ATTENZIONE! – Il censimento nell’era Facebook riempie ancora la buca delle lettere. 2.000 euro di multa per chi non lo compila


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Il censimento nell’era Facebook riempie ancora la buca delle lettere

Stangate fino a 2mila euro per chi non compila i moduli e costi mostruosi per lo Stato
Perchè non affidarsi al Web?

Alla fine di settembre una famiglia su 3 aveva già ricevuto i moduli del censimento. La consegna andrà avanti fino al 22 ottobre.

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di MICHELE ANZALDI
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ROMA
In questi giorni gli italiani stanno ricevendo a casa il questionario Istat per il quindicesimo censimento generale della popolazione e delle abitazioni. Impossibile non notarlo, trattasi di voluminosa busta con svariati fogli all’interno. Ma, attenzione a non gettarlo nella spazzatura confondendolo con una fastidiosa reclame; si, perché l’aspetto è proprio quello, identico ad uno di quei cataloghi che nessuno ha mai richiesto, ma che puntualmente intasano le buche delle lettere condominiali. Viene dunque da chiedersi come mai nel XXI secolo, il censimento venga gestito ‘all’antica’, recapitato a mano, via posta ordinaria, facendo così lievitare considerevolmente i costi, ingolfando il sistema postale e inquinando. Singolare se non incomprensibile in tempi di posta elettronica certificata (PEC), quell’invenzione epocale, stando alle dichiarazioni di entusiasti ministri, che sarebbe dovuta servire per snellire drasticamente la macchina burocratica e far risparmiare allo Stato miliardi l’anno.

E se si volesse poi provare a compilare il questionario on line? Nessuna informazione o agevolazione per i temerari che volessero cimentarsi. E dire che sarebbe l’uovo di “Colombo”: tempi di consegna e costi ridotti, nessuna fila e aggravio di lavoro per le Poste Italiane, nessuna spesa per la lettura e il caricamento dei dati, che addirittura avverrebbe in tempo reale. Ma le sfortune, sembra che non siano terminate per i cittadini. Quanti infatti, sanno che in caso di mancata compilazione e quindi restituzione, o errata comunicazione dei dati del questionario, ai sensi del d.lgs. n. 322/1989, si è soggetti ad una sanzione che va da un minimo di duecento ad un massimo di duemila euro? Probabilmente nessuno.

La stessa domanda se l’è posta il senatore Franco Bruno di Alleanza per l’Italia in una interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio, dove chiede al governo di promuovere da subito una campagna di informazione più capillare, affinché l’intera operazione non si trasformi in un modo per far cassa in tempi di magra. Sembra proprio che quello che sarebbe potuto essere il primo censimento dell’età dell’oro di internet e dei social network, sarà invece ricordato, come denuncia l’on. Bruno, come il censimento per fare cassa.

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01 ottobre 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/422911/

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e il mensile di emergency

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