Archivio | ottobre 23, 2011

MUSICA E(?) SCIENZA – Tuo figlio ascolta heavy metal? Ha la depressione. In passato avevano detto: “Chi la ascolta sono dei piccoli geni”

Tuo figlio ascolta heavy metal?
Ha la depressione

Secondo una ricercatrice australiana, chi ascolta questo genere vuole «isolarsi» e «evadere dalla realtà»


Epica, una band del genere Symphonic Metal, molto bravi, che ascoltiamo regolarmente. Siamo in tre in famiglia e vi garantisco che nessuno dei tre ha manie suicide. mauro – fonte immagine

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James Hetfield dei Metallica: fanno venire la depressione?
James Hetfield dei Metallica: fanno venire la depressione?

MILANO -Da quando ha iniziato a risuonare all’interno delle arene e dei club, dalla metà degli anni’70, gliene hanno dette di tutti i colori al povero heavy metal. Alle sonorità più dure del rock, giornalisti , critici generici (e associazioni dei genitori) hanno nel tempo indirizzato le seguenti accuse: che ispirasse sette sataniche, che fosse bianco e razzista, che incitasse alla violenza.

LO STUDIO Ora ci si mette pure la scienza: Katrina Mc Ferran, ricercatrice e musicoterapeuta dell’Università di Melbourne ha pubblicato uno studio, effettuato su 1000 ragazzini tra i 13 e 18 anni e riportato da diverse riviste musicali anglosassoni, secondo cui chi ascolta heavy metal sarebbe portato a sviluppare sintomi depressivi, rispetto ai coetanei che si dilettano col rock, l’hip hop o, chissà mai, la mazurka. «Molti ragazzi si avvicinano alla musica in modo positivo: per migliorare il proprio stato d’animo o avere più energia mentre studiano. Non così chi ascolta heavy metal».

PERICOLOSA E, secondo la ricercatrice, tale negativo approccio all’ascolto può diventare pericoloso: « Quando uno di loro ascolta lo stesso album e la stessa canzone più e più volte, ossessivamente e ripetitivamente, lo fa per isolarsi ed evadere della realtà. Se un giovane protrae a lungo queste abitudini, è allora che il genitore deve preoccuparsi: il ragazzo potrebbe soffrire di ansia o depressione o, peggio, avere tendenze suicide. I genitori devono chiedere ai figli: questo genere di musica come ti fa sentire? E impedire loro di ascoltarla, se i sintomi corrispondono a quelli predetti». Povero metal. E dire che qualche anno fa, in Inghilterra in questo caso, era uscita un’altra ricerca di un cattedratico di psicologia. Dove invece si sosteneva che il genere venisse ascoltato da piccoli geni perché «più complesso» e scatenante «funzioni catartiche». Mah.

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Matteo Cruccu
21 ottobre 2011(ultima modifica: 22 ottobre 2011 12:34)

fonte:  http://www.corriere.it/salute/11_ottobre_21/metal-depressione-adolescenti-cruccu_80f05df0-fbd5-11e0-a389-b44dd5e172d2.shtml

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22 dicembre 2012: la Fine del Mondo? La profezia Maya sulla fine della civiltà

2012 la Fine del Mondo? La profezia sulla fine della civiltà


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di

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Sabato 22 Dicembre 2012, fine del mondo?

Ormai nel mondo del web gira una specie di febbre che addita questa data, non tanto lontana per la verità, per la catastrofe prossima ventura.

Ma su quali basi si portano avanti questo tipo di supposizioni ? A dir la verità qui qualche dato reale c’è, e deriva dalla conoscenza scientifica che oggi possediamo del calendario delle popolazioni della civiltà Maya.

Andiamo con ordine: come è possibile verificare (fonte wikipedia) tra quelle popolazioni non si usava computare gli anni nel modo in cui noi lo facciamo oggi. Fra l’altro gli ‘anni’, cioè meglio i cicli annuali erano di due tipi: il ciclo Tzolkin (che durava 260 giorni) e il ciclo Haab (che durava 365 giorni). Ma gli anni poi, non si contavano accumulandoli uno sull’altro.  1,2,3 ecc.  Si utilizzava invece il Lungo computo: una numerazione progressiva dei giorni in un sistema di numerazione posizionale  misto in base 13, 18 e 20 molto complicato.

Precisamente si trattava di un numero di cinque “cifre”: la prima (quella delle “unità”) in base 20, la seconda (le “decine”) in base 18, la terza e la quarta di nuovo in base 20, la quinta in base 13. Queste “cifre” si scrivono da sinistra a destra, come per i numeri arabi (quelli che usiamo normalmente); nella notazione moderna, si scrivono i numeri corrispondenti separati da punti, ad esempio 12.19.13.7.19 (corrispondente al 5 luglio 2006).

Il ciclo completo del Lungo computo era quindi di 13*20*20*18*20 = 1872000 giorni (circa 5125 anni), ed era multiplo del ciclo Tzolkin di 260 giorni. Le prime quattro cifre si contavano a partire da 0 (quindi la seconda andava da 0 a 17, le altre da 0 a 19), la quinta invece andava da 1 a 13. Il primo giorno era il 13.0.0.0.0 (4 Ahau nel ciclo Tzolkin).

