Archivio | ottobre 17, 2011

FILIPPINE – Ucciso missionario del Pime, difensore dei popoli autoctoni

Ucciso missionario del Pime, difensore dei popoli autoctoni

https://i0.wp.com/webstorage.mediaon.it/media/2011/10/285370_4538097_SF03000000_15677583_medium.jpg

Santa Maria Hoè – Padre Fausto Tentorio (Foto by CARDINI ) – fonte immagine

.

“Affettuosamente lo avevamo soprannominato ‘il tribale’ talmente si era immedesimato con i lumad, gli indigeni di cui per trent’anni è stato il difensore contro ogni tipo di discriminazione. Vestiva come loro, parlava la loro lingua, conosceva la loro cultura. Stamani padre Fausto è stato ucciso. Noi missionari del Pime perdiamo un amico, i lumad hanno perso un padre, un fratello. Sapevano che per loro avrebbe fatto qualsiasi cosa”: a raccontare alla MISNA chi era padre Fausto Tentorio, missionario italiano del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) ucciso stamani poco prima delle 8.00 locali ad Akaran, nell’isola meridionale di Mindanao, è il confratello padre Giulio Mariani, direttore del Centro missionario Euntes a Zamboanga.

.

Padre Fausto Tentorio (foto: Pime Philippines).

Padre Fausto Tentorio (foto: Pime Philippines) – fonte immagine

.

Padre Tentorio, 59 anni, da oltre 32 nelle Filippine, è stato ucciso all’uscita dalla casa parrocchiale di Akaran, nella diocesi di Kidapawan (provincia di Nord Cotabato). Stava per andare a Kidapawan a un incontro con altri esponenti del clero locale quando un uomo, con il volto coperto da un casco, si è avvicinato e lo ha ucciso a colpi di pistola prima di fuggire e raggiungere un complice che lo aspettava in moto. Il corpo di Padre Fausto è stato portato all’ospedale di Antipas, dove si è già recato il vescovo di Kidapawan. L’ipotesi di portare il corpo di padre Fausto nella sede diocesana è stata respinta dai fedeli di Akaran, dove verrà  riportato il missionario e allestita una camera ardente.

Non sono state formulate ipotesi sull’autore, il mandante o le motivazioni dell’omicidio.

“Era una persona in vista che si era impegnata molto nella difesa dei tribali, vittime di discriminazioni. Aiutava i loro figli a studiare, difendeva le loro terre ancestrali, faceva il possibile per ridare una dignità ai popoli indigeni” ha precisato padre Mariani. Qualche anno fa, padre Fausto aveva ricevuto delle minacce.

Il Pime ricorda che padre Tentorio è il terzo missionario della congregazione ad essere ucciso nelle Filippine e nell’isola di Mindanao. Padre Tullio Favali fu ucciso a Tulunan, nella diocesi di Kidapawan, da un gruppo di guardie private armate nel 1985 e padre Salvatore Carzedda, impegnato nel dialogo con i musulmani, fu ucciso a Zamboanga nel 1992.

[CC]

.

17 ottobre 2011

fonte:  http://www.misna.org/copertina/ucciso-missionario-del-pime-difensore-dei-popoli-autoctoni/

_________________________________________________________________________________________________________________________________

Padre Fausto, il missionario che dava fastidio ai proprietari terrieri

Padre Fausto in uno degli incontri con la comunità locale.Padre Fausto in uno degli incontri con la comunità locale.

.

Originario di Santa Maria Hoè, in provincia di Lecco, padre Fausto Tentorio è il terzo missionario del Pime ucciso nell’isola di Mindanao, il secondo nella diocesi di Kidapawan. Nella stessa zona, il 15 aprile del 1985 Padre Tullio Favalli fu ucciso da un gruppo paramilitare, e, il 20 marzo del 1992, padre Salvador Carzedda fu aggredito mortalmente da due uomini in moto a Zamboanga.

DA 33 ANNI IN MISSIONE. Padre Tentorio era arrivato nelle Filippine nel 1978, un anno dopo aver preso i voti a Monza. Dopo i primi due anni ad Ayala, nell’arcidiocesi di Zamboanga, nel 1980 era stato trasferito nella diocesi di Kidapawan, a Sultan Kudarat. Dal 1985, infine era ad Arakan e già nel 2003, secondo quanto raccontato dallo stesso sacerdote su un blog del Pime delle Filippine, era sopravvissuto a un tentato omicidio.
Ad Arakan il missionario era conosciuto come padre Pops ed era molto amato dalla comunità locale, per il suo impegno nella formazione e nell’assistenza degli emarginati e nell’integrazione dei gruppi musulmani e degli indigeni locali. A Mindanao, altri due missionari erano stati rapiti e poi liberati: nel 1998 padre Luciano Benedetti e nel 2007 padre Giancarlo Bossi.

DALLA PARTE DEI SENZA TERRA. «Padre Fausto Tentorio ha speso la sua vita per la causa dei discriminati indigeni, tanto da vestire e parlare quasi come uno di loro», ha raccontato padre Mariani del Pime, molto legato al sacerdote, «Era la voce di chi non ha voce. Per loro era un fratello». Una missione che, però, esponeva il sacerdote alle aggressioni dei signorotti locali, impegnati in dispute legate soprattutto alla terra.
Dagli Anni ’80, nell’isola meridionale di Mindanao si sono susseguite varie ondate di violenza, tra omicidi su commissione, guerriglia separatista musulmani e repressione militare. Per il suo impegno tra le popolazioni tribali, padre Tentorio era un personaggio scomodo soprattutto per proprietari terrieri che avevano interessi nelle piantagioni e nell’industria mineraria. Oltre a organizzare lezioni per i figli degli indigeni, il sacerdote lottava per il riconoscimento delle loro proprietà.

LEGGI TUTTA LA NOTIZIA

.

fonte:  http://www.lettera43.it/cronaca/28700/filippine-ucciso-un-parroco-italiano.htm

_________________________________________________________________________________________________________________________________

___________

Amazon farà i contratti agli scrittori, tagliate fuori le “vecchie” case editrici

Amazon farà i contratti agli scrittori,
tagliate fuori le “vecchie” case editrici

Il sito di e-commerce metterà in vendita quest’autunno 122 libri

https://i0.wp.com/www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp

.

