A BARI – L’inchiesta torna così a Bari, nella città di Tarantini, ma anche di Patrizia D’Addario, dove la vicenda ha preso le mosse. Qui è infatti incardinato il processo per sfruttamento della prostituzione a carico dello stesso Tarantini e di altri sette imputati da cui potevano emergere elementi compromettenti per il premier Berlusconi. Ed è per celare intercettazioni e per ammorbidire versioni delle persone coinvolte, che Berlusconi potrebbe essere stato indotto a pagare Tarantini attraverso Lavitola. Gli atti sono già partiti alla volta del capoluogo barese. E dalla procura i magistrati fanno sapere che valuteranno il da farsi non appena arriveranno. Resta però da stabilire il ruolo della Procura di Roma, che aveva ricevuto gli atti a seguito del primo pronunciamento sull’incompatibilità del gip Amelia Primavera.

GLI SCENARI FUTURI – Gli scenari: nelle prossime ore i pm Curcio, Piscitelli e Woodcock si riuniranno con il procuratore aggiunto Francesco Greco per studiare il provvedimento del Riesame e concordare il da farsi. Avendo i pm di Napoli già trasmesso il fascicolo nei giorni scorsi alla Procura di Roma (che ha iscritto nel registro degli indagati Valter Lavitola, Tarantini e la moglie per estorsione), spetterebbe ai pm capitolini cedere il passo ai colleghi baresi. Ma la Procura di Roma potrebbe non condividere le valutazioni del Riesame e sollevare il contrasto davanti alla Procura generale della Cassazione. O, ancora, ammesso che Roma invii il fascicolo a Bari, non è escluso che quei pm lo trasmettano a loro volta a Lecce, dove si indaga sui presunti ritardi nell’inchiesta sulle escort. Sembra escluso che a una eventuale iscrizione di Berlusconi nel registro degli indagati possa procedere la Procura di Napoli, «anche se – commenta Greco – la questione dovrà essere approfondita».

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Redazione Online
27 settembre 2011 16:00

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fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_27/motivazioni-riesame-tarantini-copriva-premier_f06f999c-e8f3-11e0-ba74-9c3904dbbf99.shtml

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Rapporto Svimez: dall’occupazione all’industria al Sud è una tragedia

Rapporto Svimez: dall’occupazione all’industria
al Sud è una tragedia

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Un Mezzogiorno in recessione, che continua a crescere meno del Centro-Nord, dove lavora ufficialmente meno di un giovane su tre e dove il tasso di disoccupazione reale sarebbe del 25%. Un’area a rischio tsunami demografico, in cui nel 2050 gli over 75 cresceranno di dieci punti percentuali. Mentre serve un nuovo progetto Paese per il Sud, per puntare sui settori più innovativi, come la geotermia, le altre rinnovabili, e le filiere territoriali logistiche.  Questa la fotografia che emerge dal Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno, presentato oggi.   Il Pil è aumentato nel Mezzogiorno dello 0,2%, in decisa controtendenza rispetto al -4,5% del 2009, ma distante di un punto e mezzo percentuale dalla performance del Centro-Nord (+1,7%).

