Archivio | ottobre 14, 2011

La stampa israeliana è complice nella disumanizzazione delle vittime palestinesi

La stampa israeliana è complice nella disumanizzazione delle vittime palestinesi

.

Scritto il 2011-10-13 in News

.

Uruknet.info. Di Sarit Topaz (*). Motasem e Ali sono stati feriti a morte dall’IDF all’inizio del Ramadan. La stampa israeliana ha sorvolato sulla vicenda. Scrivendo di loro, qui, l’autore cerca di ristabilire un po’ di umanità per tutti i palestinesi senza volto uccisi dall’esercito.

Questo post è stato scritto in seguito alla richiesta di un caro amico, che mi ha chiesto di rendere pubbliche le morti di Motasem Adwan e Ali Khalifa, uccisi durante un’incursione notturna dell’Idf nel campo profughi di Qalandia, il primo giorno del digiuno di Ramadan.

Tutti si sono occupati dell’ondata di proteste dilagate in Israele, mentre si discute sulla definizione di giustizia sociale; sulla questione se la lotta sia politica o meno; sulla delicatezza della scelta delle parole; sulle richieste e sulle soluzioni; se la nazione si sta veramente unendo o l’unità è solo un mosaico; cos’è la “nazione” e chi include. Nel frattempo, silenziosamente ed inesorabilmente, l’occupazione procede con la sua routine.

Coprifuoco non ufficiali ed incursioni notturne nei villaggi della Cisgiordania sono comuni. Le forze armate entrano senza informare gli abitanti con un altoparlante, così che le persone che sono fuori casa si trovano in pericolo di vita. Il danno precede l’avvertimento. Durante la prima settimana di Ramadan, le forze occupanti si sono comportate come di solito, facendo irruzione nei campi profughi e nei villaggi durante la notte, utilizzando fuochi d’artificio. Il fragore assordante delle bombe al suono, i razzi che illuminano il cielo notturno, l’odore del gas lacrimogeno che arriva ai nervi, brucia in bocca, acceca gli occhi e rende il respiro pesante. Sensazioni di vertigini e paura che segna l’entrata di coloro che non dovrebbero essere lì. Non è un caso che queste incursioni siano effettuate durante la notte, quando le persone dovrebbero essere nei loro letti, a dimenticare la realtà per qualche ora. È allora che il circo militare arriva, seminando la paura, per “trattenere le persone ricercate”.

Solo un esempio fra tanti – un’incursione notturna nel villaggio di Nabi Saleh, a metà della scorso luglio:

.

Il campo profughi di Qalandia ed i villaggi di Nil’in e Beit Ummar hanno ricevuto un augurio di buone feste particolarmente caloroso. Due persone sono state uccise nel primo giorno del mese sacro: Motasem Adwan e Ali Khalifa. I siti di notizie israeliani hanno dedicato meno di 400 parole ai resoconti riguardanti queste morti. L’accaduto è stato schedato come notizia “militare e di sicurezza”. Su entrambi i portali di notizie Ynet e Nrg, le vittime sono rimaste anonime: nessun nome, nessuna faccia, nessuna storia di vita. Il primo menzionava “giovani palestinesi”, il secondo solo “palestinesi”. I due sono quindi stati spogliati della propria soggettività, delle proprie storia di vita, delle loro famiglie straziate. Quando si spoglia qualcuno della sua soggettività, non si sente alcuna responsabilità morale per lui. È così che i confini della nostra apatia vengono innalzati: non c’è bisogno di piangerli, non sono “dei nostri”, sono “palestinesi”.

Nrg riporta: “Il portavoce dell’Idf ha affermato che gli scontri sono scoppiati durante ‘una missione di routine per trattenere le persone ricercate’. Diffuse violazioni degli ordini sono iniziate dopo gli arresti, e cinque soldati sono stati lievemente feriti da lanci di pietre”. La routine delle invasioni sotto il nome in codice di “trattenere le persone ricercate” dà enfasi alla successiva descrizione delle azioni dei palestinesi. La nostra azione era di “routine” – loro hanno risposto con “insurrezioni diffuse”. Un’invasione militare viene normalizzata come ”ordine” di routine, mentre la risposta delle persone occupate all’invasione notturna delle loro residenze è una violazione di tale ordine. Ciò crea una simmetria tra l’evento e la conseguenza sofferta da “loro” (i palestinesi impegnati in diffuse violazioni dell’ordine pubblico, e per questo due di loro sono stati uccisi) e tra l’ingiustizia delle conseguenze dell’evento per “la nostra parte”. (Stavamo agendo di routine, e cinque dei nostri sono stati feriti –  è terribilmente ingiusto!)

Ynet ha riportato che in risposta all’“incidente”, l’esercito “indagherà sull’uso dei metodi per disperdere la folla. È stato poi affermato che le truppe avevano effettivamente aperto il fuoco. L’esercito sta indagando sull’incidente, che è accaduto nel primo giorno di Ramadan, considerato un periodo delicato”.

Fermiamoci per un momento, ed esaminiamo la semantica di questa risposta. Prima di tutto, è stato l’esercito che ha deciso quando effettuare una “missione di arresto” – ciò non è qualcosa che è deciso dalla sorte, quindi perché viene presentato come tale? Secondariamente, ho sempre trovato divertente quando un’organizzazione che commette un crimine indaga su se stessa. Terzo, dipingere il primo giorno di Ramadan come un periodo delicato dà ai lettori l’idea che siamo diventati i più grandi pluralisti. Improvvisamente, l’Idf rispetta i palestinesi musulmani nelle loro festività. Gli auguri di Netanyahu per il Ramadan sono stati sufficientemente esasperanti [ebraico]:

.

Il resoconto del portale di notizie Walla sembra inizialmente più bilanciato. Le vittime hanno nomi ed età, e sono forniti i nomi di un altro ferito e di due detenuti. Nel pezzo si legge: “Nel corso dell’operazione, durata varie ore, i soldati dell’Idf hanno colpito numerosi residenti e danneggiato le loro proprietà e case”. Ma attenzione ai numerosi dettagli aggiuntivi che appaiono qui, non presenti negli altri resoconti che ho letto. Qui si dice che i palestinesi avevano lanciato delle pietre ferendo cinque soldati, che è il motivo per cui sono iniziati gli spari. Inoltre, si afferma che “i livelli di allerta erano alti per la possibilità che elementi estremisti usassero l’incidente per commettere violenza durante il primo giorno di Ramadan”. Ancora una volta, l’operazione è descritta come moderata e le morti sono presentate come un incidente irrilevante, che verrà sicuramente usato dagli estremisti per infiammare l’area. L’invasione notturna del primo giorno di festività non è presentata come la fonte della tensione – ma piuttosto come normale e di routine.

Infine, la seguente immagine è dell’unico sito tra quelli da me passati in rassegna che include una foto nel suo resoconto. La fotografia non documenta un’invasione militare né tantomeno l’occupante. Mostra alcuni giovani palestinesi, mascherati, mentre lanciano pietre da dietro un’ambulanza palestinese. Questa foto parla alle paure collettive degli ebrei in Israele, preclude anche solo un briciolo di identificazione con i palestinesi. L’angolo del teleobiettivo impedisce che essi siano umanizzati. Invece, sono marchiati come Palestinesi dai loro abiti, dai loro visti nascosti, dalle scritte in arabo sull’ambulanza:

Torniamo a Qalandia. Pensate al tipo di empatia che sarebbe sorta se i resoconti avessero raccontato, come ha fatto l’amico di Motasem, che lui – morto a soli 22 anni – stava studiando giornalismo all’università, e si stava preparando per un esame proprio quella notte? Il frastuono intenzionale provocato dal circo militare israeliano ha spinto le persone fuori dalle loro case, perché avevano sentito degli spari. Urla sparse che aveva sentito dalla finestra l’avevano portato ad uscire. Ma non cadiamo in errore: la sua morte non è stata ordinata divinamente. La sua morte è stata causata da persone, persone che possedevano armi, e che hanno sparato. Sì, gli hanno sparato alla testa. Ali Khalifa, morto a 26 anni, aveva visto Motasem ferito ed era corso ad aiutarlo. È stato così che anche lui è stato colpito ed ammazzato. L’arbitrarietà dell’invasione militare non annunciata semina il panico, esponendo tutti gli abitanti al pericolo. Come scrive Ariel Handel, “è in questo modo che l’atto di un crimine, giudizio, decisione, avvertimento ed esecuzione vengono purificati in un unico momento. La multa arriva insieme al biglietto; gli spari arrivano insieme al verdetto … la presenza del potere non è solo la condizione necessaria (…) per il colpo, ma anche la sua causa. Le persone muoiono ‘perché si trovano lì’”.