I periodi dopo i quali si ripeteva ciascuna cifra avevano i seguenti nomi:

  • 20 giorni (prima cifra): uinal
  • 360 giorni (seconda cifra, 18*20 = 360): tun
  • 7200 giorni (terza cifra, 20*360 = 7200): k’tun
  • 144000 giorni (quarta cifra, 20*7200 = 144000): b’ak’tun
  • la quinta cifra si ripete dopo il ciclo completo di 1872000 giorni (13*144000 = 1872000).

Secondo i maya, ciascun ciclo del Lungo computo corrisponde ad un’era del mondo; il passaggio da un’era all’altra è segnato da catastrofi e distruzioni. Il ciclo attualmente in corso è iniziato il 6 settembre del 3114 avanti Cristo ed è molto vicino al termine: il nuovo ciclo inizierà appunto il 22 dicembre del 2012. 

Sabato 21 dicembre sarà dunque l’ultimo giorno del vecchio ciclo.

Ecco dunque la ragione della previsione di catastrofi che riguarderanno in particolare questa nostra civiltà occidentale, e che vedrà un gigantesco redde rationem soprattutto per le sue grandi metropoli: New York, Parigi, Londra.

Nel caso della capitale inglese, poi la profezia Maya si abbina ad altri segnali percepiti nella sua storia recente: Londra è stata distrutta come si sa da due grandi incendi, poi ha subito la devastazione di un’alluvione nel XII secolo e della peste nel 1666 (anno dalla numerazione un po’ sospetta…)  e secondo alcuni, tale devastazione tornerà a ripetersi con esattezza proprio nel 2012…

Mah, chi vivrà  – come si dice – vedrà e … speriamo bene !

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fonte:  http://mysterium.blogosfere.it/2007/10/2012-la-fine-del-mondo-la-profezia-sulla-fine-della-civilta.html

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Mamme e Banche private del cordone ombelicale: Ingannate dalla pubblicità

Mamme private dal cordone ombelicale: ingannate dalla pubblicità

L’antitrust contesta a sei società estere «messaggi erronei» riguardo la conservazione «autologa»


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MILANO – Mamme ingannate dalla pubblicità di alcune banche private di cordone ombelicale. Lo afferma l’Antitrust che ha contestato a sei società la pubblicità di pieghevoli e siti internet. Il ricorso alla conservazione cosiddetta autologa (per uso personale, dunque non donate alla comunità per scopo solidalistico) di cellule staminali viene presentato come una panacea. I messaggi erronei dovranno essere modificati secondo gli impegni presi dalle stesse società e elencati nei sei provvedimenti firmati dal presidente dell’agenzia garante della concorrenza, Antonio Catricalà. Martedì la pubblicazione.

MESSAGGI POTENZIALMENTE INGANNEVOLI Tra i messaggi «potenzialmente ingannevoli»la mancanza di chiarezza sui tempi di conservazione delle cellule cordonali congelate per uso privato. In generale vengono indicati 20-25 anni di vitalità cellulare anziché i 15-16 che risultano dalla letteratura scientifica. Le società che offrono questi servizi dovranno inoltre chiarire nei siti quali sono i limiti dell’impiego terapeutico, informare che il ministero della Salute deve autorizzare il rientro dei campioni conservati nelle banche straniere. In generale nei siti e nelle brochure si leggono messaggi trionfalistici. Alcuni esempi: «Proteggi la salute di tuo figlio, siamo la prima società di ricerca e crioconservazione nata in Italia». Oppure «Regala un’assicurazione biologica a tuo figlio, siamo leader in Europa». O ancora: «Un gesto prezioso per la futura Salute del tuo bambino». Insomma un modo forse illusorio di “spingere” i genitori verso una scelta impegnativa dal punto di vista economico (diverse migliaia di euro) e non sempre sicura per quanto riguarda la qualità del servizio offerto.

LA CONSERVAZIONE AUTOLOGA È VIETATA IN ITALIALa conservazione autologa del cordone ombelicale in una banca italiana è vietata per legge, tranne che in casi eccezionali. Ecco allora che chi sceglie la strada della conservazione autologa si affida a società straniere con sede o rappresentative in Italia. Basta chiedere una formale autorizzazione alla Asl. Sono 27 le attività commerciali specializzate nell’export verso banche con sede a Londra, in Belgio o Svizzera. Si stima che decine di migliaia di nostri cittadini abbiano deciso di mettere da parte le staminali prelevate al neonato alla nascita nell’eventualità che un domani possano servire per il trapianto di midollo e la cura di malattie del sangue (leucemie di varia natura). Non è dimostrato che funzionino per patologie diverse da quelle che possono essere trattate col trapianto tradizionale di midollo. Ma nulla vieta di ricorrere liberamente alla conservazione del proprio cordone, come hanno fatto tante coppie famose a cominciare dai reali di Spagna.

