Archivio | ottobre 15, 2011

LA VERITA’ – Roma 15 ottobre 2011, il Videoracconto delle violenze

Roma 15 ottobre 2011, il videoracconto delle violenze

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di Lorenzo Galeazzi

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Dopo i danneggiamenti degli incappucciati in via Cavour, con vetrine spaccate, negozi saccheggiati e auto date alle fiamme, le stesse scene si ripetono dalle parti del Colosseo. I manifestanti pacifici gridano “fascisti, fascisti” ai facinorosi cercando di allontanarli. Ma loro rispondono lanciando fumogeni e sassi contro la maggioranza non violenta del corteo. Dopo ore che i violenti vengono lasciati agire indisturbati, alla fine, in via Labicana, intervengono le forze dell’ordine. Ma sono impotenti. La battaglia si sposta in piazza San Giovanni, dove è già arrivata la testa del corteo pacifico. Nella piazza è il caos e i manifestanti pacifici si trovano nella morsa della guerra fra il “blocco nero” e forze di polizia. E come spesso accade, sono loro i primi a farne le spese.

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/15/roma-15-ottobre-2011-il-videoracconto-delle-violenze/164149/

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Indignados, un fallimento tutto italiano / Guastatori a volto coperto e disordine pubblico in divisa

Indignados, un fallimento tutto italiano

Una meravigliosa occasione perduta

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I cosiddetti Indignados italiani hanno fallito. O, forse, noi italiani non abbiamo compreso a fondo il significato dell’indignazione.
Si dirà che c’erano molti pacifici che credevano di marciare pacificamente; si dirà che una frangia violenta ben organizzata, magari con il supporto di elementi stranieri, ha rovinato una manifestazione bellissima. I black bloc sono diventati un alibi troppo scontato in un modo di manifestare diventato anacronistico, ancorato a schemi che hanno almeno 50 anni di vita, modelli che il potere politico finanziario è ben preparato a fronteggiare. È impossibile evitare la violenza dei ragazzi vestiti di nero? Sicuramente è possibile tenerli fuori dalla festa.

È proprio in questo che gli organizzatori della manifestazione italiana (unica in Europa ad aver preso questa piega vergognosa) hanno fallito. Quello degli Indignados è un movimento nuovo, fresco, creativo, improvvisatore. A Roma il tutto è stato pianificato come una qualsiasi manifestazione sindacale con il classico raduno in Piazza della Repubblica e fine corsa a Piazza San Giovanni. Nulla di nuovo. Come nuove non erano le presenze alla manifestazione: bandiere di Sinistra e Libertà, dei Cobas, del Partito comunista dei lavoratori, dei No Tav non avrebbero dovuto esserci. Tanto meno il gruppo del “no tessera del tifoso”. Sì, c’erano anche loro.

Le manifestazioni di Spagna, Israele e soprattutto di Wall Street hanno insegnato che non ha senso marciare senza senso e che soprattutto i numeri non contano: sono più efficaci 300 persone che arrivano all’improvviso nel cuore finanziario di un Paese che non un milione di persone davanti a una basilica.

E ancora i cori: sempre “Silvio pedofilo”, “Silvio vaffanculo”. È tutto molto limitato e cieco. Gli Indignados si muovono contro un sistema asfissiante politico-finanziario, di cui fanno parte tutti, anche i sindacati. Il bersaglio non è un solo governo e gli Indignados, per definizione, non possono e non devono sopportare il cappello di alcun partito. Magari, un giorno scopriremo che un corteo silenzioso, sobrio, senza musica e alcol spaventerebbe maggiormente i vampiri che ci guardano dall’altro.

Non sono state portate idee, nessun programma, nessuna richiesta, nessuna pretesa. Gli Indignados italiani hanno perso una grande occasione e ne sono responsabili perché da domani non si parlerà del futuro delle nuove generazioni, della disperazione delle vecchie, ma di una manifestazione con centinaia di migliaia di persone rovinata da un gruppo di criminali vestiti di nero.

