Archivio | marzo 16, 2012

Il denaro è un crimine, intervista a Tiziano Sclavi. Di Irene Palladini


Jacket – Bamboos for Orudorugami11 BP

Irene Palladini
Il denaro è un crimine
Intervista a Tiziano Sclavi*

 “La logica spietata del profitto o chissà cosa ci fa figli dell’Impero Culturale Occidentale” (Baustelle, “E così sia”)

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In Tre, allucinata narrazione iper-realistica, si racconta di un“delitto di paese” commesso per sole due monete nascoste nella zuccheriera e del folle piano omicida di Cleopatra, avida e lussuriosa. Le ossessioni scatenano la perversione del delitto, ma sempre “a brillare è il fermaglio con i soldi” (Nero). Denaro e delitto nella tua narrativa.

Mi è capitato a volte di usare l’uno e l’altro in modo tradizionale: il delitto come argomento di una storia e il denaro come motivazione. Ma ho sempre rimpianto di non essere un bravo giallista. Considero il giallo (o il thriller, come si dice oggi) l’unico vero romanzo, la sublimazione archetipica di crimine e movente. O almeno, è quello che mi piace leggere.

Zardo (Nero) vive la colpa e la vergogna di essere ricco sino a dubitare della sua vera origine e identità. Anche Mauro, Tom e Cohan (Non è successo niente) percepiscono la loro condizione confusamente, come un sordo rimorso, come fastidio ingombrante, a tratti immeritato. L’oscuro senso di colpa di essere ricchi nei tuoi personaggi.

Prima di tutto bisogna intendersi sulla parola “ricchi”. I veri ricchi sono, per definizione, quelli che sfruttano gli altri. Alcuni miei personaggi hanno raggiunto un certo benessere sfruttando solo il proprio ingegno, e il loro senso di colpa (che certo i ricchi veri non hanno) è tipicamente di sinistra. Non è comunque giusto avere qualcosa se un altro non ha niente.

Cora (Apocalisse) e Cohan (Non è successo niente) si mettono a comprare di tutto, anche zampironi dove non esistono zanzare. Della “febbre compratoria” (Non è successo niente), davvero compulsiva, e delle sue implicazioni sociologiche e psicologiche.

All’epoca in cui ho scritto “Non è successo niente” lo shopping compulsivo era praticamente sconosciuto, mentre oggi è riconosciuto come una malattia, al pari dell’alcolismo. Ma mentre l’alcolismo è un male vecchio come l’uomo, lo shopping compulsivo è figlio dei nostri tempi, se si vuole del consumismo. In ogni caso la molla che scatena la compulsione è sempre quella: vedere o illudersi di vedere il mondo migliore di quello che è, per poi alla fine scoprire che può essere anche peggio.

In Le etichette delle camicie Tommaso Carta sente tutta la noia e l’inutilità del suo lavoro. E’ come se il denaro uccidesse la passione, la festa del lavoro, il suo slancio generoso. La dialettica lavoro/ denaro nei tuoi personaggi.

Una delle prime cose che ho imparato cominciando a fare il mestiere dello scrittore è stata che il denaro è importante, è (purtroppo) l’unico modo che ha la società di riconoscere il valore o meno di quello che scrivi. Potrei perfino dire, come Chaplin, che ho fatto tutto quello che ho fatto solo per i soldi, con buona pace di quelli che invece accampano motivazioni “artistiche”. Ma è anche vero che i soldi a volte uccidono la creatività. Tanti anni fa, non so più chi aveva messo forti somme di denaro a disposizione dei geni in nuce, perché si sentissero liberi di creare senza necessità. Ed era apparsa sui giornali una vignetta in cui un ragazzo dallo sguardo smarrito diceva: “Da che mi pagano per fare il genio non mi vengono più idee”.

Al manicomio di Varese (Non è successo niente) un pazzo strilla perché vuole cento lire per un caffè. Parrebbe questa follia… Ma forse la vera follia è che sette elettroshock costino 24 milioni, come scrivi in Non è successo niente. Denaro e follia… Ovvero della follia del denaro.

Follia di quasi tutto, a dire la verità. Il romanzo è anche una specie di sfogo, di invettiva contro tutte le follie.

In Apocalisse, “narrazione incantata e allucinata” come recita il retro di copertina, colpisce il pianto isterico di Milena. Nello sfacelo assoluto la donna grida la sua disperazione per un Dior pieno di merda.
Mi tornano alla mente le parole conclusive, inappellabili come una condanna assoluta, di Nessuno scrive al colonnello di Màrquez. Ma tutto è davvero cambiato in questa Buffalora “anti-Macondo”.
Del denaro e dello sconcerto metafisico in “Apocalisse”: l’ira di Dio per la lira degli uomini.

