Archivio | ottobre 7, 2011

Assisi, leader religiosi non pregheranno per la Pace: paura di confondere i fedeli

Assisi, leader religiosi non pregheranno per la Pace: paura di confondere i fedeli

.


fonte immagine

.

di Franca Giansoldati
.

 

CITTA’ DEL VATICANO – Il nome di Dio non verrà invocato. Stavolta niente preghiere ad Assisi: i leader religiosi invitati dal Papa a riunirsi sulla tomba di San Francesco per riflettere sul tema della pace non pregheranno nè da soli, nè collettivamente. La «Giornata di riflessione, dialogo e preghiera» ideata da Papa Wojtyla 25 anni fa sarà solo una «Giornata di riflessione e dialogo» tra diverse fedi. In questo modo Benedetto XVI vuole evitare ogni possibile rischio di sincretismo religioso, confondendo i fedeli; e così nella cittadina umbra, il 26 ottobre prossimo, non si invocherà il nome del Signore. Anche da cardinale Papa Ratzinger aveva manifestato qualche perplessità al suo predecessore proprio su questo punto, pur condividendo ovviamente l’importanza di un momento di dialogo.

Cambiamenti a parte il venticinquesimo anniversario dello storico summit promosso da Papa Wojtyla nel 1986 sarà comunque importante e significativo. A cominciare dalle presenze. Hanno aderito in parecchi. Solo le delegazioni cristiane sono già una trentina e c’è il problema di contenerle. Saranno presenti l’Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, l’arcivescovo ortodosso di Cipro, l’arcivescovo metropolita di Astana, Alexander, uomo di fiducia del Patriarca di Mosca, Kirill. Ortodossi, anglicani, luterani, evangelici, ma anche ebrei, rappresentanti del World Jewish Congress e rabbini di peso, poi induisti, animisti, buddisti.

Solo i musulmani saranno sotto rappresentati dal momento che l’università del Cairo di Al-Azhar, il maggiore centro teologico sunnita, ancora immensamente irritato con il Papa per il discorso fatto l’anno scorso davanti al Corpo Diplomatico, ha fermamente declinato l’invito (anche se al summit di Sant’Egidio a Monaco, nel settembre scorso, lo sceicco Al Tayyeb aveva inviato due rappresentanti). Sulla tomba di san Francesco ci sarà però il Principe Ghazi di Giordania, al quale spetterà l’onore di sedere accanto al pontefice al momento del pranzo.

Per la prima volta arriveranno anche 5 atei incalliti, tra cui Julia Kristeva, celebre psicanalista francese, allieva di Lacan, di origini bulgare. I nomi degli intellettuali atei sono stati forniti dal cardinale Gianfranco Ravasi, ideatore del Cortile dei Gentili, un think thank per il dialogo con i ’lontani’. La giornata si compone, grosso modo, in tre momenti. Un primo, nella basilica degli Angeli, dove gli ospiti parleranno (sono previsti una decina di interventi) e prenderanno visione di un filmato con le immagini di quel 26 ottobre 1986 ormai entrato nella Storia. Seguirà un frugale pranzo, nel rispetto delle regole alimentari previste dalle varie religioni e, infine, una visita alla tomba del santo seguita dalla lettura, in piazza, di un testo sulla pace nel mondo.

Papa Ratzinger, come aveva già fatto il suo predecessore, partirà con tutte le delegazioni dalla stazione vaticana con un convoglio con le insegne vaticane, messo a disposizione dalle Ferrovie dello Stato. Partenza alle 8 di mattina per circa trecento persone tra leader religiosi, prelati, autorità italiane e uomini della sicurezza. Al ritorno il treno rallenterà alle stazioni di Terni e Foligno per permettere al Pontefice di salutare i fedeli.

.

Venerdì 07 Ottobre 2011 – 18:39    Ultimo aggiornamento: 18:40

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=165697&sez=HOME_NELMONDO

__________________________________________________________________________________________________________________________________


Berlusconi? E’ un bordello! – VIDEO: La Mussolini canta Forza Gnocca

http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTdCRJQszGvlxD2RXbiZzG-1mpFlI0Z6-Cj78qHtAEMc__nog8y6gl5WuGevw
“..perché la gnocca è qui!” – fonte immagine

Argentina: inaugurato il bordello ‘Palacio Berlusconi’

.

Ballerine al Palacio Berlusconi, bordello di Rosario, in Argentina.

