Archivio | ottobre 24, 2011

LIBRO, PASSAPAROLA – Nel Paese dei delitti ambientali tante le storie di “Toghe verdi”

PASSAPAROLA

Nel Paese dei delitti ambientali
tante le storie di “Toghe verdi”


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Nel libro di stefania Divertito le esperienze di magistrati e avvocati impegnati in battaglie di “resistenza” sul fronte dell’ecosistema. E in Italia c’è un reato di questo tipo ogni 43 minuti

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di SILVANA MAZZOCCHI

Nel Paese dei delitti ambientali tante le storie di "Toghe verdi" Stefania Divertito

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Scenari naturali compromessi, vite stravolte da scempi ambientali, leggi manovrate e plasmate per permettere abusi, interessi privati che prevalgono su quelli pubblici. Diffusa impunità per i responsabili, ma anche lampi di coscienza civile che si risveglia e che cresce. Con Comitati e associazioni di cittadini-vittime che, finalmente, cominciano a trovare ascolto e sostegno da parte di alcuni investigatori coraggiosi, magistrati, avvocati, impegnati in battaglie civili che si oppongono al sonno delle coscienze e all’immobilismo della rassegnazione. Stefania Divertito, giornalista d’inchiesta che da lungo tempo si occupa di problematiche legate all’ambiente ha raccolto in Toghe verdi alcune di queste storie di “resistenza”. Solo alcune, ma emblematiche in un Paese che di reati ambientali ne conta un elenco infinito. In Italia, sottolinea Divertito citando i dati ufficiali, “si compie un delitto contro l’ambiente ogni 43 minuti, senza distinzione tra Nord e Sud”. E il 2010 è stato l’anno nero degli eco-delitti, tanto che, nei tribunali, ormai agiscono “almeno trecento eco-avvocati, contando solo quelli del Wwf”.

Del resto  l’elenco delle ferite inflitte alle risorse naturali del Paese è lungo e vario: il Mugello sventrato, Malagrotta, Praia a Mare, Porto Tolle, luoghi che evocano acqua rubata, discariche inquinanti, il business dei rifiuti sempre più fiorente, una criminalità agguerrita, spesso aiutata dalle lungaggini della giustizia, dalle mille pieghe della burocrazia, dai cavilli procedurali.

Ammonisce  Erri De Luca nella sua breve prefazione che “finché non si sequestrano i beni degli avvelenatori, accorpandoli allo stesso regime di confisca delle fortune illecite di mafia, resteranno rose e fiori per i responsabili e tossine maledette per la comunità indifesa”. Ma, fortunatamente esiste ormai anche chi reagisce, chi si oppone e Toghe verdi ne racconta i percorsi, un viatico per la nostra memoria civile.

Il libro si chiude con un’intervista a Raffaele Guariniello, punta di diamante della procura di Torino, un magistrato da sempre in prima fila nella lotta contro i disastri ambientali (è stato, tra l’altro, il regista dell’inchiesta che ha portato alla condanna dei dirigenti della Tyssen Krupp per la morte di sette operai). Guarineliello lancia l’idea di una Superprocura nazionale specializzata nel settore per tagliare i tempi dei processi, affinare le tecniche investigative, contrastare la burocrazia e, finalmente, scongiurare il fantasma della prescrizione. E se un’autorevole toga verde come Guariniello la propone come ricetta vincente “per impedire che restino impuniti quei reati che contribuiscono alla rovina del territorio e della nostra salute”, c’è da credergli.

Divertito, può riassumere la toponomastica degli scempi italiani?
Onestamente non è possibile farlo. Farlo in modo esaustivo e completo, almeno. Da Nord a Sud, isole comprese, ogni giorno si aggiungono, alla già corposa lista, nuovi scempi ambientali. In Toghe verdi ho selezionato le storie che mi sono sembrate più rappresentative cercando anche quelle meno note in funzione delle loro vicende giudiziarie e così, a ben vedere, è emersa una toponomastica dei grandi processi ambientali e un’altra sui grandi processi “abortiti”, falliti. Torino, Roma, Firenze, Padova, Cagliari e anche Paola, sono le procure dove ho potuto apprezzare l’efficienza della macchina investigativa. Altrove inchieste altrettanto importanti per la collettività (come la Stoppani di Genova) sono rimaste impigliate nella prescrizione dopo indagini troppo lunghe. Mi ha colpito come tutto dipenda dalla dedizione del singolo giudice: manca una rete di competenze che si faccia sistema, coadiuvando le indagini. Concordo con il procuratore Guariniello: occorre una mega procura ambientale che si faccia carico di queste competenze spesso molto specialistiche e tecniche.

Il rapporto tra la reazione dei cittadini e la magistratura nella sua esperienza

Diffidenza. Questo è il termine che mi viene subito in mente. Il cittadino rimane incredulo quando sa che, sulla base di una denuncia, viene aperta un’inchiesta dalla magistratura. Non gli sembra vero che qualcuno possa interessarsi a una problematica che riguarda la propria salute ma, soprattutto, in base alla mia esperienza, più volte mi son trovata davanti a cittadini che dicevano: “Tanto non porterà a niente”. Però, laddove ci sono magistrati noti per i risultati ottenuti, oppure inchieste che hanno portato a condanne e risarcimenti, allora sento che l’atteggiamento cambia, e arriva la speranza. Questo accade soprattutto con avvocati di parte civile agguerriti e competenti. Emblematico è il caso dell’avvocato Ezio Bonanni, uno dei più attivi nelle battaglie contro l’amianto: ho assistito a conferenze dove famiglie di persone decedute ingarellate in vicende giudiziarie spesso lunghissime e dai risultati per nulla scontati, non hanno mostrato segni di cedimento perché l’esperienza di quella toga è garanzia per le loro lotte.

Come conciliare le esigenze di progresso con la difesa dell’ambiente?

La stagione dell'”ambientalismo del no” credo sia passata. C’è un nuovo approccio ormai evidente, dovuto anche alle numerose conferenze scientifiche, e allo scambio di informazioni con esperti di tutto il mondo, scambio possibile soprattutto grazie al web, che ha dimostrato che scienza, progresso e ambiente possono andare di pari passo. Ad esempio, a chi propone come unica ricetta per lo smaltimento dei rifiuti la costruzione di inceneritori, il comitato Waste Zero di Fiumicino, ha risposto invitando in un affollato convegno Paul Connett, esperto Usa che ha applicato con successo a San Francisco la teoria dei Rifiuti zero, riducendo drasticamente la produzione pro capite dei rifiuti. Perché non da noi? Così facendo la quantità residuale del ciclo dei rifiuti in discarica è minima. Così a Firenze: a chi vuole sventrare il cuore sotterraneo della città per costruire una stazione Alta Velocità ex novo, i comitati cittadini propongono soluzioni alternative, altrettanto efficaci e molto, molto più economiche. Sono solo degli esempi, ma dimostrano che un altro progresso è possibile.