Amazon pubblicherà presto libri. Il sito, da anni leader nell’e-commerce, dopo aver mandato in pensione le librerie adesso ha iniziato a incoraggiare alcuni scrittori ad allontanarsi dagli editori proponendo direttamente contratti per i loro testi.

Amazon pubblicherà 122 titoli negli Stati Uniti, libri che coprono tutti i generi e saranno sia in forma “fisica” che in quella di e-book. Il sito di e-commerce di Seattle ha assegnato la scelta degli autori al veterano del mondo dell’editoria Usa Laurence Kirschbaum. Scontenti gli editori, secondo alcuni Amazon sta tentando alcuni dei loro scrittori di punta e sta rosicchiando la loro fetta di mercato.

“Tutti hanno paura di Amazon”, ha detto al “New York Times” Richard Curtis, un agente che si occupa di e-book, “Se sei una libreria, Amazon compete con te da anni, se sei un agente Amazon ti sta rubando da mangiare perché offre gli autori la possibilità di pubblicare direttamente senza usarti come intermediario” Uno degli amministratori delegati del sito di e-commerce, Russell Grandinetti, ha difeso la compagnia e ha affermato che oggi “le uniche persone necessarie per pubblicare un libro sono lo scrittore e il lettore.

Tutti quelli che si trovano in mezzo a loro hanno gli stessi rischi e le opportunità” sia tu un sito di e-commerce o un piccolo editore. Il NY Times ha citato un caso emblematico, quella dell’autrice hawaiana Kiana Davenport che ha pubblicato con Penguin il suo libro “The Chinese’s Soldier Daughter” e ha affidato ad Amazon una raccolta e-book di racconti brevi “Cannibal Nights”. La casa editrice ha deciso di recidere il contratto con l’autrice, ha ritirato il libro e le ha fatto causa. La Penguin non ha commentato, ma l’avvocato della Davenport ha detto: “Vogliono dare il buon esempio, se pubblichi con Amazon lo fai a tuo rischio e pericolo”.

Molti sono, invece, gli scrittori che stanno usufruendo di questo nuovo modo di pubblicare, come Lauren Saville che ha speso 2.200 dollari per mandare in stampa un libro dedicato alla madre e ha venduto solo 600 copie, dopo aver letto una recensione su una rivista specializzata Amazon ha deciso di annoverarla fra i suoi scrittori e la Saville ha deciso che non si affiderà mai più a un editore.

.

.

17 ottobre 2011

fonte:  http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=9620&ID_sezione=38

_________________________________________________________________________________________________________________________________

___________

CRISI? QUALCUNO HA LA RICETTA.. – “La dirigente usava i soldi del Comune per le sue spese e si autopromuoveva”

“La dirigente usava i soldi del Comune per le sue spese e si autopromuoveva”

.

Enrica Ambrosino aveva in mano le casse del municipio di Cassina de’ Pecchi: 166mila euro per pagarsi, fra l’altro, l’abbigliamento, i bolli auto e le tasse universitarie per il figlio

"La dirigente usava i soldi del Comune per le sue spese e si autopromuoveva" Una veduta di Cassina de’ Pecchi

.
Disposto il giudizio immediato per Enrica Ambrosino, funzionario dirigente del settore Finanze, tributi e personale del Comune di Cassina de’ Pecchi, alle porte di Milano, arrestata a luglio con l’accusa di peculato e falso per 166mila euro. Si è scoperto che la donna, 61 anni, da un ventennio responsabile delle casse del Comune, nel 2004 ha cominciato a usarle per spese personali sempre più ingenti fino ad arrivare a decidere da sola anche le proprie promozioni.

In base a quanto ricostruito dalla guardia di finanza, Ambrosino ha cominciato a far pagare al Comune i vestiti e le scarpe, il forno a microonde, le spese condominiali e il canone Rai. Poi via via ha usato i soldi pubblici per il pagamento delle tasse universitarie del figlio, il rimborso per un incidente stradale, l’Ici, l’Irpef e il bollo dell’auto. E per ben due anni consecutivi si sarebbe anche autopromossa, assegnandosi da sola un aumento di18mila euro per la sua produttività.

Ora i pubblici ministeri Grazia Pradella e Tiziana Siciliano le contestano decine di episodi di peculato per un valore complessivo di 166.869,14 euro. Un reato commesso attraverso l’emissione di falsi mandati di pagamento per spese personali e firmando indebite false retribuzioni per attività lavorative mai prestate, incassando i soldi a volte tramite assegni circolari, altre con accredito bancario.

Interrogata dal gip Simone Luerti in occasione dell’arresto, Ambrosino aveva confessato tutto, seppur sostenendo di aver cominciato ad attingere dalle casse municipali solo due anni fa. In realtà gli accertamenti sui bilanci di tutte le spese ordinate dalla Ambrosino hanno fatto emergere irregolarità decisamente superiori ai 30mila euro inizialmente contestati dalla Procura. Ora il gip ha firmato il decreto di giudizio immediato, disponendo il processo per l’8 novembre. Ambrosino ha chiesto di patteggiare, ma senza una garanzia di risarcimento non arriverà il via libera dei pm.

.

17 ottobre 2011

fonte:  http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/10/17/news/la_dirigente_usava_i_soldi_del_comune_per_le_sue_spese_e_si_autopromuoveva-23368641/?rss

_________________________________________________________________________________________________________________________________

___________

Mina incide una canzone senza autore. E va a caccia sul web per identificarlo – Ascoltala QUI

Mina incide una canzone senza autore
E va a caccia sul web per identificarlo

.

La più grande cantante italiana di sempre riceve un demo privo di informazioni sul mittente, forse andate perse. Seleziona ‘Questa canzone e la inserisce nel suo nuovo album, in uscita a novembre. Per dare un nome e un cognome al suo autore, fa ascoltare il brano sul suo sito e inaugura la sua pagina Facebook. Una storia incredibile: favola o geniale operazione di marketing?

.

di P. GALLORI

.

Mina incide una canzone senza autore E va a caccia sul web per identificarlo

.

ROMA Nell’elenco di brani che compongono il prossimo album di Mina, in uscita a novembre, ce n’è uno che rischia di restare privo di paternità. Si intitola Questa canzone e per dare un nome e un cognome al suo autore, Mina lancia una vera e propria caccia all’uomo, sfruttando la potenza della Rete e la capillarità dei socialnetwork, di modo che chi ha composto il brano possa riconoscersi e farsi vivo.