Le discussioni sulla morte di questi due uomini, sempre che si terranno dalla nostra parte, si chiederanno se i soldati hanno obbedito alla procedura quando hanno aperto il fuoco, se hanno sbagliato non utilizzando metodi di controllo della folla piuttosto che fuoco vivo per disperdere i lanciatori di pietre. La discussione sarà tecnica, arida, ed infine rimossa. Nessuno chiederà cosa stava facendo l’esercito lì prima di tutto, come gli occupati dovrebbero comportarsi quando l’occupante invade, o in generale – quale valore ha la vita umana.

Questa è una fotografia di Motasem Adwan:

La sua immagine mi tocca il cuore. È più giovane del mio fratellino; non avrà l’opportunità di crescere, di finire i suoi studi e costruirsi un futuro. A cosa pensate, quando vedete questa foto? Ariela Azulai scrive che quando il pubblico israeliano guarda fotografie di palestinesi, generalmente si sottomette all’unica interpretazione accettabile, che li identifica con la rappresentazione del male. Spero che i lettori di questo post, vedendo la fotografia di Motasem, non soccombano alla rappresentazione unipolare che gli è stata insegnata. Spero che questa foto evochi la memoria di un passato che è scomparso e di gente amata che è morta. Spero che si evochi una risposta morale ed un senso di dolore. Questo è il suo funerale (il link porta a un video su Facebook).

La fotografia di Motasem, che ho postato sopra, documenta un momento della sua vita. Ma quando ho chiesto ad un amico di mandarmi una foto di Ali, ha scelto di inviarmene una che documenta la sua morte. La fotografia è stata scattata all’obitorio, con lui che giace su un tavolo, ad occhi chiusi, sangue raggrumato sul suo corpo e sulle lenzuola che lo avvolgono. Il suo torso è nudo. Questa è la documentazione della faccia della morte di un giovane uomo, il promemoria di un corpo che verrà seppellito e non tornerà. Non allegherò la fotografia, ma un link ad essa, così che i miei lettori possano scegliere di affrontare o momento questa difficile immagine.

Il mio amico, che mi ha chiesto di scrivere questo post, ed io speriamo entrambi che queste parole riusciranno a restituire alla vittime di Qalandia la loro umanità agli occhi israeliani – o almeno, di impedire che questo avvenimento scompaia nel ciclo delle notizie. Le storie laconiche della stampa che riassumono le vite di questi due uomini sembrano essere un’ingiustizia. Ma non dimentichiamo che queste storie non sono rare, e che non sono ordinate dal fato. Le loro morti sono causate da altri esseri umani, nella cornice di una politica particolare ed intenzionale che espone i palestinesi ad incidenti che non sono affatto accidentali.

Il mio amico di Qalandia mi ha chiesto di firmare questo post con alcune parole di addio per Motasem. Mi ha chiesto di scrivere che gli vuole molto bene, e che non verrà dimenticato. Lo stesso vale per Ali. Che il loro ricordo sia benedetto.

(*)Sarit Topaz è una studentessa di Gender Studies alla Tel Aviv University.

ùQuesto articolo è stato in origine pubblicato in ebraico su Haoketz.

(Traduzione per InfoPal a cura di Giulia Sola)

.

 

fonte:  http://www.infopal.it/leggi.php?id=19580

_________________________________________________________________________________________________________________________________

_____________

Gli indignati alla Camera, lanci di uova. Corteo in serata, ancora caos / Video

Gli indignati alla Camera, lanci di uova
Corteo in serata, ancora caos / Video

Manifestanti verso San Lorenzo, deviate linee bus. Questa mattina protesta in mutande al ministero dell’Economia

.

Approfondimenti
Le anime degli indignados si spaccano sul corteo di sabato
Corteo indignati sabato a Roma: chiuse quattro stazioni metro
I racconti degli indignati: noi, disoccupati a vita
Video
 Lanci di uova alla Camera
 Il corteo degli indignati alla Camera

.

ROMA – Gli indignati di via Nazionale si sono mossi in corteo verso Montecitorio durante la votazione della fiducia al governo alla Camera. «Le modalità – annunciano i manifestanti – sono le stesse di ieri cioè percorrendo i marciapiedi senza occupare la strada». Ieri c’erano stati lunghi attimi di tensione, con l’ennesima chiusura di via Nazionale, per il tentativo di sfilare in corteo fino a piazza della Repubblica. I giovani hanno poi sfilato, scortati dalla polizia, fino al ministero dell’Economia.

Gli indignati si sono mossi attraversando il Traforo e poi sono scesi lungo via del Tritone verso Montecitorio, scortati dalla polizia. Non si segnalano disagi al traffico. Il dragone dei giovani indignati è poi arrivato a Montecitorio. «Non ci rappresenta nessuno» hanno urlato in coro alcune decine di manifestanti. Gli studenti hanno legato a una transenna un drago gonfiabile. La piazza è superblindata dai mezzi delle forze dell’ordine.

Lancio di uova e cori «vergogna» contro Berlusconi alla notizia della fiducia ottenuta dal Governo. «Ci vediamo in piazza domani» scandiscono in coro i giovani «indignati» partiti stamattina da via Nazionale.

I manifestanti hanno bloccato per alcuni minuti Via del Corso, all’altezza di via di Pietra: si sono seduti in terra bloccando il traffico. Poi hanno ripreso il percorso verso il Palazzo delle Esposizioni. «Ti sei comprato di nuovo la fiducia» hanno detto alcuni giovani che intonavano cori contro il premier e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Intorno alle 19.35 gli indignati sono ripartiti in corteo diretti a San Lorenzo lungo via Nazionale, piazza della Repubblica, via Marsala, piazzale Tiburtino, via Tiburtina, via dei Volsci. Sono state deviate le linee bus H, 36, 40, 60, 64, 70, 71, 75, 84, 85, 117, 170, 175, 492, 590, 910. Tutte le linee in arrivo e in partenza dal capolinea Termini subiranno temporanei stop. La destinazione, a San Lorenzo, è l’ex cinema Palazzo, dove trascorreranno la notte.

Blitz questa mattina davanti al ministero dell’Economia, già bersaglio ieri di una protesta degli Indignati, dei rappresentati di Tilt, rete che riunisce movimenti, associazioni e comitati di sinistra. Una ventina di persone, tutte dai 20 ai 35 anni, si sono presentate davanti all’ingresso del ministero, in via XX settembre, con una struttura di cartone che rappresentava un negozio di Compro Loro, scimmiottamento dei sempre più diffusi Compro Oro, all’interno del quale c’erano tre manifestanti con le maschere del premier Silvio Berlusconi, del ministro all’Economia Giulio Tremonti e della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. All’esterno del «negozio» si sono posizionati i manifestanti che hanno cominciato a spogliarsi.

«Ci stanno lasciando in mutande – hanno detto i rappresentanti dell’organizzazione -, vogliamo porre l’attenzione sulla manifestazione di domani. Ci hanno chiuso le porte in faccia qualche minuto dopo la manifestazione. È sintomatico di quanto la politica si trinceri nei palazzi, allontanandosi dal popolo, ma soprattutto dai giovani. A chi dice che facciamo solo proteste e nessuna proposta proponiamo di rivedere il modello del welfare, di pensare ad una riconversione ecologica, ma soprattutto di rivedere la politica che ormai ha abdicato alla finanza. Il programma dell’alternativadeve essere su base condivisa».

