Archivio | ottobre 18, 2011

La satira di Corrado Guzzanti su Sky colpisce la Gelmini e Di Pietro

Gianfranco Funari dal Paradiso

Caricato da in data 26/feb/2011

Corrado Guzzanti – Recital 2010

La satira di Corrado Guzzanti su Sky colpisce la Gelmini e Di Pietro

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La Rai non lo ha voluto, e così anche il comico è andato nella tv di Murdoch dove debutta domani sera con “Recital”, antologia delle sue imitazioni: immancabile quella del ministro Tremonti

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di LEANDRO PALESTINI

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ROMA La geniale satira di Corrado Guzzanti, sottratta a una Rai sempre più avara e censoria, si rifugia nella tv di Rupert Murdoch, nel prime time di Sky. Dopo il debutto estivo dello speciale Aniene, domani sera su Sky Uno (alle 21.10, canale 109) sarà la volta di Recital, tratto dall’omonimo show teatrale che, in nove mesi di tour, è stato visto da oltre trecentomila spettatori, per una novantina di repliche.

IL VIDEO Guzzanti in “Recital”
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Con il “mattatore” Corrado Guzzanti, su Sky Uno ci saranno sua sorella Caterina e l’attore-amico Marco Marzocca. Il “Recital” televisivo sarà un condensato dello spettacolo teatrale. Offrirà una rilettura in chiave satirica dell’Italia di oggi, attraverso una carrellata di personaggi che sono già cavalli di battaglia di Guzzanti e con l’arrivo di nuovi personaggi. Sul palco le videostorie si avvicenderanno alle riletture di protagonisti politici come Giulio Tremonti e Romano Prodi, Antonio Di Pietro e Mariastella Gelmini, con le loro riflessioni sulla crisi dei valori della nostra traballante società. Padre Federico e il teologo Pizzarro, sorretto da una fede al limite esilarante dell’abiura, riflettono sulla crisi dei valori dello spirito e del bisogno di confrontarsi con i giovani.

Se in Aniene aveva proposto massoni, referendum e Olgettine, in Recital il grottesco è usato come maschera della verità ed è l’elemento che, dopo le risate, può suscitare una nuova consapevolezza e rivelarsi forse l’unica via d’uscita per lo spettatore. “La crisi è drammatica ed internazionale. Lei dice che l’aveva prevista”, chiede a Tremonti/Guzzanti una giornalista interpretata da Caterina Guzzanti. “Sì, è vero avevo previsto tutto”, risponde Tremonti, che spiega in modo esilarante la manovra messa in atto dal governo per far fronte alla situazione.

Sul palco di Recital si avvicendano quindi il santone Quelo con i suoi adepti desiderosi di conoscenza, la conduttrice Vulvia con la sua scienza priva di logica, i mafiosi “rondaioli”, il cinico presentatore che parodizza i talk show, lo schizoide Gabriele La Porta, tutti personaggi guidati da Corrado con realistico fantasismo fino alla conclusione dello spettacolo, in cui un Funari “celeste” collegato dal Paradiso si dice pronto a preparare l’umanità al giudizio universale.

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18 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/10/18/news/la_satira_di_corrado_guzzanti_su_sky_colpisce_la_gelmini_e_di_pietro-23455723/?rss

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CRISI – Un colpo di Stato nell’Unione Europea?


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Un colpo di Stato nell’Unione Europea?

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DI SUSAN GEORGE
Counter Punch

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Le pretese dei lavoratori europei di avere stipendi e condizioni lavorative migliori, vite lavorative più brevi, generose liquidazioni, ferie lunghe e tempo libero per questo e per quell’altro devono essere tenute sotto controllo! A tutto c’è un limite!

Dobbiamo essere grati che la Commissione Europea abbia le risposte giuste. Presto il modello neoliberista diventerà irreversibile e tutti questi pretenziosi nuovi ricchi dovranno tacere una volta per tutte. Ed era ora. Con una brillante mossa, la Commissione ha proposto un pacchetto di misure chiamato il “six-pack“, ovvero una confezione da sei [ndt: un gioco di parole, “six-pack” si riferisce anche ai cosiddetti addominali da tartaruga], un nome allegro che evoca feste dove la birra scorre a fiumi. Questo pacchetto è piuttosto più austero e darà alla Commissione una leva finora sconosciuta negli affari dei suoi Stati membri.

Con un voto risicato, lo scorso 28 settembre 2011 il Parlamento Europeo ha approvato il piano della Commissione, un’assunzione di potere di ampio respiro sulla capacità dei singoli stati di stabilire i propri bilanci e di gestire i propri debiti sovrani. Da ora in poi, il Parlamento e il Consiglio (con la Commissione naturalmente in supervisione del processo) saranno in grado di costringere i governi a rispettare le raccomandazioni del Trattato di Maastricht, note anche come “Patto di Crescita e Stabilità” cui recentemente gli Stati membri avevano prestato poca preziosa attenzione. Dopo il 2005 questo Patto è parso quasi una singolare reliquia. Ma adesso, grazie al “six-pack“, non saranno tollerati deficit superiori al 3%, né debiti nazionali superiori al 60% del PIL. Queste persone hanno bisogno di rigida disciplina, non bisogna commettere errori.