Stefania Divertito
Toghe verdi
Prefazione di Eerri De Luca
Verdenero inchieste – Edizioni Ambiente
pag 175, euro 14

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24 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/10/24/news/passaparola_24_ottobre-23785925/?rss

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Dl sviluppo, il governo smentisce condoni. Pensioni, Berlusconi: stiamo ragionando / DICIAMO NO!

DICIAMO NO!

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Berlusconi dice che sulle pensioni ‘stiamo ragionando’, ma c’è ben poco da ragionare, con la situazione, drammatica, che in prospettiva l’Italia si troverà ad affrontare. Già oggi la precarizzazione del lavoro ha superato la soglia del 70%, quindi possiamo tranquillamente escludere (ma mi auguro, contro ogni ragione, di no) che in futuro i giovani di oggi possano percepire una purché minima pensione; ma dei 50enni, o giù di li, che via via vengono esclusi dal mercato del lavoro perché ‘vecchi’ cosa ne sarà?  In uno Stato dove il welfare viene pezzo per pezzo smantellato, e dove le prospettive per una rinascita economica sono pressoché nulle (nel panorama internazionale oltre che italiano) come si possono immaginare altri 30 anni (per chi più per chi meno) di inedia lavorativa e povertà pressoché assoluta? Dove dormiranno, quando avranno perso la casa, come mangeranno, come si scalderanno, i milioni di uomini e donne ridotti sul lastrico da una politica economica a dir poco sconvolgente? Signori, per chi non se ne fosse accorto, è in atto la TERZA GUERRA MONDIALE, una guerra sulle risorse umane, sui terreni produttivi per uso alimentare, sull’acqua, bene imprescindibile per qualsiasi essere vivente, che già oggi ha una quota di potabilità di meno del 20% della massa esistente sul globo. Siamo troppi, ormai lo sappiamo, ma finché i telegiornali ci mostravano i morti per sete e per fame del Sahel e di altre zone più sfortunate del cosidetto Terzo Mondo, avevamo moti di compassione e giravamo canale per non disturbarci la digestione. Oggi il terzo mondo siamo tutti noi, noi della massa che ci dovremo arrangiare, e magari ammazzarci gli uni gli altri, per sopravvivere. E questo perché i ‘ricchi’ possano continuare la loro esistenza dorata priva di rischi, perché possano avere garantita la continuità della ‘specie’ senza il morbo delle classi sub-umane, quali ormai sprezzantemente da loro veniamo considerati. Una servitù scelta e, sopratutto, una migliore tecnologia, vedrà questo nostro Mondo ospitarli pressoché indisturbati in quanto noi, poveri pezzenti, nel frattempo non saremo più qui ad ammorbare la ‘loro’ preziosa aria…

Tutto questo non deve avvenire, NON PUO’ avvenire, perché la gente non glielo permetterà.
Il primo passo per cambiare lo stato delle cose è riappropriarsi della sovranità popolare. Cancellare, unilateralmente il ‘debito’ (un artificio economico creato apposta per mettere in ginocchio le popolazioni di mezzo mondo) e rimboccarsi le maniche avocando allo Stato tutto il sistema economico e produttivo. In una parola: rifondandoci.
Se vogliamo uscire dalla trappola che i ‘Signori’ del Potere hanno architettato bisogna che il popolo,  la gente, come un sol uomo dica NO e obblighi (come nei Conclave di una volta) quei pochi uomini, politici o meno, considerati onesti, a mettere mano al disordine capitalistico con leggi, ordinamenti, provvedimenti, volti esclusivamente al BENESSERE COMUNE. Se non lo fanno, se non lo faranno, periranno con noi, insieme alle speranze di un ‘qualsiasi’ futuro.

mauro

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Dl sviluppo, il governo smentisce condoni
Pensioni, Berlusconi: stiamo ragionando

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Il premier: nessuno in Europa può dare lezioni. La Lega: sulla previdenza abbiamo già dato. Vertice con Bossi, Consiglio dei ministri slittato di un’ora/Video

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ROMA – Dodici condoni. Sono contenuti in una bozza del decreto Sviluppo circolata oggi, che però il governo per il momento ha smentito.

«Nelle anticipazioni stampa vi sono norme non contenute nel provvedimento di sviluppo su cui sta lavorando il ministero dello Sviluppo economico. In particolare, notizie riguardanti l’esistenza nel testo di “12 condoni” o di sanatorie sono del tutto infondate», ha precisato il ministero di via Veneto. Le sanatorie andavano dalla dalla riapertura per gli anni pregressi alla regolarizzazione delle scritture contabili, fino a quella per i tributi locali, al canone Rai e alle multe comminate per i manifesti politici abusivi.

Vertice con Bossi. Il Consiglio dei ministri che deve varare decreto sviluppo e nuovo intervento sulle pensioni è iniziato alle 19.10 a Palazzo Chigi. La riunione, prevista in un primo momento alle 18, è stata preceduta da un vertice a tre tra il premier, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il leader della Lega, Umberto Bossi.

Stiamo ragionando con la Lega su cosa si può fare sul fronte delle pensioni, ha detto il premier, durante il Consiglio dei ministri, secondo quanto riferito da fonti governative.

«Nessuno nell’Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e di popoli europei. Nessuno è in grado di dare lezioni ai
partner». E’ quanto si legge in una dichiarazione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all’indomani dell’ultimatum della Ue che chiede all’Italia impegni scritti entro mercoledì sulle misure necessarie per affrontare la crisi.

«Faremo il pareggio di bilancio nel 2013 e nessuno ha alcunché da temere dalla terza economia europea, e da questo straordinario paese fondatore che tiene cara la cooperazione sovranazionale almeno quanto la sua orgogliosa indipendenza», afferma ancora il presidente del Consiglio nella dichiarazione.

«L’insieme della classe dirigente italiana, se vuol essere considerata tale, invece che un coro di demagoghi, dovrebbe unirsi nello sforzo dello sviluppo e delle necessarie riforme strutturali sulle quali il governo ha preso e sta per prendere nuove decisioni di grande importanza», continua Berlusconi. «L’Italia del lavoro e dell’impresa – sottolinea – sa come stanno le cose, vuole un deciso impulso alla libertà e alla concorrenza, e non partecipa a giochi di potere, interni ed europei. Sarebbe un bene se l’Italia dei partiti e delle fazioni si scrollasse di dosso le vecchie abitudini negative, e per una volta si mettesse a ragionare in sintonia con il paese reale abbandonando il pessimismo e il catastrofismo. Da qui possono partire il risanamento e la ripresa».

«Stiamo facendo qualche timido passo avanti per un governo dell’area euro, ma resta ancora molto da fare. La Germania di Angela Merkel è consapevole di questo, e il suo lavoro si avvarrà della nostra leale collaborazione», afferma ancora il premier.