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15 ottobre 2011

fonte:  http://it.peacereporter.net/articolo/31028/Indignados%2C+un+fallimento+tutto+italiano

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VIDEO: 15 ottobre, manifestazioni in Giappone, Svizzera, Corea    

VIDEO: 15 ottobre. Australia     World wide rebel song, considerato l’inno degli indignati Usa

La mappa globale di tutte le manifestazioni     15 ottobre, l’indignazione non basta

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15/10/2011

#OCCUPY

Da tutto il mondo. Indignati e proteste, le immagini di una nuova realtà nelle piazze del pianeta

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Indignati e indegni

Le solite vecchie e consunte dinamiche rovinano la festa degli indignati italiani. Guastatori a volto coperto e disordine pubblico in divisa

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Il 15 ottobre italiano sarà solo, ancora una volta, ordine pubblico. I fatti: gruppi di incappucciati, organizzati, con strumenti pensati e nascosti e qualcosa che assomiglia a un piano di azione. Italiani, stranieri, questo si capirà man mano.

Una gestione dell’ordine pubblico che l’eufemismo della politica chiama ‘contenimento’. Ma le immagini che fanno il giro del mondo hanno mostrato anche altro.

Blindati, idranti, cellulari di polizia e Finanza, all’inizio, poi carabinieri che hanno fatto irruzione in Piazza san Giovanni – sede concordata – rincorrendo qualche sparuto gruppo di ‘duri’, con caroselli degni degli anni 70. Bestioni di nuova generazione lanciati a velocità vergognosa nel mucchio dei manifestanti. Piazza San Giovanni ha qualche cosa di irreale, in questo alternarsi di ondate fra sassi e paletti, cartelli e qualsiasi cosa si possa gettare e quel ‘contenimento’ che ha risposto rigettando sassi e bottiglie contro i manifestanti, una pioggia di lacrimogeni (Cs? Quelli vietati dalle convenzioni sulla guerra?) manovre insensate di alcuni mezzi che si sono trovati isolati e facile preda di chi poi li distrutti e incendiati. È il grande tema dell’ordine pubblico e della gestione della piazza. Che non si esaurisce nell’analisi di quello che accade in piazza e per le strade. Ma che dovrebbe, deve, essere esercitata soprattutto attraverso la strada della prevenzione.

Ci sono alcune domande senza risposta, senza fare i complottisti a tutti i costi.

Perché non si avevano tutte le informazioni su chi sarebbe arrivato – da tempo ci risulta – a disturbare il grosso della manifestazione, una bella manifestazione, partecipata e colorata?

Perché sul percorso, via Cavour, di una manifestazione che ha fra le parole d’ordine la critica radicale del profitto, si lasciano una Mercedes e un Suv? (il che non legittima l’incendiare una macchina, sia chiaro)

Perché una sede distaccata del ministero della Difesa viene lasciata sostanzialmente incustodita?

Come è possibile che si arrivi ancora all’utilizzo di mezzi pesanti in spazi stretti, che creano ancora una volta l’effetto benzina sul fuoco, in senso anche letterale del termine?

Le domande le giriamo al Questore di Roma e al ministro degli Interni. E a tutti gli analisti che in questi anni ci hanno raccontato le gravissime lacune di un ordine pubblico incapace di gestire situazioni ormai prevedibili e note. La presenza di gruppi organizzati, nerovestiti ma non solo, è l’altro corno del problema. Sono arrivati fra i tanti appuntamenti proprio a Roma. Ma in questo, almeno, si sono registrati più casi di espulsione dal corteo, fino ad arrivare a qualche calcio e pugno. Mentre il quesito su quanti fossero infiltrati, da organismi patriottici o dall’estrema destra romana, rimane per ora nell’aria.

Scorrono le immagini di decine di manifestazioni nel mondo, scorrono le parole d’ordine e gli slogan di un movimento strano, ma che è in piazza e che unisce trasversalmente diverse esigenze e che critica radicalmente il metodo rappresentativo della politica, chiedendo maggiore partecipazione e la fine di un pensiero economico e finanziario che ha strangolato oltre un secolo di storia globale. Noi siamo ancora qui a farci domande vecchie, a riproporre schemi consumati, a indirizzare il dibattito nazionale ancora una volta sui violenti. Ecco perché tutte queste domande, perché il dibattito deve sempre cadere lì.