La storia ha dell’incredibile. Qualche mese fa, tra i tanti materiali che Mina riceve abitualmente, spunta il demo di Questa canzone. La cantante lo ascolta, lo valuta, lo seleziona per inserirlo nel suo nuovo album. Ma il demo non è accompagnato da alcuna informazione che possa far risalire all’autore: non un nome, non un recapito. Dimenticati all’origine oppure semplicemente persi. Così, la più grande cantante della storia della musica italiana, ambita dalle griffe più prestigiose del cantautorato, incide il brano di un autore che non ancora non sa di essere stato baciato dalla fortuna.

Se non è una favola, poco ci manca. Al punto da alimentare il dubbio che il “mistero dell’autore anonimo” sia in realtà una geniale operazione di marketing, fatta apposta per appassionare i media, movimentare il web nella ricerca e indirizzare milioni di click verso il brano, che potrà essere ascoltato sul rinnovato sito di Mina a partire dalla mattina del 18 ottobre (all’indirizzo minamazzini.com/questacanzone 1). Per stanare l’autore di Questa canzone, Mina inaugura anche la sua pagina ufficiale su Facebook: facebook.com/mina 2, dove si trovano le indicazioni necessarie per poter fornire la prova inequivocabile della paternità del brano.

La canzone sarà accompagnata da un video, realizzato da Mauro Balletti, le cui immagini si ispirano alla favola che più assomiglia alla vicenda: Cenerentola. Se il bel principe cerca la dama fuggita a mezzanotte impugnando una scarpetta, Mina vuole incontrare l’autore misterioso, aggirandosi per il web con la sua canzone.

.

17 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/10/17/news/mina_cerca_autore_della_sua_nuova_canzone-23386771/?rss

_________________________________________________________________________________________________________________________________

___________

Maroni domani in Senato: ora nuove leggi, Alemanno vieta cortei per un mese. Di Pietro “Si torni alla legge Reale”. Bindi “No a tentazioni liberticide”

Maroni domani in Senato: ora nuove leggi
Alemanno vieta cortei per un mese

Questura nega il corteo della Fiom a Roma. Di Pietro: si torni alla legge Reale. Bindi: reprimere sì, tentazioni liberticide no. G20, Parigi chiude la frontiera con l’Italia: non vogliamo infiltrazioni

_________________________________________________________________________________________________________________________________

Di Pietro vuole la legge Reale bis – fonte immagine

Nei primi 15 anni di applicazione della legge, si conteranno 625 vittime delle forze dell’ordine (254 morti e 371 feriti). Di queste, ben 208 non stavano commettendo né erano in procinto di commettere reati. Un contesto tipico (ricorre in 153 casi) è il posto di blocco o l’intimazione di alt. In 65 casi (pari a circa il 10% del totale) le forze dell’ordine sono ricorse alla giustificazione del “colpo partito accidentalmente”. Traiamo queste informazioni da 685, un “libro bianco sulla legge Reale” compilato e pubblicato nel 1990 dal Centro di Iniziativa Luca Rossi di Milano. Il libro contiene un impressionante computo/catalogazione dei “morti da legge Reale” nel periodo 1975-90. Alcuni esempi:

 

“Caso n.206, 07-01-81, Roma: Laura Rendina, 28 anni… La ragazza si era fermata in auto con altri parenti vicino all’abitazione della famiglia Moro e di altri politici, quando sente battere ai finestrini e si trova puntata una pistola. Presa dal panico riparte, ma viene raggiunta da colpi sparati all’impazzata. Forze dell’ordine: Digos. Fonte: Paese Sera.”

 

“Caso n.208, 12-01-81, Firenze: Roberto Panicali Frosali, 32 anni… Stava ritornando in banca dopo l’intervallo a bordo del suo motoscooter, quando viene ucciso da una raffica di mitra sparata da un agente di sorveglianza, che dichiara che il colpo è partito accidentalmente, poiché il mitra si era impigliato nel giaccone. Forze dell’ordine: vigilantes. Fonte: La Nazione.”

 

“Caso n.233, 26-07-81, S. Benedetto del Tronto (AP): Ennio Illuminati, 35 anni… Viene ucciso da tre colpi di pistola sparati da un agente della Digos. In compagnia della sua fidanzata, non si era fermato al posto di blocco istituito da agenti in borghese e, temendo di essere vittima di maleintenzionati, aveva cercato di fuggire. Forze dell’ordine: Digos. Fonte: Radicali.”

 

“Caso n.338, 06-02-84, Torino: Renato Cavallaro, 44 anni… Durante l’inseguimento di un ricercato, un poliziotto in borghese a bordo di un’auto civile si ferma ad un semaforo rosso, scende e, in posizione di tiro, spara alcuni colpi. Un operaio, che si trova all’uscita di una cabina telefonica, viene ucciso. Forze dell’ordine: polizia in borghese. Fonte: La Stampa”.

 

“Caso n.622, 27-06-89, Nave (BS): Claudio Ghidini, 19 anni… Un’auto con tre giovani a bordo viene fermata dai carabinieri per un controllo. Un milite intima a Ghedini di salire sulla sua auto: il giovane si rifiuta per aspettare gli amici, ma viene preso a schiaffi e poi ucciso da un colpo di pistola alla testa. Forze dell’ordine: carabinieri. Fonte: Il Giorno. ”

fonte:  http://contromaelstrom.wordpress.com/2011/07/26/le-prime-vittime-della-legge-reale-e-continua/

_________________________________________________________________________________________________________________________________________

ROMA – «Si deve tornare alla Legge Reale – ha proposto oggi il leader Idv Antonio Di Pietro – Anzi bisogna fare la ‘legge Reale 2’, alias Di Pietro, contro atti criminali come quelli di Roma. Si devono prevedere arresti e fermi obbligatori e riti direttissimi con pene esemplari». E mentre il ministro Maroni annuncia nuove leggi e si dichiara d’accordo con Di Pietro, la Francia comunica che in occasione del G20 la frontiera con l’Italia sarà chiusa dal 24 ottobre per evitare infiltrazioni pericolose per l’ordine pubblico. Intanto il corteo per la manifestazione del 21 ottobre dei lavoratori Fiat-Fincantieri della Fiom non è stato autorizzato dalla Questura: «Solo un sit-in per motivi di sicurezza» spiega la polizia.

