Archivio | ottobre 30, 2011

Ingroia ospite di Diliberto “Io, magistrato partigiano”

Ingroia ospite di Diliberto
“Io, magistrato partigiano”

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Parla al congresso del Pdci. “Io non mi sento del tutto imparziale, ma se devo scegliere, sto dalla parte di quelli che difendono la Costituzione”. Attaccano Cicchitto, Gasparri e Santelli

 Ingroia ospite di Diliberto "Io, magistrato partigiano"  Antonio Ingroia

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ROMA –
Il pm palermitano Ingroia parla al congresso del Pdci di Diliberto e si scatena la polemica. “Difendere la Costituzione, come fate voi in questo Congresso, anche a costo di essere investito da polemiche. Un magistrato deve essere imparziale ma so da che parte stare ogni qual volta qualcuno vuole distruggerla”. “Siamo in una fase estremamente critica. La Costituzione è sotto assedio. Che fare? Resistere non basta. I magistrati non possono essere trasformati in esecutori materiali di leggi ingiuste”.

“Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni – ha continuato – e non sempre certa magistratura che frequenta troppo certi salotti e certe stanze del potere lo è- ma io confesso non mi sento del tutto imparziale, anzi, mi sento partigiano. Partigiano non solo perché sono socio onorario dell’Anpi, ma sopratutto perché sono un partigiano della Costituzione. E fra chi difende la Costituzione e chi quotidianamente cerca di violarla, violentarla, stravolgere, so da che parte stare”.

Dure le reazioni dalla maggioranza, attaccano Cicchitto, Gasparri e Santelli. Dice il capogruppo del Pdl alla Camera: “Ringraziamo il dottor Ingroia per la sua chiarezza. Sappiamo che le vicende più delicate riguardanti i rapporti tra mafia e politica stanno a Palermo nelle mani di pm contrassegnati dalla massima imparzialità”. E il n.1 dei senatori dello stesso partito: “Sono gravi e inquietanti le parole di Ingroia che confermano l’animo militante di alcuni settori della magistratura. Da persone così invece che comizi politici ci saremmo attesi le scuse per aver fatto di Ciancimino jr una icona antimafia quando invece organizzava traffici illeciti e nascondeva tritolo in casa. Ingroia conferma i nostri dubbi. E sul caso Ciancimino dovrebbe spiegare molte cose. Porteremo questo scandalo e il suo comizio odierno all’attenzione del Parlamento dove sará anche il caso di discutere della nostra mozione sul 41 bis che fu cancellato per centinaia di boss al tempo di Ciampi e Scalfaro e che anche ora il partito di Vendola vorrebbe abolire”. ”Credo che il dottor Ingroia stia preparando il suo ingresso in politica. E ovviamente possibile che tale previsione si riveli errata, ma altrettanto probabile che come altri suoi colleghi sia nel momento di passaggio in cui la toga serve per acquisire notorietà per una carriera politica”, ha detto il vice presidente del Gruppo Pdl alla Camera, Jole Santelli.

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30 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/10/30/news/ingroia_ospite_di_diliberto_io_magistrato_partigiano-24142764/?rss

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A PANAMA – Il mistero della valle degli alberi quadrati

Panama: il mistero della valle degli alberi quadrati

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Panama: il mistero della valle degli alberi quadrati

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El Valle de Anton è noto tra gli abitanti di Panama e tra i turisti come valle degli alberi quadrati. I tronchi che crescono in quell’area, infatti, hanno quattro spigoli, anziché la classica forma cilindrica. Il curioso fenomeno è noto tra esperti e appassionati di tutto il mondo, ma nessuno ne è ancora riuscito a dare una spiegazione. Ora un’equipe dell’Università della Florida ha stabilito che la particolare silhouette dei fusti è dovuta alle speciali condizioni dell’ecosistema della valle. Se gli stessi semi crescessero altrove, dicono gli scienziati, avrebbero una forma diversa. Rimane però ancora da scoprire quali sono gli elementi specifici che determinano questo piccolo prodigi.