LE SOCIETA’ NEL MIRINOI provvedimenti del Garante riguardano le società Smart Bank, Cryosave Italia, Futura Stem Cells, Future Health, Sorgente e Crylogit Regener. Tra l’altro si rileva che «nessuna procedura è stata ancora definita per il rientro in Italia dei campioni di cellule staminali cordonali dalle banche estere». Molto interessante il paragrafo che riguarda la casistica: «Negli ultimi 10 anni secondo il Centro nazionale trapianti, su 200 mila trapianti di cellule staminali del sangue realizzati tra 2000 e 2008 in ambito comunitario quelli autologhi, con identità tra donatore e ricevente, sono stati 130 mila e mai è stato impiegato il cordone ombelicale ma solo staminali di midollo dello stesso paziente». Nessun trapianto dunque con cellule di cordone conservato all’estero. Oltretutto, aggiunge il Garante, «la probabilità di utilizzare il cordone conservato all’estero è piuttosto remota oscillando tra il valore di 0,005% e 0,004%».

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Margherita De Bac
mdebac@corriere.it
23 ottobre 2011 20:00

fonte:  http://www.corriere.it/salute/11_ottobre_23/cordone-ombelicale-mamme-private-banche-de-bac_6a71f5be-fd9e-11e0-aa26-262e70cd401e.shtml

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Le 10 canzoni più rilassanti per le donne secondo gli scienziati inglesi. Qui le canzoni. Sogni d’oro

Le 10 canzoni più rilassanti per le donne secondo gli scienziati inglesi

https://i0.wp.com/teenymanolo.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/woman-relaxing.jpg
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Leggiamo sul Telegraph che secondo uno studio scientifico condotto su 40 donne e commissionato da un centro benessere, la canzone Weightless dei Marconi Union sarebbe la canzone più efficace per rallentare la respirazione e diminuire l’attività celebrare.

La classifica:

1. Marconi Union – Weightless
2. Airstream – Electra
3. DJ Shah – Mellomaniac (Chill Out Mix)
4. Enya – Watermark
5. Coldplay – Strawberry Swing
6. Barcelona – Please Don’t Go
7. All Saints – Pure Shores
8. Adele – Someone Like You
9. Mozart – Canzonetta Sull’aria
10. Cafe Del Mar – We Can Fly

Non sappiamo in che modo Someone Like You di Adele, una struggente canzone che parla di un amore finito, possa rilassare e diminuire l’attività celebrare di una donna. Al limite avrà fatto appisolare qualche cliente metallara del centro benessere.

Comunque noi aggiungiamo Music For Airports di Brian Eno. Noi siamo uomini e non sappiamo quanto sia sviluppata la nostra parte femminile, però ci rilassa.
Oppure il silenzio. Donne, avete mai provato ad ascoltare il rumore del silenzio? Provateci una volta.

Qua sotto ci sono le canzoni. Sogni d’oro.

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17 ottobre 2011

fonte:  http://www.veryinutilpeople.it/2011/10/17/le-10-canzoni-piu-rilassanti-per-le-donne-secondo-gli-scienziati-inglesi/

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STUDIO – Polmonite? Nel 50% dei casi si contrae in ospedale ed è anche la forma più grave

Tasso di mortalità del 18%


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Polmonite, nel 50% dei casi si contrae in ospedale

22 ottobre 2011

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Roma – Quasi la metà di tutte le polmoniti in Italia si prende in ospedale, ed è anche la forma più grave, con un tasso di mortalità del 18% contro quello del 7% di chi si ammala fuori. Questo perché i batteri che si sviluppano negli ambienti ospedalieri si selezionano e diventano molto più resistenti agli antibiotici.

«La polmonite nosocomiale (Hap) e quella che insorge in comunità ma che è associata a procedure sanitarie (Hcap) sono le più gravi – spiega Mario Venditti del dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive al Policlinico Umberto I e professore associato all’Univesità La Sapienza di Roma -, in quanto causate dagli stessi batteri che si sviluppano negli ambienti ospedalieri e si selezionano, diventando molto più resistenti agli antibiotici che qui vengono usati in dosi importanti». Secondo il prof. Francesco Violi, presidente SIMI, si dovrebbero studiare terapie antibiotiche ad hoc per la polmonite «nosocomiale»: «Dovremmo tutti in generale capire che rimanere in ospedale a lungo è pericoloso, perché è un ricettacolo di batteri. Vale per i visitatori, soprattutto per i bambini. Dovremo cercare di orientarci sempre più verso le cure domiciliari».

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fonte:  http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2011/10/22/AOG3p2FB-polmonite_ospedale_contrae.shtml

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Algeria, rapita cooperante italiana. Rivendica Aqmi, l’Al Qaeda del Mali

La donna sequestrata con due spagnoli.

Algeria, rapita cooperante italiana
Rivendica Aqmi, l’Al Qaeda del Mali


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La Farnesina conferma: si tratta di Rossella Urru, del Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli


Rossella Urru – da Facebook


Al Qaïda nel Maghreb Islamico (AQMI) – fonte immagine

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MILANO- Una volontaria italiana, Rossella Urru, della organizzazione CISP è stata rapita nella notte tra sabato e domenica in un campi di rifugiati sarahui in Algeria. Con lei i terroristi hanno catturato anche due spagnoli Aino Fernadez Coin, membro dell’Associazione degli amici del popolo sahraui in Estremadura, e Enric Gonyalons, dell’organizzazione non governativa Munupat. Il sequestro dei tre cooperanti è stato rivendicato dall’Aqmi, l’Al Qaeda del Mali. Lo rendono noto fonti della sicurezza della sicurezza mauritana.