«Il Parlamento invece di continuare a perdere tempo con le leggi ad personam – dice Di Pietro – deve mettere a punto una legislazione penale adeguata a fronteggiare emergenze come quelle degli scontri di sabato scorso. Specificare nuove figure di reato; prevedere arresti e fermi obbligatori; istituire riti direttissimi con pene esemplari; aggravare le condanne per i reati già esistenti».

Maroni domani annuncerà una proposta per «nuove misure legislative, che possano consentire alle forze dell’ordine di prevenire più efficacemente le violenze come quelle di sabato. Domani riferirò in Senato e devo dire che per una volta sono d’accordo, con l’onorevole Antonio Di Pietro, che ha detto che servono nuove norme per prevenire, una legge Reale Bis: esattamente quello che voglio dire domani».

Alemanno: cortei vietati per un mese.
In serata il Campidoglio ha diramato un comunicato: «Il sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno, nel suo potere di Commissario straordinario per l’emergenza traffico, ha firmato questa sera l’ordinanza che vieta per un mese lo svolgimento di cortei in tutto il I Municipio di Roma. In questo territorio saranno possibili solo manifestazioni stanziali, da tenersi nelle seguenti aree: piazza Bocca della Verità, piazza Santi Apostoli, piazza della Repubblica, Circo Massimo, piazza Farnese, piazza San Giovanni, piazza del Popolo e le sedi istituzionali secondo le prescrizioni della Questura di Roma».

Bindi: giusto reprimere, ma no a tentazioni liberticide.
Giusto reprimere i violenti, meglio ancora agire con fermezza in chiave preventiva, ma soprattutto bisogna evitare tentazioni liberticide. Men che meno pensare di ripristinare la legge Reale sull’ordine pubblico come invocato da Di Pietro. È il senso della posizione di Rosy Bindi sugli scontri di Roma. «Invocare leggi che non ci sono più – ha detto – dimostra debolezza del nostro ordinamento e della politica».

Finocchiaro: basta applicare le leggi esistenti. «Legge Reale bis? – dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato – Domani ascolteremo il ministro dell’Interno nell’aula di Palazzo Madama, e siamo aperti ovviamente a qualsiasi miglioramento delle leggi esistenti, ma a Maroni dico: ciò che serve davvero è applicare le leggi esistenti, fare più prevenzione ed evitare i tagli alle risorse dedicate alla sicurezza. Quel che pensiamo è che vadano applicate e fatte rispettare le leggi esistenti e promossa quella prevenzione, che forse non è stata fatta e invece andava fatta prima e meglio. Ricordo che nel nostro Paese sono in vigore leggi che certamente forniscono anche adesso gli strumenti adeguati per contrastare atti di violenza come quelli di sabato e perseguire chi li ha commessi. E non posso non aggiungere, inoltre, che le Forze dell’ordine andrebbero messe nelle condizioni di operare al meglio, evitando i tagli alle risorse dedicate alla sicurezza che il governo Berlusconi ha compiuto in questi anni».

Le frontiere tra Francia e Italia, entrambe nello spazio Schengen, saranno ripristinate a partire dal 24 ottobre per impedire l’ingresso sul territorio francese di potenziali pericoli per l’ordine pubblico attirati dal G20 di Cannes, in programma il 3 e 4 novembre. Lo annuncia il prefetto di Nizza, Jean-Michel Drevet, in una conferenza stampa.

Fiom: corteo non autorizzato, ma noi garantiamo la sicurezza. Il corteo per la manifestazione del 21 ottobre dei lavoratori Fiat-Fincantieri della Fiom non è stato autorizzato dalla Questura. Il leader Fiom, Maurizio Landini, dice che al momento la concentrazione a Piazza Esedra è autorizzata, mentre sono negate tre piazze richieste per l’arrivo del corteo. «Per noi – dice Landini – fare il corteo è necessario a maggior ragione dopo quello che è successo sabato. Chi si è organizzato da mesi lo ha fatto per colpire chi manifestava. Noi garantiamo la sicurezza. Nelle nostre manifestazioni non si viene con i caschi e con gli zaini pieni di cose. Si viene con la faccia scoperta e con le mani libere». Landini ha spiegato che la Fiom ha chiesto alla Questura inizialmente di poter fare il corteo da piazza Esedra verso piazza Navona, rifiutata questa piazza è stata proposta dal sindacato piazza Farnese. Ma anche questa, la settimana scorsa, è stata rifiutata perché troppo vicina a piazza Navona. Oggi è stata chiesta piazza Santi Apostoli per l’arrivo del corte ma anche questa piazza è stata negata. Al momento – ha spiegato Landini – resta solo l’autorizzazione al concentramento dei lavoratori in piazza Esedra mentre non è prevista ad oggi la possibilità di sfilare in corteo. Alla manifestazione organizzata per protestare sulla situazione della Fiat, della componentistica e di Fincantieri, parteciperà, ha annunciato Landini, anche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

Questura: solo sit-in per motivi di sicurezza. Non ci sarà alcun divieto di manifestare – replicano dalla Questura di Roma – ma ai lavoratori della Fiom sarà messa a disposizione venerdì prossimo a Roma una piazza, anziché l’itinerario di un corteo, «per motivi di sicurezza» alla luce degli scontri di sabato.
.

Lunedì 17 Ottobre 2011 – 16:12    Ultimo aggiornamento: 20:13

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=166777&sez=HOME_NELMONDO

_________________________________________________________________________________________________________________________________

___________

«Governo istituzionale», sì da un italiano su quattro. Il 60% dei cittadini teme che nel 2012 andrà peggio

«Governo istituzionale», sì da un italiano su quattro


fonte immagine

Il Paese è pessimista: il 60% dei cittadini teme che nel 2012 andrà peggio. Lo spettro della Grecia fa paura

I violenti e inaccettabili scontri avvenuti sabato a Roma hanno di fatto cancellato le ragioni di una protesta, quella degli «indignados», che voleva manifestare il profondo disagio vissuto oggi da una parte rilevante della popolazione, specialmente ma non solo giovanile, del nostro e di molti altri Paesi. L’allargamento delle disuguaglianze sociali, della disoccupazione, della mancanza di prospettive turbano gli italiani. Non a caso i cittadini esprimono in maniera sempre più accentuata pessimismo e sfiducia. Questo stato d’animo ha coinvolto praticamente tutti i cittadini: metà della popolazione afferma di essere «molto» e un altro 47% si definisce «abbastanza» inquieto. Ma non si tratta solo di angoscia per le sorti economiche del Paese: l’insicurezza pare riguardare tutti, anche a livello personale – lo dichiara l’84% – per le prospettive della condizione economica propria e della propria famiglia.