Ballerine al Palacio Berlusconi, bordello di Rosario, in Argentina

.

di Grazia Cicciotti

.

Ormai c’è anche un termine per definirlo: come sottolinea il sito ‘Emigrazione Notizie’ ci troviamo di fronte al ‘franchising della gnocca’.

Impossibile non parlare, in questo momento, del nostro Premier Silvio Berlusconi e del giro di escort scoperto grazie alle intercettazioni: all’estero la notizia fa discutere e sorridere e c’è già chi ne approfitta per creare un vero e proprio business.

In Argentina, a Rosario, è sorto infatti il bordello ‘Palacio Berlusconi’: una ‘casa chiusa’ di lusso che ha pensato bene di scegliersi un nome sensazionalistico. Non sono mancate, tuttavia, le proteste.

Antonio Bruzzese
, Presidente dell’Associazione Insieme Argentina, ha infatti esposto le proprie lamentele al sindaco di Rosario, Roberto Lifschitz, e al Console Generale, Rosario Miccichè: “Egregio Sig. Sindaco, voglio esporre la mia profonda indignazione per l’esistenza nella città di Rosario di un luogo di dubbia moralità, che porta il nome del Primo Ministro del mio paese, Silvio Berlusconi, chiamato ‘Palazzo Berlusconi’, un bordello destinato a un pubblico di alto livello economico” scrive Bruzzese, “É molto offensivo che si sia permesso in questo comune l´utilizzo del nome di una delle massime cariche dello Stato italiano. Non é mia intenzione giudicare la moralitá di Berlusconi, né tanto meno espormi in sua difesa, perché il problema va oltre la persona e ridicolizza il paese che rappresenta, al di lá della sua gestione di governo. Mi auguro da parte sua la comprensione di un tema cosi delicato e una rapida risoluzione, in difesa dell´italianitá e delle relazioni tra i nostri paesi”.

Il Console italiano è stato avvisato riguardo la protesta dallo stesso Bruzzese.

Nei mesi scorsi, a Londra era stata aperta anche una pizzeria dal nome ‘Bunga Bunga’, che offre anche il palco per il karaoke, molto amato dal Premier.

.

07 ottobre 2011

fonte:  http://www.funweek.it/home/argentina-inaugurato-bordello-palacio-berlusconi.php

_________________________________________________________________________________________________________________________________

La Mussolini canta Forza Gnocca. Ormai manco più la vergogna (Un giorno da pecora)

Caricato da in data 07/ott/2011

Senza dignità, senza amor proprio, sempre in malafede ..gentaglia

__________________________________________________________________________________________________________________________________


REPORTAGE – Islamisti contro liberali è scontro sulla “nuova Libia”

IL REPORTAGE

Islamisti contro liberali
è scontro sulla “nuova Libia”

.

Il paese non è ancora del tutto liberato: si compie in queste ore l’assalto finale alla roccaforte gheddafiana di Sirte. Ma la battaglia per la leadership è aperta. I combattenti, provenienti in gran parte da Misurata, rivendicano il primato politico. Ma i leader di Bengasi hanno il merito di aver convinto la Nato a intervenire. E intanto la formazione del nuovo governo è bloccata

.

dall’inviato di Repubblica CRISTINA NADOTTI

.

Islamisti contro liberali è scontro sulla "nuova Libia"  (afp)

.
TRIPOLIA tarda sera le raffiche di mitra dei ragazzi della rivoluzione echeggiano nelle strade di Tripoli, messaggi sonori per ribadire la presenza delle truppe dei liberatori. Molti arrivano da Misurata, la città che dopo settimane di duro assedio fu liberata il 23 aprile scorso e segnò, in quanto grande centro della Tripolitania, un punto di svolta per la capitolazione di Gheddafi.

Da Misurata l’avanzata dei ribelli è proseguita verso Tripoli, liberata lo scorso 21 agosto. Molti dei ragazzi che presidiano i check point della capitale e ogni sera fanno caroselli celebrativi con le auto, sparando raffiche di mitra in aria, vengono proprio da Misurata e dai centri dell’interno. Rivendicano con la loro presenza un ruolo da protagonisti nella Libia libera dal regime, rappresentano sul terreno gli scontri di forza in seno alla battaglia politica per la formazione del governo centrale.

