Archivio | ottobre 2, 2011

LA RIVOLUZIONE? E’ DENTRO DI NOI – Bergonzoni, dal Teatro Valle di Roma occupato

Ascoltare, riflettere, agire..

mauro

Bergonzoni, dal Teatro Valle di Roma occupato

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SFRUTTAMENTO – Ingegneri al servizio dello Stato. Gratis

«È un servizio alla collettività». «No, è sfruttamento»

Ingegneri al servizio dello Stato. Gratis

Accordo Agenzia del territorio-Consiglio nazionale per censire gli immobili-fantasma. Ma i giovani non ci stanno

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Con tanti saluti dallo Stato – fonte immagine

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MILANO – «Questo si chiama volontariato», dice Roberta Liggi, la pasionaria cagliaritana a capo della protesta, per ora virtuale, ma amplificata dal potere taumaturgico di Facebook. E ancora – animata dal sacro fuoco della ribellione – aggiunge: «È una modalità palesemente anticostituzionale e soprattutto configura una sorta di sfruttamento verso gli ingegneri più giovani, collaboratori di professionisti qualificati che li sguinzagliano sul territorio per violare la privacy altrui e fare gli sceriffi sul patrimonio delle persone. A quale titolo? Gratuito!».

IL CASO – Gli strali della Liggi e di alcuni giovani ingegneri iscritti all’ordine della provincia di Cagliari, da dove è partita la protesta, sono tutti contro una circolare n°445 del 3 agosto 2011 che ha suggellato l’intesa tra il Consiglio nazionale degli ingegneri e l’Agenzia del territorio, diretta da Gabriella Alemanno (sorella del primo cittadino di Roma). Il protocollo controfirmato dai due enti stabilisce (ma intesa speculare era stata firmata a maggio anche con il Conaf, consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali, «l’attività congiunta di comunicazione e sensibilizzazione nei confronti dei titolari di immobili non dichiarati al catasto». Cioè la pletora delle decine di migliaia di immobili-fantasma dislocati su tutto il territorio italiano, sui quali finora, l’unico strumento dissuasivo (?) e di recupero di gettito per le casse dell’Erario, era stato lo scudo fiscale utilizzato dalla politica con alterne fortune.

COMPENSO GRATUITO – Peccato che questa attività – secondo quanto si è impegnato a fare il Consiglio nazionale degli ingegneri – preveda l’individuazione, da parte dei singoli ordini, di professionisti di comprovata esperienza che agiranno a titolo completamente gratuito «nell’interesse delle istituzioni coinvolte e della collettività». Quest’opera di «censimento patrimoniale» si sta realizzando con un software elaborato da Sogei (società per azioni a capitale pubblico controllata dal ministero dell’Economia) previa scheda tecnica, sulla quale annotare eventuali irregolarità rispetto a quanto documentato nei database dell’Agenzia del territorio. Ma al netto del modello anglosassone di Big Society, tradotto nella formula «il potere alla gente», secondo il quale cittadini e associazioni possono svolgere funzioni normalmente di monopolio pubblico per il progresso della società, i giovani ingegneri cagliaritani individuano in questa intesa almeno tre violazioni normative.

VIOLAZIONI NORMATIVE – Dice la Liggi: «Il volontariato è incompatibile con qualsiasi forma di lavoro subordinato o autonomo» (legge-quadro sul volontariato 266/1991). Aggiunge: «Il lavoratore deve essere retribuito proporzionalmente alla quantità e alla qualità di lavoro svolto e sufficientemente per poter avere un’esistenza libera e dignitosa» (art. 36 della Costituzione). Infine è prassi (oltre che comportamento doveroso nei confronti del fisco e quindi della collettività) che la prestazione professionale debba essere fatturata, anche «nel caso di un progetto realizzato per i propri genitori», come raccontano i presenti a una riunione informale di un consiglio provinciale dell’Ordine degli ingegneri.

PARADOSSO – E allora il paradosso è che per lavorare per i propri cari è necessario regolarizzare il tutto con il fisco, altrimenti l’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza possono contestare irregolarità, mentre se si lavora per lo Stato il compenso può essere gratuito o ci si può rimettere di tasca propria, tra benzina, tempo e gli occhi indispettiti di chi non ha denunciato il proprio podere al catasto.