Insomma, il Paese è largamente pessimista. Per la situazione presente e per l’avvenire. Non sorprende, dunque, che anche le previsioni per il futuro dell’economia siano negative: quasi il 60% ritiene, infatti, che l’anno prossimo vedrà una ulteriore evoluzione in peggio della crisi attuale. E più di tre italiani su quattro intravedono il rischio che l’Italia finisca in una crisi come quella greca. Di fronte a questo stato di cose, occorrerebbe una forte iniezione di fiducia da parte delle istituzioni, che riesca a mutare il clima di opinione negativo e diffondere maggiore ottimismo sia in termini di atteggiamenti, sia, specialmente, di comportamenti. È ciò che la gran parte della popolazione, compresa una larga porzione dei votanti per i partiti di governo, chiede all’esecutivo. Ma che, sempre secondo la maggioranza degli italiani, non trova, per ora, riscontro nei fatti.

Nelle ultime settimane, era stata riposta qualche attesa nel più volte annunciato (ma per ora mai realizzato) «decreto Sviluppo» e nei diversi provvedimenti di rilancio che avrebbe dovuto contenere. Il consenso, rilevato dai sondaggi, per le misure di cui i giornali hanno dato anticipazione è, tra gli elettori dei partiti di governo, relativamente esteso. Perfino il condono fiscale trova il favore della netta maggioranza dei votanti per il Pdl, (ma non, significativamente, di quelli della Lega e, com’era prevedibile, degli elettori dei partiti di opposizione) e sembrerebbe poter costituire un possibile fattore di rilancio della fiducia verso Berlusconi da parte del suo elettorato.

Ma, in assenza di iniziative da parte del governo, la maggioranza degli italiani continua a vedere con favore le sue dimissioni. Ormai solamente il 17% – ma molto meno, il 13%, tra i giovani fino a 24 anni – auspica la permanenza di Berlusconi alla guida dell’esecutivo. La percentuale è in diminuzione nel tempo: era il 27% a gennaio e il 19% un mese fa. Colpisce, a questo riguardo, il trend relativo agli elettori della Lega, che costituisce una componente fondamentale del governo: a metà settembre il 40% dichiarava di desiderare la continuazione del governo Berlusconi, oggi questa quota si è ridotta al 22%. Anche tra gli elettori del Pdl l’idea di una prosecuzione dell’attuale governo, pur maggioritaria, si restringe: oggi si dichiara contrario il 22%, a fronte del 20% del mese scorso. Questo atteggiamento si ripercuote anche sulle intenzioni di voto, che vedono un’ulteriore diminuzione del favore al Pdl e una crescita dei consensi per i partiti di centro (in particolare Fli di Fini) e per le forze più marcatamente di sinistra (in particolare Sel).

Si allarga invece la percentuale di chi condivide la prospettiva di un nuovo esecutivo guidato da un’alta personalità istituzionale: questa è oggi l’opinione di più di un italiano su quattro (26%, era il 17% a metà settembre). Ma, come noto, la gran parte dei cittadini vuole le elezioni anticipate: le chiede in questo momento il 43%. Si estende, cioè, l’opinione che sia meglio «sparigliare le carte» e provare a percorrere una nuova via per lo sviluppo del Paese.

.

.

Renato Mannheimer
17 ottobre 2011 15:58

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_ottobre_17/Governo-istituzionale-si-da-un-italiano-su-quattro_8b9013e0-f88d-11e0-a70e-53be2c0ab142.shtml

_________________________________________________________________________________________________________________________________

___________

Nepal, a tavola imbavagliati: l’arte contro la povertà

Nepal, a tavola imbavagliati: l’arte contro la povertà

.

Nepal, a tavola imbavagliati: l'arte contro la povertà
GUARDA LA PHOTOGALLERY

.

Seduti a tavola ma con la bocca sigillata con il nastro adesivo e i polsi legati con una corda, nei piatti e nei bicchieri sistemati davanti ai due commensali non ci sono alimenti. La scena è stata allestita in un mercato di frutta e verdura di Kathmandu come installazione umana di denuncia in occasione della giornata contro la povertà

(a cura di Benedetta Perilli)

.

17 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/17/foto/kathmandu_giornata_contro_la_povert-23361291/1/?rss

_________________________________________________________________________________________________________________________________

___________

IRAN, PANAHI: SE NON POSSO FARE FILM, POSSO IMMAGINARE COME SI FA / VIDEO: This Is Not A Film (Jafar Panahi, Cannes 2011)

This Is Not A Film (Jafar Panahi, Cannes 2011)

Caricato da in data 19/mag/2011

In diesem Jahr konnte der iranische Regisseur Jafar Panahi nicht als Juror an der Berlinale teilnehmen, weil ihn die Behörden nicht ausreisen ließen, genau so, wie er 2010 nicht nach Cannes durfte.

IRAN, PANAHI: SE NON POSSO FARE FILM, POSSO IMMAGINARE COME SI FA

.

Costretto a girare film tra le mura di casa sua, finirà di nuovo in carcere il pluripremiato regista iraniano, Jafar Panahi. Confermata dalla Corte di appello di Teheran, la sentenza a 6 anni di reclusione e il divieto a girare nuovi film per i prossimi 20 anni

.

Roma, 17 ottobre 2011 – Non vedremo più le indimenticabili donne di Panahi muoversi sullo schermo di celluloide. Almeno per 20 anni. Così il regime iraniano, con la conferma della sentenza di condanna in Corte d’appello, stronca definitivamente la carriera di Jafar Panahi, pluripremiato  cineasta, vincitore del Leone d’oro a Venezia nel 2000 con “Il cerchio”.