Cominciando con il 2012, gli europarlamentari e il Consiglio analizzeranno i bilanci nazionali prima ancora che i parlamenti nazionali possano esprimersi in alcun modo o persino che possano avere la possibilità di vederli. Se gli stati non diminuiscono il loro debito abbastanza rapidamente o se rifiutano i “suggerimenti” di bilancio di Bruxelles, entreranno in campo le misure obbligatorie. In caso di ulteriore recalcitranza da parte degli Stati membri, la sanzione può comportare depositare o a pagare a fondo perduto lo 0,01, lo 0,02 o persino lo 0,05% del PIL del paese all’Unione Europea, a seconda di come severamente venga giudicata la non conformità dello stato. Nel caso, ad esempio, della Francia, con un PIL di circa 1,9 trilioni di euro, la Commissione potrebbe richiedere un deposito o una multa da 20 miliardi a 40 miliardi di euro, o persino 100 miliardi, se la Commissione decidesse di portare le sanzioni allo 0,05% del PIL.

In linea con i soliti metodi tacitamente efficaci della Commissione, queste misure permanenti del “six-pack” hanno fatto tutto l’iter fino a essere approvate senza la minima increspatura, con poco dibattito e un coinvolgimento della cittadinanza pari a zero. La maggioranza degli europei non hanno la benché minima idea che sia avvenuto un cambiamento, tanto meno un attacco selvaggio alla capacità di governo delle proprie nazioni. Grazie a questa legislazione, possiamo far conto sul potere duraturo della dottrina neoliberista in tutta Europa, particolarmente nell’eurozona, dove i funzionari eletti vengono espropriati del loro diritto di redigere i bilanci da altri funzionari che non devono rendere conto a nessuno. Hanno perso il diritto di dire la loro sulla politica monetaria già molto tempo addietro.

Il “six-pack“, grazie anche alla maggioranza europarlamentare di destra, è ora saldamente radicato e sarà difficile se non impossibile renderlo reversibile. In qualsiasi altro luogo, si sarebbero potute sentire frequenti accuse di un colpo di stato contro i governi e le popolazioni degli Stati membri. Ma per ora, tutto è calmo sul fronte dell’UE.

Simultaneamente, la Commissione sta spingendo gli Stati membri a seguire un’altra parte dello scenario neoliberista, attraverso una serie di altre direttive che assicurano settimane e vite lavorative più lunghe e il graduale allineamento di stipendi e benefici sociali secondo i denominatori comuni più bassi. Questo processo potrà essere un po’ più lento, ma sarà anche potenziato dal “six-pack“.

La Corte di Giustizia Europea sta facendo la sua parte, particolarmente per il secondo obiettivo, con almeno quattro giudizi separati che obbligano i lavoratori ad accettare salari sotto la norma, persino quando lavorano in paesi con forti leggi a protezione dei lavoratori, come la Svezia o la Finlandia.

Si deve ammirare la capacità di discrezione della Commissione e quella di fare le cose senza turbare i cittadini o i parlamenti nazionali degli Stati membri. L’apparente complessità tecnica della realizzazione delle misure e del processo contribuisce a tenere tutto a bada, nonostante queste misure siano realmente piuttosto dirette (e che, si potrebbe aggiungere, lasciano ovunque impronte digitali tedesche).

Nel contempo, i media neoliberisti non scorgono motivi per questionare quanto sta accadendo dietro le quinte a Bruxelles e coadiuvano a contenere la protesta, fino a che per i cittadini sarà troppo tardi per intervenire. Tutto questo preannuncia vittorie più grandi per il neoliberismo e il fallimento delle economie europee. No, scusate, fallimento per il 90% della popolazione. Per il resto andrà bene. Non c’è niente di che preoccuparsi. Come descritto da Martin Wolf sul Financial Times, dove ha recentemente parafrasato Tacito per descrivere la situazione europea, “hanno creato un deserto e lo chiamano stabilità“.

Susan George è membro del TransNational Institute, presidente del consiglio del TNI e presidente onorario di ATTAC France.

**********************************************Fonte: A Coup in the European Union?

14.10.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

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18 ottobre 2011

fonte:  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9172

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L’auto nel mirino del Fisco: Sarà al centro del redditometro

L’auto nel mirino del Fisco
Sarà al centro del redditometro


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I dettagli definitivi saranno messi a punto dall’Agenzia delle Entrate entro la prossima settimana, ma si sa che il mondo dei motori sarà tartassato