Mentre a Sirte, ultima roccaforte dei lealisti insieme a Bani Walid, ancora si combatte (proprio oggi è in corso un’offensiva che in molti prevedono decisiva), i libici  sono ansiosi di tornare alla normalità, di avere un governo capace di dare risposte alle necessità quotidiane. Si attendeva la formazione del nuovo esecutivo, al posto del Consiglio nazionale di transizione, già questa settimana, ma dopo due settimane di trattative martedì scorso i vertici del Cnt hanno annunciato un rimpasto e rinviato la formazione di un governo di transizione dopo la liberazione del Paese, ches arà proclamata alla caduta di Sirte.

Il rinvio è il risultato di due settimane di discussioni che non hanno portato a un accordo tra due delle anime principali della rivoluzione contro Gheddafi, l’ala più liberale, che ha i suoi maggiori esponenti nel gruppo di Bengasi e vanta il merito di aver convinto la Nato a intervenire, e gli islamisti, che ritengono di aver sostenuto gran parte del fardello dei combattimenti sulo terreno e di rappresentare la maggior parte dei rivoluzionari.

La controversia tra le due fazioni cresce di giorno in giorno, mentre la gente comune, soprattutto nella capitale, è stufa di vedere le strade militarizzate e chiede provvedimenti pratici, regole per far ripartire i commerci e le attività quotidiane, paralizzate dall’assenza di indicazioni precise. E a far crescere l’insicurezza, nonostante l’entusiasmo e le speranze manifestate con forza e ottimismo dalla gente, c’è il dubbio che non soltanto i centri di potere di Misurata e Bengasi si combattano per le poltrone di governo, ma si facciano sentire le varie tribù e regioni libiche.

Emblematica di questa lotta interna è stata la dichiarazione fatta la settimana scorsa da Ali al-Salabi, il padre spirituale degli islamisti in Libia. Nell’appellarsi al presidente francese Sarkozy perché rispetti le scelte dei libici nella nomina del prossimo primo ministro, al Salabi ha di fatto accusato l’Europa di interferire negli affari interni della Libia appoggiando Mahmoud Jibril, ex capo del consiglio esecutivo. Al Salabi vuole infatti che a dirigere il prossimo governo sia Abdul Rahman al-Sweihli, non a caso di Misurata, figura a suo parere capace di rappresentare la maggioranza dei combattenti e dei libici.

Liberali contro islamisti, tensioni regionali, rivalità tribali, ambizioni personali o economiche, visti i profitti del petrolio libico, rischiano di complicare e rallentare la normalizzazione della Libia. L’incertezza è comprensibile data la guerra ancora in corso e gli oltre 40 anni di regime sofferti dalla Libia, ma contrasta con le fiduciose aspirazioni della gente, con l’impegno capillare per sostenere i feriti e le famiglie delle vittime, con le bandiere della nuova Libia che sventolano ovunque. Anzi, le bandiere della “Libia libera”, come tengono a sottolineare tutti con orgoglio nazionale. I libici rivogliono le loro tradizioni e la loro identità culturale, oppresse dal culto della personalità di Gheddafi. Non vogliono novità eclatanti, chiedono piuttosto di poter essere se stessi e non i burattini del colonnello.

.

07 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/07/news/libia_battaglia_misurata-22866818/?rss

__________________________________________________________________________________________________________________________________


IL CASO – Internet, Moncler fa oscurare 500 siti perché ‘citavano’ il nome dell’azienda

https://solleviamoci.files.wordpress.com/2011/10/funny.jpg?w=300
Pfui!.. Pezzenti. – fonte immagine

Internet, Moncler fa oscurare 500 siti
perché ‘citavano’ il nome dell’azienda

.


fonte immagine

.

Decisione senza precedenti del tribunale di Padova: centinaia di domini bloccati solo perché utilizzavano il nome dell’azienda. Il sequestro preventivo per contraffazione, ma molti non vendevano nulla. Un precedente che rischia di avere ripercussioni sulla libertà del web e su siti di vendita online come eBay

.

di ALESSANDRO LONGO

.

Internet, Moncler fa oscurare 500 siti perché 'citavano' il nome dell'azienda

.

PADOVA Una sentenza italiana rischia di mandare in tilt la libertà di citare un’azienda sul web. Un giudice, per la prima volta in Italia, ha infatti ordinato l’oscuramento di circa 500 siti web internazionali per ordine di un’azienda, interessata a proteggere il proprio marchio su Internet: la Moncler. È una decisione del 29 settembre del tribunale di Padova, a cui si era rivolta la multinazionale dell’abbigliamento.

