Held, figlio dell’orgoglio Sinti: «Dal campo nomadi al Grifone» / Genova: Bagnasco visita i nomadi “Un modello di comunità”

Held, figlio dell’orgoglio Sinti: «Dal campo nomadi al Grifone»

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10 ottobre 2011

di Andrea Ferrando
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Genova – È il 17 settembre 2011: Jason Orlando Held chiude i conti della caccia grossa di Parma. È un giocatore classe ’94, appena promosso in Primavera dagli Allievi Nazionali, a sigillare il primo successo stagionale dei grifoncini. Un ragazzo come tanti altri ma con una storia di impegno e fatica alle spalle che l’ha portato a coronare il sogno di bambino.

Sono le origini “Sinti” – spiega – a conferirgli una tale forza d’animo. Che cosa significa, però, essere “Sinti”? Ebbene, tutto è cominciato dalla provincia di Sindh, in Pakistan, da cui a quanto pare sarebbe partita la migrazione verso l’Europa di una delle numerose popolazioni romanì. Popolazione che ha raggiunto l’Italia tra il XIV e il XV secolo, per stabilirsi in particolare in Piemonte, Veneto e Lombardia. «Mio padre, nato a Milano, e mia madre, nata a Ronco Scrivia, mi hanno concepito a Genova, anche se il cognome va ricondotto a mio nonno paterno, tedesco», spiega Held. I Sinti sono in buona parte giostrai ma specialmente circensi, come nel caso dell’intramontabile Moira Orfei. Held, invece, ha capito che avrebbe potuto sfoderare la propria abilità “ereditaria” da circense sul campo da calcio. Quello dei Sinti, però, è un vero e proprio credo, un modo differente di vivere: «Siamo per natura molto uniti fra di noi nonché orgogliosi dei nostri usi e costumi. Personalmente sono molto affezionato al campo nomadi di Bolzaneto, nel quale sono cresciuto e dove ancora vivono tutti i miei parenti. Il culto dell’esplorazione e dello spostamento continuo è nel nostro dna ed è tale da spingerci a dar vita a innumerevoli viaggi in camper».

«Quelle Sinti – specifica – sono le nostre origini ma ci sentiamo in ogni caso uguali agli altri. Siamo infatti tutti italiani e di religione cristiana». C’è un fattore, però, capace di rendere questo “popolo” fiero della propria discendenza: «I momenti in cui le persone si interessano alla nostra storia e alle nostre tradizioni». L’alba della carriera di Jason, però, è la ciliegina sulla torta di questa storia: «Ho cominciato a 7-8 anni al campo di Bolzaneto, utilizzando carrelli della spesa come porte da gioco, per poi passare all’età di 11 al Pontedecimo e la stagione successiva al Genoa». Pensare che Alex Del Piero racconta di aver imparato a calciare le punizioni in modo simile: erano le sedie di casa, questa volta, a costituire quella barriera più e più volte superata dal magico pallone a scendere del capitano juventino. E se anche a Held succedesse la stessa cosa? Almeno per ora è lecito accontentarsi dell’esordio in Primavera, grazie all’immediato approdo nella formazione titolare di mister Novelli. E di essersi guadagnato l’appellativo di “punta da combattimento”, in onore delle “sportellate” che lo stanno rendendo celebre nel panorama giovanile italiano.

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fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/sport/2011/10/10/AOHrPHCB-orgoglio_grifone_nomadi.shtml

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Bagnasco visita i nomadi
“Un modello di comunità”

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Il cardinale al campo nomadi di Bolzaneto: “Per voi la vita è sacra”

Bagnasco visita i nomadi "Un modello di comunità"

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“Nella cultura occidentale oggi i figli sono considerati un peso” e “non sempre la vita fragile, ferita, malata che va verso il cielo è considerata qualcosa di sacro”: questo il messaggio che l’arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, ha portato oggi alla comunità dei nomadi Sinti del campo di Genova Bolzaneto.

“Nella vostra comunità, tradizione, cultura – ha detto – i figli sono una grande ricchezza e questo non è scontato. Oggi qui c’è un insegnamento che tutti dovremmo raccogliere, ossia che, nonostante le difficoltà materiali, che non sono poche, i figli sono accolti come un grande dono. Oggi invece talvolta, i figli, sono considerati un limite, un peso”.

“Per voi – ha aggiunto il porporato – la vita in tutte le sue fasi è sacra e merita l’attenzione, non solo dei parenti stretti, ma della comunità intera, anche se con grandi sacrifici”. Il cardinale ha poi ringraziato i Sinti per “l’accoglienza della vita” in tutte le sue fasi. “Sono valori profondamente umani che noi a volte stiamo perdendo” ha detto.

Aggiungendo, rivolto ai bambini rom: “Anche quando sarete laureati, non dimenticate mai cosa avete imparato qua. Sì alla cultura, ma senza dimenticare le vostre radici, che sono importanti”. Nel campo vivono circa 140 persone, tra cui molti bambini. Ad accompagnare il porporato i volontari della Comunità di Sant’Egidio che da oltre 25 anni assistono i Sinti di origine piemontese che vivono a Bolzaneto ed operano per la loro integrazione e formazione scolastica.

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09 ottobre 2011

fonte:  http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/10/09/news/bagnasco_visita_i_rom_un_modello_di_comunit-22956394/

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