Archivio | ottobre 11, 2011

ROMA BRUCIA? – Palazzo Chigi nel caos. Vertice urgente a palazzo Grazioli

Palazzo Chigi nel caos
Vertice urgente a palazzo Grazioli

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Un vertice di maggioranza in serata presieduto da Berlusconi, nella sua residenza romana a Palazzo Grazioli, e convocato dopo la sconfitta sul rendiconto generale delo Stato (cioè su una questione chiave e va sotto per le assenze nella maggioranza) dà la misura di cosa sia in discussione: la permanenza stessa del governo. I colonnelli del Pdl nel pomeriggio hanno cercato di tamponare i danni dicendo che gli assenti erano giustificati, ma al voto mancavano ministri di peso come Bossi e come Tremonti.

Quando Berlusconi lo ha scoperto è rimasto sgomento. Il senatùr assicura i giornalisti che il governo ora non cade, che Tremonti era impegnato in una riunione di bilancio, poi non scommette sul futuro dell’esecutivo: “non sono un mago”. I cronisti gli chiedono: crolla tutto? “Spero di no”. Ma la sconfitta di oggi brucia più di altre. Non hanno votato peraltro nemmeno Scajola e alcuni dei suoi, Maroni, Pionati, Scilipoti, altri Responsabili e ben 17 pidiellini. È la tenuta di Palazzo Chigi che allarma il premier e la maggioranza. A ragione: cadere su una faccenda così cruciale, ricordano i leader dell’opposizione come Bersani, Di Pietro e Casini, equivale a una maggioranza sgretolata che dovrebbe compiere solo un passo: sciogliersi, con il premier che sale al Quirinale per rimettere il mandato.

Berlusconi non ha la minima intenzione di dimettersi ma è allarmato. Lo è e nel vertice a Palazzo Grazioli vuole un rinserrare le fila d’urgenza. Ha voluto tra gli altri il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, quello alle Infrastrutture, Altero Matteoli, il segretario politico del Pdl, Angelino Alfano, i coordinatori Denis Verdini e Sandro Bondi, il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto e il suo vice Massimo Corsaro, il capogruppo della Lega a Montecitorio Marco Reguzzoni, il presidente dei senatori di Coesione nazionale, Pasquale Viespoli.

La maggioranza brancola nel caos e Berlusconi in persona ordina a tutti: smentire che ci sia una «volontà politica» dietro lo scivolone di oggi, negare con decisione che ci sia stato «dolo» per la sconfitta sull’art 1 del rendiconto generale stato per il 2011. Il Cavaliere fiuta il pericolo: «è soltanto un problema tecnico, non ci saranno ripercussioni», dichiara in pubblico. Ma è attonito, e lo si vede quando passa accanto a Tremonti che non ha votato, non lo degna di uno sguardo, sbatte nervosamente nell’aria i fogli . Berlusconi gioca d’anticipo sul Quirinale e prepara una contromossa: chiederà la fiducia su una nuova versione del ddl rendiconto, dopo un varo lampo del Consiglio dei ministri, per dimostrare che ha ancora i numeri. Ma chiederà la fiducia: un segnale anche questo chiaro.

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11 ottobre 2011

fonte:  http://www.unita.it/italia/palazzo-chigi-nel-caos-br-vertice-urgente-a-palazzo-grazioli-1.341038

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IL CONVEGNO – “Sblocchiamoli”: al via la campagna contro i brevetti sul cibo, bene comune

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11/10/2011 – CONVEGNO OGGI A ROMA IN VISTA DELLA GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE ORGANIZZATA DALLA FAO

“Sblocchiamoli”: al via campagna contro i brevetti sul cibo, bene comune

di Anna Masera

La studiosa Mira Shiva (Associazione Navdanya) contro le multinazionali: “Ora che i prezzi aumentano, è questione di vita o di morte per i piccoli agricoltori”


Mira Shiva – fonte immagine

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“Oggi che i prezzi del cibo aumentano, la battaglia per impedire la brevettazione di varietà di riso, grano, così come di piante mediche, è una battaglia collettiva da cui può dipendere la vita di milioni di agricoltori”. Lo ha affermato la studiosa, medico e attivista Mira Shiva dell’associazione Navdanya al convegno “Sblocchiamo il diritto al cibo” organizzato dalla Campagna “Sblocchiamoli: Cibo, salute e saperi senza brevetti“, questa mattina a Roma in vista della giornata mondiale dell’alimentazione, organizzata dalla Fao.“In India, ha spiegato Shiva, vi sono varietà di riso che resistono a sale, siccità monsoni e inondazioni e sono quindi fondamentali per la vita di milioni di persone”. “Tutte le grandi corporation, dalla Monsanto alla Syngenta, hanno fatto richiesta di brevetto su queste varietà di grano. Se questi brevetti verranno accordati si arriverà alla fame”.Shiva ha sottolineato che rischio è alto perchè la multinazionale Monsanto ha già brevettato molte varietà di semi e ha fatto un appello:”E’ un furto e un crimine privatizzare i beni coltivati per secoli dai contadini e poi metterli in commercio in regime di monopolio. Dobbiamo combattere a diversi livelli, con l’educazione dei giovani e facendo pressione per ottenere leggi che tutelino la libertà dei semi”. “Se non vinciamo questa battaglia – ha concluso – le cose diventeranno molto difficili per i piccoli produttori”.

Per sottolineare come il problema non sia esclusivamente dell’India e dei Paesi del sud del mondo è intervenuto il consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà e Vice Presidente della Commissione consiliare Ambiente Gianluca Peciola che insieme alla Vice Presidente della Provincia e Assessore alle Politiche culturali Cecilia D’Elia è stato il primo firmatario della dichiarazione di intenti della Campagna Sblocchiamoli contro i brevetti sui beni comuni.