L'auto nel mirino del Fisco Sarà al centro del redditometro
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Nuova tegola per il mondo dell’auto: il mondo dei motori sarà una delle principali voci del redditometro che sta per essere a punto a punto dall’Agenzia delle Entrate e che sarà presentato entro la prossima settimana.
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Nel primo periodo lo strumento dovrebbe partire in via sperimentale e si sa già che sarà un sistema con circa 100 voci significative di spesa, divise per macrocategorie applicate a undici tipi di famiglia. Secondo quanto si apprende, il redditometro che la prossima settimana sarà presentato alle categorie misurerà la corrispondenza tra reddito dichiarato e spese effettuate, puntando l’attenzione su alcune voci in particolare. Vedremo.
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Quello che è certo che oltre a barche, immobili, l’iscrizione ai circoli, i viaggi, l’auto avrà un ruolo da protagonista, nella speranza che i criteri utilizzati ai fini dell’accertamento stavolta siano davvero realistici.
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18 ottobre 2011
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CRISI – Standard & Poor’s taglia ancora giù il rating per 24 banche italiane / Tremonti: non ci fosse stata la crisi… (Corrado Guzzanti)

Tremonti: non ci fosse stata la crisi… (Corrado Guzzanti)

Caricato da in data 13/feb/2011

Corrado Guzzanti Recital 2010.

Standard & Poor’s taglia ancora
giù il rating per 24 banche italiane

 

ROMAStandard & Poor’s ha tagliato il rating per 24 banche e istituti finanziari italiani, tra questi Monte dei Paschi e Ubi banca. Valutazione confermata invece per altre 19 banche, fra cui le big Intesa Sanpaolo e Unicredit. Il downgrade segue come effetto-cascata il giudizio dell’agenzia di rating sull’Italia per i rischi dell’economia e del debito sovrano.

Il governo italiano, afferma Standard and Poor’s nel suo rapporto, deve attuare “misure fattibili di aumento della crescita e portare avanti una più veloce riduzione del peso del debito dovuto al settore pubblico” oppure, fra le diverse conseguenze, le banche e le imprese dovranno affrontare costi di finanziamento più alti e una stretta sul credito con conseguenze sull’economia.

Partendo da livelli di rating diversi, il declassamento ha coinvolto Mps (da A- a Bbb+), Banco Popolare (da A- a Bbb), Banca Popolare di Milano (da A- a Bbb+), Banca Carige (da A- a Bbb+). Colpite anche Credito bergamasco, Banca Aletti & c, Bper, Banca Akros, Banca popolare di Vicenza, Credem, Veneto banca, Cassa di risparmio della provincia di Teramo, Cassa di risparmio di Cento, Banca popolare dell’Alto Adige, Banca di Bologna, Iccrea holding e Iccrea banca, Iccrea bancaimpresa, Agos-Ducato, Farmafactoring, Banca mediocredito del Friuli-Venezia Giulia, Bancasai. Confermati i rating di Intesa Sanpaolo e Unicredit (entrambi A) e Bnl (A+) oltre che quelli di Mediobanca (A).

Per l’agenzia le rinnovate tensioni sul mercato e nei Paesi periferici europei, specie in Italia, oltre che le prospettive di crescita in calo hanno portare a un ulteriore deterioramento delle condizioni operative delle banche italiane. Per il settore è previsto un aumento del costo della raccolta e un calo della redditività nei prossimi due anni mentre il rallentamento dell’economia nel 2012 potrebbe impedire il miglioramento della qualità degli attivi.

L’agenzia di rating ha rivisto inoltre la sua valutazione del settore bancario italiano (“Bank Industry Country Risk Assessment) dal gruppo 2 al gruppo 3 su una scala da 1 a 10, dove 1 è il livello più elevato.

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18 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/10/18/news/s_p_abbassa_il_rating_a_24_banche_italiane-23455517/?rss

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L’ULTIMA STRONZATA LIBERTICIDA – Maroni: «Manifesti solo chi dà garanzie in denaro»

Maroni: «Manifesti solo chi dà garanzie in denaro»

Il ministro dell’Interno riferisce al Senato sugli scontri di Roma: informazioni sui giovani volenti c’erano, ma servono nuove norme


Dodicesimo campeggio No-Tav – fonte immagine

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maroni box

LE REPLICHE DEI SENATORI IN AULA

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FINITO IL DIBATTITO IN AULA SULL’INFORMATIVA DI MARONI

CHI MANIFESTA DIA GARANZIE IN SOLIDO
Chi organizza manifestazione – informa il ministro – deve garantire in solido, cioè economicamente, per eventuali danni. Ma – domandiamo noi – chi li quantifica e come? Manifesta solo chi ha stuoli di avvocati e soldi (ma chi ne ha tanti non manifesta).

ESTENDERE DASPO A MANIFESTAZIONI POLITICHE
Estendere la misura del Daspo (il divieto di accedere alle manifestazioni sportive) anche alle manifestazioni di carattere politico. Questa una delle misure che il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, proporrà per inasprire la legislazione relativa all’ordine pubblico. Lo ha annunciato in aula al Senato riferendo sulla manifestazione del 15 ottobre a Roma.