Domani il movimento metterà in scena un’altra protesta colorita inscenando la Via Crucis del precario davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore, dove ieri hanno passato la notte alcuni membri del comitato di lotta per la casa.

.

Venerdì 14 Ottobre 2011 – 12:26    Ultimo aggiornamento: 20:39

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=166464&sez=HOME_ROMA

_________________________________________________________________________________________________________________________________

_____________

DOMANI, 15 OTTOBRE – Gran Bretagna, gli indignati vogliono occupare la Borsa

Gran Bretagna, gli indignati vogliono occupare la Borsa


fonte immagine

Appuntamento domani, 15 ottobre, a Paternoster Square, quartier generale della finanza londinese

.

.

Gli indignati di Londra organizzano l’occupazione della Borsa. In più di 15mila si sono dati appuntamento tramite Twitter e Facebook davanti alla Cattedrale di St Paul, per poi marciare fino a Paternoster Square, quartier generale della Borsa e di Goldman Sachs.

L’evento s’inquadra all’interno della mobilitazione internazionale degli indignati: almeno 800 dovrebbero scendere in piazza a Londra. Nel distretto della centralissima City, la polizia ha maggiori poteri rispetto alle altre zone di Londra, scrive il Guardian, perciò è difficile capire se i manifestanti potranno inscenare una protesta sul solco di quelli degli indignati di Wall Street. Il portavoce delle forze dell’ordine ha commentato che “la polizia si sta preparando nel modo più appropriato”.

Spyro Van Leemnen, 28 anni, uno dei portavoce degli indignati, ha detto che ancora non sono state prese decisioni sullo svolgimento della protesta: “Se la gente deciderà di non fermarsi, allora non lo farà”, ha dichiarato al Guardian, aggiungendo che in ogni caso porterà con sé una tenda.

.

14 ottobre 2011

fonte:  http://it.peacereporter.net/articolo/31007/Gran+Bretagna%2C+gli+indignati+vogliono+occupare+la+Borsa

_________________________________________________________________________________________________________________________________

_____________

DISGUSTOSO ‘MERCATO DELL’USATO’ – Polidori e Misiti promossi viceministri. Bersani: “Sembra di stare a Porta Portese”

Polidori e Misiti promossi viceministri
Bersani: “Sembra di stare a Porta Portese”

.


fonte immagine

.

Il Consiglio dei ministri approva quattro nuove nomine. Galati e Viceconte diventano sottosegretari. Insorge l’opposizione: “Berlusconi paga le sue cambiali, fermare la compravendita politica”

Polidori e Misiti promossi viceministri Bersani: "Sembra di stare a Porta Portese" Catia Polidori, nuovo viceministro allo Sviluppo Economico (ansa)

.

ROMA – A poche ore dalla fiducia incassata dal governo 1 alla Camera, è bufera sulle nuove nomine varate dal Consiglio dei ministri riunitosi subito dopo il voto di Montecitorio. L’ex finiana Catia Polidori diventa viceministro allo Sviluppo Economico, l’ex dipietrista Aureli Misiti sarà viceministro alle Infrastrutture. Entrano nel governo anche Giuseppe Galati (sottosegretario all’Istruzione) e Guido Viceconte (all’Interno). Incarichi che l’opposizione non tarda a bollare come “cambiali” pagate da Berlusconi per l’ennesima fiducia sul filo dei voti.

“La maggioranza si comporta come se avesse aperto un banco al mercato di Porta Portese”, è il lapidario commento di Pier Luigi Bersani, segretario Pd, su Facebook. Durissimo il leader Idv Antonio Di Pietro: “Adesso si paga cash e non come il 14 dicembre che c’erano solo le promesse. Quando ero magistrato – ha detto Di Pietro, dal palco della manifestazione di chiusura del centrosinistra per le regionali del Molise – c’erano le bustarelle pagate dai corruttori. Adesso ci sono le nomine ministeriali pagate dagli italiani”.

“Finalmente Berlusconi ha dato la scossa all’economia che ci aspettavamo”, ironizza il segretario Udc Lorenzo Cesa: “Una nuova infornata di incarichi ministeriali di cui nessuno sentiva il bisogno. E’ uno schiaffo ai cittadini italiani che vivono il dramma della crisi economica e una vergogna che ha il solo merito di rivelare al Paese il degrado di questo governo”. E Italo Bocchino, vicepresidente di Futuro e Libertà, parla invece di “episodi evidenti di compravendita politica” davanti ai quali invoca “una presa di posizione di tutti, a partire dal Quirinale”.

.

14 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/10/14/news/polemica_nomine-23244192/?rss

_________________________________________________________________________________________________________________________________

_____________

Grecia: “Uscire dall’euro e dichiarare il default” – VIDEO

Grecia: “Uscire dall’euro e dichiarare il default”

.

di Piero Ricca

.

Decidere di non pagare il debito e uscire dall’Eurozona. E’ la soluzione radicale ipotizzata da un settore sempre più largo dell’opinione pubblica greca di fronte alla gravità della crisi. “Nel paese balcanico è in corso una strage dello stato sociale – dice Aris Chatzistefanou, giornalista e co-autore di Debtocracy, documentario che attraverso il web ha fatto il giro del mondo – Non è possibile pagare un debito così grande se significa imporre un’austerità destinata a distruggere la società”. Secondo il cronista, la Grecia “è una cavia, serve per verificare le reazioni della popolazione e dell’economia” di fronte alle cure imposte dalle istituzioni internazionali. Idee che circolano fra i movimenti di “Indignati” che stanno riempendo le piazze, non solo ad Atene.

.

.

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/grecia-uscire-dalleuro-e-dichiarare-il-default/163815/

_________________________________________________________________________________________________________________________________

_____________

E ora tocca all’Iran

E ora tocca all’Iran


fonte immagini

Appello al Parlamento italiano ed al Parlamento Europeo contro la guerra alla Libia

.
di Enrica Perucchietti

.

“Gli Stati Uniti non escludono nessuna opzione” ha dichiarato il Premio Nobel per la Pace Barack Obama, in merito alla vicenda del presunto complotto iraniano per uccidere l’ambasciatore saudita a Washington.

Già, perché questa volta il casus belli è un fantomatico complotto che per la Casa Bianca sarebbe stato organizzato nientemeno che dal governo iraniano. E come nel caso della diffusione ufficiale della notizia della morte di Osama bin Laden – anche se era la nona volta che un Presidente o un alto dirigente governativo ne annunciava la morte! – i Media hanno subito ribattuto come oro colato le conclusioni del Pentagono in merito alla sicurezza nazionale. Senza batter ciglio la notizia di un complotto che avrebbe coinvolto addirittura il Governo di Teheran, è rimbalzato di quotidiano in TV, senza che nemmeno un giornalista si fermasse un attimo ad esaminare l’assurdità della notizia. Assurda perché per quanto si faccia di tutto per far passare come un idiota Ahmadinejad, non è così folle da suicidarsi e trascinare il Paese in una guerra che non potrebbe mai vincere. Al massimo potrebbe scatenare un armageddon in stile Dottor Stranamore…

Secondo perché i conoscenti, famigliari, amici, colleghi di uno dei due presunti terroristi, Arabsiar, ora rinchiuso nel carcere di New York, sono rimasti sconcertati dalla notizia, dichiarando che costui “si perdeva sempre le chiavi e il telefono cellulare. Non sarebbe stato capace di eseguire un piano del genere”. Il presunto attentatore è stato bollato con sincerità come un “opportunista” ma non come un “killer calcolatore”. In primis perché non ne avrebbe avuto motivo: venditore di auto di seconda mano in Texas, non era un fanatico, né, a quanto pare, era in grado di organizzare un’operazione di tale portata, che dall’Iran al Messico, fino a Washington, avrebbe avuto ripercussioni mondiali. Ciò non esclude che possa essere rimasto coinvolto in un piano internazionale più grande di lui, ma bisognerebbe capire da chi sia stato orchestrato. Dal Pentagono o da Teheran? Perché dobbiamo sempre credere a priori alla veridicità delle affermazioni di Washington, quando la storia ci insegna che gli USA hanno mentito all’opinione pubblica e agli alleati numerose volte soltanto a partire dalla guerra in Vietnam? Forse perché l’America adotta ancora oggi la pena di morte, tortura i prigionieri, controlla i propri cittadini in barba alla privacy, prevede di inserire microchip sottocutanei nella popolazione a scopo “terapeutico”, dimostrando di essere civile quanto un leone affamato davanti a una gazzella azzoppata? O perché ha in corso ben tre conflitti principali in Iraq, Afghanistan e Libia, colpo di coda di un impero in declino che per continuare a sussistere non può che continuare a espandersi?