“Abbiamo presentato una mozione che impegna la Provincia di Roma a sostenere le proposte della Campagna Sblocchiamoli” ha detto Peciola, “affinchè eserciti il suo diritto consultivo sulle istituzioni europee competenti, attraverso il Comitato Europeo delle Regioni”. “Già interveniamo a sostegno della produzione diretta dei piccoli agricoltori, ma crediamo che sia importante un impegno formale dal forte valore politico, per coinvolgere altri Enti locali, affinchè questi principi rimbalzino a un livello più alto”.

L’evento “Sblocchiamo il diritto al cibo” fa parte delle iniziative del Cisa (Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare), in preparazione della giornata mondiale dell’alimentazione. Ha dato il via agli eventi locali della Campagna, che si svolgeranno in 11 regioni italiane e 3 spagnole e coinvolgeranno amministratori e società civile, attraverso seminari, concerti, mostre fotografiche, proiezioni video e spettacoli teatrali.

LA CAMPAGNA

Promossa da un gruppo di ong, associazioni e università, la Campagna Sblocchiamoli nasce per impedire la trasformazione di cibo, salute e saperi, da beni comuni – da preservare e godere democraticamente – in beni privatizzati dal monopolio del brevetto, acquisibili solo a fronte di lucrose licenze di utilizzo. Sono previsti 11 eventi in Italia e Spagna hanno l’obiettivo di coinvolgere i rappresentanti degli enti locali nella tutela di diritti e beni comuni.

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fonte:  http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1265

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Netanyahu: “Firmato l’accordo con Hamas per la liberazione di Shalit”

Netanyahu: “Firmato l’accordo per la liberazione di Shalit”

Il soldato israeliano Gilad Shalit in un video diffuso nel 2009 da Hamas per dimostrare che è ancora in vita

Il soldato è nelle mani di Hamas dal 25 giugno 2006. Il governo israeliano libererà mille detenuti

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Israele ha firmato un accordo con Hamas che prevede lo scambio di prigionieri palestinesi in cambio del rilascio del caporale Gilad Shalit, in ostaggio a Gaza dal 25 giugno 2206, che «sarà a casa» nei prossimi giorni. Lo ha annunciato il premier israeliano Benjamin Netanyahu: «Abbiamo concluso negoziati ardui con Hamas per la liberazione di Gilad Shalit. Tornerà a casa nei prossimi giorni», ha dichiarato il premier in un intervento alla tv di Stato. «E’ il migliore possibile in questo momento» ha poi aggiunto Netanyahu.

L’accordo prevede che Israele liberi in totale 1.000 prigionieri palestinesi in due tranche: la prima di 500 quando Shalit lascierà la Striscia di Gaza per passare in Egitto – che sta mediando da anni – gli ulteriori 500 quando tornerà in Israele. Lo riferisce al Jazeera sottolineando che tra i prigionieri liberati ci sarà anche Marwan Barghuti, leader di Tanzim (organizzazione armata legata a Fatah), condannato a 5 ergastoli. Ancora non è chiaro se Barghouti e altri sei miliziani di punta potranno restare nei Territori.

Hamas conferma l’accordo
Il portavoce delle Brigate Ezzedin al Qassam, braccio armato di Hamas, ha confermato stasera l’accordo di massima con Israele, mediato dall’Egitto, per uno scambio tra il caporale Ghilad Shalit e circa un migliaio di detenuti palestinese. Il portavoce Abu Obeida ha detto che il caso Shalit «sarà chiuso in pochi giorni», annunciando che lo scambio dovrebbe avvenire nel giro di una settimana. Il capo del politburo di Hamas, Khaled Meshaal, rifugiato da anni in Siria, ha spiegato che saranno «1.027 i palestinesi (prigionieri di Israele) di cui 27 donne, ad essere liberati in due fasi» in cambio del rilascio di Shalit.

Ottimisti i famigliari
Abbiamo ricevuto un aggiornamento. Speriamo che questi sviluppi siano seri»: lo hanno affermato i familiari del soldato Ghilad Shalit, che da oltre un anno sono accampati in una tenda a breve distanza dalla residenza del premier Benyamin Netanyahu, a Gerusalemme. «Manteniamo un cauto ottimismo» hanno aggiunto. «Anche in passato abbiamo visto infatti riunioni urgenti del governo». Ghilad Shalit è stato catturato il 25 giugno 2006 mentre si trovava in un carro armato in territorio israeliano, ai margini della striscia di Gaza. Da allora è stato confinato a Gaza da Hamas, in totale isolamento.

Hamas ha bisogno di un successo da opporre ad Abu Mazen
Dietro allo scambio dei prigionieri fra Israele e Hamas c’è stata la apertura di una «finestra di opportunità», di carattere regionale. Lo hanno detto fonti politiche israeliane, citate dai mass media. Il riferimento è alla situazione creatasi con la primavera araba: in particolare alla crisi nella relazioni fra Hamas e il regime di Bashar Assad a Damasco, aggiunta al desiderio della giunta militare in Egitto di conseguire un successo diplomatico.

Viene inoltre citata una asserita necessità per Hamas di ottenere un vistoso successo agli occhi dei palestinesi da opporre a quello registrato da Abu Mazen (Anp) quando ha chiesto la piena adesione della Palestina alle Nazioni Unite. Se ci fossimo lasciati sfuggire questa finestra di opportunità – hanno aggiunto le fonti, citate da radio Gerusalemme – la vita di Shalit sarebbe stata in pericolo».

A Gaza migliaia di persone in strada per festeggiare
Decine di migliaia di palestinesi si sono radunati questa sera nel nord della Striscia di Gaza per celebrare l’accordo per lo scambio tra il caporale israeliano Ghilad Shalit e detenuti palestinesi. Lo ha annunciato Hamas. «Decine di migliaia di persone – si legge in un comunicato del movimento islamico che controlla la striscia di Gaza stanno marciando verso la moschea dei califfi a Jabaliya per celebrare la vittoria della resistenza e la conclusione dell’accordo di scambio».

