Archivio | ottobre 26, 2011

Ricordiamo il cristianesimo ribelle di Enzo Mazzi

Ricordiamo il cristianesimo ribelle di Enzo Mazzi

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Ieri ci ha lasciato don Enzo Mazzi, il prete del dissenso. Lo ricordiamo con un video,un estratto dal suo libro Cristianesimo ribelle e una sua intervista sulla Comunità dell’Isolotto.
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Il sessantotto all’Isolotto (Firenze) – don Enzo Mazzi

Caricato da in data 20/dic/2009

Storia della comunità dell’Isolotto di Firenze – Cattolicesimo, contestazione, 1968

Incontro con la comunità cristiana di base dell’Isolotto di Firenze

Caricato da in data 10/mar/2009

Buon afflusso e molte adesioni alle carte di autodeterminazione, nella nuova uscita pubblica dell’associazione Liberi di decidere, domenica 8 marzo presso l’assemblea della comunità cristiana di Don Mazzi, in via degli Aceri all’Isolotto, a Firenze.

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La gestazione planetaria della speranza

Le riflessioni contenute in questo libro sono dovute a una ricca socializzazione comunitaria e hanno la loro radice nell’anima profonda del ’68, che a mio parere è tuttora vitale e generativa. Sono molti i ’68. È gravemente scorretto e rozzamente superficiale ridurre, come fa molta parte della cultura storiografica dominante, un imponente processo storico di trasformazione globale della società alla rivolta studentesca, considerata una folata velleitaria, contraddittoria e violenta, un conato o al massimo un sogno giovanile, senza passato e senza futuro. C’è ovviamente il ’68 degli studenti. Ma c’è anche il ’68 del movimento operaio, che inizia in quell’anno con lotte significative per esplodere l’anno successivo, e c’è il ’68 della psichiatria e della medicina alternativa, della magistratura, del mondo della scuola, del movimento femminista, del movimento conciliare nella Chiesa, perfino di un certo fermento democratico dentro la polizia. Tant’è vero che quando si tirano le somme della repressione giudiziaria del movimento complessivo del ’68-’69, si trovano accomunati in decine di migliaia di denunce e processi studenti, operai, preti e laici, insegnanti, psichiatri, medici, ecc. (cfr. 14.000 denunce, chi, dove, come, quando, perché, a cura di L. Borgomeo e A. Forbice, ed. Stasind, Roma 1970). La domanda che sorge è la seguente: c’è qualcosa che accomuna i molti ’68, un ethos, una spinta profonda, un orizzonte di senso?Nel ’68, ho fatto anch’io molte scoperte, sostenuto dalle relazioni comunitarie (cito da: Comunità dell’Isolotto, Il mio ’68, Centrolibro, Firenze 2000); ma una mi sembra che possa in qualche modo racchiudere tutte le altre: la gestazione planetaria della speranza. La speranza è perennemente in gestazione, ma la sua manifestazione nella storia è apparsa finora in forma episodica e settoriale. Nel ’68 invece ci siamo trovati davanti a un fenomeno planetario e globale, una specie di eruzione vulcanica che esplodeva da una miriade di camini in ogni angolo del pianeta, coinvolgeva tutti i settori della società e portava in superficie dall’anima profonda dell’umanità un magma incandescente ricchissimo di elementi creativi, capace di produrre un balzo in avanti della evoluzione culturale della specie. Si tratta di un punto di vista relativo. Non pretendo di assolutizzarlo. Ho detto e sono convinto che il ’68 è molti sessantotto. Non intendo contraddirmi.

C’è chi non vede affatto questo balzo in avanti. Magari perché non crede che la storia abbia una dimensione evolutiva dotata di senso. Io invece il balzo l’ho visto e lo vedo operante tutt’ora, nonostante la restaurazione. Questo non significa che non mi ponga interrogativi. Potrebbe essere il ’68 non un salto evolutivo ma una ennesima ripetizione, un ritorno ciclico della dialettica fra dominio e liberazione, fra paura e speranza, fra potere e amore? Non si può negare che in quell’anno fatale sia emerso il paradigma di sempre, che ha attraversato i millenni: il confronto insanabile fra la liberazione perennemente in divenire dell’amore universale, amore per la vita nella sua dimensione essenziale di finitezza, amore per tutti i viventi nella loro fragilità esistenziale, e il dominio della paura, della violenza, del patto con la morte. Tutto qui? Ma questo sarebbe il trionfo dell’inevitabile, del così è e così sia per tutti i secoli dei secoli, che è l’opposto della speranza. Niente di nuovo sotto il sole? E la nuova lingua universale e unificante della speranza che vedevamo sbocciare in ogni angolo del mondo poteva non essere affatto un balzo in avanti dell’evoluzione umana ma piuttosto un passo di danza in un girotondo senza fine? E l’avanzamento della liberazione dall’angoscia per la finitezza dell’esistenza e il bisogno di felicità non illusoria che s’intravvedeva al fondo degli obiettivi di lotta sarebbe stato un sogno senza storia e senza futuro? E pura ripetizione di una genesi storica altalenante sarebbe stato quella specie di parto a cui partecipavo, quel passaggio generativo dal “seno materno” costituito da istituzioni, ideologie, confini, patrie, chiese, abitudini, a un mondo nuovo senza contorni, magmatico, appena intravisto da occhi incerti ancora incapaci di distinguere il vuoto dal pieno?

Domande inquietanti e pungenti che restarono sospese nel pieno di quell’anno cruciale e che restano sospese tutt’ora dopo quarant’anni. Quando dico che vedo il ’68 come un balzo evolutivo della specie non dico che ho risolto quegli interrogativi ma solo che li sto elaborando all’interno di reti di relazioni intense. E lo faccio non teoricamente, quanto piuttosto analizzando fatti concreti di vita.

Le esperienze di cambiamento dal basso, che da anni stavamo portando avanti nel nostro piccolo spazio vitale, le scoprivamo condivise inconsapevolmente da realtà sociali diffuse in tutto il mondo. Nei mesi a cavallo fra il ’68 e il ’69 la vicenda vissuta dalla Comunità dell’Isolotto ebbe risonanza mondiale. La piazza dell’Isolotto divenne un crocevia internazionale. Potemmo comunicare col mondo. Ed avemmo la consapevolezza che a livello universale stava nascendo una società basata su valori nuovi e al tempo stesso antichi: pace, solidarietà, primato della coscienza, dissenso creativo, diritti umani e sociali come diritti di tutti e di ognuno/a, centralità delle relazioni: “il sabato per l’uomo e non l’uomo per il sabato”, comunitarietà oltre i confini. L’utopia che da sempre aveva animato i sogni di “uomini e donne di buona volontà” si stava rivelando ormai come la più autentica razionalità e si incarnava in mille e mille percorsi di ricerca positiva diffusi in tutti gli angoli della terra. Finora era sembrato che fosse la paura a tenere unito il mondo sotto la cupola di fuoco della bomba. Ora invece vedevamo che la grande forza unificante a livello finalmente planetario era la speranza. Si rivelò per noi come l’ecografia di una gestazione.

E vennero le doglie del parto. Fu la conferma, se ce n’era bisogno, che la gestazione planetaria e globale della speranza era incombente. Il sistema mondiale del dominio si sentì scosso dalle fondamenta e scatenò il conflitto. Perché la speranza è la grande nemica del potere. Il quale si nutre di disperazione, paura, rassegnazione e sottomissione. Come la speranza nuova prendeva forma a livello mondiale, così anche la strategia per pianificare l’aborto fu globale. Dietro la maschera dell’anticomunismo e con la scusa del confronto apocalittico fra i due grandi sistemi di dominio, fu messa in atto la strategia delle “guerre di bassa intensità”, per uccidere la speranza e riportare sul trono l’inevitabile. E in Italia venne la repressione spietata ed esplosero le bombe in una sequenza tragica di stragi. E la strategia della tensione generò o comunque alimentò il terrorismo come propria immagine speculare. L’aborto sembrò cosa fatta.

Anche nella Chiesa il conflitto fu inevitabile. E risultò tremendo e tragico. Perché la gestazione della speranza si configurava come vera e propria rivoluzione del sistema ecclesiastico del sacro travasato dal medioevo nell’età moderna. Era stato il Concilio che aveva dato voce e forza a tale rivoluzione. I documenti conciliari infatti avevano sancito un germe di trasformazione radicale definito da un grande teologo conciliare, Marie-Dominique Chenu, “Rivoluzione copernicana della Chiesa”, in quanto poneva al centro non più la gerarchia ma il “Popolo di Dio”. Lì, in quel germe appena enunciato, si può individuare il succo stesso del Concilio. Non che i ministeri scomparissero. Solo che riacquistavano la loro funzione di servizio in una Chiesa vissuta come “comunità di comunità in cammino”, fondata sul protagonismo, la dignità e i diritti delle persone e della loro fede, a cominciare dagli ultimi. Quando tale “rivoluzione copernicana” dall’enunciazione di principio nei documenti ufficiali fu trasferita nella pratica di vita ecclesiale dal proliferare di una quantità di esperienze di base, fece paura e fu osteggiata da un intreccio perverso, composto da massoneria piduista, servizi segreti, Gladio, neofascismo, mafia: quel medesimo intreccio che in Italia tentò di bloccare il processo democratico complessivo, ricorrendo a tutti i mezzi compreso il terrore. Non sembri un’esagerazione. Quello che ho chiamato “intreccio perverso” esisteva realmente. È illuminante la valutazione dei giudici istruttori della strage di Bologna, Vito Zincani e Sergio Castaldo, contenuta nella sentenza-ordinanza del 1.6.1986:

“Si può legittimamente trarre la conclusione che si era costituito in Italia un potere invisibile il quale, essendo collegato al tempo stesso alla criminalità organizzata e al terrorismo, ad ambienti politico-militari, a settori dei servizi segreti, alla massoneria, e muovendosi contemporaneamente su questi piani, ha potuto conseguire una capacità di controllo incredibile sui meccanismi istituzionali fino a divenire un vero e proprio Stato nello Stato”.

L’esistenza di questo potere invisibile, che sopra ho chiamato “intreccio perverso”, l’abbiamo toccata con mano. Le prove sono molte. Ne riporto succintamente solo una che nella terza parte descriverò in modo più esteso. A un certo punto, nel gennaio 1969, qualche mese prima della strage di piazza Fontana, la chiesa dell’Isolotto fu invasa da una delle prime squadre neo-fasciste che armate di spranghe, catene e bastoni, cacciarono le migliaia di persone che costituivano la comunità parrocchiale decisa a resistere pacificamente alla repressione. E una magistratura compiacente ignorò la violenza fascista e perseguì le vittime della provocazione incriminando e processando quasi mille persone della Comunità dell’Isolotto, totalmente innocenti, che dopo qualche anno saranno infatti pienamente assolte.

La genesi delle altre centinaia di comunità cristiane di base italiane trova costantemente sul suo cammino positivo e creativo la repressione intraecclesiale e insieme il macigno dell’intreccio perverso di cui abbiamo parlato sopra. Il quale usò come manovalanza le squadre neofasciste al Nord e la mafia al Sud per attuare azioni e provocazioni violente analoghe a quelle avvenute nella chiesa dell’Isolotto.

Successe anche nella Chiesa ciò che avveniva nell’insieme della società. Ovunque in occidente e specialmente in America Latina si usò la violenza stragista fino a rasentare in qualche paese il genocidio, per bloccare il movimento di crescita complessiva della società, culturale, religiosa e politica. A dire queste cose sembra di rimasticare romanzi dell’orrido. In realtà una tale valutazione storica che a noi sembra inequivocabile è completamente ignorata dalla storiografia dominante. Non bisogna quindi stancarsi di riproporla.

L’aborto, dunque, cosa fatta? L’uomo planetario” soffocato nel seno della gestante? E perfino la memoria devitalizzata con la riduzione del ’68 a roba da archeologia? Non è proprio questo il messaggio distruttivo che viene trasmesso ai giovani?

L’obiettivo conseguito dalla strategia repressiva è stato quello di aver annebbiato la fiducia nella visione della esistenza personale e della storia come tracciato non sempre lineare ma dotato di senso, passo dopo passo: dalla schiavitù al riscatto, dalla oppressione alla liberazione, dalla alienazione alla responsabilità, dalla sacralità come dominio esterno alla sacralità intrinseca al tutto, dall’angoscia per la finitezza dell’esistenza avida d’immortalità per esorcizzare la morte, all’accettazione fondamentalmente gioiosa del “nulla creativo” che ci avvolge. Non si può negare che di fronte al fiume di sangue versato nel dopoguerra, fino ad oggi, di fronte alle sofferenze inflitte per bloccare il processo di liberazione, di fronte alla vittoria su tutti i fronti e in tutto il mondo dell’intreccio infame, vacilla ogni speranza. È segno di una debolezza interna alle speranze? O forse la liberazione è in radice un processo senza fine e una scommessa perenne? E i salti evolutivi ci sono, e il ’68 fu uno di questi, ma non c’è un salto ultimo? C’è sempre un “oltre”? Può tale scommessa chiamarsi fede? Ma fede in che cosa?

Domande inquietanti che mi sono rimaste nell’anima. Da lì, alla ricerca di senso all’interno di reti di relazioni, partono le cose che cerco di dire in queste pagine.

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OLTRE LA VECCHIA FRONTIERA FRA LAICITÀ E RELIGIONE

La partecipazione del mondo cattolico al movimento per un mondo nuovo possibile e contro la guerra è un fatto storicamente nuovo

È sintomatico ciò che avviene nel mondo cattolico. Ed è però anche un impegno nuovo che si apre sia per i cosiddetti credenti che per i laici.

Le realtà associative del mondo cattolico progressista le troviamo inserite nei movimenti che emergono: per la pace, per la democrazia partecipata, per un “mondo diverso”. Sembra che finalmente abbiano fatta propria la teologia dei “segni dei tempi” di papa Giovanni. È un fatto storicamente nuovo che apre orizzonti di speranza. Il secolo XX si aprì con la disastrosa separazione, il XXI si apre con un nuova incarnazione?

Leone XIII si alleò col capitalismo vincente escludendo i movimenti dal basso e in primo luogo il movimento operaio a cui fu sottratto l’apporto delle coscienze ed esperienze anticapitaliste di orientamento religioso e cattolico. I cattolici furono invece indirizzati su percorsi rigidamente interclassisti e quindi di sostanziale dipendenza dei deboli dai forti. Ecco cosa scrive il papa, osannato per una sua presunta vicinanza al mondo del lavoro, nell’Enciclica Quod apostolici muneris del 1878, anteriore alla più nota Rerum novarum:

Stando così le cose,… ai popoli ed ai Prìncipi sbattuti da violenta procella… preoccupati dall’estremo pericolo che sovrasta, indirizziamo loro l’Apostolica voce; ed in nome della loro salvezza e di quella dello Stato di nuovo li preghiamo insistentemente e li scongiuriamo di accogliere ed ascoltare come maestra la Chiesa, tanto benemerita della pubblica prosperità dei regni, e si persuadano che le ragioni della religione e dell’impero sono così strettamente congiunte che di quanto viene quella a scadere, di altrettanto diminuiscono l’ossequio dei sudditi e la maestà del comando. Anzi, conoscendo che la Chiesa di Cristo possiede tanta virtù per combattere la peste del Socialismo, quanta non ne possono avere le leggi umane, né le repressioni dei magistrati, né le armi dei soldati, ridonino alla Chiesa quella condizione di libertà, nella quale possa efficacemente compiere la sua benefica azione a favore dell’umano consorzio… Infine, siccome i seguaci del Socialismo principalmente vengono cercati fra gli artigiani e gli operai, i quali, avendo per avventura preso in uggia il lavoro, si lasciano assai facilmente pigliare all’esca delle promesse di ricchezze e di beni, così torna opportuno di favorire le società artigiane ed operaie che, poste sotto la tutela della Religione, avvezzino tutti i loro soci a considerarsi contenti della loro sorte, a sopportare la fatica e a condurre sempre una vita quieta e tranquilla.

Questa strategia tesa ad organizzare il mondo operaio “sotto la tutela della Religione” sottraendolo all’influenza del socialismo fu una catastrofe. La degenerazione totalitaria della rivoluzione socialista è anche frutto del dimezzamento del movimento operaio.