Moncler è riuscita così a bloccare l’accesso (“oscurare”) agli utenti italiani a ben 493 siti e domini contenenti quel marchio nell’indirizzo. A quanto si legge nel provvedimento, si tratta di sequestro preventivo di siti web per i reati di “introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi” (articolo 474 del codice penale) e “vendita di prodotti industriali con segni mendaci” (art. 517).

Di per sé non sarebbe una novità oscurare un sito per combattere la contraffazione. Qui però c’è un fatto eccezionale: per il giudice, il reato di contraffazione non è la vendita di merce falsa, ma la semplice registrazione di un indirizzo web con il marchio dell’azienda.

“Il provvedimento è clamoroso, per la prima volta si oscurano siti non per reati legati al diritto d’autore, ma per le diverse ipotesi di violazione del marchio”, spiega Fulvio Sarzana, avvocato tra i massimi esperti di diritto su Internet. “Solo alcuni di quei siti vendevano merce contraffatta, infatti”.

Altri sono vuoti, contenendo solo pubblicità. Altri ancora non sono nemmeno siti: sono semplicemente domini registrati, senza alcun servizio sopra (esempio, Monclerfans.com). Moncler ha fatto insomma una guerra preventiva alla contraffazione e in generale contro chiunque altro aveva registrato un dominio con quel marchio.

Ragionando in questo modo, diventa vietato anche registrare un sito come “Monclernonmipiace”, per pubblicare commenti negativi sui prodotti. Pratica che invece è stata comune finora, sulla rete: un caso storico è Alitaliasucks.com (“Alitaliafaschifo.com”), registrato da un americano per raccogliere varie disavventure e sopravvissuto alle denunce dell’azienda.

Finora ha prevalso il diritto alla libertà di espressione e quel sito, come altri, è visibile anche agli italiani; ma in futuro chissà: “Questa sentenza ha un altro primato”, dice infatti Sarzana. “La maggior parte dei siti risiede presso provider stranieri: americani, spagnoli, giapponesi”. Siti che, dopo questa sentenza, potrebbero restare attivi ma inaccessibili agli utenti italiani. “Se passa questo principio diventa impossibile citare un marchio in Internet senza l’autorizzazione della rispettiva azienda”, dice Sarzana. “Il marchio verrebbe violato anche se tu scrivi un’inserzione su eBay, ‘vendo un piumino Moncler’. Questa cosa equivale a registrare un dominio Moncler: sempre di contraffazione si tratta, alla luce di quella sentenza”.

“Siti come eBay potranno quindi essere chiamati a rispondere in concorso per la vendita di oggetti contraffatti e subire il sequestro preventivo delle pagine delle inserzioni”, continua Sarzana.

È insomma la nuova frontiera a cui l’Italia è arrivata camminando sulla strada dell’oscuramento dei siti web. Si era partiti bloccando l’accesso a singoli siti, come The Pirate Bay, condannati per violazione del diritto d’autore (permettevano il download di musica e film). Adesso si è già nella fase della guerra preventiva contro la contraffazione, con centinaia di siti bloccati in un colpo solo.

.

.

07 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/10/07/news/moncler_oscurare-22862347/?rss

__________________________________________________________________________________________________________________________________


Don Gallo, IL VANGELO DI UN UTOPISTA

IL VANGELO DI UN UTOPISTA

Prefazione di Loris Mazzetti

«Sperate nell’impossibilità, perché Dio è oltre l’impossibile».
Don Andrea Gallo

IN ALLEGATO AL LIBRO IL BREVIARIO LE PREGHIERE DI UN UTOPISTA

collana:
Anno: 29/09/2011 | Pagine: 89 | € 9,90 | ISBN: 9788874248209
.

Il libro

«Il Vangelo è vita, è liberazione, è il gusto e il rischio della vita». Partendo dal concetto di utopia di Eduardo Galeano, don Andrea Gallo ci spiega: «Quando sei convinto che a trecento metri ci sia quello che vuoi raggiungere, li percorri e ti rendi conto che l’utopia è trecento metri più in là. Per questo ti dici: “Allora è veramente irrealizzabile”. Invece no, perché c’è un aspetto positivo: che si sta camminando, e l’utopia si realizza strada facendo».