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Fabio Savelli
01 ottobre 2011

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_01/ingegneri-stato-gratis-savelli_8f7f6652-ec28-11e0-827e-79dc6d433e6d.shtml

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AUTUNNO CALDO – Ottobre, dai trasporti alla scuola: Calendario di un mese di scioperi

AUTUNNO CALDO


1969 – fonte immagine

Ottobre, dai trasporti alla scuola
Calendario di un mese di scioperi

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Si comincia lunedì 3, quando si fermano il trasporto locale (con modalità diverse da città a città) e i lavoratori delle Poste. Venerdì 7 toccherà alla scuola e ai servizi esternalizzati di Regioni e autonomie locali. Il 20 e 21 ottobre agitazioni nel comparto ferroviario. Chiude, il 28, lo sciopero generale del pubblico impiego

 

ROMA Lo sciopero del trasporto locale del 3 ottobre, proclamato dall’Unione sindacale di base, inaugura un mese di ottobre particolarmente caldo, non solo per la mobilità: il calendario è particolarmente articolato e prevede astensioni dal lavoro oltre che nelle ferrovie, anche in altri settori, dalle Poste alla scuola al
pubblico impiego.

Si comincia dunque domani con lo sciopero nazionale del trasporto locale indetto da Usb per difendere il futuro occupazionale di 150.000 addetti del settore, il diritto alla mobilità, la natura pubblica del servizio e la volontà popolare espressa con il referendum del 12 e 13 giugno, ma anche contro il taglio del 70% delle risorse dedicate al trasporto pubblico locale, che sta già producendo esuberi, tagli ai salario, aumento delle tariffe e diminuzione del servizio. Saranno rispettate le fasce di garanzia, diverse da città a città.

A Roma lo sciopero 1 riguarda i lavoratori di Atac, Roma Tpl,  Cotral e Roma Servizi per la Mobilità che incroceranno le braccia dalle ore 8.30 alle 17 e dalle 20 fino al termine del servizio. Per limitare i possibili disagi, l’amministrazione comunale ha disposto la disattivazione delle Ztl, le zone a traffico limitato diurne. Saranno a rischio bus, tram, metrò e le ferrovie urbane Roma-Lido, Termini-Giardinetti e Roma-Civita Castellana-Viterbo e le linee periferiche gestite da Roma Tpl. Coinvolto il personale viaggiante e interno, compresi addetti alla verifica dei titoli di viaggio e ai parcheggi, ausiliari del traffico e lavoratori delle biglietterie. Esclusi dallo sciopero portieri, guardiani, addetti ai centralini telefonici e ai servizi di sicurezza, compresi quelli delle metropolitane.

A Torino i mezzi Gtt viaggeranno regolarmente.

A Bologna l’Atc fa presente che negli orari di sciopero (alle ore 8.30 alle ore 16.30 e dalle 19.30 a fine servizio), il trasporto pubblico urbano, suburbano ed extraurbano non sarà garantito. Più precisamente  saranno assicurate solamente le corse dal capolinea centrale verso periferia, e viceversa, con orario di partenza fino alle 8.15 al mattino e fino alle 19.15 alla sera. Durante gli orari di sciopero saranno comunque garantiti i servizi “riservati scolastici”, il servizio dei centri di informazione e vendita Atcittà e le attività di rilascio di contrassegni e vetrofanie per le aree regolamentate dal piano sosta, nei consueti orari di apertura degli sportelli. Al call center telefonico 051-290290, la presenza di un operatore fino alle ore 9 e dalle ore 16 al termine del servizio.

A Milano l’Atm ha precisato che il proprio servizio invece sarà regolare per l’intera giornata.

A Firenze, dove da tempo la Rsu Ataf ha scelto il 7 ottobre come giornata per l’astensione, il trasporto pubblico è a rischio, ma ci sarà il rispetto delle fasce di garanzia: saranno garantite due finestre negli orari 6-9.15 / 11.45-15,15.

A Napoli i mezzi pubblici saranno a rischio al di fuori delle fasce di garanzia che vanno dalle 5.00 alle 8.00 e dalle 16.30 alle 19.30.