Papa Giovanni ritengo che abbia indirizzato la Chiesa su un percorso opposto. Egli, il papa dell’era atomica, ha visto nella folle scalata all’armamento atomico una grave minaccia alla democrazia e alla pace. L’arma atomica esalta il senso di onnipotenza del potere e conduce alla assolutizzazione del dominio. Contro il potere assoluto dell’arma totale Papa Giovanni ha fatto l’unica cosa a cui è chiamato il profeta in senso biblico: cercare e indicare nei segni dei tempi, in ciò che accade nella vita e nella storia vissuta e vista dal basso, il messaggio divino della salvezza. Il gigante imponente dall’aspetto terrificante, descritto dal libro biblico del profeta Daniele, non viene vinto da un altro gigante ma da un sassolino che si stacca spontaneamente dalla montagna. Papa Giovanni ha avuto l’umiltà di farsi in qualche modo da parte come persona e come ruolo per dare spazio alle periferie della Chiesa. Non ha fatto molte prediche sulla democrazia da difendere contro la minaccia atomica. Ha dato spazio alla democrazia possibile in quel momento storico nella sua Chiesa. Ha convocato il Concilio. E così ha indicato una strada di salvezza per tutti: dare spazio ovunque al recupero della democrazia valorizzando i processi sociali dal basso, quelli che lui ha chiamato appunto “segni dei tempi”. Questo è anche il succo della Pacem in terris. Ed è di una attualità sconcertante.

Oggi quel messaggio viene ripreso e attualizzato. I cattolici dell’associazionismo progressista fanno propri i temi dei movimenti dal basso portando talvolta la radicalità e la forza dell’ispirazione evangelica. Questo come dicevo è molto positivo. Può essere un crinale storico.

Di fronte al “sacro potere delle chiavi” vale il principio che l’obbedienza non è più una virtù?

Ma questo apre anche a compiti nuovi. Perché il ruolo dei cattolici nei movimenti non può limitarsi ad essere una voce in più. Hanno un compito specifico specialmente nell’era dei fondamentalismi. Se è vero che la pace è cultura e sistema complessivo, allora bisogna che ognuno faccia la sua parte nella trasformazione lavorando nell’ambito di cultura e società in cui è inserito. E i cattolici sono inseriti nell’ambito religioso ed ecclesiale. Non possono far mancare il loro impegno in tale ambito.

Apro qui una riflessione critica in senso costruttivo sulla linea strategica della cultura di pace e nonviolenza come rivoluzione.

I cattolici dei “segni dei tempi” rifuggono per lo più dall’usare gli strumenti critici di trasformazione culturale, economica e politica della società nell’ambito proprio della loro appartenenza religiosa ed ecclesiale.

Un esempio eclatante è il messaggio di don Milani: “l’obbedienza non è più una virtù” secondo il priore di Barbiana vale per tutti gli ambiti laici ma non per l’ambito religioso ed ecclesiale. Si deve disubbidire agli ordini ingiusti di tutti i poteri meno che di quello ecclesiastico. Di fronte al “potere delle chiavi” non c’è disubbidienza che tenga. Altrimenti – egli diceva – chi mi assolve dal mio peccato?

Di fronte al sacro molti cattolici si bloccano. E così fanno mancare al cammino umano proprio il contributo specifico di persone “credenti”, cioè di persone inserite nell’apparato simbolico religioso che sostiene quegli automatismi psicologici inconsci i quali sono all’origine di quella stessa violenza e ingiustizia contro cui si trovano a combattere. Vivono (ma bisogna dire viviamo, perché in un modo o nell’altro ci siamo dentro tutti) una forma di schizofrenia. Pensiamo di immaginare e costruire “un mondo nuovo possibile” lavorando solo nell’orizzonte del visibile e del misurabile. E così la violenza cacciata dalla porta della politica rientra dalla ferita aperta nel sacro e nel profondo.

È un frutto, direi l’altra faccia, della secolarizzazione dimezzata, cioè basata tutta e solo sul dominio del mondo attraverso la mente. L’alfa e l’omega dell’ordine umano, sociale, politico, culturale, non è più l’onnipotenza di Dio ma l’onnipotenza della mente, nuova divinità. E la rivoluzione, quella di Marx come anche, fatte le debite proporzioni, quella di un don Milani, cambia l’ordine dei fattori, il basso in alto l’alto in basso, ma il risultato è sempre il dominio della mente. L’altra metà dell’essere umano, il mondo simbolico, l’inconscio, il sacro, il mistero, è affidata alla vecchia casta dei ministri consacrati o alla nuova casta degli specialisti dell’anima.

Una tale visione critica dove vuole andare a parare? Non ho risposte sicure. Dobbiamo trovarle insieme.

Per un mondo nuovo possibile, nuovi mondi religiosi possibili

Il cattolicesimo ufficiale non ha ancora elaborato il lutto rispetto alla perdita del “controllo totale”, cioè del potere totalizzante e universalistico in senso imperiale, potere che è stato la sua natura intima fin dalla nascita e la sua forza in millecinquecento anni di storia.

Cattolico infatti significa letteralmente universale ma storicamente il suo senso preciso è derivato dall’universalismo imperiale. Non era cattolico il cristianesimo dei primi due secoli. All’inizio non era neppure propriamente una religione. Diventa “religione della società” quando entra in simbiosi con l’universalismo dell’Impero e si trasforma così in religione essa stessa universale, cioè cattolica. La politica di simbiosi iniziata da Costantino fu compiuta come si sa da Teodosio che proclamò nell’editto del 380 la religione cristiana religione dell’Impero: “Vogliamo che tutti i popoli a noi soggetti seguano la religione che l’apostolo Pietro ha insegnato ai Romani … Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico; gli altri invece saranno stolti ed eretici … essi incorreranno nei castighi divini e anche in quelle punizioni che noi riterremo di infliggere loro”.

La scelta dell’universalismo imperiale non fu indolore. Creò una profonda spaccatura interna al cristianesimo. E fu una spaccatura verticale. Gli strati del cristianesimo più lontani dal centro imperiale ed ecclesiale e socialmente più umili, in particolare i contadini poveri della Chiesa africana, insieme ad alcuni loro episcopi, percepirono una tale alleanza fra la Chiesa e l’Impero come un tradimento del profetismo evangelico. L’eresia più importante fu il Donatismo.

I donatisti, ma anche altre eresie analoghe, riuscirono a dare profondo contenuto teologico alla loro rivolta sociale e morale. I fatti sono noti ma vale la pena riassumerli perché come dirò sono di un’attualità sconcertante. I proprietari terrieri dell’Africa proconsolare e della Numidia utilizzarono la persecuzione dioclezianea per terrorizzare, torturare, umiliare e reprimere i propri contadini. Mentre alcuni presbiteri ed episcopi accettarono la sorte atroce dei contadini, la maggior parte di loro e specialmente i più importanti lasciarono soli i fedeli, abiurarono, si salvarono, e soprattutto mantennero il loro potere, anzi lo ampliarono orientando sempre più la Chiesa verso il compromesso con l’Impero.

Mensurio, vescovo di Cartagine, fu uno dei “traditori”. Quando morì di morte naturale fu eletto al posto di lui il suo collaboratore Ceciliano consacrato dal vescovo Felice, anch’egli però “traditore”. Una parte notevole della Chiesa africana, quella rurale, la più povera e angariata, non ritenne valida una tale consacrazione e al posto di Ceciliano elesse vescovo di Cartagine Donato. Ma così il donatismo scardinava uno dei pilastri della dottrina cattolica: il valore assoluto della successione apostolica in sé, da vescovo a vescovo, senza passare attraverso le relazioni circolari e territoriali della ecclesia. Più a fondo, veniva contestata la organizzazione verticista della Chiesa e il suo universalismo imperiale. La Chiesa dell’amore condiviso, fondata sulle relazioni legate alla vita e al territorio si opponeva alla Chiesa del potere, dell’universalità astratta e della legge senz’anima. Il donatismo animò la chiesa per tutto il quarto secolo. Subì una durissima repressione e infine su debellato. Perfino la sua memoria fu annullata. Passò agli annali solo come eresia localista, rigorista e intollerante verso le debolezze umane. Non che non avesse limiti, ma la sua teologia fu completamente distorta.

Finché giunse con i “padri della Chiesa” la definitiva consacrazione dell’universalismo imperiale: un solo Dio un solo impero una sola Chiesa universale.

Basta la citazione di S. Ambrogio vescovo di Milano nel VI sec.: “Tutti gli uomini hanno imparato, vivendo sotto un unico impero universale, a proclamare col linguaggio della fede l’impero dell’Onnipotente”. È la pietra tombale sul donatismo. Questo però divenne quella folata di vento dello Spirito o se si vuole quel fermento che ispirò molte delle grandi spinte di trasformazione della storia del cristianesimo.

A ben pensarci soffia anche oggi. Non certo nei modi, ma nella sostanza.

La gran parte dei cattolici che partecipa al movimento pacifista ha capito e acquisito ormai lo spirito profondo della nonviolenza e quindi avverte il bisogno di superare la dipendenza strutturale, chiave di ogni violenza, e di tendere all’autonomia e alla responsabilità della coscienza (“come se Dio non ci fosse”) alimentata dalla rete delle relazioni, chiave della nonviolenza. E, come i donatisti, non si fermeranno all’autonomia nel campo politico, etico e sociale. Vogliono una Chiesa “altra”. La trasformazione profonda in senso nonviolento di tutte le strutture religiose, nessuna esclusa, simbologie, dogmi, ordinamenti, strutture di potere, è il traguardo che sta loro davanti.

Le comunità di base che da tempo hanno iniziato un tale percorso non sono affatto isolate come si vorrebbe far credere.

Per parte mia, come si vede, non c’è la minima intenzione di svalorizzare e sminuire l’impegno di questo mondo cattolico in fermento. Ritengo che il nostro atteggiamento sia e debba essere quello di una attenzione di sim-patia, nel senso di “sentire insieme”, nei confronti delle contraddizioni che di nuovo si aprono, per contribuire ad orientarle verso un ripensamento delle sistematizzazioni religiose ed ecclesiali. E di rispetto verso i tempi e i passi del percorso di ognuno. Purché dia segni di essere in cammino.

Ora che “un mondo nuovo” è tornato negli orizzonti e nei percorsi delle nuove generazioni si può far mancare il contributo della ricerca di “mondi religiosi ed ecclesiali nuovi”? Basta spostare verso le parole di pace la politica religiosa ed ecclesiastica? Si può continuare a rincorrere le emergenze? Non è necessario lavorare anche sulla struttura intima delle religioni, sulla teologia, sulla simbologia e sul profondo? Offro alcuni spunti frutto di una lunga esperienza comunitaria e non pura elucubrazione mentale.

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Enzo Mazzi: «L’Isolotto puzzava troppo di comunismo per questo fu osteggiato dai centri di potere»

(Liberazione, 17 aprile 2008)
Vittorio Bonanni

La ricostruzione, la migrazione, la speculazione edilizia,la voglia di
riscatto, la fede religiosa. Ci sono tutti questi elementi nell’esperienza
dell’Isolotto di Firenze, lo storico quartiere dove nacque, già negli anni
’50, una delle Comunità di base più significative. Enzo Mazzi, ex parroco, è
stato un simbolo di quella storia, ma anche qualcosa di più. Forse quando si
parla di leader del ’68 bisognerebbe ricordarsi anche di lui e delle
straordinarie battaglie condotte da quella comunità, quando si facevano le
assemblee in chiesa su Martin Luther King, sul Vietnam, sulla Cecoslovacchia
e sulle lotte operaie. Enzo, che ancora vive lì, all’Isolotto, è certamente
la persona più adatta se vogliamo ricostruire quella storia.

Don Mazzi, com’è nato l’Isolotto?

Voglio ricordare l’inizio di quella storia con la frase del cardinale Elia
Dalla Costa, arcivescovo di Firenze: «Dalla giustizia la pace»: con queste
parole profetiche aprì, insieme al sindaco La Pira, le porte del paradiso a
mille fortunati assegnatari della prima città-satellite d’Italia, quella
costruita sulla riva sinistra dell’Arno, di fronte alle Cascine, nella zona
chiamata appunto Isolotto. Era il 6 novembre 1954, quarantacinque anni fa.

Come reagì la gente ad un evento così importante, a soli nove anni dalla
fine della Seconda guerra mondiale?

Applaudì con entusiasmo. E io condivisi la loro gioia perché ero stato
partecipe negli anni precedenti dei disagi e delle lotte di tanti senza casa
e mi apprestavo ad accettare l’invito del vescovo a diventare parroco della
nuova parrocchia. Non fu un applauso di circostanza. La casa che stavano per
occupare non era un regalo di babbo natale, ma un primo atto di giustizia e
quindi un passo verso la pace. Le parole di Dalla Costa non sgusciarono via.
Penetrarono nelle coscienze e si trovarono in sintonia con altre parole
radicate in profondità; radicate non per ideologia, non a causa della
appartenenza comunista che d’altra parte era assai diffusa fra loro, ma a
causa della loro sete di giustizia e di pace.

C’era anche Giorgio La Pira…

La Pira, sindaco di Firenze dal 1951, prima di consegnare le fatidiche
chiavi, spiegò che il nuovo quartiere non era un mucchio di case, ma una
vera e propria città autonoma, una “città satellite” – disse – orbitante
intorno alla grande città, ma dotata di tutti i servizi per «stabilire,
cementare, accrescere una comunione fraterna di scambi e di vita».

Quello di Dalla Costa e di La Pira rimase però un bel sogno. L’Isolotto
restò un quartiere dormitorio, senza servizi, con la gente lasciata a se
stessa…

Sì, era un sogno troppo rivoluzionario. Quella “pace dalla giustizia”,
quella “comunione fraterna” puzzavano troppo di comunismo. Il sogno non era
affatto condiviso dai centri di potere che avevano consentito che si
scucissero i finanziamenti dello Stato per realizzare l’insediamento
abitativo. La strategia politica che dominava l’Italia del boom puntava in
tutta la penisola a tre obbiettivi convergenti. Innanzi tutto si voleva
liberare i centri storici dai “popolani” per favorire la speculazione
edilizia, dare spazio al terziario, creare città-museo funzionali al turismo
di massa. In secondo luogo c’era bisogno di risucchiare nelle città masse di
contadini da riciclare nell’industria. Infine, nei quartieri-dormitorio si
doveva creare la spersonalizzazione di grandi masse dalla vecchia identità
contadina, artigianale e di classe verso la nuova figura di individuo
piccolo-borghese, piccolo proprietario, produttore e consumatore. L’utopia
della città a misura di persona umana fu usata finché si ritenne che
servisse. Senza convinzione, però. E invece di città satelliti nacquero
appunto quartieri-dormitorio.

Un fallimento, dunque?

Ma qui, dalla disgregazione urbanistica cinicamente programmata, nacquero
ovunque in Italia e anche all’Isolotto straordinarie esperienze di
socialità. Perché la mancanza di servizi essenziali, come la scuola,
l’ambulatorio medico, la farmacia, il mercato e la chiesa stessa, mise in
moto energie incredibili di solidarietà. E la lotta per ottenere i servizi
negati creò unità oltre le divisioni ideologiche, fra cattolici e comunisti,
che a quel tempo erano molto forti, e fece scoprire identità di interessi al
di là delle separazioni di bandiera e di credo. Il territorio che doveva
essere quasi un anti-fabbrica, nel senso che doveva servire a ghettizzare
nella fabbrica la conflittualità sociale, impedendo che questa si espandesse
negli spazi della vita, si legò invece proprio al mondo operaio. Si creò
un’alleanza fabbrica-territorio, che mise paura.

E il potere si arrese?

Prima venne la repressione nel 1968, poi la strategia del terrore, il
riflusso, l’ebete scalata del paradiso negli anni ’80, la cronaca di oggi.

Nel ’68 ho fatto, insieme alla comunità, molte scoperte, ma una mi sembra
che possa in qualche modo racchiudere tutte le altre: la gestazione
planetaria della speranza. Le esperienze di cambiamento dal basso, che da
anni stavamo portando avanti nel piccolo spazio vitale della nostra
parrocchia, erano condivise inconsapevolmente da realtà sociali diffuse in
tutto il mondo. Nei mesi a cavallo fra il ’68 e il ’69 la vicenda vissuta
dalla “Comunità dell’Isolotto”, a seguito della mobilitazione della gente
che si sentiva coinvolta nella mia rimozione dall’ufficio di parroco, una
rimozione in funzione anticomunista, ebbe risonanza mondiale. La piazza
dell’Isolotto divenne un crocevia internazionale. Potemmo comunicare col
mondo intero. Ed avemmo la consapevolezza che a livello universale stava
nascendo una società basata su valori nuovi e al tempo stesso antichi: pace,
solidarietà, primato della coscienza, disubbidienza creativa, diritti umani
e sociali come diritti di tutti e di ognuno, comunitarietà oltre i confini,
non erano più sogni senza concretezza ma s’incarnavano in mille e mille
percorsi di ricerca diffusi in tutti gli angoli della Terra. Finora era
sembrato che fosse la paura e l’equilibrio del terrore a tenere unito il
mondo sotto la cupola di fuoco della bomba. Ora invece vedevamo che la
grande forza unificante era la speranza. Fu per noi come l’ecografia di una
gestazione.

Come nacque il conflitto con la gerarchia?

La gestazione della speranza scatenò il conflitto. Perché la speranza è la
grande nemica del potere. Il quale si nutre di disperazione, di
rassegnazione e di ubbidienza. E’ il paradigma di Erode: la speranza deve
essere uccisa sul nascere, a qualsiasi costo, anche con la strage.