«Quanto alle turbolenze da debito sovrano e da crisi del sistema bancario, in particolare franco-tedesco, abbiamo posizioni ferme»: l’euro è «l’unica moneta che non abbia alle spalle prestatore di ultima istanza» che difenda la «sua credibilità di fronte all’aggressività dei mercati», dice poi Berlusconi.

Tre giorni per misure concrete. Dopo l’ultimatum della Ue che pretende entro tre giorni dall’Italia impegni scritti sue riforme che siano credibili, Berlusconi ha promesso che tornerà mercoledì a Bruxelles con misure concrete e dettagliate. Innanzitutto la riforma delle pensioni: «Nella Ue – dice il premier – si parla di un’unica età pensionabile per tutti a 67 anni e l’Italia è l’unico Paese ad avere le pensioni di anzianità».

I mercati europei, che in mattinata sembravano aver apprezzato le indicazioni emerse dal vertice europeo del fine settimana, hanno aperto la seduta in rialzo per poi imboccare un andamento altalenante che ha portato gli indici più volte dal territorio positivo a quello negativo e viceversa. Nella fase finale della seduta i mercati sono tornati in positivo. Il rendimento del Btp decennale è tornato in mattinata al 5,95%, portando lo spread con il Bund oltre i 390 punti base.

Ue all’Italia: serve pacchetto completo di riforme.
«Quello che l’Europa chiede all’Italia è la rapida approvazione e applicazione di un pacchetto completo di riforme che comprende misure su crescita, occupazione e riforma della giustizia – ha detto oggi il portavoce del commissario Ue agli Affari economici – L’Europa chiede all’Italia un’agenda di riforme completa con un calendario chiaro, tutti i partner europei devono essere convinti dal suo impegno».

«La Germania ha grande fiducia nella conduzione italiana della crisi dell’euro – ha detto oggi il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert – C’è grande fiducia nella conduzione italiana e nel fatto che riconosca il problema e cambi la situazione. Ora bisogna vedere a Roma che proposte politiche saranno fatte nei prossimi giorni. Francia e Germania considerano l’Italia un Paese economicamente molto forte, un importante membro Ue e uno dei nostri partner più stretti. L’Italia è un paese dalle prestazioni economiche molto alte che ha, tuttavia, un alto debito».

«Nikolas Sarkozy sostiene la tobin tax e Angela Merkel resta decisa ad applicarla – ha detto Seibert – Entrambi i leader europei sono determinati a far sì che la tobin tax sia un tema importante del G20».

Berlusconi vede Tremonti, poi sale al Quirinale. Il presidente del Consiglio ha ricevuto stamattina a palazzo Grazioli il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Alle 12 il premier è salito al Quirinale per riferire al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, quanto accaduto ieri al vertice europeo di Bruxelles. Al termine del colloquio, durato circa un’ora, Berlusconi è rientrato a Palazzo Grazioli, dove ha incontrato nuovamente Tremonti e il segretario del Pdl, Angelino Alfano.

Maroni: sulle pensioni abbiamo già dato. «L’Europa può chiedere tutto, poi dipende se ci sono le condizioni perché i governi nazionali votino – ha dettoil ministro dell’Interno, Roberto Maroni – Ho letto, per esempio, qualche indiscrezione sulle pensioni, ma vedremo in Cdm, sentiremo le richieste e poi valuteremo. Comunque la nostra posizione è molto chiara sulla riforma delle pensioni: abbiamo già dato, i pensionati hanno già dato. Il sistema è in equilibrio, ed è la Commissione europea che lo dice, con un rapporto sulla sostenibilità dei sistemi previdenziali, secondo il quale il sistema italiano è in equilibrio fino al 2060. Però, non avendo partecipato al vertice europeo, sentiremo il presidente Berlusconi cosa ci dirà».

Rosi Mauro: Lega pronta a scendere in piazza. «Adesso basta. E’ arrivato il momento di smetterla di mettere le mani nelle tasche dei lavoratori e dei pensionati – dice la leghista Rosi Mauro, vicepresidente del Senato – E’ assolutamente impossibile pensare di mettere mano alle pensioni. Bisogna fare sacrifici? Questo lo abbiamo ben chiaro e la nostra gente i sacrifici li sta già facendo. La Ue chiede altre riforme? Si facciano le riforme necessarie ma senza toccare chi ha già dato abbondantemente durante tutti questi anni. Non è possibile che ogni volta che c’è da sistemare i conti in questo Paese la prima cosa che viene in mente è di metter mano alle pensioni. Noi diremo di no e, nel caso, siamo pronti a scendere in piazza».

Frattini: Lega in piazza contro il bene dell’Italia. «Sulla riforma delle pensioni la Lega dovrebbe collaborare con il presidente del Consiglio non perché piace a Bruxelles, ma perché serve all’Italia» dice il ministro degli Esteri, Franco Frattini, secondo il quale la Lega scenderebbe in piazza «contro l’Europa», mentre al contrario il premier «deve essere aiutato per l’interesse dell’Italia».

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Lunedì 24 Ottobre 2011 – 09:37    Ultimo aggiornamento: 20:21

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=167517&sez=HOME_ECONOMIA

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L’INTERVISTA – Isaacson e gli ultimi incontri con Mr Apple. «Alla fine della vita soltanto un clic»

L’intervista – Isaacson e gli ultimi incontri con Mr Apple

Il tormento di Jobs:«Alla fine della vita soltanto un clic»

Il biografo: ma voleva credere in Dio


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di Massimo Gaggi

inviato CorSera

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WASHINGTON — «È “fifty-fifty” mi diceva. “Cinquanta e cinquanta. A volte credo che Dio esista. A volte no. Vorrei credere nella vita ultraterrena. Ma ho il timore che alla fine ci sia solo un tasto on-off. Un clic, la luce se ne va. E tu non ci sei più. Per questo non mi è mai piaciuto mettere tasti di accensione sui prodotti della Apple”».

Walter Isaacson racconta al Corrierei tormenti di Steve Jobs, il suo interrogarsi sull’aldilà. È la prima intervista concessa a un giornale italiano dopo aver consegnato all’editore (in Italia Mondadori) la sua biografia del fondatore della Apple. Lo incontro a Washington, all’Aspen, l’istituto di cui è presidente, dopo essere stato direttore di Timee capo della Cnn. Parete di vetro a picco sulla rotatoria di Dupont Circle. Isaacson è in ritardo. Lo sento parlare al telefono nella stanza a fianco. Ci divide una sottile pannello prefabbricato. Isaacson fa lunghe pause, ogni tanto usa espressioni d’incoraggiamento, alla fine saluta con voce calda.
Si affaccia sulla porta con un sorriso mesto: «Scusi il ritardo. Ero con una persona della famiglia. Piangeva. È curioso: lui temeva di essere un estraneo per i suoi cari. E invece ha lasciato un vuoto enorme».