Lunedì 3 ottobre si fermano anche i lavoratori delle Poste aderenti a Sip-Cisl, Uilposte, Confsal-Com e Ugl-Com, mentre per il settore “recapito” l’agitazione riguarda gli aderenti a Si-Cobas.

Venerdì 7 sarà la volta della scuola: hanno aderito allo sciopero il personale docente e Ata a tempo indeterminato e determinato, ma l’agitazione coinvolge anche i lavoratori dei servizi esternalizzati di scuola e università di Usi-Ait.

Sempre venerdì si fermeranno per l’intera giornata i lavoratori dei servizi esternalizzati di Regioni e autonomie locali aderenti sempre a Usi-Ait.

Lunedì 10 sciopereranno per l’intera giornata i dipendenti del gruppo Unicredit.

Il 20 e 21 ottobre nuovo stop per i trasporti: si asterranno dal lavoro gli addetti al settore degli appalti del comparto ferroviario (stop dalle 21 del 20 ottobre alle 21 del giorno dopo), mentre i dipendenti Aeroflot aderenti a Filt-Cgil si fermeranno dalle 10 alle 14 del 20 ottobre.

Il 21 ottobre, dalle 9 alle 17, è previsto lo stop dei lavoratori del Gruppo Fs, organizzato da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-Trasporti e Fast Ferrovie.

Lunedì 24 sarà la volta dei lavoratori del trasporto merci.

Venerdì 28 ottobre, infine, sciopero generale del pubblico impiego organizzato dalla Uil per l’intera giornata.

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02 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/10/02/news/ottobre_scioperi_trasporti-22566825/?rss

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Le donne coraggio dello Zimbabwe

Le persone e la dignita Corriere della Sera

dalla rubrica ‘Le persone e la dignità

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Le donne coraggio dello Zimbabwe

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di Riccardo Noury
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Colui che 31 anni fa era stato uno dei più grandi protagonisti della lotta di liberazione della Rhodesia del Sud dal colonialismo britannico si è trasformato da tempo in un satrapo illiberale.

È da almeno un decennio che la situazione dei diritti umani nello Zimbabwe è disastrosa. Alla vigilia del World Habitat Day del 3 ottobre, non va dimenticato che il governo di Robert Mugabe, nel marzo 2005, ordinò uno dei più grandi e violenti sgomberi forzati della storia recente: 700.000 persone persero case e beni durante la cosiddetta Operazione Murambatsvina.

Il governo di unità nazionale costituito nel 2009 tra l’Unione nazionale africana dello Zimbabwe di Mugabe e il principale partito di opposizione, il Movimento per un cambiamento democratico di Morgan Tsvangirai, non ha migliorato le cose. Ormai ottantasettenne e secondo molti colpito da un cancro alla prostata, l’ex leader della liberazione non molla il potere. A maggio ha partecipato alla beatificazione di Giovanni Paolo II, tra molte polemiche legate al divieto di ingresso imposto nei suoi confronti dall’Unione europea come “persona non grata”.

A sfidarlo, sono soprattutto le donne che guidano il movimento per la giustizia sociale. Il 21 settembre a Bulawayo, la seconda città del paese, la polizia ha stroncato una manifestazione indetta per celebrare la Giornata internazionale della pace.

Dodici attiviste di Woza (Women of Zimbabwe Arise) sono state picchiate e arrestate. Dieci di loro sono state rilasciate, mentre a Jenny Williams e Magodonga Mahlangu, le due leader di Woza, è stato negato il rilascio su cauzione. Sono state accusate di “sequestro e furto”. Di chi o di cosa, non è chiaro. Erano appena uscite da un periodo di convalescenza, dopo che entrambe avevano subito nelle settimane precedenti due interventi chirurgici.

Jenny Williams e Magodonga Mahlangu hanno una lunga esperienza di arresti e periodi di detenzione: spesso brevi, comminati più che altro per fiaccare la loro determinazione, ma in un paio di casi anche per cinque settimane. Ricordiamolo: per non aver fatto nulla se non esercitare il diritto alla libertà d’espressione sancito nella stessa Costituzione del paese.