Non va meglio nel medio periodo: negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2010 il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa, -0,3%,  decisamente distante dal + 3,5% del Centro-Nord, a testimonianza del perdurante divario di sviluppo tra le due aree.  In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno è passato dal 58,8% del valore del Centro Nord nel 2009 al 58,5% del 2010. In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil è stato di 25.583 euro, risultante dalla media tra i 29.869 euro del Centro-Nord e i 17.466 del Mezzogiorno. Nel 2010 la regione più ricca è stata la Lombardia, con 32.222 euro, seguita da Trentino Alto Adige (32.165 euro), Valle d’Aosta (31.993 euro), Emilia Romagna (30.798 euro) e Lazio (30.436 euro).
Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (21.574 euro), che comunque registra un valore di circa 2.200 euro al di sotto dell’Umbria, la regione più debole del Centro-Nord. Seguono il Molise (19.804), la Sardegna (19.552), la Basilicata (18.021 euro), la Sicilia (17.488), la Calabria (16.657) e la Puglia (16.932). La regione più povera è la Campania, con 16.372 euro.
Delle 533 mila unità perse in Italia tra il 2008 e il 2010, ben 281 mila sono nel Mezzogiorno. Nel Sud dunque pur essendo presenti meno del 30% degli occupati italiani si concentra il 60% delle perdite di lavoro determinate dalla crisi. Incide in questa area, più che altrove, il calo fortissimo dell’occupazione industriale (meno 120 mila addetti, che vuol dire quasi il 15% di calo, che diviene il 20% in Campania). Secondo la SVIMEZ per uscire dall’impasse occorre promuovere una nuova politica industriale specifica per il Sud, con risorse adeguate. Uno degli elementi fondamentali dovrebbe essere costituito dalla fiscalità di vantaggio.
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Emergenza giovani. Nel 2010 gli occupati in Italia sono stati 22 milioni 872mila unità, 153mila in meno rispetto al 2009, di cui 86.600 nel solo Mezzogiorno. Ma la vera e propria emergenza è tra i giovani.
Nel Mezzogiorno, il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (nel 2009 era del 33,3%): praticamente al Sud lavora meno di un giovane su tre. Situazione drammatica per le giovani donne, ferme nel 2010, al 23,3%, 25 punti in meno rispetto al Nord del Paese (56,5%).
È come se la «debolezza» sul mercato del lavoro, legata in tutto il Paese alla «condizione  giovanile», al Sud si protraesse ben oltre l’età in cui ragionevolmente si può parlare di «giovani». Dal brain drain, cioè dalla “fuga dei cervelli”, il drenaggio di capitale umano dalle aree deboli verso le aree a maggiore sviluppo,  siamo ormai passati al brain waste, lo «spreco di cervelli», una sottoutilizzazione di dimensioni abnormi del capitale umano formato che non trova neppure più una valvola di sfogo nelle migrazioni.
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La disoccupazione. Nel 2010 il tasso di disoccupazione registrato ufficialmente è stato del 13,4% al Sud e del 6,4% al Centro-Nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro. Nel Centro-Nord la perdita di posti di lavoro tende a trasformarsi quasi interamente in ricerca di nuovi posti di lavoro; nel Mezzogiorno solo in minima parte diventa effettivamente ricerca di nuova occupazione. Rispetto all’anno precedente, i disoccupati sono aumentati più al CentroNord (+9,4%) che al Sud (+6,6%). In testa alla non invidiabile classifica, la Sicilia, con un tasso del 14,7%, seguita dalla Sardegna (14,1%) e dalla Campania (14%). In valori assoluti i disoccupati sono aumentati di 59.300 unità nel Mezzogiorno, di cui 18.500 in Campania e 12.600 in Puglia.
Il tasso di disoccupazione ufficiale rileva però una realtà in parte alterata. La zona grigia del mercato del lavoro continua ad ampliarsi per effetto in particolare dei disoccupati impliciti, di coloro cioè che non hanno effettuato azioni di ricerca nei sei mesi precedenti l’indagine. Considerando questa componente,  il tasso di disoccupazione effettivo nel CentroNord supererebbe la soglia del 10% (ufficiale: 6,4) e al Sud raddoppierebbe, passando nel 2010 dal 13,4% al 25,3% (era stimato nel 23,9% nel 2009). Crescono gli inattivi – Dopo una riduzione di 110mila unità nel 2008, nel 2009 gli inattivi in età lavorativa sono cresciuti di 329mila unità nel 2009 e di 136mila nel 2010.