Abbiamo già letto molte anticipazioni del suo libro, ma poco del temperamento irascibile di Jobs, i tratti duri del suo carattere. Quanto a Dio, l’aveva evocato parlando di musica. Lui, che aveva riempito il suo iPod coi brani di Bob Dylan, i Beatles, Joan Baez, i Rolling Stones e Yo-Yo Ma, una volta disse al violoncellista franco-cinese: «Le tue esecuzioni sono la migliore prova dell’esistenza di Dio perché non credo che un essere umano da solo possa fare tutto questo».
«Con me Steve cominciò a parlare di Dio man mano che prendevamo confidenza e che la malattia riguadagnava terreno. Non era paura, si interrogava: “Voglio credere nella vita ultraterrena” mi diceva, “perché questo fa parte della mia formazione buddista. Tutta la saggezza che hai accumulato, la tua conoscenza non svanirà nel nulla quando tu non ci sarai più”. Poi, però, veniva assalito dal dubbio che alla fine della vita ci sia solo un “off switch“».

Jobs è stato un maestro di «leadership» ma anche aveva un temperamento aspro, un uomo spesso intrattabile. Anche lei è stato ed è un leader. Ci sono state scintille nel vostro rapporto? Su «Time» lei ha scritto della sua grande intensità, ma anche di un uomo inseguito da ossessioni e demoni che aveva una visione binaria del mondo.
«Sì, è vero, ho parlato della dicotomia eroe-stronzo: per lui eri una cosa o l’altra, senza nulla nel mezzo. E magari ti faceva passare da una categoria all’altra nell’arco della stessa giornata. Molti amici mi avevano sconsigliato di imbarcarmi in questa avventura: avrai davanti un uomo impossibile, mi dicevano. Cortese e poi, d’un tratto, furioso. Beh, è successo una sola volta: quando gli portai un progetto di copertina del libro sul quale stava lavorando l’editore. Con un logo della Apple e il titolo “iSteve”. Lui si imbestialì, disse che faceva schifo, si mise a urlare che non avrebbe più collaborato alla biografia se non avesse avuto voce in capitolo sulla veste grafica del libro. Non fu difficile accontentarlo, visto il suo grande talento per il design».

Oltre quaranta incontri, anni passati a studiarlo. Il suo giudizio finale sull’uomo?
«Mi piaceva. Con tutte le sue asperità, le ossessioni, i demoni che lo divoravano, mi piaceva. E questo è un problema. Lei lo sa: un giornalista dovrebbe sempre mantenere un certo distacco. A maggior ragione un biografo. Ma con lui è stato diverso. Intanto per la incredibile ricchezza della sua storia. Che lui spiegava con un semplice “mi piace vivere all’intersezione tra umanità e tecnologia”. E poi c’era l’aspetto carismatico, ipnotizzante, della sua personalità, l’aura che si diffondeva intorno a lui. Infine, mi ha disarmato con la sua apertura. Vede, un biografo alla fine del suo lavoro arriva comunque a conoscere solo uno spicchio — diciamo il 2 per cento — del personaggio che descrive. A me è successo con Benjamin Franklin e Albert Einstein, ma anche con Henry Kissinger che, pure, ho frequentato assiduamente. Con Steve è stato diverso: non aveva mai parlato del suo privato. Quando ha deciso di farlo, ha demolito tutti i muri. Ha voluto parlare per ore e ore di tutto: i suoi sentimenti, le sofferenze, le sue storie romantiche. Con lucidità e spesso in modo commovente. Alla fine ho avuto la sensazione di sapere tutto di lui, della sua natura intima. Di conoscerlo come me stesso. Non mi era mai capitato. Ed è, in qualche modo, sconvolgente».

Abbiamo letto che nel vostro ultimo incontro le ha detto di essersi aperto perché voleva che i suoi figli lo conoscessero e lo comprendessero meglio. Si sentiva un cattivo padre?
«Per essere il capo di una grande azienda, era un padre molto presente: non andava mai a “party” e ricevimenti, non accettava premi. Tutte le sere a casa, a cenare in cucina con la famiglia. Ma era assorbito dal suo lavoro: anche a tavola spesso si estraniava, seguiva i suoi pensieri. Amava i figli ma sentiva di non riuscire a comunicare bene con loro».

Quando ha capito che i suoi giorni erano ormai contati? E come ha potuto, un uomo di tecnologia come lui, pensare per quasi un anno di combattere il cancro con le diete «vegan», l’agopuntura e gli impacchi di qualche ciarlatano?
«Ritorna la sua visione binaria del mondo. Steve era un uomo fondamentalmente razionale, ma il suo approccio analitico non era assoluto. A un certo punto lasciava spazio al “magical thinking“: il pensiero magico sempre rimasto nel fondo della sua anima fin dagli anni delle esperienze giovanili in India, dell’immersione nella spiritualità orientale, dell’adesione al buddismo. Viene da qui anche l’idea dell’inviolabilità del corpo. Alla quale ha rinunciato solo dopo molti mesi di malattia. Sapeva di aver sbagliato, ma era fatto così: voleva l’eccellenza delle terapie tradizionali — i migliori medici e chirurghi d’America — ma al tempo stesso continuava a cercare alternative. È stato così fino alla fine. L’ultima volta che ci siamo incontrati, quattro settimane prima della sua morte, sapeva che il suo destino era ormai segnato. Ma, contro le previsioni dei medici, era convinto di poter vivere ancora un anno. Mi hanno raccontato che il giorno prima della fine era ancora al lavoro sui progetti della Apple e convinto che avrebbe avuto il tempo di leggere la sua biografia. Una fiducia che ti spieghi solo col suo “magical thinking“».

In azienda, però, il pensiero magico non intaccava la sua durezza. Esigente coi suoi dipendenti fino a essere sprezzante.
«Ne abbiamo parlato spesso. Dipendeva dalla sua ossessione per la perfezione. Era insofferente non solo della mediocrità, ma anche di tutto ciò che non raggiungeva l’eccellenza. Mi diceva: “È vero, potrei essere più dolce e di certo esiste un modo più delicato per gestire i rapporti coi miei dipendenti. Ma non sarei me stesso. Se una cosa non mi va, io lo dico in faccia. Capisco che è dura, ma alla fine di questo processo solo i migliori giocatori rimangono in squadra. E quelli che restano sono intensamente leali”».

Non andò così con John Sculley. Lo corteggiò, lo strappò alla Pepsi per farlo amministratore delegato della Apple e lui, dopo qualche anno, lo cacciò dalla sua azienda.
«Un quarto di secolo dopo, Steve ha continuato a detestare Sculley e non solo come manager. Quando l’aveva scelto, aveva visto in John anche la figura paterna che nella sua vita ha sempre cercato, dopo essere stato abbandonato in fasce dai genitori naturali. Quando Sculley lo tagliò fuori visse la cosa come un doppio tradimento».