Dall’esempio di Woza è nata recentemente Moza (Men of Zimbabwe Arise). La loro modalità d’azione è simile, l’odio del presidente Mugabe nei loro confronti pure. Il 28 febbraio, sempre a Bulawayo, sette esponenti dei due movimenti erano stati arrestati e torturati per due giorni con la tecnica della “falaqa” (bastonate sulle piante dei piedi). Gli aguzzini volevano sapere dove fossero finite Jenny Williams e Magodonga Mahlangu, di cui si erano perse le tracce dopo la bella manifestazione pre-San Valentino del 12 febbraio. Appreso che la polizia le cercava per arrestarle, avevano provvisoriamente lasciato le loro abitazioni.

Già, perché nei momenti peggiori, la repressione contro l’attivismo sociale nello Zimbabwe si trasforma in una caccia all’uomo. Più spesso, in una caccia alla donna.

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02 ottobre 2011

fonte:  http://lepersoneeladignita.corriere.it/2011/10/02/le-donne-coraggio-dello-zimbabwe/

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ACCADE IN MOLISE – Berlusconi sparisce dal simbolo elettorale: “Ora fa perdere voti”

Berlusconi sparisce dal simbolo elettorale “Ora fa perdere voti”

 
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Molise alle urne tra 15 giorni: per la prima volta il nome eliminato dal logo, niente comizi del leader

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di GIUSEPPE SALVAGGIULO
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CAMPOBASSO
Per la prima volta dal simbolo del Pdl scompare il nome di Berlusconi. Omesso poiché ritenuto auspicio di sventura elettorale. Accade in Molise, unica regione dove si vota tra 15 giorni. Segno dei tempi, malinconico crepuscolo del mito del «partito personale». Pare trascorso un secolo dal 2008-2009, quando «BERLUSCONI» campeggiava da solo a caratteri cubitali in Abruzzo e Sardegna (ignorati i candidati locali), ma anche dal 2010 e dalla scorsa primavera, quando ancora sovrastava i nomi di sindaci e governatori, piccini e relegati nella parte bassa del simbolo, a testimoniare l’effetto taumaturgico del Cavaliere.

Mentre cinque anni fa il premier piombò in Molise quattro volte in un mese, per sostenere il governatore Michele Iorio, questa volta non si è fatto vedere, né sono in agenda comizi, videomessaggi, collegamenti telefonici. Nulla di nulla. Peggio: nelle manifestazioni pubbliche il nome di Berlusconi non viene pronunciato come si faceva per sollecitare ovazionie mobilitare le masse moderate, se non in senso opposto da Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, che per giustificare l’alleanza con il Pdl ha proclamato: «Iorio non è Berlusconi». In privato, invece, raccontano che i colonnelli del Pdl abbiano sì evocato il Cavaliere, ma per bandirlo dalla campagna elettorale: «Ora fa solo perdere voti».

Iorio è alla caccia del terzo mandato (il limite legislativo di due è ormai ignorato dopo i precedenti di Formigoni ed Errani). E nonostante il vento nazionale contrario e un paio di inciampi giudiziari (processi in corso per abuso d’ufficio), risulta in testa nei sondaggi. Anche perché il centrosinistra ha pensato bene di opporgli Paolo Di Laura Frattura, fino a pochi mesi fa collaboratore del governatore, che nel 2006 l’aveva piazzato nella lista di Forza Italia. Un successo elettorale, sia pure in una regione di 320 mila abitanti (un quarto della sola Milano) sarebbe un miracolo, interrompendo una serie di batoste memorabili. Per questo Iorio ha deciso di fare a meno di Berlusconi.

Interpellato, minimizza: «Non ho approfondito, ma mi pare che il simbolo del Pdl sia cambiato. Certo, cinque anni fa il suo nome c’era anche in Molise. Ora no, meglio privilegiare quello del candidato sul territorio. Comunque, non sono tra quelli che pensano che il nome di Berlusconi sia negativo, chiaro? Quanto ai comizi con lui, ne avevamo parlato tempo fa, ma al momento non ce ne sono in programma». In altri tempi, quando i candidati azzurri facevano stampare manifesti con fotomontaggi per simulare l’abbraccio e la benedizione del Cavaliere, tale scelta sarebbe apparsa un suicidio. Oggi no. Secondo le rilevazioni Demos, il gradimento popolare di Berlusconi è sceso dal 35% del dicembre 2010 al 22,7% del settembre di quest’anno.

