Archivio | ottobre 8, 2011

Santoro, l’avventura inizia dal web “Dateci 10 euro per Servizio Pubblico”

08/10/2011 – IL CASO

Santoro, l’avventura inizia dal web
“Dateci 10 euro per Servizio Pubblico”

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La home page del nuovo sito di Santoro, “Serviziopubblico.it

Il giornalista lancia sul sito il nuovo programma in onda dal 3 novembre: «Telecamere accese contro tutti gli abusi»

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ROMA
«Bentrovati, finalmente si comincia e siccome si parla sempre di noi e non sempre a proposito troverete qui le notizie che ci riguardano. La prima notizia è che giovedì 3 novembre noi saremo in onda dovunque sarà possibile». Lo annuncia dal sito www.serviziopubblico.it Michele Santoro chiedendo al pubblico 10 euro «per il servizio pubblico».

«Terremo accese le nostre telecamere – promette – fino a quando il conflitto di interesse in questo Paese non sarà definitivamente sepolto. Ma questo noi lo potremo fare solo se avremo accanto a noi il nostro pubblico, voi. Perciò vi chiedo che in queste ore – prosegue il giornalista – che sono decisive per disegnare il futuro del Paese e anche il futuro della televisone e dei mezzi di comunicazione, voi non ci lasciate soli. Vi chiedo 10 euro e vi chiedo di aiutarmi a diffondere questa richiesta di 10 euro fra tutti i vostri amici, conoscenti, parenti e anche tra coloro che magari non sanno usare internet e ai quali voi dovete fornire le informazioni per fare un bonifico o un contocorrente postale».

«Inviatemi 10 euro – dice Santoro – e conservate la ricevuta perchè poi vedrete che sarà importante. I vostri 10 euro serviranno a costruire un pezzettino di televisione senza padroni economici e senza padrini politici. I vostri 10 euro saranno un mattone di una casa dove ci sarà un unico padrone ovvero il pubblico, ovvero voi. Ce la faremo ? Berlusconi dice che lui è sempre stato un vicnente, ma in verità con noi ha sempre perso e ha perso perchè ha dovuto usare il potere politico, la forza, i sotterfugi per metterci fuori gioco, ma ha perso anche per una ragione fondamentale, perchè non conosce il valore delle parole servizio pubblico. Siamo noi che dobbiamo prendere coscienza della forza di queste due parole: servizio pubblico. E dobbiamo imparare ad usare questa forza con tutta la determinazione della quale siamo capaci, perciò mandatemi i vostri 10 euro per il servizio pubblico».

«Mi hanno chiesto – racconta Santoro – perchè non provi a fare a meno dell’aiuto del pubblico, in fin dei conti un programma televisivo dovrebbe reggersi sulle risorse che trova sul mercato per stare in piedi. Già, ma come mai un programma come il nostro che l’anno scorso ha avuto dei risultati così straordinari dal punto di vista degli ascolti e della pubblicità non è in onda nella televisione italiana? Voi sapete molto bene quello che in tanti fingono di non sapere e cioè che in Italia non esiste né un vero mercato, né un vero servizio pubblico, perciò senza il vostro aiuto, senza l’aiuto del pubblico noi saremmo stati cancellati da molto tempo nella tv italiana».

«Il fatto è che in questo momento – evidenza – tutti coloro che potevano avere qualche dubbio sul fatto che io abbia lasciato la Rai, dopo quello che è successo a Serena Dandini e Roberto Saviano, possono capire che questi dubbi è meglio che se li facciano passare. La nostra Costituzione e anche la Carta europea dei diritti dicono chiaramente che un governo non deve avere interferenze nella libertà di espressione e invece questo governo ha fatto di tutto per impedirci di lavorare serenamente e liberamente in Rai. E abbiamo buone ragioni per ritenere che abbia fatto di tutto anche per impedirci di andare a lavorare a La7».

«Diciamo che oggi – prosegue – noi ci ritroviamo ad essere come il commerciante tunisino che va con il suo carrettino per vendere frutta e verdura e quando gli impediscono di vendere i suoi prodotti si dà fuoco. Soltanto che noi non ci daremo fuoco, sia ben chiaro, anche se stiamo andando in giro col nostro carrettino per vendere la nostra frutta, la nostra verdura su internet, su Sky e sulle televisioni territoriali. Se qualcuno non ci vorrà impedire di farlo – assicura – noi questa volta continueremo a tenere accese le nostre telecamere dovunque sarà possibile, anche, per esempio, in una piazza».

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fonte  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/423898/

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BLOGOSFERA E CYBERDISSIDENZA:COME SI DIVERSIFICA L’ATTACCO AL POTERE

BLOGOSFERA E CYBERDISSIDENZA:COME SI DIVERSIFICA L’ATTACCO AL POTERE

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Nell’ambito del terzo meeting dei blogger arabi a Tunisi, FABIO MERONE ha incontrato Sofiane Bel Haj, arrestato il 6 gennaio 2011 dal regime prima della sua caduta, per parlare del ruolo svoloto dalla rete nella “primavera araba”.

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DI FABIO MERONE

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Tunisi, 08 ottobre 2011, Nena News – Nel contesto del terzo meeting dei blogger arabi che si é tenuto a Tunisi dal 3 al 6 ottobre, abbiamo incontrato Sofiane Bel Haj, famoso per il suo pseudonimo “Hammadi Kalloucha” che fu arrestato il 6 gennaio 2011, e che fu incluso in una lista di giovani dissidenti stilata dal potere negli ultimi giorni prima della sua caduta.Con Sofiane ci intratteniamo per capire meglio il ruolo svolto dalla rete durante gli avvenimenti rivoluzionari e le possibili prospettive.

Sofiane. Ci puoi aiutare a ricostruire la nascita del fenomeno della blogosfera in Tunisia?