Nel portare da oltre cinquant’anni il messaggio di Gesù, sempre sulla strada, sul marciapiede, sempre in mezzo agli ultimi, don Gallo ha messo insieme i suoi sei personalissimi Vangeli. Il primo è il messaggio che tutti, credenti e non credenti, possono cercare la verità costruendo un’unica grande famiglia umana. Il secondo è la Pace, la giustizia verso i più poveri, i senza dignità, non come frutto della carità-elemosina, ma del riscatto storico e della giustizia. Il terzo è appunto l’utopia, perché Gesù è nell’orizzonte della speranza del regno. Il quarto è la sobrietà, primo passo verso la solidarietà; il quinto, la Costituzione della Repubblica italiana, che è democratica, laica, antifascista, «e non è un optional, l’antifascismo, per nessun cittadino». L’ultimo è il “vangelo” lasciatoci da Fabrizio De André ed Ernesto Balducci, i quali ci dicono che «l’unica strada possibile è incarnarsi nella vita dei poveri e degli esclusi, non per essere travolti e abbassati, ma per vivere insieme a loro la liberazione reale».

Con la stessa energia che lo porta a girare di notte per i carrugi di Genova per aiutare chi soffre, con la stessa generosità che lo vede conferenziere in giro per l’Italia, don Gallo consegna alla parola scritta la sua personale utopia, che è poi la stessa del Vangelo: cambiare il nostro quotidiano e, di conseguenza, cambiare il mondo.

.

Per capire attraverso quali parole Don Andrea Gallo prega, esce in allegato al libro il suo personale e originalissimo breviario: Le preghiere di un utopista.
«Quando gli uomini e le donne cercano di entrare in contatto con Dio, allora nascono le preghiere: ci sono anche delle formule prefissate, ma la vera preghiera è l’espressione che viene dal profondo del cuore».

.

Dallo stesso autore

Dalla stessa collana

LIBRI, PASSAPAROLA – Sprechi, corruzione, incuria Il buco nero della “Sanità Spa”

PASSAPAROLA

Sprechi, corruzione, incuria
Il buco nero della “Sanità Spa”

.

Libro-inchiesta di Daniela Francese sulle pieghe oscure del sistema sanitario italiano: dal malaffare fatto sistema alle inefficienze dei servizi al cittadino. Con un ricco corredo di dati e grafici e un’esortazione finale: “Dobbiamo essere consapevoli che la salute è un bene comune”

.

di SILVANA MAZZOCCHI

.

Sprechi, corruzione, incuria Il buco nero della "Sanità Spa" Daniela Francese

.

Medici faccendieri, imprenditori spregiudicati, amministratori infedeli. La salute degli italiani è messa a rischio da una vera e propria Spa che a colpi di sprechi, mazzette e servizi scadenti, sottrae alla collettività un fiume di soldi e servizi preziosi che potrebbero invece essere destinati alla prevenzione e all’assistenza di tutti. E sono decine i milioni di euro che ogni anno vengono bruciati da un sistema malato, mentre è calcolato in centinaia di milioni il danno erariale provocato dalle frodi di ogni genere e tipo.

L’aspetto buio della nostra Sanità emerge con il rigore dell’inchiesta nel nuovo libro di Daniela Francese, giornalista impegnata sui temi della biopolitica e dei diritti umani, già autrice  nel 2009 di La Salute rubata. E Sanità Spa (Newton Compton editori) è un’indagine a  trecentosessanta gradi, politica ed economica, su tutto ciò che non va  nella cura degli italiani. Le cordate che impongono farmaci al mercato compiacente, le spese ingiustificate, i ricoveri  e gli interventi chirurgici inutili o fasulli. E, ancora, la lottizzazione, i raggiri, le negligenze di certi medici, un elenco accompagnato dalla descrizione, puntuale e dettagliata, dei metodi fantasiosi architettati da sanitari, amministratori e tangentari per sottrarre danaro pubblico alla comunità.

Daniela Francese analizza i capitoli del malaffare e mette insieme una radiografia completa delle iniziative truffaldine (e non solo) che minano il sacrosanto diritto alla salute dei cittadini, garantito dalla Costituzione. Un testo arricchito da grafici e norme che costituiscono altrettanti spunti di riflessione per affrontare le sfide del futuro.