Perché mai questo Paese modello di civiltà, moralità e democrazia “da esportazione” dovrebbe essere più affidabile dell’Iran? Perché ci hanno abituato ad avere timore dello straniero, degli arabi, dei musulmani, dell’Islam in generale? Perché dopo aver trascinato anche il nostro Paese in una guerra inutile quanto assurda contro i talebani, radendo intanto al suolo l’Afghanistan in modo che non si possa risollevare per i decenni a venire senza i miliardari appalti di ricostruzione americano-europei, ora dovremmo sostenere senza battere ciglio qualsiasi “opzione” Washington deciderà di attuare?

Ora, avendoci gli inquilini della Casa Bianca abituati negli anni a prendere cantonate, a detronizzare vecchi alleati o a raccontare balle di stampo geopolitico – come nel caso di quelle armi di distruzione di massa che mentre faticavano a saltare fuori legittimarono però l’invasione dell’Iraq – una maggiore meticolosità nelle indagini sarebbe forse preferibile all’ennesimo conflitto “emotivo” in Medio Oriente, che potrebbe – evidentemente – causare la Terza Guerra Mondiale.

Va bene che ogni Paese oggi ha il suo bel da fare tra crisi economica e crisi di governo, ma sdegnare il rischio di trascinare il mondo intero nel caos – o peggio nella distruzione totale – per cecità o censura mediatica imposta dall’alto o dalle mazzette è da scellerati. Meglio disturbarsi di parlarne fino allo svenimento che trovarsi a cose fatte in mezzo alle macerie. Anche perché il decennio post 11 settembre ci ha abituato a fantomatici “attentati” sventati o effettivamente consumati le cui cause erano invece da rinvenire in agenti provocatori appartenenti all’intelligence americana – FBI, CIA, Pentagono. Nulla di cui meravigliarsi: fa tutto parte della strategia geopolitica. Chi c’è dentro lo sa benissimo, e non ne fa neppure segreto. Si chiamano false flags le false operazioni che vengono pianificate per ottenere uno specifico risultato: risollevare un Presidente in calo nei sondaggi (si veda la voce, uccisione senza cadavere di Osama  bin Laden), giustificare un’azione bellica (Iraq, Afghanistan), manipolare l’opinione pubblica (11/9), restringere la privacy dei cittadini (Patriot Act), intimidire gli Stati non allineati con la politica americana o addirittura rei di accordi con la Russia di Putin (strage di Oslo).

Per riscrivere i confini del prossimo quanto imminente Nuovo Ordine Mondiale, bisogna “sacrificare” qualche vita e qualche capro espiatorio per manipolare l’opinione pubblica con i false flags e con la guerra del terrore permanente che destabilizzi i cittadini. Peccato che a prevedere quanto sta succedendo in questi mesi, settimane, giorni, sia stato proprio il mentore di Obama, il vecchio stratega polacco Zbigniew Brzezinski, che non ha mai nascosto le sue intenzioni belliche al mondo da quando sosteneva il diritto degli USA a conquistare il globo: semplicemente il mondo non si è preoccupato di ascoltarlo. Quando Hannah Arendt parlava di “banalità del male”, includerei non solo la censura più vile del giornalismo di Stato, ma anche il nostro atteggiamento quotidiano di accidia: troppo pigri per approfondire le notizie che non siano di mero gossip preferibilmente morboso, troppo impegnati ad arrivare a fine mese e  sbarcare il lunario, ci siamo lentamente atrofizzati la coscienza critica, accettando passivamente le “opzioni” più scellerate. Così, sconvolti dall’eccidio dell’11/9 abbiamo accettato per il “nostro bene” per la “nostra sicurezza” di inviare le “nostre truppe” a invadere un Paese che non c’entrava nulla – l’Afghanistan – per dare la caccia a un fantasma – Osama bin Laden – per poi ampliare l’invasione all’Iraq dell’ex alleato Saddam Hussein, fino alla Libia del Colonnello Gheddafi, che – almeno in Italia e Francia – abbiamo molto, troppo recentemente accolto con tutti gli onori (e baciamano).

Ma la memoria storica è più succinta della moralità dei nostri regnanti, troppo concentrati in Bunga Bunga per ritagliarsi spazi per governare. Ma mentre in Italia ci illudiamo ancora che esista qualche differenza destra e sinistra, il caro Obama ci ricorda con le sue promesse disattese punto per punto (e ci vuole una certa astuzia per impegnarsi categoricamente nell’adempiere l’esatto opposto di quanto promesso) che cosa significhi dipendere dagli assegni milionari dei Gruppi di Potere: Banche, in primis, multinazionali del petrolio, degli OGM, della Difesa, aziende farmaceutiche, studi legali, compagnie di assicurazione. Già. Quando si contrae un debito col Diavolo, costui presto o tardi passerà a riscuotere. Non ci saranno cortei angelici a salvare i novelli Presidenti, perché di Faust ce n’è stato uno solo e di Kennedy con “le palle” solo due, John Fitzgerald e il fratello Robert: infatti sono stati uccisi entrambi per il proprio coraggio. Per aver tentato almeno di ribellarsi a quel Governo Ombra che detiene l’Agenda politica ed economica internazionale. Allora si trattava di ribellarsi contro la Mafia che ne aveva facilitato l’elezione, di richiamare le truppe dalla guerra in Vietnam, di far cessare gli esperimenti nucleari, di abbattere il signoraggio. Invece il burattino Obama predica bene e razzola l’opposto, costretto a ricambiare con favori i soldi della (sua) campagna elettorale più dispendiosa della storia. Ed è ora di concentrarsi sulla nuova: come fare se il popolo degli indignados assedia Wall Street e accerchia le abitazioni dei miliardari? Come fare se la disoccupazione invece di calare è salita oltre il 9%? Si prepara una nuova guerra. La notizia della morte di Osama bin Laden procurò a maggio un’impennata nel gradimento del Presidente che prima del 2 maggio era in caduta libera. Coincidenze? Manna celeste caduta sull’unto delle masse dei diseredati (traditi fin da subito per il salvataggio “senza garanzie” delle Banche too big to fail, troppo grandi per fallire)? E dire che a sollevare i primi dubbi sul presunto omicidio dello Sceicco del Terrore (senza corpo da identificare) era stato proprio il Governo di Teheran, che sicuramente è di parte, ma forse tanto scemo non è…

Oggi ci troviamo a non tentare nemmeno di opporci a due guerre decennali – Iraq e Afghanistan – che ormai sono diventate routine (per noi, un po’ meno per coloro che là vivono sotto i bombardamenti dei droni, la carestia, le epidemie), al più recente conflitto in Libia, all’imminente invasione dell’Iran. A cui seguirà la Siria, già nel mirino della Casa Bianca. Perché guarda caso, quando vengono resi noti questi falliti attentati, i piani di conquista del Paese di turno – che viene accusato di essersi reso colpevole di un peccato capitale o di tradimento – esistevano già da mesi, se non da anni, sulle scrivanie dei vari Presidenti americani.  Proprio come i piani di invasione di Iraq e Afghanistan che attendevano, a dirla secondo Brzezinski, una “nuova Pearl Harbour” che compattasse l’opinione pubblica verso il nemico costruito a tavolino con un false flag appunto. E così avvenne allora, come forse sta per avvenire ora: l’11/9 sconvolse a tal punto l’opinione pubblica da legittimare l’intervento bellico. E la teoria della guerra preventiva stava diventando storia. Una storia che il nostro ossimoro vivente, Obama che stringe con una mano il Nobel per la Pace, con l’altra firma piani di invasione, ha imparato molto bene.