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11 ottobre 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/424404/

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LA PROTESTA – Precari licenziati dalla Croce Rossa occupano primo anello del Colosseo

Precari licenziati dalla Croce Rossa
occupano primo anello del Colosseo

Sono saliti e hanno esposto uno striscione. Sindacato Usb: «Chiedono la riassunzione con contratti stabili»

Alcuni precari della Croce Rossa licenziati sono saliti martedì sul primo anello dell'Anfiteatro Flavio per chiedere la riassunzione con contratti stabili (foto Eidon)

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Lo striscione esposto (Omniroma)
Lo striscione esposto (Omniroma)

ROMA – «Occupiamo tutto il Colosseo. Rimarremo qui fino a quando non sarà trovato un rimedio alla nostra situazione». Un gruppo di lavoratori del 118 licenziati dalla Croce Rossa Italiana è salito sul primo anello dell’Anfiteatro Flavio per chiedere la riassunzione con contratti stabili. I manifestanti hanno esposto uno striscione dall’arco «Salviamo il personale della Croce rossa». All’esterno del Colosseo, un altro gruppo di lavoratori che sostiene la protesta dal basso.

INCONTRO ANDATO MALE – L’iniziativa, spiegano i sindacati di base, è nata dopo un incontro con il responsabile segreteria dell’assessorato alla Salute della Regione Lazio, «dal quale non sono emerse sufficienti garanzie per i 91 lavoratori, messi alla porta dal primo ottobre, dopo aver a lungo svolto il servizio in convenzione con l’Ares 118».

I colleghi della Cri (Eidon)
I colleghi della Cri (Eidon)

PRESIDIO PERMANENTEIntanto a Roma prosegue il presidio permanente davanti al consiglio regionale del Lazio, in via Rosa Raimondi Garibaldi, iniziato dallo scorso 30 settembre. L`Unione sindacale di base spiega in una nota di sostenere «la giusta lotta dei lavoratori, condannando sia l’atteggiamento di Cri che ha li ha bruscamente licenziati senza garanzie e prospettive, sia l’Ares, che per un settore così delicato come quello del servizio di emergenza ha scelto la strada dell’affidamento ai privati senza le necessarie garanzie di qualità e trasparenza». Il sindacato di base chiede quindi la convocazione di un tavolo urgente che, oltre Ares e giunta Polverini, coinvolga anche Cri e Funzione Pubblica.

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speciale matrimoni

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Redazione online
11 ottobre 2011 19:54

fonte:  http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_ottobre_11/colosseo-lavoratori-cri-1901787048666.shtml

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Libero l’equipaggio della Montecristo. Salvato da un messaggio in bottiglia

Libero l’equipaggio della Montecristo
Salvato da un messaggio in bottiglia

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Pirati somali – fonte immagine

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Arrestati i pirati somali. L’operazione delle forze speciali britanniche. Il cargo sequestrato lunedì all’alba

Foto d'archivioFoto d’archivio

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LIVORNO – Un messaggio nella bottiglia lasciato cadere da un oblò, proprio come nei racconti dei pirati. È il ventunesimo secolo, ma nel mare del Corno d’Africa infestato dai moderni bucanieri, l’equipaggio della Montecristo è riuscito così a comunicare la situazione a bordo e a consentire il blitz delle forze speciali inglesi che ha risolto il sequestro dopo un solo giorno. Ma ci sono ancora due navi italiane da mesi in mano ai fuorilegge somali: la Savina Caylyn (sequestrata il 2 febbraio scorso) e la Rosalia D’Amato (21 aprile). La Montecristo – motonave da 56mila tonnellate della compagnia livornese D’Alesio – era stata assalita da due barchini con 11 pirati armati all’alba di lunedì. A bordo 23 persone: 16 tra ucraini ed indiani e sette italiani, tra i quali i quattro addetti alla sicurezza. Questi ultimi hanno fatto scattare il piano predisposto in caso di attacchi. Imperniato su una contromisura che si è rivelata poi fondamentale per la riuscita del blitz: la cosiddetta «cittadella», un’area blindata della nave provvista di viveri e dalla quale si poteva guidare il mezzo. Lì si è subito rifugiato l’equipaggio, con il comandante Diego Scussat, che ha diretto il mercantile verso l’area in cui sapeva di poter ricevere aiuto.

LA «CITTADELLA» – Per tutta la notte la «cittadella» ha resistito ai tentativi dei pirati – che avevano reso inservibile ogni strumento di comunicazione – di forzare gli ingressi. Intanto, da un oblò era stato esposto uno striscione e fatto cadere un messaggio in una bottiglia per far sapere che a bordo stavano tutti bene e non erano direttamente minacciati dai banditi. Si è così messo in moto il meccanismo che ha portato alla liberazione della Montecristo. In zona si trovavano infatti due delle sei navi che fanno parte dell’operazione antipirateria Nato Ocean Shield, comandata dall’ammiraglio Gualtiero Mattesi: l’americana De Wert e l’inglese Fort Victoria. Quest’ultima, con a bordo elicotteri ed uomini delle forze speciali, ha comunicato di essere pronta ad intervenire. Prima c’è stato però un colloquio tra il ministro della Difesa Ignazio La Russa ed il suo collega di Londra, Liam Fox. Poi è arrivato il via libera politico dal premier Silvio Berlusconi. Sono entrati quindi in azione gli incursori della Marina inglese.