Nonostante gli appelli, le petizioni e le mobilitazioni di attori e registi di mezzo mondo,  la Corte d’appello di Teheran ha ribadito la sentenza del Tribunale di Teheran, condannando Panahi a 6 anni di carcere, e al divieto per 20 anni di dirigere film, scrivere sceneggiature, rilasciare interviste ai media nazionali e internazionali, vietandogli di lasciare il paese (tranne per motivi di salute o per l’Hajj, il pellegrinaggio alla Mecca). Non vedremo più nemmeno la realtà degli arresti domiciliari, quella che Panahi ha documentato nel suo ultimo lavoro, “This is not a film”, non un film per l’appunto, ma immagini girate sul set cinematografico delle 4 mura domestiche, dove il regista – condannato nel dicembre 2010 – ha trascorso questi mesi in attesa dell’appello, rilasciato a fronte di una cauzione di 200.000 dollari. Arrivato in clandestinità a Cannes quest’anno – c’è chi dice su una chiavetta usb – “This is not a film” è stato infatti girato nella casa del 51enne regista, anche con l’utilizzo di un iphone, e documenta l’attesa del verdetto, i colloqui con il suo avvocato ma anche i film che Panahi ha in testa, le immagini che rimarranno nella sua mente. “Se non posso fare film, posso immaginare come si fa”, dichiarò allora.

.

.

I prestigiosi premi vinti – oltre al Leone d’Oro anche il Pardo d’oro a Locarno nel 1997 con “Lo specchio”  e il Premio della giuria a Cannes nel 2003 nella sezione Un certain regard con il noir “Oro rosso” e poi ancora l’Orso d’Argento a Berlino nel 2006 con “Offside” – nella sua carriera, non lo hanno salvato dalla scure del regime iraniano; a nulla è valsa la sua “presenza assente” ai festival di cinema internazionale: a nulla è valso che le immagini nel 2010 a la Croisette della bellissima Juliette Binoche in lacrime davanti alla poltrona vuota – dove avrebbe dovuto sedersi il regista, come membro della giuria,  se il suo governo gli avesse consentito di lasciare il paese – abbiano fatto il giro del mondo. La sua condanna  vuole essere da esempio a chiunque si azzardi ad usare il cinema, come altre forme d’arte, in quanto veicolo della libertà di espressione. L’ “arresto di un’idea” come l’ha definito il giornalista e scrittore iraniano Ahmad Rafat.

Torna in carcere quindi Panahi, perché “scomodo” per il regime che lo accusa di aver “agito contro la sicurezza nazionale e di aver fatto propaganda contro il regime”, per aver voluto raccontare – con la sua arte –e aver sostenuto l’Onda verde, ovvero il movimento di protesta giovanile in seguito alla rielezione del presidente Ahmadinejad, nel giugno del 2009. Torna in carcere anche Mohammad Rasoulof, 38 anni, di Shiraz, altro regista iraniano vittima del sistema, altra “presenza assente” lo scorso maggio a Cannes, con il film “Au revoir”, “Arrivederci”, con una condanna ridotta però a un anno di reclusione contro i sei del verdetto iniziale.

Dopo averlo arrestato per aver partecipato agli eventi commemorativi di Neda Agha Soltan, la giovane donna uccisa nel corso delle proteste che seguirono le elezioni nel 2009, il regista è già stato vittima in questi due anni di una serie di divieti e restrizioni, volte a estrometterlo dal contesto cinematografico internazionale e a silenziare la sua voce. Ora lo si condanna definitivamente all’isolamento culturale.

“Mi hanno condannato a 20 anni di silenzio (…)cercherò nei film degli altri i miei sogni, cercando di trovarvi ciò di cui io sono stato privato”. Disse nel suo messaggio letto da altri (la Rossellini) indirizzato al Festival di Berlino, dove Panahi non è mai arrivato. “So già che nella mia mente continuerò a girare i miei film dando corpo ai miei sogni”. Nena News

.

fonte:  http://nena-news.globalist.it/?p=13586

_________________________________________________________________________________________________________________________________

___________

Israele sposta centinaia di prigionieri palestinesi in vista dello scambio di domani / Celebrazioni a Gaza

Israele sposta centinaia di prigionieri palestinesi in vista dello scambio di domani

.

.

Gerusalemme – agenzie. Ieri, Israele ha caricato sugli autobus circa 430 prigionieri palestinesi, trasportandoli in una struttura nel deserto del Negev.

Si tratta dei preparativi per lo scambio che avverrà domani, martedì, con il soldato Gilad Shalit, catturato dalla resistenza palestinese nella Striscia di Gaza, nel 2006, e tenuto prigioniero in una località sconosciuta.

Lo scambio, che coinvolgerà 1027 detenuti palestinesi contro il rilascio di Shalit, dovrebbe avvenire in un’area del deserto del Sinai, in Egitto.

Una parte dei 477 prigionieri che verranno liberati domani andrà in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, metà verranno esiliati.
La Turchia ha fatto sapere di voler accogliere tutti gli esiliati.

In questi giorni sono stati pubblicati i nomi dei detenuti da liberare, in modo che chi intende opporsi al rilascio possa presentare istanza entro 48 ore.
“Se la Corte Suprema non interverrà – ha dichiarato alla radio dell’esercito israeliano Yaakov Amidror, consigliere del premier Benjamin Netanyahu per la sicurezza nazionale – lo scambio avverrà entro un paio di giorni”.

.

17 ottobre 2011

fonte:  http://www.infopal.it/leggi.php?id=19610

_________________________________________________________________________________________________________________________________

Celebrazioni a Gaza per accogliere i prigionieri: ‘Matrimonio collettivo della nazione’

.

.

Gaza – Speciale InfoPal. Dopo più di sette anni di prigione in Israele dove ha patito torture e le peggiori sofferenze umane, senza poter ricevere le visite dei familiari e sottoposta ad uno stress psicologico senza pari, la prigioniera palestinese Wafa’ Ilbis sarà liberata da Israele nelle prossime ore. I suoi genitori oggi piangono di gioia nel poter vivere la certezza di poterla riabbracciare presto. Entrambi hanno urlato quando hanno sentito fare il nome della figlia in Tv mentre hanno avuto inizio lunghe e interminabili visite dei parenti per far loro gli auguri.

“In verità, la speranza non è mai andata persa”. Abu Yasser, padre di Wafa’, ha confidato di non aver mai perso la speranza – nemmeno un momento – di poter vedere la figlia libera. Il Movimento di resistenza islamica lo aveva promesso “Wafa’ sarà liberata”.