Gli strumenti che ha a disposizione l’internauta per ricevere e diffondere informazioni attraverso la rete sono tre:il classico sito, in cui l’utilizzatore é passivo (riceve l’informazione ma non la costruisce);i forum e le chat in cui l’informazione si costruisce insieme attraverso lo scambio. In Tunisia la discussione politica nasce intorno a queste esperienze, soprattuto di forum di discussione. “Takriz”, per esempio, e “Mac 125”. (due movimenti pionieri di cyber attivisti) all’origine erano dei forum di discussione.

Erano i primissimi passi dell’uso politico e militante di internet. In embrione si intravedeva il cyberattivismo.E’ di questa fase (fine anni ‘90) l’apparizione di Zwahir Yahyeui uno dei primi cyber attivisti che lancia il sito “Tunisie”. Arrestato e condannato a due anni di detenzione, morirà in conseguenza dei maltrattamenti subiti e diventa il simbolo di tutti i cyber militanti (il suo pseudonimo era “Ettounsi”). Poiché suo zio era un noto giudice riusciva ad avere informazioni giudiziare intorno a cui costruiva delle vere e propie campagne di denuncia. Fu la pubblicazione della lettera aperta dei giudici capeggiata da Mokhtar Yaheyi che gli valse l’arresto.

Quindi questo é il primo episodio. E’ l’atto di nascita.

Bisognerebbe però porsi la domanda: perché nasce un movimento proprio su intenet? Bisogna leggere l’emersione di questo fenomeno nel contesto di in un paese in cui non vi era nessuna chance per esprimersi.

Ben Ali aveva investito parecchio su internet e lo sviluppo dell’informatica serviva da fiore all’occhiello di un regime che si voleva “modernizzatore”. Allo stesso tempo rientravano nel “business di famiglia”. Infatti i fornitori di internet appartenevano tutti al girone presidenziale.

Potresti datarmi l’avvento dei blog?

Gia a partire dal 2001 e 2002 si diffonde questa pratica…..

…Quindi questi blogger si trasformano in cyber dissidenti. Il blog  nasce come una specie di diario personale. All’inizio si incomincia a parlare delle piccole storie personali e poi piano piano si denunciano i problemi sociali; uno incomincia a dire “questa mattina ho preso l’autobus che era strapieno e non é possibile che in un paese come il nostro i mezzi di trasporto facciano cosi schifo…”; quindi diventa indirettamente politico scatenando la reazione della censura che lo blocca. Di colpo si trova a diventare un cyber militante.

Quindi incominciano gli attacchi alla persona persona?

No. Non esattamente. Ti lasciavano fare i blog, soltanto appena intercettavano nel contenuto qualcosa di politico il blog veniva bloccato. Ma cosa non é politico? Così, come reazione alla censura crescente e alla reazione scomposta della polizia di internet nasceva la coscienza del cyber militante. Si trattava di ragazzi semplici all’inizio, che non necessariamente avevano l’obiettivo di rivoltarsi contro il regime. Un meccanismo di azione e reazione.

Fatma Arabica per esempio, all’inizio era una semplice blogger che aveva il suo diario di ragazzina che raccontava le sue inquietudini giovanili, finché ha incominciato ad essere presa di mira dalla censura. E allora se l’é presa, ne ha fatto una questione di principio ed ha incominciato ad attaccare il sistema…

Quindi non erano all’inizio ragazzi politicizzati.

No. Internet era uno strumento di espressione, di liberta’ intima, ed il regime aveva l’arroganza di entrare nella loro unica sfera di libertà espressiva. Ragazzi e ragazze a cui veniva negato il diritto di esprimere la propria passione.

Poi c’era un’altra categoria di blogger, che si sono messi invece fin dall’inizio a parlare di politica. Al contrario degli altri che ci sono quasi capitati per caso.

Come Leena Mehenni?

No. Leena é un caso a sé. Bisogna conoscere il padre per capire in quale ambiente é vissuta. E’ stata politicizzata fin dall’inizio, Mehenni era un ex prigioniero politico. Al contrario, rispetto al contesto di origine potremmo addirittura rimproverarla di non essere stata troppo articolata nel suo modo di essere politicizzata: ma questa forse é una questione generazionale. Lei é stata molto attiva sulla lotta contro la censura e per la questione femminile.

…Quindi ci sono piu’ livelli di cyber attivisti. Quelli che nascono in reazione alla censura e quelli che fin dall’inizio avevano l’obiettivo di colpire il sistema, avevano un progetto politico, come Zouhayer Hayehui.

Io stesso sono entrato nella cyber dissidenza, studiando il suo caso. All’epoca ero all’universita’ di Scienze Politiche a Bruxelles ed ho incontrato Nadia Nasrawoui (celebre avvocatessa e militante indefessa per i diritti umani), ho preso un caffé con lei, ed é cambiata la mia vita. Mi trovavo di fronte a questa donna piccola e forte. Una vita distrutta dal potere ma tenace e bella nella forza dei suoi ideali. Sono tornato  a casa e mi sono vergognato di me stesso, di fronte all’esempio di quella donna. Cosi’ ho maturato l’idea di entrare nella dissidenza ed ho incominciato a studiare l’utilizzo di internet. Ho un po’ studiato quelli che erano stati i precedenti, ho valutato quale strumento fosse migliore, facebook anziché i blog. Cosi’ ho costruito razionalmente il mio progetto personale di cyber militanza.

Hai parlato in precedenza di un crescendo nella guerra della censura. Di cosa si trattava, ti censuravano i blog e basta?

Ci sono stati degli arresti, il gioco si é fatto progressivamente piu’ duro. Fatma Arabica, per esempio é stata arrestata nel 2009. Ben Ali, dopo la vittoria delle elezioni, nel suo discorso di investitura fece un riferimento chiaro “ a coloro che su internet hanno cercato di infangare una campagna elettorale esemplare”. Nello stesso momento in cui pronunciava queste parole la polizia bussava a casa di Fatma per condurla al Ministero degli Interni dove fu trattenuta per 10 giorni. Ovviamente é stato un passaggio per lei molto traumatico. Ma, ancora una volta non veniva arrestata una cyber attivista ma si cercava di colpire il simbolo di una dissidenza che il regime aveva individuato.

Possiamo dire che un po’ alla volta si é costituito un movimento?