ALTRE MISURE: ARRESTO ANCHE IN DIFFERITA
Arresto in flagranza differita, uno specifico reato associativo per chi esercita violenza aggravata nelle manifestazioni, maggiori tutele giuridiche per gli operatori di polizia. Sono alcune delle misure legislative annunciate dal ministro del’Interno, Roberto Maroni, in un’informativa al Senato.

NO LEGGI SPECIALI, PIU’ TUTELA PER POLIZIA
Il ministro esclude leggi speciali – quindi no a Di Pietro e a quanto aveva commentato lui stesso ieri – e dice che servono norme specifiche. Come il Daspo adottato per i tifosi. Perquisizioni preventive. Più tutela giuridica per le forze dell’ordine.

HO RECUPERATO SOLDI
Dopo la pioggia di critiche perché le forze dell’ordine hanno subito tagli a raffica, Maroni rivendica il fatto di aver trovato soldi. Si dà il caso che sia ministro, non un membro dell’opposizione.

DOMENICA PROSSIMA SITUAZIONE PERICOLOSA VAL SUSA
Maroni legge parole di un promotore della protesta di Val di Susa che prefigura : “domenica succederà qualcosa di brutto”.

NUOVA FORMA DI TERRORISMO
Sabato scorso a Roma è andata in scena «una nuova, per molti versi inedita forma di terrorismo, che potremmo chiamare terrorismo urbano». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nella sua informativa al Senato sulla manifestazione degli indignados. «La cieca violenza di 3000 delinquenti incappucciati – ha detto Maroni – ha oscurato la protesta di migliaia di persone» che volevano solo manifestare pacificamente.

VOLEVANO ASSALTARE ISTITUZIONI
«C’era l’intenzione di assaltare le sedi istituzionali della Repubblica, in primo luogo Camera e Senato». Lo dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni nell’informativa al Senato sugli incidenti di sabato a Roma.

AZIONI DISTRUTTIVE SENZA CONNOTAZIONE POLITICA
I violenti sono giovani senza precedenti. Non hanno una vera connotazione politica – osserva – ma vengono al mondo anarchico-inserruzionalista.

MONDO INSURREZIONALE SEMPRE PIU’ PERICOLOSO
Questo mondo è sempre più pericoloso. Si è allenato alle proteste No Tav, dice il ministro, per prepararsi alla guerriglia urbana. E sono organizzati: non arrivano in massa, ma in modo indipendente, difficile bloccarli prima.

INSERRUZIONALISTI, ANCHE ULTRAS ROMANISTI
Prendono le armi sul posto, difficile bloccarli preventivamente. Vanno alle manifestazioni anche con vestiti colorati per mascherarsi con i manifestanti. Maroni disegna un quadro di gruppi anarco-inserruzionalisti elencando i centri sociali italiani, skinehead, ultras, soprattutto romanisti.

CHI SONO I VIOLENTI DI SABATO SCORSO
Chi sono i violenti che hanno provocato gli scontri di sabato a Roma? Il ministro Roberto Maroni, riferendo al Senato, spiega: Nell’area romana frequentano centri sociali e gruppi come «Acrobax, i Ras e gli ultras romanisti del gruppo dei fedayn». Poi c’erano «i disoccupati organizzati napoletani». Dei 12 arrestati, nove sono «residenti tra Roma e provincia, di cui uno solo noto alla Digos; poi c’è uno studente di Bologna che frequenta il gruppo Caos; un rumeno residente a varese e un ragazzo varesino di 22 anni». Comunque, sottolinea, la principale area di riferimento è quella «anarchica»

MANIFESTANTI PACIFICI VITTIME
Manifestanti pacifici vittime dei violenti

NOVE AUTO BRUCIATE
Nove le auto bruciate, distrutti bancomat, porte e finestre di caserma, una statua della Madonna, mezzi delle forze dell’ordine.
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18 ottobre 2011

fonte:  http://www.unita.it/italia/maroni-alla-camera-su-scontri-br-nuove-norme-diretta-1.343438

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I black bloc salveranno la Seconda Repubblica?


Maroni, a quando i lager? – mauro

I black bloc salveranno la Seconda Repubblica?

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di Beppe Grillo

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I black bloc salveranno la Seconda Repubblica? I media e i partiti ci provano. L’Italia sembra in preda a black bloc organizzati che scorrazzano nelle città, rompono vetrine e incendiano macchine. La gente ha paura, deve avere paura. Si preparano leggi speciali. Maroni le proporrà in Parlamento con il supporto, forse anche di una preziosa consulenza, dell’opposizione. I movimenti vanno messi fuori gioco con qualunque mezzo. Gli utili idioti per queste operazioni si trovano sempre. La crisi economica che sta travolgendo il Paese è improvvisamente scomparsa. I partiti, che ne sono responsabili, si sono riverginati grazie una manifestazione di 200.000 persone senza un servizio d’ordine degno di questo nome. Chi l’ha autorizzata? Un corteo appoggiato dal centro sinistra controllato a distanza dalle Forze dell’ordine di Zanna Bianca Maroni totalmente impreparate, lasciate a sé stesse. Un finale scontato e forse voluto.