Come la società nuova prendeva forma a livello mondiale, così anche la
strategia per pianificare l’aborto fu globale. Dietro la maschera
dell’anticomunismo e con la scusa del confronto apocalittico fra i due
grandi sistemi di dominio, fu messa in atto la strategia delle “guerre di
bassa intensità”, per uccidere la speranza e riportare sul trono
l’inevitabile. E in Italia venne la repressione spietata ed esplosero le
bombe in una sequenza tragica di stragi. E la strategia della tensione
generò o comunque alimentò il terrorismo come propria immagine speculare.
L’aborto sembrò cosa fatta.

Ma che c’entra tutto questo con l’Isolotto?

Anche nella Chiesa il conflitto fu inevitabile. E risultò tremendo e
tragico. Perché la gestazione della speranza si configurava come vera e
propria rivoluzione.

“Rivoluzione copernicana della Chiesa”, così la definì un grande teologo
conciliare, in quanto poneva al centro non più la gerarchia ma il “Popolo di
Dio”. Non che i ministeri scomparissero.

Solo che riacquistavano la loro funzione di servizio in una Chiesa vissuta
come “comunità di comunità aperta”, fondata sul protagonismo delle persone e
della loro fede, a cominciare dagli ultimi. Tale “rivoluzione copernicana”,
a cui il Concilio aveva dato voce, ma non corpo, e che ora veniva invece
realizzata dal basso, fu osteggiata da un intreccio perverso, composto da
massoneria piduista, servizi segreti, Gladio, neofascismo, mafia: quel
medesimo intreccio che in Italia, temendo il contagio comunista, tentò di
bloccare il processo democratico complessivo, ricorrendo a tutti i mezzi,
compreso il terrore. A un certo punto, nel gennaio 1969, poco prima della
strage di piazza Fontana, la chiesa dell’Isolotto fu invasa da una delle
prime squadre neo-fasciste che, armate di spranghe, catene e bastoni,
cacciarono le migliaia di persone che a quel tempo costituivano la comunità
di base dentro la parrocchia. E una magistratura compiacente ignorò la
violenza fascista e perseguì le vittime della provocazione incriminando e
processando, per turbamento di funzione religiosa, quasi mille persone della
Comunità dell’Isolotto, totalmente innocenti, che dopo qualche anno saranno
infatti pienamente assolte.

La Comunità dell’Isolotto era isolata?

Altre centinaia di comunità cristiane di base nascono in Italia e a migliaia
nel mondo. Ma la loro genesi trova costantemente sul suo cammino positivo e
creativo la repressione intraecclesiale e insieme il macigno dell’intreccio
perverso di cui abbiamo parlato sopra. Le squadre neofasciste al Nord e la
mafia al Sud Italia costituiscono la manovalanza di azioni e provocazioni
violente analoghe a quelle avvenute nella chiesa dell’Isolotto. E mentre in
Italia si crea il terrore attraverso la violenza neofascista, in America
latina le giunte militari massacrano a decine i pastori e i laici impegnati
nel creare comunità di base, come mons. Romero, vescovo di San Salvador, i
teologi della liberazione come padre Ignazio Ellacuria.

L’aborto, dunque, cosa fatta? L'”uomo planetario” soffocato nel seno della
gestante?

Proprio questo è il messaggio distruttivo che viene trasmesso ai giovani. In
realtà, oltre le apparenze, la speranza vive. Non è di Erode l’ultima
parola.

Ma ora, che ne è di quella straordinaria fioritura degli anni ’70?

Poche comunità restano vive. Che qualche realtà resista però è già un
risultato dopo la desertificazione di tutto ciò che era nato degli anni ’70,
operata dal rimbecillimento del decennio successivo, gli anni ’80. Ma è
sostanzialmente vero che il termine comunità è ormai inflazionato. Tanto che
si fa molta fatica a parlarne. E soprattutto si rischia di esser fraintesi
al solo pronunziare la parola. Si va dalla comunità europea alle comunità di
accoglienza, dalle comunità scientifiche alle comunità religiose. Perfino
l’alleanza di stati in nome della guerra cosiddetta umanitaria si è
spudoratamente chiamata comunità internazionale.

Tuttavia, questo proliferare strumentale di comunitarismi può avere anche un
risvolto positivo: può significare che il termine comunità è dotato tutt’ora
di una forza intima per cui conviene riappropriarcene tentando di dargli
significati all’altezza delle sfide attuali.

E’ quello che tentano di fare da sempre le comunità cristiane di base. Una
nuova società ha bisogno di uno spirito comunitario aperto che informi tutte
le realtà e le strutture sociali. L’alternativa è pericolosamente
distruttiva: l’individualismo competitivo per non dire la guerra di tutti
contro tutti fomentata dal dominio del danaro e dal liberismo mercantile
globalizzato.

ALCUNI INTERVENTI:

La forza dell’esodo

Il libro di Ratzinger, il Gesù storico e le verità della Chiesa

La sacra unione di fatto

Eluana, don Enzo Mazzi: “Gerarchie prigioniere del dominio del sacro”

Ernesto Balducci e il dissenso creativo

Lo scandalo del sacro

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ATTENTI AL.. FISCO – Il redditometro in 10 domande

Il redditometro in 10 domande


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a cura di Marco Mobili

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1 – Che cos’è il redditometro?
È uno dei tanti strumenti utlizzati dal Fisco per effettuare controlli a tavolino, con l’obiettivo di individuare i contribuenti che non dichiarano o che nascondono le imposte da versare. In sostanza, sulla base di dati già noti e contenuti nelle banche dati a cui il Fisco ha accesso, l’amministrazione finanzaria arriva a stimare, con il redditometro, il reddito o i compensi percepiti da un contribuente sulla base del suo tenore di vita e dunque delle spese sostenute per mantenere sé e la famiglia.

2 – Viene applicato a tutti i contribuenti?
No. Il redditometro si applica esclusivamente alle persone fisiche, ovvero professionisti, commercianti, artigiani, imprenditori individuali, dipendenti e pensionati

 3 – Viene applicato alle società?
No. Per le società il fisco utilizza altri strumenti in grado di stimare i ricavi e i compensi. Per le piccole e medie società si applicano gli studi di settore per le grandi società oggi esiste il “tutoraggio”.

4 – Come funziona?
Il nuovo redditometro mette in relazione al reddito del contribuente almeno 100 voci di spesa in grado di pesare la capacità contributiva del soggetto. Per determinare questa relazione il Fisco ha messo a punto una metodologia statistico matematica che si applica in relazione a precisi gruppi di famiglie differenziati per aree geografiche. In pratica, nel valutare le spese sostenute da un contribuente il software del fisco riuscirà a calibrare diversamente il peso di un acquisto fatto a Trapani rispetto a quello fatto a Milano, così le spese sostenute in un anno da un single rispetto a un nucleo di quattro persone.

5 – Il redditometro viene attivato automaticamente?
Non esattamente. Il nuovo redditometro viene attivato dagli uffici delle Entrate che, sulla base del software descritto nella risposta precedente, si accorgono degli scostamenti tra quanto il contribuente ha indicato in dichiarazione dei redditi e quanto ha speso per il suo tenore di vita nel corso dello stesso anno. Se lo scostamente è lieve il Fisco non interviene, se è invece un errore medio – oltre il 20% – chiede spiegazioni e convoca per un contraddittorio il soggetto sottoposto a controllo. Se lo scostamento è enorme (si possiedono tre case, due macchine, una barca e si sono dichiarati solo 20mila euro di redditi in un anno) il Fisco attiva controlli mirati e fa scattare un accertamento vero e proprio.

6 – Da quando verrà utilizzato?
Dalla prima settimana di novembre partirà la sperimentazione del nuovo redditometro che si concluderà entro la fine di febbraio. Da febbraio in poi i contribuenti potranno utilizzare un software per capire se i redditi dichiarati o che si intende dichiarare sono coerenti con le spese sostenute. La sperimentazione non vedrà coinvolti direttamente i cittadini ma soltanto le associazioni di categoria che sono state invitate dalle Entrate a inviare alla Società degli studi di settore (Sose) una serie di casi concreti, rigorosamente anonimi, per consentire all’amministrazione di testare al meglio il software messo a punto e le modalità di stima dei redditi presunti.

7 – Che differenza c’è tra redditometro e spesometro?
Il redditometro mette in relazione spese sostenute e reddito anche attraverso calcoli statistici. Con lo spesometro si indica invece il meccanismo di comunicazione del codice fiscale o della partita Iva in caso di acquisti in contante superiori a 3.000 euro, Iva esclusa. Lo spesometro è già operativo e, per acquisti di questa portata, vengono richiesti codice fiscale o partita Iva che vengono poi trasmessi all’Agenzia delle Entrate. Lo spesometro è uno degli strumenti di monitoraggio che alimentano il redditometro. Lo spesometro può essere anche usato direttamente (con il cosiddetto accertamento sintetico) quando le spese eseguite superano il reddito dichiarato dal contribuente.

8 – Vengono controllati anche gli investimenti?
Sì, tra le cento voci monitorate compaiono anche gli investimenti (azioni, obbligazioni, derivati, certificati di deposito, conti vincolati eccetera).

9 – Che cosa succede se il proprio reddito non è in linea con il redditometro?
Le Entrate invitano il contribuente nei propri uffici locali per un contraddittorio, nel corso del quale il cittadino può spiegare e giustificare gli scostamenti evidenziati dal redditometro tra spese sostenute e redditi dichiarati.

10 – Come ci si può difendere dalle indicazioni del redditometro?
In prima battuta in contraddittorio con gli uffici del fisco. In seguito, in caso di innesco dell’accertamento, si può impugnare l’atto. Se si accettano le contestazioni del Fisco, è possibile adeguarsi spontaneamente.

Leggi anche Le 100 voci di spesa mettono nel mirino anche i patrimoni

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  € 12,00 Iva Inc.

Calcolo del redditometro

  € 7,20 Iva Inc.

Guida al nuovo spesometro – versione in pdf

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26 ottobre 2011

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-10-26/redditometro-domande-144632.shtml?uuid=AaR7KCGE

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VIEW CONFERENCE 2011 – Cory Doctorow: “Conoscenza non è proprietà”

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Cory Doctorow: “Conoscenza non è proprietà”

Cory Doctorow è attualmente professore alla Open UniversityCory Doctorow è attualmente professore alla Open University
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CORY DOCTOROW, ATTIVISTA TECNOLOGICO
torino
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Fondamentalmente, ciò che chiamiamo «proprietà intellettuale » è solo conoscenza – idee, parole, melodie, progetti, identificatori, segreti, database. Tutto ciò è accostabile alla proprietà in questo modo: può essere di valore e, talvolta, è necessario investire un sacco di soldi e di lavoro nello sviluppo per capire il suo valore. Ma è anche dissimile dalla proprietà per motivi altrettanto importanti: soprattutto, non è intrinsecamente «esclusivo». Se sconfini nel mio appartamento, io posso buttarti fuori (ti escludo da casa mia). Se rubi la mia auto, posso riprendermela (ti escludo dalla mia macchina). Ma una volta che conosci il mio canto, una volta che hai letto il mio libro, dopo aver visto il mio film, si perde la mia possibilità di controllare. Per questo il discorso sulla «proprietà» diventa problematico quando si parla di «proprietà intellettuale».

Cercare di infilare a forza la conoscenza nella metafora della «proprietà» ci lascia senza la flessibilità e le sfumature che un regime di vera conoscenza dovrebbe avere. Per esempio, i fatti non sono protetti da copyright, quindi nessuno può dire di «possedere» il vostro indirizzo, o il numero di previdenza nazionale, o il Pin della vostra carta bancomat. Tuttavia, queste sono tutte cose per cui si ha un forte interesse, e tale interesse può e deve essere protetto dalla legge. Ci sono moltissime creazioni e fatti che non rientrano nel campo di applicazione del diritto d’autore, dei marchi, dei brevetti e degli altri diritti che rappresentano l’idra della Proprietà Intellettuale, dalle ricette alle rubriche telefoniche all’arte «illegale » come i mashup musicali. Queste opere non sono di proprietà, e non devono essere trattate come tali, ma per ognuna c’è un intero ecosistema di persone che vanta un interesse legittimo.

Il copyright, con tutte le sue stranezze, le sue eccezioni e le conquiste ottenute con fatica, è stato per secoli un regime giuridico che ha tentato di affrontare le caratteristiche uniche della conoscenza, invece che mostrare di essere solo un insieme di regole per la regolazione della proprietà. L’eredità di 40 anni di discorsi sulla proprietà è una guerra senza fine tra i concetti difficilmente conciliabili di proprietà, furto e correttezza. Se abbiamo intenzione di raggiungere una pace duratura nella «guerra della conoscenza », è tempo di trattare la proprietà a parte, è il momento di iniziare a riconoscere che la conoscenza – la preziosa, costosa conoscenza – non è una questione di «proprietà». Non può essere di proprietà. Lo stato dovrebbe regolamentare i nostri interessi relativi all’effimero regno del pensiero, ma con una regolamentazione sulla conoscenza, non con un goffo rifacimento del sistema della proprietà.

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24 ottobre 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/focus/view-conference-2011/articolo/lstp/426304/

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ABBIAMO SCHERZATO.. – Acqua pubblica, il governo manda in soffitta l’esito del referendum. E le grandi società ‘macinano’ profitti milionari

Acqua pubblica, il governo manda in soffitta l’esito del referendum


fonte immagine

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In una lettera alla consulta dei consumatori, l’organo competente sulle risorse idriche spiega che la percentuale abrogata dal secondo quesito referendario contiene voci di bilancio che non possono essere completamente eliminata

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di Andrea Palladino
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Non avrà nessuna conseguenza, almeno per ora, il voto dei referendum dello scorso giugno sull’acqua. I due quesiti che hanno ricevuto prima il numero più alto di firme di accompagnamento, e poi il consenso quasi unanime degli elettori, dopo essere passati nelle intercettazioni telefoniche tra Valter Lavitola e il tecnico candidato a dirigere la neonata Agenzia delle Acque, Roberto Guercio, sono stati mandati in soffitta con discrezione dalla Commissione per le risorse idriche. L’eliminazione del profitto sulla gestione del sistema idrico integrato – pari al 7% del capitale investito – secondo il presidente del Conviri Roberto Passino è in sostanza qualcosa di virtuale.

In una lettera inviata al Cncu – la consulta delle associazioni dei consumatori – la commissione delle risorse idriche spiega che quella percentuale abrogata dal secondo quesito referendario in realtà contiene “voci di costo, quale gli oneri finanziari e gli interessi passivi”. In sostanza quello che per la legge corrisponde alla “remunerazione del capitale”, ovvero al profitto, per il Conviri è una voce di bilancio che non può essere completamente eliminata. Attuare il referendum, prosegue Passino, avrebbe conseguenze “sulla copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio”. In altre parole il voto espresso lo scorso giugno potrebbe mettere a rischio gli equilibri di bilancio dei gestori dell’acqua. Una bilancia che ora pende dalla parte delle grandi società dei servizi pubblici locali, in grado fino ad oggi di macinare dividendi milionari.

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Vai al link per leggere le lettera
Referendum adeguatezza remunerazione cap_investito

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Il 20 luglio scorso l’esito dei due referendum sull’acqua è divenuto legge e immediatamente applicabile, dopo la firma del decreto del presidente Napolitano. Le società che gestiscono gli acquedotti hanno continuato ad emetter le bollette includendo anche quella parte di tariffa abrogata dal secondo referendum. Le autorità d’ambito – la parte pubblica del sistema idrico, che ha competenza nel decidere le tariffe – hanno rinviato la questione alla Commissione nazionale presieduta da Passino, che fino all’avvio dell’Agenzia delle Acque è l’organo nazionale competente in materia di tariffe idriche.

L’interpretazione del Conviri era già stata anticipata lo scorso luglio dal governatore della regione Puglia Nichi Vendola. Ai comitati per l’acqua pubblica che chiedevano l’immediata riduzione delle bollette dell’Acquedotto pugliese il leader di Sel aveva risposto spiegando che quel 7% in realtà era un costo e che quindi non poteva abrogalo, come richiesto dal voto del referendum. Una posizione che aveva scatenato la dura reazione dell’intero movimento per l’acqua, che proprio in questi giorni sta studiando le risposte alla mancata attuazione dei referendum.

La quota del 7% nelle bollette pesa in realtà molto di più rispetto alla cifra prevista dalla legge. Mediamente, secondo i primi calcoli effettuati dai comitati per l’acqua, la riduzione delle bollette potrebbe raggiungere anche il venti per cento della tariffa finale. Il riconoscimento della remunerazione del capitale ha portato fino ad oggi ad introiti considerevoli, spesso basati su complessi sistemi contabili. Il principale gestore degli acquedotti italiani per numero di abitanti serviti, la romana Acea, ha accumulato solo nella provincia di Roma una quota che sfiora i 500 milioni di euro, dal primo gennaio 2003 fino ad oggi, solo considerando l’applicazione della percentuale abrogata dal referendum. Una cifra che potrebbe coprire agevolmente gli investimenti richiesti nei prossimi anni per l’intera provincia di Roma.

