PD E DINTORNI – La televendita di Renzi / Dalla Stazione #Leopolda il treno di Matteo Renzi parte a marcia indietro verso gli anni ‘90 (#occupypd)


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La televendita di Renzi

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Questo Paese dopo le vette raggiunte dalla lettera di Berlusconi, sta per attingere un altro ineguagliabile record: una kermesse politica di tre giorni dalla quale le idee politiche espresse sono facili da elencare: zero. In un momento drammatico, di fronte a scelte ineludibili, con un governo che sta massacrando il lavoro con formule inique e per giunta recessive, i protagonisti, anzi il protagonista Matteo Renzi, sindaco di Firenze, ha l’unica preoccupazione di imporre la propria partecipazione alle primarie per la scelta del candidato premier.

Si certo, si vogliono far scomparire i dinosauri, per far avanzare il nuovo: ma questo nuovo si sostanzia in pratica nell’ anagrafica. E paradossalmente gli unici a dire qualcosa che non fosse di una sconcertante e vacua banalità politichese, sono stati i vecchissimi Vassallo e Chiamparino.

Magari ci si sarebbe aspettati di sapere dall’uomo nuovo qualcosa sulla libertà di licenziamento che secondo la Cgia porterà la disoccupazione di 700 mila lavoratori, su chi deve fare i sacrifici, sui metodi per circoscrivere l’evasione fiscale, sulle idee per una più equa distribuzione del reddito. Cioè qualcosa di politico. Invece il “big bang” della Leopolda è stato una scialba e autoreferenziale  candidatura che ha trovato qualche impaccio solo all’evocazione di Bini Smaghi, l’amico personale della famiglia Renzi.

Certo, una kermesse organizzata bene, ben pubblicizzata e televisionata come si conviene al vero regista che non è  il primo cittadino di Firenze, ma un altro amico dei tanti che Renzi ha nell’entourage del Cavaliere: Giorgio Gori, ex manager Mediaset, marito della conduttrice del Tg5 Cristina Parodi e produttore dell’Isola dei Famosi. Lui si che sa come valorizzare il niente.

Ma non è un caso questa presenza così radicata in Mediaset: l’operazione mediatica è identica a quelle fatte molte volte da Berlusconi che si sempre presentato come estraneo al teatrino della politica e come outsider pur essendo la rappresentazione vivente dell’intreccio tra affari e politica. Così Renzi  e il gruppo che sta tentando di mettere assieme finge di essere estraneo alla nomenklatura politica, quando invece è pienamente invischiato in quelle logiche a e si presenta come il nuovo. Una sorta di replica del fallimentare partito dei sindaci, ma che paradossalmente è del tutto estraneo alle vere novità rappresentate da Pisapia e De Magistris.

Se qualcuno chiedesse a Renzi cosa metterebbe nel programma se divenisse candidato premier non potrebbe che estrarre la carta di identità e dire che è di un’altra generazione. Vabbé e poi? Poi le sue idee, che certo non sono folgoranti come le ambizioni, se le terrebbe per sé, dal momento che sono quasi tutte allineate con quelle del Cavaliere e di Sacconi: a parte le quattro segretarie assunte nonostante non avessero i titoli, a parte le vicende giudiziarie del giovanissimo Renzi che voleva a tutti costi lasciar  totalmente precario il personale di cui serviva, sintomo non bene augurante, a parte i vigorosi contatti tra la sua azienda e l’economia berlusconiana, ciò che esce dalla bocca di Renzi, quando non si contiene è la fotocopia del governo. E nemmeno una buona fotocopia perché l’uomo ci mette di suo.

Nucleare  A marzo il sindaco dichiarava   «Dobbiamo parlare del nucleare in modo serio  e poi bisogna capire che tipo di nucleare vogliamo fare. Non pieghiamo tutto alle esigenze di politica interna nostrana. Il terremoto non ha creato il problema alle centrali nucleari, perchè c’è un meccanismo che ha bloccato il funzionamento prima. L’elemento di dramma è stato lo tsunami». E per metterci un asso di bastoni aggiungeva « il decreto sulle rinnovabili è un errore clamoroso da parte del governo» .

Acqua pubblica  «Andrò a votare per il referendum e voterò tre sì», ma «ho invece un dubbio per uno dei quesiti sull’acqua, il secondo, quello sulla remunerabilità dell’investimento sul quale non ho ancora deciso e ragionevolmente potrebbe essere un no».