E gli ultimi indizi elettorali fanno una prova. Milano: Berlusconi prende in mano la campagna per le comunali affondando Letizia Moratti. Napoli: il candidato del centrodestra Gianni Lettieri telefona a Denis Verdini supplicandolo: «Convinci il presidente a non venire»; Silvio va e trova una piazza Plebiscito semivuota e fischiante, facendo felice De Magistris. Referendum: i consiglieri suggeriscono il basso profilo, il Cavaliere fa appelli per l’astensione e trascina milioni di elettori alle urne. Se Iorio perderà, avrà pagato il clima nazionale. Se vincerà, dovrà ringraziare la damnatio memoriae di Berlusconi. Fino a ipotizzare il capovolgimento del gingle del Pdl: «Meno male che Silvio non c’è…».

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fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/422941/

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STRANA GIUSTIZIA, RIINA SI, LAVITOLA NO – Mentana: “Perché nessuno mi chiede dov’era Lavitola?”

Ricordate? L’abbiamo pubblicato anche noi: ‘Sequestrati a Repubblica i verbali di Riina. I materiali erano stati pubblicati questa mattina e sono rimasti in linea almeno dieci ore. Ma i magistrati di Caltanissetta parlano di un provvedimento “preventivo” per evitarne la diffusione. Indagati i giornalisti Attilio Bolzoni e Lirio Abbate’.

https://i1.wp.com/inchieste.repubblica.it/images/2011/09/30/221731457-4570f56a-f336-4264-aeea-811e33eac84a.jpg

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Mentana, al Tg de La7, effettua un collegamento in diretta con il latitante (su consiglio espresso di Berlusconi) Lavitola e nessuno muove un dito? Forse perché nei verbali di Riina vi sono ‘notizie’ scottanti a carico di noti politici italiani, mentre le ‘notizie’ che potrebbe dare il Lavitola è meglio che restino ‘sepolte’ all’estero?

C’è del marcio, a Palazzo Grazioli.

mauro

Mentana: “Perché nessuno mi chiede dov’era Lavitola?”

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Breve sfogo di Enrico Mentana durante l’edizione serale del suo TgLa7 del 30 settembre. A conclusione di un servizio riguardante la possibile iscrizione del premier nel registro degli indagati nell’ambito del caso Tarantini (per Berlusconi si profila l’accusa di istigazione a rendere false testimonianze a causa delle discrepanze tra i suoi racconti e quelli di Lavitola), Mentana così commenta il silenzio sulla sua esclusiva intervista in diretta a Lavitola, andata in onda il 28 settembre su La7 (un collegamento satellitare di circa 2 ore9: “L’altro giorno, ormai 48 ore fa, abbiamo fatto quell’intervista via satellite a Lavitola. Ci saremmo aspettati che poche ore dopo, o addirittura durante la trasmissione, qualcuno (le autorità preposte, ndr) sarebbe venuto a verificare l’origine tecnica di quel collegamento per identificare dove sia il latitante Lavitola. Sono passate 48 ore e non si è fatto vivo ancora nessuno”.

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(Guarda qui l’intervista a Lavitola)

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02 ottobre 2011

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/mentana-perche-nessuno-mi-chiede-dovera-lavitola/161403/

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STUPIDARIO – Più che un governo, è un cabaret

Più che un governo, è un cabaret

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https://i2.wp.com/www.navecorsara.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/Gelmini+tunnel+c1.jpg
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Rotondi che parla di «blogghisti e inernettauti». Frattini che si vanta on line di aver stretto la mano a Obama. Gelmini che inventa tunnel dalla Svizzera all’Abruzzo. Sorge il dubbio che facciano apposta: per imitare un Capo che ha fatto della gaffe il suo stile comunicativo