Molti giornalisti pensano che con l’iPad Jobs abbia costruito una scialuppa di salvataggio per la stampa in crisi. Era davvero un suo obiettivo?
«Sì, vedeva nell’informazione giornalistica un presidio della democrazia. Considerava il New York Timesun grande giornale e voleva salvarlo. Ha passato molto tempo a discutere con loro, ma anche col Wall Street Journale Time, su come mantenere la redditività di questo business».

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24 ottobre 2011 11:34

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_24/gaggi-jobs-intervista_027b8750-fe0b-11e0-bb8b-fd7e32debc75.shtml

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“Ero gay, ma sono guarito”. E’ polemica sulla conversione di Adamo Creato

Confessioni di un gay cattolico – Estratto per Europride 2011

Caricato da in data 21/mar/2011

Estratto dal documentario del 2008 di D’Onofrio sulle “Confessioni di un gay cattolico”. Fra le altre, la testimonianza di Mauro Vaiani (http://diversotoscana.blogspot.com). I gay cristiani saranno presenti all’Europride 2011 a Roma (http://www.europrideroma.com/). I gruppi di gay credenti di cui si parla nel documentario sono tutti raggiungibili attraverso il portale http://www.gionata.org .

“Ero gay, ma sono guarito”. E’ polemica sulla conversione di Adamo Creato

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Il ragazzo, “grazie alla fede” si è liberato “dai lacci dell’omosessualità e della pornografia”. Il caso ha riportato in auge le teorie che vedono in un diverso orientamento sessuale una patologia curabile, ma in rete scoppia la querelle perché, come sostiene la comunità scientifica, sono prive di fondamento

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di Eleonora Bianchini

23 ottobre 2011

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Adamo Creato è lo pseudonimo di un giovane che “grazie ad un cammino di fede” è stato “liberato dai lacci dell’omosessualità, dalla dipendenza del sesso e della pornografia”.

La notizia è apparsa sul sito degli Uccr, l’Unione Cristiani Cattolici Razionali, con il titolo “Omosessualità: “Uscirne si può, io l’ho fatto”, un articolo dove racconta la sua esperienza di conversione al mondo etero. Che in Rete ha suscitato aspre polemiche e riportato alla ribalta la “terapia riparativa” di Joseph Nicolosi, presidente della National Association for Research and Therapy of Homosexuality (Narth), secondo il quale l’omosessualità è una devianza dovuta a trascorsi famigliari e di relazione problematici. Che, quindi, possono essere curati per conseguire l’inversione delle ‘preferenze’, come sostengono anche alcuni blog.

Adamo, che si definisce “un ragazzo romano di 28 anni che non si è fatto mancare nulla” spiega di avere sentito “il Ssa (same sex attraction)” in un periodo in cui era “impegnato già da tempo ad esplorare la sessualità con le ragazze”. Oltre a loro, però, anche i ragazzi lo trovavano attraente e allora, prosegue nel pezzo, “ho provato”. Da lì fa il suo ingresso nel mondo gay, che descrive a tinte fosche e psicologicamente violento. Per lui è il mondo “del ‘sesso creativo’, delle sostanze, dei locali, del linguaggio ‘da gay’, dell’attivismo”. Cattolico allora come oggi, all’epoca, dice, “preferivo stordirmi piuttosto che pensare, e abbandonai la fede”. Poi, visto l’insorgere di un “vuoto interiore”, ha deciso di approfondire e studiare, “dalla storia del movimento di liberazione omosessuale, al magistero della Chiesa cattolica, dalla Gat (Gay Affirmative Therapy) alla Terapia Riparativa di Joseph Nicolosi”. Aggiunge poi di essersi sentito accolto dalla Chiesa cattolica, “il luogo della misericordia e delle risposte concrete alle tue sofferenze” e rispetto all’omosessualità, si sente “una persona salvata da quello che mi rendeva la vita impossibile”. Conversione riuscita visto che “oggi la mia metà non potrebbe che essere una ragazza”.

Gli studi e le teorie riportate da Adamo, che la American Psychiatric Association, come altri enti di ricerca scientifica, considerano prive di fondamento scientifico  perché “l’omosessualità non è diagnosticabile con un disordine mentale”, sono anche accusate di fomentare l’omofobia, come si legge sul sito della Gat: “Come psicoterapeuta – si legge in homepage- se hai clienti gay o lesbiche, non è sufficiente essere gay friendly”, in quanto “persino i terapisti con le migliori intenzioni devono vincere un certo grado di omofobia”. Perché “dalla nascita la cultura eterosessuale ci insegna a pensare che ogni orientamento sessuale che non sia etero è “inferiore”.

Quella di Adamo Creato è una storia di “guarigione” che ricalca quanto raccontato da Luca Di Tolve, protagonista della canzone “Luca era gay” di Povia, ex Mister Gay e autore di “Ero gay. A Medjugorie ho ritrovato me stesso” (Piemme). Entrambi salvati dalla fede e dalla Chiesa cattolica che però nel suo catechismo, contrariamente al “luogo di misericordia” descritto da Adamo, considera “le relazioni omosessuali come gravi depravazioni”, e puntualizza che “la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”.

Tuttavia, l’Uccr prende le distanze dalla parola “guarigione”. “Questa è un’espressione lontana dalla nostra posizione”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Michele Prandi, tra gli ideatori del sito nato a febbraio 2011 e “gestito da un gruppo di ragazzi, per lo più universitari”, che specifica di “rispondere alle domande solo via mail”. “Noi – aggiunge – proclamiamo la libertà delle persone omosessuali nel farsi seguire nel loro desiderio di cambiamento da terapisti specializzati e ci battiamo perché non vengano discriminati. Ci sembrano due diritti inviolabili”. Dicono di ricevere mail di omosessuali che vogliono diventare ‘ex’ e che loro invitano a rivolgersi alla Narth. Proprio la stessa della teoria riparativa: “La loro esistenza mostra che l’omosessualità non è una condizione immutabile e dunque – puntualizza – come è giusto che gli omosessuali debbano essere liberi di esserlo, e coloro che desiderano diventare ‘ex’, devono essere liberi di essere aiutati e liberi di vivere la loro vita senza discriminazioni”.

Eppure “ogni tanto qualcuno ci scrive dicendoci che gli ex-omosessuali non esistono e, anche se sono sposati con moglie e figli, sono omosessuali che stanno mentendo o sono repressi”, osserva Prandi. E cosa fate in quei casi? “Solitamente non riteniamo opportuno rispondere”.