Le decine di migliaia di persone che hanno sfilato con un’idea, con un sentimento, non faranno notizia. Qui sta tutto il paradosso. Si muovono per chiedere visibilità, in un movimento planetario che rifiuta dinamiche sorpassate. E con dinamiche sorpassate quel movimento si prova a soffocarlo, nella culla.

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15 ottobre 2011

fonte: http://it.peacereporter.net/articolo/31029/Indignati+e+indegni

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SULLA ‘USCITA’ DI ELKANN – Che strano, adesso casa Agnelli si chiama ‘Paese’…

Elkann esce in anticipo da Confindustria
«Ma continuo a lavorare per il Paese»

Bombassei: auspichiamo che Fiat ritorni, ma non ci sarà un effetto valanga


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ROMA – Con tre mesi d’anticipo sulla tabella di marcia indicata dalla Fiat, John Elkann lascia Confindustria. In una lettera a Emma Marcegaglia, il presidente del Lingotto spiega: «La fine dei miei impegni negli organi direttivi di Confindustria non cambia né i nostri rapporti personali né gli intendimenti che da sempre ci vedono uniti: sono certo che entrambi continueremo a lavorare con passione e determinazione per assicurare le migliore prospettive di sviluppo all’industria italiana». Da Stresa il vicepresidente di viale Astronomia, Alberto Bombassei, giudica coerente la scelta di Elkann, ma auspica «un ripensamento della Fiat», e che «ci sia una normalizzazione dei rapporti e la possibilità di continuare a collaborare come abbiamo fatto per cento anni».

«Faccio seguito ai nostri recenti contatti – dice John Elkann, che in Confindustria ricopriva il ruolo di presidente del comitato per lo sviluppo nei grandi Paesi emergenti – e in particolare quanto abbiamo condiviso in relazione all’uscita di Fiat da Confindustria, a partire dal primo gennaio 2012. Convinto della necessità di questa scelta – prosegue Elkann nella lettera datata 6 ottobre – avevo peraltro maturato l’intenzione di portare a termine gli impegni associativi fino a quella data. Ma la stima che mi lega a te e il rispetto che nutro nei confronti di Confindustria mi inducono a un gesto di ulteriore chiarezza, lasciando da oggi stesso l’incarico che mi era stato assegnato, nell’interesse dell’autonomia e dell’indipendenza dell’associazione».

Bombassei, indicato come possibile successore di Marcegaglia, minimizza sul possibile “effetto valanga” della scelta di Fiat di lasciare Confindustria: «Quando qualcuno fa qualcosa di clamoroso – osserva – c’è una pletora di persone che seguono. Ci sono tanti che vogliono fare i piccoli Marchionne e vogliono vivere un momento di celebrità. C’è qualche azienda che sbandiera l’uscita, ma ce ne sono anche ogni anno tre o quattro che entrano in Confindustria. C’è chi va e chi viene. Non siamo né un Rotary né un circolo del golf, ma un’associazione libera, rispettiamo le scelte di tutti». Poi un richiamo interno: «Dobbiamo fare un po’ di autocritica. Confindustria ha bisogno di rinnovarsi sulla scia di quanto fatto da Montezemolo e Marcegaglia, ma dobbiamo farlo in maniera più decisa».

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Sabato 15 Ottobre 2011 – 19:27    Ultimo aggiornamento: 19:28

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=166624&sez=HOME_ECONOMIA

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A Malnate un necrologio padano “Nella Lega la democrazia è morta”

A Malnate un necrologio padano
“Nella Lega la democrazia è morta”

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A Malnate un necrologio padano "Nella Lega la democrazia è morta"
QUI ALTRE FOTO