IL BLITZ – Gommoni, ha spiegato La Russa, «hanno circondato la Montecristo, mentre un elicottero sorvolava l’area. I pirati si sono subito arresi, senza resistenza, alcuni gettando in mare le armi e sono stati arrestati. Ora – ha – aggiunto – ce ne faremo noi carico». Gli aggressori saranno portati nella serata di domani a bordo della ‘Andrea Dorià, la nave italiana che coordina Ocean Shield. Da parte sua, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha sottolineato come la decisione di far scattare il blitz sia stata presa dopo aver ricevuto «assolute garanzie che non avrebbe comportato nessun rischio per l’equipaggi». Entrambi i ministri hanno ringraziato Londra per l’aiuto. Resta comunque alto l’allarme-pirati nel Corno d’Africa, come comunicato dalla Nato lo scorso 4 ottobre in un warning in cui si segnalava la ripresa degli attacchi favorita dall’indebolimento dei monsoni. E si invitavano le navi in transito a mettere in atto le «migliori pratiche» per «rendere più difficile la possibilità per i pirati di salire a bordo e prendere il controllo». Esattamente quello che ha fatto l’equipaggio dell’Andrea Doria.

IL RACCONTO DEL COMANDANTE – Per liberare definitivamente l’equipaggio della nave è stato necessario un lungo lavoro anche quando il blitz era ormai finito ed i pirati si erano arresi. Per essere più sicuri della inviolabilità della cittadella, secondo quanto ha raccontato il comandante Diego Scussat agli armatori del Gruppo D’Alesio, i marinai avrebbero usato anche una saldatrice in dotazione alla nave per chiudere ermeticamente ogni possibilità di accesso alla cittadella. È comunque da quella zona blindata che è stata lanciata in mare la bottiglia con il messaggio, ritrovata da una unità navale. Il comandante, che si è complimentato con l’armatore per come si è svolta tutta la fase successiva al sequestri, ha anche detto che i pirati hanno sparato sia nella fase di attacco, sia quando erano a bordo della nave, danneggiando forse qualche strumento.

L’ARMATORE LIVORNESE E LE FAMIGLIE – Il Gruppo D’Alesio, società armatrice della Montecristo, ha saputo dell’esito dell’operazione dalla Farnesina. «Siamo sollevati» ha detto un portavoce della compagnia. «Siamo stati fortunati, credevo finisse male. Ora siamo più tranquilli: sono contento per tutto l’equipaggio»: così il padre di Luca Giglioli, 22 anni, il più giovane dei marittimi sequestrati dai pirati e liberati. «Stanotte sono stato al lavoro per cacciare la tensione», ha detto il padre del giovane allievo ufficiale, anche lui dipendente del Gruppo D’Alesio. «Luca ha una grande passione per il mare», dice parlando del figlio il cui scopo è diventare terzo ufficiale. Con Stefano Mariotti, l’altro livornese a bordo, erano partiti in aereo per Londra da dove avevano raggiunto Liverpool, porto dalla quale è partita la nave. In precedenza era stato quattro mesi si varie petroliere nel mediterraneo ed ora era contento di andare in Vietnam. «Quel tratto di mare è pericoloso. Ne avevamo parlato – aggiunge il padre – ma lui, che è un ragazzo molto maturo per la sua età, ci aveva detto non preoccupatevi». Tanta gioia e lacrime liberatorie in casa Marras, a Lula (Nuoro), dove vivono i genitori di Pietro Raimondo, 25 anni, uno dei 4 addetti alla sicurezza della nave Montecristo. «Siamo felici – ha detto il padre Antonio all’Ansa – e stiamo festeggiando la liberazione. Dalla Farnesina mi hanno detto che mio figlio sta bene, come tutti gli altri italiani». Gioia ed emozione: sono i sentimenti anche in casa di Diego Scussat, il comandante della Montecristo. «Siamo felici» dice la figlia maggiore al telefono. «Quando lo sentirò – aggiunge – so che mi metterò a piangere».

IL MINISTRO LA RUSSA – In mattinata, il ministro La Russa, a margine della firma di un accordo con Confitarma, proprio in chiave antipirateria, firmato al ministero della Difesa aveva detto: «I marinai sono incolumi e non corrono al momento particolari rischi. Si sta vagliando ogni soluzione e che si avranno evoluzioni nelle prossime ore. Tutti i marinai, comunque – ha aggiunto -, stanno bene e non sono sottoposti a nessun tipo di vessazione o controllo. Comunque – ha concluso – la situazione resta un po’ delicata». L’ACCORDO – Dieci nuclei della Marina Militare, ciascuno composto da sei unità, sono pronti per essere imbarcati sui mercantili delle navi italiane in transito nei mari a rischio pirateria. È quanto il protocollo d’intesa firmato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa e dalla Confitarma, la quale pagherà il servizio. L’accordo «che sara’ operativo al più presto», ha assicurato il ministro La Russa, attua un decreto del 1 settembre 2011 del governo che individua le zone a rischio pirateria. «I dieci nuclei composti da sei uomini ciascuno – ha spiegato sempre La Russa – saranno impiegati nelle zone a rischio per la difesa del contrasto di atti di pirateria o di danneggiamento di navi italiane che richiedono questo tipo di intervento. Confitarma – ha poi spiegato il ministro – rimborserà le spese di intervento militare mentre gli uomini impegnati non saranno sottoposti ad una linea gerarchica civile ma a quella militare». L’accordo prevede, e’ stato spiegato, anche l’utilizzo di alcuni ”contractors” privati, una formula simile a quella delle guardie giurate di vigilanza a luoghi economicamente rilevanti.

