Archivio | ottobre 25, 2011

PREDICA BENE, RAZZOLA MALE? – Pd, precari a 400 euro al mese

Pd, precari a 400 euro al mese

Dipendenti a termine appaltati a società esterne. E grafici pubblicitari con stipendi da fame. La questione esplode dopo un annuncio di ricerca personale. Sulla pagina Facebook di Bersani gli elettori si arrabbiano, ma i commenti vengono cancellati

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di Cristina Cucciniello

(25 ottobre 2011)

Pier Luigi Bersani Pier Luigi Bersani
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A Pierluì, che è sta storia degli stagisti? Che famo predicamo bene e razzolamo peggio del porco?”: in uno stringato dialetto romano, il commento di Roberto sulla pagina Facebook ufficiale del Partito Democratico sintetizza bene il succo dell’ultima bufera digitale che ha travolto i democratici.
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Tutto nasce grazie a una segnalazione contenuta sia in un post del blog ufficiale del Popolo Viola blog ufficiale del Popolo Viola sia su Lettera Viola: il Partito Democratico – tramite un annuncio pubblicato su una pagina interna al proprio sito ufficiale – dichiara di essere alla ricerca, per il suo ufficio grafico, di stagisti cui verrà versata la stratosferica cifra di 400 euro mensili, a titolo di rimborso spese.
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All’appello dei Viola, ovvero alla richiesta di lasciare al segretario dei Pier Luigi Bersani messaggi sulla sua pagina Facebook affinché il Pd regolarizzasse il lavoro precario all’interno delle sue strutture, aderiscono subito centinaia di utenti: “Eliminate lo sfruttamento degli stagisti dentro il Pd e regolarizzate i lavoratori secondo contratto”, scrive Alessio, mentre Stefano va giù duro: “L’ipocrisia dilagante nel vostro partito ormai non mi stupisce più, sposo anche io l’appello del Il popolo viola per sollecitarla a rivedere le posizioni degli stagisti che vi fanno le campagne contro il precariato, un minimo di coerenza sarebbe gradita!”. Peccato che di quei messaggi non sia rimasta traccia: i post – ancora presenti quando ‘l’Espresso’ ha raccolto la notizia dell’appello dei Viola – sono stati cancellati nel corso del pomeriggio.
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Interpellati i soliti bene informati del Collegio del Nazareno – sede nazionale del Partito Democratico, nonché sede dello stage – si scopre che sì, effettivamente il settore creativo della Comunicazione Pd fa ricorso all’utilizzo di stagisti e che la selezione in corso non è la prima, ma la seconda ad esser messa in atto. La prima selezione è avvenuta alcuni mesi fa, tramite passaparola, senza alcun bando pubblico. Terminato il primo stage – che ha avuto lo stesso trattamento economico, ovvero 400 euro per 4 ore giornaliere di lavoro – è partita la seconda selezione, attuata, stavolta, tramite il bando notato da Lettera Viola.
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Quando ‘l’Espresso’ prova a chiedere dettagli sull’effettivo trattamento contrattuale ed economico del personale impiegato dal Partito Democratico per la gestione dei servizi più disparati il quadro che viene fuori non è dei migliori. Al di là degli stagisti dell’ufficio grafico, molti giovanissimi lavorano a progetti – specie nell’ambito del settore comunicazione – affidati a società esterne, su appalto: è lì che i dipendenti si vedono offrire le più disparate forme di precariato, a cifre irrisorie. Il risultato è che mentre gli ex dipendenti della Margherita e dei Ds – assorbiti dal Partito Democratico e stabilizzati, così come apprendiamo dall’ufficio stampa – godono di un equo trattamento contrattuale, con salari accettabili, i precari legati alle società esterne ma dediti allo sviluppo di progetti Pd creano una sorta di sottobosco incontrollato.
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Una bella incongruenza rispetto alla proposta di legge di regolamentazione degli stage e del precariato, presentata dal parlamentare piddino Cesare Damiano: “guerra agli stage truffa e un reddito minimo sicuro” titolava il sito del Partito Democratico lo scorso marzo, alla presentazione della proposta di legge. Peccato che poi quella proposta di salario mensile “non inferiore a 400 euro mensili, oltre che il rimborso di alcuni servizi” sia stata mantenuta al minimo, visto che gli stagisti dell’ufficio grafico ricevono sì 400 euro, ma senza ulteriori rimborsi, per il pranzo o gli spostamenti.
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Eppure Randa El Tahmy Bayoumy Amar, 29 anni, una dei due stagisti selezionati, che ha deciso di inviare una risposta scritta agli utenti Facebook che chiedevano spiegazioni tramite la pagina del Partito Democratico, pare non fare una piega: “sottolineo come fossi perfettamente a conoscenza delle condizioni in merito ad orario e rimborso spese dello stage, e anche spinta da queste ho spedito la mia candidatura. Non soltanto perché ritenevo che fare uno stage in una grande organizzazione partitica mi avrebbe certamente formata ulteriormente ma perché questo mi avrebbe consentito, grazie ad un rimborso spese di 400 euro, di pagare quantomeno le spese di alloggio a Roma”. Strano, nella città in cui un posto letto in una casa in affitto condivisa fra più studenti e precari costa dai 500 euro in su.
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La cifra pattuita non pare bassa nemmeno a Stefano Di Traglia, portavoce del Segretario Pier Luigi Bersani, cui chiediamo lumi sulla faccenda: “Esistono aziende che non pagano affatto gli stage, ci è sembrato equo un compenso di 400 euro per uno stage con sole finalità formative, cui non farà seguito inserimento stabile”.
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Quando chiediamo se per il futuro sarà possibile dare una risposta all’appello mosso oggi dal Popolo Viola, otteniamo una promessa: “Sarà nostra cura adeguare i compensi dei futuri stagisti che verranno selezionati, affinché quanto proposto in Parlamento sia congruente a quanto avviene nelle nostre sedi. Cercheremo, inoltre, di effettuare un controllo etico sulle aziende e sui fornitori cui affideremo”.
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Una piccola vittoria, insomma, grazie alla mobilitazione del web.
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Mercato dell’oppio a gonfie vele, dopo dieci anni di guerra l’Afghanistan è un narcostato / VIDEO: Afghanistan’s Opium Trail – 43-min documentary

Mercato dell’oppio a gonfie vele, dopo dieci anni di guerra l’Afghanistan è un narcostato

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Nel 2011 la coltivazione del papavero è aumentata del 7 per cento e la redditività per ettaro raddoppiata, denuncia il rapporto dell’Ufficio Onu su droga e crimine. Una vera industria nazionale che arricchisce molti, talebani e signori della guerra compresi

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di Valentina Avon
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In Afghanistan quest’anno la coltivazione dei papaveri è aumentata del 7 per cento e la produzione potenziale di oppio del 61 per cento, la redditività è raddoppiata passando da 4.900 a 10.700 dollari per acro, gli acri coltivati da 123.000 sono diventati 131.000,e altre tre province finora “poppy free”, libere da papaveri, non lo sono più. In sintesi è questo il contenuto del Report dell’Ufficio delle Nazioni Unite per Droga e Crimine appena pubblicato, che fa il confronto con il 2010. Aumentano la superficie e la produzione quindi, ma soprattutto aumentano produttività e redditività. Oggi la sola coltivazione contribuisce al Pil con 16,34 miliardi di dollari, il 9 per cento, l’anno scorso era il 5, con 12,7 miliardi. Quello del papavero è il business più diffuso e redditizio, praticamente l’unica industria nazionale in Afghanistan, diventato a tutti gli effetti un narcostato.

A dieci anni dell’attacco occidentale al regime dei Talebani, era il 7 ottobre 2001, Osama Bin Laden è morto, ma i narcotrafficanti stanno benissimo. E quest’anno possono mettere a bilancio il raddoppio del costo dell’oppio, associato a una maggiore produttività del terreno, e un ancora maggiore peso nell’economia nazionale. Rispetto alla Guerra alla droga non sono risultati da poco. Presentando il rapporto, il direttore dell’Unodc Yuri Fedotov si è congratulato con il ministero antidroga e la polizia afghani per aver “lavorato sodo”, per poi concludere con l’innegabile gravità dei dati presentati: il “messaggio forte di fronte al quale non si può restare letargici”. Il suo statement è un sofferto appello alla comunità internazionale, che “può e deve fare di più”, riassunto anche nei 140 caratteri del suo account Twitter. Per la prima volta nel report annuale vengono abbandonati ogni ottimismo e rassicurazione e la preoccupazione è espressa senza tanti giri di parole.

L’unico risultato positivo presentato dall’Unodc è legato alle eradicazioni delle piante, tema peraltro controverso, sul quale gli stati membri hanno posizioni differenti. Ma se è vero che la crescita percentuale della superficie “liberata” dalla coltivazione dei papaveri è stata del 65 per cento, è vero anche che tale crescita si traduce in un migliaio di acri in più rispetto al 2010, per arrivare a 3.800, “solo il 3 per cento dell’intera area coltivata” lamenta Fedotov. Mentre l’aumento del prezzo dell’oppio, triplicato dal 2009, incentiva i contadini a passare a questa attività, e quando invece la evitano non è per paura della repressione governativa, ma per la scarsa aderenza ai precetti dell’Islam, dice ancora il rapporto. L’Afghanistan con le sue 5.800 tonnellate produce oggi il 95 per cento della quantità totale di oppio che circola al mondo (equivalente, una volta raffinato, a circa 600 tonnellate di eroina).

La produzione afghana si concentra nelle province a sud e ovest, confermando, dice il rapporto, “la connessione osservata dal 2007 tra insicurezza e coltivazioni”. Un punto che pare stare a cuore al direttore Fedotov, che ricorda come produzione e traffico di stupefacenti alimentano corruzione e criminalità. Connessioni che producono instabilità sia in Afghanistan che a livello globale: “Bruciamo tutti sulla stessa fiamma”. L’oppio porta potere e profitti e un intreccio di interessi per signori della guerra, militari, politici, trafficanti e ovviamente talebani.

Lo zar Yuri Fedotov, ex diplomatico ed ex ministro della Federazione Russa, si è insediato poco più di un anno fa alla guida dell’Unodc prendendo il posto dell’italiano Antonio Maria Costa (e rompendo una tradizione, quella della guida italiana, che durava dal 1982, interrotta anche per il taglio dell’80 per cento dei contributi italiani all’agenzia). Conosce bene le “connessioni causali” tra traffico di droga e guai, visto che proviene da un’area che sta pagando prezzi altissimi l’essere luogo di transito e smercio di quantità sempre più consistenti di eroina afghana, il cui abuso ha raggiunto livelli endemici. Mentre il governo si limita per lo più a incarcerare i tossicodipendenti e non pare in grado di fronteggiare l’emergenza con strumenti politici e sanitari efficaci e rispettosi dei diritti umani.