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Panama: il mistero della valle degli alberi quadrati

Panama: il mistero della valle degli alberi quadrati

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30 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/ambiente/2011/10/30/foto/panama_il_mistero_della_valle_degli_alberi_quadrati-24150879/1/?rss

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IO SONO LIBERO – L’ultima battaglia di “Capitan Uncino”

Gianpiero Steccato

Caricato da in data 26/dic/2008

Gianpiero Steccato, affetto dalla sindrome di locked-in apre il suo cuore e comunica con Voi. Un appello letto dalla figlia e disponibile in rete. http://www.piacenza2000.com.

L’ultima battaglia di “Capitan Uncino”

https://i0.wp.com/www3.lastampa.it/fileadmin/media/cronache/steccato.jpg
Giampiero Steccato con la figlia in un fotogramma tratto da Youtube

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E’ morto a Piacenza Giampiero Steccato: ha lottato per sette anni contro la sindrome di Locked-in. Completamente paralizzato poteva comunicare con gli occhi

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E’ morto a Piacenza Giampiero Steccato, 62 anni, conosciuto da tutti come “Capitan Uncino”, che lottava coraggiosamente da anni con la “sindrome di Locked-in”, malattia che lo aveva “sepolto” nel proprio corpo: cosciente ma completamente paralizzato, riusciva ad esprimersi solo muovendo una palpebra o un angolo della bocca.

Accanto a lui fino all’ultimo la moglie Lucia, che era la sua voce, avendo creato il canale di comunicazione che permetteva a Steccato di esprimersi: lei recitava l’alfabeto (scorporato in vocali o consonanti, e sequenze) e lui con un quasi impercettibile movimento della bocca dava il segnale che quella era la lettera giusta. E via via, alla solerte ricerca della seconda lettera.

Nonostante la malattia Steccato, ex impiegato delle Ferrovie, non ha mai rinunciato alla voglia e al diritto di vivere: meno di un anno fa con l’amico Alessandro Bergonzoni, artista, comico e scrittore, era stato in cattedra a Genova e quindi alla Bicocca di Milano parlando di comunicazione. Già inchiodato alla sedia a rotelle e non vedente – la malattia lo colpì quando aveva 48 anni – ha scritto libri (firmandosi Capitan Uncino) e tenuto conferenze. L’ 11 marzo di due anni fa, accompagnato dai familiari, volò con un C-27J dell’Aeronautica militare a Roma per partecipare all’udienza generale a San Pietro e consegnare a Papa Benedetto XVI un messaggio per il «diritto alla vita».

Solo una delle sue ultime sfide non andrà in porto: doveva salire su un’imbarcazione speciale e veleggiare sulle onde ospite della Capitaneria di porto di Genova, ma non ne ha avuto il tempo. I funerali si svolgeranno domani alle 9.30 a Piacenza nella chiesa parrocchiale di San Corrado.

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30 ottobre 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/427268/

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«Sei lesbica? Non puoi donare il sangue». Motivo? Rapporto sentimentale è considerato a rischio

Al centro trasfusionale dell’Umberto I

«Sei lesbica? Non puoi donare il sangue»

La denuncia di una 39enne: mandata via dal Policlinico perché vivo con una donna, sono considerata «a rischio». Ma l’ospedale: nessuna discriminazione sessuale


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ROMA«Non puoi donare il sangue perché il tuo rapporto sentimentale è considerato a rischio». È la risposta che un sanitario, al Policlinico Umberto I di Roma, ha dato a un donna lesbica di 39 anni che ieri mattina era andata al centro trasfusionale dell’ospedale per donare il sangue. È stata lei stessa a riferire l’episodio.

CONVIVENTE – «È una cosa assurda e discriminatoria nei miei confronti», ha detto la donna, impiegata in uno studio di un commercialista, che abita a Roma e convive con la sua compagna da quattro mesi. «Vivo e ho rapporti stabili con lei da quattro mesi, quindi rientro nella possibilità di donare», ha osservato riferendosi al limite previsto, secondo quanto spiegato dai medici della struttura, per escludere fattori di rischio legati ai rapporti sessuali. «Prima non avevo mai donato il sangue – ha raccontato – Quando sono giunta negli uffici del centro trasfusionale mi hanno fatto parlare con una persona, credo un medico, il quale mi ha fatto una serie di domande private, anche sulla mia vita sessuale. Quando gli ho detto che sono omosessuale lui mi ha risposto che purtroppo non potevo donare il sangue in quanto il mio rapporto sentimentale è considerato ‘a rischiò per la trasmissione di malattie veneree. Ma io e la mia compagna siamo una coppia normale, ci amiamo e rispettiamo come e forse più di tante altre coppie».