Un business ricco quello della Sanità: è di ben 130 miliardi di euro il costo annuale della salute in Italia, un vero e proprio tesoretto in cui i “signori” della Sanità Spa pescano a piene mani. E resta inteso che non sono soltanto i reati e erodere le giuste aspettative di assistenza,  sono anche gli errori compiuti dagli addetti ai lavori per superficialità o per dolo, causa di danni umani gravissimi nei confronti dei pazienti e dei loro famigliari, sono le liste d’attesa  interminabili, le lungaggini burocratiche ricorrenti. Infine, il fiume di denaro gettato al vento grazie all’abuso di esami e di accertamenti clinici sbagliati o superflui, spesso distorsione complementare all’esagerato ricorso all’autocura. Sanità spa racconta ogni piega di un fenomeno dilagante che rischia di mettere in ginocchio il settore e aiuta a conquistare la piena consapevolezza di un nostro diritto fondamentale in un momento in cui, oltre che con i mali che affliggono la sanità, ci troviamo a dover fare i conti  con i tagli dovuti alla crisi.

Tangenti, nomine lottizzate, appalti discutibili, quanto sottraggono ai 130 miliardi della spesa sanitaria?
“Per capire perché il malaffare sia così dilagante nella sanità dobbiamo avere ben chiari due aspetti:  che essa beneficia di tanti soldi pubblici e di una domanda inesauribile con pazienti disposti a tutto per guarire o, magari, per non ammalarsi, come testimonia il fenomeno in crescita della medicina predittiva. Queste due caratteristiche ne fanno un piatto molto appetitoso per personaggi senza scrupoli e per le mafie, sempre più pervasive, come hanno dimostrato l’ondata di arresti, che ha sconvolto la Asl di Pavia, o i fatti della Asl di Locri, perché non c’è niente di più unificante del crimine. Nord-Sud, pubblico-privato, gli interessi illeciti sono sempre trasversali e gravano come un macigno sui 130 miliardi di spesa sanitaria contribuendo a spargere iniquità.

Lo scandalo delle liste di attesa, il pendolarismo sanitario, le Italie della salute sono tutti fenomeni che devono essere letti non solo come espressione di una malasanità, ma soprattutto come conseguenza di vari fattori: corruzione, evasione fiscale, lavoro nero che significano quasi 400 miliardi di euro sottratti ogni anno in termini di servizi ai milioni di cittadini che compiono responsabilmente il loro dovere come contribuenti. Lo disse senza giri di parole l’ex governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, “gli evasori sono i primi responsabili della macelleria sociale” a cui si aggiunge l’opera erosiva dei corruttori e della politica, responsabile della grave carenza dei controlli sulla pertinenza delle prestazioni.

Quali sprechi, quali errori?
“Non c’è crisi per le truffe. Oltre 130 milioni di euro è l’importo sottratto in tre anni secondo gli accertamenti della Guardia di Finanza a cui si aggiungono circa 490 milioni di euro di danno erariale. E’ un vero e proprio business spinto da una fantasia senza confini che coinvolge medici, amministratori e imprenditori e ogni anno sottrae risorse che sarebbero indispensabili per mantenere una risposta assistenziale di tipo universalistico, dunque garantita a tutti.

Si va dai falsi casi urgenti ai finti assistiti, ovvero pazienti morti da anni per cui i medici di base continuano a percepire il compenso. Dalle dimissioni virtuali, che riguardano spesso pazienti anziani, preferibilmente soli, i quali vengono trasferiti, solo sulla carta, da un reparto all’altro per continuare a percepire i rimborsi regionali. Alla falsificazione delle cartelle cliniche: 80 mila quelle scoperte solo in Lombardia per una truffa di 18 milioni di euro. All’abuso della trattativa privata al posto dell’appalto pubblico per non mettere le ditte in concorrenza ottenendo prezzi più vantaggiosi ma rinunciando a qualche golosa bustarella. Una prassi che è parte in causa degli assurdi divari nei costi dei dispositivi medici la cui spesa totale ammonta a circa due miliardi di euro l’anno. E’ così che  un defibrillatore costa a Trento 13.500 euro e a Bolzano 16.100; un pacemaker oscilla dai 1250 euro della Toscana ai 2324 dell’Emilia Romagna; per non parlare del mercato delle protesi e del materiale sterile per medicazione, più banalmente le garze, che la Asl di Locri pagava con un ricarico del 16‰ bruciando così 100 mila euro.