Certo. Ma il movimento é internazionale. Per esempio quando oggi sento che c’é una blogger siriana che é stata arrestata non posso che essere solidale. Scatta un senso di appartenenza. E come quando un avvocato viene colpito e tutta la categoria come riflesso immediato si mette a solidarizzare.

Quindi il mondo della dissidenza su internet nasce all’inizio come una forma di espressione di liberta’ pura, senza che ci sia per forza un obiettivo politico visibile. Poi si sviluppa ed incomincia ad essere creativo. Per esempio nasce l’arte della caricatura: tra gli altri mi piace ricordare il blog “Débatunisie”, firmato da Zed, un tipo che fino ad oggi é rimasto nell’anonimato. Ma é qualcosa di sublime. Scrive dei testi ironici e poi li commenta con le sue vignette. Per me se c’é un lavoro da valorizzare é il suo. E’ un architetto; la sera ritorna a casa e sfoga la sua creativita’.

Mi stai dicendo quindi che nel 2009 esisteva gia’ un vero e proprio movimento dissidente organizzato che si esprimeva attraverso internet.

E ti spiego perché. In Tunisia a quell’epoca non esisteva piu’ nessuna espressione libera. Il paese era stato ammutolito. Tutti i mezzi di informazione castrati. In quel paese che era diventata la Tunisia un minimo rumore di dissenso faceva un grande baccano. E questo fracasso veniva dalla rete. Ed é per questo che il regime ci individua come nemico pubblico numero 1 e ci trasforma in vero e proprio movimento di dissidenza. E del resto se ci fai caso, l’ultima ondata di arresti è stata a gennaio del 2011. Il regime non se l’é presa né con militanti dei diritti umani né con partiti politici (con l’eccezione del segretario del partito comunista, Hammami). Il 6 gennaio ci ritrovammo al Ministero degli Interni in 10 attivisti, di cui 9 blogger ed un rapper (il mitico General).

Ti immagini perché il nostro era diventato un “movimento pericoloso”. A parte gli sparuti militanti classici, che non avevano nessun impatto sulla popolazione, noi avevamo un canale di propaganda e di diffusione di idee straordinario.

Quanti tunisini avevano accesso ad internet?

Questo é un punto interessante. Ufficialmente su 10.000.000 di abitanti, soltanto 2.000.000 hanno una connessione. Tuttavia questo é un dato che non restituisce la realta’ dell’accesso ad internet. Nel nostro paese, una sola connessione puo valere per un intero condominio, nel senso che colui che possiede l’abbonamento WI-FI, lascia il libero accesso a tutti i vicini.

Altri dati sembrano confermarlo come il numero di abbonati a facebook (3.000.000).Posso anche raccontare un aneddoto: nel mio villaggio di origine vicino Monastir una piccola borgata sul mare di circa 500 abitanti, c’é un piccolo locale di un barbiere che ha la sua connessione internet. La sera tutti i contadini della zona vengono col loro portatile e si connettono sul suo Wi-FI e ci passano le ore.  Approfitto per aggiungere che io non sono d’accordo con chi dice che internet é stato utilizzato soltanto dalla classe benestante o nelle grandi citta’: é stato un fenomeno che ha toccato tutte le classi socilai e tutte le regioni del paese.

Insomma possiamo dire che nel 2009 i social network  avevano investito lo spazio pubblico e le informazioni che vi circolavano raggiungevano la maggior parte della popolazione.

Certo.Mi ricordo una volta a casa di un amico, la sua nonna vestita in abito tradizionale che domandava al nipote:”aprimi questo FB che voglio sapere un po’ di notizie”….

Sempre nel 2009 si sviluppa un vero confronto fra i cyber attivisti ed il regime. All’epoca c’erano in Tunisia soltanto 280.000 abbonati Facebook. Da un giorno all’altro il governo decide di chiudere FB.Ci siamo ritrovati all’improvviso attaccati dagli altri facebookisti che ci insultavano ritenendoci la causa di questa chiusura.

Abbiamo creato una campagna; il giornale “Le Temps” incredibilmente evoca il caso e fa appello al governo perché ritiri la decisione di censurare Fb, visto la disponibilita’ di molti a rimettere il proprio contratto di fornitura internet. Il giorno dopo l’articolo, su ordine presidenziale, viene liberato FB.

Eravamo riusciti ad ottenere il risultato che ci eravamo prefissi. Era la prima vittoria del movimento.I militanti tradizionali dei diritti umani rimasero di stucco per come eravamo riusciti con una pratica assolutamente pacifica a far tornare il regime sui suoi passi. Da quel momento in poi i membri facebook si sono raddoppiati, poi triplicati e sempre maggiore era il numero di quelli che si interessavno alla militanza attraverso l’uso dei social network.

E per rendersi conto della svolta che stava avvenendo in quel 2009 basta guardare quello che era successo un anno prima, nel 2008, durante il sollevamento del bacino minerario di Gafsa. Un giornalista, Quaddous, riprende le immagini e le registra su fb, ma nessuno osa condividerle per paura della repressione. Con questa nostra azione contro la censura qualcosa di nuovo era avvenuto anche nell’attegiamento dei cyber attivisti.

Possiamo ritornare sul 6 Gennaio, quando é scattato l’ordine di arresto nei vostri confronti?

Avevo passato tutta la notte a pubblicare dei documenti Wikileaks. Alle 6.00 di mattina, ero a casa mia, e stavo spegnendo la mia ultima sigaretta quando sento bussare alla porta e mi dicono “polizia”. Mi affaccio alla finistra e vedo un dispiegamento di poliziotti in civile e capisco subito che non sono venuti per Sofiane Belhaj ma per Hammadi Kalloucha (lo pseudonimo).

Ok.Ma perché proprio il quel momento, il 6 gennaio? E qual’era l’obiettivo?

Beh…non é ancora chiaro. Io personalmente sto facendo le mie indagini.Dopo il 14 gennaio sono riuscito a farmi una chiacchierata con uno dei poliziotti che mi hanno arrestato e senza dirmelo chiaramente, mi ha fatto capire tra le righe che ci potrebbe essere stato uno scambio di informazioni tra i servizi tunisini e servizi stranieri.Io mi sono fatto l’idea che sia stata l’amministrazione facebook a venderci!