«NESSUNA DISCRIMINAZIONE» – «Non esiste alcuna legge che vieta agli omosessuali di donare il sangue. In generale non possono farlo le persone ‘a rischiò. Pertanto è il medico che esegue la visita a stabilire se la persona è a rischio, sulla base di quello che gli viene riferito e, a sua coscienza, decide se possono esserci rischi per chi deve ricevere il sangue. Ovviamente ognuno è libero di avere la propria vita privata e non si giudica nessuno». Così il direttore del Centro trasfusionale del Policlinico Umberto I di Roma Gabriella Girelli replica alla denuncia della donna. «Bisogna in ogni caso – ha precisato – avere un rapporto stabile con una persona da quattro mesi, ma dopo aver somministrato un questionario il medico deve ‘reinvestigarè sulla situazione del potenziale donatore con un colloquio e valutare con scrupolo. L’omosessualità non è motivo di esclusione e bisognerebbe verificare nell’ambito del colloquio che cosa in realtà è emerso, ma c’è un segreto professionale da garantire». «A volte si esagera nello scrupolo, ma i rischi vanno valutati scrupolosamente – ha spiegato Girelli – È capitato addirittura che padri di bambini malati, che si erano proposti di donare il sangue, abbiano mentito. In quei casi avevamo avuto riscontri rassicuranti nel questionario e durante i colloqui, ma poi ai test del sangue, erano risultati positivi ad alcune malattie e solo dopo avevano ammesso». (fonte Ansa)

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Speciale formazione Roma

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30 ottobre 2011

fonte:  http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_ottobre_30/lesbica-non-puo-donare-sangue-policlinico-1901994907081.shtml

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PD E DINTORNI – La televendita di Renzi / Dalla Stazione #Leopolda il treno di Matteo Renzi parte a marcia indietro verso gli anni ‘90 (#occupypd)


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La televendita di Renzi

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Questo Paese dopo le vette raggiunte dalla lettera di Berlusconi, sta per attingere un altro ineguagliabile record: una kermesse politica di tre giorni dalla quale le idee politiche espresse sono facili da elencare: zero. In un momento drammatico, di fronte a scelte ineludibili, con un governo che sta massacrando il lavoro con formule inique e per giunta recessive, i protagonisti, anzi il protagonista Matteo Renzi, sindaco di Firenze, ha l’unica preoccupazione di imporre la propria partecipazione alle primarie per la scelta del candidato premier.

Si certo, si vogliono far scomparire i dinosauri, per far avanzare il nuovo: ma questo nuovo si sostanzia in pratica nell’ anagrafica. E paradossalmente gli unici a dire qualcosa che non fosse di una sconcertante e vacua banalità politichese, sono stati i vecchissimi Vassallo e Chiamparino.

Magari ci si sarebbe aspettati di sapere dall’uomo nuovo qualcosa sulla libertà di licenziamento che secondo la Cgia porterà la disoccupazione di 700 mila lavoratori, su chi deve fare i sacrifici, sui metodi per circoscrivere l’evasione fiscale, sulle idee per una più equa distribuzione del reddito. Cioè qualcosa di politico. Invece il “big bang” della Leopolda è stato una scialba e autoreferenziale  candidatura che ha trovato qualche impaccio solo all’evocazione di Bini Smaghi, l’amico personale della famiglia Renzi.

Certo, una kermesse organizzata bene, ben pubblicizzata e televisionata come si conviene al vero regista che non è  il primo cittadino di Firenze, ma un altro amico dei tanti che Renzi ha nell’entourage del Cavaliere: Giorgio Gori, ex manager Mediaset, marito della conduttrice del Tg5 Cristina Parodi e produttore dell’Isola dei Famosi. Lui si che sa come valorizzare il niente.

