Domani Berlusconi alla Camera per la fiducia. Le opposizioni abbandoneranno l’Aula

Berlusconi alla Camera per la fiducia
Le opposizioni abbandoneranno l’Aula

Napolitano: premier indichi soluzione e dica se maggioranza può operare. Fini al Quirinale. Bersani: l’unico chiarimento possibile sono le dimissioni. Di Pietro: rivolta sociale alle porte


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ROMA – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, stamani ha chiesto con una nota al premier Silvio Berlusconi di dire se c’è ancora una maggioranza in grado di operare. Il capo dello Stato ha manifestato preoccupazione per il voto di ieri che ha visto il governo andare in minoranza sull’articolo 1 del Rendiconto generale del bilancio dello Stato 2010 e sollecitato premier e parlamento a dare una risposta credibile.

Berlusconi domani andrà alla Camera per chiedere di rinnovare la fiducia al governo. Il premier parlerà domani alle 11 nell’Aula di Montecitorio. Venerdì ci sarà poi il voto. Per preparare il discorso Berlusconi ha incontrato Giulio Tremonti a Palazzo Grazioli. Il presidente del Consiglio ha ricevuto anche il ministro delle Politiche Ue Anna Maria Bernini, il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ed il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta.

Le opposizioni hanno annunciato che lasceranno l’Aula durante le comunicazioni di Berlusconi, ma voteranno comunque la sfiducia al governo. Pd, Idv e Terzo Polo, insieme agli altri rappresentanti delle opposizioni, usciranno dall’aula quando il presidente del Consiglio comincerà a parlare e diserteranno il dibattito successivo. La decisione è maturata nelle riunioni svolte nel pomeriggio e confermate in un incontro dei capigruppo della minoranza parlamentare. «I gruppi parlamentari di opposizione – si legge in un comunicato – ritengono che questa situazione non sia più nè decorosa, nè tollerabile per l’Italia: il governo è incapace di dare risposte alle questioni economiche e istituzionali che sono aperte: dalla presentazione di provvedimenti urgenti per l’economia alla nomina del governatore della Banca d’Italia. La bocciatura del rendiconto dello Stato configura inoltre un’inedita situazione che nella storia della Repubblica si era risolta solo con le dimissioni dei presidenti del Consiglio. Di conseguenza, il voto di fiducia chiesto dal governo, non risolve i problemi costituzionali aperti ed è soltanto un inutile tentativo di prorogare uno stato imbarazzante di incertezza e paralisi. Proprio per questo i gruppi parlamentari di opposizione non saranno presenti in aula durante le comunicazioni del presidente del Consiglio e non parteciperanno al successivo dibattito per non essere complici di una situazione che è ormai intollerabile. Il rispetto per le istituzioni repubblicane e il Parlamento ci impone di votare la sfiducia al governo, rispondendo alla chiama di venerdì mattina». Alla riunione dei gruppi di opposizione hanno partecipato Casini, Franceschini, Tabacci, Lanzillotta, Della Vedova, Donadi, Pisicchio, Melchiorre e La Malfa.

Per evitare l’effetto aula vuota i deputati del Pdl sono intenzionati domani a sedersi nei banchi dell’opposizione. L’invito, spiegano alcuni parlamentari, sarebbe arrivato direttamente dal premier Silvio Berlusconi che non vuole parlare in un’aula per metà vuota.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini è andato nel pomeriggio al Quirinale per spiegare come sia diventato difficile, vista la situazione in cui versa la maggioranza, garantire il normale andamento dei lavori parlamentari. Fini si è recato al Quirinale dopo che le opposizioni hanno chiesto al presidente della Camera di esporre a Napolitano le ragioni secondo cui non è possibile procedere alle comunicazioni del presidente del Consiglio dopo la bocciatura dell’articolo 1 del rendiconto 2010. «Sono ore abbastanza turbolente per la politica», ha poi detto Fini.

La nota di Napolitano: «Ho finora sempre preso imparzialmente atto della convinzione espressa dal governo e dai rappresentanti dei gruppi parlamentari che lo sostengono circa la solidità della maggioranza che attraverso reiterati voti di fiducia ha confermato il suo appoggio all’attuale esecutivo. Ma la mancata approvazione, da parte della Camera, dell’articolo 1 del Rendiconto Generale dell’Amministrazione dello Stato, e, negli ultimi tempi, l’innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione, con le conseguenti incertezze nell’adozione di decisioni dovute o annunciate, suscitano interrogativi e preoccupazioni i cui riflessi istituzionali non possono sfuggire».

«La questione che si pone è se la maggioranza di governo ricompostasi nel giugno scorso con l’apporto di un nuovo gruppo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili come l’insieme delle decisioni di bilancio e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi europei. E’ ai soggetti che ne sono costituzionalmente responsabili, Presidente del Consiglio e Parlamento, che spetta una risposta credibile», conclude Napolitano.