Non so se é un caso, ma il 6 é la data dell’ultimo tentativo di indurire la repressione prima che il sistema salti completamente.

Beh…io ero dentro, non mi rendevo proprio conto di quello che stava succedendo; pero’ é chiaro con il senno di poi possiamo dire che dal 6 gennaio in poi c’é stata una progressiva crescita della protesta dalle regioni interne verso Tunisi. La notte tra l’8 e il 9 c’é il massacro di Kasserine e poi, il 10, c’é il primo sollevamento a Tunisi, nel quartiere Ettadhamen.

Poi non ci dimentichiamo che non siamo stati gli unici ad essere presi di mira. I primi di Gennaio ci sono stati una serie di attacchi del movimento “Anonimous”….

Ci puoi far capire meglio cos’é questo movimento “Anonimous”?

Si tratta di una tendenza, piu’ che un movimento, a cui ciascuno puo’ partecipare. All’inizio era un programma al quale tu potevi aderire facendo una richiesta di hackeraggio. Chiedevi cioé, da anonimo evidentemente, di poter fare un attacco al tale sito di tale istituzione spiegando le tue motivazioni.Se trovi delle persone che si convincono della bonta’ della tua azione, si inseriscono e ti aiutano a compierla.

In che senso ti aiutano…

Sono persone che da tutto il mondo utilizzando delle tecniche specifiche, si coordinano e compiono degli “attacchi” contro il tale sito.

E si sa chi ha “ordinato” questi attacchi dalla Tunisia?

Non lo sapremo mai con certezza.

Non c’é nessuno che li rivendica?

In realta’ Slim Amamou, perché é stato arrestato? Perche al “Tedex” di Cartagine del 2008 aveva fatto una presentazione del movimento di anonimous e molti, compreso il potere, lo ritennero il responsabile.

E’ arrestato insieme a voi il 6 gennaio?

Si. Il 5 sera, sulla pagina fb “Tunisie”, che ha circa 1.000.000 di aderenti, pubblicano un video in cui mostrano Ammamou parlare in pubblico di “anonimous” con il commento: ecco il primo tunisino che ce ne ha parlato.Questo per il Ministero degli Interni suona come un atto di accusa ed il giorno dopo si trova in galera con gli altri.

Pero’ non siamo sicuri se davvero ha giocato un ruolo…

Ma sicuramente! Slim é un’autorita’ in questo campo in Tunisia ed é molto probabile  che abbia dei rapporti con queste persone.E poi tecnicamente é un genio in informatica. E’ un’autorita’ che é stata riconosciuta negli USA ed in giro per il mondo per le sue competenze.

Durante le giornate della rivolta lui ha composto questa canzone “rais el bled” che ha incominciato a circolare.Non era l’unico ma era l’ultimo di cui si sentiva molto parlare in quei giorni e quindi nella sua ottica anche lui rappresentava un simbolo della gioventu’ che si ribellava:i rapper come i blogger erano un simbolo forte.

Insomma.Siete stati voi a fare la rivoluzione? Quale é la vostra reazione il 17 dicembre quando si immola Bouazizi. Avevate gia in mente di far cadere il dittatore?

Certo che no. La cyber dissidenza ha sempre accompagnato i movimenti sociali, ma non li ha creati e non li ha determinati.Vuol dire, l’obiettivo é essere cassa di risonanza….Non creiamo i fatti, non si creano i fatti sociali ad un livello virtuale. Noi stiamo in fondo dietro ad una scrivania con un computer.

Quando c’é stato l’immolazione di Bouazizi a Sidi Bouzid abbiamo fatto immediatamente circolare le immagini, come del resto era successo un anno prima a Monastir (un anno prima era successo un episodio molto simile di immolazione di un ambulante)…

Avevamo capito che l’immagine poteva giocare un ruolo. Quello che era mancato nel movimento di Redayf (nel bacino minerario) nel 2008. …e non ci dimentichiamo che bisognava lottare quotidianamente con gli infiltrati della polizia che fossero di servizio o semplici utilizzatori che prendevano parte con il regime e ci attaccavano.

Esiste un prima e dopo 14 gennaio anche per noi. Sotto il regime eravano un numero relativamente basso di attivisti. Tuttavia avevamo un obiettivo chiaro e di fronte a noi una censura rigidissima. I rischi erano alti. Tutto cio’ faceva si che coloro che ci si mettevano lo facevano con un certo savoir faire che si é affinato con il tempo.

Dopo il 14 gennaio la figura stessa del cyber-attivista ha avuto un riconoscimento ufficiale, il che ha favorito l’emergere di una massa confusa di internauti “improvvisati”. Cio’ a detrimento della credibilita’ del nostro ruolo. In piu’ i mezzi di informazione hanno trasformato il web in una posta in gioco. Anche per questo abbiamo sentito l’esigenza di fare una nostra associazione, un modo per ‘professionalizzarci’.Io per esempio sto seguendo dei corsi di giornalismo altri invece si professionalizzano nell’immagine. E quindi aspettiamo il nostro momento per riemergere con un contenuto piu’ forte.

Esiste oggi qualcosa che puo’ assomigliare ad un movimento politico dei blogger?

Come tutto il movimento della rivoluzione, anche noi eravamo dei giovani mossi dall’impulso libertario. Crollato il regime ognuno é emerso nella sua diversita’. Abbiamo fatto blocco contro la dittatura, ma non esiste una tipologia che possa definirsi “il movimento dei blogger”, o un orientamento politico univoco. Ci sono blogger islamisti e agnostici, liberali ed anarchici. E poi, come abbiamo visto in precedenza, il mondo della blogosfera é nato come l’espressione intima di una nuova generazione che non si interessava necessariamente di politica ma che é stata obbligata a farlo nel momento in cui le si privava la liberta’ di essere giovane e di esprimerlo nella maniera piu innocente possibile.