La madre della detenuta attesa a Gaza ha raccontato i ripetuti rifiuti delle autorità d’occupazione israeliane di permetterle di visitare la figlia. “In sette anni l’ho potuta sentire solo quattro volte e di nascosto grazie al telefono cellulare in carcere”.

Wafa’ era stata arrestata da Israele il 20 giugno del 2005, mentre attraversava a nord di Gaza il valico di Eretz (Beit Hanoun) per condurre un’operazione di resistenza. Israele l’aveva condannata a 12 anni di prigione.

Parole di ringraziamento per la resistenza. Approfittando dell’incontro con il nostro corrispondente da Gaza, è ancora la madre della prigioniera palestinese a parlare, riservando parole di ringraziamento per tutte le fazioni palestinesi che, della cattura del caporale israeliano Gilad Shalit, ne hanno fatto un mezzo per giungere oggi all’accordo di scambio.

Auspicando che lo scambio dia speranza al resto dei familiari i cui cari resteranno nelle prigioni dell’occupazione israeliana, la madre di Wafa’ dice: “La liberazione di mia figlia sarà una festa nazionale per tutti”.

L’inizio del trasferimento, ovvero la liberazione dei primi prigionieri palestinesi avverrà domani intorno alle 11 locali.
A casa di Wafa’ tutti fremono tra preparativi e allestimenti. 

I momenti dell’attesa. La donna non nasconde l’euforia provata nel momento in cui ha appreso la notizia: “Il sogno atteso ogni giorno da sette anni a questa parte stava per realizzarsi”.
E’ scesa per strada e si è messa a ballare per il successo dell’accordo.

Non solo in casa di Abu Yasser ma è in tutto il territorio palestinese assediato da Israele che sono iniziati i preparativi nazionali per accogliere i prigionieri.
Ed è incredibile quello che si vorrebbe esprimere con i festeggiamenti per l’accoglienza dei propri connazionali, alcuni dei quali da domani saranno liberi dopo decenni di detenzione in Israele.

Il ministero dell’Interno di Gaza avverte: “Non approfittare dell’euforia e avere rispetto per la sicurezza”. Tra i vari provvedimenti dal ministero dell’Interno, vi è anche l’arresto per chi oserà contravvenire alle disposizioni adottate in occasione dei festeggiamenti. Sarà vietato usare fuochi d’artificio.

Il nostro corrispondente da Gaza ha incontrato Ehab al-Ghussain, portavoce del ministero, il quale ha confermato che “nell’ambito dell’incontro d’emergenza sono state adottate misure straordinarie in previsione di una partecipazione di massa”.

“Al fine di garantire l’accoglienza dell’alto numero di palestinesi che saranno rilasciati da Israele, abbiamo messo a punto un piano di sicurezza dettagliato. Abbiamo dispiegato già numerosi poliziotti su tutte le arterie stradali principali di Gaza”.

Sarà un matrimonio collettivo della nazione. Al-Ghusseim ha invitato tutti i cittadini palestinesi a partecipare alla festa per la storica vittoria nazionale e di farlo anche per dimostrare al mondo intero quanto contano i prigionieri palestinesi nella lotta di liberazione nazionale.

Il gruppo per i prigionieri palestinesi “Wa’ed” sta svolgendo un ruolo prioritario nel piano per l’accoglienza e il loro reinserimento messo a punto.

In una riunione straordinaria tenutasi sabato scorso, è stata decisa la formazione di un comitato preposto ad accogliere e a seguire individualmente gli ex detenuti in un momento così delicato. Allo stesso scopo, è in corso oggi un incontro tra il ministero per gli Affari dei prigionieri e i familiari, alla presenza di membri di “Wa’ed” ed esponenti di Hamas.

Domani al valico di Rafah. Da Wa’ed fanno sapere: “Ad attendere i prigionieri ci saranno ministri e leader delle fazioni, deputati e responsabili per i diritti umani e tre familiari per ciascun prigioniero atteso. Si terranno a una distanza di 1km dal valico di Rafah.
Dall’alto degli altoparlanti delle moschee si darà il benvenuto ai prigionieri e si inviterà il pubblico a convogliare tutti nello spiazzo di Katibah al-Khadrah, ad ovest di Gaza.

Il titolo prescelto per la festa di domani è “La fede nella liberazione” (la promessa di Yassin), con riferimento al co-fondatore e leader spirituale di Hamas, Shaykh Ahmed Yassin, assassinato da Israele nel 2004.

In piazza è atteso il discorso del premier Isma’il Haniyah e l’intervento di un prigioniero palestinese, libero dopo 23 anni di carcere in Israele.

Nella Striscia di Gaza, sono attesi domani, 18 ottobre, 330 prigionieri dei 477 della prima fase dell’accordo di scambio.
130 prigionieri torneranno nelle proprie case a Gaza, mentre 200 provenienti da Cisgiordania e da al-Quds (Gerusalemme) giungeranno nel territori palestinese assediato da Israele su istanza di deportazione di quest’ultimo.

.

17 ottobre 2011

fonte:  http://www.infopal.it/leggi.php?id=19614

_________________________________________________________________________________________________________________________________

___________

CAGNOLINI AL CIRCO – Fatti di Roma. I giornali di destra hanno già trovato il mandante: l’opposizione di sinistra

I giornali di destra hanno già trovato
il mandante: l’opposizione di sinistra

.


fonte immagine

.

“Cocchi di sinistra”, “La sinistra violenta sfascia e vuole uccidere”, “Sono criminali”: con questi titoli in prima pagina, Libero, La Padania e Il Giornale attribuiscono le responsabilità di quanto accaduto a Roma. E la violenza di una minoranza diventa polemica politica

.

Le prime pagine di Padania, Libero e Il Giornale

.

Per loro i duecentomila di Roma non ci sono mai stati: né manifestazioni pacifiche, né folla di indignati senza intenti guerriglieri. Per i giornali della destra, ieri ci sono stati solo loro: i violenti. E i violenti hanno solo un colore: il rosso. La colpa di tutto, quindi, è bella che pronta, il mandante è già stato trovato: la sinistra italiana, che nei giorni precedenti alla manifestazione avrebbe istigato i facinorosi a spaccare tutto. I titoli d’apertura di Libero, La Padania e Il Giornale portano avanti questa tesi, che trova vigore negli editoriali di Maurizio Belpietro, Andrea Ballarin e Vittorio Feltri.