Napolitano nel pomeriggio ha ricevuto al Quirinale Fini, che ha ringraziato per averlo messo al corrente delle ragioni che ad avviso dei presidenti dei gruppi parlamentari di opposizione rendono politicamente complesso il superamento della situazione determinatasi a seguito del voto contrario all’art. 1 del rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato. Il Capo dello Stato ha espresso la convinzione che tocchi al Presidente del Consiglio indicare alla Camera nell’annunciato intervento di domani la soluzione che possa correttamente condurre alla dovuta approvazione da parte del Parlamento del rendiconto e dell’assestamento. Sulla sostenibilità di tale soluzione sono competenti a pronunciarsi le Camere e i loro Presidenti».

La giunta del regolamento di Montecitorio intanto ha ritenuto a maggioranza che la Camera non può andare avanti con l’esame del rendiconto di bilancio dello Stato. L’articolo 1, è stato stabilito, preclude i restanti articoli, e l’iter è da considerarsi pertanto concluso. Il consiglio dei ministri è stato convocato per domani alle 9: in quella sede si esaminerà il nuovo ddl sul rendiconto generale dello Stato insieme alla legge di bilancio. Intanto il Senato a maggioranza ha approvato la nota di aggiornamento del Documento economico e finanziario (Def). Le opposizioni per protesta non hanno partecipato al voto.

Bossi: governo credibile. Umberto Bossi, che insieme al ministro Calderoli è andato stasera a Palazzo Grazioli per incontrare il premier, ha risposto alla richiesta di Napolitano di una «risposta credibile» da parte del governo e del premier: «Per adesso – ha detto – mi sembra credibile, le leggi passano».

«Opposizione non vota? Problema risolto». «L’importante è che non vengono nemmeno a votare, così abbiamo risolto il problema» ha detto Bossi commentando la decisione dell’opposizione di non essere presente in aula durante il discorso di Berlusconi.

«Dopo la decisione della Giunta per il Regolamento e il messaggio del Presidente della Repubblica – dice il leader del Pd, Pier Luigi Bersani – l’unico chiarimento possibile sono le dimissioni del Governo».

Il Pd vuole la linea dura delle opposizioni davanti allo stallo parlamentare provocato dalla bocciatura ieri del rendiconto di bilancio. Il segretario del Pd ha insistito, nell’incontro con Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli e poi con il presidente della Camera per mettere in atto l’Aventino fino a quando il premier non vada al Quirinale a dimettersi. Ma il Terzo Polo ha preso tempo in attesa di capire l’atteggiamento della maggioranza.

Pier Ferdinando Casini, nel suo intervento in aula alla Camera, si rivolge a Fini, definendolo «presidente ineccepibile». «Confidiamo – ha detto il leader Udc – che rappresenti questa anomalia al Presidente della Repubblica».

«Ci auguriamo che le parole del presidente Napolitano, come sempre chiare e sagge, siano prese in considerazione dal presidente del Consiglio e dalla maggioranza. Non ci vengano a raccontare che le cose vanno bene e si può andare avanti così. È il momento di cambiare e dare vita a un governo di responsabilità nazionale per il bene del paese». Così il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa. «Auspichiamo ci sia la possibilità di fare un governo di larghe intese tra tutte le forze politiche responsabili. Se questo non è possibile perché qualcuno vuole impedirlo, se ne assuma la responsabilità. E allora a quel punto meglio andare a votare prima possibile».

Il vice presidente della Camera Antonio Leone (Pdl) parla di «decisione aberrante» da parte della giunta della Camera: «la bocciatura dell’articolo 1 – spiega – non preclude in alcun modo la possibilità di proseguire l’esame del testo.

«Con la bocciatura dell’articolo 1 viene bocciato il presupposto dal quale muovere. Situazione, questa sì, assolutamente inedita e rispetto alla quale nessuno dei precedenti può essere invocato», ha detto in Aula la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro. «La confusione si misura su uno dei versanti più delicati dell’azione di un Governo, soprattutto in questa fase della storia politica italiana, che è quella di una crisi economica e finanziaria assai grave e della necessità di opporvi provvedimenti che abbiano il carattere della serietà e della definitività dopo il vaglio del Parlamento».

«Il presidente Fini è stato di parte non avendo consentito al governo di riferire oggi stesso quanto è accaduto. Questo è un atto lesivo della dignità del Parlamento – dice il capogruppo della Lega, Marco Reguzzoni – Fini non ha consentito a Berlusconi di venire oggi alla Camera per permettere alle opposizioni di fare le loro riunioni». Quanto alla “scaletta” stabilita in capigruppo: domani il premier riferirà alla Camera, dovrebbe chiedere con ogni probabilità un voto di fiducia che verrà votata nella giornata di venerdì.

Di Pietro: «Il Paese sta crollando, la città brucia e la rivolta sociale è ormai alle porte. Per fermare la violenza bisogna occuparsi dei cittadini e dei loro problemi, ma il Parlamento è impegnato in leggi che servono ad uno solo: Silvio Berlusconi – dice il leader dell’Idv a piazza della Rotonda, nel consueto sit in del mercoledì contro il ddl sulle intercettazioni – A Berlusconi interessa solo non essere processato, ma bisogna lavorare tutti insieme», afferma ribadendo la disponibilità dell’Idv «ora più che mai» a lavorare con le altre forze dell’opposizione, «per evitare che la piazza sfoci nella rivolta sociale».

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Mercoledì 12 Ottobre 2011 – 08:58    Ultimo aggiornamento: 21:21

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=166178&sez=HOME_INITALIA

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