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A Malnate un annuncio funebre per rilanciare la polemica. Sulle vetrate  della sede della Lega Nord della cittadina di oltre quindicimila persone in provincia di Varese,  qualcuno ha appeso un manifesto con la scritta “Nella Lega la democrazia è morta”. Sarà probabilmente a causa del clima di grande tensione che si respira nel movimento, sarà perché originariamente l’attuale sede del Carroccio ospitava un’onoranza funebre, fatto sta che qualcuno, forse un simpatizzante o un  militante, ha affisso il cartello con tanto di bara disegnata al centro. La parola “Democrazia” è il defunto che idealmente riposa in pace nel feretro di carta. Sul necrologio campeggia il volto del  vicesindaco di  Buguggiate, Alessandro Vedani. Uno dei simboli della durissima resa dei conti che da qualche tempo bossiani e maroniani stanno portando avanti. Il maroniano Vedani, indicato peraltro come uno dei possibili epurati, ha preferito evitare commenti per non inasprire ulteriormente i toni già particolarmente accesi: “In questo momento – dice l’esponente di spicco del Carroccio – il miglior commento è il silenzio”. Fatto sta che con il goliardico necrologio padano qualcuno ha forse voluto manifestare solidarietà e vicinanza a chi di questi tempi nei giochi di potere rischia addirittura l’espulsione  dal partito. Dopo qualche ora il cartello è stato staccato ma intanto era stato già notato da numerosi passanti divertiti (Pino Vaccaro)

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15 ottobre 2011

fonte:  http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/10/15/foto/malnate_il_necrologio_padano_lega_la_democrazia_morta-23293704/1/?rss

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Il maltempo sferza la Sicilia. Allagamenti a Catania. Proteste dei cittadini: alcuni salgono sui tetti, altri bloccano l’accesso all’aeroporto

Crolli nel cimitero di Mazara del Vallo

Il maltempo sferza la Sicilia
Allagamenti a Catania

Proteste dei cittadini: alcuni salgono sui tetti, altri bloccano l’accesso all’aeroporto. Voli in ritardo di ore


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MILANO – Mentre a nord splende il sole, il maltempo colpisce il Meridione e in particolare la Sicilia. In Calabria a causa del forte vento è stato disposto il divieto per i mezzi pesanti di percorrere il tratto cosentino della statale 18. Numerosi gli interventi dei Vigili del fuoco anche in Campania, sempre a causa del forte vento che sta interessando Napoli e provincia.

CATANIA – La situazione più critica è nel Catanese. Nel capoluogo etneo il villaggio Santa Maria Goretti si è allagato nonostante gli interventi conclusi nel febbraio scorso, sul torrente Bummacaro. L’accesso nell’aeroporto di Fontanarossa è stato bloccato dalle prime ore di sabato dagli abitanti dei quartieri vicini allagati. Alcuni per protesta sono saliti sui tetti. Bloccati anche equipaggi delle compagnie aeree, il cui mancato arrivo in aeroporto ha reso impossibile il decollo di alcuni voli, tra cui quello diretto a Milano Linate che, con 200 passeggeri a bordo, è stato costretto ad attendere per il decollo l’arrivo a Fontanarossa di un apposito equipaggio da Milano con un ritardo di cinque ore. Un pullmino che trasportava un equipaggio che forse voleva forzare il blocco, è stato colpito: si è rotto un finestrino e una hostess è stata leggermente ferita a una mano. Il nubifragio che si è abbattuto su Catania ha causato l’esondazione del torrente Forcile con allagamenti nei rioni di San Giuseppe la Rena e Plaia. Sul posto stanno operando il personale del Comune, la polizia municipale e la Protezione civile. L’allagamento ha colpito anche un circo e i parcheggi del Palaghiaccio, dove sono in corso i mondiali di scherma, che hanno proseguito il programma. In un complesso edilizio di Aci Castello l’acqua è entrata nelle abitazioni raggiungendo il livello di un metro, un uomo si è salvato uscendo dalla finestra. Sul posto sono intervenuti anche i sommozzatori di vigili del fuoco.

SICILIA – Squadre in azione nel cimitero di Mazara del Vallo dove un cedimento ha distrutto una quarantina di loculi e danneggiato alcune bare. Il forte vento e il mare forza 7 continuano a isolare quasi del tutto le Eolie. Pompieri e Protezione civile sono impegnati a Lipari per allagamenti. Una frana nella borgata di Quattropani ha isolato una decina di famiglie. Allagamenti in numerose zone di Palermo con decine di segnalazioni da parte di automobilisti intrappolati. Il sindaco ha insediato un tavolo tecnico permanente per fronteggiare i disagi. Problemi anche a Ficarazzi e Villabate.