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Santoro in tv, sarà ‘Servizio pubblico’ il nome della nuova trasmissione – L’APPELLO DI SANTORO: “inviatemi 10 euro”

L’APPELLO DI SANTORO: “inviatemi 10 euro”

Caricato da in data 10/ott/2011

In 1/2 h 9 ottobre 2011 – Lucia Annunziata, in apertura di puntata, manda in onda l’appello di MIchele Santoro: “non lasciateci soli, inviateci 10 euro per il servizio pubblico”. Guarda la puntata integrale su: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6665e929-65ae-45db-b6e…

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Santoro in tv, sarà Servizio pubblico il nome della nuova trasmissione

Il conduttore: allontanare i politici dall’informazione

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ROMA – Annuncia una novità nel titolo Michele Santoro, intervenuto a 24 mattino per parlare della sua nuova trasmissione, che debutetrà il 3 novembre: «Si intitolerà Servizio pubblico, credo di sì». Non più Comizi d’amore? «La sensazione che prevale è quella di intitolarla Servizio Pubblico – ha confermato Santoro – Oggi scioglieremo questo dubbio. Servizio pubblico sta avendo un grandissimo successo, ma l’intenzione di fare un omaggio a Pasolini rimane e quindi qualcosa faremo».

Santoro ha parlato della tv in Italia, a cominciare dalla Rai: «Dirmi che non mi rivedrete più in Rai mi sembra una maledizione. Ciò che stiamo facendo è anche un atto d’amore nei confronti del servizio pubblico. L’ho detto e lo confermo, io sono della Rai ma non potevo continuare a lavorare contro la volontà del mio editore. Io non solo dovevo lavorare e fare profitti ma poi dovevo difendermi coi miei soldi dalle aggressioni che l’azienda mi faceva, usando i soldi che noi stessi avevamo portato nelle loro casse. Un paradosso insopportabile. Era uno stress psicologico enorme».

Santoro ha approfittato anche della vicenda della mancata firma con La7 per parlare di libertà di stampa: «Solo in Italia si considera la politica arbitro dell’informazione. La prima cosa da fare per rendere l’Italia un Paese normale è allontanare i politici dall’informazione. Finchè noi giornalisti non ci indigneremo per questo vuol dire che saremo in una condizione di semilibertà. Con La7 al momento dell’accordo è venuta fuori una richiesta di poter sottoporre ogni nostra azione della trasmissione a verifiche del loro ufficio legale. Questo in violazione dei contratti che tutelano l’autonomia dei giornalisti».

Al conduttore che gli ha chiesto di giudicare gli altri giornalisti che accettano le regole del gioco Santoro ha replicato: «Gli altri sono giornalisti che cercano di svolgere il loro lavoro al meglio. Io posso permettermi di ribellarmi a condizionamenti che tutti i giornalisti subiscono in Italia, sanno benissimo di subirli ma non hanno la forza di portare in piazza questi elementi universalmente noti. Ma il problema esiste, io mi posso permettere grazie alla mia popolarità e alla mia età di affrontare un’avventura diversa. Io ci provo a forzare una situazione che tutti conoscono, che non ci lascia esprimere liberamente. Io lo faccio anche per gli altri, anche coloro che accettano questa situazione».

Una battuta anche su Berlusconi, che ha definito porno-cronisti coloro che hanno raccontato le feste a Palazzo Grazioli: «Io posso fare anche a meno delle intercettazioni – ha detto Santoro – sarei un porno-cronista anche senza i materiali pornografici che Berlusconi spontaneamente fornisce alla cronaca, ma di fronte al fatto che ci sono intercettazioni di rilievo pubblico saremo costretti a pubblicarle con un atto di disobbedienza civile. Le intercettazioni sono sputtanamento? Dopo aver visto la Merkel e Sarkozy che sghignazzavano stiamo ancora a parlare di sputtanamenti? Mi sembra che siamo abbastanza sputtanati a livello mondiale».

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Lunedì 24 Ottobre 2011 – 13:17    Ultimo aggiornamento: 13:58

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=167560&sez=HOME_INITALIA

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LIVORNO – «A.A.A. cercasi magazziniere Incline alla subordinazione»

Livorno

«A.A.A. cercasi magazziniere
Incline alla subordinazione»


Immagine tratta dal sito dell’Associazione Aut-Aut– Pisa

È un annuncio pubblicato dal Centro per l’impiego di Livorno. Tra i requisiti una condizione: il lavoratore deve sentirsi «incline alla subordinazione»

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LIVORNO – «Ditta ingrosso componenti meccaniche cerca tirocinante per gestione magazzino». È un annuncio pubblicato dal Centro per l’impiego di Livorno, mansioni di logistica e di amministrazione per 8 ore al giorno. Offerta uguale a tante, se tra i requisiti non vi fosse una condizione: il lavoratore deve sentirsi «incline alla subordinazione, al rispetto dei regolamenti aziendali e delle disposizioni impartite». Precisazione che ha mandato su tutte le furie, con un tam tam di 5 giorni, gli utenti di internet. La prima ad accorgersene è stata una sceneggiatrice di fumetti livornese, Francesca Santi, 33 anni, che ha ritagliato la pagina del «Cercalavoro» di un giornale locale, ha scannerizzato quelle righe e le ha postate sul suo blog «Spremuta d’inchiostro».

«È agghiacciante – scrive – mi sono venuti i brividi quando l’ho letta e ho pensato che non abbiamo tutti i torti a essere così pessimisti per il futuro». Tra gli amici c’è chi commenta mescolando pragmatismo e vernacolo: «Io c’andrei a quel colloquio. Ma solo per il gusto di dirgli “Io lavoro, ma non subordino proprio una s…”.». La segnalazione di Francesca è un sasso nello stagno: tramite blog, twitter, social network, la celebrità dell’annuncio diventa definitiva. E oggi l’offerta di lavoro è di nuovo sui giornali livornesi, ma per altri motivi. «Siamo vincolati al rispetto della riservatezza chiesta dall’azienda – spiegano dagli uffici del Centro per l’impiego -. È uno spazio che offriamo, se i requisiti non sono in contrasto con la legge come possiamo respingerli?». Livorno, ricorda il quotidiano, è al secondo posto nel centro nord per tasso di ragazzi tra 15 e 29 anni che non studiano nè lavorano (uno su 5).

«L’impressione – risponde l’assessore provinciale al lavoro Ringo Anselmi, ex segretario regionale Fiom in Toscana e Emilia – è che non ci siano più regole nel mercato del lavoro. I rapporti di lavoro hanno sempre più bisogno di normative serie, altrimenti il rischio è che l’azienda chieda ciò che le pare e nessuno controlli. In questo caso si trattava di un tirocinio, che servirebbe ad aiutare a trovare lavoro, non a sfruttare le persone». La crisi rischia insomma di spingere ad accettare l’inaccettabile, ad abbassare le difese: «In un periodo normale le persone forse reagirebbero in modo più energico, ma c’è paura di non avere un lavoro», riflette Enrico Sassano, direttore della Caritas di Livorno. «Vale per tutto il mondo, come dimostrano le proteste di questi mesi. Il lavoro è sinonimo di casa e a Livorno è un problema che sentiamo sempre di più. È una questione che deve essere presa di petto e per quello che possiamo diamo una mano. Resta che le persone sono persone, non individui. Non si possono negare ai lavoratori diritti essenziali».