Fiat « Io sono dalla parte di Marchionne. Dalla parte di chi sta investendo nelle aziende quando le aziende chiudono. Dalla parte di chi prova a mettere quattrini per agganciare anche Mirafiori alla locomotiva America».

Dipendenti Comunali e sindacati  «Chiamarli Fantozzi sarebbe far loro un complimento:  timbrano alle 14 e già un quarto d’ora prima sono in coda col cappotto, pronti ad uscire». “Non si possono licenziare”, chiede Il giornalista e Renzi afferma: «Eh no, ci sono le tutele. Ecco: vuole sapere qual e’ l’organizzazione piu’ lontana dalla mia generazione? I sindacati»

Costituzione  «La Costituzione va cambiata; andrebbe attualizzata sin dai principi fondamentali. In un libro di tre anni fa Tra De Gasperi e gli U2 ho sottolineato l’esigenza di attualizzare i contenuti della Suprema Carta rispetto a un mondo in rapido cambiamento. Ho parlato della necessità di tutelare in modo più incisivo i nuovi lavori, l’eguaglianza sostanziale, il rapporto con l’Unione Europea, le nuove sfide dell’ambiente, il pluralismo religioso e via dicendo. Ne ero convinto allora, ne sono convinto oggi».

Da queste dichiarazioni ne esce fuori il vero Renzi che in realtà vorrebbe farci credere che la sua generazione è un po’ ignorante e superficiale. Sa poco sul nucleare, meno ancora sull’America vissuta mito come due generazioni precedenti, non ha capito molto dei cambiamenti in corso nel mondo,  da buon padroncino odia i sindacati e non conosce molto bene la Costituzione, anzi le Costituzioni, tanto da non aver ben chiaro cosa siano diritti fondamentali. E tutto poi espresso nel politichese più muffoso. Magari sugli U2 ne sa di più, la speranza è l’ultima a morire.

Fossi fra i trenta e i quaranta lo querelerei per diffamazione dando  l’idea che la mia generazione sia di merda. Ma il suo nuovismo d’accatto ha buon gioco in un ambiente politicamente paludoso, dove non è che altrove sfavillino chissà quali idee. Dove si aggirano i brontosauri con la loro prole, i brontosaurini.

Ah, dimenticavo il Big Bang non c’entra nulla con l’estinzione dei dinosauri, casomai ci fosse stato un altro qui pro quo alla Leopolda. Magari l’hanno preso da Giovanotti che è il teorico di riferimento. Però non si mai , meglio evitare, c’è già Renzi che è un bel qui pro quo.

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30 ottobre 2011

fonte:  http://www.tzetze.it/tzetze_news.php?url=http%3A%2F%2Filsimplicissimus2.wordpress.com%2F2011%2F10%2F30%2Fla-televendita-di-renzi%2F

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Dalla Stazione #Leopolda il treno di Matteo Renzi parte a marcia indietro verso gli anni ‘90 (#occupypd)

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di Gennaro Carotenuto, sabato 29 ottobre 2011, 11:38

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https://i1.wp.com/www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/10/Renzi_thumb.jpg

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Dicono che sia bravo e simpatico Matteo Renzi, e buchi il video con la parlata fiorentina, la faccia da ragazzo e la mela della Apple come status symbol ostentato, estenuante fino a divenire pacchiano. Da San Giovanni a Santo Steve Jobs come se davvero, come nella pubblicità, anche per l’Italia di oggi bastasse un’App per ogni cosa.

Ho ascoltato con l’attenzione che merita la riunione messa insieme da uno dei possibili candidati del centrosinistra per le primarie alla Stazione Leopolda di Firenze. Ho ascoltato una quantità di idee e ideine di buon senso comune, che potevano far parte di qualunque programma politico, da Larussa a Grillo ma avrei stretto la mano a Renzi quando ha scandito: “chi nasce in Italia è italiano”.

Alla fine, e cerco di spiegare perché, ne ho ricavato tre sensazioni guida. La prima è che gli intervenuti cancellino a pié pari l’ultimo decennio e tornino agli anni novanta, a Bill Clinton, alla New economy (l’oblio per Barack Obama è assordante) per poter cancellare (seconda sensazione) tutti i fallimenti certificati del modello economico, a partire dalla crisi, e poter riproporre lo stesso pensiero unico come se il muro di Berlino fosse caduto ieri e non ventidue anni fa. La terza è la triste impressione del fashion per il fashion e di un marketing politico che dall’essere mezzo diviene il fine stesso della politica.