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Redazione Online
15 ottobre 2011 18:02

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_15/maltempo-sicilia-catania_f97274ea-f732-11e0-9ce3-b3213c3a5a87.shtml

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Maltempo, Catania in ginocchio
Sindaco chiede lo stato di calamità

Gli abitanti del rione Santa Maria Goretti hanno occupato le vie della zona rallentando la circolazione

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CATANIA – Per protestare contro i continui allagamenti in strade e abitazioni dopo violenti acquazzoni gli abitanti del rione Santa Maria Goretti di Catania hanno bloccato le vie della zona, rallentando così il traffico, privato e pubblico, verso l’aeroporto. I passeggeri dei voli sono costretti a raggiungere lo scalo a piedi. Intanto il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli nella tarda mattinata di oggi ha convocato a Palazzo degli elefanti una riunione coi tecnici comunali, presenti anche l’assessore comunale alle manutenzioni Sebastiano Arcidiacono e il responsabile della protezione civile regionale per la Sicilia orinetale Giovanni Spampinato per coordinare gli interventi necessari a fronteggiare i danni causati dalle intense precipitazioni che hanno allagato parte del rione Goretti. Una serie di concause, hanno spiegato i tecnici al sindaco che ha chiesto una relazione in merito, avrebbe causato l’esondazione del torrente Forcile nonostante i lavori fossero stati eseguiti due anni e poche settimane addietro si fosse provveduto da parte del Comune a effettuare una pulizia sommaria degli intasamenti che impediscono il deflusso delle acque.

STATO DI CALAMITA’ – Alla parte finale dell’incontro ha partecipato anche una rappresentanza dei residenti di SantaMaria Goretti e il presidente della Municipalità. Il sindaco ha garantito l’invio immediato, compatibilmente alle condizioni meterologiche, di mezzi idonei a rimuovere parte dei residui che ancora ostruiscono il normale deflusso delle acque e ha anche reso noto che con somma urgenza nel giro due giorni verranno effettuati altri interventi che i tecnici valuteranno necessari. Il sindaco ha dato disposizioni anche per fare una stima dei danni che hanno riguardato anche altri parti della città con crolli di cornicioni e lo smottamento di una parte della collina San Teodoro in zona Librino. «Siamo di fronte a un evento atmosferico di eccezionale portata –ha detto Stancanelli- per questo già lunedì inoltrerò alla Regione richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale, perchè di questo si è trattato se si considera che piove da oltre dieci ore ininterrottamente. Per quanto ci riguarda –ha aggiunto il sindaco- faremo come sempre la nostra parte per rimuovere le condizioni di pericolo e non lasceremo nulla al caso per accertare eventuali negligenze e responsabilità sia all’interno del Comune su chi è preposto a vigilare e intervenire, ma anche nei confronti di altri soggetti pubblici e privati che siano. Solo lunedì saremo in grado di fare una stima dei danni che comunque sono ingenti, da cui potranno seguire gli altri lavori susseguenti a quelli di primo intervento che sono già in corso».

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Redazione online
15 ottobre 2011

fonte:  http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/15-ottobre-2011/protesta-contro-allagamenti-trafficoal-rilento-ritardi-voli-fontanarossa-1901830797575.shtml

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A ROVIGO – Operai e «padroni» in corteo «Marciamo insieme per non morire»

Operai e «padroni» in corteo
«Marciamo insieme per non morire»

Unindustria, Confesercenti, Confagricoltura e Cisl si mobilitano per «un cambiamento di passo»

Manifestazione per chiedere «un cambiamento di passo al governo per stimolare la crescita»
GUARDA LA GALLERY

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ROVIGO – Non è un caso, forse, che il segnale arrivi proprio dal nord-est. E da quel Polesine che la storia ricorda messo in ginocchio dall’alluvione del 1951. Come dire: «Siamo qui anche ora in ginocchio, ma uniti e pronti a rialzarci». Certo questa volta non è una calamità naturale ad animare la passione civile del Rodigino. Ma la Grande Crisi – le cui lancette potremmo farle partire da fine 2008 – può essere comunque assimilato a un cataclisma epocale. «Che richiede risposte altrettanto epocali e configura nuovi blocchi sociali», dice Gian Michele Gambato, presidente degli industriali rodigini. Nuovi blocchi sociali fino a dieci anni fa impensabili per l’evoluzione del Novecento industriale.