Ma non è un caso questa presenza così radicata in Mediaset: l’operazione mediatica è identica a quelle fatte molte volte da Berlusconi che si sempre presentato come estraneo al teatrino della politica e come outsider pur essendo la rappresentazione vivente dell’intreccio tra affari e politica. Così Renzi  e il gruppo che sta tentando di mettere assieme finge di essere estraneo alla nomenklatura politica, quando invece è pienamente invischiato in quelle logiche a e si presenta come il nuovo. Una sorta di replica del fallimentare partito dei sindaci, ma che paradossalmente è del tutto estraneo alle vere novità rappresentate da Pisapia e De Magistris.

Se qualcuno chiedesse a Renzi cosa metterebbe nel programma se divenisse candidato premier non potrebbe che estrarre la carta di identità e dire che è di un’altra generazione. Vabbé e poi? Poi le sue idee, che certo non sono folgoranti come le ambizioni, se le terrebbe per sé, dal momento che sono quasi tutte allineate con quelle del Cavaliere e di Sacconi: a parte le quattro segretarie assunte nonostante non avessero i titoli, a parte le vicende giudiziarie del giovanissimo Renzi che voleva a tutti costi lasciar  totalmente precario il personale di cui serviva, sintomo non bene augurante, a parte i vigorosi contatti tra la sua azienda e l’economia berlusconiana, ciò che esce dalla bocca di Renzi, quando non si contiene è la fotocopia del governo. E nemmeno una buona fotocopia perché l’uomo ci mette di suo.

Nucleare  A marzo il sindaco dichiarava   «Dobbiamo parlare del nucleare in modo serio  e poi bisogna capire che tipo di nucleare vogliamo fare. Non pieghiamo tutto alle esigenze di politica interna nostrana. Il terremoto non ha creato il problema alle centrali nucleari, perchè c’è un meccanismo che ha bloccato il funzionamento prima. L’elemento di dramma è stato lo tsunami». E per metterci un asso di bastoni aggiungeva « il decreto sulle rinnovabili è un errore clamoroso da parte del governo» .

Acqua pubblica  «Andrò a votare per il referendum e voterò tre sì», ma «ho invece un dubbio per uno dei quesiti sull’acqua, il secondo, quello sulla remunerabilità dell’investimento sul quale non ho ancora deciso e ragionevolmente potrebbe essere un no».

Fiat « Io sono dalla parte di Marchionne. Dalla parte di chi sta investendo nelle aziende quando le aziende chiudono. Dalla parte di chi prova a mettere quattrini per agganciare anche Mirafiori alla locomotiva America».

Dipendenti Comunali e sindacati  «Chiamarli Fantozzi sarebbe far loro un complimento:  timbrano alle 14 e già un quarto d’ora prima sono in coda col cappotto, pronti ad uscire». “Non si possono licenziare”, chiede Il giornalista e Renzi afferma: «Eh no, ci sono le tutele. Ecco: vuole sapere qual e’ l’organizzazione piu’ lontana dalla mia generazione? I sindacati»

Costituzione  «La Costituzione va cambiata; andrebbe attualizzata sin dai principi fondamentali. In un libro di tre anni fa Tra De Gasperi e gli U2 ho sottolineato l’esigenza di attualizzare i contenuti della Suprema Carta rispetto a un mondo in rapido cambiamento. Ho parlato della necessità di tutelare in modo più incisivo i nuovi lavori, l’eguaglianza sostanziale, il rapporto con l’Unione Europea, le nuove sfide dell’ambiente, il pluralismo religioso e via dicendo. Ne ero convinto allora, ne sono convinto oggi».

Da queste dichiarazioni ne esce fuori il vero Renzi che in realtà vorrebbe farci credere che la sua generazione è un po’ ignorante e superficiale. Sa poco sul nucleare, meno ancora sull’America vissuta mito come due generazioni precedenti, non ha capito molto dei cambiamenti in corso nel mondo,  da buon padroncino odia i sindacati e non conosce molto bene la Costituzione, anzi le Costituzioni, tanto da non aver ben chiaro cosa siano diritti fondamentali. E tutto poi espresso nel politichese più muffoso. Magari sugli U2 ne sa di più, la speranza è l’ultima a morire.