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11 ottobre 2011

fonte:  http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2011/11-ottobre-2011/nave-sequestrata-somalia-si-sta-dirigendo-l-oman-1901784298065.shtml

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Sorgenia entra nel mercato domestico progetto fotovoltaico, risparmi fino al 50%

Sorgenia entra nel mercato domestico
progetto fotovoltaico, risparmi fino al 50%


La nuova campagna di Sorgenia – fonte immagine

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La società del gruppo Cir punta ai due milioni di clienti entro la fine del 2016. Parte un progetto che prevede l’installazione senza costi di pannelli solari sui tetti delle abitazioni e l’utilizzo gratuito dell’energia prodotta

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MILANO Sorgenia, gruppo attivo nell’energia controllato al 65% dalla Cir della famiglia De Benedetti e al 35% da Verbund, entra nel mercato residenziale puntando ad allargare la propria base di clienti dagli attuali 500mila, in gran parte piccole imprese e partite Iva, a circa 2 milioni entro la fine del 2016: la crescita è prevista ad un ritmo di circa 350mila famiglie l’anno, con il primo milione nel 2013.

Il gruppo guidato da Massimo Orlandi propone un pacchetto ricco di promozioni, a partire dalla proposta di fidelizzazione del cliente residenziale in cambio di tariffe vantaggiose. Con ‘Libero24’, Sorgenia promette un prezzo iniziale per la componente energia in bolletta che non potrà “mai essere superato, ma potrà solo scendere oltre a sconti per i clienti più fedeli, pari all’1% aggiuntivo per anno”.

Contemporaneamente, Sorgenia avvia una nuova strategia in campo fotovoltaico con il progetto denominato ‘Solemio’, un’iniziativa che prevede l’installazione di pannelli fotovoltaici gratuitamente sul tetto dell’immobile del cliente in comodato d’uso di 20 anni e che, secondo le stime di Sorgenia, aprirà alla possibilità di risparmiare fino al 50% dei costi in bolletta in quanto la società regala tutta l’energia prodotta dall’impianto e che viene consumata. Il progetto sarà adottato inizialmente nei comuni che sigleranno una convezione con Sorgenia.

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11 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/10/11/news/la_novita_sorgenia_entra_nel_mercato_domestico_progetto_fotovoltaico_risparmi_fino_al_50_-23064644/?rss

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Gas russo, sette anni alla Tymoshenko. Monito della Ue: possibili ripercussioni

La replica: «E’ un giudizio fabbricato, ma questa sentenza non cambierà la mia lotta»

Gas russo, sette anni alla Tymoshenko
Monito della Ue: possibili ripercussioni

L’eroina della rivoluzione arancione, ora leader dell’opposizione ucraina, colpevole di «abuso di potere»


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foto Юлія Тимошенко

Юлія Тимошенко – per

Лідер партії “Всеукраїнське об’єднання «Батьківщина»” та однойменного блоку. / The leader of the All-Ukrainian Union “Fatherland” party.
 NO! Тимошенко

Юлія Тимошенко – contro

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MILANO – L’ex premier e leader dell’opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko, è stata condannata a sette anni di prigione. Il tribunale distrettuale di Pechersky, a Kiev, l’ha riconosciuta colpevole di «abuso di potere» in relazione ad alcuni contratti da lei siglati per le forniture di gas russo nel 2009, che avrebbero causato danni per un valore complessivo di 1,5 miliardi di hryvnia, ovvero circa 140 milioni di euro, alla compagnia energetica nazionale Naftogaz. Lo ha spiegato il giudice Rodion Kireiev durante il processo svoltosi a Kiev mentre all’esterno del tribunale centinaia di sostenitori dell’imputata si erano radunati per protestare contro la decisione di processare la loro leader. Oltre alla pena detentiva, l’ex premier e leader dell’opposizione ucraina Yulia Tymoshenko è stata condannata a tre anni d’interdizione dai pubblici uffici: ciò significa che, così restando le cose, non potrà candidarsi alle prossime elezioni politiche nè alle presidenziali. La sentenza le impone inoltre di versare a titolo di risarcimento dei danni un miliardo e mezzo di hryvnia, equivalenti a quasi 139 milioni di euro alla Naftogaz.

IL DISAPPUNTO DELLA UE La Commissione Europea, appresa la notizia, ha espresso il suo disappunto per la pesante condanna che avrò anche pesanti implicazioni per i risvolti che potrebbe avere sullo scenario politico dell’area. Alcuni diplomatici di Bruxelles hanno già evidenziato come sarà impossibile portare a termine le intese bilaterali tra la Ue e l’Ucraina sulle politiche commerciali permanendo la condizione di impedimento della Tymoshenko alla partecipazione alle prossime competizioni elettorali. «Le Ue dovrà riflettere sulle sue politiche nei confronti dell’Ucraina – ha detto Catherine Ashton, responsabile per la Politica estera dell’Unione -. Il modo con cui le autorità ucraine rispetteranno i valori universali e lo stato di diritto avrà implicazioni sulle relazioni bilaterali».

LA SENTENZA«Questo Tribunale – sono state le parole del presidente del collegio, Rodion Kireyev – è giunto alla conclusione secondo cui la deposizione resa dall’imputata a suo favore, con l’intento di sottrarsi alla responsabilità per il delitto da lei commesso, è confutata dall’insieme delle prove raccolte. Ha quindi riconosciuto Yulia Volodymyrivna Tymoshenko colpevole di abuso di potere, per aver utilizzato le proprie prerogative di primo ministro per finalità criminose. Di conseguenza la condanna a una pena detentiva di sette anni». Esattamente quanto chiesto dalla procura. Secondo la procedura in vigore in Ucraina, il giudice prima ricostruisce la vicenda, quindi legge il verdetto. Dopo aver esposto per due ore il riassunto del caso, il giudice ha iniziato a leggere le argomentazioni della difesa. Alla fine la sentenza ha confermato la richiesta dei magistrati inquirenti. «Tenuto presente che non sono state rilevate circostanze aggravanti nè attenuanti, e considerate l’elevata pericolosità sociale del delitto commesso dall’imputata, la sua personalità e l’assenza in lei di qualunque forma di pentimento», ha affermato ancora il presidente del collegio, Rodion Kireyev, «questo Tribunale non vede alcuna base per pronunciare a suo carico una sentenza meno severa».