Sono le stesse parole che mi hanno ripetuto a Sidi Bouzid i ragazzi di Hay Annour.

Si. In fondo é questa la storia di questi giovani che si sono ribellati e questo si riflette nella fase attuale che non ha espresso un vero “movimento rivoluzionario” con un’ideologia.Oggi non esiste una sinergia, é stato un fatto unico che si é prodotto magicamente in quei giorni e che non si é ripetuto.

Possiamo  contestare a questi giovani di non avere una solidita’ politica? In fondo avete fatto una rivoluzione, ci saremmo aspettati un maggior attivismo politico, anche da parte di voi blogger.E’ possibile che questi movimenti non abbiano prodotto leader né una nuova classe dirigente?

Un attimo, cerchiamo di rimettere le cose nel loro giusto contesto. Questo é un paese in cui fino a 9 mesi fa non ci si poteva neanche riunire in una sala.Per avere un progetto oggi era necessario che questo progetto ci fosse prima e lo spazio attuale poteva diventare il contesto in cui si realizzava.Non c’é stato questo progetto. E per questo non ci sono stati leader. Era una ribellione contro la dittatura, contro un regime che non ti faceva respirare.E quindi adesso si é tornati alla normalita’. Ognuno fa la sua vita. C’é chi ha semplicemente smesso, dicendo di aver raggiunto il propro obiettivo. La dittatura é crollata.

Qual’é la tua analisi sulla situazione attuale Sofiane.

Il paese é entrato in una fase nuova. Sta percorrendo un percorso, che non é perfetto, in cui regna ancora molta incertezza, ma che mi lascia ottimista sul lungo periodo. Se riusciamo oggi a superare questa fase importantissima delle elezioni, é fatta. Ho molta fiducia nell’”Alta Istanza per le elezioni”. L’abbiamo voluta noi dell’ ”Alta Istanza per la realizzazione degli obietivi della rivoluzione”, per la prima volta nella nostra storia abbiamo sottratto il processo elettorale al Ministero degli Interni. Un altro atto molto importante é stato l’art 57 della legge elettorale che esclude tutti i quadri dell’ex partito di Ben Ali.

Qual’é il rapporto tra questo governo di transizione ed il Ministero degli Interni?

E’ molto semplice. Il governo ha provato a riformare l’apparato di sicurezza. Ci sono state delle resistenze dure. Si é temuto che un intervento troppo radicale portasse a delle reazioni scomposte da parte dell’apparato di sicurezza. Le crisi che si sono susseguite in questi mesi é la prova che gli apparati di sicurezza hanno gli strumenti per destabilizzare il paese. Il governo attuale é quindi nella situazione di attesa. Si aspetta un prossimo governo legittimato dalle urne a cui sara’ passata la patata bollente. Comunque qualunque riforma dovra’ essere fatta gradualmente e ci vorra’ ancora del tempo. Nena News

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Polished Logo

fonte:  http://nena-news.globalist.it/?p=13342

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Ruby, il Caimano e la difesa con stupro

Ruby, il Caimano e la difesa con stupro


fotografia web da redazione Nuova Resistenza – fonte immagine

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C’è un altro Gianpi: si chiama Traversi, condannato per violenza su una minorenne. E’ teste al processo a carico del premier

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È testimone a difesa di Berlusconi nel processo Ruby. Dovrebbe dimostrare che le serate di Arcore erano innocenti incontri a base di Coca Cola light e che il Cavaliere non è colpevole di prostituzione minorile. Invece ha una condanna definitiva per violenza sessuale a una minorenne. La sua vittima, una modella di 15 anni, era stata imbottita di coca (non Cola) per indurla a un rapporto di gruppo. Non solo: Giampaolo Traversi è il filo rosso che lega Tarantini con il caso Ruby. Il suo nome era nella rubrica del Cavaliere, come quello del Gianpi barese. Tarantini procurava escort per i festini romani, Traversi portava modelle ad Arcore. Di qui l’equivoco del Cavaliere: “Ho dovuto cambiare telefono perché come al solito me l’avevano messo sotto controllo…”, dice Berlusconi pensando di parlare con Traversi. E invece al telefono c’è Tarantini. Intercettato. E comincia la storia dei due “Gianpi”.

Porsche e Nina Moric

La prossima udienza del processo Ruby (22 ottobre) per la difesa del Cavaliere sarà delicata: citandolo come testimone hanno dimostrato che Traversi, con il suo passato, è vicino al premier. Traversi, un eterno ragazzo di 36 anni, è l’essenza del Berlusconi way of life. Una vita scintillante tra Montecarlo e il triangolo della moda di Milano. Con un tavolo riservato nei privè delle discoteche più vip, Hollywood e Tocqueville. Uomo dalle mille conoscenze, amico di calciatori, broker di Piazza Affari e starlette. Le modelle sono la passione di Traversi. Ancora oggi nei locali di corso Como si raccontano le sue gesta. In particolare una conquista: la bellissima Nina Moric. Traversi la conosce appena arrivata a Milano, già affermata modella, ma sconosciuta al pubblico tv. Ma ciò di cui va fiero Traversi oggi è l’averla frequentata prima di Fabrizio Corona. È Traversi che la introduce nell’universo di Lele Mora. A bordo della sua Porsche Carrera 4S targata Montecarlo, Traversi e Moric girano per quasi un anno. Poi arriva la tv e Nina spicca il volo. Lui ricomincia: nuove modelle, sempre bellissime. Come Maja, quindicenne slovena. Ma la ragazza è minorenne e dopo un festino a base di alcol e droga viene violentata. Anche da Giampaolo. La famiglia di Traversi aveva assicurato: “Giampaolo è stato assolto in Cassazione”. Dalle carte in possesso del Fatto Quotidiano emerge una realtà diversa. Traversi era stato condannato a 2 anni e 8 mesi. Condanna diventata definitiva dopo la pronuncia della Cassazione (725 del primo giugno 2011).