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26 ottobre 2011
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LA LIBERTA’? IN FONDO A DESTRA.. – L’Olanda ci ripensa: marijuana come la cocaina

L’Olanda ci ripensa: marijuana come la cocaina

Amsterdam vuole inserire «l’erba», ben più pericolosa che in passato, nell’elenco delle droghe pesanti

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Marijuana, ben più «forte» che in passato
Marijuana, ben più «forte» che in passato

MILANO – La marijuana, il cui consumo in Olanda è storicamente liberalizzato, sta per essere equiparata de facto dalle autorità olandesi alle droghe pesanti come cocaina ed eroina. Questo perché, secondo il ministro dell’economia Maxime Verhagen, l’attuale marijuana, soprattutto la varietà più diffusa e richiesta nel Paese, la cosiddetta “skunk”, ha un contenuto di THC ben maggiore rispetto all’“erba” di venti o trent’anni fa. La marijuana skunk, infatti, contiene spesso oltre il 15% di THC (tetraidrocannabinolo, il “principio attivo” della marijuana), e il limite del 15% sta per imporsi quale discrimine tra marijuana considerata “droga leggera” e una marijuana in tutto equivalente, secondo le autorità olandesi, ad una “droga pesante”.

TANTE DROGHEL’apparente cambiamento di registro olandese troverebbe un suo fondamento razionale nell’assunto che “più THC è presente, maggiori saranno gli effetti dannosi per la salute”. «L’effetto psicotropo, e quindi anche le ricadute sulla salute e sul comportamento, pur essendo certamente correlati alla quantità di THC, sono altresì dipendenti anche dalle capacità di assorbimento individuali, che variano da persona a persona» spiega Giovanni Umberto Corsini, professore Ordinario del Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto di farmacologia di Pisa.  «In ogni caso questo cambiamento andrebbe anche accompagnato da iniziative per limitare l’abuso di alcol, la vera droga considerata “leggera” e che andrebbe invece equiparata a una “pesante”».

WEED PASSUn “weed pass”, letteralmente un “permesso per l’erba”, questo viene prospettato dalle autorità olandesi in materia di consumo di marijuana. Questo permesso sarà dato ai residenti per scoraggiare il cosiddetto “turismo della droga”, che richiama grandi masse di persone, soprattutto giovani, nel Paese dei tulipani. Ma un certo malumore comincia a serpeggiare tra i proprietari dei coffee shop, ossia i  locali in cui è possibile consumare e acquistare la marijuana e le altre droghe in piena libertà. Marc Josemans, infatti, dell’associazione nazionale coffee shop, non è per nulla d’accordo con l’iniziativa del governo olandese: «Criminalizzare la marijuana» dice Josemans, «indurrebbe di certo la diffusione di prodotti illegali non controllati, e questo arrecherebbe un vero rischio per i consumatori. Accogliamo volentieri migliori criteri sul controllo della qualità, ma con questa norma ci stanno imponendo una cosa che non possiamo controllare».

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Domenico Lombardini
26 ottobre 2011 10:24

fonte:  http://www.corriere.it/salute/11_ottobre_26/olanda-marijuana-come-cocaina-lombardini_3e4859a4-ff1c-11e0-b55a-a662e85c9dff.shtml

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TAGLI – In piazza anche gli agenti della Dia “Il governo ci chiede di lavarci le auto”

TAGLI

In piazza anche gli agenti della Dia
“Il governo ci chiede di lavarci le auto”


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Manifestazione davanti a Montecitorio degli “in-Dia-gnados”, investigatori delle strutture che lottano contro la criminalità organizzata e mafiosa: “Il governo uccide il progetto di Falcone e Borsellino”. La nuova protesta dopo quelle del Cocer dei carabinieri e dell’Esercito, che aveva chiesto le dimissioni del governo. Interrogazione di Rosa Calipari (Pd) al ministero dell’Interno

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di ALBERTO CUSTODERO

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In piazza anche gli agenti della Dia "Il governo ci chiede di lavarci le auto"

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ROMA «A causa della nota carenza di fondi destinati alla manutenzione dei veicoli», ai poliziotti della Piana di Gioia Tauro è stato ordinato di lavarsi le auto. E di provvedere alla manutenzione, controllando i livelli dell’olio e dell’acqua, lo stato della batteria. E la pressione delle ruote.

Ma i tagli del governo alla Sicurezza colpiscono anche gli stipendi degli investigatori della Dia, l’organismo antimafia interforze voluto da Giovanni Falcone. Che, oggi, alle 15, sono scesi in piazza protestando davanti a Montecitorio, dichiarandosi anche loro, provocatoriamente, «in-Dia-gnados». «State uccidendo la Dia, il sogno di Falcone e Borsellino», si legge in uno striscione srotolato davanti alla Camera dai sindacati di polizia. «Il governo arresta la Dia», c’è scritto in un altro. «L’Esecutivo ha fatto della lotta alla mafia – dice Enzo Letizia, leader dei Funzionari – quasi uno spot pubblicitario, parlando di antimafia dei fatti. Nei fatti, però, ha lasciato la polizia allo sbando, senza fondi per benzina, strutture adeguate, addestramento. E ora di fatto disarma anche la Dia». La proteste degli investigatori antimafia è l’ultima in ordine di tempo che s’aggiunge a quelle di piazza dei giorni scorsi dei poliziotti. A quella clamorosa del Cocer carabinieri (ai quali pare siano state tagliate mille linee fax). E a quella dell’Esercito, il cui Cocer ha chiesto le dimissioni del governo.

Va detto che la Dia è un organismo investigativo molto particolare, difficilmente condizionabile dal potere politico in quanto composto dalle tre forze dell’Ordine, polizia, carabinieri e finanza. Grazie al loro lavoro sono stati sequestrati alle mafie beni per 6 miliardi e confiscati altri per 1,2 miliardi. Ma la scure dei tagli s’è abbattuta anche su questo fiore all’occhiello della lotta alla criminalità. «Dai 28 milioni di euro stanziati per la Dia nel 2001 – denunciano tutti i sindacati di polizia – siamo passati ai 15 di oggi. Il personale è stato ridotto a 1.300 unità rispetto alle 1.500 previste. E ora con l’ultima legge di stabilità è stato data un’ulteriore sforbiciata ai bilanci di 7 milioni di euro che prende dalle tasche degli investigatori dai 300 ai 600 euro al mese». Si tratta del trattamento economico aggiuntivo «messo a disposizione del Dipartimento – sostengono i sindacati in una lettera al ministro dell’Interno, Roberto Maroni – senza concertazione alcuna, dal direttore di nuova nomina». Di qui la richiesta di rimuovere dal suo incarico il dirigente Alfonso D’Alfonso.

«È venuto meno il rapporto di fiducia tra vertice e struttura – tuona Flavio Tuzi, il segretario dell’associazione ispettori di polizia Anip – chiediamo al ministro dell’Interno e al capo della Polizia l’immediata rimozione del direttore generale». «È una punizione», dicono i poliziotti, a chi invece «meriterebbe un premio». Da bravi investigatori, gli agenti della Dia sono andati a spulciare le pieghe del bilancio della Sicurezza, scoprendo – e suggerendo – possibili risparmi che il governo potrebbe fare prima di prendersela coi loro salari. «Una nota dolente del bilancio della Sicurezza – dicono – è il costo dell’immobile che ospita a Roma, in zona Anagnina, gli uffici centrali della Dia, della direzione centrale Antidroga, della polizia Criminale, il cui canone di locazione, esorbitante, ammonta a circa 17 milioni annui». Il riferimento è alla cittadella anticrimine del costruttore romano Renato Bocchi, sulla via Tuscolana, dove s’è trasferito 10 anni fa, fra le proteste sindacali, una gran parte del Viminale.

Ma «l’assurdità», per dirla con Giuseppe Brugnano, segretario regionale calabrese del sindacato indipendente Coisp, s’è raggiunta con l’ordine di servizio firmato dalla dottoressa Giuseppa Pirrello, dirigente della Sezione di Reggio Calabria del Dipartimento della polizia stradale, diretto ai poliziotti autisti della sottosezione di Palmi, Villa San Giovanni, Siderno e Brancaleone, di lavare le macchine da sè. Chi non lo fa, armato del «materiale idoneo» in dotazione dei commissariati («shampoo, spugna, scopa, panno, bidone aspiratutto»), rischia il procedimento disciplinare.

«Abbiamo chiesto al Dipartimento – spiega Brugnano – il ritiro di questa direttiva umiliante per il personale che non ha precedenti. Ci hanno promesso che sarà annullata». Ma ai poliziotti anti ’ndrangheta di Palmi arriva un’altra brutta notizia. «La Direzione centrale dei servizi tecnico logistici – scrive ancora la dottoressa Pirrello – non assicura l’invio e l’assegnazione di stivali invernali per la prossima vestizione invernale». La polizia di Roberto Maroni è senza soldi. Senza benzina. E senza scarpe.

Sui tagli alla Dia è intervenuta anche RosaCalipari del Pd, con un’interrogazione indirizzata al ministero dell’Interno:  “Domandiamo se c’è un futuro per la Direzione distrettuale antimafia voluta da Falcone. Domandiamo se sulla sicurezza al di là delle parole ascoltate e dei tagli già effettuati, ci sia un impegno serio per l’adozione di misure coordinate e adeguati investimenti. Lo vogliamo sentire chiaramente”.

“La criminalità organizzata  – è scritto nell’interrogazione – ha un volume d’affari quantificato in 311 miliardi di euro nei 27 Paesi dell’Ue, classifica nella quale l’Italia è seconda, con 81 miliardi (…), ma ai proclami del Governo in tema di lotta al crimine organizzato hanno fanno riscontro una serie di tagli indiscriminati che hanno colpito le forze dell’ordine e gravemente compromesso la funzionalità dell’attività di contrasto al crimine, dando agli operatori di Polizia una sensazione di isolamento mai avuta prima, come dimostrano le sempre più frequenti proteste di piazza”.

Il Pd sottolinea che tra le strutture maggiormente penalizzate in termini di risorse umane e professionali, figura la Dia fortemente voluta da Giovanni Falcone e istituita nel 1991. Ma nonostante la riduzione di fondi passati dal 2001 a oggi da 28 a 15 milioni di euro, grazie alla professionalità degli operatori Dia, sono in aumento i risultati conseguiti in materia di monitoraggio degli appalti e di sequestri che, dal 2009 al primo semestre 2011 hanno raggiunto l’importo di  5,7 miliardi di euro di beni sequestrati beni e 1,2 miliardi di euro di beni confiscati.  “Lei ci deve spiegare, una volta per tutte, perché il Governo taglia e non investe sulla DIA” chiede la Calipari.

Sull’argomento oggi al question time della Camera il ministro dei Rapporti col Parlamento Elio Vito ha ammesso che i tagli alla Dia ci sono, ma ha anche precisato che non c’è alcuna intenzione da parte del governo di chiudere la struttura. La risposta non ha tuttavia soddisfatto Emanuele Fiano, responsabile Pd Sicurezza.

«I nuovi tagli alla Direzione Investigativa Antimafia ha dichiarato Fiano – destano in noi molti sospetti. La Dia, infatti, ha partecipato a importantissime inchieste: su Marcello Dell’Utri e i suoi rapporti con il mafioso Vittorio Mangano, sul cassiere del boss Matteo Messina Denaro, sulle infiltrazioni della Ndrangheta al Nord e su quella che ha portato alla richiesta di arresto per l’ex sottosegretario Cosentino. E pure su quella sull’omicidio del magistrato Borsellino. Non possiamo quindi non chiederci se ci sia una relazione tra queste delicate indagini e la scelta del governo di colpire una struttura che funziona così bene da essere ormai indispensabile per il contrasto al crimine organizzato».

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26 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/10/26/news/in_piazza_gli_agenti_della_dia_manutenzione_auto_a_nostro_carico-23903675/?rss

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Tanti a Coriano per l’omaggio a SuperSic. Melandri: «Qui per salutare un amico» / Tributo a Marco (uno dei tantissimi su Youtube)

tributo a marco simoncelli

Caricato da in data 23/ott/2011

anche tu voli nel cielo dei motociclisti per me sarai indimenticabile ora hai un grande rettilineo da sgasare e derappare insieme agli angeli divertiti anche lassu non è un addio ma un arrivederci CIAO SIC

Dalle 16.00 diretta video su CorriereTv

Tanti a Coriano per l’omaggio a SuperSic
Melandri: «Qui per salutare un amico»

La camera ardente aperta fino alle 22. Giovedì i funerali: Valentino Rossi siederà con la famiglia

(Fotogramma)

(Fotogramma)

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MILANO – Cinquemila persone nella sola mattinata e lunghe code davanti al teatro. In tanti, tantissimi, si sono ritrovati a Coriano, nel Riminese, per l’omaggio a Marco Simoncelli. Nella camera ardente allestita per il pilota morto in pista a Sepang fiori, tanti amici e due Honda bianche numero 58 (la diretta su CorriereTv fino alle 18 e giovedì mattina dalle 10.30 fino alla conclusione dei funerali). Praticamente quasi tutti i concittadini di Simoncelli, sfidando una forte pioggia, sono andati in mattinata a dare l’ultimo saluto a SuperSic e molte persone sono arrivate anche da fuori: il centro del paese è chiuso al traffico e nelle strade d’accesso c’è già un superlavoro dei vigili urbani per regolare la viabilità. Ai funerali, in programma giovedì, sono attese 60mila persone e il sindaco di Coriano teme un’invasione di fan. Per questo è tornato a ribadire a tutti l’invito a seguire le esequie dal maxischermo sistemato sulla pista di Misano. Nel paesino del Riminese ci saranno anche Valentino Rossi e Alberto Tomba. Il campione di Tavullia, fraterno amico di Simoncelli, siederà alle esequie con la famiglia del pilota deceduto.

L’OMAGGIO DI MELANDRI – Anche Marco Melandri ha voluto rendere omaggio al collega scomparso. «Sono venuto a salutarlo, a salutare un amico», ha detto il ravennate ed ex compagno di squadra di Sic, il primo dei piloti ad arrivare alla camera ardente, in compagnia della fidanzata. «Non so domani se ci sarò – ha aggiunto Melandri – domani ci sarà tanta gente. È giusto che lo salutino anche gli altri».

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Simoncelli, il saluto della sua Coriano

Simoncelli, il saluto della sua Coriano Simoncelli, il saluto della sua Coriano   Simoncelli, il saluto della sua Coriano Simoncelli, il saluto della sua Coriano   Simoncelli, il saluto della sua Coriano

Simoncelli, il saluto della sua Coriano Simoncelli, il saluto della sua Coriano

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I FUNERALI E IL NO A VASCOIn chiesa per i funerali non ci saranno fiori (a parte quelli appoggiati sul feretro), per la particolare collocazione della bara di SuperSic, che sarà sistemata tra due moto: una verrà portata da Valentino Rossi, l’altra da Matteo Pasini. Gli ultimi particolari sulle esequie sono stati definiti martedì pomeriggio in un incontro tra il parroco di Santa Maria Assunta, don Egidio Brigliadori, e la famiglia del pilota. La salma verrà benedetta nella camera ardente allestita al teatro comunale, da dove partirà il corteo funebre fino alla chiesa. Saranno alle esequie i team Gresini, Ducati (con piloti, tecnici e presidente) e Yamaha (al completo). La chiesa può contenere al massimo 500 persone; chi resterà fuori potrà seguire la funzione sui maxischermi all’esterno. Durante la cerimonia canterà il coro parrocchiale di Coriano, anche se inizialmente pare che la famiglia avesse chiesto se c’era la possibilità che Vasco Rossi cantasse una canzone; permesso non accordato dalla Curia. Ma all’uscita del feretro sulle gradinate della chiesa verrà cantata una canzone del Blasco. Non è confermata la presenza del cantante alla cerimonia funebre, anche se vi sarebbero stati contatti con la famiglia. Alla vigilia delle esequie, mercoledì sera, è in programma una veglia funebre nella cappella laterale della Chiesa di Santa Maria, dove è possibile lasciare messaggi per Marco, che poi verranno raccolti in un libro.