«GIUDIZIO FABBRICATO»Secondo la Tymoshenko, che ha parlato di «giudizio fabbricato», il procedimento è un pretesto orchestrato dal presidente Viktor Yanukovych per allontanarla dalla politica. «Gloria all’Ucraina!» aveva gridato Tymoshenko entrando in aula, accompagnata da marito e figlia. «Questa sentenza non cambierà la mia vita e la mia lotta». Dopo la lettura della sentenza, ha parlato apertamente di «un ritorno al 1937», cioè alle grandi purghe di Stalin, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa russa Interfax.

LA CARRIERA POLITICALa Tymoshenko è stata tra i protagonisti della cosiddetta rivoluzione arancione, che nel 2004 portò alla caduta del regime post-sovietico dell’allora presidente Leonid Kuchma e del suo alleato Viktor Yanukovich, all’epoca premier ma divenuto l’anno scorso a sua volta capo dello Stato, dopo aver sconfitto di stretta misura alle urne la stessa Tymoshenko. In carcere da agosto per la seconda volta nella sua vita, Tymoshenko, mai senza la sua tradizionale treccia ucraina arrotolata sul capo, è stata ritenuta colpevole di abuso d’ufficio al termine di un processo in corso da giugno. Dalle tribune della rivoluzione arancione agli incontri con l’uomo forte di Russia Vladimir Putin e infine alle presidenziali di febbraio 2010, questa donna minuta si muove in un universo maschile. Nel 2001 aveva già fatto l’esperienza del carcere, un mese sempre per un affare di gas russo. «Non sono un mostro privo di emozioni. La paura non mi è sconosciuta, come non lo è a ogni persona normale. Ma si può dominare» ha detto all’Afp in una recente intervista.

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Redazione Online
11 ottobre 2011 13:48

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_11/tymoshenko-processo-colpevole_328b9f86-f3d7-11e0-8382-87e70525ad6b.shtml

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Disastro ambientale in Nuova Zelanda: la marea nera uccide i pinguini blu / Oil spill response team swells to over 100

Disastro ambientale in Nuova Zelanda: la marea nera uccide i pinguini blu

Corsa contro il tempo per fermare la fuoriuscita delle 1700 tonnellate di greggio a bordo della portacontainer Rena

 

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ROMA – Una marea nera di oltre 350 tonnellate ha ricoperto le acque cristalline della Bay of Plenty, uccidendo i caratteristici pinguini blu e diversi altri uccelli marini. La nave portacontainer Rena, di 236 metri che si è arenata mercoledì su una barriera corallina dopo una notte di tempesta con onde fino a 5 metri, ha perso cinque volte il petrolio fuoriuscito ieri, facendo così avverare le più tragiche previsioni. «Dobbiamo riconoscere – ha detto il ministro dell’Ambiente Nick Smith – che questo evento è il disastro ambientale marittimo più significativo della Nuova Zelanda». E non solo: «da una prospettiva ambientale la situazione nei prossimi giorni peggiorerà in misura significativa».

Dopo i danni subiti durante la notte, la portacontainer ha lanciato un Sos e la squadra di salvataggio di 36 persone impegnata a bordo è stata evacuata dagli elicotteri. Ad aggravare la situazione il fatto che la grossa chiatta nei cui serbatoi veniva pompato il carburante è rimasta danneggiata e per ora è fuori uso. Le autorità avvertono che sarà una questione di settimane e non di giorni, prima che la perdita sia contenuta.

E il disastro ambientale potrebbe essere immenso, se finiranno nella baia le 1700 tonnellate di greggio pesante che la nave trasportava. Sono cominciate intanto a pieno ritmo le operazioni di pulizia sulle spiagge, raggiunte dalle dense bolle di petrolio. La marea nera ha già ucciso diversi uccelli marini, fra cui i pinguini blu caratteristici della zona, e molti altri vengono trattati in centri di salvataggio della fauna dopo essere stati trovati ricoperti di petrolio.

È emerso inoltre che recenti ispezioni della Rena prima che raggiungesse la Nuova Zelanda avevano denunciato diversi difetti, e che la nave era stata per questo fermata temporaneamente in Australia per una serie di rettifiche. Il ministro dei Trasporti Steven Joyce ha rivelato che la nave era stata ispezionata in Cina in luglio e in seguito a Fremantle in Australia. Il sindacato dei marittimi ha chiesto il rilascio di rapporti ufficiali sulla nave, dai quali risulterebbero difetti nei motori, nella manutenzione e anche nelle carte di navigazione.

Circa 250 persone, fra cui specialisti accorsi da Australia, Gran Bretagna, Olanda e Singapore, sono impegnate nelle operazioni di pompaggio e di raccolta e contenimento del petrolio riversatosi in mare, mentre 300 militari sono impegnati a ripulire le spiagge. Le autorità sperano che una volta estratto e pompato nei serbatoi di chiatte il petrolio a bordo, sarà possibile riportare in galleggiamento la nave, un compito di cui sono responsabili gli armatori, particolarmente complesso perchè metà dello scafo è incagliato nella barriera mentre l’altra estremità galleggia ancora.

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Martedì 11 Ottobre 2011 – 18:01    Ultimo aggiornamento: 18:44

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=166133&sez=HOME_NELMONDO

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Oil spill response team swells to over 100

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Contributor:
Voxy News Engine Voxy News Engine

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Saturday, 8 October, 2011 – 07:48

Oil spill response team swells to over 100
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Expert oil spill responders are continuing to converge on Tauranga to further bolster the team responding to an oil spill from the grounding of the cargo vessel Rena.

Specialists from around New Zealand and Australia have joined the more than 100-member strong oil spill response team led by Maritime New Zealand. The response team includes staff from the Bay of Plenty Regional Council, the Department of Conservation, Massey University and other agencies.