Va di moda il cervello in fuga e mettiamoci il cervello in fuga e non importa se calunniamo anche il giusto con il peccatore e chi l’Università la manda avanti tutti i giorni senza un Euro e ci è entrato senza raccomandazioni né essendo figlio di barone. È vecchia come il mondo l’arte di scegliere il nemico e bastonarlo per compiacere i propri. Vanno di moda le “startup” (nuove imprese) e non parliamo d’altro. Sono importanti, ma il mercato del lavoro è un po’ più complesso. Va di moda la banda larga (per carità, che ideona!) e qualcuno tra gli oratori sembra ancora credere che domani sarà tutto telelavoro. Forse perciò nessuno ha nominato i treni per i pendolari, il tessile di Prato, i mobili di Matera, la ceramica di Sassuolo, le scarpe di Montegranaro (do you know Della Valle, Renzi?), i cassintegrati cinquantenni. Che noia i cassintegrati cinquantenni, vero? Meglio nasconderli sotto il MacBook.

A volte la gioventù (insomma, 36 anni, mica 16…) fa perfino brutti scherzi. Ma è possibile riproporre “as is” le “tre ï”, Internet, Inglese, Impresa, senza neanche spiegare che sì, era il programma di Berlusconi del 2001, ma noi lo faremo (chissà perché), meglio? Si può parlare di meritocrazia con gli stessi foglietti dei ghost writer di Mariastella Gelmini? Ci si può spacciare per nuovi, per rottamatori, col programma di D’Alema del secolo scorso: “pensiero unico”, mercato, flessibilità, profitto, spolverandolo appena con un po’ di fotovoltaico e un  po’ di banda larga? Cosa vende ‘l Renzi, se non l’adesione piena al modello economico che ci ha portato al disastro, con Marchionne “senza sé e senza ma”, e con la lettera della BCE come programma politico –dichiarato- da applicare pedissequamente come se Trichet fosse Mosé?

Spero di sbagliare ma mi pare che nessuno abbia parlato di “beni comuni”. Come nessuno ha fatto riferimento agli “indignati” che dal Cairo a Madrid a Santiago fino a Wall Street (dove di banda larga ne hanno a pacchi e le startup nascono come funghi) stanno palesando quanto il modello economico dal quale Renzi non si differenzia mai non sia affatto –neanche negli Stati Uniti dove i neolaureati sono sepolti dai debiti- pensato per favorire i gggiovani e il merito, ma solo i ricchi e i ben nati. Non perché tu debba andare ad occupare Wall Strett, ma neanche puoi far finta che nulla sia successo nell’ultimo decennio, che la crisi non sia sistemica e che basta fare come in America per far rifiorire l’Italia… Sta roba, Matteo, andava bene al tempo di Clinton e della bolla della new economy, non dopo il 2008 e mi sa che quello vecchio qui sei tu.

Se è un’altra parrocchia lo si dichiari, senza infiocchettare il nulla, come ha fatto lo scrittore Alessandro Baricco. Ai più avvertiti quelle parole di Baricco avranno ricordato lo squallido esercizio retorico di Giampaolo Pansa, “e se lo dico io che sono di sinistra che i partigiani erano brutti e cattivi…”, “e se lo dico io che sono di sinistra –ha detto- che siamo  più conservatori dei conservatori…”. Non fatevi ingannare dal packaging. Quella frase non vuol dire nulla. Semplicemente suona bene: un mantra buono per Cicchitto come per Baricco, per Gelmini come per Renzi: “la sinistra è conservatrice e va buttata come acqua sporca insieme al bambino”. Alla Leopolda s’è ripetuto fino alla noia. Poi Renzi sfotte Pierluigi Bersani su Martin Aubry (la segretaria del PSF sconfitta alle primarie) e si sente François Hollande (il burocrate di partito che l’ha battuta) ma neanche sa chi è Arnaud Montebourg (il vero outsider, con un programma critico verso il neoliberismo). Candidati Renzi. Io ti voto contro.

#occupypd

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

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fonte:  http://www.gennarocarotenuto.it/16885-dalla-stazione-leopolda-il-treno-di-matteo-renzi-parte-per-nessun-luogo-occupypd/

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COSA E’ LA CRISI? LEGGETE QUESTO SAGGIO
(clicca sull’immagine per scaricare il Pdf)

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