Entrare in guerra contro l’Iran significherebbe ora dare l’avvio alla Terza Guerra Mondiale, mandando in fumo i trattati di pace israelo palestinesi e impegnando le truppe americane ed europee in un evidente accerchiamento di Russia e Cina (che lo stesso Bill Clinton ha recentemente definito “la nostra banca” avendo comprato la maggior parte del debito americano) nella corsa alla conquista del Medio Oriente. Ciò varrebbe come reazione non solo la chiamata alle armi e il compattamento di tutto l’Islam, ma un’ipotetica reazione di Russia e Cina. Obama sembra infatti intenzionato, applicando alla lettera la teoria della guerra preventiva, a “perseguire” i responsabili. Ora, si potrebbe anche involarsi ad accettare la veridicità di un ipotetico coinvolgimento del governo iraniano nel complotto, se non fosse che il nostro vecchio stratega Brzezinski il 2 febbraio 2007 davanti alla Commissione Esteri del Senato USA mise in guardia da un “plausibile scenario per una collisione militare con l’Iran”. Eccolo, di nuovo: sempre lui. Novella Cassandra che parla e prevede fin nei minimi particolari, dalla Pearl Harbour che fu l’11/9 come “occasione” (citando Cheney e Rice) per oliare il motore dell’espansionismo americano, alla prossima tappa in terra iraniana – che però Brzezinski non vuole. Dunque? Soltanto un espediente per isolare sepre più l’Iran a livello internazionale? Ma che cosa prevedeva questo scenario? Ce lo ricorda Pino Cabras dal sito di megachip:

Includeva «il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran». Nel 2007 la critica di Brzezinski puntava molto in alto, lamentando, sull’Iraq, «il fatto che le principali decisioni strategiche vengono prese in un circolo assai ristretto di persone, forse non più delle dita della mia mano. E sono questi individui che hanno preso la decisione iniziale di andare alla guerra». E nel caso dell’atto terroristico ipotizzato, era la prima volta che una voce americana di così straordinaria autorevolezza, considerava “plausibile” che qualcuno, in seno agli apparati di governo statunitensi, potesse organizzare un attacco contro gli Stati Uniti, in modo da attribuire poi il tutto a qualche nemico esterno e provocare una guerra.

Ora il nuovo ombelico del terrorismo internazionale è l’Iran. Dieci anni fa le montagne afghane. Poi è stata la volta dell’Iraq. Ora, non c’è dubbio, è l’Iran – parola del Pentagono.
Se le accuse contro Teheran fossero confermate, si tratterebbe della violazione della Convenzione Onu sulla protezione del personale diplomatico, firmata anche dal governo iraniano. In tal modo gli Usa o l’Arabia Saudita potrebbero chiedere l’estradizione del secondo presunto terrorista coinvolto nella vicenda: quello sfuggito all’arresto. Se Teheran si rifiutasse, il caso potrebbe finire al Consiglio di sicurezza o alla Corte internazionale dell’Aja. Ma se ciò avvenisse, non ricorderebbe un po’ il rifiuto del Mullah Omar di consegnare bin Laden, seppure non corressero buoni rapporti tra i due? La ciclicità degli eventi è evidente. Le conseguenze anche. Ma noi preferiamo continuare ad aspettare una fantomatica catastrofe dal cielo piuttosto che vedere che se la fine del Mondo dev’essere, sarà umana, fin troppo umana.

.

fonte:  http://www.disinformazione.it/tocca_iran.htm

_________________________________________________________________________________________________________________________________

_____________

A PROPOSITO DI SILVIO – L’avvenire infausto di una deriva polivalente

L’avvenire infausto di una deriva polivalente

.

DI LUCA PAKAROV
comedonchisciotte.org

.

DIMISSIONI?

fonte immagine
.

Sono mesi che i direttori dei giornali tengono al fresco il loro editoriale per il grande giorno. Sempre sul punto d’uscire fuori, oggi, domani, la prossima votazione, limano e cuciono, aggiungono, lo aggiornano ma rimane sempre in cantina come una buona bottiglia che con il tempo diventa più buona. Il protagonista degli articoli, inutile dirlo, rimane sempre dov’è, sulla punta di un piede, con le braccia aperte, teso in avanti sulla prua del Titanic senza che una pioggia di scandali o un fulmine processuale sia capace di scalfirlo. Mentre è scattato il si salvi chi può, il paese scivola verso l’abisso.

Per questo e per altro ancora, chi non crede alla profezia Maya sul 2012 e teme di finire 10.000 leghe sotto i mari, sabato 15 ottobre si ritroverà a Roma in piazza della Repubblica.

Con il mondo occupato a lottare contro i poteri forti delle banche e la recessione made in Wall Street in Italia, gli Indignati locali, devono prima di tutto guardare al particolare, al proprio misero orticello, occupato da un potere inarrestabile capitanato dall’asso piglia tutto Berlusconi.

E poi che? Che succederà finita questa patetica farsa? Cosa ne sarà del padrone del mondo? I più ottimisti s’immaginano il Cavaliere che, sommerso dal ridicolo, passeggia svogliatamente per le strade di Antigua – nemmeno si vuole pensare a Villa Certosa, troppo il rischio di sentirlo ancora ululare di notte – e come Nixon dopo il Watergate nella sua San Clemente (come raccontava il buon Thompson nel 1974), arrivi fino alla spiaggia e malinconico si metta a scalciare conchiglie e far saltare ciottoli sul mare blu. Per una fastidiosa dermatite indossa una lunga camicia bianca mentre la sua vecchia bandana rossa da pirata gli permette di concentrarsi sulla sua biografia, il suo lascito alla Storia, una ricostruzione (obiettiva, certo) di settant’anni di deliri e barzellette tirate a lucido che, come per la biografia di Nixon, venderà milioni di copie. Probabilmente già da questo momento, invece di occuparsi di quel paese che le agenzie di rating hanno calato dentro una fossa comune, oltre a chiavare, sarà impegnato a creare prove della sua magnificente esistenza che verranno fuori a comando, con un notaio o un software, solo quando verrà chiusa la pietra del mausoleo da giardino. Voi non fareste lo stesso? Ci potete scommettere; transazioni benefiche e testimonianze di ologrammi, Berlusconi come Gandhi e Malcom X, riflessivo e pragmatico come Churchill, Berlusconi che ferma la terza guerra mondiale e torna indietro nel tempo per deviare verso palazzo Grazioli un treno diretto a Birkenau. Finalmente sapremo tutto quello che c’è da sapere su quei poteri magici di cui tanto si mormora. Pianti isterici di donne ingioiellate con il libro aperto sulla spiaggia della Versilia. Un film commovente e sagace commemorerà così bene le memorabili imprese da far inorridire un cannibale della Birmania. Però per ora l’unico confronto che rimane in piedi è quello con l’ex presidente argentino, donnaiolo e suicida liberista, Carlos Menem; per ora la sola sillaba “ber” evoca vergogna, sventure, corna, cemento, loschi jet privati, terremoti, dissesto idrogeologico, condoni, preservativi usati, processi, infamia, pornografia, senzatetto, maniaci, fabbriche dismesse, Dell’Utri. Quindi che vada subito alle stampe un ritratto a modo, “documentato”, con sogni obiettivi e speranze concretizzate, per evitare che il passato diventi una pericolosa terra di conquista dei rossi.