Fossi fra i trenta e i quaranta lo querelerei per diffamazione dando  l’idea che la mia generazione sia di merda. Ma il suo nuovismo d’accatto ha buon gioco in un ambiente politicamente paludoso, dove non è che altrove sfavillino chissà quali idee. Dove si aggirano i brontosauri con la loro prole, i brontosaurini.

Ah, dimenticavo il Big Bang non c’entra nulla con l’estinzione dei dinosauri, casomai ci fosse stato un altro qui pro quo alla Leopolda. Magari l’hanno preso da Giovanotti che è il teorico di riferimento. Però non si mai , meglio evitare, c’è già Renzi che è un bel qui pro quo.

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30 ottobre 2011

fonte:  http://www.tzetze.it/tzetze_news.php?url=http%3A%2F%2Filsimplicissimus2.wordpress.com%2F2011%2F10%2F30%2Fla-televendita-di-renzi%2F

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Dalla Stazione #Leopolda il treno di Matteo Renzi parte a marcia indietro verso gli anni ‘90 (#occupypd)

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di Gennaro Carotenuto, sabato 29 ottobre 2011, 11:38

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https://i1.wp.com/www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/Renzi_thumb.jpg

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Dicono che sia bravo e simpatico Matteo Renzi, e buchi il video con la parlata fiorentina, la faccia da ragazzo e la mela della Apple come status symbol ostentato, estenuante fino a divenire pacchiano. Da San Giovanni a Santo Steve Jobs come se davvero, come nella pubblicità, anche per l’Italia di oggi bastasse un’App per ogni cosa.

Ho ascoltato con l’attenzione che merita la riunione messa insieme da uno dei possibili candidati del centrosinistra per le primarie alla Stazione Leopolda di Firenze. Ho ascoltato una quantità di idee e ideine di buon senso comune, che potevano far parte di qualunque programma politico, da Larussa a Grillo ma avrei stretto la mano a Renzi quando ha scandito: “chi nasce in Italia è italiano”.

Alla fine, e cerco di spiegare perché, ne ho ricavato tre sensazioni guida. La prima è che gli intervenuti cancellino a pié pari l’ultimo decennio e tornino agli anni novanta, a Bill Clinton, alla New economy (l’oblio per Barack Obama è assordante) per poter cancellare (seconda sensazione) tutti i fallimenti certificati del modello economico, a partire dalla crisi, e poter riproporre lo stesso pensiero unico come se il muro di Berlino fosse caduto ieri e non ventidue anni fa. La terza è la triste impressione del fashion per il fashion e di un marketing politico che dall’essere mezzo diviene il fine stesso della politica.

Va di moda il cervello in fuga e mettiamoci il cervello in fuga e non importa se calunniamo anche il giusto con il peccatore e chi l’Università la manda avanti tutti i giorni senza un Euro e ci è entrato senza raccomandazioni né essendo figlio di barone. È vecchia come il mondo l’arte di scegliere il nemico e bastonarlo per compiacere i propri. Vanno di moda le “startup” (nuove imprese) e non parliamo d’altro. Sono importanti, ma il mercato del lavoro è un po’ più complesso. Va di moda la banda larga (per carità, che ideona!) e qualcuno tra gli oratori sembra ancora credere che domani sarà tutto telelavoro. Forse perciò nessuno ha nominato i treni per i pendolari, il tessile di Prato, i mobili di Matera, la ceramica di Sassuolo, le scarpe di Montegranaro (do you know Della Valle, Renzi?), i cassintegrati cinquantenni. Che noia i cassintegrati cinquantenni, vero? Meglio nasconderli sotto il MacBook.