IL SEQUESTRO – Un gruppo di uomini armati, venuti dal Mali si è infiltrato in Algeria e ha attaccato il campo dei profughi a ovest di Tinduf, a bordo di fuoristrada. C’è stato uno scontro a fuoco e uno degli ostaggi, Enric Gonyalons, è stato ferito. Anche una delle guardie sahraui è stata colpita dagli assalitori che dopo il sequestro dei tre cooperanti sono scappati in Mali. Il governo in esilio della Rasd (Repubblica Araba Sarahui Democratica), che rivendica il territorio del Sahara Spagnolo occupato dal Marocco, ha condannato l’atto terroristico e «ha preso tute le misure per catturare i criminali».

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Massimo A. Alberizzi
http://africaexpress.corriere.it
23 ottobre 2011 14:05

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_23/algeria-rapita-cooperante-spagnoli_3aab6d00-fd59-11e0-aa26-262e70cd401e.shtml

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Tunisia, le prime elezioni libere: tutti in fila in un clima di festa

Tunisia, le prime elezioni libere: tutti in fila in un clima di festa

Affluenza altissima, martedì i risultati

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ROMA – Aperti alle 7:00 in Tunisia, in un clima festoso, i seggi per le elezioni dell’Assemblea Costituente, le prime dopo 23 anni di dittatura di Zine El Abidine Ben Ali. Già prima dell’apertura in centinaia erano in attesa davanti alle scuole che ospitano i seggi, tutte fortemente presidiate dal dispositivo di sicurezza (oltre 42 mila uomini tra polizia e Forze armate) approntato per garantire la regolarità delle operazioni di voto.

Intorno alle 9:00 nella capitale si erano già formate file lunghissime. A creare qualche ritardo sono le procedure di identificazione, sulla base della carta di identità, il solo documento valido per essere accettato al voto, ma che non sempre viene esibito dagli elettori.

Non vengono segnalati incidenti di rilievo, se non le ripetute violazioni del divieto di campagna elettorale (scattato alla mezzanotte di venerdì), aggirato con la distribuzione di opuscoli ed adesivi. Ma è sul web che le violazioni sono continue, dal momento che proseguono – con messaggi e mail – gli inviti a votare.

In alcuni quartieri di Tunisi viene segnalata una iniziativa di un gruppo salafita, fuorilegge, ammonisce gli elettori a non votare, sostenendo tra l’altro che la Costituzione viola i precetti del corano. Seggi aperti anche a Sidi Bouzid, la città in cui si diede fuoco, morendo dopo una lunga agonia, il commerciante ambulante Mohammed Bouazizi, la cui fine diede inizio alla «rivoluzione dei gelsomini» di cui viene considerato il primo «martire».

I risultati saranno resi noti probabilmente martedì pomeriggio, ha detto il presidente dell’Alta istanza per le elezioni, Kamel Jendoubi, precisando che i risultati dello spoglio di ciascun seggio arriveranno entro domani, ma lo scrutinio si prolungherà per qualche problema tecnico, soprattutto per l’altissima affluenza di elettori, che ha causato intoppi nella speditezza dell’organizzazione.

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Domenica 23 Ottobre 2011 – 14:25    Ultimo aggiornamento: 20:10

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=167461&sez=HOME_NELMONDO

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DIKTAT FRANCO-GERMANICO – Ue all’Italia: «Riformate pensioni e lavoro. Le misure vanno varate entro mercoledì» / VIDEO: Bruxelles, domanda su Berlusconi: Merkel, Sarkozy e tutta la sala ride

Si tratterà almeno fino aL 26

Ue all’Italia: «Riformate pensioni e lavoro Le misure vanno varate entro mercoledì»

Caricato da in data 23/ott/2011

“Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?” chiede un giornalista a Merkel e Sarkozy. La reazione dei due e di tutta la stampa presente è una gran risata. Il presidente francese, si ricompone e risponde: “Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle autorità italiane, politiche, finanziarie ed economiche”

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I leader di Francia e Germania al premier prima del summit Ue: senza interventi scenario di tipo greco. Il presidente francese: «Ricordate sue responsabilità»

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MILANO – Dopo i messaggi a mezzo stampa sono arrivate le richieste faccia a faccia. Al summit europeo convocato per proteggere la zona euro da una ulteriore drammatizzazione della crisi dei debiti sovrani, l’Italia è infatti stata sollecitata da Francia e Germania a introdurre le riforme economiche necessarie per evitare uno scenario simile a quello della Grecia, sull’orlo di un default. «Io e la cancelliera Merkel abbiamo incontrato Berlusconi e Papandreou per ricordargli le responsabilità che hanno e le decisioni che devono prendere» ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy nella conferenza stampa.