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Simoncelli, la salma in Italia

Simoncelli, la salma in Italia Simoncelli, la salma in Italia  Simoncelli, la salma in Italia Simoncelli, la salma in Italia  Simoncelli, la salma in Italia

Simoncelli, la salma in Italia Simoncelli, la salma in Italia

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Redazione Online
26 ottobre 2011 17:31

fonte:  http://www.corriere.it/sport/11_ottobre_26/simoncelli-camera-ardente_5d655f4a-ff93-11e0-9c44-5417ae399559.shtml

Lega attacca Fini per critiche a moglie di Bossi. Botte alla Camera, seduta sospesa

Lega attacca Fini per critiche a moglie Bossi. Botte alla Camera, seduta sospesa

Calderoli: situazione inaccettabile. Cicchitto: andremo al Quirinale. Pd, Idv e Udc difendono il presidente / Video


La rissa tra Barbaro, a sinistra, e Rainieri (Giuseppe Lami – Ansa)

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ROMA – Bagarre nell’aula della Camera dove sono venuti alle mani deputati di Lega e Fli. La vicepresidente Rosy Bindi ha sospeso la seduta. E’ accaduto mentre stava per intervenire Italo Bocchino, dopo un durissimo attacco del capogruppo della Lega Marco Reguzzoni a Gianfranco Fini. Malgrado la sospensione, in Aula sono continuate le urla e le tensioni. La vicepresidente Rosy Bindi ha chiesto «scusa» ad alcuni ragazzi che assistevano ai lavori dalla tribuna del pubblico «per lo spettacolo non edificante a cui hanno assistito».

Reguzzoni ha stigmatizzato le parole di Fini ieri a Ballarò, soprattutto il passaggio sulla pensione baby di Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi. A quel punto è partito dai banchi della Lega il coro “dimissioni-dimissioni” rivolto al presidente della Camera.

Reguzzoni ha attaccato duro: «La Lega è una forza pacifica e responsabile, ma non tollera soprusi nè ingiustizie. È inopportuno che il presidente Fini si faccia partecipe di dibattiti con valutazioni politiche. Uno che fa politica non può sedere sul seggio più alto della Camera». Reguzzoni denuncia la «caduta di stile di Fini nel coinvolgere la moglie di un ministro, di un nostro ministro, offendendo tutti quelli che hanno pensioni in regola con le leggi, giuste o in giuste che siano, in vigore quando sono andati in pensione». Reguzzoni si riferisce al caso della moglie di Bossi, citata da Fini a Ballarò come baby pensionata a 39 anni. «Quando vigevano quelle leggi la Lega non era in Parlamento; Fini invece sì e non ha fato nulla per eliminarle. Da Fini – dice ancora Reguzzoni – c’è stata una caduta di stile per un movimento sempre rispettoso, mai sceso nel gossip, che mai ha fatto il nome di Fini che invece nel gossip c’è scesa eccome». E infine, Reguzzoni condanna il fatto che «un movimento politico, Fli, che mai candidato alle elezioni, ha il nome di Fini nel simbolo. E questo è inaccettabile».

Due deputati di Fli e Lega sono venuti alle mani. I commessi si sono frapposti, ma sono comunque volate le botte, in particolare tra Claudio Barbaro di Fli e Fabio Rainieri.

La seduta è ripresa con la presidenza assunta da Fini, accolto di nuovo dal coro della Lega “dimissioni, dimissioni”. Fini ha sorriso, chiedendo se qualche deputato avesse intenzione di intervenire sulla questione sollevata da Reguzzoni. Ha quindi preso la parola Bocchino, che stava intervenendo prima della sospensione, e ha chiesto la parola anche il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto.

«Gianfranco Fini ha il diritto, dovere di partecipare al dibattito politico mentre le priorità del paese sono altre, rappresentate dalla paralisi del parlamento perchè la maggioranza non è in condizioni di votare nulla. Guardate ad altre alte cariche istituzionali, per le quali emergono problemi più seri- ha detto Bocchino – Mentre Reguzzoni poneva un problema politico di piccolo cabotaggio il portavoce della Commissione europea affermava di attendere ancora decisioni da parte dell’Italia entro le 18 di stasera con misure concrete e un calendario certo. Questi sono i veri problemi con un governo che non riesce a mettere a punto misure concrete mentre qualcuno nega (a Fini) il diritto di partecipare al dibattito come invece vanno i vicepresidenti della Camera Maurizio Lupi e Rosy Bindi senza che nessuno glielo contesti».

Cicchitto: «Il nostro gruppo ha intenzione di investire la massima carica dello Stato della situazione di difficoltà drammatica dell’istituzione parlamentare determinata dal suo comportamento», ha annunciato Cicchitto, rivolto a Gianfranco Fini.

«Il presidente della Camera va valutato solo per il modo in cui presiede i lavori – ha detto capogruppo del Pd, Dario Franceschini – Non è la prima volta che un presidente della Camera sia anche un leader politico».

«Stendiamo un velo pietoso sulle contestazioni leghiste a Fini. In un paese normale la critica al presidente della Camera, terza carica dello Stato, che partecipa ad un dibattito televisivo politico sarebbe stata legittima, ma in questa situazione è semplicemente assurda – dice il capogruppo Idv Massimo Donadi – Tanto più che proviene da una forza politica il cui leader (e ministro) offende ogni giorno lo Stato, la Costituzione ed il Tricolore, si esprime col turpiloquio o, peggio, alzando il dito medio, minaccia la secessione e la rivolta. Comportamenti che, insieme a quelli altrettanto gravi di Berlusconi, hanno contribuito non poco al degrado politico e istituzionale dell’Italia. Solo quando Bossi e Berlusconi si saranno dimessi dai rispettivi incarichi la Lega avrà la legittimità politica per chiedere il rispetto del galateo istituzionale».

«Il comportamento del presidente della Camera è sempre stato improntato alla correttezza e questo in questo momento politico basta e avanza – ha detto il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini – Non c’è stato un solo atto da parte di Fini che non sia stato improntato alla correttezza istituzionale. Fini è soggetto politico, partecipa al dibattito e quindi viene anche attaccato. Di che stiamo parlando? I giornali parlano oggi di un accordo che sarebbe stato raggiunto tra Bossi e Berlusconi che riguarda però norme che sono già leggi dello Stato. Quindi di fatto è stata buttata la palla in tribuna… E noi che facciamo? Parliamo di trasmissioni tv? Attenzione, perché siamo su un crinale davvero pericoloso… Dare lezioni di deontologia venendo da certe esperienze e dopo aver assunto certi comportamenti è davvero difficile…».

«Non vi sembra più opportuno, colleghi di maggioranza, chiedere le dimissioni di chi ha portato l’Italia ad essere lo zimbello del mondo piuttosto che quelle del presidente della Camera?», dice Santo Versace, che non ha votato la fiducia al governo Berlusconi. Per lui, un coro a base di «buffone» e «voltagabbana» dai banchi del Pdl e della Lega.

Ci sono «episodi che hanno intaccato il ruolo di super partes» del presidente della Camera, ha sottolineato SIlvano Moffa, capogruppo di Popolo e territorio. A questo proposito ha ricordato «la composizione della Giunta del Regolamento e la decisione quando si è impedito di andare avanti nell’esame del rendiconto dopo la bocciatura dell’articolo uno». Da Moffa è arrivato un affondo contro Fini che, ha sostenuto, «ha svenduto la sua anima di destra a Vendola». Moffa è stato attaccato sonoramente da Fli al grido di «venduto», «buffone», «mercenario».

«Ho ascoltato tutti quelli che sono intervenuti. Si è trattato di osservazioni di carattere squisitamente politico che come tali meritano tutte uguale rispetto. Non è questa la sede per rispondere politicamente; finirei con il confermare quella accusa di partigianeria che mi viene mossa e che a mio avviso è insussistente. Saranno altre le sedi in cui, se lo riterrò, eserciterò il diritto di replica», ha detto Fini al termine del dibattito aggiornando la seduta alle 15. Qualcuno dai banchi della Lega ha sentenziato acidamente «sì, a Telemontecarlo…».

Quando il presidente Fini ha sospeso la seduta, il leghista Rainieri, che aveva avuto un uno scontro con Barbaro, è uscito dall’aula con la camicia sbottonata e rosso in volto. Quattro commessi sono intervenuti per circondarlo. Prima lo hanno portato in un corridoio laterale e poi lo hanno scortato fino al ristorante della Camera. In Transatlantico un capannello di deputati leghisti ha circondato il capogruppo di Fli, Benedetto Della Vedova, per chiedere le scuse formali di Barbaro per aver tentato di aggredire Rainieri in aula.

«Oggettivamente la situazione non è più accettabile. Lo dico da coordinatore di partito, come ministro non mi esprimo – ha detto Roberto Calderoli – Il governo non può esprimersi su questioni del Parlamento. Però, oggettivamente c’è un ramo del Parlamento che funziona come un violino e un ramo che non funziona affatto. Personalmente mi hanno insegnato che il pesce puzza sempre dalla testa».

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Mercoledì 26 Ottobre 2011 – 12:27    Ultimo aggiornamento: 13:58

fonte:  http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=167782&sez=ITALIA

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COSA E’ LA CRISI? LEGGETE QUESTO SAGGIO
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Rovigo, riposini in auto durante servizio: condannati 22 poliziotti delle volanti

Rovigo, riposini in auto durante servizio: condannati 22 poliziotti delle volanti


fonte immagine

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ROMA – Un’assoluzione e 22 condanne: è la sentenza emessa nel procedimento a carico di agenti della sezione volanti della questura di Rovigo, accusati di essersi assentati di notte durante il servizio di pattuglia. Le pene inflitte dal giudice Mirko Stifano vanno dai 9 mesi ai 3 anni e 7 mesi. Le accuse del pm Ciro Savino erano di truffa e falso in atto pubblico.

L’unica assoluzione riguarda un agente della sala operativa della questura. L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe favorito due colleghi assicurando loro la necessaria copertura durante una notte.

La vicenda ebbe inizio alla fine del 2007 in occasione dei controlli a un locale che si era trasformato in un vero e proprio market della cocaina. Una delle persone finite nell’inchiesta accusò un agente di avergli chiesto denaro per evitare gli accertamenti. L’accusa risultò falsa, ma le indagini interne avevano portato alla luce il fatto che oltre una ventina degli agenti in servizio alle volanti durante i turni esterni facevano dei “riposini” nelle auto di servizio. Gli agenti hanno sempre respinto le accuse, parlando di soste di pochi minuti per bere un caffé o per esigenze fisiologiche. Le difese hanno già annunciato appello.

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Mercoledì 26 Ottobre 2011 – 15:10    Ultimo aggiornamento: 15:14

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=167805&sez=HOME_INITALIA

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COSA E’ LA CRISI? LEGGETE QUESTO SAGGIO
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DIRETTA 26/10/11 – Crisi, la lettera di Berlusconi alla Ue. Pensione a 67 anni e licenziamenti. L’Europa: “Bene riforme, ora monitoriamo” / ‘Punto e virgola’ di Massimo Gramellini

BUONGIORNO

Punto e virgola

Grazie alla cortese collaborazione dei magistrati intercettatori Totò Stalin e Peppino Guevara, siamo in grado di fornirvi il testo della storica lettera all’Unione europea che Bossi ha dettato ieri sera a Berlusconi.

«Giovanotto, carta penna e calamaio. Scriviamo… Hai scritto? Comincia, su. Signora Merkel, veniamo noi con questa mia a dirvi , una parola sola: adirvi, che, scusate se sono poche, ma 5 ville in Sardegna noio ci fanno comodo, specie quest’anno che c’è stata una grande moria delle vacche, come voi ben sapete. Punto, due punti, ma sì, Silvio, fai vedere che abbondiamo: abbondandis in abbondandum. Queste ville servono a che voi vi consola-consolate, non Consuelo a Linate, non mi far perdere il filo, che ce l’ho tutta qui… a che voi vi consolate dai dispiacere che avreta.. avreta, smetti di fare quella faccia: avreta è femminile, Merkel è una femmina, no? Perché – aggettivo qualificativo, ho chiesto a Calderoli – dovete lasciare in pace i pensionati, ché i ministri, che siamo noi medesimi in persona, vi mandano questo… Incartami il contratto delle tue ville, su. Perché i pensionati sono vecchi che invecchiano, che si devono prendere una pensione e che hanno la testa al solito posto che a voi signora Merkel manca, e cioè sul collo. Punto e punto e virgola. Lascia stare, abbonda, che poi dicono che noi padani siamo tirati, siamo provinciali. Salutandovi indistintamente. I ministri Bossi e Berlusconi , apri una parente, (che siamo noi) . Silvio, hai aperto la parente? Chiudila e andiamo a casa. S’è fatto tardi».

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Diretta

Crisi, la lettera di Berlusconi alla Ue
Pensione a 67 anni e licenziamenti
l’Europa: “Bene riforme, ora monitoriamo”

Crisi, la lettera di Berlusconi alla Ue Pensione a 67 anni e licenziamenti
La cancelliera Merkel, il primo ministro del Lussemburgo Juncker e Berlusconi

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Il vertice per l’Europa bloccato sulla Grecia. Fondo salva Stati sarà ampliato a mille miliardi. Sì alla bozza d’intenti che il governo sottopone all’Europa. Conferma dell’innalzamento dell’età pensionabile nel 2026 e si può licenziare per crisi .Draghi: “Fare riforme con rapidità e concretezza”. Napolitano: “Non più rinviabile risanamento dei conti pubblici”
VIDEO Cosa guarda Berlusconi a Bruxelles?
FOTO
VIDEO MERKEL SALUTA SILVIO, SARKOZY VA

IRONIA WSJ L’ARRIVO DEI GRANDI FOTO
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(Aggiornato alle 01:03 del 27 ottobre 2011)

01:03 Debito greco, il negoziato va avanti 128 – E’ durato 45 minuti l’incontro tra Merkel, Sarkozy e Lagarde sul nodo del debito greco: “Non ci sono stati risultati immediati, ma il negoziato con le banche prosegue”

01:00 Debito greco, mini-vertice Sarkozy-Merkel-Lagarde 127 – Il presidente francese, Nicolas Sarkozy e il cancelliere tedesco, Angela Merkel, si sono uniti al direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde per discutere la ristrutturazione del debito della Grecia da parte delle banche creditrici. Il nodo del debito greco sta bloccando le discussioni dell’eurovertice

00:47 L’Eba: “14 mld per ricapitalizzare banche italiane” 126 – Per ricapitalizzare le banche italiane serviranno 14,771 miliardi di euro, e complessivamente per le europee oltre 106 miliardi: è quanto stima l’Autorità europea per le banche (Eba) in un documento pubblicato dopo il vertice Ue

00:45 L’Eba: “106 mld per ricapitalizzare le banche dell’eurozona” 125 – Le banche europee necessitano di 106 miliardi di euro di ricapitalizzazione per adempiere ai nuovi requisiti richiesti per affrontare la crisi del debito nei paesi dell’euro. E’ quanto ha riferito l’Autorità bancaria europea. Per l’Eba, “un obiettivo preliminare e indicativo, basato sulle cifre di giugno e di fine settembre dei rendimenti dei titoli del debito sovrano ammonta a 106 miliardi di euro”

00:31 Berlusconi: “Riforme nei prossimi mesi” 124 – L’Italia applicherà gli impegni presi con la Ue con una “serie di provvedimenti nell’arco dei prossimi mesi”. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con Porta a Porta

00:30 Roubini: “Merkel e Sarkozy vogliono che Berlusconi lasci” 123 – Angela Merkel e Nicola Merkozy vogliono che Silvio Berlusconi lasci il suo incarico. Lo scrive l’economista Nouriel Roubini in un messaggio Twitter: “Merkozy stanno provando a sgomitare Berlusconi affinché lasci, ma non ci riescono”. Roubini aggiunge che “l’Italia non ha alcuna possibilità di recuperare la credibilità dei mercati finché Berlusconi non se ne sarà andato”

00:24 Ue a Italia: “Ora ambizioso calendario riforme” 122 – L’Ue apprezza la lettera inviata dall’Italia e chiede di “presentare urgentemente un ambizioso calendario” per le riforme annunciate. Lo anticipa l’Ansa

00:22 Ue a Italia: “Bene riforme, Commissione monitori attuazione” 121 – L’Ue accoglie “con favore i programmi dell’Italia per le riforme strutturali per rafforzare la crescita e per la strategia di consolidamento fiscale” e invita “la Commissione a presentare una valutazione delle misure e a monitorarne l’attuazione”. Sarebbe questa la conclusione del vertice di Bruxelles secondo quanto anticipa l’Ansa

00:21 Debito Grecia, manca l’accordo 120 – Ancora nessun accordo a Bruxelles fra le banche creditrici e i leader europei sulla Grecia o su un specifico haircut. Lo afferma il direttore generale dell’Institute of International Finance (Iif), Charles Dallara, in una nota, sottolineando che l’istituto resta aperto al dialogo alla ricerca di un accordo volontario.