IL POPOLO DELLE PARTITE IVA – Non è un caso che sia il profondo Veneto, da sempre treno locomotore del Paese per la sua forte vocazione imprenditoriale, a suggerire nuovi modelli d’interpretazione delle relazioni industriali. Da qui ha preso linfa vitale il cosiddetto «popolo delle partite Iva», su cui la Lega Nord ha saputo costruire negli anni il suo blocco sociale di riferimento, interpretandone gli umori più reconditi e decriptandone le istanze da presentare alla Roma del potere, centralista e spesso opprimente. I rappresentanti sul territorio, che sabato hanno dato vita a una manifestazione per chiedere «un cambiamento di passo al governo, tale da stimolare la crescita», possono essere ben iscritti al partito di quelli che chiameremmo esponenti della società civile. Unindustria, l’associazione territoriale di viale dell’Astronomia, la Confesercenti (che rappresenta gli interessi dei commercianti), Confagricoltura, una sigla sindacale come la Cisl, persino il Comitato dei lavoratori dell’Enel di Porto Tolle. Tutti in piazza «per non morire».

DISAGIO – Dice Gambato (Unindustria) che tutto nasce da un disagio ormai generalizzato: «Abbiamo elaborato un’analisi politica a tutto tondo per rispondere alla crisi, fortissima, che stiamo vivendo sul territorio. Una crisi che esige risposte diverse da quelle intraprese finora dal governo. Un mal di pancia condiviso da molti, che ci ha portato a elaborare un documento controfirmato da diverse categorie per dare una svolta a quello che riteniamo un preoccupante momento di stasi collettiva, originato dall’assenza della politica». Uniti in corteo, i rappresentanti territoriali dell’associazionismo civile hanno così consegnato un documento unitario – presentato al Comune di Rovigo, alla Provincia e a un delegato della Regione Veneto – su cui hanno messo nero su bianco le richieste per il rilancio: semplificazione burocratica, tagli alla politica e agli enti locali (anche con accorpamento di Comuni e soppressione di province), ripresa degli investimenti pubblici in infrastrutture, «in sintesi – dice Gambato – un nuovo progetto per il territorio». E Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto, è ancora più esplicito: «Sono più che mai necessarie nuove misure per riportare l’Italia sul sentiero della crescita economica, serve il coraggio di attuare provvedimenti per permettere agli imprenditori di continuare a investire e a innovare. C’è un malessere sempre più diffuso, sta crescendo la preoccupazione per la perdita di posti di lavoro».

IL PROBLEMA LAVORO – Ecco il denominatore che ha accomunato i cosiddetti «padroni» – come la variegata pubblicistica del mondo operaio ha sempre amato definire gli imprenditori – e i loro dipendenti ed è quello che Maurizio Franceschi, segretario regionale Veneto Confesercenti, chiama la «vuota ritualità dei tavoli» sul territorio: «Finora gli incontri avvenuti tra le associazioni ed esponenti della politica locale (e nazionale) sono stati privi di risultati. Ecco perché di fronte al silenzio degli amministratori pubblici abbiamo deciso di scendere in piazza. Riteniamo, tutti, che l’ultima manovra colpisca solo lavoratori e imprese. Una manovra fatta per il 70% di nuove tasse e del 30% di tagli, indistinti e generalizzati, e che non pone per nulla l’accento sulla crescita. E quindi sull’occupazione. E a cascata sui consumi, per ora stagnanti».

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Fabio Savelli
15 ottobre 2011 16:52

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_15/rovigo-manifestazione-savelli_fa006b38-f737-11e0-9ce3-b3213c3a5a87.shtml

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Indignati a Londra, Assange parla alla folla

Indignati a Londra, Assange parla alla folla

Indignati a Londra, Assange parla alla folla
ALTRE FOTO QUI

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“Questo movimento non è per la distruzione della legge, ma per la costruzione della legge”. Lo ha detto a Londra il fondatore di Wikileaks, Julian Assange che con un megafono ha arringato la folla degli “indignati” britannici davanti al sagrato della cattedrale di St. Paul’s (afp)

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15 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/15/foto/assange_a_londra_arringa_la_folla-23281771/1/?rss

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