SIPARIETTO – La conferenza stampa di Merkel e Sarkozy ha fatto segnare anche un curioso siparietto. L’Italia rispetterà gli impegni di risanamento e di sviluppo? Prima di rispondere, il presidente francese aspetta un secondo, poi guarda la cancelliera e sorride. Un cronista ha infatti chiesto ai due capi di stato se l’Italia è ritenuta in grado di rispettare gli impegni chiesti dall’Europa. La risposta non è arrivata immediatamente: Sarkozy, infatti, ha aspettato un attimo prima di rispondere. Nel sentire la domanda rivolta ha sorriso, e sempre sorridendo si è girato verso la Merkel. Dopo averla guardata per un attimo sorridente, Sarkozy ha quindi risposto alla domanda. «Abbiamo fiducia nelle istituzioni italiane», ha detto.

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Reuters)
Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Reuters)

ULTIMATUM – Dare rassicurazioni ai mercati e agli stati membri «entro mercoledì»: questo il lavoro che «faremo insieme all’Italia» ha detto il presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy nella conferenza stampa conclusiva del vertice Ue. «All’Italia chiediamo uno sforzo che sembra pronta a compiere», ha detto. «All’Italia abbiamo ricordato che è importante fare tutto il necessario per mostrare senso di responsabilità, prendendo provvedimenti sia sul fronte del debito che su quello della crescita», ha detto. «Abbiamo chiesto all’Italia rassicurazioni» sul fatto che «le coraggiose misure intraprese vengano attuate tempestivamente», ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. Quella con Berlusconi è stata una discussione fra amici – ha aggiunto poi Merkel, allentando la tensione dopo l’espressione «raggelante» del presidente francese – spero che saranno adottate le misure necessarie». L’Italia, ha detto ancora, «ha una forza economica notevole ma un debito pubblico molto alto che deve essere ridotto in modo credibile». Per ripristinare la fiducia, però, non bastano le misure, «c’è bisogno di una prospettiva chiara».

OBIETTIVO – L’obiettivo minimo dei leader Ue è di raggiungere dunque entro mercoledì da un lato un accordo sulla Grecia che renda sostenibile per Atene l’onere sul debito. Dall’altro avviare un piano di riforme per l’Italia in modo che il nostro Paese non diventi il prossimo obiettivo della speculazione. Sul tavolo anche il rafforzamento patrimoniale delle banche europee, il miglioramento della governance dell’area euro (che non si dovrebbe limitare alla nascita di Mister euro) e il rafforzamento del patrimonio a disposizione del fondo di salvataggio EFSF per evitare che il contagio si estenda agli Stati più grandi.

ITALIA – Ma prima di tutto per il direttorio europeo franco-tedesco è necessario che ognuno faccia la sua parte. Quindi, prima dell’inizio dei lavori dei 27 leader, il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno incontrato il premier Silvio Berlusconi. Fonti diplomatiche riferiscono che Berlino e Parigi hanno voluto esercitare la massima pressione su Roma perchè metta a punto le riforme del mercato del lavoro e delle pensioni da tempo indicate come la strada maestra per aumentare il potenziale di crescita del Paese e rassicurare gli investitori sulla capacità dell’Italia di rimborsare il proprio debito, in rapporto al Pil secondo solo alla Grecia. Una fonte del governo tedesco ha detto che Merkel e Sarkozy hanno sottolineato «l’impellente necessità di passi concreti e credibili negli Stati della zona euro», senza i quali qualunque misura intrapresa a livello collettivo sarebbe insufficiente. Sabato la Merkel aveva lanciato un avvertimento all’Italia dicendo che se il debito italiano resta al 120% del Prodotto interno lordo «non avrà più importanza l’altezza del muro protettivo che riusciremo a costruire: i mercati non ridaranno fiducia all’area dell’euro».

PRESTITO – I ministri delle Finanze hanno concordato un prestito salvagente da 8 miliardi di euro in favore della Grecia e si sono impegnati a ottenere dai detentori privati di bond greci la disponibilità a sostenere perdite superiori a quelle prospettate finora. La questione chiave è come rendere sostenibile per la Grecia il costo del suo debito e come rafforzare il fondo di salvataggio della zona euro per proteggere Italia e Spagna, rispettivamente la terza e quarta economia dell’area, dalle turbolenze dei mercati che hanno costretto Grecia, Irlanda e Portogallo a ricorrere ai piani di salvataggio targati Ue e Fondo monetario internazionale.