Chi sono i black bloc? Il solo nome mette paura. Neri come la notte. Evocano nuovi fascismi. Perfetti per un’operazione di marketing e per spaventare le vecchiette. I violenti di Roma non sono un corpo alieno, sono persone, ragazzi esasperati che pagheranno per i loro gesti. Ma non vengono da Marte e senza una svolta radicale della politica il loro numero è destinato ad aumentare. Chi non ha più speranze, un posto di lavoro, una casa, è pericoloso per il Sistema. Divieti di manifestazione, arresti preventivi, irruzioni in centri sociali diventeranno routine.

La demonizzazione dei movimenti è in atto. La Repubblica titola un inquietante articolo di di Carlo Bonini e Giuliano Foschini “Il black bloc svela i piani di guerra. Ci siamo addestrati in Grecia“. Un’intervista a un ragazzo, del quale è nota solo l’iniziale “F.”, che svela l’esistenza di gruppi di black bloc istruiti militarmente in Grecia per seminare il panico in Italia. Il dialogo termina con queste battute:

Repubblica “Parli come un militare
F. “Parlo come uno che è in guerra
R. “Ma di quale guerra parli?
F. “Non l’ho dichiarata io. L’hanno dichiarata loro
R. “Loro chi?
F. “Non discuto di politica con due giornalisti
R. “E con chi ne discuti, ammesso che tu faccia politica?
F. “Ne discuto volentieri con i compagni della Val di Susa
R. “Sei stato in val di Susa?
F. “Ero lì a luglio
R. “A fare la guerra
F. “Si. E vi do una notizia. Non è finita

La Procura della Repubblica competente (credo che sia quella di Roma) deve accertare l’identità di questo fantomatico “F.”. I giornalisti devono provare che le sue affermazioni hanno basi fondate. L’articolo collega gruppi terroristici con la protesta legittima dei valsusini contro un’opera devastante per il territorio, che costerà 22 miliardi di euro pagati dalle nostre tasse, che finirà tra vent’anni per trasportare merci in costante diminuzione. I treni attuali che transitano in Val di Susa sono pieni solo al 50/60%. Gli anarco insurrezionalisti in Val di Susa sono studenti, agricoltori, anziani, preti e sindaci. A quando la retata, caro Ingegnere?

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18 ottobre 2011

fonte:  http://www.beppegrillo.it/2011/10/i_black_bloc_salveranno_la_seconda_repubblica/index.html

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Germania, la vita della 21enne italiana morta a Duisburg vale duemila euro

Germania, la vita della 21enne italiana morta a Duisburg vale duemila euro

Giulia Minola morì nel disastro della Love Parade
L’assicurazione Axa: potremmo aggiungere 500 euro


Giulia Minola

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ROMA – La vita di Giulia Minola, la ragazza italiana di 21 anni morta il 24 luglio 2010 alla Love Parade di Duisburg, secondo la società di assicurazione Axa vale duemila euro. Lo racconta l’avvocato di Nadia Zanacchi, madre della ragazza, al tabloid tedesco Bild.

«Dopo un anno dall’incidente non c’era stata ancora alcuna offerta, e quindi ci siamo rivolti all’Axa. L’assicurazione aveva già annunciato informalmente che avrebbe aiutato questa famiglia -spiega il legale Daniel Henneke-Sellerio – E’ arrivata un’offerta di duemila euro, io ho chiesto se intendevano risarcire con questa cifra la perdita di una figlia a una madre, che da allora non può più lavorare. E loro hanno confermato. Poi hanno detto di poter aggiungere 500 euro».

«Non è una questione di soldi – ha commentato Nadia Zanacchi – il punto è ottenere un aiuto per la nostra famiglia in un momento molto dificile. Nessuna cifra potrà mai risarcire la perdita della vita di mia figlia».

«Noi abbiamo preso in considerazione tutte le informazioni che ci sono state date – ha detto un portavoce della compagnia di assicurazione tedesca – e come compenso a tutte le richieste avanzate in base al diritto tedesco e alla situazione abbiamo presentato un’offerta. Questa offerta è stata presentata all’avvocato in questione sia telefonicamente, sia in forma scritta. E rivendicazioni più ampie non sono state accettate».

Julius Reiter, legale di 80 persone coinvolte nel disastro, nel quale morirono 20 ragazzi e ci furono oltre 500 feriti, aggiunge alla Bild che l’Axa non ha ancora fatto alcuna offerta di risarcimento ai suoi clienti.

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Martedì 18 Ottobre 2011 – 14:38

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=166887&sez=HOME_NELMONDO

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Maroni: in arrivo nuovo autunno caldo, presto Daspo cortei e arresti in differita

Maroni sembra l’omino della televisione che impersona i panni del venditore di ‘Daspo’ al supermercato… “Daspo, e sei bianco che più bianco non si può!”
E se sei bianco? Ti faranno nero a suon di botte. Ovvio.

mauro

Maroni: in arrivo nuovo autunno caldo
presto Daspo cortei e arresti in differita


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Allarme del ministro sulla manifestazione no Tav. Nitto Palma: no a leggi speciali. Sindacati polizia: poliziotti abbandonati. Bossi: Pd e Idv da mesi evocano morti /La diretta

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ROM

A – Daspo esteso alle manifestazioni di piazza, arresto in flagranza differita per i violenti individuati grazie ai filmati, fermi preventivi. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato oggi al Senato i provvedimenti contro le violenze di piazza dopo la guerriglia di sabato a Roma.