Tra il 2003 e il 2010 gli inattivi in età da lavoro sono cresciuti nel Sud di oltre 750 mila unità.
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L’agricoltura. Nel Sud cresce la domanda di lavoro in agricoltura (+2%), dopo la forte flessione del 2009 (-5,8%), con un forte boom in Calabria e Abruzzo, superiore al 10%. In calo l’industria, che segna -5,5%. Ancora peggio se consideriamo l’industria in senso stretto: -7,3%, più del doppio del Centro-Nord (-3,3%). La dinamica dell’occupazione industriale è sensibilmente negativa in tutte le regioni del Sud, particolarmente in Sicilia (-8,1%), Calabria (-6,9%) e Campania (-6,1%). Fa eccezione il Molise (+3,7%), per l’ampio ricorso alla CIG. Giù anche i servizi, con un calo dello 0,4%, ben più marcato che nell’altra ripartizione (+0,2%). Particolarmente negativo il dato del Molise (-4,9%) e della Basilicata (-3,6%). In controtendenza la Sardegna (+3,1%). In valori assoluti,  il Sud ha perso nel 2010 77.500 unità nel settore industriale (- 126.600 nel Centro-Nord), e  17.300 unità nei servizi (+52.100 nel Centro-Nord). Gli occupati in agricoltura  sono cresciuti invece di 16.500 unità, di cui 8.400 al CentroNord e 8.100 al Sud  (con una forbice compresa tra +5.800 in Calabria e -4.900 in Sardegna).
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L’emigrazione. Nel 2009 sono partiti del Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord circa 109 mila abitanti. Riguardo alla provenienza, in testa per partenze la Campania, con una partenza su tre (33.800); 23.700 provengono dalla Sicilia, 19.600 dalla Puglia, 14,200 dalla Calabria. In direzione opposta, da Nord a Sud, 67mila persone. La regione più attrattiva per il Mezzogiorno resta la Lombardia, che ha attratto nel 2009 quasi un migrante su quattro, seguita dalla Lombardia. In Abruzzo, Molise e Campania la prima regione di destinazione resta il Lazio. I migranti sono soprattutto uomini, anche se il Lazio è una regione che attrae più donne. Riguardo al titolo di studio, i laureati sono il 21%, e le regioni che ne attraggono di più sono la Lombardia e il Lazio. Dal 2000 al 2009 583mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno. A livello locale, le perdite più forti si sono registrate a Napoli (-108mila), Palermo (-29mila), Bari e Caserta (-15mila), Catania e Foggia (-10mila).Colpiti anche Torre del Greco (-19mila), Nola e Aversa (-11mila), Taranto (-13mila). Ad attrarre manodopera, Roma (+66mila), Milano (+50mila), Bologna (+31mila), Reggio Emilia, Parma e Modena (+13mila),
Bergamo e Torino (+11mila), Firenze e Verona (+10mila).
La crisi del 2008-2009 ha colpito anche i pendolari meridionali, che hanno iniziato a non partire più in massa per il Centro-Nord. Nel 2010 i pendolari di lungo raggio da Sud a Nord  sono stati 134mila, di cui 121mila diretti al Centro-Nord e oltre 13mila all’estero. Nel biennio 2008-2010, per effetto della crisi, i pendolari di lungo raggio si sono ridotti del 22,7%, in valori assoluti circa 40mila in meno del 2008. Pur diminuendo in valori assoluti, è cresciuta però la componente laureata: dal 2004 sono stati il 6% in più del totale, a testimonianza dell’incapacità dell’area di assorbire manodopera qualificata. In totale, nel 2009, oltre il 54% aveva un titolo di studio medioalto. I laureati emigrano soprattutto da Molise(27,8% del totale), Abruzzo (26,6%) e Puglia (24,8%). La maggior parte lavora nel settore industriale (56%).
Nei prossimi venti anni il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro, nel Centro-Nord oltre un giovane su cinque sarà straniero. Nel 2050 gli under 30 al Sud passeranno dagli attuali 7 milioni a meno di 5, mentre nel Centro-Nord tale saranno sopra gli 11 milioni. La quota di over 75 sulla popolazione complessiva passerà al Sud dall’attuale 8,3% al 18,4% nel 2050, superando il Centro-Nord dove raggiungerà il 16,5%. Le cause? Bassa natalità, bassissima attrazione di stranieri,  emigrazione verso il Centro-Nord e l’estero.