L’incubo di Maja

Maja in ospedale all’inizio raccontò di essere stata violentata da un americano. Poi emerse la verità: l’arrivo a Milano, le porte delle agenzie di moda che le si spalancano davanti. Maja finisce subito sulla Porsche di Traversi. Cena, discoteca e droga. L’epilogo si trova negli atti e nella sentenza della Cassazione. Maja dal suo legale Sergio Pacor – racconta di essersi fatta un intero joint di crack. Poi gli accusati (tra cui Traversi) le procurano un grammo di cocaina. La seconda dose, sostengono i magistrati, “era strumentalmente indirizzata a ottenere il rapporto sessuale”. La ragazzina racconta: “Ero fatta”. Ecco la violenza. Ricostruiscono i magistrati: “Traversi la faceva spogliare, poi la baciava, indi C. (amico di Traversi condannato, ndr) la baciava mentre Traversi la spogliava. Poi la minore veniva indotta a praticare un rapporto orale a Traversi e nel contempo a subire un rapporto vaginale da C.. E dopo qualche tempo a ripetere i rapporti con le medesime modalità”. Maja, raccontano i giudici, dopo quelle sere milanesi ha dovuto sottoporsi “a un anno di disintossicazione, anche psicologica, per uscire da una situazione che si era determinata in appena due settimane”. Il giudice Claudio Castelli condannò a 10 anni il capo del gruppo (scappato in Brasile) e a 3 anni il suo amico (poi arrestato in Sudamerica con 2 chili di coca). Per Traversi 2 anni e 8 mesi.

Accompagnatore ad Arcore

Intanto, però, è emersa la stretta amicizia tra il premier e Traversi. Secondo Mora sarebbe stato Traversi ad accompagnare Ruby: “L’ho conosciuta ad Arcore nel 2009. Ruby arrivò con due ragazzi, uno di cognome Traversi”. Giampaolo nega: “Non conosco Ruby”. Ma Traversi è anche uno dei protagonisti delle intercettazioni del premier. I contatti tra il Cavaliere e Traversi (che non è indagato nelle inchieste di Bari e Milano) erano frequenti. Come appare dalle chiacchierate Berlusconi-Tarantini: “L’altro giorno sono arrivato a mezzanotte da Parigi, ho telefonato a quel Traversi e gli ho detto. “Senti, io sto un po’ carico perché…”. La Procura di Bari copre con omissis il resoconto della conversazione Berlusconi-Traversi e delle notti brave del Cavaliere. Tarantini e l’amico Peter Faraone si lamentano delle serate milanesi organizzate da Traversi: “La prossima volta che lui lo fa a Milano io mi faccio invitare… poi quel c… di Traversi che secondo me è un c… che non ha capito niente, perché gli porta sempre queste cazzo di modelle alte due metri che a lui (Berlusconi, ndr) gli fanno cagare”. I due Gianpi, confusi dal premier, alla fine si trovano faccia a faccia. Tarantini racconta: “C’era un ragazzo che si chiama come me, Giampaolo di Milano, che fa l’immobiliare… tu immagina che ha lo studio di 700 metri quadri in via Montenapoleone”. Ma il teste chiamato dalla difesa rischia di segnare un punto decisivo per l’accusa.

Articolo di Ferruccio Sansa e Davide Vecchi

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Da Il Fatto Quotidiano del 7 ottobre 2011

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Pescara, vendeva la figlia di 12 anni a un novantaduenne per giocare al Bingo

Pescara, vendeva la figlia di 12 anni a novantenne per giocare al Bingo

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fonte immagine

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PESCARA – Una madre è stata arrestata a Pescara perchè faceva prostituire la figlia dodicenne per andare a giocare al Bingo. Arrestati anche due clienti: un vecchio di 92 anni, vicino di casa della donna, e un diciottenne affetto da disturbi comportamentali e ritardo cognitivo, assistito dai Servizi sociali. I tre sono stati arrestati all’alba dagli agenti della squadra mobile .

La donna, 43 anni, deve rispondere di prostituzione minorile: in più occasioni avrebbe indotto la figlia ad avere rapporti sessuali con uomini in cambio di denaro. La misura cautelare è stata emessa dal gip Giuseppe Romano Gargarella su richiesta del Pm Simonetta Ciccarelli. I due, posti agli arresti domiciliari, sono accusati di atti sessuali con persona minore di 14 anni. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima sarebbe cresciuta in una famiglia «difficile», dove la miseria e gli espedienti per farvi fronte erano di casa. Un padre lontano ed una madre alla continua ricerca di denaro avrebbero fatto sì che la dodicenne diventasse presto l’oggetto di «insane» e «illecite» attenzioni sessuali.

La madre in particolare non avrebbe esitato in più occasioni a farla prostituire, vedendo in lei una sicura fonte di guadagno per far fronte non solo alle difficoltà economiche quotidiane, ma anche per assecondare la sua passione per il gioco del bingo.

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Sabato 08 Ottobre 2011 – 11:44    Ultimo aggiornamento: 17:42

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=165743&sez=HOME_INITALIA

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Ascanio Celestini: “Credo alla politica. Ma non a quella di Palazzo”

Ascanio Celestini Tony mafioso-corrotto

Caricato da in data 05/dic/2009

Ascanio Celestini: “Credo alla politica. Ma non a quella di Palazzo”

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L’autore di “Parla con me” è a teatro con “Pro patria”, un monologo che celebra il 150° dell’Unità d’Italia che è, allo stesso tempo, la storia di un detenuto che diventa terrorista perché in carcere gli fanno leggere solo libri sul Risorgimento. Tutto diventa la storia della Repubblica romana, un manifesto contro la reclusione, un omaggio a Stefano Cucchi, una celebrazione della Costituzione

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La sua saga parodistica su “Tony il mafioso” (guarda il video) è stata una delle cause della chiusura di Parla con me. Ed è rimasta negli annali la frase indispettita di Silvio Berlusconi “Mi sono rivisto la videocassetta!”, riferita alla puntata incriminata. Ascanio Celestini, da quel giorno, ha smesso di essere “solo” un attore di teatro con uno straordinario senso “civile” per diventare anche lui un piccolo simbolo della difficoltà di raccontare storie nell’Italia dei bavagli. Adesso torna a teatro con uno spettacolo alla sua maniera. Un monologo (“Pro patria”) che celebra il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, che è – allo stesso tempo – la storia di un detenuto che diventa terrorista perché in carcere gli fanno leggere solo libri sul Risorgimento. Tutto diventa la storia della Repubblica romana, un manifesto contro la reclusione, un omaggio a Stefano Cucchi, una celebrazione della Costituzione (anzi, del suo antenato) e tante altre cose insieme, perché nella poetica concentrica di Ascanio, una storia contiene sempre un’altra storia. L’attore romano esordisce con due serate all’Auditorium di Roma, e da gennaio porterà lo spettacolo in Italia.