Ma qui non è l’America e i pessimisti, i comunisti, e a questo punto la maggioranza degli italiani, sanno per certo che il tormento non finirà così. Se Berlusconi fosse un Di Rudinì, ora che l’iceberg è vicino, avrebbe un Bava Beccaris per far cannoneggiare la folla che sabato chiederà la sua testa. Ma allora, in un paese ragionevole, esisterebbero almeno due o tre Gaetano Bresci che circolano per le strade. Non gli rimane quindi di conseguire quanti più danni possibili forte di questa plutocrazia di cui nessuno conosce i confini, a parte forse gli zelanti vassalli patentati obbligati a difendere l’indifendibile per poter giustificare la loro presenza nella sala dei bottoni. Gli altri stanno in vigile attesa, con affari e milioni in tasca, sono il popolo dei ricattabili, tutti coloro che sono consapevoli di avere dei dossier ricchi di torbide rivelazioni pronti a finire nei rulli di stampa ad un loro minimo segno di scontentezza. Il problema della caduta del governo sono proprio le numerose reti di sicurezza che quest’uomo con la vocazione per la “libertà” ha steso sotto le sue chiappe flaccide, che pure se al momento è un politico finito che nessun sano di mente vorrebbe nel suo schieramento, ha così tanto potere nella moneta sonante del ricatto che potrebbe distruggere l’esistenza del primo cittadino di Belluno fino all’ultimo ratto della cloaca di Siracusa. Per dirsi veramente conclusa la presidenza assolutistica di Berlusconi si dovrà chiaramente trattare con Satana o chi, attualmente, detiene in cassaforte il contratto di un’anima tanto perversa. L’ambasciatore (comunista) che tornerà vincitore dall’Inferno si ritroverà un vuoto e una devastazione tale che l’opposizione, se potesse, si ritirerebbe per almeno un paio di decadi nell’isola di Capraia, e senza radio. E invece toccherà a loro fare il gioco sporco per qualche tempo ottenendo il sacrosanto diniego anche dell’ultima generazione di studenti e lavoratorimilleuro, quelli che si saranno guadagnati anche la follia del precariato esistenziale (cosa conterà esserci o meno a questo mondo?) e perderanno la casa dei genitori al lotto. A quel punto Berlusconi sarà già stato clonato e apparirà un nuovo e brillante candidato ripulito da ogni maldicenza. Certo, non è facile immaginarsi l’Italia senza la sottile astuzia di Gasparri o la raffinata dialettica della Santanchè, orfana del fine stratega Cicchitto e dell’eleganza regale firmata Brambilla la rossa, abbandonata dalla verace schiettezza di Scajola e dalla grinta di Bondi, l’onestà intellettuale della Gelmini e la sensibilità discreta della Carfagna. Un paese in cui a rappresentare i diritti dei lavoratori c’è Confindustria, in cui Della Valle diventa Robin Hood, dove un cuore che batte a sinistra è costretto ad emozionarsi per le parole di Fini, ad essere moralista e addirittura nazionalista e dove vige una meritocrazia profana, che ha permesso anche ad un insignificante e codardo agopuntore borderline la possibilità di stare in cima a questa malata società. Da ciò si evince che tutto può accadere. Piuttosto che riflettere su come ci si possa risvegliare da un incubo di così vaste proporzioni sarebbe più facile farsi ibernare in un container della camorra di Casal di Principe.

Una cosa che è chiara dopo quindici anni di scempi e trucchi in puro stile democristiano, di degrado e svilimento morale da peggior sudamerica, che quelli puliti, se mai sono esistiti, non sono di questo pianeta. Dura realtà da digerire per un paese drogato di un cattolicesimo a dir poco ambiguo. Quindi, torniamo alla domanda, cosa ci dovremmo aspettare ora? Sappiamo solo che, di un individuo che nella sua carriera politica ha annoverato fra i suoi migliori amici un petroliere texano subnormale e un killer russo che si diletta negli sport estremi, è impossibile immaginarsi perfino il suo discorso di addio, almeno che non si faccia un uso massiccio di anfetamine.

La millantata e logora democrazia del web, nel moderno occidente, ha trasformato la partecipazione attiva in un click e un mi piace. E’ ora di pensare e soprattutto comportarsi diversamente. Chissà che non si cominci sabato a Roma. Chi sarà a Roma sa che non si tratta di una questione politica, di destra o sinistra, tanto meno di sommosse, ma di un fatto estremamente fisiologico che ha a che fare con un lucido deliquio adrenalinico e con la chiaroveggenza dell’azione la quale, si spera, riconduca alla ragione un pianeta impazzito. Oppure fanculo, che si continui così: rimaniamo nelle nostre cabine come eremiti, lasciamoci andare a quest’ultimo valzer e abituiamoci al nuovo motto: Stay hungry and you will be foolish.

Luca Pakarov, scrittore e giornalista free-lance, “settantasettino memore di scritture su varie riviste anarchiche spagnole”, ha scritto l’antologia di racconti ‘Terminal’ (Edizioni Clandestine, 2007) e ha pubblicato diversi articoli su Rolling Stone magazine (di cui qualcuno ripreso qui su Comedonchisciotte).

Il presente articolo, come il precedente DIMENTICANDO L’AQUILA è in esclusiva per Comedonchisciotte.

Fonte: www.comedonchisciotte.org

.

13 ottobre 2011

fonte:  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9145

_________________________________________________________________________________________________________________________________

_____________

“Silvio, è ora di andarsene”. Dal Financial Times l’ultimo affondo al premier

“Silvio, è ora di andarsene”. Dal Financial Times l’ultimo affondo al premier

.

Berlusconi-Neroni sulla prima pagina dell’Independent il 22 settembre

.

Ormai è un appuntamento fisso. Come i declassamenti del rating sovrano, le correzioni al ribasso sulle prospettive di crescita e le altrettanto puntuali rassicurazioni “sulla solidità del Paese e della sua maggioranza di governo”. Ancora una volta, non è la prima e non sarà neanche l’ultima, la stampa internazionale sfiducia il premier. E al centro della questione, tanto per essere chiari, non c’è né il gossip esasperato né tanto meno un generico pregiudizio ideologico. Al cuore del problema, in realtà, c’è solo ed esclusivamente quella che a un crescente numero di osservatori appare ormai come un’interpretazione consolidata: ubriaca di personalismi che ne condizionano l’agenda politica sottomettendo le reali priorità agli interessi di pochi, la terza economia di eurolandia sta letteralmente giocando con il fuoco. Con il rischio, è chiaro, di trascinare con sé stessa anche il resto del Continente che, potenza dell’euro, vede i suoi destini intrecciati, e non poco, anche a quelli italiani.

“L’Italia deve salvare se stessa per salvare l’Europa e nel voto odierno il Parlamento farebbe bene a ricordarselo” scrive oggi il Financial Timese suggerendo così la sua personale e implicita soluzione. “Gli argomenti utilizzati da Berlusconi per giustificare la sua permanenza al potere sono, nella migliore delle ipotesi, fragili” scrive ancora il quotidiano britannico. “Il 75enne primo ministro sostiene di essere il solo in grado di garantire stabilità politica e di realizzare le riforme economiche. Ma il suo curriculum parla diversamente. La sua pretesa di garantire la stabilità è negata dal numero di defezioni che la sua maggioranza ha subito nel tempo, da ultimo in occasione del voto di fiducia (di martedì scorso, ndr). Le sue promesse di rilanciare l’economia puzzano ormai di vecchio così come la durata di un incarico pubblico nel corso del quale i suoi affari personali e gli interessi politici sono diventati ormai quasi inseparabili”.

Insomma, altro che riforme, stabilità e governo. Qui è tutto immobile, in linea con un’economia in perenne rallentamento (di recente la Commissione europea ha ridotto le stime sull’incremento del Pil italiano per il 2011: +0,7% contro l’1% indicato precedentemente, ipotizzando addirittura la crescita zero per il semestre giugno-dicembre, ndr). D’accordo, non sarà solo colpa nostra – la crisi è pur sempre globale e la speculazione al ribasso ha punito l’Italia al di là dei suoi demeriti – ma qui il punto è un altro. Possibile che di fronte alle emergenze odierne l’esecutivo italiano non sappia fornire nessuna risposta credibile? E’ la domanda chiave di un’affermata serie di editoriali che dall’Europa agli Usa ultimamente hanno picchiato duro con una forza mai vista. L’Italia non reagisce, l’Italia non sembra rendersi conto della gravità della situazione, l’Italia, si diceva, sembra voler scherzare con il fuoco. Proprio come fa da tempo il suo premier, emulo a suo volta di qualche predecessore più celebre che illustre.