L’ira del mondo, senza tirare in ballo un inesistente dio. Il titolo che avevo dato in origine al romanzo era Il nemico, senza ovviamente specificare se il nemico fosse la natura nei confronti dell’uomo o viceversa. In ogni caso, credo che nessuno dei due sia consapevole, l’una e l’altro ciechi e vani in un maelstrom senza speranza.

In Non è successo niente, esilarante e beffarda commedia umana, scrivi che siamo, noi tutti, “poveri ricchi per caso, e con la scadenza”, “poveri in licenza premio”. Mi pare questa davvero una nuova visione dell’ “homo oeconomicus”. Appunti e dis-appunti su i poveri in licenza premio, sempre miseri e molto desolati (“desoli”, nel lessico del romanzo).

Un filo conduttore del romanzo è il furto. I protagonisti “rubano” alla vita un po’ di soldi (per i quali come dicevamo prima si sentono in colpa) ma hanno appunto una scadenza, perché c’è chi li ruberà a loro. E non per arricchirsi a sua volta, ma per sperperarli. Così alla fine nessuno ha più niente e si ricomincia da capo. Un livellamento che forse non sarebbe male neanche nella vita reale.

Sam, in Mostri, “commedia umana allucinata e tragica” (sempre secondo il retro di copertina), dice fra sé: “A volte penso di essere quasi fortunato a non avere le braccia per prendere, e a non averle per lasciare”. Cosa contrapporre alla distorta ansia di accumulo? La disperata (eppur gioiosa) illusione di un freak?

I protagonisti di Mostri non sono solo handicappati, sono anche poveri. La loro vita non ha niente di gioioso. E non ha un senso, come quella di tutti noi. Se mai si può parlare di consolazioni: ironia, solidarietà, amore. Ben poco, in confronto a questo abisso di dolore. E c’è chi si accontenta di ancora meno, come accumulare soldi e potere.

Il denaro mi pare una componente importante della tua narrativa, eppure la sua “logica” è del tutto assente dall’onirico Il tornado di valle Scuropasso. Immobile nella sua ossessionante solitudine, il protagonista non maneggia soldi, neanche li tocca, neppure nell’estraneità del quotidiano. Perché?

Ho tentato di raccontare una follia pura, non “contaminata” da niente o quasi di umano, tanto è vero che ho usato gli Ufo e gli alieni per indicare una totale scollatura dal mondo reale. Per questo ho “liberato” il protagonista dai problemi economici che sarebbero stati presenti invece in una storia più realistica. Comunque la depressione è democratica, non bada a quanti soldi uno ha o non ha. Quando colpisce, tutto perde di significato, compreso il denaro.

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*Tiziano Sclavi è nato a Broni (Pavia) nel 1953. Ideatore di Dylan Dog, pubblica la raccolta di racconti I misteri di Mystère (Bietti 1973, Mondadori 1992), Film (Il Formichiere 1974, Premio Scanno), Guerre terrestri (Rusconi 1978), Mostri (Camunia 1985), Nero (Camunia 1991), Dellamorte Dellamore (Camunia 1991), Sogni di sangue (Camunia 1992), Apocalisse (Camunia 1993), Le etichette delle camicie ( Giunti 1996), Non è successo niente (Mondadori 1998), Il tornado di Valle Scuropasso (Mondadori 2006).Vive e lavora in provincia di Varese.

Si veda anche L’altro sono io ,intervista di Andrea Neri a Tiziano Sclavi  pubblicato su «Griseldaonline»,
numero 2, 2003.

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fonte

George Clooney arrestato dopo la protesta dell’attore contro il presidente del Sudan / VIDEO: George Clooney Arrested Outside Sudanese Embassy

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George Clooney arrestato dopo la protesta dell’attore contro il presidente del Sudan

Il sit-in organizzato per contestare la “campagna di morte” in corso nel Paese africano: “Se entro tre quattro mesi non saranno presi provvedimenti, assisteremo a un vero disastro umanitario”. Tra i manifestanti anche il padre Nick , Ben Jealous (Naacp),  il democratico Jim Moran e il repubblicano Frank Wolf

Caricato da in data 16/mar/2012

more at cnn.com

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WASHINGTON – Aveva detto che sarebbe stato uno dei promotori della protesta prevista per oggi a Washington davanti l’ambasciata del Sudan. E così ha fatto, ma è stato arrestato 1 per atto di disobbedienza civile davanti la sede diplomatica. Al di là di ogni recita, George Clooney ha protestato contro il presidente Omar al-Bashir che, secondo i manifestanti, impedirebbe di far arrivare cibo e medicinali alle Nuba Mountains, nel kordofan del Sud, portando avanti una campagna di morte che “avrà conseguenze umanitarie disastrose”.