“Cocchi di sinistra” titola Libero in prima pagina, con Belpietro che non usa mezze misure per attribuire responsabilità alla giornata di ordinaria follia violenta. “La copertura che una parte della sinistra ha dato e dà a questi movimenti criminali dimostra l’irresponsabilità di un’opposizione che ogni giorno si propone al Paese come forza di governo”. Il direttore, poi, dopo aver ribadito il solito “noi vi avevamo avvisati”, sostiene che “questo non è stato sufficiente a una parte della sinistra per togliere il patrocinio all’iniziativa. Come sempre, invece di isolare i criminali, quella sinistra li ha coperti. E ancora ieri, mentre erano in corso gli scontri e Roma bruciava, quella stessa sinistra era pronta a incolpare la polizia di quanto successo”. La morale della favola, per il direttore di Libero, è una sola: “Finché la sinistra non si schiererà con le forze dell’ordine contro quelle del caos, le città continueranno ad essere devastate. Basta dunque comprensione e copertura”. La soluzione: vietare di manifestare al primo “preannuncio di tafferugli”, o sperimentare punizioni di stampo calcistico, tipo squalifica dei facinorosi o “diffida”. “Ma per fare questo ci vorrebbe una sinistra che al primo posto metta la legalità, non la protesta” chiude Belpietro, che in poche ore dopo la guerriglia di Roma ha già trovato colpevoli, mandanti e soluzioni.

“La sinistra violenta sfascia e vuole uccidere”: il giornale della Lega Nord – direttore Umberto Bossi – è ancora più duro nell’associare l’opposizione agli incidenti di ieri. “Sia subito chiaro a tutti – scrive Andrea Ballarin nel suo editoriale – : ogni tentativo da parte della sinistra di giocare la solita carta dei black bloc, degli infiltrati, delle schegge impazzite di manifestanti, saranno destinate a frantumarsi miseramente”. Il motivo? La Padania non ha dubbi: visto che i balck bloc sono un movimento internazionale e non italiano, quello che è successo a Roma è stato un golpe, “un tentativo para-militare di rovesciamento dell’ordine democratico dello Stato”. E la manifestazione pacifica, gli slogan, i cori, il corteo dei non violenti? “Nulla di tutto ciò è accaduto, solo devastazione, frutto dell’accanimento, dell’odio istillato giorno dopo giorno dalla sinistra: ora è chiaro – scrive Ballarin – cercano il morto”. A poco, del resto, sono valse le parole espresse ieri dai rappresentanti della sinistra dopo gli scontri. Quella della minoranza è “ipocrita” perché “nemmeno in questa occasione ha avuto il coraggio di assumersi la responsabilità ideologica di quanto accaduto. Eppure le responsabilità sono tutte lì, sono evidenti: dalla violenza delle parole, dei toni usati soprattutto in queste ultime settimane dai rappresentanti della sinistra, il passo verso la violenza fisica è stato breve. Continuare a soffiare sul fuoco della contrapposizione a tutti i costi, sull’odio, genera solo i disastri ai quali abbiamo assistito ieri […], in Italia la sinistra ha tirato la corda all’intolleranza fino a spezzarla, cercando di dar vita a caos e disordine”. Accanimento, istigazione all’odio, violenza delle parole usate dalla sinistra: detto dalla Lega fa un certo effetto, specie alla luce di quanto detto a caldo dal ministro dell’Interno, il padano Roberto Maroni, per cui “gli atti di inaccettabile violenza” sono stati “opera di criminali infiltrati tra i manifestanti”. Ma tant’è.

Ieri, del resto, la tesi che vedeva nella sinistra il mandante o, quantomeno, la causa più o meno involontaria della violenza era già stata messa sul tavolo da molti rappresentanti della maggioranza, primi fra tutti Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. Per il capogruppo del Pdl al Senato, infatti, “i protagonisti delle violenze di queste ore a Roma non hanno nulla a che vedere con i movimenti pacifici di protesta che si stanno svolgendo in altre parti del mondo. Del resto – è il pensiero di Gasparri – con tanti esponenti delle sinistre che usano linguaggi sbagliati è facile che poi qualcuno traduca in aggressioni quelle parole”. Sulla stessa linea d’onda il ministro della Difesa. “Quello che è successo oggi era annunciato, ma ciò che fa specie è che soltanto in Italia, delle circa 80 città nel mondo in cui i cosiddetti indignados hanno manifestato, sono successi incidenti di questa natura – ha detto Ignazio La Russa -. Interroghiamoci sul perché. Non certo perché li abbiamo cercati o consentiti; forse, lo dico senza polemica, si sono sentiti legittimati – ha ribadito il ministro Pdl – da qualche eccessivo atteggiamento della politica (della sinistra ovviamente, ndr). Credo che dobbiamo stare molto attenti perchè è facile offrire inconsapevolmente o meno alibi a coloro che pensano alle scorciatoie, come la violenza di oggi: scorciatoie che non vorremmo mai vedere”.

Diverso il discorso del direttore editoriale de Il Giornale Vittorio Feltri, che non associa la violenza all’opposizione, ma se la prende direttamente con un’intera generazione. “Quello dei giovani è sempre stato un falso problema che si risolve lasciandoli invecchiare” ha scritto, con “il pretesto della marcia offerto a buon mercato dalla politica marginale che rumina da mesi luoghi comuni logori”. Per Feltri il disagio dei giovani si risolve “lavorando, benedetti ragazzi senz’arte né parte!”. In chiusura di editoriale, il direttore editoriale del quotidiano berlusconiano affronta anche il comportamento delle forze dell’ordine e, rivolgendosi ai violento, scrive: “Ringraziate il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che non vi ha preso a calci in bocca perché lui stesso temeva e teme di prenderne dall’opposizione che vi strumentalizza, appoggia e incita”. Il titolo di prima pagina de Il Giornale? “Sono criminali”, con sottotitolo “Roma a ferro e fuoco per sei ore. Devastazione e incendi. Questa è la gente coccolata dalla sinistra. Per di Pietro & Co. è la seconda cocente sconfitta in due giorni”. Morale della favola: la colpa è dell’opposizione, i criminali sono loro. Gli altri duecentomila manifestanti pacifici non contano nulla, a Roma non ci hanno mai messo piede.

.

.
16 ottobre 2011
.
.

_________________________________________________________________________________________________________________________________

___________