Il raffronto è quello con l’imperatore Nerone, il sovrano “dissociato” per antonomasia, il leader fuori controllo in preda al delirio di onnipotenza e al crescente distacco dalla realtà. Roma bruciava, lui suonava la lira. L’immagine campeggiava il 22 settembre sulla prima pagina dell’Independent. Fuor di metafora è quello che accade con Berlusconi, hanno pensato di recente i vignettisti di tutta Europa che, guarda caso, nel giorno del voto salva Milanese hanno scelto di reinterpretare la scena sostituendo all’immagine dell’imperatore la figura sorridente di un premier contemporaneo, inetto, soddisfatto e ovviamente festante.

E’ il culmine di una presa in giro che non fa ridere, di un’ironia estremamente amara, frutto di una sfiducia ormai generalizzata. Nelle scorse settimane, persino alcune voci storicamente moderate nei toni hanno scelto di rompere gli argini. “In passato le buffonate di Silvio Berlusconi hanno danneggiato l’Italia. Oggi rischiano di fare lo stesso con l’intera Eurolandia” ha scritto di recente il Wall Street Journal. Il governo italiano dovrebbe “ritenersi fortunato che la banca centrale europea stia comprando i suoi bond”, una strategia senza la quale gli interessi sarebbero “già saliti sopra il 6%”, ha aggiunto un altro quotidiano conservatore, il tedesco Die Welt, sottolineando tuttavia il rischio che proprio “a seguito di queste buffonate di riforme promosse da Berlusconi”, gli stessi interessi “siano probabilmente destinati a salire”. Oggi, infine, l’affondo del Ft. Gli argomenti, gira e rigira, sono sempre gli stessi. Ma il titolo, questa volta, parla da sé. “Silvio, time to go”. Ti stanno tutti aspettando.

.

.
.

_________________________________________________________________________________________________________________________________

_____________

SUD AFRICA – Scoperto l’atelier di un artista risalente a 100mila annifa

Lara Ricci

La domanda di Lara Ricci

Quando è nata l’arte?

La grotta di Blombos Cape town)

.

In Sud Africa, in una grotta che guarda l’oceano indiano, è stato scoperto l’atelier di un artista risalente a  100mila annifa. Conchiglie usate come recipienti per pigmenti, macine e pestelli utilizzati per produrre il colore sono stati scavati a Blombos, 250 km a est di Città del Capo da Christopher S. Henshilwood della Witwatersrand University di  Johannesburg e da altri ricercatori che annunceranno la loro scoperta domani su Science. Prima di questo ritrovamento, le più antiche tracce della bottega di un pittore risalevano a 60mila anni fa.

.

La conchiglia

.

La bella grotta non è un luogo qualsiasi, ci spiega Francesco d’Errico, direttore di ricerca del centro nazionale di ricerche francese (Cnrs) a Bordeaux, ma italiano di nascita e formazione, che fa parte del team che ha messo a segno l’entusiasmante scoperta. “Questi scavi – spiega – sono avvenuti nello stesso luogo dove nel 2001 sono stati trovati frammenti di ocra e incisioni astratte risalenti a 70mila anni fa, la più antica traccia di arte astratta finora venuta alle luce. Sempre qui sono stati trovati ornamenti composti da conchiglie marine, alcune ricoperte di pigmenti, risalenti a circa 75 mila anni fa, che allora erano i più antichi esempi di gioielli (fino a che in Nord Africa non ne sono state trovate di più antiche, vecchie 100mila  anni)”.

.

Il panorama dalla grotta di Blombos Cape town)

.

I pigmenti contenuti nelle conchiglie di Blombos furono probabilmente usati dai primi Homo sapiens per dipingere i loro corpi, pareti di roccia o decorare oggetti molto semplici. Il loro ritrovamento mostra che i primi uomini avevano già una conoscenza elementare della chimica e un pensiero simbolico.

Quelli trovati nella grotta sudafricana non è il più antico esempio di uso di pigmenti.  “In Zambia – spiega d’Errico – sono stati trovati frammenti di roccia probabilmente usati come pigmenti risalenti a fose anche 200mila anni anni fa, e le sepolture di neandertaliani scoperte in Medio Oriente e vecchie 120mila anni suggeriscono un certo pensiero simbolico. Ma più si risale nel tempo più l’interpretazione è speculativa. Qui invece l’interpretazione è molto più semplice, perché sono stati trovati insieme tutti gli strumenti per produrre il colore ed è stato possibile ricostruire tutto il processo di produzione”.

.

Gli strumenti del pittore - credit  Prof. Chris Henshilwood, University of the Witwatersrand, Johannesburg

.

“Le conchiglie sono  “orecchie di mare”, sul fondo si trova ancora il residuo del pimento secco, prodotto da due tipi di rocce rosse (due tipi di ematite) e ci sono tracce di minaerale giallo, chiamato goetite, che fanno pensare che questi contenitori siano stati usati più volte. Il pigmento  era abraso attraverso una specie di grattugia, oppure la polvere era ottenuta tramite  schegge poi triturate. Abbiamo anche trovatp frammenti di osso spugnoso che ci fa pensare usassero midollo come legante per la mescola, e anche un liquido, poiché è evidente una linea di disseccazione su una delle conchiglie. Non era perciò mescola densa ma liquida”.

Possibile che questi uomini avessero il gusto del bello? Che dipingessero oggetti, superfici o il loro corpo a scopo estetico? “Il gusto del bello si sviluppa quando c’è un pensiero simbolico, e questi e altri ritrovamenti ci inducono a pensare che all’epoca fosse già sviluppata un pensiero e una cultura materiale simbolica” dice d’Errico.

____________________________________________

Altri esempi di raffinata arte pittorica risalente a… 30.000 fa!

The Chauvet Cave in France – fonte

_______________________________________________________

Advertising

.

13 ottobre 2011

fonte:  http://lararicci.blog.ilsole24ore.com/2011/10/quando-%C3%A8-nata-larte.html

_________________________________________________________________________________________________________________________________

_____________

Ok a legge stabilità. Stangata sui buoni pasto statali: tolti a chi lavora meno di 8 ore. Tagli per 60 milioni a polizia e carabinieri

Ok a legge stabilità, stangata su ticket statali: via a chi lavora meno di 8 ore

Fino a 150 euro in meno al mese. Tagli per 60 milioni a polizia e carabinieri. Debito pubblico sotto 1.900 miliardi. Inflazione su


fonte immagine

.

ROMA – Il Consiglio dei ministri ha dato via libera alla legga di Stabilità che contiene, fra l’altro, tagli a carabinieri e polizia per 60 milioni tra il 2012 e il 2013. Il taglio sarà di 10 milioni nel 2012 e 50 nel 2013 e sarà ripartito al 50% tra i due corpi.

Il governo, riferisce il ministro ai Beni culturali, Giancarlo Galan, al termine della seduta, oggi ha dato l’ok anche al nuovo ddl sul rendiconto generale dello Stato, bocciato nei giorni scorsi dalla Camera. I tagli ai ministeri, aggiunge il ministro, sono stati accettati «all’unanimità». Secondo Galan si è fatto poi, al tavolo del Consiglio, qualche «accenno» al dl sviluppo che è atteso per la prossima settimana.

Buoni pasto solo per il personale statale che, nell’arco di una giornata, lavora per otto ore. «Al personale, anche con carica dirigenziale» delle amministrazioni pubbliche, si legge nella bozza della legge di stabilità, «non possono essere corrisposti buoni pasto nei giorni in cui la prestazione lavorativa effettiva, attesa mediante i sistemi automatici di rilevazione, sia minore alle otto ore». La disposizione non si applica al personale che appartiene al comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico.