DEBITO GRECO – I mercati temono che il debito greco, che quest’anno dovrebbe raggiungere il 160% del Pil, debba essere ristrutturato, ma gli investitori non sanno ancora l’entità delle perdite che dovrebbero sostenere. Uno studio sulla sostenibilità del debito messo a punto dalle banche internazionali mostra che il debito della Grecia sarebbe gestibile nel lungo periodo solo se gli investitori privati si assumessero perdite comprese tra il 50 e il 60%. Si tratta di percentuali ben superiori al 21% concordato con gli investitori il 21 luglio e ci si chiede se possano essere sostenute in modo volontario o solo attraverso un default che innescherebbe nuove e più ampie reazioni dei mercati. Funzionari della zona euro osservano che adesso la recessione in Grecia è peggiore di quanto atteso, che il Paese è in ritardo con le privatizazioni e gli obiettivi di finanza pubblica e che le condizioni dei mercati negli ultimi tre mesi si sono deteriorate. Per avere risorse in grado di sostenere anche l’Italia e la Spagna, in caso di necessità, la zona euro mira ad aumentare le munizioni a disposizione del fondo di salvataggio, l’European Financial Stability Facility da 440 miliardi di euro. Ma le opinioni pubbliche in molti paesi contestano i piani di austerity e ulteriori impegni finanziari in favore dell’Efsf potrebbero portare a un declassamento dei giudizi sulla solvibilità di alcuni paesi, peggiorando la crisi.

FONDO SALVASTATI – L’argomento più controverso sul tavolo è, probabilmente, come aumentare il potenziale del fondo senza far ricorso a denaro cash. La Francia e molti altri paesi vedrebbero con favore la trasformazione del fondo in una banca in grado di accedere ai finanziamenti illimitati della Bce. Ma contro questa ipotesi si sono schierate la Germania e la stessa Bce. La soluzione più probabile verso la quale i paesi Ue sembrano indirizzarsi è che l’Efsf garantisca una percentuale del nuovo debito di Spagna e Italia in modo da migliorare il sentiment degli investitori verso i due paesi. Una misura di questo tipo potrebbe aiutare a creare un argine attorno a Grecia, Irlanda e Portogallo, ma secondo alcuni analisti potrebbe anche sortire effetti perversi come creare un mercato dei bond parallelo e allentare la pressione sull’Italia perchè metta in campo misure politicamente impopolari per tagliare il debito. Un’altra possibilità di cui si discute è creare un veicolo speciale che consenta ai paesi non euro e ai fondi sovrani di investire in titoli di stato europei. Non sono però pochi all’interno dell’Ue a non vedere di buon occhio l’ingresso della Cina nella stanza dei bottoni della zona euro.

BANCHE – Se però le banche europee non verranno ricapitalizzate per far fronte a nuove potenziali perdite sui loro portafogli i titoli di stato dei Paesi della zona euro potrebbero avere difficoltà a finanziarsi e quindi ci sarebbe il rischio di un «credit crunch» finora evitato dall’aumento della liquidità deciso dalla Bce. Sabato, l’Autorità bancaria europea (Eba) ha detto ai ministri delle Finanze dell’Ue che se tutti gli asset bancari di questo tipo fossero valutati ai prezzi di mercato, gli istituti di credito europei avrebbero bisogno di 100-110 miliardi di nuovo capitale per raggiungere il 9% di Core Tier 1, ha riferito una fonte Ue vicina alla situazione. I ministri hanno deciso, inoltre, di concedere tempo alle banche fino al giugno 2012 per centrare i nuovi requisiti patrimoniali, prima utilizzando i fondi propri o quelli di investitori privati, e in caso questo non fosse possibile, usando denaro pubblico o, come ultima risorsa, l’Efsf. Italia, Spagna e Portogallo non sorridono all’idea che alle loro banche venga chiesto questo ulteriore impegno finanziario. I leader Ue discuteranno la questione domenica ma la fonte ha detto che difficilmente verrà indicata una cifra per l’ammontare del nuovo capitale richiesto.

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Redazione Online
23 ottobre 2011 21:14

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_23/summit-merkel-sarkozy-berlusconi_03989a44-fd82-11e0-aa26-262e70cd401e.shtml
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Budapest, in migliaia in piazza contro il bavaglio alla stampa

Budapest, in migliaia in piazza contro il bavaglio alla stampa

Ungheria, migliaia in piazza contro il bavaglio

Censura elettronica del governo dell’ultradestra sulla manifestazione: almeno sessantamila persone in corteo

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dal corrispondente di Repubblica ANDREA TARQUINI

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Budapest, in migliaia in piazza contro il bavaglio alla stampa  (afp)

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BERLINO – L’Ungheria non è ancora morta, la società non si piega alla svolta autoritaria del premier Viktor Orban. Decine di migliaia di cittadini oggi (tra sessantamila e centomila) sono scesi in piazza a Budapest, hanno sfilato in pieno centro in nome della libertà di stampa e per dire no alla legge bavaglio.

Simbolicamente, la manifestazione – che è stata probabilmente la più grande da quando nell’aprile dell’anno scorso a seguito della vittoria elettorale la Fidesz, cioè il partito di destra nazionalpopulista autoritaria e con tratti nostalgici o revisionisti sulla lettura del passato, guidato da Orban, ha preso il potere – si è svolta proprio il 23 ottobre. Cioè nell’anniversario dell’inizio della rivoluzione del 1956, quando sotto la dittatura comunista e in piena guerra fredda studenti, operai, base e quadri riformatori dello stesso Partito comunista si ribellarono sognando, come 12 anni dopo col Sessantotto a Varsavia e a Praga con la Primavera di Dubcek, un socialismo dal volto umano.