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di Riccardo Bianchi

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L’ultima chicca è stata quella del ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, che martedì scorso, durante un’intervista radiofonica a ‘Un giorno da pecora’ ha mostrato una conoscenza di Internet tragicomica: per lui infatti la Rete è frequentata da “blogghisti e internettauti”.
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Solo il giorno prima a fare una figura tremenda era stato il ministro degli esteri, Franco Frattini. che nel suo sito aveva messo, tutto orgoglioso, un titolo trionfalistico in terza persona (“New York, Obama saluta Frattini”, neanche fosse l’incontro di Teano) e presto è stato preso in giro da mezza Italia: il video dell’incontro infatti mostrava come Obama, dopo una velocissima stretta di mano a Frattini, non si fosse filato per niente il responsabile della Farnesina, rimasto ai margini del capannello a guardare per aria imbarazzato e ad aggiustarsi il ciuffo mentre gli altri parlavano tra loro.
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Una performance che ha seguito di pochi giorni la disavventura di un’altra collega di governo, Maria Stella Gelmini, per la storia della costruzione del fantomatico tunnel dei neutrini che collegherebbe il Cern di Ginevra e il Gran Sasso, annunciata dal ministro Mariastella Gelmini sul sito web del suo ministero: vicenda diventata un tormentone del web.
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Ma queste sono solo le ultime zeppe di un governo che, dal 2008 a oggi, ha fornito spettacoli di ogni tipo: come quando a ‘Ballarò’, il 3 maggio scorso, Ignazio La Russa ha mostrato di ignorare chi sia il presidente della Bielorussa (“Chi è questo Lukashenko?”) o come quando il 30 gennaio 2010 all’Aquila Angelino Alfano, allora ministro della Giustizia, ha proclamato con tono solenne: “Dichiaro aperto l’anno giudiziario” ma è stato prontamente redarguito dal presidente della Corte d’Appello, Giovanni Canzio: “Fino a quando non vi sarà una riforma in tal senso, l’apertura dell’anno giudiziario la dichiara il presidente della Corte”.
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E via così: di Brunetta si sa che è stato definito “proprio un cretino” il 17 luglio scorso da Tremonti, durante un convegno, e che il ministro dell’Innovazione non gode neanche di una gran stima da parte del collega Maurizio Sacconi (“Io non lo ascolto nemmeno”). Di Scajola si ricorda sempre la storia della casa “acquistata a sua insaputa”, ma si tratta dello stesso Scajola che aveva definito Marco Biagi (ucciso dalle Brigate Rosse) “un rompicoglioni” e – ancora – è lo stesso Scajola che durante l’inaugurazione di una centrale a Civitavecchia ha voluto ricordare a suo modo i due lavoratori deceduti nella costruzione: “Dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita umana si è costruito questa modernissima centrale dove tutto è controllato e tutto è sicuro”. Con buona pace dei defunti.
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Ma, come si diceva, a fare gaffe è anche Franco Frattini, quello che di mestiere dovrebbe starciattentissimo visto che il capo della diplomazia italiana. Intervenuto nel settembre 2009 a una riunione informale dei capi delle diplomazie europee a Stoccolma, Frattini si è vantato di aver fatto un discorso sull’antisemitismo: “Sono stato l’unico e ne sono fiero”. A smentirlo ci hannopensato subito il ministro svedese Carl Bildt e Javier Solana, allora alto rappresentante per la politica estera europea, che ha commentato: “Forse Frattini doveva essere ad un’altra riunione”.
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Resta poi memorabile, quanto triste, la frase pronunciata da Frattini pochi giorni dopo l’inizio delle attività della Nato in Libia: “Durerà al massimo 3 o 4 settimane, le ipotesi più ottimistiche parlano di pochi giorni”. Era aprile: tutt’oggi, fine settembre, le operazioni sono in corso.
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E c’è pure, nella ‘frattineide’ delle gaffe, quella con l’alto commissariato per i rifugiati, quando il minstro ha detto che ci sarebbe stato “un coinvolgimento dell’Unhcr in azioni di prevenzione e contrasto del flusso di migranti provenienti dalla Libia”. Secca la risposta dell’organizzazione, che da sempre si impegna proprio per aiutare i rifugiati e i migranti, la quale ha ribadito “la propria contrarietà a ogni azione di respingimento”.