Ti senti responsabile per “Parla con me”?
Sono tanti i motivi per i quali è stato chiuso. E comunque in quella puntata era ospite Zagrebelsky che parlava di regole…

E quindi?
L’impatto insostenibile del tema, unita all’oggettiva difficoltà di pronuncia del cognome hanno turbato Berlusconi più del mio piccolo monologo.

Non sottovalutare cosa voglia dire parlare di “Tony il mafioso” in Rai.
Questo è curioso: parlo di uno, che si chiama Tony e che è presidente di un piccolo paese. Perché lui si dovrebbe sentire chiamato in causa? Eh, eh…

Hai usato la satira per sparare bordate micidiali.
No, io faccio solo il mio mestiere, che è usare il teatro per raccontare delle storie.

Hai messo in scena anche il giorno in cui Tony il mafioso si fece processare!
Una simulazione paradossale e logica. Ho provato a immaginare la sua autodifesa, l’elogio del denaro e della corruzione come idea di governo della società: dalla compravendita dell’informazione, a quella dei corpi e del sesso, a quella delle mani dei bambini che cuciono i palloni.

Cosa pensi di Berlusconi?
Soffro per lui, ogni volta che lo vedo in tv: ricostruito, ciccione e brutto, con questa faccia stravolta e queste sue frequentazioni da galera pericolose.

Non credi più alla politica?
Eccome. Ma non a quella del Palazzo. Un esempio? A Vicenza hanno inaugurato il parco della pace, che è stato voluto dal comitato No dal Molin. Lì ho visto una battaglia civile che ha fatto crescere un movimento di cittadini, e ha prodotto il raggiungimento di obiettivi.

Cosa pensi dei no Tav?
Vai da quelle parti e capisci che quello che ti hanno raccontato di quel movimento non è la realtà. È un movimento di consapevolezza civile in cui tutti sanno tutto di tutto, hanno studiato, parlano dei problemi tecnici concreti, non di astratti furori.

Perché il tuo prigioniero diventa terrorista?
Perché la letteratura del Risorgimento è quella di una classe dirigente di eversori. Che dopo l’Unità d’Italia sono diventati statisti, ma che quello erano, in una indissolubile fusione di romanticismo e patriottismo.

E la Costituzione?
Nel mio monologo il viaggio nel Risorgimento mi porta alla Repubblica romana del 1849 e al suo meraviglioso rapporto con l’idea della libertà.

A cosa ti riferisci?
All’abolizione, per la prima volta nella nostra storia, dell’idea di prigione. Un battaglione di francesi, catturati, vengono mandati liberi con una dichiarazione solenne.

Capisco la tua ammirazione per il gesto, però…
Capisco cosa intendi, ma non è un problema militare. Quando la battaglia militare è già persa, e i fanti stanno espugnando Roma, i triunviri si chiudono a promulgare la Costituzione. Con gli occhi di oggi potrebbe sembrare idealismo senza concretezza. E invece la prima costituzione repubblicana del Risorgimento è il genitore diretto di quella del 1946. I democratici dell’ottocento devono osare l’impossibile perché quelli del Novecento raccolgano i frutti in un altro secolo.

Parliamo della sinistra.
Fatico ad accostare Bersani ai patrioti. Berlinguer aveva un’idea precisa di società e di come voleva trasformarla. Ma oggi? Fanno a gara a chi ti dice meglio la stessa cosa. Mi piace Vendola, come persona.

A Roma hai collaborato con le giunte di centrosinistra.
Ho fatto per tre quattro anni il direttore artistico di un festival di periferia rigorosamente gratuito. Ho lavorato per tre anni, sempre gratis, al recupero dello Spazio teatro Novecento, a Cinecittà, bruciato negli anni cinquanta e adesso destinato a ricovero di un’ambulanza o parcheggio per i vigili della circoscrizione.

Ci sei riuscito?
No. A sinistra gli amministratori hanno questa idea della regalia: ‘Ascanio, ti diano un teatro’. Io volevo restituire un teatro alla periferia.

Un aneddoto?
Un giorno mi chiama un assessore di una circoscrizione che seguiva il progetto di riapertura di un teatro e mi fa: ‘M’è venuta un’idea: ho ‘n’amico che conosce uno dei Pooh’.

E allora?
Aggiunge: ‘Perché nun famo ‘na Scuola de canzone dei Pooh? Co’ quella ce pagamo tutto, e tu te piji quattro serate al mese per fare quello che te pare a te!’.

da Il Fatto Quotidiano del 7 ottobre 2011

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Riano, no alla discarica: Tiberina bloccata da corteo con Marrazzo. Cava occupata

Riano, no alla discarica: Tiberina bloccata corteo con Marrazzo, cava occupata


Marrazzo durante il corteo di oggi

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ROMA – Dopo aver bloccato con il loro corteo autorizzato la circolazione stradale sulla via Tiberina nel tratto tra Castelnuovo Di Porto e Quadro Alto, cittadini e amministratori locali della zona di Riano contrari alla discarica sono giunti alle cave indicate per ospitare il nuovo sito dei rifiuti e le hanno occupate per un’ora circa.