La situazione russa è speculare a quanto si sta verificando lungo tutte le vie del traffico internazionale, che dall’Afghanistan vanno verso Nord, attraverso l’Asia centrale, per approdare in Europa e Russia, o verso Ovest, attraverso Iran, Turchia e Europa, o verso Sud, attraverso Pakistan e India. Arrivano in Africa, negli Usa, in Cina, in Australia. L’Afghanistan per primo però paga il prezzo anche sociale, umano, dell’essere diventato un narcostato. Nonché, sempre seguendo le parole di Fedotov e del Report dell’Unodc, “uno dei Paesi con la più alta quota di consumatori di oppio nel mondo. Il Paese sta inoltre assistendo a un’epidemia di Hiv, concentrata fra gli assuntori di droga”. Nella produzione invece sarebbe coinvolto solo il 5 per cento della popolazione.

Nel 2010 la produzione di oppio aveva registrato una battuta d’arresto: non per l’azione di polizia o di organismi internazionali, ma per la perniciosa presenza di un parassita che danneggia le piante. Risolto il problema agricolo, la produttività delle coltivazioni ha ricominciato a crescere per tornare ai livelli degli anni passati. Da molti anni l’Afghanistan ha soppiantato nella produzione di oppio il cosiddetto Triangolo d’oro, Thailandia, Birmania e Laos, dove peraltro sta riprendendo quota, come sta accadendo anche in Messico.

In Afghanistan non si coltiva solamente: sulle vie del narcotraffico non viaggia solo l’oppio grezzo, ma l’eroina già raffinata, in laboratori dove lavorano i “chimici” migliori sulla piazza, turchi e iraniani. Che processano in loco la maggior parte dell’oppio qui prodotto. E’ anche così che il miliardo e mezzo di dollari che frutta la sola vendita delle piante (oggi il papavero essiccato frutta ai coltivatori 240 euro al chilo) si moltiplica in maniera esponenziale (l’eroina raffinata viaggia in Afghanistan sui 4 mila dollari al chilo), arrivando a comporre in realtà la metà del Pil nazionale. Il giro d’affari mondiale per i soli oppiacei è di quasi 70 miliardi di dollari, come quantificato nel World Drugs Report emesso sempre dall’Unodc. Sul fronte della guerra ai Talebani le notizie non sono buone, su quello della guerra alla droga sono anche peggiori.

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25 ottobre 2011
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fonte:
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Afghanistan’s Opium Trail – 43-min documentary

Caricato da in data 08/feb/2008

See Full Film Here:

(link per vedere il documentario completo)
http://vod.journeyman.tv/store?p=3135

Feb 2008
Over 90% of the world’s opium now comes from Afghanistan. In this shocking new film, we ride the drugs caravan, from cultivation, to process, to market. On route, we lift the curtain on the hidden world of the drug barons; learn how to process heroin in the crudest of laboratories and encounter deadly gunfights on the Iranian border…

Crouching behind rocks in the mountain passes between Iran and Afghanistan, Iranian guards prepare an ambush. As opium smugglers come into view, the guards open fire. One trafficker falls to the ground immediately, killed by their first shot. But the others fight back until police reinforcements arrive, wielding large machine guns.

Shoot outs like this happen every day. Over 200 Iranian guards are killed a year patrolling the Afghan border. “Drugs production has increased tenfold in Afghanistan”, laments Captain Miri. So much opium is flooding across the border, anti-drug units now calculate the value of their hauls in tonnes rather than kilos.

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Pensioni, intesa con la Lega. Bossi: trovata la strada. Sarkozy: “UE vicina al ko”

Pensioni, intesa con la Lega. Bossi: trovata la strada. Sarkozy: “UE vicina al ko”

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ROMA – «L’unità tra Pdl e Lega si è raggiunta sulla decisione di rispondere puntualmente all’Europa sulle cose che si sono fatte e che intendiamo fare». Lo ha affermato il segretario del Pdl Angelino Alfano, ospite di ‘Porta a porta’. «Alla fine -ha proseguito Alfano- anche domani all’Eurogruppo ci sarà un atteggiamento positivo nei confronti dell’Italia» e «anche oggi si è dimostrato che tiene un rapporto tra due partiti che hanno fin qui assicurato stabilità e riforme al Paese».

BOSSI: “PENSIONI? INDIVIDUATA LA STRADA” «Sulle pensioni il governo ancora rischia ma alla fine una strada l’abbiamo individuata. Ora bisogna vedere cosa dice l’Europa». Lo ha affermato Umberto Bossi lasciando Montecitorio

SARKOZY: “EUROPA VICINA ALL’ESPLOSIONE” «L’Europa non è mai stata cosi vicina all’esplosione»: lo ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy secondo il sito internet di Les Echos. Alla vigilia del vertice Ue, anche il premier Francois Fillon ha detto che per la Francia si apre una «partita essenziale» e l’ appuntamento di domani è una «priorità assoluta».

SINDACATI UNITI Sindacati uniti nel respingere un ulteriore intervento sul sistema previdenziale. Cgil, Cisl e Uil si dicono nettamente contrari alla riforma: le pensioni non si toccano, i lavoratori dipendenti hanno già dato, è la loro posizione, pur con dei distinguo. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, chiede che prima il governo dia l’esempio e metta in campo la patrimoniale, venda il patrimonio pubblico e riduca i costi della politica. Anche la Uil, con il numero uno Luigi Angeletti, chiede di tagliare i costi politici e di intervenire, piuttosto, sulle pensioni dei parlamentari. E non esclude, «se necessario», l’eventualità di scendere in piazza. La Cgil – come già sostenuto ieri dalla leader Susanna Camusso – parla di «accanimento» non accettabile e dice no a «ulteriori vessazioni» da parte di questo governo «non credibile». La Cisl «è decisamente contraria» a interventi sulle pensioni, afferma Bonanni: «Il governo dia l’esempio: chi ha di più metta a disposizione quello che ha». Se il governo vuole parlare di pensioni con le parti sociali, sostiene, deve lavorare sull’unificazione dell’aliquota contributiva tra i lavoratori dipendenti, gli autonomi e i parasubordinati; e sulle prospettive per i giovani rendendo obbligatorio il passaggio del Tfr alla previdenza integrativa, oltre ad agire anche con la leva fiscale mettendo in campo la riforma a favore dei redditi da lavoro dipendente e da pensione chiesta più volte dal sindacato di via Po. «Non accetteremo nessun intervento in materia previdenziale sino a quando i parlamentari non voteranno una legge che renda le loro pensioni omogenee a quelle degli altri cittadini», dice il segretario generale della Uil. «La classe politica ha straripato: certe spese non ce le possiamo più permettere», aggiunge Angeletti. Per la Cgil parla il segretario confederale Vera Lamonica: «Non sarebbero tollerabili mediazioni nel Governo che ripartissero dall’accanimento sulle donne» e dalla «discriminazione e vessazione del lavoro dipendente. L’attacco al lavoro ormai è insopportabile e ogni ulteriore intervento sulle pensioni noi lo contrasteremo con decisione. Il sistema è stato troppe volte toccato e ritoccato; le età reali e legali di pensionamento sono già allineate quando non superiori, col resto d’Europa e i tagli sulla previdenza sono stati utilizzati più volte in tutte le manovre». I lavoratori dipendenti, conclude la Cgil, «hanno già dato».

LA GIORNATA È stallo totale nella trattiva sulla riforma delle pensioni che da ieri il premier Silvio Berlusconi sta conducendo ad oltranza con Umberto Bossi. Ma, al momento, il Senatur rimane fermo sul no ad innalzare l’eta pensionabile come ha chiesto l’Unione europea. Dopo la fumata nera ieri in Consiglio dei ministri e il vertice serale tra il premier e la delegazione del Carroccio, questa mattina sono riprese le trattive a palazzo Grazioli dove il Cavaliere ha riunito tutta la maggioranza. «Sì. Ebbè, che vuoi fare?». Così il leader della Lega Umberto Bossi ha risposto a chi gli domanda se in caso di governo lo scenario siano le elezioni. «Mica possiamo fare un governo tecnico»
A tenere sotto controllo la situazione è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che in una nota chiede al capo del governo di «compiere tutte le scelte necessarie per ridurre il rischio a cui sono esposti nei mercati finanziari i titoli del nostro debito pubblico, rendere più credibile il nostro impegno». Al momento però la situazione è ferma in attesa di capire se le soluzioni individuate a palazzo Grazioli ottengano il via libera del leader della Lega Nord.
La delegazione del Carroccio ha infatti lasciato in blocco via del Plebiscito per raggiungere a Montecitorio il Senatur per una riunione di tutto lo stato maggiore lumbard. È lo stesso leader del Carroccio a non nascondere che la tenuta del governo sia a rischio: «Il momento è drammatico – avverte senza giri di parole – stavolta la situazione è difficile e molto pericolosa».
Il Senatur non chiude la porta alla possibilità di continuare la trattativa con il Cavaliere ma, indica in modo chiaro quali sono i paletti irremovibili: «Non è possibile portare le pensioni a 67 anni per far piacere ai tedeschi – mette in chiaro il leader dei lumbard – non possiamo farlo, la gente ci ammazza». Ma avverte: se cade questo esecutivo ci sono poi solo le elezioni.

BERLUSCONI: POTREI LASCIARE «Mi auguro che ci siano le condizioni per cui io possa lasciare ad altri la responsabilità della candidatura alla presidenza del Consiglio, magari restando nel partito come padre Fondatore. In ogni caso, farò quel che il mio partito e la coalizione mi chiederanno di fare». Lo afferma Berlusconi nel libro di Bruno Vespa Questo Amore.

LE PAROLE DI NAPOLITANO Nessuno può commissariare l’Italia, ma ora bisogna tradurre gli impegni annunciati dal Governo in misure concrete e credibili. L’appello è del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano che affida ad una dichiarazione la propria posizione sulla crisi e sull’atteggiamento che l’Europa mantiene nei confronti dell’Italia. «Parlando domani al Collegio d’Europa di Bruges – scrive Napolitano – ribadirò il profondo, convinto attaccamento dell’Italia alla storica conquista dell’Euro e alla causa dell’unità europea. Questo, e nessun altro, è il punto di riferimento e di forza anche per il nostro paese di fronte alla crisi che oggi colpisce finanziariamente e minaccia economicamente l’intero continente». «Inopportune e sgradevoli espressioni pubbliche – a margine di incontri istituzionali tra i capi di governo – di scarsa fiducia negli impegni assunti dall’Italia, non possono farci perdere di vista la sostanza delle questioni e delle sfide che abbiamo davanti. Gli sforzi già avviati e gli elementi positivi della nostra situazione – sottolinea il Capo dello Stato – sono stati certamente già illustrati a Bruxelles. Ma dobbiamo compiere tutte le scelte necessarie per ridurre il rischio a cui sono esposti nei mercati finanziari i titoli del nostro debito pubblico, rendere più credibile il nostro impegno ad abbattere tale debito e a rilanciare la crescita economica». «Nessuno minaccia l’indipendenza del nostro paese o è in grado di avanzare pretese da commissario», aggiunge ancora Napolitano -. Ma da 60 anni abbiamo scelto – secondo l’articolo 11 della Costituzione e traendone grandissimi benefici – di accettare limitazioni alla nostra sovranità in condizioni di parità con gli altri Stati: e lo abbiamo fatto per costruire un’Europa unita, delegando le istituzioni della Comunità e quindi dell’Unione a parlare a nome dei governi e dei popoli europei«. »Siamo, oggi più che mai, nella stessa barca in un mare in tempesta« avverte Napolitano spiegando che »ciascun paese deve fare la sua parte e dobbiamo garantirci reciprocamente l’indispensabile solidarietà. Per l’Italia è il momento di definire – in materia di sviluppo e di riforme strutturali – le «nuove decisioni di grande importanza» annunciate ieri nella dichiarazione ufficiale del Presidente del Consiglio«.