Segui la diretta dal Senato

Maroni: sabato scorso a Roma c’è stata «un’inedita forma di terrorismo urbano», con la «cieca violenza di 3000 incappucciati che ha oscurato la protesta di migliaia persone che volevano solo manifestare». Maroni ha detto che i violenti avevano come obiettivo Camera e Senato e che cercavano una nuova Genova. Nella stima fatta dal titolare del Viminale, i danni sono stati pari a 5 milioni. Secondo Maroni «si preannuncia un nuovo autunno caldo». Il ministro puntando l’attenzione sul corteo No Tav di sabato prossimo dove «uno dei leader, Alberto Perino, ha detto che succederà qualcosa di brutto».

«Le informazioni sul movimento dei violenti c’erano tutte, ma le norme di legge attuali non consentono di procedere a fermi e arresti di chi è solo sospettato di volere partecipare a violenze di piazza. Per questo proporrò al Parlamento nuove misure legislative per consentire alle forze dell’ordine di intervenire con azioni di prevenzione». Il ministro ha ricordato che «poche ore prima dell’inizio i carabinieri hanno fermato 4 persone area anarchica dirette a Roma in auto mentre trasportavano caschi, mazzetta, fionda, piede di porco: i quattro sono stati denunciati, ma rilasciati, perchè non potevano essere trattenuti».

«La nuova emergenza di ordine pubblico manifestata sabato ha la sua principale fonte nell’area anarchica, largamente diffusa in Italia – ha detto Maroni – Tra i violenti c’erano i romani del centro sociale Acrobax ed i Rash (Red anarchist skinheads), i Fedayn della Roma, poi disoccupati organizzati napoletani. Ci sono le componenti che si rifanno all’area marxista-leninista, come Gramigna di Padova, Askatasuna di Torino, i Carc, i Corsari di Milano».

Maroni ha annunciato nuove misure legislative: arresto in flagranza differita, Daspo anche per i cortei, uno specifico reato associativo per chi esercita violenza aggravata nelle manifestazioni, maggiori tutele giuridiche per gli operatori di polizia. Tra le altre misure anche l’arresto obbligatorio per chi in prossimità delle manifestazioni viene trovato in possesso di veri e propri kit di guerriglia urbana. Gli anarchici, ha sottolineato il ministro «sono poco strutturati, è quindi difficile dimostrare il vincolo associativo. È con questa realtà che, senza ricorrere a leggi speciali, bisogna fare i conti da qui in avanti. Penso quindi a norme specifiche da dare alle forze di polizia. Mi consulterò con tutti i partiti politici sulle nuove misure, che presenterò a breve in Consiglio dei ministri».

Gli organizzatori dei cortei dovranno dare garanzie economiche per riparare ad eventuali danni dei manifestanti. È un’altra delle misure proposte da Maroni.

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha vietato intanto i cortei in centro e la questura per venerdì ha concesso alla Fiom solo un sit e niente corteo.

«Una legge Reale bis», l’ha definita, dicendosi d’accordo con il leader Idv Antonio Di Pietro che l’aveva chiesta, mentre il vice presidente del Csm, Michele Vietti di dice «assolutamente contrario a legiferare sull’onda dell’emotività legata ai fatti di cronaca».

«Sono d’accordo con Maroni sulla necessità di interventi sul piano penale e processuale», ha detto il ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma, che tiene però a precisare: «Non evocherei mai personalmente la legge Reale». «Sembro più a sinistra io dell’onorevole Di Pietro», ha poi detto con una battuta il ministro della Giustizia riferendosi alla posizione del leader dell’Idv. «Siamo usciti dal terrorismo senza leggi speciali e riusciremo nello stesso identico modo ad argirare questo fenomeno» che, negli scontri di sabato scorso a Roma, «è emerso in tutta la sua drammaticita».

«Uno stato democratico – ha sottolineato il Guardasigillinon deve avere paura del dissenso ma favorirlo. Deve però punire chi utilizza il dissenso commettendo atti illeciti che vanno contro gli interessi stessi dei manifestanti». «Se vi sarà la necessità di operare normativamente, sia sul piano processuale che penale – ha precisato – si farà, ma sempre e comunque con la massima attenzione nei confronti delle libertà dei cittadini e dei diritti costituzionalmente garantiti».

Palma ha poi aperto all’ipotesi di «arresti in flagranza differita, come già previsto per le manifestazioni sportive o a un istituto similare al Daspo, che impedisce a chi è incappato in violenze di ripartecipare a manifestazioni». Il Daspo, ha ricordato il ministro, «è un istituto che ha già superato il vaglio della Corte Costituzionale».