A total of seven birds – five little blue penguins and two shags – have been brought to the wildlife response centre in Te Maunga with oil coverage to their feathers ranging from 30 percent to 100 percent. The birds are being stabilised and some will be washed today.

There are four teams of wildlife responders based on Motiti Island and another two on the mainland, with a further 10 teams to be deployed today – these teams will be out on beaches today looking for affected animals.

National On Scene Commander Rob Service said dispersant application continued to be the response team’s best option for dealing with the spilt oil at this point. Further applications would be undertaken today.

The operations team was receiving extra supplies of equipment from both national and international sources, and preparing for an on-water recovery operation, as required.

Shoreline assessments of the most vulnerable areas have been undertaken today by trained shoreline clean-up assessment responders – information from these assessments is being fed into detailed planning for a targeted response should oil wind up on the shoreline.

Mr Service said the assessment teams were also acting quickly by doing spot checks to follow up on any public reports of oil sightings on the shoreline. No evidence of oil on any beaches had been found to date.

The salvage company Svitzer said it had 82 cubic metres of specialist salvage equipment being prepared to deploy from Australia. The salvage team of 15 would grow to around 25 over the weekend. Svitzer’s first priority is to get the fuel off the vessel.

However, Mr Service said criticism that the fuel transfer was taking too long was uninformed.

“This is not like removing fuel from a dinghy. It’s not even like removing fuel from a 30 metre fishing vessel. We’re talking about an extensively damaged 236m cargo vessel. This is a challenging and complex operation.”

Mr Service said reports from the public were appreciated and would be followed up. Anyone who sees what they think may be oil on a shoreline should ring 0800 OIL SPILL (0800 645 774).

Any sightings of oiled wildlife should be reported to 0800 333 771.

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fonte:  http://www.voxy.co.nz/national/oil-spill-response-team-swells-over-100/5/103711

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SCRICCHIOLII DI PALAZZO – Camera, governo battuto sul rendiconto generale dello Stato 2010. Tremonti non vota due provvedimenti

Il premier a colloquio con Tremonti che non vota due provvedimenti

Camera, governo battuto sul rendiconto generale dello Stato 2010

In Aula anche il premier. Cicchitto: «Ora una verifica politica». La Russa: «Berlusconi chieda la fiducia»

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Crisis: Exit strategy – fonte immagine

Berlusconi e Tremonti in Aula (Lapresse)
Berlusconi e Tremonti in Aula (Lapresse)

MILANO- Il governo battuto sul rendiconto dello Stato 2010. L’Aula della Camera ha bocciato l’articolo 1 del testo. Per combinazione, lo scivolone in Aula è accaduto proprio quando era da poco entrato Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio è stato quindi «salutato» dal grido «dimissioni-dimissioni» che si è levato dai banchi dell’opposizione. I lavori sono stati aggiornati a mercoledì mattina. Secondo Gianfranco Fini questo voto «ha evidenti implicazioni di carattere politico». Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl, spiega: «Io credo che il governo debba rendersi disponibile a un confronto politico e a verificare se abbia o meno la fiducia in Parlamento». Anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, sembra d’accordo, ma si spinge oltre: «Berlusconi chieda la fiducia al Parlamento».

LA RABBIA DI BERLUSCONI – Insomma la giornata di Berlusconi si è trasformata in un vero e proprio caso politico. Il premier è rimasto in Aula solo pochi minuti. Inizialmente incredulo, ha accolto il voto con un gesto di stizza. È rimasto fermo, senza parlare con i ministri Fitto e Prestigiacomo. Poi gli si è avvicinato Cicchitto con cui ha scambiato qualche parola. Quindi Berlusconi si è alzato e senza salutare nessuno si è diretto velocemente verso l’uscita dell’Aula. Sul suo percorso, seduto all’ultima sedia del banco del governo, c’era Giulio Tremonti. Il premier non lo ha degnato di uno sguardo: lo ha spostato, con un gesto che pareva di rabbia, per poi uscire dall’Emiciclo scuotendo dei fogli che reggeva in mano. Si è poi diretto nelle stanze del governo dove lo ha seguito il ministro. Al termine dei lavori li hanno raggiunti anche diversi parlamentari del Pdl e ministri, tra cui il capogruppo Cicchitto, il vicepresidente della Camera Lupi, il coordinatore Verdini e i ministri Fitto e Brambilla. Da Berlusconi sono arrivati anche il ministro Romano e il capogruppo di Popolo e territorio, Moffa.

IL CASO TREMONTIL’incontro con Tremonti arriva anche dopo che il ministro non ha votato due provvedimenti basilari per il suo dicastero e per la tenuta dell’esecutivo. Sul Documento di economia e finanza, approvato con due soli voti di vantaggio, Tremonti non si è espresso. E sul rendiconto di assestamento di bilancio, costato all’esecutivo una sonora sconfitta, il ministro risulta in missione. La maggioranza si è imbufalita. In prima fila Osvaldo Napoli: «Tremonti decida se il suo comportamento è stato consono», pur ammettendo che quello di oggi è «certamente stato uno scivolone negativo». Ma a difenderlo pensano sia il ministro dei Trasporti Altero Matteoli sia il sottosegretario all’Economia Antonio Gentile. A loro si aggiunge Denis Verdini: «Alla prima votazione – spiega – c’erano 287 deputati nostri e 285 loro. Alla seconda votazione (quella dell’art.1, ndr) si sono aggiunti 7 nostri deputati e 5 loro, ma quattro dei nostri – Bossi, Cossiga, Gianni e Testoni – non hanno fatto a tempo a votare. Se in questo ci leggete un fatto politico…». Nessuna lettura politica Verdini vede anche per il non voto di Scajola o di Tremonti. Il primo, racconta il coordinatore del Pdl, «era stato da Berlusconi a Palazzo Grazioli ed è arrivato quando la votazione si era appena chiusa. Tremonti non ha fatto semplicemente a tempo a raggiungere il banco del governo per votare. Lo voleva fare, si vedeva…». Tra gli assenti anche Antonio Martino, Gianfranco Miccichè, Giancarlo Pittelli e Andrea Ronchi. E Bossi non ha votato perché «intercettato dai cronisti».