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Martedì 25 Ottobre 2011 – 20:48

fonte:  http://www.leggo.it/articolo.php?id=144989

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Alluvione in Liguria: paesi isolati, “alcuni dispersi”. Gente sui tetti

Alluvione in Liguria: paesi isolati, “alcuni dispersi”

Gente sui tetti. A12, frana su un tir. Black out a La Spezia

Maltempo, camion travolto da una frana sull'A12 in provincia di La Spezia (foto Frascatore)
Maltempo, camion travolto da una frana sull’A12 in provincia di La Spezia (foto Frascatore)

Chiesto l’intervento degli elicotteri della Marina. Colpite le Cinque Terre. A Borghetto di Vara scuola allagata, bambini portati in salvo. Massima allerta per la piena del Magra. La Protezione civile: “Non uscite di casa”. Allerta a Roma, dopo il nubifragio che di recente ha mandato in tilt la città

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Roma, 25 ottobre 2011 – La situazione sta peggiorando, siamo tutti impegnati a coordinare gli interventi, ma la pioggia è molto forte e ostacola le operazioni di soccorso”. Lo ha detto all’Ansa il sindaco di La Spezia, Massimo Federici, parlando dell’emergenza maltempo sta sconvolgendo la città e l’entroterra. Un black out elettrico interessa il centro e numerosi comuni della provincia. La Prefettura e il Comune hanno allestito una sorta di unità di crisi, da dove i responsabili delle forze dell’ordine e i vertici delle istituzioni locali stanno coordinando i soccorsi e gli interventi sul territorio. La Protezione civile invita i cittadini di La Spezia e dei comuni della provincia colpiti dal maltempo di queste ore a “non uscire di casa”, soprattutto per le strade che raggiungono la Val di Vara e la riviera della zona di Manarola, verso il genovese.

UNA BOMBA D’ACQUA – Dalle 10 di questa mattina sulla provincia di La Spezia si sono abbattuti oltre 400 millimetri di pioggia, secondo i dati comunciati dall’Arpal, l’Agenzia regionale per l’ambiente della Liguria. La zona più colpita dalle precipitazioni, al momento, è quella di Brugnato, con 430 millimetri di pioggia, seguono Monterosso, uno dei comuni delle Cinque Terre, con 315 millimetri, e Levanto (300 millimetri).

UN DISPERSO – A Vernazza, nelle Cinque Terre, secondole prime frammentarie notizie, ci sarebbe un disperso. L’Auto su cui viaggiava sarebbe stata travolta dall’acqua, che ha invaso strade e scantinati. Altre due donne, sempre in provincia di La Spezia, secondo alcune testimonianze non confermate dalle forze dell’ordine, sarebbero scomparse dopo essere state viste nei pressi del fiume Vara.

GLI INTERVENTI – Vigili del Fuoco al lavoro in tutta la regione. A Borghetto di Vara una scuola è allagata e i vigili del fuoco sono sul posto per portare in salvo i bambini presenti nella struttura. Sempre in zona è crollato il ponte che collega Borghetto di Vara e Brugnato. Non risultano persone coinvolte. Impegnato in diverse operazioni di soccorso tutto il personale dei vigili del Fuoco del comando provinciale della Spezia coadiuvato anche dai comandi di Genova, Toscana ed Emilia Romagna. Al lavoro anche un elicottero del capoluogo ligure.

LUNIGIANA – Stato di massima allerta. I comuni più colpiti sono quelli di Pontremoli, Zeri e Mulazzo. Preoccupa l’onda di piena del fiume Magra prevista a breve proprio nella zona di Pontremoli. Il livello del fiume è al limite di guardia, si teme lo straripamento. Sono già esondati tutti i torrenti affluenti del Magra e si registrano allagamenti dei terreni agricoli e anche della sede stradale, dove la circolazione procede a rilento. Gli uomini della Protezione civile con i vigili del fuoco, carabinieri, polizia e volontari stanno presidiando la zona e hanno raggiunto anche alcune abitazioni isolate per capire se esistono emergenze.

TRENI – Vengono deviati via Pisa-Firenze-Piacenza i treni a media e lunga percorrenza che non possono transitare sulla linea Genova-La Spezia-Roma bloccata da una frana provocata dal maltempo. Impossibile, al momento, effettuare anche un servizio con autobus sostitutivi a causa della contemporanea interruzione dell’autostrada. Lo comunica, in una nota, Ferrovie dello Stato. Per quanto riguarda i treni regionali, quelli provenienti da Genova per La Spezia fanno capolinea a Sestri Levante o a Levanto, quelli provenienti da Pisa fanno capolinea a La Spezia.

TIR TRAVOLTO IN ATUOSTRADA – Una grossa frana, provocata dalle abbondanti piogge delle ultime ore è caduta tra due gallerie nel tratto di A12 tra Brugnato e Carrodano, in provincia della Spezia, investendo un tir. Intrappolato all’intero della cabina l’autista del mezzo. Sul posto si stanno dirigendo Protezione civile, Vigili del fuoco e Polizia stradale di Brugnato. La situazione nel Levante ligure sta progressivamente peggiorando. L’autostrada è bloccata in entrambe le direzioni da Sestri Levante (Genova) all’allacciamento con l’A15 verso Parma. Chiusa anche l’Aurelia in provincia della Spezia e, sempre per una frana, interrotta anche la circolazione dei treni tra Levanto e Corniglia.

PAESI ISOLATI – Sono sette i paesi isolati da frane e smottamenti nella zona tra Levanto, Monterosso e Vernazza, con oltre un metro d’acqua nelle case. Le situazioni più critiche a San Bernardino, dove una frana avrebbe travolto un’auto, e a Brugnato, dove è esondato il torrente Vara. E’ in corso un intervento con mezzi anfibi per portare via dalla scuola materna una decina di bambini. Problemi anche a Bonassola. La sala operativa regionale della Protezione civile ha chiesto l’intervento degli elicotteri della Marina Militare per trarre in salvo alcune persone rimaste bloccate sui tetti delle loro abitazioni a Brugnato. Le abbondanti precipitazioni hanno fatto esondare il fiume Vara. La piena, secondo quanto si apprende, avrebbe distrutto un ponte.

LE PREVISIONI – Sarà una settimana con un tempo tipicamente autunnale, con piogge e temporali diffusi che nei prossimi giorni non risparmieranno nessuna regione. Una perturbazione di origine atlantica ha infatti raggiunto il Mediterraneo, portando condizioni di instabilità su tutta la Penisola.

ALLERTA IN VENETO – Per due giorni in Veneto il maltempo manterrà alta la soglia di attenzione per i fiumi. Il Centro funzionale decentrato della Regione Veneto ha infatti dichiarato “il rischio idrogeologico e lo stato d’allarme per le zone Alto Piave, Basso Piave, Sile e Bacino scolante, Livenza e Tagliamento”. Come riporta ‘Il Mattino di Padova’, secondo il Centro funzionale dovrebbero cadere tra i 100-200 millimetri di pioggia nell’area pedemontana del Vicentino e in pianura tra i 20-60 millimetri. Nel frattempo, la Regione ha allertato sindaci, protezione civile e vigili del fuoco. A Vicenza, intanto, proprio su Ponte degli Angeli e Ponte Pusterla due luoghi simbolo dell’alluvione, sono state posizionate due web cam per monitorare il livello del Bacchiglione, in collaborazione tra Arpav e la vicentina Saiv. Collegandosi al sito www.bacchiglione.it è possibile vedere lo stato del fiume in tempo reale.

FIOCCHI BIANCHIPrima nevicata invernale oggi ad Aosta. Dalla notte scorsa le precipitazioni interessano il capoluogo valdostano e tutta la regione, a partire da 600-700 metri di quota, e sono più intense in bassa valle.

OCCHI PUNTATI SU ROMA – Previsti nubifragi nel centro Italia, con particolare preoccupazione per Roma, dove potrebbe ripetersi l’acquazzone che la scorsa settimana ha mandato in tilt la Capitale. “In previsione dei fenomeni meteorologici che, stando alle previsioni, nelle prime ore della mattinata di domani vedranno un intensificarsi di piogge soprattutto tra le ore 11 e le ore 16, abbiamo deciso di avviare ed attivare tutte le procedure per l’allerta sul territorio provinciale”. Lo afferma in una nota l’assessore alla Sicurezza e Protezione civile della Provincia di Roma, Ezio Paluzzi.

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25 ottobre 2011

fonte: http://qn.quotidiano.net/cronaca/2011/10/25/607185-maltempo_allerta_veneto_luoghi_alluvionati.shtml

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Scrive una fotografa italiana: “Presidente Napolitano, perché mi proibiscono di visitare Gerusalemme?”

PRESIDENTE NAPOLITANO, PERCHE’ MI PROIBISCONO DI VISITARE GERUSALEMME?

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La fotografa italiana Fatima Abbadi scrive al capo dello stato per raccontare la sua disavventura all’arrivo all’aeroporto di Tel Aviv. Interrogata per ore e infine espulsa senza alcun motivo. Una esperienza che ogni giorno vivono tanti altri viaggiatori in arrivo allo scalo israeliano.

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Roma, 25 ottobre 2011, Nena News – Caro Presidente, mi chiamo Fatima Abbadi, ho 33 anni, e sono una cittadina italiana. Scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile.
Sono nata in una terra straniera, negli Emirati Arabi Uniti, da padre arabo (Giordano) e madre Italiana, dove ho trascorso quasi tutta la mia infanzia, frequentando una scuola indiana. A quindici anni mi sono trasferita in Giordania dove ho terminato gli studi secondari in una scuola araba/americana. In queste terre straniere multi-culturali ho imparato il valore e l’importanza che la conoscenza di diverse culture può avere nella crescita e nell’educazione dell’individuo, creando in me un bagaglio culturale di inestimabile valore.