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Poi ci sono gli altri, i ministri minori. Tipo Maria Vittoria Brambilla, che intervenendo alla conferenza di presentazione dell’ultima edizione del Vinitaly, è stata vista sorseggiare in pubblico Coca Cola. Niente in confronto a quando, nel luglio dell’anno scorso, ha lanciato una campagna per convincere gli italiani a trascorrere le vacanze in patria, salvo farsi beccare pochi giorni dopo sul lungomare dell’appartamento che aveva affittato per l’estate in Costa Azzurra, oltre confine.
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Del resto Maria Vittoria è una che le figure di palta se le va cercare. Dato che il suo ministero ai sensi di legge non esiste (è stato abrogato con un referendum nel 1993 e da allora è un banale Dipartimento della presidenza del consiglio) e dato che lei quindi è ‘ministro senza portafoglio con delega al turismo’, ha fatto mettere sull’edificio dove lavora con il suo staff una gigantesca scritta in similoro, che indica ai passanti una notizia fondamentale: “Ministro del turismo”. Senza la ‘e’.
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Poi, naturalmente, c’è la Carfagna: intervistata dal Tg2 (l’8 marzo 2010), il ministro delle pari opportunità ha sfoggiato un’invidiabile conoscenza delle date storiche: “In Italia paghiamo un grande ritardo”, ha detto: “Le donne hanno guadagnato il diritto di voto soltanto nel 1960”. Non contenta di aver dimenticato che questo invece fu concesso nel 1946, in occasione del referendum tra repubblica e monarchia, la Carfagna continuò sbagliando sia l’anno in cui fu abolito il delitto d’onore si quello della riforma del diritto di famiglia.
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Non è più ministro ma è capogruppo del Pdl invece Maurizio Gasparri, quello secondo il quale “con Obama alla Casa Bianca Al Qaeda è più contenta”. Nel caso, tempo due minuti e partì una corsa a smentire o a prendere le distanze dalle affermazioni dell’ex An. Ma ci fu chi lo difese: “Maurizio è vittima della sterile critica demagogica di certa sinistra” sostenne coraggiosamente il Pdl Mario Ferrara. Tra l’altro, durante il mandato del presidente americano è stato ucciso Osama bin Laden: in quanto a preveggenza, Gasparri non eccelle.
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Inutile poi indulgere troppo su Carlo Giovanardi è uno che di gaffe se ne intende. Il 9 maggio 2009 ha dichiarato che Stefano Cucchi era morto “perché era un drogato”. Il 20 settembre 2010 ha sostenuto che nei paesi in cui era stata legalizzata l’adozione per le coppie gay era “esplosa la compravendita di bambini”. Poi, quando è stato incaricato di seguire la strage di Ustica del 1980, durante un convegno a Bologna ha esordito dicendo che in quella stessa estate “due aerei sono stati abbattuti da bombe libiche: in Sudan e a Lockerbie”. Peccato che Lockerbie avvenne nel 1988 e la strage “in Sudan”, che per altro era in Ciad, è del 1989.
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Del resto, il vero guru delle gaffe del governo è il capo di tutti loro, il Berlusconi delle corna al vertice della Ue (2002) e dei ‘cucù!’ alla Merkel, quello che “Mussolini non ha mai ucciso nessuno, mandava la gente in vacanza al confino” e le vittime del terremoto de L’Aquila “devono prendere questa esperienza come un camping da fine settimana”: E, ancora, quello che racconta le barzellette con bestemmia finale e che ha fatto arrabbiare la Regina Elisabetta chiamando a gran voce Obama. Quello infine che dice “Romolo e Remolo” e “Gògol” al posto di Google.
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Non è facile poi per Paolo Bonaiuti, che cura la comunicazione di Chigi, cercare di mettere una pezza. Anzi, è un vero casino e a volte la pezza medesima diventa peggiore del buco. Come quando, il 24 marzo scorso, ha fatto pubblicare un comunicato ufficiale sul sito del governo per far sapere agli italiani che “ieri il premier non ha cantato alcuna canzone a cena”. Purissimo cabaret.
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28 settembre 2011
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