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Coincidenza significativa, e intanto Orban era a Bruxelles al vertice europeo e ha ignorato l’anniversario della rivoluzione. Mentre le autorità hanno fatto di tutto per rendere il più difficile possibile la diffusione di notizie sulla protesta. Si è arrivati persino allo spegnimento in centro delle telecamere di controllo del traffico, che in una capitale grande, vivace e dalla circolazione intensa come la splendida Budapest sono numerosissime e indispensabili. E nelle stesse ore, per un caso che appare davvero singolare, pannes elettroniche bloccavano o infastidivano gravemente l’accesso ai siti d’informazione online indipendenti.

Censura elettronica quasi come nella Cina comunista che il nazionalconservatore Orban, amico e ammiratore dichiarato di Putin e di Berlusconi, elogia contro la protesta per la libertà di stampa e per l’abrogazione della legge-bavaglio. Eppure la gente è venuta in piazza: decine di migliaia, almeno sessantamila secondo i media indipendenti, e centomila a detta degli organizzatori, nonostante che negli ultimi tempi intimidazioni e controlli sul posto di lavoro specie nel settore pubblico in Ungheria spingano a riflettere prima di partecipare a cortei antigovernativi.

“No al bavaglio”, “libertà d’informazione”, “questo regime non mi piace”, erano gli slogan dei dimostranti gridati in piazza e scritti su striscioni. I promotori hanno distribuito simbolicamente tessere-stampa a ogni partecipante per invitare chiunque a sfidare la censura. E in piazza era anche il nuovo sindacato-movimento per la democrazia chiamato ‘Szolidàritas’, sull’esempio di Solidarnosc che guidò la svolta non violenta della rivoluzione polacca decenni addietro. La manifestazione non è stata indetta dai partiti d’opposizione, cioè i socialisti (Mszp) e i Verdi, ma è stata organizzata online e con passaparola dal movimento “Un milione per la libertà di di stampa”, con lo slogan “il regime non mi piace”. I dimostranti erano numerosissimi, dallo Erzsébet Hìd (Ponte Elisabetta, dedicato all’imperatrice Sissi moglie di Francesco Giuseppe che appoggiò gli sforzi del nobile patriota liberal conte Andrassy per l’autonomia e i diritti dei magiari nell’Impero asburgico) alla stazione Astoria del metrò. Da cinquantamila a settantamila i partecipanti, nonostante la fitta pioggia e i primi freddi, secondo l’autoevole tv indipendente Atv odiata dal governo ma molto seguita dagli osservatori del mondo libero.

I dimostranti hanno così voluto protestare contro la legge- bavaglio introdotta dal governo, il quale ha istituito un’autorità di controllo dei media (Nmhh) senza equivalenti nei paesi Ue e Nato e nel mondo libero, e punisce con misure di censura e multe pesantissime i media critici. Nei mesi successivi il governo Orban ha riscritto la Costituzione in senso autoritario e nazionalista, e ha attuato una vastissima purga nei media pubblici poi nell’amministrazione pubblica e in scuole e università. Gli ultimi provvedimenti governativi, come hanno riferito tutte le maggiori agenzie di stampa internazionali, hanno gravemente ridotto o quasi annullato l’autorità del potere giudiziario abolendo l’equivalente magiaro del consiglio superiore della magistratura e instaurando la nomina dei giudici (come di rettori e presidi in università e scuole) da parte del governo.

Nel frattempo politiche fiscali punitive contro il “grande capitale internazionale” (definizione che evoca alla lontana ma sinistramente il frasario di Goebbels) hanno allarmato gli investitori stranieri contribuendo a frenare gravemente la politica economica. In contrasto stridente col boom economico della solida democrazia polacca, o con la crescita in Repubblica cèca, Slovacchia Slovenia e Romania, l’Ungheria che nell’89 a fianco della Polonia di Solidarnosc fu un’avanguardia nel movimento rinnovatore dell’Est che portò alla caduta dell’Impero sovietico e del Muro di Berlino versa oggi in una grave situazione economica e di conti pubblici. E intanto riduzione degli anni di scuola dell’obbligo e dimezzamento delle università aggravano la difficoltà dei giovani di qualificarsi per trovare un lavoro, anche qui in controtendenza con le forti spese polacche per istruzione ricerca e tecnologia. E la crisi del sistema sanitario e del sistema pensionistico (con l’esproprio dei fondi privati) ha portato a un aumento della mortalità assolutamente inedito in un paese centroeuropeo.