23:44 Confindustria: “Bene lettera, ora rispettare i tempi” 119 – “Complessivamente il documento va nella giusta direzione, il problema è adesso rifare le cose nei tempi e secondo la road map concordata”. Commenta così il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, la lettera presentata dal governo alla Ue. Ora “il governo deve avere la forza” per mettere in pratica quanto promesso

22:53 Ue sarebbe orientata al sì 118 – Il documento conclusivo del vertice dell’Eurogruppo conterrà l’approvazione dei partner per le misure su cui si è impegnato oggi il governo italiano, secondo quanto riferiscono fonti qualificate all’agenzia Agi

22:32 La Padania: “Misure coraggiose” 117 – “La lettera del governo all’Europa: misure coraggiose”: è il titolo a tutta pagina del quotidiano leghista La Padania che riporta anche le parole del senatur: “Hanno vinto il buonsenso e l’onestà. E’ andato tutto bene. Non potevamo non dare le pensioni a chi ha pagato per tutta la vita. Esulta anche Rosy Mauro: “Anzianità salve, vecchiaia in linea con l’Ue”.

22:17 Studenti: “Lettera a Ue, macelleria sociale. In piazza il 4 novembre” 116 – Gli studenti della ‘Rete della conoscenza’ bollano senza mezzi termini la lettera che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha consegnato alla Ue come “macelleria sociale” con ” tagli profondi nella carne viva degli italiani, in particolare dei giovani”. E contro le misure annunciate dal governo gli studenti annunciano che il 4 novembre scenderanno in piazza ” per il diritto allo studio e contro il governo”,

21:51 La Casa Bianca: “La Ue agisca in modo rapido e deciso” 115 – La Casa Bianca si augura che l’Europa agisca in modo “rapido” e “deciso” sulla crisi del debito. Lo afferma il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney: “l’Europa ha la capacità finanziaria per far fronte ai suoi problemi e c’è bisogno che abbia la stessa volontà politica. Continuiamo a discutere con i nostri partner europei e a esortarli ad assumere misure decise e rapide”.

21:04 FNSI: Pacchetto con scelte folli, inutili per la crescita 114 – “Le notizie che rimbalzano da Bruxelles Sono allucinanti. Per affrontare un momento difficile dei conti pubblici e di credibilità internazionale, il governo consegna un pacchetto con scelte folli, ideologiche, per nulla utili alla crescita e al recupero di fiducia”. E’ quanto afferma il segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana, Franco Siddi. “Folle è un pacchetto che fa cassa sul risparmio previdenziale senza curarsi dell’equilibrio e della coesione sociale; peggio, assurdo, il proposito di aprire le maglie ai licenziamenti minando le già le precarie sicurezze dei posti di lavoro. E’ un problema grave per tutto coloro che vivono di solo lavoro”, conclude Siddi.

21:03 Fondo salva-stati arriverà a mille miliardi di euro 113 – Il fondo salva-stati sarà ampliato di 4 volte grazie al leverage fino a circa mille miliardi di euro. Lo rivelano fonti europee, secondo le quali i 440 miliardi di euro del fondo diventeranno 250-275 miliardi di euro, dopo i nuovi aiuti alla Grecia. Sarà questo l’importo che verrà sottoposto all’effetto leva. L’esatto ammontare dei soldi a disposizione del fondo sarà noto soltanto al termine del negoziato con Atene sul secondo pacchetto di aiuti. L’intesa è strettamente legata alla trattativa sul coinvolgimento dei creditori privati.

20:58 Cameron: “Buoni progressi sulla ricapitalizzazione delle banche” 112 – L’Inghilterra è soddisfatta per i “buoni progressi” fatti stasera dal vertice Ue sulla ricapitalizzazione delle banche. Lo ha detto al termine della riunione il premier inglese David Cameron. “E’ davvero nell’interesse britannico che affrontiamo questi problemi e risolviamo questa crisi”, ha detto. Ora, raggiunto l’accordo politico, “si andrà avanti solo quando le altre parti del pacchetto completo andrà avanti e ulteriori progressi devono essere fatti già stasera”.

20:56 Francia favorevole ad aiuti Ue dalla Cina 111 – La Francia è favorevole a che la Cina dia un aiuto alla zona euro per affrontare la crisi del debito attraverso un meccanismo speciale allo studio. Lo si apprende da fonti governative a margine del vertice dei capi di stato. Il meccanismo ipotizzato si appoggerebbe al fondo monetario internazionale. Il presidente Sarkozy prevede di telefonare a questo riguardo domani al presidente cinese Hu Jintao.

20:53 Bossi: “Tutto bene” 110 – Il leader del Carroccio, Umberto Bossi ha detto: “Mi pare che alla Ue sia andato tutto bene con la nostra lettera”. E poi ha aggiunto: “Nessun accordo con Berlusconi, quando decido io il governo finisce, ho il coltello dalla parte del manico”. Sulle pensioni: “Abbiamo fatto prevalere buonsenso e onestà”

20:07 Di Pietro “Governo vuole lo scontro sociale” 109 – “Per questo governo ladro a ripianare i conti devono essere i lavoratori, i precari e le fasce deboli e non gli approfittatori e gli evasori della Casta. Ancora una volta, si dimostra che chi è al governo non vuole la pace ma lo scontro sociale”.

20:02 Lettera: operazione su 4 direttrici nei prossimi 8 mesi 108 – Il governo, si legge nella lettera, intende operare su quattro direttrici nei prossimi 8 mesi: “entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori; entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese; entro 6 mesi, l’adozione di misure che favoriscano l’accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l’efficacia; entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione”.

20:00 Lettera: se conti peggiorano pronti a intervenire 107 – Il Governo monitorerà costantemente l’andamento dei conti pubblici. Qualora il deterioramento del ciclo economico dovesse portare a un peggioramento nei saldi il Governo interverrà prontamente”. Lo si legge nella lettera che il governo ha consegnato a Bruxelles.

19:59 Lettera: se necessarie nuove misure di coercizione 106 – Il governo, in tema di conti pubblici, è pronto a “definire le ulteriori misure correttive eventualmente necessarie”. Lo prevede la lettera inviata a Bruxelles, nella quale si legge che “il Governo monitorerà costantemente l’andamento dei conti pubblici. Qualora il deterioramento del ciclo economico dovesse portare a un peggioramento nei saldi il Governo interverrà prontamente. L’utilizzo del Fondo per esigenze indifferibili sarà vincolato all’accertamento, nel giugno del 2012, di andamenti dei conti pubblici coerenti con l’obiettivo per l’indebitamento netto del prossimo anno”.

19:34 Lettera: piano crescita entro 15 novembre 105 – Entro il 30 novembre 2011, il governo definirà un piano di dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico che prevede almeno 5 miliardi di proventi all’anno nel prossimo triennio. Lo prevede la lettera inviata dal governo alla Ue, nella quale si legge che “previo accordo con la Conferenza Stato-Regioni, gli enti territoriali dovranno definire con la massima urgenza un programma di privatizzazione delle aziende da essi controllate. I proventi verranno utilizzati per ridurre il debito o realizzare progetti di investimento locali”.

19:29 Bersani: “Nella lettera niente di serio” 104 – “A una prima lettura toni e contenuti del documento del governo non lasciano purtroppo intravvedere niente di serio. Evidentemente l’obiettivo del governo è di prendersi in sede europea qualche giorno di ossigeno”. Pierluigi Bersani commenta così la lettera alla Ue.

19:24 Romani: “Non ci sentiamo gli ultimi in Europa” 103 – Nella missiva, sui cui contenuti Romani non vuole entrare, si dimostra che “i fondamentali sono solidi: abbiamo un grande debito pubblico ma abbiamo tanti numeri, al di là della crisi, largamente positivi. Non ci sentiamo- conclude romani- gli ultimi in Europa”.

19:20 Coldiretti, 6 mld da vendite terreni agricoli 102 – Dalla vendita dei 338mila ettari di terreni agricoli di cui è proprietario lo Stato può ottenere circa 6 miliardi di euro da destinare al finanziamento di misure per lo sviluppo. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le indiscrezioni sui contenuti della lettera inviata alla commissione Ue con gli impegni del governo italiano che prevederebbe anche un piano per la dismissione del patrimonio pubblico per 5 miliardi all’anno.

19:18 Romni: “Lettera è la risposta alle attese Ue” 101 – “Ho l’impressione che la lettera, che è articolata e complessa, risponda alle attese dell’Europa”. Così il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, parla della missiva del governo, a margine dell’informativa al Senato.

19:16 Lettera: Interventi a favore occupazione giovani e donne 100 – Il governo mette in campo interventi a favore dell’occupazione giovanile e femminile. Nella bozza della lettera inviata alla commissione Ue, che l’Adnkronos ha consultato, è prevista la promozione dei contratti di apprendistato e di contratti di inserimento delle donne.

19:10 Merkel: “Dobbiamo ancora negoziare” 99 – Ci sono “ancora molti problemi da risolvere”, ha avvertito la Merkel al suo arrivo a Bruxelles. “Il nostro lavoro non è ancora finito, ma penso che tutti stiano venendo qui oggi con l’obiettivo di fare progressi significativi”. E’ per questo che “dobbiamo ancora negoziare”, ha aggiunto la cancelliera.

18:58 Bonanni: “Reagiremo” 98 – “Reagiremo nelle prossime ore ma questo non è un gioco di società”. Così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, dai microfoni di Skytg24, risponde agli interventi profilati dal governo nelle lettera alla Ue, su pensioni e mercato lavoro.

18:49 Lettera: licenziamenti per motivi economici 97 – Nella lettera che il governo ha inviato a Bruxelles ci sono diverse novità che riguardano il lavoro. Tra queste, a quanto si apprende, una riguarda la possibilità di licenziare lavoratori con contratto a tempo indeterminato per motivi economici.

18:47 Lettera: commissione per abbattere il debito pubblico 96 – Arriva una commissione per abbattere il debito pubblico. Entro la fine dell’anno il governo gli affiderà l’elaborazione di un piano che preveda anche le dismissioni. E’ quanto si legge nella bozza della lettera alla commissione Ue, che l’Adnkronos ha consultato.

18:46 Bonanni: “Attaccano solo i deboli” 95 – “Procedendo così non si farà mai una riforma ma si attaccheranno solo le persone più deboli”. Così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni commenta a Skytg24, le prime indiscrezioni sulla lettera del governo alla Commissione Ueche prevede l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni nel 2026.

18:45 Bersani: “Non ho letto la lettera” 94 – “Sì, hanno detto che ci daranno la lettera inviata all’Unione europea stasera, come sempre a cose fatte, preventivamente non sappiamo mai niente, come è sempre avvenuto”. Il segretario del pd, Pier Luigi Bersani

18:44 Berlusconi vede Barroso e Van Rompuy 93 – Prima dell’inizio del vertice dei capi di Stato e di governo sulla crisi nell’Eurozona, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha avuto un incontro “bilaterale” con i vertici dell’Ue: Josè Manuel Barroso e Herman Van Rompuy

18:40 Lettera: donne e uomini in pensione a 67 anni nel 2026 92 – Secondo indiscrezioni nel documento, 16 pagine suddivise in 5 capitoli, per quanto riguarda le pensioni non ci sarebbero interventi su quelle di anzianità. L’unico intervento sarebbe sull’età pensionabile di vecchiaia: per uomini e donne il pensionamento a 67 anni si dovrebbe raggiungere entro il 2026.

18:39 Lettera: stretta sui contratti parasubordinati 91 – Stretta sui contratti parasubordinati. Nella bozza della lettera inviata alla commissione Ue, consultata dall’Adnkronos, sono previste condizioni più stringenti per questi contratti.

18:38 Lettera: piani dismissioni entro il 30 novembre 90 – Arriverà entro il 30 novembre il piano di dismissione del patrimonio pubblico. Sono previsti 5 miliardi di introiti l’anno per tre anni. E’ quanto prevede la bozza della lettera inviata alla commissione Ue, che l’Adnkronos ha consultato.

18:06 Lettera: pensioni anzianità, a regime dal 2013 89 – I requisiti per l’accesso alla pensione di anzianità sono già stati rivisti. Aumenteranno fino ad arrivare a regime dal 2013. E’ quanto prevede la bozza della lettera inviata alla commissione Ue, consultata dall’Adnkronos.

17:48 Russia pronta ad aiutare i paesi dell’Eurozona 88 – La Russia è pronta ad aiutare i paesi dell’Eurozona, ma preferisce intervenire “attraverso i meccanismi di stabilizzazione del Fondo monetario internazionale”, piuttosto che tramite l’acquisto diretto di titoli dei singoli Stati. Insieme agli altri Paesi Bric (Brasile, India e Cina), la Russia si è sempre detta pronta a sostenere l’Europa, attanagliata dalla crisi del debito, ma finora non ha mai specificato in che modo intenderebbe operare.

17:47 Francia e Germania ancora su posizioni distanti 87 – La Francia e la Germania sono ancora su posizioni molto distanti sia sul secondo piano di salvataggio della Grecia, in particolare sulla partecipazione dei privati, sia sul rafforzamento del fondo salva-Stati Efsf. Secondo le indicazioni raccolte in concomitanza con l’avvio del vertice Ue i negoziati finora condotti non avrebbero consentito di trovare soluzioni ritenute dalla Francia abbastanza “credibili” per rassicurare i mercati.

17:46 Papandreou: “Ora di mettere fine a incertezza” 86 – “E’ ora che i leader, insieme, mettano fine all’incertezza, scrivano la parola fine della crisi e girino pagina”. Lo ha detto il premier greco, George Papandreou, arrivando nella sede del Consiglio europeo a Bruxelles

17:43 Sarkozy arrivato a vertice Ue 85 – E’ arrivato al cruciale vertice Ue di Bruxelles anche il presidente francese Nicolas Sarkozy. L’inquilino dell’Eliseo, però, nonostante le sollecitazioni dei giornalisti, è entrato nel palazzo del Justus Lipsius senza voler rilasciare nessuna dichiarazione.

17:37 Ddl stabilità: cocer Carabinieri, tagli inaccettabili 84 – Il cocer Carabinieri boccia i tagli previsti per le stazioni operative e chiede un cambio di strategia. L’organismo sindacale dell’arma, spiega una nota, “vive con estrema preoccupazione l’attuale momento storico che investe anche la nostra istituzione. Solamente attraverso le notizie stampa e le interrogazioni parlamentari siamo al corrente che vi saranno drastiche quanto inacccettabili riduzioni che toccheranno un gran numero delle stazioni dei carabinieri, tanto care anche al nostro comandante generale”.

17:36 Ista: ddl la paralizzerà 83 – Il ddl stabilità taglia i fondi destinati all’Istat che porteranno a “una paralisi della sua attivita”. Lo afferma il presidente dell’Istituto di statistica, Enrico Giovannini, nel corso dell’audizione delle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

17:34 Lettera Italia ricevuta già stamattina 82 – La lettera, secondo quanto riferiscono fonti vicine al Consiglio Ue, è già arrivata “da stamattina”. Ci sarebbero però stati, riferiscono infatti altre fonti europee, un paio di passaggi di andata e ritorno tra Bruxelles e Roma per finalizzare il testo. Del resto, il portavoce della Commissione Ue Olivier Bailly durante il consueto briefing a mezzogiorno con la stampa, aveva affermato che la lettera non era ancora arrivata “ufficialmente” .

17:33 Napolitano: Ue, impensabile tornare indietro 81 – Ormai la costruzione europea ha “delle fondamenta talmente profonde, che si è creata un’interconnessione e compenetrazione così radicata tra le nostre società, tra le nostre istituzioni, tra le forze sociali, i cittadini e i giovani dei nostri paesi, che nulla può farci tornare indietro, che non è pensabile uno sfaldarsi di questa costruzione”, ha detto Napilitano.

17:32 Napolitano: Bce ha riempito vuoto politico-istituzionale 80 – Di fronte alle “crisi del debito sovrano. A ciò si è reagito e si sta reagendo, da parte delle istituzioni europee e dei governi nazionali, con misure straordinarie e con rilevanti innovazioni. Ed è da apprezzarsi il contributo che è venuto e viene dalla Banca centrale europea, anche riempiendo qualche vuoto politico-istituzionale”, ha detto Napolitano.

17:29 Napolitano:”Euro pilastro e scelta irreversibile” 79 – “Nessun argomento consistente è stato portato per mettere in questione la validità della scelta dell’euro e la sua irreversibilità. Già all’inizio degli anni ’90, quando si fece quella scelta, non c’era alternativa all’unione monetaria e non ce n’è oggi alcuna alla prosecuzione del cammino dell’euro”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a Bruges.

17:24 Ban Ki-Moon: “Parola d’ordine austerità” 78 – “I leader del mondo – scrive Ban Ki-Moon – non possono trascurare il fatto che le proteste in atto sono espressione dell’incertezza della crescita economica e della volatilità dei mercati. Le persone hanno perso fiducia nei governi e nelle istituzioni pubbliche”. Ban Ki-Moon definisce critico lo scenario attuale: “Sappiamo tutti che la parola d’ordine è austerità”. Ma il segretario generale ricorda anche che questo non può far perdere l’attenzione sulla necessità di continuare a pensare alle categorie più deboli.