«Ma quale legge Reale, erano delinquenti». Così il leader della Lega Umberto Bossi,a proposito della risposta agli scontri di Roma. «Il Pd e Di Pietro continuano a parlare del morto da mesi e per poco non veniva il morto. Sentiamo che idea ha Maroni e poi ragioniamo ma così non va bene per
nessuno».

«Fuori dall’ipocrisia, se vogliamo evitare che accada ancora quel che è successo sabato scorso, quando dei delinquenti mascherati hanno sfasciato vetrine e rovinato una manifestazione legittima e importante, dobbiamo mettere in condizione le forze di polizia di poter prevenire i reati con alcuni interventi specifici», ha affermato Di Pietro. «Oltre a maggiori risorse finanziarie servono anche nuove risorse organizzative e soprattutto normative, come il fermo di polizia preventivo, in casi di questo genere, aggravanti speciali per reati comuni commessi in occasione di manifestazioni, o, infine, figure specifiche di reati finalizzati a interventi delittuosi all’interno di pacifiche manifestazioni». «Dobbiamo, insomma – ha concluso Di Pietro – mettere in condizione le forze dell’ordine e la magistratura di poter assicurare alla giustizia i delinquenti, perché altrimenti dall’eversione si passa al terrorismo, e questo non deve più accadere».

Il Partito Democratico è aperto alla valutazione di un rafforzamento delle norme esistenti e vigenti, ispirandosi a quelle utilizzate per la prevenzione della violenza negli stadi, come per esempio l’arresto in flagranza differita. Rimaniamo però contrari a ipotesi di leggi speciali», hanno scritto in una nota Emanuele Fiano e Andrea Orlando, responsabili di Sicurezza e Giustizia del Pd.

«L’errore nell’organizzazione della sicurezza non c’é stato sabato scorso, quando era difficile gestire la situazione in modo diverso da come l’ha gestita la Polizia, ma prima, nel corso di tutto l’anno, quando bisognava colpire e isolare i violenti in modo chiaro anche dal punto di vista giuridico», ha commentato Alemanno. Il sindaco di roma ha poi sostenuto che «ci sia stato troppo buonismo nei mesi precedenti: quando si liberano persone che vengono fermate per atti di violenza come quelli del 14 dicembre poi ovviamente si creano gruppi di violenti che credono di poter agire in impunità».

«Credo che non servano leggi speciali ma leggi specifiche per combattere la violenza in piazza. Ci vuole una grande intelligence tutto l’anno. Bisogna colpire i responsabili, non librarli il giorno dopo come è successo il 14 dicembre», ha detto ancora il sindaco intervenendo al Tg1.

«I poliziotti sono sconcertati per la cattiva distribuzione delle forze dell’ordine fatta sabato scorso. Un migliaio di colleghi erano arroccati per difendere i luoghi del potere mentre da via Cavour a piazza San Giovanni altri poliziotti sono stati abbandonati a fronteggiare i black bloc da soli». Lo ha detto il segretario della Fiap (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia) di Roma a margine del sit-in al Senato per protestare contro i tagli del governo. «Nella piazza ci doveva essere una presenza massiccia delle forze dell’ordine – ha aggiunto – mentre la maggior parte dei colleghi era bloccata nella zona rossa».

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Martedì 18 Ottobre 2011 – 09:54    Ultimo aggiornamento: 18:10

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=166833&sez=HOME_ROMA

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Sviluppo, le imprese a Berlusconi: «Tempo scaduto, bisogna fare». Il premier: «Soldi finiti, ci inventeremo qualcosa. Ma non c’è fretta»

Sviluppo, le imprese a Berlusconi: «Tempo scaduto, bisogna fare»

Lettera di Abi, Confindustria, Rete imprese, Ania e Cooperative. Il premier: «Soldi finiti, ci inventeremo qualcosa. Ma non c’è fretta»

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Emma Marcegaglia
Emma Marcegaglia

ROMA – «Il tempo è scaduto». Così e associazioni di imprenditori e banchieri in un nuovo appello al governo. La crisi va affrontata con misure «concrete e credibili» nel dl Sviluppo, è scritto in una lettera, la seconda nel giro di pochi giorni dopo la presentazione del «Manifesto per la crescita» . La missiva inviata al premier Silvio Berlusconi è firmata dal presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, dal presidente del’Ania, Fabio Cerchiai, dal presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italia, Luigi Marino, dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia e dal presidente Rete Imprese Italia, Ivan Malavasi.

BERLUSCONI, SOLDI NON CI SONO – Poco prima, parlando del decreto sviluppo, Berlusconi aveva spiegato che «è in corso una riflessione. I soldi non ci sono dobbiamo inventarci qualcosa». Riferendosi al vertice che si protrarrà martedì fino a tarda sera, il premier ha sostenuto che «il provvedimento sarà varato quando il testo sarà convincente. Conto sul varo del decreto appena sarà un provvedimento che sia di stimolo a sviluppo e crescita».