La sanità è un bene comune, come combattere il malaffare?
“Purtroppo che la sanità sia un bene comune non è un pensiero così condiviso. La consapevolezza di cosa significhi Servizio sanitario nazionale, di quanto esso rappresenti una delle più importanti conquiste italiane del XX secolo è tutt’altro che generalizzata. Lo abbiamo potuto accertare con l’inchiesta pubblicata in Sanità Spa, condotta intervistando i cittadini in cinque aree della Capitale, diverse per tessuto economico e sociale. Per rispondere alla domanda, il primo passo per contrastare quei comportamenti che sottraggono porzioni di diritto a fasce sempre più ampie di popolazione è proprio la promozione della consapevolezza che il nostro Ssn, malgrado tutto, è quel sistema che l’Organizzazione mondiale della sanità colloca nella fascia alta della classifica mondiale per capacità di risposta assistenziale universale in rapporto alle risorse investite. Certo, consapevolezza vuol dire assunzione di responsabilità, significa cancellazione dell’alibi dell’ignoranza. Significa, ad esempio, che se un medico ci propone una visita a 100 euro al posto dei 130 con emissione di fattura non ci sta facendo un regalo, perché noi, accettando quell’evasione mascherata da “sconto”, diventiamo corresponsabili di misure come l’azzeramento del Fondo per la non autosufficienza. Quanto alla politica è giunto il momento che dia prova di quanto consideri la salute un bene comune, di quanto abbia a cuore la stabilità sociale di cui la sanità è un potente regolatore. Il malaffare va estirpato cominciando, ad esempio, con l’istituzione di un organismo di controllo che valuti i risultati clinici delle strutture sanitarie, la pertinenza degli accertamenti, dei ricoveri e delle cure ma anche togliendo alle Asl il potere di approvvigionarsi autonomamente centralizzando l’acquisto dei dispositivi medici come sembra essere nelle intenzioni del ministro della Salute”.

Daniela Francese
Sanità Spa
Newton Compton editori
pag 420, euro 9,90

.

.

07 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/10/07/news/passaparola_7_ottobre-22853982/?rss

__________________________________________________________________________________________________________________________________


Steve Jobs continua a fare miracoli

Steve Jobs continua a fare miracoli

Per milioni di fan in tutto il mondo la Apple non è solo un marchio, ma una vera e propria religione. Il suo fondatore è stato acclamato come il primo “santo laico”. E come tale ha iniziato a fare miracoli. Di marketing

.

Steve Jobs
Steve Jobs – foto Kikapress – Guarda la Fotogallery

.

Un genio, un visionario, un uomo che ha cambiato il mondo. Da quando Steve Jobs è morto, nella notte del 5 ottobre, milioni di messaggi hanno invaso la rete per ricordare il fondatore dell’azienda di Cupertino. I suoi fan hanno fatto a gara per trovare le definizioni più eccezionali e altisonanti. Sicuramente è il primo guru dell’era digitale che ci ha lasciato ma quando qualcuno ne ha invocato la santità si è iniziato a pensare che, forse, si stava esagerando.

Eppure di miracoli Steve Jobs ne ha fatti, soprattutto per il suo portafoglio. Con il lancio di iMac, iPod, iPhone e iPad ha fatto risorgere la Apple. Oggi l’azienda informatica è una delle sole due compagnie al mondo valutate più di 300 miliardi di dollari (l’altra è il gigante petrolifero Exxon). I suoi miracoli si misurano in vendite. A detta di molti, la più grande capacità di Jobs è stata creare un vero e proprio culto dei suoi prodotti, resi misteriosi e affascinanti grazie a sapienti operazioni di marketing.

Dopo la sua morte, i miracoli continuano. Beneficiaria stavolta è la St. Croix, la marca di abiti che produce i famosi dolcevita neri di Steve Jobs. È quasi impossibile trovare una foto di Jobs negli ultimi vent’anni in cui non indossi il tipico maglione a collo alto. E l’adorazione dei fan nei suoi confronti ha fatto il resto. In un solo giorno, dopo l’annuncio della sua morte, la St. Croix ha visto raddoppiare le vendite dei suo dolcevita. I proprietari dell’azienda sono così felici da aver dichiarato che realizzeranno un memoriale in onore di Steve Jobs – ma hanno ammesso di non sapere ancora esattamente come gli renderanno omaggio.

.

07 ottobre 2011

fonte:  http://mag.sky.it/mag/life_style/2011/10/07/steve_jobs_dolcevita.html

__________________________________________________________________________________________________________________________________