17:15 Pensioni: Filca-Cisl, proposta governo sbagliata 77 – “La proposta del governo sulle pensioni è sbagliata e profondamente ingiusta. Lo è ancor di più per tutti quei lavoratori impegnati in attività faticose, usuranti e con scarse tutele occupazionali”. A dichiararlo è Domenico Pesenti, segretario generale della Filca-Cisl, il sindacato delle Costruzioni.

17:03 La lettera del governo è arrivata a Bruxelles 76 – La lettera contenenti gli impegni del governo italiano è arrivata a Bruxelles. Lo confermano fonti del Consiglio Ue.

16:55 Bossi: “Sono ottimista” 75 – “Sì”. Il leader della Lega, Umberto Bossi, risponde così ai cronisti che chiedono se sia ottimista per l’accoglienza che l’Unione Europea riserverà alle misure dell’Italia che Silvio Berlusconi sta per consegnare a Bruxelles.

16:39 Napolitano: “Dare risposte necessarie” 74 – “Se l’Italia è cosciente delle sfide che ha davanti, deve essere capace di dare le risposte necessarie”. E’ quanto ha ribadito il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, parlando con i giornalisti al termine del suo discorso a Bruges. Dando le risposte che Bruxelles ci chiede, ha sottolineato il capo dello Stato, “non si tratta di rendere omaggio alle istituzioni europee, si tratta di fare il proprio interesse nazionale e di dare il suo contributo nell’interesse europeo”.

16:08 Angeletti: “Norme pensioni italiane vanno bene” 73 – Le norme attuali per la pensione di vecchiaia sono meglio per l’Inps di quelle tedesche. Lo sottolinea il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti,

15:47 Napolitano: “No alla speculazione sull’euro” 72 – “Non lasceremo che l’Euro ceda agli attacchi della speculazione e ad ondate di panico nei mercati finanziari: nessuno si faccia illusioni in proposito”. Lo afferma Giorgio Napolitano

15:36 Napolitano: “Andare oltre i limiti europei” 71 – Le leadership europee devono essere consapevoli “che è indispensabile procedere oltre i limiti rimasti ancora in piedi” nel Trattato di Lisbona. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inaugurando l’anno accademico del College d’Europe.

15:35 La lettera dell’Italia arriva a Bruxelles 70 – La lettera con gli impegni dell’Italia è stata inviata da Roma a Bruxelles: è quanto si apprende da fonti Ue qualificate.

15:28 Napolitano: “Corresponsabile sforzo europeista” 69 – Il Presidente della Repubblica è “senza poteri esecutivi” e Giorgio Napolitano non fa più parte “della schiera dei policy-makers” ma il Capo dello Stato avanza queste considerazioni sul suo ruolo, di fronte alle sfide della lotta alla crisi nell’Eurozona e delle sue ricadute sui governi nazionali, non per sottrarsi dal confronto su analisi e proposte ma per chiarire lo spirito “non recriminatorio nè didascalico” di quelle che comunque avanza come “considerazioni critiche”. E’ la chiave di lettura del discorso che Napolitano svolge a Bruges, nel corso della cerimonia d’inaugurazione dell’Anno accademico del College d’Europe.

15:27 Napolitano: “Rispetto per i dilemmi dei capi di governo” 68 – “Ho il massimo rispetto per lo sforzo che affrontano, per i dilemmi dinanzi ai quali si trovano i capi di governo, i massimi responsabili delle istituzioni dell’Ue”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inaugurando l’anno accademico del College d’Europe.

15:27 Junker: “Italia obbligata a sforzi” 67 – “I nostri amici italiani lo sanno benissimo che partiamo dal presupposto che stasera ci annunceranno sforzi considerevoli di consolidamento”: lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker, entrando al summit Ue.

15:26 Napolitano: “Superare tabù eurobond” 66 – ‘Non e’ venuto il momento di superare quello che è apparso un tabù rispetto a pur diverse ipotesi di introduzione di bond europei?”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inaugurando l’anno accademico del College d’Europe

15:09 Napolitano: “Preoccupati per la riluttanza della Germania” 65 – Occorre “rispettare l’insostituibile apporto” alla costruzione europea di Francia e Germania, però desta preoccupazione “la riluttanza della seconda ad accettare ulteriori, ormai inevitabili, trasferimenti di sovranità”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Bruges.

15:02 Berlusconi lascia palazzo Grazioli 64 – Berlusconi ha lasciato la sua residenza di Palazzo Grazioli per Bruxelles dove nel tardo pomeriggio si svolgerà il vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea.

14:52 Merkel: “Per Atene sorveglianza costante” 63 – “Noi dobbiamo accompagnare la Grecia ancora a lungo” lo ha detto Angela Merkel proponendo una forma di sorveglianza costante su Atene. “Qui non si tratta di mandare la Troika ogni tre mesi, ma sarebbe auspicabile una sorveglianza permanente in Grecia, per permetterle di riprendere a crescere”.

14:44 Contatti tra Bruxelles e Roma per testo definitivo lettera 62 – Sull’asse Bruxelles-Roma contatti continui e frenetici per arrivare al testo definitivo della lettera d’intenti che Silvio Berlusconi porterà personalmente al Consiglio europeo di oggi pomeriggio. A livello comunitario, in via informale, a quanto apprende l’Adnkronos, avrebbero gia’ visionato le misure, suggerendo alcuni aggiustamenti. Da qui la necessità di quei ritocchi di cui ha già parlato il sottosegretario Gianni Letta.

14:38 Crisi, stampa Usa preoccupata per ‘dramma’ europeo 61 – Il dramma dell’Europa e le divisioni tra i leader del Vecchio Continente preoccupano gli Stati Uniti. Su tutti i principali quotidiani americani – nel giorno del cruciale vertice Ue a Bruxelles – emergono i timori per una crisi che, se non affrontata con decisione, potrebbe dilagare a livello globale. “L’Europa ai ferri corti sul pacchetto anti-crisi”, titola il Wall Street Journal, che parla di “dramma europeo” aggrava sempre più la situazione “delle banche più antiche del mondo”. Con gli investitori – sottolinea il prestigioso quotidiano finanziario – “diffidenti” sul risultato che daranno gli sforzi delle capitali dell’Unione europea. Anche il New York Times parla di “clima rovente” alla vigilia del consiglio europeo e di “nuovi ostacoli” sulla strada per cercare di prendere di petto e risolvere la grave crisi dei debiti sovrani. Con i leader europei divisi alla vigilia del delicato appuntamento di Bruxelles e il premier italiano Silvio Berlusconi – sottolinea il New York Times – che si trova a dover affrontare critiche sia in Italia che in Europa

14:35 Ue: “Impegni Italia in conclusioni vertice” 60 – Nelle conclusioni del vertice Ue un paragrafo dovrebbe essere dedicato all’Italia e agli impegni che Roma ha annunciato di voler inserire nella lettera che Silvio Berlusconi presenterà oggi a Bruxelles. È quanto riferiscono fonti europee, secondo le quali, in questo modo, tali impegni saranno vincolanti per Roma

14:31 Cesa (Udc): “Tra Pdl e Lega armistizio più che accordo” 59 – ”Voglio sperare che oggi il presidente del Consiglio vada in Europa con argomenti concreti. Non con i soliti annunci, ma con soluzioni. Ho i miei dubbi, visto che la Lega ha imposto che non si toccasse un nodo decisivo come le pensioni di anzianità. Più che un accordo, mi pare che tra Lega e Pdl ci sia solo un armistizio per andare alle elezioni anticipate, con questa legge elettorale”. Lo ha detto il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, nel corso della trasmissione ’28 minuti’ di Radio2. ‘Noi diciamo da sempre che servirebbe piuttosto un governo di responsabilità nazionale, coinvolgendo le forze responsabili del Parlamento e personalita’ esterne per ridare prestigio e credibilità all’Italia – sottolinea Cesa – Noi comunque siamo pronti al voto, e i sondaggi ci dicono che il Terzo Polo può creare davvero un’alternativa a questo bipolarismo”

14:30 Merkel ‘commissariata’ da Bundestag su vertice Ue 58 – Dalla Germania sarà una cancelliera ‘commissariata’ dal Bundestag quella che oggi si presenterà al vertice europeo a Bruxelles. Il parlamento tedesco ha infatti concesso ad Angela Merkel un mandato strettamente vincolato in merito ad alcuni punti chiave, sulle trattative che sarà chiamata a condurre con gli altri leader europei. In particolare sulla Bce, per cui come del resto già chiarito ieri dalla stessa Merkel, la Germania esclude qualunque aggravio del ruolo anti crisi che l’istituzione sta ricoprendo con misure eccezionali, ad esempio gli acquisti di titoli di Stato, che non fanno parte del suo specifico mandato: quello di tenere sotto controllo l’inflazione.

14:22 Sacconi: “Draghi ha ragione su giovani” 57 – ”Draghi ha ragione quando sottolinea la necessità di includere quanto più” i giovani nei processi economici. È peraltro doveroso ribadire la priorità di percorsi educativi integrati con esperienze lavorative e di riforme del lavoro, come ci siamo impegnati a fare con Bruxelles, che superino il dualismo regolatorio a danno dei più giovani”. Lo afferma il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, in una nota.

14:13 Ue, Casse risparmio contro aumenti requisiti capitale 56 – Le casse di risparmio europee riunite nella Esbg (European savings banks group) si oppongono ”fermamente” all’aumento al 9% dei requisiti minimi di capitale Core Tier 1 previsto per alcuni istituti Ue dal piano salva-banche presentato lo scorso 12 ottobre dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. In una lettera inviata a Barroso e al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, la Esbg sottolinea che un ”trattamento differenziato deve essere contemplato a seconda della minaccia che gli istituti finanziari hanno rappresentato in passato per la stabilità del sistema finanziario”. L’associazione chiede inoltre a Van Rompuy e Barroso maggiore chiarezza su come queste operazioni dovrebbero essere finanziate e sottolinea che – con un simile aumento dei requisiti minimi di capitale Core Tier 1 – ”la maggioranza” degli istituti finanziari europei non passerebbe il prossimo giro di stress test. Questo, a sua volta, porterebbe a una ”ulteriore e più marcata diffidenza nei mercati finanziari”

14:01 Lettera, mobilità statali: “Accettare o dopo due anni licenziati” 55 – Il governo intende mantenere il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego fino al 2014, come già stabilito, ma vuole accentuare i processi di mobilità e di messa a disposizione di tutti quei dipendenti pubblici che sono in amministrazioni che hanno personale in eccedenza. È quanto si apprende da fonti ministeriali in merito ai contenuti della lettera che oggi il premier presenterà a Bruxelles. In sostanza si tratta di rendere più operative misure già predisposte e quindi, nei casi in cui il dipendente pubblico viene messo davanti alla opzione di essere trasferito ad altro ufficio, anche di un’altra pubblica amministrazione, se necessario in un altro comune anche se viene privilegiato il criterio della territorialità, ha tempo due anni per decidere, trascorsi i quali, se non accetta il trasferimento, viene licenziato.

13:59 Opposizione Senato: “Berlusconi riferisca su lettera Ue” 54 – “Berlusconi superi l’orticaria che gli fa venire il Parlamento e venga a illustrare in Senato le misure che intende adottare il governo. È ridicolo che dobbiamo sapere dalle agenzie straniere ciò che l’esecutivo propone in Europa”. Lo ha detto il presidente dei senatori Idv Felice Belisario, al termine della conferenza dei presidenti di gruppo del Senato, durante la quale le opposizioni hanno chiesto che il premier riferisca in aula sull’oggetto della lettera all’Ue.

13:58 Sarkozy ‘determinato, volenteroso e combattivo’ su successo vertice Ue 53 – “Determinato, volenteroso e combattivo”. Così il presidente francese Nicolas Sarkozy, secondo un portavoce del governo, si è mostrato al Consiglio dei ministri di oggi prima di partire alla volta di Bruxelles, dove si svolgerà un cruciale vertice europeo. “Il presidente ha detto che mobiliterà tutte le sue energie per una riuscita del vertice”.

13:53 Vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli 52 – L’incontro tra il premier Silvio Berlusconi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il segretario del Pdl, Angelino Alfano, si è trasformato in un nuovo vertice di maggioranza. A palazzo Grazioli, infatti, sono giunti anche il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, e quello della Funzione pubblica, Renato Brunetta.

13:40 Berlusconi lima testo lettera a Bruxelles 51 – Il premier Silvio Berlusconi sta ricevendo a Palazzo Grazioli il segretario del Pdl, Angelino Alfano, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Con loro, come annunciato stamane da Letta, il premier si sta occupando di limare la lettera di intenti che il governo italiano si appresta a consegnare all’Unione europea. Berlusconi è atteso questo pomeriggio al Consiglio europeo straordinario a Bruxelles.

13:39 Letta: “Lettera a Ue ha bisogno di qualche ritocco” 50 – “Prima che il presidente Berlusconi parta per Bruxelles” la lettera del governo italiano “ha bisogno di qualche messa a punto e qualche ritocco”. Lo ha precisato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, che con queste parole si è congedato da una conferenza stampa a palazzo Chigi sui fondi Ue per Pompei.

13:36 Tremonti: “In Europa è arrivato il secondo mostro” 49 – Il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, torna a utilizzare un’immagine da lui più volte evocata per descrivere la crisi e afferma che in Europa “è arrivato il secondo mostro. Diverso da quello americano, molto più grave, anche perché il contesto è molto diverso rispetto all’altro lato dell’Atlantico”.

13:34 Merkel: “Paesi a rischio devono fare compiti” 48 – ”Lo scudo protettivo dell’EFSF serve a evitare il pericolo di un contagio, ma ogni paese a rischio deve fare i suoi compiti a casa, in modo da raggiungere autonomamente una propria stabilita”. Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel, nell’intervento al Bundestag. In un altro passaggio del discorso, la cancelliera ha sottolineato che ”la Grecia non è il paese più grande fra quelli molto indebitati”.

13:32 Ue, commissario Bilancio: “Italia finora non convincente” 47 – ”Da luglio l’Italia non è stata ancora così convincente da ridurre i suoi spread”. Lo ha detto il commissario Ue al bilancio Janusz Lewandowski alla vigilia di una visita a Roma, osservando che ”l’Italia rappresenta il 16%” del Pil europeo e che quindi il futuro della Ue ”si scrive a Roma e non ad Atene” e che il ”principale problema” della Ue è ”come tenere lontana l’Italia dall’incendio che abbiamo in Grecia”, affermando che l’Europa puo’ ”contribuire coi fondi strutturali”

13:23 Merkel: “Da Germania non più di 211 mld di euro” 46 – ”I nostri due punti fermi stasera a Bruxelles sono che il contributo della Germania al fondo salvastati europeo resta di 211 miliardi di euro. E la non violazione dei trattati europei”, ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel

13:19 Corte dei Conti: “Federalismo può far crescere classe dirigente” 45 – “In una fase di difficoltà indotta dalla crisi che attraversa le economie dei Paesi occidentali, il federalismo può stimolare la crescita di una nuova classe dirigente”. Lo ha affermato Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, nella sua relazione inviata al convegno di Firenze dedicato a Francesco Staderini, suo predecessore. Una classe dirigente che, ha sottolineato Giampaolino, ”attraverso l’autonomia di gestione dei bilanci pubblici, puo’ mostrare effettiva capacità di governo rendendo adeguati servizi ai cittadini anche in condizioni di restrizioni alla dinamica della spesa”.

13:16 Piazza Affari positiva a metà seduta 44 – Indici positivi a metà seduta, in una giornata nervosa in cui il mercato ha oscillato a lungo sulla parità in attesa dell’esito del vertice europeo in programma oggi a Bruxelles per la soluzione della questione del debito sovrano. C’è attesa inoltre sul fronte italiano per la lettera con le misure per lo sviluppo e la crescita che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi deve presentare a Bruxelles. Il Ftse Mib al giro di boa della seduta è in rialzo dello 0,63% mentre il Ftse all share sale dello 0,59%. In forte rialzo Fiat industrial in attesa della trimestrale in programma domani (+3,55% a 6,425). Contrastate le banche.

13:14 Merkel: “Partecipazione Bce a EFSF non sul tavolo” 43 – ”È molto importante che i modelli che prevedono una partecipazione della Bce non sono sul tavolo. Una soluzione del genere per il governo tedesco è fuori questione”. Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel a proposito dei meccanismi di rafforzamento dell’EFSF.

13:10 Draghi: “Senza nuova ricchezza risparmi a rischio” 42 – Senza nuova ricchezza i risparmi sono a rischio. È il messaggio che arriva dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. La capacità di risparmio, ricorda Draghi, ”è una risorsa storica dell’economia italiana. Nel 2010 la ricchezza netta delle famiglie era pari a oltre 8 volte il reddito disponibile, a fronte di valori inferiori, talora significativamente, degli altri principali paesi avanzati”.