«NESSUNA REAZIONE DAL GOVERNO» – «Abbiamo fatto proposte concrete, ma finora non c’è nessuna reazione dal governo», hanno scritto le associazioni imprenditoriali. «Alcuni giorni addietro abbiamo presentato alcune proposte tese a favorire la sostenibilità del debito pubblico nel medio periodo e la ripresa economica del nostro paese. Ci ha mosso la preoccupazione incalzante dei nostri associati per un quadro congiunturale che si dimostra ogni giorno più severo. La situazione è sempre più difficile, la fiducia nel nostro Paese sta velocemente diminuendo malgrado gli innegabili punti di forza dell’Italia e i risultati raggiunti. Al fine di contribuire a fornire una risposta efficace a questa situazione abbiamo elaborato proposte concrete che possono essere discusse e integrate. Ad oggi, nessuna reazione concreta è seguita da parte del Governo e nessun dialogo è stato aperto».

RITARDO COSTA MOLTISSIMO – «Sappiamo – evidenziano gli imprenditori – che il governo ha in animo di approvare un decreto Sviluppo e, anche a questo proposito, riterremmo utile poter partecipare alla individuazione e alla messa a punto delle misure per contribuire ad accrescerne fattibilità ed efficacia. Un confronto di tal genere sarebbe oltremodo utile e pienamente in linea con quanto avviene in ogni paese della Unione europea». «Il ritardo – aggiungono – che stiamo accumulando sul fronte del rilancio della crescita e della credibilità sta costando moltissimo in termini di occupazione, valore dei beni e dei risparmi delle famiglie, investimenti e valore delle imprese».

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Redazione Online
18 ottobre 2011 18:18

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_18/appello-imprese-sviluppo-berlusconi_9b68afc6-f995-11e0-bc4b-5084eabf7820.shtml

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“Liberate Yulia Tymoshenko” Appello europeo all’Ucraina

“Liberate Yulia Tymoshenko”
Appello europeo all’Ucraina

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Il Nouvel Observateur lancia una petizione rivolta al presidente Yanukovich, ripresa e sottoscritta da politici, artisti, intellettuali. Si denuncia la “violazione dei diritti umani” della ex premier, condannata a 7 anni di carcere: “E’ vittima di un linciaggio politico”

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di VALERIA TEODONIO

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"Liberate Yulia Tymoshenko" Appello europeo all'Ucraina Yulia Timoshenko (afp)

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Liberiamo Yulia Tymoshenko. L’appello arriva dalla Francia, dallo storico settimanale Le Nouvel Observateur, che invita tutte le persone democratiche a firmare una petizione da presentare al presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovich. L’11 ottobre scorso la leader dell’opposizione ucraina è stata condannata a sette anni di carcere 1 per abuso di potere: un “linciaggio politico” e una “violazione dei diritti umani” secondo i promotori della petizione. Petizione che Repubblica appoggia e invita a firmare.

PER FIRMARE LA PETIZIONE 2

La sottoscrizione, promossa dal filosofo francese Daniel Salvatore Schiffer  – già ideatore di iniziative per salvare l’iraniana Sakineh –  è stata firmata da politici, artisti e intellettuali francesi, come l’ex ministro della Giustizia Robert Badinter. E poi rilanciata dal più importante quotidiano belga “Le Soir”.  Condannata a sette anni di carcere, la ‘Principessa del Gas’, 51 anni, anima della Rivoluzione arancione del 2004, è accusata di aver ordinato alla compagnia energetica statale di sottoscrivere con la Russia un accordo sulla fornitura di gas naturale, nel 2009, quando era primo ministro. Un contratto considerato troppo oneroso, e dunque contrario agli interessi nazionali. Il verdetto, secondo la stessa Tymoshenko, è stato “fabbricato” dal presidente della Repubblica, il filo-russo Viktor Yanukovich, che l’anno scorso la sconfisse di misura alle presidenziali. In questo modo, infatti, la Tymoshenko non potrà candidarsi alle elezioni politiche del 2012 e alle prossime presidenziali.

Viktor Yanukovich e Yulia Tymoshenko si scontrano per la prima volta nel 2004, quando la “la lady di ferro” della politica ucraina sostenne la rivoluzione arancione, che portò il progressista Viktor Yushchenko alla vittoria delle elezioni presidenziali contro Yanukovych, appoggiato da Mosca.
Dopo la condanna era arrivato l’allarme dell’Unione Europea: “La Ue rifletterà sulle sue politiche verso il governo di Kiev” aveva detto Catherine Ashton, alta rappresentante per la politica estera dell’Unione. E Amnesty International parla di “processo politico”: “Il procedimento nei confronti di Tymoshenko è stato motivato politicamente – scrive in una nota John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale – gli addebiti nei suoi confronti, non riconosciuti come reati a livello internazionale, sono un tentativo di criminalizzare decisioni prese nel corso del suo mandato”.

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18 ottobre 2011

fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/18/news/appello_tymoshenko-23433147/?rss

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