A volte la gioventù (insomma, 36 anni, mica 16…) fa perfino brutti scherzi. Ma è possibile riproporre “as is” le “tre ï”, Internet, Inglese, Impresa, senza neanche spiegare che sì, era il programma di Berlusconi del 2001, ma noi lo faremo (chissà perché), meglio? Si può parlare di meritocrazia con gli stessi foglietti dei ghost writer di Mariastella Gelmini? Ci si può spacciare per nuovi, per rottamatori, col programma di D’Alema del secolo scorso: “pensiero unico”, mercato, flessibilità, profitto, spolverandolo appena con un po’ di fotovoltaico e un  po’ di banda larga? Cosa vende ‘l Renzi, se non l’adesione piena al modello economico che ci ha portato al disastro, con Marchionne “senza sé e senza ma”, e con la lettera della BCE come programma politico –dichiarato- da applicare pedissequamente come se Trichet fosse Mosé?

Spero di sbagliare ma mi pare che nessuno abbia parlato di “beni comuni”. Come nessuno ha fatto riferimento agli “indignati” che dal Cairo a Madrid a Santiago fino a Wall Street (dove di banda larga ne hanno a pacchi e le startup nascono come funghi) stanno palesando quanto il modello economico dal quale Renzi non si differenzia mai non sia affatto –neanche negli Stati Uniti dove i neolaureati sono sepolti dai debiti- pensato per favorire i gggiovani e il merito, ma solo i ricchi e i ben nati. Non perché tu debba andare ad occupare Wall Strett, ma neanche puoi far finta che nulla sia successo nell’ultimo decennio, che la crisi non sia sistemica e che basta fare come in America per far rifiorire l’Italia… Sta roba, Matteo, andava bene al tempo di Clinton e della bolla della new economy, non dopo il 2008 e mi sa che quello vecchio qui sei tu.

Se è un’altra parrocchia lo si dichiari, senza infiocchettare il nulla, come ha fatto lo scrittore Alessandro Baricco. Ai più avvertiti quelle parole di Baricco avranno ricordato lo squallido esercizio retorico di Giampaolo Pansa, “e se lo dico io che sono di sinistra che i partigiani erano brutti e cattivi…”, “e se lo dico io che sono di sinistra –ha detto- che siamo  più conservatori dei conservatori…”. Non fatevi ingannare dal packaging. Quella frase non vuol dire nulla. Semplicemente suona bene: un mantra buono per Cicchitto come per Baricco, per Gelmini come per Renzi: “la sinistra è conservatrice e va buttata come acqua sporca insieme al bambino”. Alla Leopolda s’è ripetuto fino alla noia. Poi Renzi sfotte Pierluigi Bersani su Martin Aubry (la segretaria del PSF sconfitta alle primarie) e si sente François Hollande (il burocrate di partito che l’ha battuta) ma neanche sa chi è Arnaud Montebourg (il vero outsider, con un programma critico verso il neoliberismo). Candidati Renzi. Io ti voto contro.

#occupypd

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

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fonte:  http://www.gennarocarotenuto.it/16885-dalla-stazione-leopolda-il-treno-di-matteo-renzi-parte-per-nessun-luogo-occupypd/

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Imprenditore nudo per protesta: «Ogni giorno uno di noi rischia….»


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Imprenditore nudo per protesta:
«Ogni giorno uno di noi rischia….»

«…di restare in mutande»: manager trevigiano compra una pagina del Corriere e si spoglia

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Enrico Frare copra una pagina del «Corriere» e si spoglia per protesta
Enrico Frare copra una pagina del «Corriere» e si spoglia per protesta

MILANO – Come Luciano Benetton 18 anni fa. Ma se in quel caso il patron della griffe di abbigliamento agì solo per pubblicità, in questo caso la storia è assai diversa. Già perché il giovane imprenditore trevigiano Enrico Frare, titolare della E-Group ha voluto comprare una intera pagina del Corriere, posando nudo, e lo ha fatto per provocazione, per manifestare il disagio della categoria di fronte alla crisi. La sua azienda è specializzata in abbigliamento sportivo invernale. «Ogni giorno in Italia – recita lo slogan che accompagna la foto di Frare – un imprenditore rischia di rimanere senza mutande». «Per chi come me cerca di portare avanti il made in Italy – spiega oggi dalle pagine del Corriere del Veneto – la situazione non è più sostenibile. C’è chi mi chiede perché non delocalizzo: ma io voglio investire qui». È anche un problema di liquidità. «Le banche – denuncia Frare – anche a fronte di garanzie non concedono più nulla. La conseguenza sono meno investimenti in ricerca, sviluppo del prodotto, ritardi nella consegna e produttività in calo». La soluzione, ammonisce infine il giovane imprenditore, è una sola: «Il governo deve muoversi subito per non rischiare la fuga delle imprese che hanno fatto la fortuna del nostro territorio».