Una volta arrivata in Italia per gli studi universitari, è iniziata una ricerca culturale per capire al meglio le mie radici arabe ed europee, per scoprire il nesso tra occidente e medioriente. Ho scelto la fotografia come linguaggio di espressione e l’essere femminile come strumento di approccio per comunicare con gli altri. Non giudico la mia fotografia: lascio che ognuno sia in grado di cogliere da essa il mio messaggio.Ho sempre cercato di evidenziare la “bellezza” dell’essere umano, la sua essenza, la pace, l’amore, la tristezza, il dolore, la nascita e la gioia. Da 5 anni questa ricerca è diventata “progetto”, che mi ha portato a viaggiare in molti Paesi. La prima parte di questo progetto di ricerca umana/filosofica si è conclusa proprio all’inizio di quest’anno, con una prima raccolta di opere denominata “Women Through my Lens”, che è stata presentata ed esposta ad Amman (Giordania), città natale di mio padre.

Questo mio progetto mi ha portato a scegliere come meta di viaggio per le ferie estive di quest’anno “Gerusalemme”. Avevo scelto questa città perché, in primis, è un pilastro fondamentale per la mia fede (musulmana), ed è la città delle 3 più grandi Religioni monoteiste.

Ero alla ricerca dello “spirito” che da sempre lega l’uomo con il Divino.

Ero alla ricerca delle miei radici.

Gerusalemme è la culla delle civiltà, a livello storico, linguistico, culturale e perché no, anche culinario.

Volevo capire meglio e da vicino la religione ebraica.

Volevo scoprire le usanze e i costumi che le donne tramandano da generazioni in generazioni. Non ho preferenze di razza, colore o etnia. Il mio cammino mi porta a non avere barriere, pregiudizi o ad ettichettare qualcuno. La mia ricerca era mirata a tutte le donne in Terra Santa perché io credo nell’essere femminile, nel fatto che siamo tutte ambasciatrici di cultura ed educazione.

Volevo cercare di comprendere il perché di questi eterni conflitti che dissacrano questa città sin da tempi remoti. Credo anche nella umanità delle persone e sono convinta che pure nel dolore, nella sofferenza e nella cattiveria di una guerra, si possa trovare tanto amore da donare

Non mi spaventava questo viaggio.

Sono partita da Venezia il 26 agosto 2011, volo Alitalia 1464 delle 08.00, scalo Roma Fiumicino, per poi prendere il volo Alitalia 812 delle 11.35 che mi avrebbe portato a Tel Aviv alle 15.55, ora locale. Durante il mio viaggio, tutta una serie di riflessioni su questa nuova terra, per me straniera. Ero entusiasta. Continuavo a ripetermi una frase letta in un libro di Fatema Mernissi: “Le parole della nonna Jasmina: viaggiare non è un’occasione di spasso, ma di apprendimento. Passare frontiere, superare la paura dello straniero, fare lo sforzo di comprendoerlo, è decisamente un modo meraviglioso di arricchirci. Ci permette di capire chi siamo, e come la nostra vita ci tratta.“[1], che mi incoraggiava e mi caricava tantissimo. Mi ero fatto una scaletta di luoghi da visitare, di cibi da provare, speravo in storie da ascoltare e di poter narrare qualcosa del mio Paese, l’Italia.

Era un sogno che si stava realizzando e che da tanto portavo nel mio cuore.

Atterrata a Tel Aviv attorno le 16:30, al Controllo Passaporti mi vengono fatte tutta una serie di domande, tra le quali il nome di mio padre e di mio nonno paterno, e mi viene chiesto di accomodarmi in una sala d’attesa adiacente. In questa sala cerano tanti altri ragazzi chiaramente di origini arabe.

Uno ad uno venivano chiamati, intervistati e lasciati andare. Rimango da sola in questa stanza ed  attorno le 18:00 vengo chiamata, per ultima, e fatta accomodare in una nuova stanza con alcune persone. Mi viene ordinato di scrivere i miei contatti (telefonici, posta elettronica, indirizzo di residenza) in Italia ed inizia una ulteriore serie di domande sul mio soggiorno, in particolare il motivo del mio viaggio in Gerusalemme. Spiego che sono lì per motivi religiosi, per vedere la Terra Santa, da turista e per scattare qualche fotografia.

Mi è stato chiesto di che religione ero e il “grado di credo”. Non comprendendo appieno la domanda ho loro detto di essere di religione musulmana, come si dice “moderata”, e che i miei genitori sono di due religioni diverse.

Mi è stato chiesto dove avrei soggiornato e ho loro risposto che non avevo ancora prenotato il luogo, in quanto avevo con me una lista di ostelli ed un convento di suore e che avrei deciso solo dopo aver visionato il posto. Nel peggiore delle ipotesi avevo una amica conosciuta tramite un social network, che scrive per una rivista italiana on-line, che mi avrebbe ospitato in caso di problemi.

Tutto questo in stile “interrogatorio” con toni bruschi, urla, minacce di essere picchiata od imprigionata se avessi mentito.

L’intervista (chiamiamola comunque così) è durata circa due ore. In questo lasso di tempo sono stata accusata di essere bugiarda e di non voler collaborare (collaborare a cosa? Sono accusata?).

Ad un certo punto mi è stato intimato di accedere a tutti gli account di posta elettronica e di Social Network ai quali sono iscritta, senza possibilità di rifiuto (Facebook – Twitter – Gmail).

Da intervista siamo passati a una minuziosa ispezione di tutto quanto fosse il mio mondo, pubblico e privato: su Facebook hanno sfogliato tutti i messaggi scambiati con gli amici e familiari, le fotografie pubbliche e quelle condivise  con pochi intimi, con relative prese in giro, risa, burla ed insinuazioni. Una violazione della mia intimità. Violenza psicologica.

Dopodiché è iniziato un vero e proprio incubo: nello scorrere la lista di amici hanno notato ragazzi palestinesi, ignorando ovviamente i pochi ma pur presenti israeliani e di religione ebraica. Inoltre hanno visto tra la lista di amici anche il nome di Vittorio Arrigoni, che mi aveva inserito nella sua lista qualche settimana prima della sua prematura ed inaspettata morte. Ho chiesto la sua amicizia in quanto il suo messaggio di pace, “Restiamo Umani”, è per me la base dei rapporti umanitari. Nemmeno da morto ha ricevuto il giusto rispetto, trattato da assassino. Ed io sono diventata terrorista. Hanno insinuato che io fossi affiliata a movimenti attivisti o contro Israele. Non hanno dato peso a tutti i miei messaggi di pace su quelle stesse pagine che mi hanno ingustamente ed inspiegabilmente “incriminata”. D’altronde io non collaboravo, dicevano. Continuavo a spiegare il mio amore per la cultura, lo scopo del mio viaggio. Ero lì per esaudire un mio sogno, ero lì per uno scambio culturale: ho ricevuto odio e rabbia. Spesso cedevo ai loro metodi intimidatori e brutali ed alle loro minacce, ho pianto molto per paura, continua umiliazione e a volte per disperazione. E più cedevo più venivo assalita; sono stata forzata a leggere ad alta voce mentre piangevo poesie d’amore a me rivolte, brani in lingua araba, derisa e minacciata.

Ho cercato di comprendere i motivi di tanto accanimento, ho chiesto loro di leggere le mie interviste online, di controllare i miei lavori fotografici, per dimostrare loro che non sono una “minaccia”: minaccia per cosa poi, non lo so ancora.

Non avevo più niente se non vestiti ed il denaro che mi hanno lasciato, sequestrandomi tutto il resto. Avevo paura. Paura di essere picchiata. Paura di non tornare a casa.

Al termine dell’interrogatorio sono stata portata senza motivo nell’edificio detentivo aeroportuale e chiusa in una cella, priva di ogni cognizione di igiene, in condizioni inumane: i corridoi e la stanza dovo sono stata rinchiusa con altre 9 donne erano illuminate solo dalla luce della luna, un odore indescrivibile di marcio e di sporco, quasi soffocante. Sedie e letti incrostati di sporco, di luridume di anni ed anni. Nel terrore. Non penso di aver mai pianto così tanto in vita mia.

Ma nei momenti più bui del mio “soggiorno” a Tel Aviv, io, abituata a cercare a credere sempre nel “Restiamo Umani”, grande insegnamento di Vittorio, sono riuscita ugualmente a trovare cose positive: 3 episodi, piccoli gesti di solidarietà, conforto e sostegno.

Un’agente, che mi suggeriva per il bene della mia salute, di bere dell’acqua poiché mi stavo disidratando a causa del pianto;

una coppia di americani di religione ebraico ortodossa incontrati in una pausa del mio interrogatorio, che raccontandomi lo loro analoga avventura subita in un altro paese, maltrattati ed umiliati come io lo ero stata in quel momento, mi hanno dato forza, ricordandomi di rimanere umana, con la speranza che un giorno la gente la smetta di condannarsi reciprocamente per motivi etnici o religiosi;

e durante il controllo del mio bagaglio, quando un’agente ha visto che l’intera valigia era piena di giocattoli e vestiti per bambini, dopo avermi chiesto perché ed ascoltato la mia risposta “Se il mio percorso in Gerusalemme mi porterà ad incontrare bambini bisognosi o malati, siano arabi od israeliani, musulmani, cattolici od ebrei, ho pensato di portare in dono sorrisi ed un biriciolo di felicità a chi non la riceve quotidianamente”, mi dice che è dispiaciuta di quello che ho subito e che ci vorrebbero più persone come me.

Ma non sono una minaccia, una terrorista?

La mattina successiva, il 27 Agosto alle 05.00 del mattino mi hanno fatta uscire di cella, caricato sull’aereo in partenza per Roma, dove sono stata “accolta” e “scortata” nell’ufficio di polizia aeroportuale di Fiumicino, dove mi è stato riconsegnato il passaporto con un timbro a doppia barra: “Accesso Negato”. Un timbro non meritato, una libertà negata: una condanna a vita per una cittadina onesta, che era giunta in Terra Santa per conoscere le proprie origini, per portare le propria cultura ed arricchirsi della “loro”, un’ambasciatrice di umanità e di solidarietà per i bisognosi, l’insegnamento di Gesù.

Urla, minacce, incomprensioni, pregiudizi sulle mie origini “ARABE”, nella terra di Israele, terra di grandi popoli, storia e grande democrazia

Avrei dovuto rimanere in Israele per 16 giorni. L’incubo è durato 16 ore. Il responso a pagina 16 del mio passaporto.

Alle 08.00 ero nuovamente in Italia, grazie all’encomiabile e rapido aiuto delle Istituzioni Italiane che tanto e bene hanno operato per farmi uscire da questa situazione assurda, surreale, senza che niente di peggio mi potesse accadere.

Questa lettera per capire il motivo di questo “Accesso Negato”, di questo accanimento, di questa umiliazione.

Ancora non so il perché.