«Questa mattina c’erano più di 2.000 persone in piazza – spiegano gli organizzatori del corteo –. Oltre a bloccare interamente la Tiberina in un lungo tratto abbiamo occupato per circa un’ora le cave di Quadro Alto. Qui alla nostra protesta si è unita anche quella dei lavoratori delle cave di tufo che se qui venisse realizzata la discarica perderebbero il lavoro. È stata una lunga mattinata di protesta, che non finirà qui perchè noi la discarica non la vogliamo». Dopo la breve occupazione il corteo si è sciolto.

Era partito dal bivio per Riano, sulla via Tiberina, il corteo organizzato da cittadini e amministratori dell’area contro la localizzazione della discarica a Quadro Alto, nel comune in provincia di Roma. Insieme ai sindaci e ai cittadini sfila anche l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo. Alla testa del corteo, diretto verso Quadro Alto, sono schierati i sindaci della zona, tra cui quello di Riano, Marinella Ricceri. Subito dietro i consiglieri comunali del paese che reggono uno striscione con su scritto: «No alla discarica nel nostro territorio».(ANSA).

Marrazzo: no ad altre Malagrotte. «Diciamo no a Malagrotta ma anche alle altre Malagrotte». Lo afferma l’ex presidente del Lazio Piero Marrazzo, presente al corteo di protesta che ha sfilato sulla via Tiberina. Secondo l’ex governatore «la soluzione era far partire tutti gli impianti di termovalorizzazione e realizzare solo discariche a servizio, aumentando di pari passo la differenziata».

Tante le bandiere presenti alla manifestazione: dal Pd a Sel, dai Verdi all’Idv per finire con quelle del Pdl listate a lutto.

Nel territorio della provincia di Roma il Partito democratico questa notte ha affisso manifesti
con scritto: «La destra di Alemanno trasferisce la discarica di Roma in provincia. No a una nuova Malagrotta». E in rappresentanza dei democratici alla Regione Lazio Carlo Lucherini spiega: «La grandissima partecipazione a questo corteo, siamo migliaia di persone, dimostra la netta contrarietà della popolazione a questa scelta disastrosa».

«Partecipiamo alla protesta al fianco di amministratori e cittadini di Riano e comuni tiberini contro la decisione di aprire in questa zona, di alto pregio paesaggistico, la nuova Malagrotta». Lo dichiara in una nota il capogruppo e segretario regionale dell’Italia dei Valori, Vincenzo Maruccio.

Sindaco Riano: Alemanno e Polverini i responsabili. «Nel Lazio è stato fatto un piano regionale senza considerare dove mettere i rifiuti di Malagrotta, a Roma non si è puntato abbastanza sulla differenziata. Le responsabilità sono di Alemanno e Polverini, se le prendano». Il j’accuse del sindaco di Riano Marinella Ricceri. «Non accettiamo che il peso dei problemi di Roma ricada su di noi – prosegue Ricceri – e da questo momento in poi, stretti attorno alla popolazione, ci muoveremo con ogni mezzo per contrastare queste decisione: dalle mobilitazioni di piazza alle vie legali».

Polverini: chi protesta indichi sito alternativo.
«Chi oggi protesta dica con forza e con coraggio qual è il sito migliore alternativo a quelli che sono stati individuati». Lo ha detto la governatrice del Lazio, Renata Polverini. «Se daranno queste indicazioni con le motivazioni tecniche adeguate – ha aggiunto – allora saranno credibili. Altrimenti sarà la solita pattuglia di personaggi soltanto orientati a dire no e che ha rischiato di portare Roma alla stessa situazione di Napoli». A chi le ha chiesto se le proteste potessero far degenerare la situazione come in Campania Polverini ha risposto: «assolutamente no. Anche perchè non sfuggirà a nessuno che c’è un commissario che andrà avanti con quelle che sono le decisioni assunte. Dopodichè se a protestare sono persone che hanno avuto responsabilità di governo o che le hanno da oltre tre anni e non hanno dato nessuna soluzione credo che le persone capiranno perfettamente».

Bonessio: vergognoso atteggiamento Polverini. «L’atteggiamento della Polverini è vergognoso, prima s’è lavata le mani sulla scelta di un sito dove allocare una discarica, affidando tutto al Commissario straordinario, e ora chiede ai cittadini di assumersi la responsabilità di indicare un sito anziché protestare, deve vergognarsi, l’unica cosa che ha fatto è stata far affiggere manifesti che parlano di rifiuti come risorsa, ma il suo Piano rifiuti non prevede niente». Lo dichiara in una nota Nando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio.

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Sabato 08 Ottobre 2011 – 14:22    Ultimo aggiornamento: 18:13

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=165768&sez=HOME_ROMA

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Yemen, il presidente Saleh:«Lascerò il potere nei prossimi giorni»

Yemen, il presidente Saleh:«Lascerò il potere nei prossimi giorni»

Dopo mesi di scontri con gli oppositori, l’autocrate, al comando dal’78, dichiara le sue intenzioni alla tv di Stato

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Ali Abdallah Saleh
Ali Abdallah Saleh

MILANO – Dopo mesi di duro e sanguinoso scontro con i suoi oppositori, il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, lascia intravedere per la prima volta il suo addio. L’autocrate ha affermato sabato che abbandonerà
« il potere nei prossimi giorni». La dichiarazione è stata fatta in un discorso trasmesso dalla tv di Stato: «Rifiuto il potere e continuerò a farlo e lo lascerò nei prossimi giorni».

 AL QAEDA ALL’ATTACCO Il Paese è ancora molto instabile: sempre sabato, un’esplosione avvenuta presso una stazione di polizia nel sud ha causato la morte di un soldato e il ferimento di diversi altri. Lo ha riferito un ufficiale yemenita, aggiungendo che i sospetti per l’attacco avvenuto ad al-Qalouaa, nella provincia di Aden, sono i militanti di Al Qaeda. I terroristi hanno stretto d’assedio diverse città nel sud del Paese, approfittando proprio del vuoto nella sicurezza favorito dalle rivolte contro Saleh.

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Redazione Online
08 ottobre 2011 16:21

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_08/yemen-saleh-lascia-potere_8e79e91a-f1b6-11e0-8be4-a71b6e0dfe47.shtml

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