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24 ottobre 2011

fonte:  http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2011/24-ottobre-2011/aaa-cercasi-magazziniere-incline-subordinazione-1901918056456.shtml

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QUELLI CHE HANNO CAPITO TUTTO.. – Il Vaticano: «Liberismo causa della crisi, serve un governo mondiale»

Sì a tassazione transazioni finanziarie

Il Vaticano: «Liberismo causa della crisi, serve un governo mondiale»

Il Pontificio consiglio per la giustizia e la pace: «Crisi generata da ideologie liberiste»

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Papa Benedetto XVI (LaPresse)
Papa Benedetto XVI (LaPresse)

MILANO – Il Vaticano chiede una «riforma del sistema finanziario e monetario internazionale», «una autorità pubblica universale» che governi la finanza. Chiede «multilateralismo» non solo in diplomazia ma per «sviluppo sostenibile e pace». Denuncia il rischio di una generazione di «tecnocrati» che ignori il bene comune. Il Vaticano chiede inoltre di tornare al «primato della politica» sulla «economia e la finanza». E tra gli obiettivi a medio termine propone per questo la creazione di una Banca centrale mondiale Ma soprattutto fa sua una dura presa di posizione contro il liberismo accusato di essere causa della crisi. A cui, come detto, bisogna rispondere creando un’autorità pubblica mondiale. Se non si crea un’autorità pubblica mondiale il mondo globalizzato rischia infatti di diventare una «torre di Babele», secondo il Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace. L’attuale crisi economica e finanziaria è infatti sempre per il Pontificio consiglio per la giustizia e la pace l’«effetto devastante» delle ideologie liberiste, sempre per il Pontificio consiglio che ha pubblicato un documento intitolato «Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale».

IL DOCUMENTO – «Un effetto devastante di queste ideologie, soprattutto negli ultimi decenni del secolo scorso e nei primi anni del nuovo secolo, è stato lo scoppio della crisi nella quale il mondo si trova tuttora immerso», si legge nel documento del dicastero vaticano. «Cosa ha spinto il mondo in questa direzione estremamente problematica anche per la pace? Anzitutto un liberismo economico senza regole e senza controlli. Si tratta di una ideologia, di una forma di “apriorismo economico”, che pretende di prendere dalla teoria le leggi di funzionamento del mercato e le cosiddette leggi dello sviluppo capitalistico esasperandone alcuni aspetti». Nel documento vaticano, vi è anche una critica all’approccio liberista che ha fatto fallire Lehman Brothers: «Un orientamento di stampo liberista – reticente rispetto ad interventi pubblici nei mercati – ha fatto propendere per il fallimento di un importante istituto finanziario internazionale, immaginando in tal modo di delimitare la crisi e i suoi effetti. Ne è derivata purtroppo una propagazione di sfiducia che ha spinto a mutare repentinamente atteggiamento, sollecitando interventi pubblici sotto varie forme, di enorme portata (oltre il 20% del prodotto nazionale) al fine di tamponare gli effetti negativi che avrebbero travolto tutto il sistema finanziario internazionale».

GLOBALIZZAZIONE – Proprio per evitare i rischi e le catastrofi apportate dal liberismo economica è necessario instaurare un’autorità mondiale che risolva i problemi dell’economia e non solo. «In un mondo in via di rapida globalizzazione, il riferimento ad un’Autorità mondiale diviene l’unico orizzonte compatibile con le nuove realtà del nostro tempo e con i bisogni della specie umana. Non va, però, dimenticato che questo passaggio, data la natura ferita degli uomini, non avviene senza angosce e senza sofferenze», si legge nel documento, che ricorda come già Giovanni XXIII, e poi Benedetto XVI nella enciclica «Caritas in veritate», hanno proposto la creazione di un’autorità mondiale.

TASSARE LA FINANZA – La Santa Sede appoggia anche la proposta di una tassazione internazionale delle transazioni finanziarie. «Dovrebbe essere attuata – afferma il Pontificio consiglio giustizia e pace – mediante aliquote eque, ma modulate con oneri proporzionati alla complessità delle operazioni, soprattutto di quelle che si effettuano nel mercato secondario».

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Redazione Online
24 ottobre 2011 13:03

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_24/vaticano-documento-crisi-liberismo_ddda6984-fe28-11e0-bb8b-fd7e32debc75.shtml

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CRISI – Consiglio dei ministri straordinario alle 18. Lega: “L’età pensionabile non si tocca”

CRISI

Consiglio dei ministri straordinario alle 18
Lega: “L’età pensionabile non si tocca”

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L’Unione europea ha chiesto all’Italia di adottare i provvedimenti entro il prossimo vertice di mercoledì. Berlusconi parla di riforma della previdenza ma Reguzzoni conferma la netta opposizione del Carroccio

 

ROMA – Il Consiglio dei ministri si riunirà in seduta straordinaria stasera alle 18. La riunione per varare le misure strutturali sollecitate dall’Ue era stata preannunciata ieri sera da Silvio Berlusconi, al termine del consiglio europeo a Bruxelles.

Il tempo stringe: l’Unione europea vuole che mercoledì l’Italia si presenti al tavolo del vertice con le misure per la crescita. Misure che – ha sostenuto il premier – lui avrebbe voluto adottare già da tempo ma che, “per colpa di altri”, era stato impossibile varare. La principale riforma cui pensa Berlusconi è quella delle pensioni. “Nell’Ue si è parlato di un’uguale età pensionabile per tutti a 67 anni – ha detto – Lo farò presente alla Lega anche perché siamo l’unico Paese ad avere anche le pensioni di anzianità. Bossi ha a cuore i pensionati. Ma questo non collide. Gliene parlerò”.

Ma superare le resistenze del Carroccio non sarà facile. Lo conferma la netta presa di posizione del capogruppo leghista alla Camera, Marco Reguzzoni, intervenuto questa mattina al programma di Maurizio Belpietro: “La Lega è contro qualsiasi riforma delle pensioni e contro la patrimoniale. E’ sempre stata contraria all’ipotesi di ridiscussione dell’età pensionabile. Abbiamo fatto le nostre proposte alternative. Di questa questione ne discuterà il Consiglio dei ministri”.

Altra misura che potrebbe essere esaminata dal consiglio dei ministri è la cessione degli immobili pubblici. “Forse potremo ridurre il debito pubblico anche prima del 2013 ponendoli sul mercato”, ha affermato Berlusconi a Bruxelles.