Fatima Abbadi

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fonte:  http://nena-news.globalist.it/?p=13824

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COSA E’ LA CRISI? LEGGETE QUESTO SAGGIO
(clicca sull’immagine per scaricare il Pdf)

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Malattie rare, la prima difficoltà trovare un medico che le riconosca / Malattie Rare, mozione al Senato / La poesia di un nostro lettore

Viverla tutta / LE STORIE

Malattie rare, la prima difficoltà trovare un medico che le riconosca

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Le testimonianze di malati che soffrono di patologie “poco” diffuse come la Sla, magari difficili da diagnosticare  e spesso escluse dalle prestazioni del servizio sanitario nazionale; si aggiungono alle migliaia di racconti inviati a Repubblica.it per la prima ricerca di medicina narrativa sul web

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di MAURIZIO PAGANELLI

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Malattie rare, la prima difficoltà trovare un medico che le riconosca
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ROMA Alcuni le hanno “scoperte” da sé, facendo ricerche su internet. Altri hanno faticato anni prima di trovare il medico in grado di riconoscerle. Sono le persone affette dalle malattie rare, un altro spaccato di vite e drammi raccontati a Repubblica.it per l’iniziativa “Viverla tutta”, la prima ricerca di medicina narrativa sul web realizzata i8n collaborazione con l’Istituto superiore di Sanità. Ecco di seguito alcune delle testimonianze inviate da malati e loro familiari.

La malattia che ho scoperto da sola – “Per oltre 25 anni sono stata convinta di essere l’unica al mondo a soffrire di un disturbo che nessun medico era in grado di diagnosticare. I sintomi erano dolori simili a cistite, ma senza infezione. Senso di peso, fitte acute e indolenzimento costante via via più accentuato nella zona pelvica lato destro. Stimolo forte, ma difficoltà alla minzione, come da impedimento meccanico o contrattura. Il dolore, sempre sul lato destro, spesso coinvolge la gamba, lungo plesso nervoso, anche fino al piede. Nel quadro si inseriscono anche frequenti episodi di vera cistite. Ho fatto ecografie, cistoscopie, urografia, uretrocistografia, Rx colonna, Tac, Rm, Pes, mielografia; ho subito una sovradistensione idraulica dell’uretra e una pelviscopia, entrambe in anestesia generale. Ad alcuni di questi esami sono stata sottoposta durante un ricovero ospedaliero di 20 giorni. I risultati erano negativi o comunque non in grado di mettere a fuoco la patologia.

Racconta la tua esperienza
Le storie dei pazienti
Malattie rare, oncologiche, cardiovascolari
I progressi della ricerca
La medicina narrativa

“Sono stata visitata da ginecologi, urologi, neurologi, ortopedici, che mi hanno prescritto infinite cure; nessuno ha capito il problema, qualcuno mi ha trattato come un’ipocondriaca. Non avendo alcun giovamento da queste cure mi sono rivolta a trattamenti alternativi: agopuntura, riflessologia plantare, shatzu, osteopatia, sedute metodo Mézière e Tomatis. Infine sono stata per 4 anni in analisi bioenergetica. Questi trattamenti mi hanno permesso di migliorare e tenere sotto controllo il dolore e di condurre una vita apparentemente normale. Durante un recente periodo di riacutizzazione dei sintomi, navigando in rete sono capitata in un sito dedicato alla patologia del nervo pudendo, dove ho trovato numerosi riscontri, anche allarmanti. Sono poi venuta in contatto con un urologo aggiornato in materia, che mi ha indirizzato al reparto di Multimedica a Sesto S. Giovanni dove c’è chi si occupa specificamente di questa patologia (che spero venga presto inserita nella lista delle malattie rare), definita CPPS (Cronic pain pelvic syndrome) o DPC (dolore pelvico cronico), e la diagnosi è stata confermata da Emg mirata. Seguo da un anno la cura farmacologica indicatami affiancata da alcuni mesi da un trattamento di FKT specifico, e la situazione è molto migliorata. Soprattutto, ora so di cosa soffro, che cosa devo fare, a quali specialisti competenti in materia posso rivolgermi. Pochi, perché i medici continuano a ignorare questa patologia, e di conseguenza anche i pazienti che ne soffrono”.

Addio balli e viaggi insieme, è arrivata la Sla – “Da un mese a mio marito è stata diagnosticata la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Da quel momento la nostra vita insieme ha cambiato dimensione. Non faremo più un viaggio, non faremo più un ballo insieme, non andremo più al ristorante. La nostra vita di coppia si è trasformata in un rapporto malato-badante. Mi piacerebbe confrontarmi con altre donne nella mia stessa situazione”.

Sla, lo Stato del tutto assente
– “Mia sorella è malata di Sla con esordio bulbare da ormai 3 anni; sta lentamente entrando nella fase terminale. Devo dire che già la malattia è la peggiore che io conosca, ma a renderla ancora peggiore è l’assoluta assenza di interventi da parte dello Stato (al quale paghiamo le tasse) in favore di questi malati. La malattia è terribile, vieni mortificato giorno dopo giorno fino ad essere prigioniero del tuo corpo stesso, senza poterti muovere o parlare. Mi auguro che le istituzioni imparino ad acquisire sensibilità anche nei confronti di una piccola minoranza di malati, che peraltro sta aumentando sempre più di incidenza”.

Sla, la cura olistica a Pechino – “Tanti malati sono considerati dalla nostra sanità ‘vuoti a perdere’, senza speranza di guarigione, affetti da malattie rare, oggi sempre meno rare, ma sempre più incurabili, malattie di cui si sconosce insorgenza e terapia. Sono i malati che in Italia nessun ospedale assiste, palleggiati fra day hospital, day service, ricoveri temporanei in residenze sanitarie assistite, nel caso migliore curati in casa (se si hanno i mezzi economici). Sono pazienti tormentati con analisi sofisticate che non hanno altro scopo che accertare il livello di progressione del male e l’irreversibilità della patologia, facendo intascare soldi a palate non si sa esattamente a chi. Sono pazienti su cui si fanno grandi profitti, fino ai limiti dell’abominio e della crudeltà, come rilevato dalle recenti intercettazioni di telefonate di una clinica palermitana su pazienti moribondi: ‘Non gli faccio il farmaco, sono soldi buttati’.

“Sono storie di umiliazione e degrado, come quella del padre di un mio amico, che fu dimesso dall’ospedale in fin di vita e condotto, fra mille pene e difficoltà, in una casa per anziani (anche la moglie è malata e non poteva assisterlo) per morirci l’indomani mattina. Sono storie di amore ed eroismo, come quella di mio padre e mia madre, che ha resistito all’Alzheimer per dieci anni, accudita con gioia e allegria da mio padre: la sua dedizione le ha consentito di vivere per otto anni la malattia con ironia, circondata dall’amore di amiche e amici, che per lei organizzavano pranzi e feste e gite (voleva sempre andare a spasso). Sono storie di solitudine: in genere nessuno dei congiunti o degli amici accetta la malattia e il ‘vuoto a perdere’ si perde nel silenzio della sua solitudine.

“Sono storie di ostinata resistenza al dolore, di non rassegnazione, come quella che ora mi ha condotto, caregiver non più di mia madre, che è morta nel luglio di quest’anno, ma del mio compagno affetto da Sla, in un efficientissimo ospedale di Pechino, dove tentano di ‘riparare i cervelli’, applicando tutta la scienza della medicina occidentale con dedizione e determinazione tutte orientali, in una visione olistica e complessiva del corpo umano e delle sue malattie. Qui, senza spendere molto più di quanto si paga per non essere assistiti in Italia, per ‘riparare i cervelli’ un’équipe di medici con diverse specializzazioni collaborano e curano tutti gli altri organi, nel caso del mio compagno le disfunzioni renali, l’anemia che lo stava uccidendo, il fegato, l’ossigenazione del sangue. E pazienti su sedie a rotelle riprendono lentamente a camminare e bambini con masse muscolari atrofizzate muovono di nuovo le loro gambe e  ricominciano a giocare e sorridere. Qui il malato non è mai ‘vuoto a perdere’ e a ogni suo sintomo e problema si dedica cura, attenzione, gentilezza, quella gentilezza che nel nostro mondo è ormai scomparsa, e si cerca lenimento. E qui ho scoperto che la malattia è un lungo cammino di ardimento e speranza”.

Morbo di Addison, la vita a 22 anni – “Ho saputo di essere affetta dal Morbo di Addison quasi per caso e per fortuna prima di stare ‘realmente’ male grazie alla dottoressa che tutt’oggi mi segue e che considero il mio Angelo Custode in terra. All’inizio è stata veramente dura, sia per me che per la mia famiglia: io cercavo di non far preoccupare loro e loro cercavano di rendere il tutto meno pesante a me, ma sapere di avere una malattia rara, cronica e irreversibile che ti costringe a prendere cortisone a vita (con tutto ciò che di negativo ovviamente ne consegue) sapendo di rischiare il coma o addirittura la morte in qualsiasi momento, a soli 22 anni, non è semplice. Gradualmente ho imparato a conviverci, a non considerarla più una debolezza, ma a farne una forza che sprona ad andare avanti e fare sempre il massimo per dimostrare a se stessi e agli altri che se si vuole non esistono limiti!

“Oggi sicuramente guardo la vita con occhi diversi e le piccole cose, i piccoli problemi che prima mi sembravano insormontabili: adesso li affronto col sorriso perché è come se il peggio per me fosse passato, anche se so bene che non è così. Nonostante tutto, mi sento una ragazza fortunata, ho un grande problema, ma ho una grande famiglia e tante persone che mi circondano e riempiono d’amore e questo ormai è già tutto per me. Certo, non è sempre facile, i momenti in cui ti prende lo sconforto sono tanti, l’essere schiavi dei medicinali, dei tempi, degli orari è davvero pesante, ma non bisogna demoralizzarsi altrimenti diventa tutto vano. Soprattutto chi soffre della mia stessa malattia sa che l’importante è sì ‘stare bene’, ma soprattutto ‘sentirsi bene’. E in questo ognuno di noi può dare a se stesso una grande mano! Vivi come credi. Fai cosa ti dice il cuore… ciò che vuoi… una vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. quindi: canta, ridi, balla, ama… e vivi intensamente ogni momento della tua vita… prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi”.

La fatica quotidiana e una figlia malata
– “Appartengo alle Forze dell’Ordine. Sono papà di una bambina affetta da malattia rara, in emodialisi e oggi in attesa di trapianto di rene. È dura. Anzi durissima. Mi rendo conto che i nostri governanti hanno altre magagne a cui pensare, ma non vorrei fare percepire questo mio grave disagio a mia figlia. Di guai e problemi ne ha tanti! Ma come fare? Come fare quando esaurirò il congedo dei due anni? Devo proprio sperare che sia vera l’imminente fine del mondo? Se questo avverrà, per i nostri cari governanti sarà la fine di una vita gloriosa, per me sarà la fine di un incubo che dura da una vita.