Il rischio è quello di un vero e proprio “tsunami” demografico: da un’area giovane e ricca di menti e di braccia il Mezzogiorno si trasformerà nel corso del prossimo quarantennio in un’area spopolata, anziana, ed economicamente sempre più dipendente dal resto del Paese.
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Le infrastrutture. Per rilanciare il Mezzogiorno e il Paese è più che mai urgente la realizzazione di grandi infrastrutture di trasporti, per colmare i deficit infrastrutturali dello sviluppo logistico, potenziando i nodi di scambio e intermodali, e le iniziative di sviluppo produttivo collegate, per sfruttare le potenzialità del Mezzogiorno nel Mediterraneo. La SVIMEZ stima un costo di 60,7 miliardi di euro, di cui 18 miliardi già disponibili e 42,3 da reperire, da dedicare al potenziamento dell’Autostrada Salerno-Reggio Calabria e della Statale “Jonica”; la realizzazione di nuove tratte interne alla Sicilia; l’estensione dell’Alta Capacità (se non dell’Alta Velocità) nel tratto ferroviario SalernoReggioCalabria-Palermo-Catania; il nuovo asse ferroviario Napoli- Bari; infine, il Ponte sullo Stretto.
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Le misure per la crescita. Sette filiere territoriali logistiche per il Sud – La SVIMEZ ha individuato nel Mezzogiorno sette aree, che mostrano potenzialità di sviluppo come Filiere Territoriali Logistiche rivolte all’internazionalizzazione delle produzioni e alla maggiore apertura ai mercati esteri: Area vasta dell’Abruzzo meridionale; Area vasta del basso Lazio e dell’alto casertano; Area vasta Torrese-Stabiese; Area vasta pugliese Bari-TarantoBrindisi; Area vasta della piana di Sibari; Area vasta catanese (Sicilia orientale); Area vasta della Sardegna settentrionale. Con un compiuto sistema dei trasporti nel Mezzogiorno e una strategia di sviluppo basata su piattaforme logistiche “di filiera” a larga scala, nelle quali offrire servizi completi di cui necessitano le attività produttive e distributive per affrontare il mercato globale, sarà possibile innescare la ripresa a partire proprio da Sud.
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Le energie rinnovabili. Nel 2009 la produzione lorda di energia elettrica da fonti rinnovabili (idraulica, eolica, solare, geotermica, rifiuti, biomasse e biogas) è stata di oltre 69mila GWh pari al 23,7% del totale di elettricità prodotta nel nostro Paese. Di questa quota, oltre il 77% proviene dal Centro-Nord. Guardando invece a eolico, solare, biomasse e biogas, il peso della produzione delle regioni del Sud arriva al 64% del totale. Soltanto l’energia eolica, infatti, viene prodotta per il 98% nel Mezzogiorno (26% in Puglia, 22% in Sicilia, 18% in Campania). A livello di impianti, dei 74.282 presenti in Italia alla fine del 2009, ben 71.288 (il 96%) sono fotovoltaici. Tra le regioni meridionali, mantiene il primato la Puglia che detiene il 28% del totale meridionale, seguita dalla Sardegna (22%) e Sicilia (20%). Un’altra strada da battere per il rilancio del Sud è lo sviluppo  della geotermia, utilizzata attualmente in Italia solo in Toscana, con 32 impianti. Le aree italiane con la maggiore ricchezza geotermica si trovano proprio nel Mezzogiorno, lungo il Tirreno meridionale, in Campania, Sicilia, in un’enorme area off shore che va dalle coste campane alle Isole Eolie e, in misura minore, in Sardegna e in Puglia. L’energia geotermica presenta il più alto potenziale di sviluppo (pari a livello mondiale a circa tre volte più del solare e dieci volte più dell’eolico) e può offrire, diversamente dalle altre fonti rinnovabili, una produzione continua e costante e una elevata versatilità di dimensione di impianto.
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27 settembre 2011
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IN CANADA NON CONOSCONO LA ‘CURA’ B. – Troppo sexy per il Parlamento, ritoccata la foto ufficiale della deputata