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Redazione Online
30 ottobre 2011 13:01

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_30/imprenditore-nudo-corriere_6f57c094-02ea-11e1-8566-f96c33d2415f.shtml

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GAZA: Uccisi 9 palestinesi ed un israeliano / Gaza militants offer ceasefire as attacks continue

Uccisi 9 palestinesi ed un israeliano

A Palestinian man mourns at the morgue of Al Najar hospital following an Israeli air strike on an Islamic Jihad training base in Rafah, southern Gaza Strip, Saturday, Oct. 29, 2011. Israeli aircraft killed 5 Palestinian militants from the Islamic Jihad group whom it says were responsible for recent rocket attacks on Israel, the military said Saturday. The military said it targeted the same group of militants that fired rockets that exploded near the Israeli city of Ashdod Wednesday night. No Israelis were injured in that attack. Photo: Eyad Baba / AP
A Palestinian man mourns at the morgue of Al Najar hospital following an Israeli air strike on an Islamic Jihad training base in Rafah, southern Gaza Strip, Saturday, Oct. 29, 2011. Israeli aircraft killed 5 Palestinian militants from the Islamic Jihad group whom it says were responsible for recent rocket attacks on Israel, the military said Saturday. The military said it targeted the same group of militants that fired rockets that exploded near the Israeli city of Ashdod Wednesday night. No Israelis were injured in that attack. Photo: Eyad Baba / AP

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E’ fragile la tregua mediata dall’Egitto per mettere fine all’escalation cominciata ieri. Proseguono raid aerei e lanci di razzi. Hamas dietro le quinte cerca di riportare la calma per non pregiudicare la seconda fase del rilascio dei prigionieri in carcere in Israele


Israeli air strike on Gaza – fonte immagine

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Gaza, 30 ottobre  2011, Nena News – Il Jihad islamico è pronto a rispettare la tregua stabilita sotto l’egida dell’Egitto per mettere fine ai raid aerei israeliani e ai lanci di razzi e colpi di mortaio da Gaza che, tra ieri e oggi, hanno provocato l’uccisione di nove palestinesi nella Striscia e di un israeliano ad Ashqelon. «Il Jihad islamico è impegnato al rispetto della tregua», ha assicurato stamani un dirigente del gruppo armato ai giornalisti di Gaza. Attacchi e rappresagli però continuano e a Gaza e nelle regioni meridionali di Israele resta lo stato di allerta.

Ieri pomeriggio l’aviazione israeliana aveva compiuto un raid improvviso contro un campo di addestramento del Jihad dove in quel momento si trovavano decine di combattenti del gruppo islamico. Cinque i morti, tra i quali un comandante militare, nell’attacco che ha scatenato la reazione palestinese fatta del lancio di almeno 36 razzi Grad (katiusha), alcuni dei quali per la prima volta sparati da una rampa mobile posizionata su di un automezzo.

Si tratta degli scontri più cruenti da quando è in vigore dal 26 agosto una tacita tregua tra le formazioni armate di Gaza e Israele. Si tratta anche del primo scontro mortale da quando il soldato israeliano Gilad Shalit, prigioniero a Gaza per oltre cinque anni, ha ritrovato la libertà il 18 ottobre in cambio del rilascio di 477 detenuti politici palestinesi, nel quadro di un accordo tra Israele e il movimento islamico Hamas che controlla Gaza. Proprio Hamas sta mantenendo un basso profilo e, dietro le quinte, tenta di calmare la situazione. Il braccio armato di Hamas (le Brigate Ezzedin al-Qassam) non ha finora partecipato ai lanci di razzi verso Israele, che sono stati sparati nella quasi totalità dal Jihad islamico. Hamas non ha interesse ad andare ad una escalation militare, nel timore di pregiudicare la seconda fase dello scambio di prigionieri deciso con il governo israeliano. Dopo il primo scaglione di 477 detenuti, altri 550 dovrebbero riacquistare la libertà entro due mesi.