“Andare in prepensionamento, credeteci, non spassarsela o avere più tempo per organizzare le gite o le vacanze, avere la possibilità di lavorare e accudire mia figlia forse ansimando un po’ meno o avere la possibilità di dormire qualche ora in più e magari avere meno episodi di pressione alta che ti fanno temere sempre il peggio; o forse, finalmente, potrò decidere di fare quell’intervento che ora rifiuto perché mi obbligherà qualche giorno a letto… forse… forse… non si può mettere per iscritto la normalità degli atti quotidiani che vorrei affrontare con la stessa serenità con cui li affronta la gente baciata dalla fortune di avere figli normali. Capisco, è difficile e anche scomodo mettersi nei panni degli altri. Scusate avrei voluto fare gli auguri a Voi Tutti, invece di parlare delle mie cose intime. Credo che altre famiglie italiane vivano questa situazione”.

L’endometriosi esiste, ma non per lo Stato – “Sono una ragazza di 24 anni e da circa 10 soffro di endometriosi. I sintomi sono iniziati dal menarca, ma a causa delle credenze popolari sono stata portata da un ginecologo dell’Asl solo a 18 anni e solo per un colloquio durato 5 minuti dove mi sono sentita dire che era tutto normale e mi sono state prescritte gocce per la sindrome premestruale e mi è stato detto di mangiare tanti pomodori. Sei mesi dopo vengo portata in ambulanza da scuola al policlinico della mia città per emorragia. Dopo 12 ore ho firmato la dimissione volontaria perché mi sono sentita dire che non avevo niente, i dolori me li inventavo e l’emorragia me l’ero creata da sola. Quattro anni dopo mi reco presso una clinica privata e mi viene diagnostica la malattia, dopo nove mesi viene ritrattata e mi sento dire che la dottoressa si era sbagliata, che non avevo niente.

“Ora sono in cura presso un ospedale veneto, non ho più 1’ovaio, la tuba, pezzi di intestino. Sono celiaca, ma non mi passano i buoni per i prodotti perché l’endometriosi non è riconosciuta dallo Stato. Sono infertile e pure questa è una patologia a cui non viene dato un grande ascolto in Italia. E ovviamente tutto ciò che riguarda le mie cure, le mie visite, etc è tutto a carico mio perché lo Stato non mi passa niente perché ritiene milioni di donne affette da questa malattia cronica e invalidante, delle malate immaginarie!”.

La leggerezza con cui si tratta il più debole – “Passata la domenica, poi ecco il lunedì e ancora nessuna chiamata da Bologna. Porto il mio bambino a scuola, ma prima preparo la colazione; a tavola tutto è apparecchiato, ecco arriva il piccoletto e cambio canale alla tv perché al mio piccolo piace vedere i cartoni. Io trangugio medicine e colazione poi mi vado a preparare, poi chiamo il piccolo e facciamo la doccetta, ci vestiamo e via verso la scuola. Bacio il mio piccolo e lo abbraccio forte poi lo saluto. Torno a casa, ma questa di oggi è una giornata dura. Sono giù di morale e piango perché mi sento una nullità di fronte a questo mondo che gira forte e tutti corrono per raggiungere i loro obbiettivi e io, come dice il mio compagno, è come se fossi in stand-by; mi sento sola, sola nella mia solitudine interna, sola di fronte a uno Stato che preferisce renderti nullo, sola di fronte a un’azienda che ti considera ‘fuori’: è come se già avessero fatto il mio funerale, ma io non ci sto!

“Però oggi piango e parlo col mio compagno che mi tiene stretta tra le sue braccia, gli dico che mi sento come se mi avessero svuotato il cervello con un cucchiaino, sono scarica… Le mie ferie e i permessi, mi dicono, sono esauriti. Non mi risulta. Ed è da aprile che sono malata……… Sono arrabbiata! La leggerezza e la superficialità delle persone nei confronti di chi è più debole è disarmante. Ma io finché avrò vita urlerò! Tra un po’ dovrò vivere solo di 400 euro mensili, non avrò stipendio in quanto entrerò in congedo con la 104; la cosa ridicola è che le agevolazioni le hanno fatte per i parenti i quali non perdono lo stipendio, ma non per chi effettivamente avrebbe bisogno di un sostegno economico. Questa mattina vado avanti con i miei acquerelli di Recanati. Poi penso a ciò che ho saputo: la mia azienda essendo arrivata in Italia tra i primi 5 con Telethon avrà la possibilità di andare in Rai per parlare dell’iniziativa; e poi, quando la stessa azienda ha un caso di malattia rara, non se ne fa carico e non ti consente neanche il telelavoro. Assurdo! Belle facciate con arredi fradici”.

Un figlio per un giorno, dolore senza nome – “Era una giornata di sole impietoso e vento, figlio mio, quando ti abbiamo accompagnato al cimitero. Tu avevi un giorno, io mi sentivo addosso più di mille anni. La vita ti ha rubato il futuro, ci ha rubato il futuro insieme. È per questo che ti scrivo, ora, per restituirti almeno il passato. In questa tomba grigia, dove ti lasciamo circondato da fiori bianchi, dormi insieme a tua nonna, morta di cancro quando ero bambina, alla tua bisnonna, morta in un incendio, alla tua trisnonna, uccisa dai nazisti, al tuo trisnonno, fondatore di un impero industriale dai piedi d’argilla. Prendo un’orchidea dalla corona che ti abbiamo lasciato, da tenere sul comodino, segno della tua presenza con me. I figli sono figli per sempre. Ma è un dolore senza nome quello che porto dentro ora, dopo essere stata nove mesi piena di te. I viali del cimitero sono deserti, ed era un piccolo corteo quello che seguiva la tua bara bianca, piccola, presa in braccio con gentilezza da un necroforo ignaro di te. Ti ho vestito con una tutina azzurra, con due coniglietti bianchi disegnati, e ti ho messo una cuffietta bianca, ricamata mano da mia nonna, che prima di te ho messo io, appena nata.

“Non dimenticherò mai le tue mani, bianche e sottili, dalle lunghe dita perfette, il tuo piccolo mento deciso, i tuoi occhi scuri che solo per un momento mi hanno guardata, il tempo di un benvenuto, e di un addio. La cosa più difficile figlio mio, è il sentirmi bloccata, come in un fermo-immagine. È sentire che la vita, la mia vita, a un certo punto, ha deviato dalla strada prevista, dalla strada “giusta”, senza un motivo. E non sapere dove porterà. E allora mi rifugio, figlio mio, in un fermo-immagine perenne, un presente infinito, in cui mi sento rinchiusa, ma da cui non voglio fuggire. La tua assenza mi scava, mi sfoglia, mi denuda, minuto dopo minuto, strato dopo strato. Fino a quando? Mi separa dagli altri, come un vetro. Il mio dolore, è, ora, la casa dove io e te abitiamo, insieme”.

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24 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/speciali/salute/viverla-tutta/edizione2011/2011/10/24/news/viverla_tutta_le_malattie_rare-23763940/

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Malattie Rare, mozione al Senato. Si vuole l’ inserimento delle 109 malattie rare tra quelle esenti

Tra le richieste quella di definire una normativa che preveda l’autorizzazione temporanea di utilizzo per favorire l’accesso ai farmaci orfani

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di  Ilaria Ciancaleoni Bartoli

Martedì 25 Ottobre 2011 09:36

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ROMA – Venerdì scorso al Senato si è tornai a parlare di malattie rare. Con una mozione – presentata dalla senatrice Emanuela Baio insieme al senatore Tomassini, Presidente della Commissione Sanità in Senato, e sottoscritta da uno schieramento trasversale – si chiede al Governo di impegnarsi su due fronti ritenuti fondamentali. Il primo è l’ormai annosa problematica delle 109 patologie rare già individuata dall’Ex ministro Livia Turco che attendono di essere inserite nella lista delle patologie rare esenti da ticket. Il secondo punto che viene posto all’attenzione dell’esecutivo è invece è costituito da un blocco più eterogeneo di richieste tra le quali l’assistenza e la presa in carico dei malati, l’istituzione di un comitato nazionale per le malattie rare e la definizione di una migliore normativa per l’effettivo e tempestivo accesso ai farmaci orfani.

“In Italia sono circa 2 milioni le persone affette da malattie rare, e circa il 70 per cento è in età pediatrica – si legge nella mozione – Ad oggi in Italia non è ancora stata approvata una legge idonea ad affrontare e risolvere le tante problematiche dei pazienti e delle loro famiglie (…)  nonostante dalla XII Legislatura ad oggi siano stati depositati numerosi disegni e progetti di legge al riguardo. Il decreto del Ministro 279_2001, reca, all’allegato 1, l’elenco delle malattie riconosciute come rare dal Servizio sanitario nazionale. L’articolo 8 del suddetto decreto ministeriale prevede testualmente che “I contenuti del presente regolamento sono aggiornati, con cadenza almeno triennale, con riferimento all’evoluzione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, ai dati epidemiologici relativi alle malattie rare e allo sviluppo dei percorsi diagnostici e terapeutici di cui all’articolo 1, comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni e integrazioni”.

Ad oggi, nonostante le previsioni di cui sopra, non si è proceduto ad alcun aggiornamento, sebbene il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 marzo 2008, mai entrato in vigore, recasse, all’allegato 7, un aggiornamento della malattie riconosciute come rare, integrando e sostituendo l’allegato 1 del decreto ministeriale n. 279 del 2001.

Considerato che – prosegue la mozione – le persone affette da patologie non ancora accreditate come rare sono prive di ogni tutela socio-assistenziale, costrette a sostenere interamente i costi di eventuali farmaci esistenti in commercio,delle visite specialistiche e delle terapie riabilitative; in ambito lavorativo non possono usufruire di congedi e permessi per malattie e in ambito scolastico sono privi dell’adeguata e necessaria assistenza. (…) I pazienti affetti da tali patologie risultano vittime di una disparità di trattamento che li esclude dal diritto alla salute sancito e tutelato dall’articolo 32 della Costituzione. Il riconoscimento delle malattie rare, oltre a rappresentare l’adempimento di un dovere di fonte costituzionale, potrebbe generare un risparmio in termini di costi legati alla spesa socio-sanitaria”.
In base a queste considerazioni il Senato impegna il Governo     

  • 1) ad adottare tutti gli strumenti necessari per procedere all’aggiornamento dell’elenco delle malattie rare di cui al decreto ministeriale n. 279 del 2001, includendo le 109 patologie già individuate dall’allegato 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 marzo 2008 e predisponendo le misure utili al fine di consentire un aggiornamento periodico del predetto elenco, in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione;
  • 2) a porre in essere tutte le misure necessarie volte a: a) garantire la presa in carico dei malati affetti da malattie rare, in particolare attraverso l’accesso alle cure e l’assistenza, materiale, economica e psicologica; b) istituire un comitato nazionale per le malattie rare, in grado di monitorarne la fenomenologia, l’incidenza e la gestione dei relativi fondi; c) definire una normativa che preveda l’autorizzazione temporanea di utilizzo per favorire l’accesso ai farmaci innovativi cosiddetti orfani; d) promuovere la ricerca scientifica finalizzata ad individuare nuove terapie o farmaci per la cura delle malattie rare.