Non è chiaro se sia stata la stessa neoeletta ad autocensurarsi

Troppo sexy per il Parlamento, ritoccata la foto ufficiale della deputata

Canada: nascosta (goffamente) la scollatura di Rathika Sitsabaiesan, 29 anni, parlamentare

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Now you see it: Canadian MP Rathika Sitsabaiesan's cleavage appears too have been to much for political officials to handle, prompting a 'retouch'
Rathika Sitsabaiesan fonte immagini

MILANO – Rathika Sitsabaiesan, 29 anni, neoeletta al Parlamento di Ottawa per i socialisti del Nuovo Partito Democratico, è stata la prima persona di origine tamil a ricevere un incarico pubblico così importante. Ciò nonostante, in questi giorni la giovane, nata in Sri Lanka e trasferitasi in Canada all’età di cinque anni, è al centro di un curioso dibattito. L’oggetto della discussione è una sua foto, per qualcuno un po’ «troppo casta».

SCOLLATURA – Ha lavorato presso lo University of Toronto Student’s Union e fin da giovanissima si è fatta le ossa in politica, grazie anche ai genitori attivisti per l’inserimento dei tamil nei posti di lavoro in Canada. La ventinovenne viene celebrata dalla stampa come la «più convincente tra i giovani parlamentari». Eletta a maggio alla Camera dei Comuni, è però salita agli onori delle cronache internazionali per la sua foto ufficiale a corredo del profilo sulla pagina online del Parlamento.

FEMMINILITA’ – La foto della giovane sembra essere stata goffamente ritoccata da ignoti artisti di Photoshop che hanno messo mano (e mouse) alla sua scollatura. La segnalazione è arrivata da un attento utente del web al serioso blog politico Contrarian: l’internauta non ha fatto altro che mettere a confronto l’immagine sulla pagina del Parlamento con quella, a quanto pare originale, trovata su Google. Insorgono le femministe nel Paese, sui forum accusano certi politici di comportamento «tipicamente maschilista» e «pericolosamente anacronistico». A dir la verità non è chiaro se sia stato lo stesso ufficio della neoeletta a far coprire digitalmente il décolleté, nemmeno esageratamente abbondante, il suo partito NDP o qualche alto funzionario forse turbato da tanta femminilità. La diretta interessata finora ha preferito non rispondere.

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Elmar Burchia
27 settembre 2011 11:21

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_settembre_27/deputata-canada-elmar-burchia_7a375ab6-e8e5-11e0-ba74-9c3904dbbf99.shtml

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LIBIA – Gheddafi: “Attendo il martirio tra il mio popolo, contro chi vuole il petrolio”

Libya : Demo pro-Gaddafi Beni Walid [24-092011] ليبيا : بن وليد

Caricato da in data 27/set/2011

Demo pro Gaddafi and against nato in Beni Welid

Gheddafi: “Attendo il martirio tra il mio popolo, contro chi vuole il petrolio”

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Il rais torna a farsi sentire e smentisce le voci secondo cui si troverebbe fuori dalla Libia. Il Cnt tratta la resa e concede un salvacondotto ai familiari delle tribù lealiste

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“Ogni martire libico è morto per dire no al colonialismo dei francesi e dei britannici che vogliono il petrolio. Noi invece siamo in attesa del martirio, questi servi non sanno che io sono tra il mio popolo e vivranno giorni che non hanno mai vissuto per la nostra tenacia”. Dure e più aggressive che mai sono le parole con le quali Muammar Gheddafi torna a farsi sentire, attraverso un messaggio audio diffuso dalla radio di Bani Walid. Nella città libica vanno avanti da settimane gli scontri tra le truppe fedeli al rais e gli insorti contro il regime.

E se questi ultimi avevano annunciato che il colonnello si trovava in Venezuela o in Niger, il messaggio radio attribuito a Gheddafi smentisce categoricamente questa informazione.

La rivolta contro la dittatura del colonnello è da settimane in una fase di stallo, tanto che il Consiglio nazionale di transizione, nel tentativo di dare una svolta alla situazione, ha deciso oggi di concedere un salvacondotto ai familiari delle tribù rimaste finora fedeli al rais. Uno dei comandanti militari degli insorti ha anche affermato di aver ricevuto un’offerta di resa da parte dei capi di queste tribù e ha assicurato che il negoziato è ancora in corso.

A Sirte, secondo quanto riferito dalla tv Al-Jazeera, i ribelli hanno sospeso le operazioni militari per dare modo ai civili presenti in città di mettersi in salvo. All’alba di oggi i combattenti hanno fatto sapere – per l’ennesima volta – di avere conquistato il controllo del porto e di alcune zone strategiche della città natale di Gheddafi, e hanno annunciato la capitolazione entro le prossime  14 ore. Già in passato erano riusciti ad entrare in città, ma poi erano stati costretti alla ritirata dalle forze lealiste.