Nazionalista, eurominimalista, ammiratore dichiarato di Berlusconi e Putin e fautore di un rapporto speciale con la Cina, Orban ha anche scelto di far riscrivere la Storia del paese dai suoi ideologi: l’unica macchia nera del passato secondo lui è il periodo comunista, ma la dittatura di destra di Miklos Horthy che poi fu alleata di Hitler fino all’ultimo e attivissima complice dell’Olocausto, non è classificata tra le “macchie”. In Ungheria dalla presa del potere di Orban episodi di razzismo specie contro i rom si sono moltiplicati. E la Magyar Garda, l’organizzazione paramilitare del partito neonazista e antisemita Jobbik, pur ufficialmente proibita, si raduna indisturbata con uniformi nere e simboli chiaramente nostalgici e continua pogrom e violenze contro i rom. Intanto il governo sempre per rileggere la Storia vuole rimuovere da Kossuth Tér, la storica piazza del Parlamento, le statue del grande poeta Attila Jozsef, il Thomas Mann ungherese, e del conte Mihaly Karoly, un aristocratico riformista del passato. Mesi fa la centralissima piazza intitolata al grande presidente americano Franklin Delano Roosevelt, primo artefice della vittoria alleata sull’Asse nella seconda guerra mondiale, ha cambiato nome nonostante il chiaro malumore di Washington.
(ha collaborato Agi Berta)

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23 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/23/news/no_bavaglio_ungheria-23740003/

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ELEZIONI – Svizzera, vince la destra populista. Vola la Lega ticinese anti-italiana

ELEZIONI


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Svizzera, vince la destra populista
Vola la Lega ticinese anti-italiana

L’Udc perde 7 seggi ma si conferma primo partito con il 27% dei voti al Consiglio nazionale. Nel cantone di lingua italiana trionfa il partito del “discepolo” di Bossi Giuliano Bignasca: premiata la sua campagna contro i lavoratori frontalieri

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di FRANCO ZANTONELLI

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Svizzera, vince la destra populista Vola la Lega ticinese anti-italiana Giuliano Bignasca, leader della Lega dei Ticinesi

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Si sono confermati primo partito svizzero, tappezzando il paese con cartelloni che dicevano “stop all’immigrazione di massa” e spendendo, grazie anche al proprio leader carismatico, il miliardario 70 enne Christoph  Blocher, il doppio degli altri partiti, ovvero l’equivalente di 7 milioni di euro. L’Udc, l’Unione Democratica di Centro, sfiora il 27 per cento dei voti al Consiglio Nazionale, l’equivalente della Camera dei Deputati italiana e, pur perdendo 7 seggi, lascia il secondo partito, quello socialista, al 18,9 per cento.

Un risultato che, nel Canton Ticino, è ancora più evidente, in quanto l’Udc, alleatasi con la Lega dei Ticinesi, con una campagna anti-lavoratori frontalieri italiani, ha portato la destra populista al 27,2 per cento, ovvero a diventare la prima formazione politica di questo angolo di Svizzera, situata al confine con l’Italia. “Tutto come previsto, i ticinesi hanno detto chiaramente di aver paura dell’Europa e di voler bocciare anche l’apertura delle frontiere”, il commento del leader leghista, Giuliano Bignasca. Il quale ama farsi ritrarre a tu per tu con Umberto Bossi, pur lanciando, quotidianamente, dai suoi giornali gratuiti, strali e contumelie contro i 40 mila concittadini del Senatur che ogni giorno attraversano la frontiera per recarsi a lavorare nel Canton Ticino. Nel mirino di Bignasca c’è, pure, Giulio Tremonti, spesso definito “fascetto”, al quale il presidente leghista, facendosi abilmente interprete dei sentimenti dei banchieri ticinesi, non perdona i ripetuti scudi fiscali ed i frequenti attacchi al segreto bancario svizzero.

Ancora più espliciti i sentimenti anti-italiani del sodale di Bignasca in queste elezioni, il presidente dell’Udc locale, Pierre Rusconi. Inscenando una campagna elettorale che equipara i frontalieri italiani e il solito Giulio Tremonti a dei ratti, Rusconi è riuscito a spianarsi la strada per un seggio al Consiglio Nazionale. “Aspettavamo questo momento da 90 anni”, ha detto commosso, in televisione, a risultati elettorali acquisiti.

Stessa musica a Ginevra dove Mauro Poggia, del Mouvement Citoyens Genevois, sempre battendo il tasto dei frontalieri, questa volta di quelli francesi, che portano via il lavoro agli svizzeri, ha raggiunto Rusconi in Parlamento, sottraendo un seggio ai socialisti. Poggia, oltretutto, ha la doppia nazionalità, svizzera e italiana tanto che nel 2008 si presentò candidato al Senato nell’Udc di Casini.

Se, alla luce di questi risultati, il leader carismatico della destra svizzera, Christoph Blocher, può ritenere di aver seminato con successo negli oltre 20 anni di politica isolazionista condotta alla guida della sua Udc, queste elezioni finiscono per dargli un dispiacere. A Zurigo era candidato al Consiglio degli Stati, il Senato elvetico, ma è arrivato solo terzo. Gli toccherà partecipare al ballottaggio, previsto in novembre, per sperare di venire eletto.

Insomma da questa tornata elettorale esce il ritratto di una Svizzera sempre più moderata e conservatrice. Basti pensare al successo dei Verdi Liberali, che coniugano le ragioni dell’economia con quelle dell’ecologia. Ottengono 12 seggi, a scapito dei Verdi tradizionali che erano dati in forte crescita per l’effetto Fukushima.
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23 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/23/news/svizzera_vince_la_destra_populista_vola_la_lega_ticinese_anti-italiana-23739155/?rss

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