“E’ nostro dovere tutelare le persone affette da patologie non ancora accreditate come rare che ad oggi sono ingiustamente escluse da ogni forma di tutela socio- assistenziale – ha dichiarato nel presentare la mozione la senatrice Emanuela Baio – Sono 109 le patologie che attendono di essere incluse ai fini del riconoscimento dello status di malattie rare. E’ da anni che le Associazioni dei pazienti, tra cui il GILS, gruppo italiano per la lotta alla sclerodermia, chiedono giustizia. Un vuoto assistenziale che è nostro dovere colmare fornendo a tutti i pazienti, che in moltissimi casi versano in condizioni di salute precarie, risultati certi e tempi brevi per l’inserimento nei LEA di tutte queste patologie. Chiediamo al Governo un impegno responsabile al fine di stabilire uguaglianza dei trattamenti sanitari per tutti i cittadini sul territorio nazionale e in linea con i livelli essenziali di assistenza dell’Unione Europea”.

Oltre alla sclerodermia, alla quale fa accenno la senatrice Baio, sono altre 108 le malattie che attendono questo riconoscimento. Tra queste, solo per citarne alcune, l’ ipertensione arteriosa polmonare idiopatica, le anomalie dell’apparato ciliare, la sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi, la  distonia idiopatica familiare, la febbre mediterranea familiare e la febbre periodica ereditaria, la sindrome di Menkes, la sindrome di Ondine, la progeria e la sindrome di Shwachman-Diamond.

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Da Ilaria Ciancaleoni Bartoli

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fonte:

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La poesia di Francesco

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Cara ,dolce malattia rara

Quando mi hai colpito,

Il mio umore è stato ferito.

La mia salute hai reso instabile e precaria,

Mi rendevi la vita un’po’ solitaria.

Ero pensieroso e sofferente,

Sentivo dentro di me il desiderio di avere vicino tanta gente.

Con la tua compagnia malattia rara, mi sembrava di percorrere un sentiero, buio, ripido e accidentato,

Ma in quel percorso tanta brava gente ho incontrato.

Gente , amici, parenti mi hanno trasmesso forza, la speranza ho ritrovato,

Solidarietà, affetto e bene mi hanno donato.

Era diventato tutto più bello, che mi sembrava di aver sognato,

Man mano che quel sentiero percorrevo, lo vedevo sempre più pianeggiante e illuminato.

Ed ecco scoccare dentro di me ottimismo, energia e la voglia di vivere con serenità,

L’ho ritrovata, scoprendo che nel cuore della gente c’è tanta umanità

ho riscoperto la grandezza e bellezza della vita,

La voglio vivere in compagnia di amici, parenti, la famiglia, a pieno con gioia e intensità.

La famiglia è un punto di riferimento meraviglioso, con il suo amore,

Ed ecco sollevato il mio umore.

Malattia rara, quel sentiero era diventato pianeggiante, pieno di luci colorate e sui bordi una siepe piena di fiori,

ho finalmente ritravato l’energia, la fiducia, la luce interiore la forza di vivere la vita a pieno tutte le sue componenti e tutti i suoi valori.

Francesco Lena

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Se qualcuno desiderasse mettersi in contatto con l’autore ci scriva, provvederemo a segnalare la sua richiesta

Scriveteci qui: solleviamociblog@gmail.com

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MA QUANTI BEI LADRI, MADAMA DORE’! – Finanziamenti al “Giornale” di Verdini. Il coordinatore Pdl indagato per truffa

Finanziamenti al “Giornale” di Verdini
Il coordinatore Pdl indagato per truffa

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L’operazione nasce dall’inchiesta della procura di Firenze sul Credito Cooperativo di Campi Bisenzio, di cui il coordinatore Pdl è stato presidente per 20 anni. Le indagini si incrocerebbero ache con quelle romane sulla P3. Verdini è indagato per truffa

Finanziamenti al "Giornale" di Verdini Il coordinatore Pdl indagato per truffa

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Sono in corso perquisizioni e sequestri in Toscana e Lazio da parte della Guardia di Finanza, nell’ ambito di una inchiesta della procura di Firenze relativa a finanziamenti pubblici erogati al “Giornale della Toscana” della cui società editrice è tra i fondatori Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl. Le perquisizioni sarebbero mirate ad acquisire atti utili alla verifica della correttezza della documentazione alla base dei finanziamenti pubblici ricevuti dal quotidiano. Diciannove le persone indagate, tra cui Verdini a cui si contesta la truffa. Gli investigatori starebbero sequestrando beni per 10 milioni di euro, parte dei finanziamenti pubblici illecitamente percepiti.

Gli accertamenti di oggi partono dall’inchiesta della procura di Firenze sul Credito Cooperativo di Campi Bisenzio, di cui Verdini è stato presidente per 20 anni. Sono stati 55 gli avvisi di chiusura indagine notificati dai pm e tra gli indagati figurano lo stesso Verdini e Marcello dell’Utri.

INCHIESTA SULLA BANCA DI VERDINI, DELL’UTRI TRA GLI INDAGATI

Ma l’indagine in corso è incrociata anche con il lavoro della procura romana sulla cosiddetta P3 e sui Grandi eventi. Le indagini sono state state condotte dai carabinieri del ros coordinati dai pm fiorentini Giuseppina Mione e Luca Turco, titolari anche dell’inchiesta sul ‘Giornale della Toscana’. Fra gli episodi al vaglio dei magistrati romani e della Guardia di Finanza che indagano sulla P3 ci sono stati anche flussi di denaro che avrebbero riguardato la Società Toscana Edizione (Ste), editrice del Giornale della Toscana, e il Credito Cooperativo Fiorentino, la banca presieduta da Verdini fino a luglio 2010.

Sono 17 i milioni di euro di finanziamenti pubblici versati alla società Ste, editrice del Giornale della Toscana, dal 1998 ad oggi. Secondo la procura di Firenze si tratta di finanziamenti illeciti perchè il 51% della Ste appartiene ad una cooperativa, la Nuova Editoriale, che sarebbe fittizia.
L’inchiesta vede 19 indagati tra cui il coordinatore del Pdl Denis Verdini e oggi ha portato ad una serie di perquisizioni e sequestri. La legge prevede che per ottenere finanziamenti pubblici la società editrice debba essere costituita almeno al 51% da una cooperativa. Secondo l’accusa in questo caso la cooperativa era solo di facciata e alimentata dai soli versamenti statali. I pm non ipotizzano però che tali soldi abbiano avuto destinazioni diverse da fini editoriali. Accertamenti analoghi sono in corso sulla società ‘Settemari’, editrice del settimanale fiorentino ‘Metropoli’. Il sequestro preventivo in corso è di 10 milioni di euro e riguarda la cifra percepita dopo settembre 2005 (il periodo precedente è infatti prescritto).

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25 ottobre 2011

fonte:  http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/25/news/finanziamenti_al_giornale_di_verdini_perquisizioni_in_toscana_e_lazio-23812443/?rss

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Sulle pensioni il muro di Bossi

Sulle pensioni il muro di Bossi


C.d.M. – fonte immagine

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di Barbara Fiammeri

e all’interno articolo di Lina Palmerini

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Il Consiglio dei ministri convocato d’urgenza all’indomani dell’ultimatum di Bruxelles, si è risolto in un nulla di fatto. La Lega sulle pensioni è disposta ad aprire la crisi. Bossi lo ha detto e ripetuto a Berlusconi, prima e dopo la riunione di Palazzo Chigi e il titolo che compare sulla Padania è più che eloquente: «La Lega non arretra di un passo-Oggi il D-day». Per tutta la giornata il premier ha tentato di superare le resistenze del Carroccio ma Bossi non gli ha lasciato spiragli. L’ultimo tentativo nella notte.

Il premier dopo aver congedato tutti i ministri si è chiuso nuovamente con Bossi, Tremonti, Maroni e Calderoli assistito da Gianni Letta. Una cena che non ha niente a che vedere con quelle dei lunedì di Arcore in cui alla fine si trovava sempre «la quadra». Questa volta il Senatur abbandona il tavolo poco dopo le 10, lasciando a trattare nella notte i suoi colonnelli. I margini di manovra sono strettissimi. Tant’è che mentre ancora è in corso il vertice, fonti di Palazzo Chigi anticipano che per oggi non è prevista alcuna nuova riunione del Consiglio dei ministri. Berlusconi ha quindi rinunciato di presentarsi a Bruxelles domani con il decreto Sviluppo e con un provvedimento analogo o anche solo un disegno di legge (come era stato inizialmente ipotizzato) sulla riforma delle pensioni. «Ma non possiamo presentarci a mani nude», ha detto durante la riunione Gianni Letta. E così l’idea che si sta facendo strada è quella di una sorta di «documento programmatico» in cui siano specificati obiettivi e scadenze.

Una scelta che potrebbe non essere priva di conseguenze, visto che inizialmente l’impegno era di arrivare davanti ai partner europei con un provvedimento in grado di mostrare il cambio di marcia dell’Italia sul fronte della crescita. Berlusconi rischia così di dover subire una nuova reprimenda dai colleghi europei. Il Quirinale segue con attenzione le mosse dell’Esecutivo. «Napolitano non rimarrà passivo», è la convinzione di un ministro mentre c’è già chi ipotizza che il Cavaliere mercoledì «invece di prendere l’aereo per Bruxelles salga al Colle».

La strada delle dimissioni del premier ieri è girata parecchio nei conciliaboli all’interno della maggioranza e non solo. Le alternative, qualora Berlusconi dovesse dichiarare la resa, sarebbero quelle di un governo Letta o Schifani, al quale potrebbe dare il suo appoggio il terzo polo di Casini e Fini. Qualcuno l’ha già ribattezzata l’ultima «exit strategy» per tenere in vita la legislatura. La Lega a quel punto molto probabilmente si tirerebbe indietro, avendo come unica opzione le elezioni. Ed è proprio questo lo scenario con cui il Cavaliere contava ieri di convincere Bossi. Il Senatur però non ha ceduto. Al vertice che ha preceduto il Cdm ha detto chiaro e tondo al premier che per il Carroccio sull’allungamento dell’età a 67 anni così come sull’abolizione delle anzianità non c’era possibilità di accordo. Gli unici spragli lasciati aperti erano l’anticipo dell’allungamento dell’età delle donne o interventi su quelle pensioni di chi «non ha lavorato» (quelle di reversibilità o di invalidità), ma nulla di più.

Per Berlusconi però è troppo poco. Anche perchè non ha alternative da controproporre ai vertici dell’Unione europea. Tremonti non ha offerto suggerimenti. Il ministro dell’Economia ieri si è limitato ad illustrare le difficoltà più che a trovare strade alternative. E anche le proposte che erano giunte dal resto del governo, le famose proposte a costo zero, non bastano certo a ribaltare i giudizi poco ottimisti sul futuro dell’Italia e quindi dell’euro. C’è chi sostiene – ma è un’interpretazione di ispirazione tremontiana – che la scelta di presentarsi con un documento e non con il decreto vero e proprio sia dettato dalla necessità di mantenere «l’autonomia decisionale». Ma sembra un mero tentativo di edulcorare la realtà con la quale il premier dovrà fare i conti. E Berlusconi ha già capito che domani per lui potrebbero non esserci solo i risolini ironici di Sarkozy e Merkel.