Intanto, in un comunicato, il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, Robert Serry, ha messo in guardia contro «la recente escalation della violenza» e ha invitato « alla calma e alla fine della violenza e del bagno di sangue». Nena News

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Polished Logo

fonte:  http://nena-news.globalist.it/?p=13991

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Crisi, spunta un piano d’emergenza per proteggere l’euro

La crisi e il piano B….

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Crisi, spunta un piano d’emergenza per proteggere l’Italia e la Spagna

Allo studio di Fmi e banche centrali una rete anti contagio per difendere l’euro. Trichet: stato di allerta permanente

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di Rossella Lama
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ROMA L’asta dei Btp è stata una doccia fredda, con i rendimenti che hanno superato il 6%, livello mai toccato dal 1997. L’impegno che i leader europei hanno messo a Bruxelles per arginare il rischio contagio della Grecia non è bastato a rassicurare i mercati sul caso Italia. Tanto che, come riferisce l’Ansa, tra Fmi, Ue e banche centrali sarebbero in corso contatti per mettere a punto una sorta di «rete di sicurezza» per Italia e Spagna, che potrebbe richiedere anche una ricapitalizzazione dell’Fmi per rendere le munizioni adeguate alle dimensioni del problema. Del «contingency plan», si starebbe discutendo tra Washington, Bruxelles e Francoforte. Quindi Fmi, Commissione Ue e Bce. Sarebbe anche aperto un canale di comunicazione con le autorità asiatiche, nella prospettiva anche un aiuto possa arrivare anche da quella parte. Il G20 di Cannes di giovedì dovrebbe essere l’occasione per una verifica, con tutti i big mondiali, paesi emergenti e sviluppati, riuniti intorno al tavolo.

Palazzo Chigi non commenta le indiscrezioni su questo piano B, che scatterebbe solo in caso di peggioramento dello scenario per prevenire il disastro che produrrebbe sui mercati mondiali un avvitamento della sfiducia dei mercati nei confronti dell’Italia, terza economia dell’eurozona, e della Spagna. E le autorità monetarie interessate ci tengono a precisare che non c’è niente di nuovo dopo le decisioni che sono state prese dal Consiglio europeo di mercoledì.
Ma il diffondersi di voci su interventi aggiuntivi allo studio in caso di drammatizzazione della situazione dà la misura del nervosismo che pervade i mercati. Gli investitori aspettano di saperne di più sulle decisioni che sono state prese dai big europei questa settimana. Come fa notare il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan, «in molti casi mancano dettagli di sostanza» riguardo il Fondo salva-Stati e le banche. Questo spiega come mai, a caldo, la reazione a caldo dei mercati è stata euforica, ma poi «c’è stata un po’ di delusione».

«Lo stato d’allerta è permanente», ha confermato Jean-Claude Trichet, nella sua ultima intervista da presidente della Bce. Da novembre è Mario Draghi a prendere il timone della banca centrale dell’euro, e Trichet chiarisce che la posizione del suo successore sugli interventi a sostegno dei Btp italiani è quella già espressa dal consiglio dell’Eurotower. «Nella tempesta la direzione è chiara, è il mandato dato dalle democrazie europee – dice Trichet a Le Monde – Le intemperie sono particolarmente intese da quattro anni. L’equipaggio della Bce è sul ponte, e il futuro presidente è sulla nave da anni».

L’Italia quindi deve farcela da sola ad uscire dalla crisi del debito, perchè i massicci acquisti da parte della Bce di Btp sono interventi straordinari per una situazione straordinaria. Non possono diventare una regola, Germania e Francia non lo permetterebbero mai. L’esito dell’asta di venerdì preoccupa. Nel 2012 il Tesoro deve rinnovare titoli pubblici per 440 miliardi di euro e tassi così alti vanificano le manovre correttive imponendo nuovi tagli di spesa.

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Domenica 30 Ottobre 2011 – 09:09    Ultimo aggiornamento: 12:20

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=168199&sez=HOME_INITALIA

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