Il portavoce della Nato, Oana Lungescu, ha invece definito la situazione “ancora fluida”, specificando che “le minacce alla popolazione persistono” e che pertanto la missione dell’Alleanza atlantica andrà avanti “fino a quando sarà necessario”.

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ROMA – Manifestazione operai Fiat, caos traffico. Alemanno: bisogna bloccarli. E’ polemica: «Alemanno sei un fascista»

Alemanno fascista? Ma dai?

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Manifestazione operai Fiat, caos traffico
Alemanno: bisogna bloccarli. E’ polemica

Chiusa e poi riaperta via del Corso da piazza Venezia a largo Chigi. Critiche dalla Polverini, Cgil e Sel


La partenza del corteo da via Molise

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ROMA – «Alemanno sei un fascista», fischi e insulti per il sindaco di Roma. Gli operai della Fiat che stanno manifestando oggi nella capitale, non hanno accolto favorevolmente le parole di Gianni Alemanno, che ha chiesto a prefetto e questore di bloccare la manifestazione dei lavoratori di Termini Imerese. Gli operai sono arrivati sotto il ministero dello Sviluppo Economico per continuare la loro protesta: tanti gli insulti rivolti al sindaco durante il corteo.

«Ho telefonato a Questore e Prefetto chiedendo una reazione immediata per bloccare la manifestazione che ha già mandato in tilt il traffico nel centro di Roma». E’ quanto dichiara il sindaco, Gianni Alemanno, a proposito della protesta degli operai fiat di Termini Imerese a Roma.
«Pur comprendendo le ragioni dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese -prosegue Alemanno- non si può tollerare che una parte nevralgica della città come il centro venga completamente paralizzata causando danni e forti disagi ad altri lavoratori».
Il Campidoglio ha sollecitato più volte a tal proposito un protocollo per regolamentare i cortei nella capitale. Il Comune di Roma sta inoltre preparando un’ordinanza per escludere piazze di pregio del centro storico dagli itinerari di manifestazioni e cortei. «Si tratta di una manifestazione non autorizzata, un atto illegale e di inciviltà non tollerabile – aggiunge Gianni Alemanno- c’era un’autorizzazione per una manifestazione stanziale a SS.Apostoli; quei lavoratori e rappresentanti sindacali hanno deciso di violare l’autorizzazione comunale spostandosi in piazza Venezia». Per il sindaco, «non è pensabile che qualcuno manifesti creando tali disagi ai cittadini: è un modo incivile di manifestare».

«Di tutte le manifestazioni che vediamo a Roma questa è probabilmente la più giustificata». Lo ha detto la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, a margine di un tavolo al Mef, in merito al corteo della Fiat in corso a Roma. «Sono persone che temono di perdere il loro lavoro e temono per le loro famiglie – ha aggiunto – quindi vanno sostenuti».

«Scellerata presa di posizione di Alemanno che al posto di intervenire sul Governo per risolvere le vertenze continua a prendersela con i lavoratori». Così il segretario della Cgil di Roma e del Lazio Claudio Di Berardino commenta la richiesta fatta dal sindaco di Roma a prefetto e questore di bloccare la manifestazione dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese nella Capitale. Di Berardino commenta anche l’ordinanza per escludere piazze di pregio del centro storico dagli itinerari di manifestazioni e cortei e aggiunge: «Vista la drammaticità della crisi è meglio che Alemanno si fermi ed eviti ogni ordinanza che non è la strada per risolvere i problemi della città, che va governata in altro modo».

«È gravissimo che il sindaco Alemanno abbia telefonato al Questore e al Prefetto per chiedere di bloccare la manifestazione in corso a Roma degli operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Questa richiesta costituisce un’evidente tentativo di limitare il diritto costituzionale di manifestare, utilizzando il pretesto del traffico in tilt in città. I problemi del traffico nella Capitale sono legati alla mancanza di un piano per la mobilità all’altezza di una città come Roma e sono quindi da imputare alla Giunta capitolina. Gli operai di Termini Imerese stanno manifestando per chiedere risposte certe sul loro futuro occupazionale, contro la politica aziendale di Marchionne e a loro va tutta la nostra solidarietà per la difficile battaglia che stanno portando avanti. Le Istituzioni in questi casi sono chiamate ad esprimere solidarietà e non ad invocare l’uso del manganello». A dichiararlo in una nota è Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà.