Il presidente del Consiglio ha affrontato anche la questione dei sorrisi ironici del presidente francese Nicolas Sarkozy e della cancelliera tedesca Angela Merkel nei confronti suoi e dell’Italia: la spiegazione va cercata nella querelle intorno alla Bce e nel comportamento di Lorenzo Bini Smaghi, che ancora non ha lasciato il suo posto alla Banca centrale europea per far posto a un francese.

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24 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/10/24/news/misure_economiche_24_ottobre-23753506/?rss

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CRISI, SMANTELLARE L’ITALIA – Dopo le pagelle cartacee il governo elimina i presidi

Dopo le pagelle cartacee il governo elimina i presidi

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fonte immagine

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Tra le norme previste dal disegno di legge di Stabilità ce n’è una che rischia di lasciare una scuola su tre senza presidenza e di far sparire tutti i posti del concorso appena iniziato

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di SALVO INTRAVIA

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Dopo le pagelle cartacee il governo elimina i presidi

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ROMA Oltre alle pagelle cartacee, il governo ha deciso di abolire anche le presidenze. Il disegno di legge di Stabilità, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 14 ottobre e approdato in Parlamento per la discussione e definitiva approvazione, contiene una norma che rischia di lasciare senza un preside titolare una scuola italiana su tre e di fare sparire tutti i posti del concorso a preside appena iniziato. Una situazione che in Italia non si è mai verificata e che potrebbe contribuire a rendere ancora più difficile gestire le scuole del Belpaese. Tra meno di un anno, più del 50 per cento degli istituti potrebbero essere gestiti da presidi “part-time”. E c’è chi già “si indigna” per un modo di operare del governo che carica di responsabilità i capi d’istituto senza “nessun riconoscimento economico”.

Ma la norma in questione, secondo i soliti bene informati, potrebbe rappresentare la risposta del governo alle regioni che, in nome del federalismo, si rifiutano di obbedire al diktat dei palazzi romani sul dimensionamento della rete scolastica, di pertinenza delle regioni. Il tutto, in nome di un federalismo più enunciato dall’esecutivo per fare piacere alla Lega che percorso nei fatti. Per comprendere la situazione occorre fare un passo indietro. Lo scorso mese di luglio, il governo vara la prima Finanziaria di una lunga serie, che contiene gli ennesimi tagli alla scuola. Questa volta Tremonti prende di mira le poltrone di dirigente scolastico.

Per risparmiare alcune decine di milioni, stabilisce che a partire dal 2011/2012 le scuole con meno di 500 alunni – 300 nelle piccole isole e nei comuni montani – non potranno più avere un preside titolare, ma saranno guidate da un reggente: un capo d’istituto già al comando di un’altra scuola. L’obiettivo è quello di tagliare 1.812 presidenze e relativi stipendi, per un risparmio di circa 100 milioni l’anno. Ma il recente disegno di legge di Stabilità rincara da dose: innalza da 500 a 600 il numero degli alunni per scuola – 400 per i comuni montani e le piccole isole – che fa scattare la presidenza titolare e include nel taglio anche la figura del dsga: il vecchio segretario.

I numeri del colpo di scure sono contenuti nella relazione tecnica allegata al disegno di legge di stabilità: 145 milioni di euro nel 2012/2013, 150 nel 2013/2014 e 160 nel 2014/2015. In totale, quasi mezzo miliardo di euro che si aggiunge agli 8 miliardi già tagliati con la Finanziaria del 2008. Le presidenze che, secondo i calcoli di via XX settembre, salteranno sono 3.138, stesso destino per altrettanti posti di dsga. Ma non solo. Il taglio di 3.138 presidenze corrisponde al 31 per cento delle oltre 10 mila poltrone di capo d’istituto esistenti in Italia. E se restasse immutato il numero delle scuole, il 62 per cento verrebbe gestito da presidi “a scavalco”.

Ma il taglio delle presidenze potrebbe vanificare gli sforzi di migliaia di insegnanti che in questi giorni si stanno sacrificando per affrontare le prove di selezione del concorso per diventare dirigente scolastico. Qualche mese fa, il governo ha bandito il concorso a preside mettendo in palio 2.386 posti. Poi, arrivò la finanziaria di luglio e pochi giorni fa anche la legge di stabilità. E i 2.386 posti per i vincitori di concorso? Ogni anno, il numero di pensionamenti oscilla fra le 500 e le 600 unità. Così, se la matematica non è un’opinione, nel 2012 i vincitori del concorso potrebbero avere la sgradita sorpresa di non trovare poltrone sulle quali sedersi.

E la Dirpresidi “si indigna”. “Anche i presidi delle scuole si indignano. Ma non certamente per ‘simpatia’ con gli indignados dei cortei romani. In applicazione della manovre finanziaria,  l’organico dei dirigenti scolastici  diminuirà di 3.138 con aggravio del carico di lavoro e ancora viene negata la perequazione interna ed esterna”, scrive Giuseppe Adernò. “I compiti  e le responsabilità che  graveranno sui presidi che avranno oltre mille studenti  e più – continua – di cento docenti e personale Ata saranno notevoli ed in più per molte scuole non sarà facile gestire alunni e classi dislocate in più plessi scolastici, per carenza di strutture e per necessità ambientali”.

“Il ministero delle Finanze che sovrintende e governa  la scuola italiana vuole la botte piena di economie e la moglie ubriaca di lavoro e di stress”, conclude Adernò. Ma i bene informati giurano che la norma in questione è la risposta alle regioni che si rifiutano di fare il dimensionamento scolastico come ha indicato il governo. Nella stessa finanziaria di luglio c’era anche infatti un’altra norma: la previsione di abolire tutte le scuole medie autonome e le direzioni didattiche per formare istituti comprensivi con almeno mille alunni. L’obiettivo è sempre lo stesso: tagliare un migliaio di presidenze. Ma sulla rete scolastica la competenza è delle regioni, che in alcuni casi si sono rivolte alla Consulta.

La disposizione prevista dalla legge di stabilità dovrebbe “indurre” quindi anche le regioni “riottose” (Toscana, Emilia Romagna, Puglia, Liguria, Marche, Sicilia e Basilicata) a cambiare idea. Infatti, le stesse possono anche rifiutarsi di dare corso al dimensionamento scolastico – smembramento delle scuole medie ed elementari e riaccorpamento dei plessi per formare istituti comprensivi con almeno mille alunni – indicato dal governo, ma si troverebbero scuole senza dirigente scolastico e segretario titolari. Insomma, una situazione che alla lunga porterebbe le istituzioni scolastiche in questione alla paralisi.

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24 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2011/10/24/news/dopo_le_pagelle_cartacee_il_governo_elimina_i_presidi-23749089/?rss

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VIDEO INEDITO . Il momento della cattura di Gheddafi – The Moment of Gaddafi’s Capture

Raw Video: The Moment of Gaddafi’s Capture

Exclusive video from Global Post shows a graphic account of the moment of Muammar Gaddafi’s capture in Sirte. Powered by www.newslook.com Producer : GlobalPost