La stangata sui buoni pasto potrebbe colpire buona parte dei travet che lavorano 36 ore a settimana (7 ore e 12 minuti al giorno) per un massimo di 22 buoni persi e 154 euro in un mese.

Inps, Inpdap e Inail «nell’ambito della propria autonomia» dovranno ridurre le proprie spese di funzionamento. E questo «in misura non inferiore, in termini di saldo netto, di 60 milioni per il 2012; 10 milioni per il 2013 e 16,5 milioni a decorrere dal 2014.

L’amministrazione autonoma Monopoli dello Stato dovrà ridurre le proprie spese di 50 milioni a decorrere dal prossimo anno. Sono escluse le spese di natura obbligatoria come quelle per il personale.

Niente fondi per l’edilizia sanitaria: secondo quanto si è appreso scompare dalla legge per la stabilità un miliardo di euro per questa voce, voluta dal ministro della Salute Ferruccio Fazio. Il ministro ha votato comunque a favore pur esprimendo il suo dissenso.

Nessun taglio lineare al ministero dei beni culturali che con la la legge di stabilità vede mantenute intatte le proprie spese di funzionamento. Secondo quanto si apprende, il contributo dovuto di 60 mln di euro sarà pagato dal Mibac a partire da 2012 attraverso il disimpegno delle giacenze di cassa più antiche, scelte dal ministero.

Nella bozza della legge di stabilità è rimasto il comma che riscrive la norma sulla destinazione dei proventi aggiuntivi dell’asta per le frequenze 4G: come già emerso dalla prima bozza, non verranno investiti, come previsto inizialmente, nel settore tlc. Gli 1,6 miliardi di euro di maggori ricavi (4 miliardi contro i 2,4 previsti) è infatti destinata per il 50% al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e per il 50% al fondo del ministero dell’Economia per «interventi urgenti».

Fondi per autotrasporto e Bambin Gesù. In pratica questi 800 milioni saranno spalmati (con successivi Dpcm) su circa una ventina di voci, tra queste anche la Difesa. Gli interventi previsti vanno dall’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma fino alla campagna per le Strade sicure. Ma anche detassazione salari di produttività, 5 per mille, autotrasporto e festa del 4 novembre. Scuole e università non statali, fondo università statali e fondo occupazione.

Il piano per lo sviluppo della banda larga sarà comunque realizzato con appositi fondi della Cassa depositi e prestiti. Lo prevede il testo finale della legge di stabilità. I dettagli dell’operazione e l’ammontare dei fondi – secondo quanto si apprende – saranno definiti nei prossimi giorni.

Niente dirigenti scolastici per istituiti autonomi sotto i 300 alunni. La bozza di legge di stabilità modifica la manovra di luglio che aveva fissato in 500 il limite. La norma riguarda le istituzioni scolastiche autonome che, sotto i 300 alunni, non potranno aver assegnati dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato. Queste scuole saranno affidate «in reggenza» a dirigenti scolastici con incarico su altre istituzioni scolastiche autonome.

I distacchi, le aspettative e i permessi del settore scuola sono ridotti invece del 15% a decorrere dall’anno scolastico 2012-2013. E questo – si legge nela legge di stabilità – «al fine di valorizzare le professionalità del personale scolastico».

Il tasso d’inflazione annuo a settembre è salito al 3% dal 2,8% di agosto, annuncia l’Istat, rivedendo al ribasso le stime provvisorie (+3,1%). Resta comunque il livello più alto dall’ottobre 2008. Il dato incorpora solo parzialmente gli effetti dell’aumento dell’Iva. Su base mensile la variazione è nulla.

A settembre il prezzo della benzina è aumentato del 16,3% (dal 16,1% di agosto) su base annua, mentre è diminuito dello 0,4% su base mensile. Il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto è salito del 19,2% in termini tendenziali (in decelerazione rispetto al 20,3% di agosto), segnando un calo dello 0,4% a livello congiunturale.

Debito pubblico torna sotto 1900 miliardi. Nel periodo gennaio-agosto 2011 è proseguita intanto la crescita delle entrate dell’erario, salite di 4,199 miliardi di euro (pari all’1,7%) a 258,241 miliardi . Lo comunica il ministero dell’Economia. Per Bankitalia le entrate dei primi 8 mesi sono a 250 miliardi, in crescita del 2,38% rispetto al corrispondente periodo del 2010. Dal bollettino statistico di via Nazionale risulta che il debito pubblico italiano ad agosto è tornato sotto la soglia dei 1.900 miliardi infranta a giugno.
.

Venerdì 14 Ottobre 2011 – 11:49    Ultimo aggiornamento: 18:33

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=166453&sez=HOME_ECONOMIA

_________________________________________________________________________________________________________________________________

dal blog CULTURA FINANZIARIA

Attenzione all’inflazione

.

Gentilissimi,
vi allego un semplice, ma estremamente chiaro, commento sul binomio: rendimento e inflazione tratto dal libro “Non bruciare i tuoi soldi” di Albanesi.

Voglio sottolineare come mai come in questo ultimo periodo sia un argomento di attualità.
Particolare attenzione è da porre nel caso deteniate dossier titoli o strumenti obbligazionari.
Se ne avete piacere, girate la presente anche ad amici e parenti.
Resto, come sempre, a disposizone per ogni chiarimento.
Non bruciare i tuoi soldi! 
L’inflazione
Copyright by THEA 2007-2009
.
L’inflazione è un nemico subdolo, potente, invisibile. Subdolo poiché è sempre in agguato in attesa dei nostri errori, come quello di lasciare i soldi inattivi sul conto corrente. Potente, perché i suoi effetti, dopo alcuni anni, sono devastanti: a un tasso di inflazione al 3% sono sufficienti 12 anni per ridurre di un terzo il potere di acquisto; ne occorrono 23 per dimezzarlo. Invisibile perché la perdita di potere d’acquisto non viene evidenziata dagli organi di informazione. Il grafico che segue aiuta a valutare la perdita di potere di acquisto – su una  somma iniziale di 1.000 Euro – determinata da vari livelli d’inflazione, su una molteplicità di periodi.
.
https://solleviamoci.files.wordpress.com/2011/10/inflazione.jpg?w=300
.
È necessario difendersi dall’inflazione affinché il risparmio sia ciò che ci si aspetta: una traslazione nel tempo della capacità di spesa. Come difendersi? Prima ancora di valutare le virtù anti-inflattive dei vari strumenti di investimento bisogna operare un cambiamento di mentalità e ragionare in termini di rendimenti reali. La misura di rendimento comunemente utilizzata – i rendimenti nominali – va pertanto depurata del tasso di inflazione:
è il rendimento reale, infatti, il vero aumento di ricchezza determinato dall’investimento.
Se, per esempio, un Buono poliennale del Tesoro (Btp) quinquennale offre un rendimento pari al 4%, l’effettiva remunerazione del capitale investito è data in realtà dalla differenza tra il 4% e il tasso di inflazione media dei cinque anni di durata dello strumento, che possiamo ipotizzare pari al 2%. La valutazione degli investimenti, sia ex-ante (prima di investire), sia ex-post (a investimento concluso) deve essere fatta in base al rendimento reale. Con l’inflazione al 2%, un investimento che rende il 2% non mi ha arricchito, mi ha semplicemente consentito di comprare più avanti nel tempo la stessa quantità di beni che avrei potuto acquistare all’inizio dell’investimento.

Per un esempio nel mercato immobiliare si veda l’articolo L’inflazione in Italia.

 

Riassumendo
Dall’inflazione ci si difende con l’abitudine a ragionare in termini di rendimento reale. Questa abitudine evidenzia la distruzione di ricchezza causata dagli investimenti apparentemente prudenti ma non sufficientemente remunerativi.

.

01 aprile 2011

fonte:  http://culturafinanziaria.blogspot.com/2011/04/attenzione-allinflazione.html

_________________________________________________________________________________________________________________________________

_____________