«Voglio dire ad Alemanno che forse si dimentica che è il sindaco. Non è il governatore di Roma che non c’è più dal ’43». Così il leader della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha risposto al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha chiesto ai magistrati di perseguire i lavoratori di Termini Imerese, che oggi stanno manifestando in piazza nella capitale, per manifestazione non autorizzata e blocco stradale.

«Ho risentito telefonicamente il Questore il quale mi ha confermato che la manifestazione era autorizzata come statica a piazza Santi Apostoli. Successivamente, su richiesta degli organizzatori, è stata data autorizzazione per uno spostamento dei manifestanti sui marciapiedi, ‘alla spicciolatà, cioè non in corteo, a piazza Montecitorio. Quindi, non è mai stata autorizzata l’invasione della sede stradale, in particolare di piazza Venezia, che ha provocato forti disagi per oltre un’ora al traffico e a tutta la cittadinanza. Chiedo quindi che l’autorità giudiziaria intervenga perseguendo per manifestazione non autorizzata e blocco stradale i manifestanti che hanno compiuto quest’azione». Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Martedì 27 Settembre 2011 – 11:11    Ultimo aggiornamento: 17:37

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=164440&sez=HOME_ROMA

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L’Emergenza della Campania: Rifiuti, la Ue minaccia nuove sanzioni

l’Emergenza della Campania

Rifiuti, la Ue minaccia nuove sanzioni

Pronta una lettera di messa in mora dell’Italia
Il piano non sarebbe stato affrontato in modo credibile


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NAPOLI – Nuovi guai all’orizzonte per l’Italia a causa dei rifiuti di Napoli e della Campania, proprio mentre crescono i rifiuti nel capoluogo e la notte è scossa da continui roghi soprattutto nell’area collinare e nel centro urbano.
È pronta, infatti, una lettera di messa in mora all’Italia per l’emergenza. La Commissione dell’Unione europea deciderà giovedì prossimo e, salvo cambiamenti dell’ultima ora, l’Italia avrà due mesi di tempo per reagire. Il passo successivo è la Corte di giustizia e le sanzioni.

RECORD DI INFRAZIONI – L’incubo dei provvedimenti dell’Unione Europea sull’emergenza – rifiuti torna, quindi, a materializzarsi. Già in passato il commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik, aveva tuonato: «L’ Italia in Europa è il Paese con il maggior numero di procedure di infrazione alle normative ambientali, ben 44, in tutti i segmenti della legislazione ambientale. L’emergenza rifiuti in Campania si può risolvere in primo luogo separando i rifiuti per consentirne il riciclo.».

FONDI BLOCCATI – Lo scorso 3 febbraio a Bruxelles il Parlamento Europeo aveva approvato una risoluzione attraverso la quale si ribadiva che i fondi Ue per la Campania bloccati dalla Commissione europea, 145,5 milioni di euro, restavano congelati fino a quando «il piano di gestione dei rifiuti sarà effettivamente conforme alle norme Ue». La Commissione era stata poi sollecitata a monitorare gli sviluppi sul terreno e a “utilizzare i propri poteri”, avviando, se sarà il caso, una nuova procedura d’infrazione contro l’Italia per non esecuzione della sentenza dell’anno scorso della Corte di giustizia, chiedendo che siano comminate delle sanzioni pecuniarie per ogni giorno di inadempienza.

CONDANNA – La Corte aveva condannato l’Italia, il 4 marzo 2010, per non aver adottato «tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e di danneggiare l’ambiente». Quello che chiedeva la Ue era un piano credibile, gestito in modo corretto. Non sembra che questo sia avvenuto e ora l’Italia rischia di finire di nuovo davanti alla Corte di giustizia. E in caso di seconda condanna le sanzioni verrebbero applicate sulle carenze di gestione passate e future.

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Redazione online
27 settembre 2011

fonte:  http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/27-settembre-2011/rifiuti-ue-minaccia-nuove-sanzioni-1901651217285.shtml

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