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25 ottobre 2011

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-24/premier-convince-alleato-anni-235356.shtml?uuid=AakBGlFE

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Le norme ereditarie e i beni Fininvest. L’Idv: «È un’altra legge ad personam»

Le norme ereditarie e i beni Fininvest
L’Idv: «È un’altra legge ad personam»


fonte immagine

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La successione di Berlusconi e la disputa con Veronica
Il Cavaliere potrà modulare liberamente le quote dei figli

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Veronica Lario, l'ex moglie del Cavaliere (Ansa)
Veronica Lario, l’ex moglie del Cavaliere (Ansa)

MILANOÈ bastata la bozza del decreto-sviluppo con le nuove norme sull’eredità e la quota di legittima a far esplodere la polemica: «Una nuova legge ad personam» a favore di Berlusconi, ha aperto ieri il fronte Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera. La proposta in effetti interviene radicalmente sul potere del testatore di privilegiare un figlio rispetto agli altri nell’assegnazione dei beni. Attualmente la legittima è pari a due terzi del patrimonio «da dividersi in parti uguali tra tutti i figli, legittimi e naturali». Con la riforma, resterebbe ferma la quota dei 2/3, ma con una differenza rilevante: la metà di tale quota dovrà essere assegnata in parti uguali ai figli, mentre l’altra metà potrà essere attribuita dal genitore a uno o più figli in vario modo.

IL PRECEDENTE – Anche l’anno scorso era stata tentata una modifica delle norme sulla divisione dell’asse ereditario, sulla base di una proposta dell’Aidaf, l’associazione delle aziende familiari presieduta dal banchiere Maurizio Sella, per dare una mano alle imprese nella delicata fase del passaggio generazionale, specie in presenza di figli con idee diverse sull’azienda. Puntualmente anche allora erano piovute critiche su una «legge ad personam» per il presidente del Consiglio. È vero comunque che il tema è molto dibattuto, e i casi clamorosi non mancano. Non c’è dubbio che la spartizione dell’impero di Berlusconi tra i suoi cinque figli sia una delle questioni che il premier punta a risolvere. In realtà c’è chi ipotizza che un accordo sia già stato raggiunto con i figli avuti dal matrimonio con Carla Dall’Oglio, Marina e Piersilvio, e i tre avuti da Veronica Lario, Barbara, Eleonora e Luigi. I primi due, ormai ultraquarantenni, sono saldamente in sella al gruppo: Marina alla Fininvest, la holding operativa, e in Mondadori; Piersilvio a Mediaset; i tre ragazzi, poco più che ventenni, stanno muovendosi in maniera diversificata con iniziative autonome, come la quota in Assicurazione.it o nella asiatica Expobee Inc., anche se le mire non sono nascoste: in particolare Barbara ha già detto di voler puntare sull’editoria – che è in mano a Marina, difesa da Silvio in questo ruolo – mentre Luigi sta sperimentando il campo della finanza.

PARTI UGUALI – Finora comunque l’avvicinamento al patrimonio da parte della seconda generazione dei Berlusconi ha seguito i binari della divisione paritaria: Fininvest è controllata da sette holding (una volta erano ben 22), Silvio Berlusconi controlla le Holding Italiana Prima, Seconda, Terza e Ottava, pari al 63% di Fininvest. Marina e Piersilvio hanno il 7,65% a testa con le Holding Quarta e Quinta, mentre dal 2005 Barbara, Luigi ed Eleonora hanno la proprietà della Holding Quattordicesima, che possiede il 21,4% di Fininvest. Diviso tre fa appunto il 7,65% ciascuno. La riforma potrebbe forse aiutarlo nell’assegnare ruoli specifici ai vari figli facendo pendere da una parte o dall’altra pacchetti rilevanti ai fini del controllo, in un impero che è valutato circa 6 miliardi di euro. Anche se resta ancora da risolvere anche la questione del divorzio da Veronica Lario.

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Fabrizio Massaro
25 ottobre 2011 09:30

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_25/massaro-le-norme-e-i-beni-fininvest_8ba5b034-fed6-11e0-b55a-a662e85c9dff.shtml

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SCUOLA – Immigrati, 711 mila alunni stranieri (8%)

Rapporto Miur-Ismu. Tante le difficoltà che incontrano tra i banchi

Immigrati, 711 mila alunni stranieri (8%)

Vivono al Nord e scelgono le professionali. In media, i bocciati sono il doppio degli italiani


fonte immagine

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MILANO – Sono sempre più numerosi gli stranieri tra i banchi delle scuole italiane, anche se la crescita rallenta un po’ rispetto agli anni scorsi. Ma fanno la fatica di sempre, pur orientandosi, per lo più, verso scuole «più facili», o quelle che i loro coetanei del Belpaese snobbano un po’. Scuole pubbliche, naturalmente (85,8%), eccetto che per le materne (nelle private se ne contano 135.632, pari al 35,3% di tutti i bambini stranieri da 3 a 6 anni; sono solo il 4,2% alle elementari, il 3,3% alle medie, il 3,9% alle superiori). E il divario si fa più evidente nella scuola secondaria, dove i bocciati sono il doppio degli italiani.

IL RAPPORTO – Questo il quadro tratteggiato nel rapporto «Alunni con cittadinanza non italiana 2010-2011» presentato a Milano dal Ministero dell’Istruzione e dalla fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità): sono 711mila gli alunni stranieri in Italia, pari al 7,9% di tutti gli studenti, dalla scuola d’infanzia fino ai licei e agli istituti tecnici. In tutto, sono 37.454 in più rispetto all’anno scolastico precedente. Ma si tratta di una crescita più contenuta rispetto al passato: fino al 2009 c’erano incrementi doppi, circa 60/70mila alunni all’anno. Aumenta invece sensibilmente il numero degli studenti di cittadinanza straniera nati in Italia, i cosiddetti «G2»: nell’anno scolastico 2009/2010 sono 263.524, pari al 39,12% di tutti gli studenti stranieri con un aumento del 13,1% rispetto all’anno precedente. Scuola dell’infanzia ed elementari accolgono la stragrande maggioranza dei G2: circa l’80%. La popolazione scolastica straniera sta diventando quindi sempre più «made in Italy», soprattutto nella scuola dell’infanzia e alle elementari, dove nel 2009/2010 i nuovi entrati sono 44.232, di cui soltanto 13.711 provenienti direttamente dall’estero.

UNO SU TRE ALLE ELEMENTARI – I numeri: nelle scuole primarie siedono in 254.644, pari al 35,8% del totale. Il 22,3% si trova alle medie, il 21,6 alle superiori e il 20,3 nelle scuole materne. Degno di nota le differenze con l’anno scolastico precedente per quanto riguarda le elementari, quando erano ben il 42,8%, e alle superiori dove raggiungevano appena il 14%. Arrivati alle scuole secondarie di secondo grado (nel 2010/2011 sono 153.513) scelgono gli istituti professionali il 40,4%, i tecnici il 38%, i licei il 18,7% e gli artistici il 2,9%. Poco più delle metà (50,3%) sono femmine, con punte del 70% nei licei.

ROMENI IN TESTA – Per quanto riguarda le nazionalità degli alunni, i romeni si confermano, per il quinto anno consecutivo il gruppo più numeroso nelle scuole italiane (126.452); seguono gli albanesi (99.205) e i marocchini (92.542). Tra le novità più rilevanti c’è l’incremento degli alunni provenienti dalla Moldavia che passano da 12.543 nel 2007/08 agli attuali 20.580. Rilevanti anche gli incrementi di alunni dall’India e dell’Ucraina.
La regione con più alunni stranieri in valori assoluti è la Lombardia, con il 24,3% del totale di studenti (173.051) con cittadinanza non italiana; seguono il Veneto, con l’11,9% (84.914 studenti), e l’Emilia Romagna con l’11,6% (82.634). Le province che accolgono il maggior numero di studenti stranieri sono: Milano (64.934), Roma (52.599), Torino (33.920), Brescia (30.605), Bergamo (20.961).

TECNICI E PROFESSIONALI – Il rapporto completo sarà disponibile a partire dalla fine di novembre. Tra i dati più interessanti resi disponibili ci sono quelli relativi alla scelta dell’indirizzo scolastico, gli stranieri guardano con più favore degli autoctoni gli Istituti professionali e tecnici: se ne contano 153.513 (mentre gli italiani sono 2.510.171), 10.289 in più rispetto all’anno scolastico precedente, con un’incidenza sul totale degli studenti del 5,8%. Di questi 153.513, ben 62.080 frequentano un istituto professionale, 58.340 un istituto tecnico e soltanto 28.675 siede sul banco di un liceo e ancor meno (4.418) si è rivolto alla formazione artistica. Di tutt’altro segno, ovviamente, la scelta degli italiani che prediligono i licei (43,9% contro il 18,7% degli stranieri), in secondo luogo gli istituti tecnici (33,2% contro 38%) e soltanto in ultimo i professionali (19,2% contro il 40,4% degli stranieri). Se si approfondisce, però, il dato degli stranieri che si rivolge all’istruzione liceale, si scopre che di quei 28.675 ben il 70,3% è costituito da ragazze e il 12,2% da nati in Italia; percentuali che si ripresentano nell’istruzione artistica con il 66,7% di ragazze e l’11,6% di nati in Italia.

PIÙ BOCCIATI – Non poche le difficoltà che i ragazzi venuti da fuori incontrano tra i banchi: nell’anno scolastico 2009-2010 il 12,2% è stato bocciato (contro il 4% dei compagni italiani) alle medie mentre nelle superiori stessa sorte è toccata al 30% (14,1% tra gli italiani) con punte del 37,5% in prima. Risultato: nelle scuole secondarie di primo grado gli alunni stranieri in ritardo con gli anni sono il 49,1% e in quelle di secondo grado sono addirittura il 71,3%. Ed è proprio negli istituti professionali che si concentrano i problemi: nel 2010/2011 gli alunni stranieri iscritti erano 62.080 e i bocciati raggiungono il 34,2% contro il 24,6% dei coetanei italiani. Tra i banchi dei professionali, inoltre, siedono 8.100 studenti stranieri che hanno dai 20 anni in su, segno delle difficoltà che hanno incontrato nella loro vita scolastica. Va un po’ meglio negli istituti tecnici, dove gli iscritti stranieri sono 58.340 e i bocciati arrivano al 29,9%. La «strage» di studenti stranieri avviene soprattutto nelle classi prime. Alle medie (anno scolastico 2009/2010) il 14,7% ha dovuto ripetere l’anno contro il 4,6% dei compagni italiani. Alle superiori si arriva al 37,5% contro il 15%.
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Redazione online
24 ottobre 2011 16:33

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_24/rapporto-ismu-studenti-stranieri_b141ab16-fe42-11e0-bb8b-fd7e32debc75.shtml

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