L’OPPOSIZIONE Subito dopo la sconfitta il segretario del Pd Pier Luigi Bersani invita Berlusconi presentare le dimissioni. «Un governo bocciato sul consuntivo non può fare l’assestamento di bilancio e senza assestamento il governo non c’è più. Mi aspetto che Berlusconi ora si convinca ad andare al Quirinale». Gli fa eco Erminio Quartani, Pd: «È la 91esima volta che il governo è stato battuto dall’inizio della legislatura e la presenza in aula del presidente del Consiglio, che ha cercato di andare in soccorso alla sua maggioranza, rende questa sconfitta di un altissimo significato politico». Carmelo Briguglio, vicepresidente vicario dei deputati di Fli, attacca Berlusconi: «Il presidente del Consiglio è venuto col suo voto in soccorso della maggioranza, è entrato in aula e il governo è andato sotto sul rendiconto dello Stato. Poi è scappato. Un segno dei tempi: è finita, il governo è politicamente finito. Berlusconi si dimetta».

LA SCELTA Prorpio perché questa bocciatura è «un fatto senza precedenti», come spiega Gianfranco Fini, sarà la giunta per il regolamento della Camera a esaminare mercoledì la bocciatura del primo articolo del rendiconto generale dello Stato. La giunta si riunirà alle 10, ha annunciato la vicepresidente Rosy Bindi al termine della conferenza dei capigruppo, e subito dopo sarà convocata di nuovo la capigruppo. L’Aula è convocata alle 13 per le comunicazioni del presidente.

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Redazione Online
11 ottobre 2011 18:41

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_ottobre_11/governo-camera-rendiconto-berlusconi_aa9115e4-f41b-11e0-8382-87e70525ad6b.shtml

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SOLO LA GALERA PUO’ FERMARLI – Canton: sono fra i milioni di persone pronte a usare le armi per la Padania

MA NEMMENO IL CIRCO ‘MEDRANO’ LI FAREBBE LAVORARE, ‘STI PAGLIACCI…

mauro

Canton: sono fra i milioni di persone pronte a usare le armi per la Padania

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Il funerale ‘dello’ Stato… – fonte immagine

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Il neosegretario provinciale della Lega a Varese, imposto da Bossi fra i malumori della base, dice in un’intervista che “l’indipendenza si ottiene anche combattendo: noi siamo militanti”

Canton: sono fra i milioni di persone pronte a usare le armi per la Padania IL TRIO DELLE ‘MERAVIGLIE’ – Maurilio Canton con Umberto e Renzo Bossi

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“Umberto Bossi dice che ci sono milioni di persone con le armi pronte a lottare per la Padania? io sono uno di quelli”. Lo ha detto Maurilio Canton, neosegretario provinciale della Lega Nord a Varese, ospite a 24 mattino su Radio 24. “Per Bossi sono disposto a fare qualunque cosa – ha detto Canton – Sono un militante e tutti i militanti giurano quando sottoscrivono un documento, l’articolo 1 dello Statuto della lega. Ci mancherebbe altro non fosse così. L’articolo 1 è quello per l’indipendenza della Padania. Si ottiene anche combattendo? Siamo militanti, funziona così, io non mi tiro indietro. Ma precisiamo: non siamo un partito di terroristi e guerrafondai, ma di pacifici militanti che quando manifestano, anche a Roma, non hanno mai spaccato una vetrina o incendiato una macchina o fatto un incidente con la polizia. Altre manifestazioni fatte da famosi ‘democratici’ incidentalmente finiscono con scontri con le forze dell’ordine”.

Radio Padania censura le critiche a Canton Lo striscione contro Canton

Canton segretario, la base insorge

“Io sono stato eletto per acclamazione perché ero il candidato unico. Gli altri si sono ritirati, se sotto il diktat di Bossi lo chieda a loro – ha proseguito Canton – Elezione sovietica? Al limite elezione padana, non siamo pratici dell’Est del mondo”. Canton ha poi liquidato la questione dello striscione con la scritta ‘Canton segretario di nessuno’ apparso dopo la sua elezione: “C’è adrenalina che va sfogata – ha detto- Che ci sia un sommovimento e brillantezza del movimento mi va bene. La Lega non è spaccata, assolutamente. E’ spaccata solo nella testa di qualche capetto”. E in mattinata, a sorpresa, Bossi si è presentato negli uffici della Lega in centro a Varese. “Abbiamo fatto quattro chiacchiere – ha detto Canton – e parlato del movimento e della segreteria. Del resto questa è casa sua ed è venuto a vedere se gliela abbiamo tenuta bene in questi anni”.

Canton non ha voluto commentare, invece le parole recenti del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, secondo cui “chi parla di secessione è fuori dalla storia”. “Di Napolitano non penso proprio nulla – dice Canton – Penso che quando il ministero dellEeconomia fa i conti dei soldi che arrivano, sa esattamente da dove arrivano. Se vogliamo dire che la Padania non esiste in forza di questo, noi diciamo che non è vero. La Padania esiste di sicuro, lo sanno tutti. La Padania è un luogo del cuore, poi dei popoli, e di conseguenza viene considerata patria da chi la abita. I confini non li decide nessuno, ma sono insiti nel nostro essere”.

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11 ottobre 2011

fonte:  http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/10/11/news/canton_sono_fra_i_milioni_di_persone_pronte_a_usare_le_armi_per_la_padania-23034269/?rss

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