13:01 Leader Ue decideranno se inserire lettera Italia in conclusioni 41 – “Spetta ai capi di stato e di governo dei paesi europei decidere se la lettera dell’Italia sarà inserita o meno nelle conclusioni del vertice Ue”. Lo ha affermato il portavoce della Commissione Ue Olivier Bailly. Lo “scopo” delle conclusioni del vertice Ue di stasera, ha ricordato il portavoce di Bruxelles, è quello di “dare un segnale forte di fiducia nell’economia europea per ripristinare la fiducia nella stabilità finanziaria dell’eurozona e dell’Ue nel suo complesso”. Quindi, ha sottolineato Bailly, “se stasera al vertice Ue sarà detta qualcosa sulla situazione italiana e se questo verrà considerato utile, spetterà ai capi di stato e di governo decidere”.

12:59 Merkel: “Se fallisce euro, fallisce Europa” 40 – ”La situazione è molto seria e se salta l’euro poi fallirà l’Europa”. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, davanti al Bundestag non risparmia toni severi sulla crisi che ha investito l’eurozona.

12:57 Merkel: “Riparare a imperfezioni area euro” 39 – “Adesso o mai più” bisogna riparare le imperfezioni dell’area euro, ha affermato la cancelliera della Germania Angela Merkel. Un forte richiamo dalla prima economia dell’area valutaria, nell’imminenza di un nuovo cruciale vertice europeo da cui sono attese nuove misure anti crisi. “In italia esiste un problema complessivo di classe dirigente – ha aggiunto – ma il continuo di fatti e fenomeni porta a una responsabilità complessiva più vasta. Tutti dobbiamo riflettere su cosa si deve fare di diverso. La riflessione deve essere comune”.

12:56 Merkel: “Soluzioni non si trovano da giorno a notte” 38 – Nel summit Ue sulla crisi convocato oggi a Bruxelles non ci si può aspettare che ”si trovi una soluzione dal giorno alla notte”. Lo afferma il cancelliere tedesco, Angela Merkel. ”L’Europa deve diventare un Unione della stabilita’- ha proseguito il cancelliere – questa notte lavoreremo a delle soluzioni sostenibili”. Merkel ha poi affermato che al G20 di Cannes si batterà per la ‘tobin tax’, ovvero per l’introduzione di un’imposta sulle transazioni finanziarie, e ha definito la regolamentazione dei mercati finanziari ”una delle principali sfide”, una sfida che ”non è stata ancora affrontata”.

12:52 Camusso su pensioni: “Si parla di un mondo che non c’è” 37 – “Si ragiona come se tutti i lavoratori fossero uguali, si parla di un mondo che non c’è”. Così il segretario della Cgil, Susanna Camusso, commenta le ipotesi di riforma pensionistica che sarebbero contenute nella lettera che il governo ha inviato a Bruxelles.

12:50 Tremonti: “Bisogna avere più fiducia in noi” 36 – ”Credito deriva dalla parola credere. Questo deve portarci a credere al bene comune, a pensare di avere un po’ più di fiducia in noi, tra di noi e per noi”. Lo afferma il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

12:49 Tremonti: “Prima proposta a Bruxelles e uso migliore fondi Ue” 35 – Una delle principali proposte fatte dal governo all’Ue nella lettera d’intenti per le riforme è l’uso migliore dei fondi europei, destinati soprattutto al Mezzogiorno. Lo ha affermato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, spiegando che “la prima delle proposte nella lettera d’intenti, una delle principali, è l’uso coordinato e definito dei fondi europei: l’Italia è al terzo posto, dopo vengono solo Romania e Bulgaria, e questo è inaccettabile”. “La strategia di sviluppo – ha aggiunto Tremonti intervenendo alla Giornata mondiale del risparmio – va fatta sul Sud come priorità. L’idea di usare meglio questi fondi per il Sud è fondamentale”.

12:47 Tremonti:”In Italia anche ricchezza è fattore di rischio” 34 – L’Italia è un “paese complesso con elementi positivi e negativi, dove anche la ricchezza può costituire un fattore di rischio”. Ad affermarlo il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti,

12:46 Merkel: “Aiuti Ue a Paesi in difficoltà legati a severe condizioni” 33 – “Gli aiuti Ue ai paesi in difficoltà “devono essere legati a severe condizioni”. Lo ha detto il cancelliere tedesco Angela Merkel al Bundestag.

12:43 Merkel: “Per Grecia molto da fare, auspicabile controllo permanente” 32 – Per la Grecia ”c’è ancora molto da fare” ed ”è auspicabile un controllo permanente in Grecia”, mentre ”è necessaria una più forte ricapitalizzazione delle banche”, ha detto la Merkel

12:42 Merkel: “Cambiare trattati Ue e sanzioni per chi viola” 31 – ”Cambiare i trattati europei e sanzionare in modo piu’ forte chi viola sistematicamente il patto di stabilita”’. Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel

12:41 Merkel: “Unione europea deve diventare Unione della stabilità” 30 – ”L’Unione europea deve diventare una Unione della stabilita”’. Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkeln nel suo intervento al Bundestag a Berlino

12:39 Tremonti: “Regole inefficaci, documento Vaticano via giusta2 29 – Sulle regole sulla finanza globale non sono stati fatti passi avanti efficaci e su questo il documento proposto dal Vaticano “è la via giusta”. Ad affermarlo il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, alla 87esima Giornata mondiale del risparmio. Nella crisi che stiamo attraversando, ha detto il ministro, “un tragico errore è stato non fare le regole. Quanto è stato fatto non è efficace. Il documento fatto dall’altra parte del Tevere credo sia la via giusta”.

12:37 Merkel: “Faremo di tutto perché Grecia cammini da sola” 28 – ”Faremo tutto il possibile perché la Grecia riprenda a camminare da sola sulle sue gambe”. Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel nel suo intervento nel Bundestag a Berlino.

12:35 Tremonti: “Sì nuovo trattato Ue, ma margini con attuale” 27 – ”Stiamo discutendo a livello di Partito Popolare Europeo con grande intensità della bozza di un nuovo trattato Europeo” ma questo ”ha una prospettiva futura” e l’attuale ha dei margini di flessibilità. Lo afferma il ministro dell’economia Giulio Tremonti secondo cui ”l’annuncio di un nuovo trattato non so se basta di per sé a modificare la percezione e la prospettiva”.

12:28 Casini: “Servono misure credibili” 26 – “Se l’Italia vuole evitare sarcasmi insultanti deve comportarsi da Paese serio ad assumere provvedimenti credibili. Mi sembra che stia capitando l’esatto contrario: l’annuncio dell’accordo sulle pensioni ripropone le leggi vigenti senza alcuna modifica. Dopo le recenti misure di aprile, luglio e agosto l’obiettivo dei 67 anni entro il 2026 è già stato sancito. Ma di che stiamo parlando? Chi si crede di prendere in giro?”. È quanto afferma il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini.

12:27 Formigoni: “Direttorio franco-tedesco è stato un fallimento” 25 – “Il direttorio franco-tedesco è stato un fallimento nel momento in cui si è posto alla testa dell’Europa”. Con queste parole il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni (Pdl), ha criticato l’asse tra i governi di Parigi e Berlino che in questi giorni sta mettendo alle strette il governo italiano per le misure con cui uscire dalla crisi del debito.

12:26 Ue: “Serve accordo politico credibile” 24 – ”Abbiamo bisogno di un accordo questa notte, abbiamo bisogno di un accordo politico, di una risposta politica credibile alle questioni chiave che sono sul tavolo”: lo ha detto un portavoce della Commissione Ue riferendosi al Consiglio europeo previsto per questa sera a Bruxelles.

12:25 Ue: “Da Italia ci aspettiamo calendario chiaro” 23 – Dall’Italia ”ci aspettiamo prima cosa una lista di misure concrete molto dettagliata con un calendario chiaro, che deve essere seguito dall’applicazione rapida delle nuove misure”: lo ha detto oggi un portavoce della Commissione Ue.

12:24 Draghi: “Italia travolta per sue debolezze strutturali” 22 – L’Italia che ”non aveva nulla da rimproverarsi” sulle ragioni della crisi ”è stata travolta per le sue debolezze strutturali al punto da trovarsi essa stessa ragione della crisi generale”. Lo afferma il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.

12:23 Ue: “Aspettiamo lettera da Italia prima del vertice” 21 – ”Ci aspettiamo la lettera dell’Italia prima dell’inizio del vertice di oggi, alle 18, perché il suo scopo è consentire all’Italia di riguadagnare la fiducia”: lo ha detto oggi un portavoce della Commissione Ue.

12:20 Draghi: “Non sperare negli altri per salvarci” 20 – “La sostanza dei nodi da sciogliere non dipende da chi la enuncia ed è interesse dei singoli paesi e dell’italia riconoscere questi nodi e non sperare negli altri.Per salvarsi occorre affidarsi a se stessi e alla propria storia”, ha detto il governatore

12:19 Ue: “Aspettiamo lettera Italia con lista misure e tempi” 19 – Ue: “Stiamo aspettando da Italia con lista misure e tempi”

12:18 Draghi: “Termino mandato in situazione confusa e drammatiche” 18 – “Termino il mio mandato in una situazione confusa e drammatica sul piano nazionale, internazionale, politico ed economico”. Lo afferma il governatore uscente Mario Draghi nel suo ultimo discorso pubblico alla giornata del Risparmio.

12:16 Draghi: “Nostro primo punto di forza è capo dello Stato” 17 – L’Italia “non deve dimenticare i propri punti di forza, il primo di questi è il capo dello stato che ringrazio personalmente”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi cui ha fatto eco un lungo applauso della platea della giornata mondiale del risparmio

12:11 Draghi: “Lettera a Ue passo passo importante verso un piano di sviluppo” 16 – La lettera d’intenti del governo all’Unione europea “è un passo importante verso un piano di sviluppo e di riforma dell’economia, ma il piano va fatto con rapidità e concretezza”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi.

12:03 Bruxelles: “Nessuna lettera di impegni da Italia” 15 – La Commissione Ue ancora non ha ricevuto la lettera di impegni che aspetta dall’Italia: è quanto conferma oggi un portavoce di Bruxelles. I contenuti della lettera, a quanto si è appreso, sarebbero ancora al centro di intensi contatti tra palazzo Chigi, la Commissione europea e il Consiglio Ue. L’obiettivo è quello di concordare i contenuti del documento che Roma deve presentare al summit e preparare adeguatamente i lavori del Consiglio Europeo sul ‘punto Italia’.

12:01 Draghi: “In area euro rischi di ulteriore indebolimento” 14 – Nell’area dell’euro “i rischi di un indebolimento ulteriore delle prospettive di crescita sono significativi, in contesto di forte incertezza”, ha aggiunto Draghi

12:00 Draghi: “Pil Italia modesto e rivisto al ribasso” 13 – “Dopo sei mesi di sostanziale ristagno, nel secondo trimestre di quest’anno il prodotto in Italia è ornato a crescere, ma a un ritmo molto modesto”. Così il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, alla giornata del risparmio, che aggiunge: “I principali previsori hanno rivisto al ribasso le aspettative di crescita per il prossimo anno; secondo il Fondo monetario internazionale sono appena positive”.

11:58 Draghi: “Crisi è mondiale, ma Italia ha problemi suoi” 12 – “L’aggravarsi della crisi ha una dimensione mondiale ed europea, ma la particolare vulnerabilità dell’Italia ha radici nazionali: l’alto livello del debito pubblico, i dubbi sulle prospettive di crescita della nostra economia, le incertezze e i ritardi con cui si provvede alla correzione degli squilibri e alle misure di rilancio della crescita”. Lo sottolinea il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, alla giornata del risparmio. “Il rendimento lordo dei Btp decennali- ricorda- dopo essersi ridotto in agosto è tornato sul livelli molto elevati, ieri superava il 5,9%”.

11:57 Draghi: “Banche italiane poco esposte a Grecia e gli altri paesi Pigs” 11 – Le banche italiane hanno un’esposizione modesta verso la Grecia e gli altri paesi Pigs (Portogallo, Irlanda e Spagna). Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, intervenendo alla Giornata mondiale del risparmio. “L’esposizione delle nostre banche – ha detto Draghi – verso Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna è modesta, circa l’1% del totale delle attività del sistema”. “È significativo – ha aggiunto però il prossimo governatore della Bce – l’investimento in titoli pubblici italiani”.

11:56 Draghi: “Dare piena attuazione a manovra di settembre” 10 – ”Occorre dare piena e rapida attuazione alla manovra di settembre, in particolare definendo e realizzando rapidamente il previsto programma di revisione della spesa pubblica”. Lo chiede Mario Draghi, nel suo ultimo intervento da Governatore della Banca d’Italia

11:54 Draghi: “Subito riforme, invocate e mai attuate” 9 – Per rilanciare la crescita servono le riforme strutturali, da tempo invocate e ancora inattuate. È il richiamo del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nel suo ultimo intervento pubblico prima di passare alla guida della Bce. “Un rilancio duraturo della crescita sostenibile – ha affermato Draghi nell’intervento alla Giornata mondiale del risparmio – passa soprattutto per le riforme strutturali da tempo invocate, in larga parte condivise ma tuttora inattuate”.

11:53 Frattini: “Su pensioni Lega ha posto problema serio” 8 – Sulla questione delle pensioni di anzianità “la Lega ha posto un problema serio”. Lo dice il ministro degli Esteri, Franco Frattini, parlando con i giornalisti al suo arrivo alla biblioteca nazionale di Roma dove ha partecipato a una cerimonia di premiazione di un concorso organizzato nelle scuole italiane.

11:51 Marcegaglia: “Servono riforme strutturali” 7 – Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, è tornata a chiedere ”riforme strutturali” per fare uscire l’Italia dalla crisi. E l’occasione è stata il videomessaggio inviato all’International Partecipants Meeting di Expo 2015. ”Stiamo vivendo a livello globale, soprattutto europeo e italiano, un momento difficile in cui l’economia sta rallentando – ha sottolineato -. I problemi dell’eurodebito sono ancora davanti a noi e certamento questo e’ un problema. E in questa situazione l’industria e’ stata duramente colpita. Molti sono i settori che hanno avuto cali molto forti di fatturato e di capacità di fare occupazione e hanno dovuto reinventarsi”.

11:50 Frattini: “Riforma ambiziosa, saremo all’avanguardia in Europa” 6 – “È un accordo che ci permetterà di avere l’Italia in posizione molto più avanzata rispetto ad altri Paesi, perché 67 anni come limite di uscita è molto di più di quanto esista in altri Paesi europei”. Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini commenta l’accordo raggiunto nella maggioranza sulla riforma delle pensioni chiesta dall’Europa.”È una riforma strutturale ambiziosa -prosegue Frattini- io la sollecitavo da molto tempo e credo sia la strada giusta”

11:45 Frattini: “Certo che Bruxelles accetterà proposte riforme del governo” 5 – Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si dice “certo” che “Bruxelles accetterà come credibili” e “forti” le “proposte” per le riforme scaturite dall’accordo raggiunto nella maggioranza di governo.

11:44 Corte dei Conti: “Condono rischia di vanificare lotta a evasione” 4 – I condoni rischiano di vanificare il gettito atteso dalla lotta all’evasione. Ad affermarlo il presidente di sezione della corte dei conti, luigi mazzillo, a margine di un’audizione alla camera davanti alle commissioni affari costituzionali e bilancio sui progetti di legge costituzionale finalizzati all`introduzione nella carta del principio del pareggio di bilancio.

11:41 Corte dei Conti: “Fondamentale qualificazione spesa” 3 – “La qualificazione, il controllo qualitativo della spesa, più ancora che la limitazione, è una delle prime esigenze”. Ad affermarlo il presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, a margine di un’audizione davanti alle Commissioni affari Costituzionali e bilancio sui progetti di legge costituzionale finalizzati all`introduzione nella carta del principio del pareggio di bilancio.

11:40 Napolitano: “Per Italia fondamentale recupero di uno stabile percorso di crescita” 2 – Per l’Italia “è obiettivo fondamentale il recupero di uno stabile percorso di crescita della produzione e dell’occupazione da conseguire congiuntamente a quello non più rinviabile dell’equilibrio strutturale dei conti e della riduzione del debito pubblico”. Lo dice il Capo dello Stato,Giorgio Napolitano nel messaggio all’Acri

11:39 Oggi a Bruxelles summit di capi di stato e di governo dell’Unione Europea 1 – Occhi dei mercati puntati su Bruxelles, dove i capi di stato e di governo dell’Unione Europea dovranno elaborare una risposta convincente e esaustiva alla crisi del debito europea. Su un summit che era stato concepito come il momento delle decisioni, dopo il vertice interlocutorio della scorsa settimana, pesa già l’ombra della cancellazione dell’Ecofin inizialmente previsto prima dei lavori del Consiglio Europeo.

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26 ottobre 2011

fonte: http://www.repubblica.it/economia/2011/10/26/dirette/crisi_a_bruxelles_il_giorno_della_verit-23891576/?rss

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COSA E’ LA CRISI? LEGGETE QUESTO SAGGIO
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