Clooney e gli altri attivisti esponevano il cartello “Sudan: Stop Weapons of Mass Starvation” quando l’attore, sorridente, è stato ammanettato dagli agenti, che avevano appena arrestato altri due uomini ed è stato fatto salire su un mezzo dello U.S. Secret Service. I fermi sono scattati dopo il terzo avvertimento a non superare la linea della polizia fuori dall’ambasciata. Il gesto di disobbedienza civile, che consisteva nel sostare per la protesta sul terreno dell’ambasciata, è costato il fermo anche al padre dell’attore, il 78enne Nick Clooney. “Essere arrestati è sempre umiliante, non importa cosa tu abbia fatto, ma sono contento di essere qui insieme con mio padre”, ha detto l’attore secondo quanto riporta il Twitter di Ann Curry della Nbc.

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L’arresto era previsto, anzi, auspicabile perché per Clooney l’importante era “attirare l’attenzione e portare Barack Obama a attivarsi personalmente sulla situazione del Sudan. Il Congresso deve sapere, il presidente deve sapere. Se entro tre quattro mesi non saranno presi provvedimenti, assisteremo a un vero disastro umanitario”, ha detto il premio Oscar. Mercoledì l’attore aveva parlato di fronte al Congresso di una “campagna di morte” in corso nel Paese africano. Clooney aveva ottenuto da Obama la promessa a fare pressioni sul presidente cinese Hu Jintao, sostenitore del sudanese Omar el Bashir. I due leader si vedranno il 26 e il 27 marzo a Seul in Corea del Sud.

L’attore non era il solo volto noto oggi di fronte l’amabasciata nella capitale Usa. Oltre al padre Nick, con lui c’erano il presidente del Naacp, Ben Jealous, Martin Luther King III e alcuni membri del Congresso tra i quali il democratico Jim Moran e il repubblicano Frank Wolf, entrambi di ritorno dal Sudan dove avevano incontrato e ascoltato diversi rifugiati. Sono stati loro a metterli al corrente della situazione preoccupante di un Paese dove, il presidente al-Bashir starebbe avallando una campagna di pulizia etnica, giustificando omicidi di massa e violenze. Anche Clooney, è tornato da poco dalla Sud Kordofan, una delle regioni contese tra Sudan e Sud Sudan, dove sono in corso da mesi violenti combattimenti tra le truppe di Khartoum e le forze di Juba.

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Età, contributi, scadenze: web-guida alle nuove pensioni, con il Dizionario della riforma

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Età, contributi, scadenze: web-guida alle nuove pensioni, con il Dizionario della riforma

Lunedì prossimo, 19 marzo, Il Sole 24 Ore – in collaborazione con Inps – dedicherà un’intera giornata per illustrare la riforma e gli esperti risponderanno alle domande dei lettori e dei navigatori

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Più tardi e con assegni più bassi, è davvero tutta qui la riforma delle pensioni? Non proprio. Il nuovo sistema disegnato nel secondo semestre del 2011 e poi corretto da altri interventi successivi segna invece un cambiamento radicale nella previdenza italiana. Con la scomparsa della pensione di anzianità, l’estensione del metodo contributivo nel calcolo dell’assegno, l’equiparazione accelerata nei tempi di ritiro per uomini e donne.

E ancora: le deroghe e le eccezioni per chi si è trovato eccessivamente penalizzato dalle nuove regole, i cambiamenti per totalizzazioni e ricongiunzioni, l’aggancio automatico alla speranza di vita con le relative conseguenze per i tempi di pensionamento.

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Lunedì prossimo, 19 marzo, Il Sole 24 Ore – in collaborazione con Inps – dedicherà un’intera giornata per illustrare la riforma e gli esperti risponderanno alle domande dei lettori e dei navigatori. Sul nostro sito trovate tutti i dettagli della giornata e le modalità per partecipare e inviare quesiti. Intanto, per chiarirsi le idee, vi proponiamo questa web-Guida alle pensioni che riordina e integra quanto pubblicato in questi ultimi giorni dal Sole 24 Ore, con un glossario per capire i termini chiave della previdenza.

La web-Guida:

Previdenza, tutte le novità e le risposte

Grafico: riordino in quattro mosse

Così il calcolo dell’assegno

Grafico: il dedalo previdenziale

Grafico: il calendario delle uscite per i dipendenti privati – Uomini

Grafico: il calendario delle uscite per i dipendenti privati – Donne

Anzianità, età, assegni: con quattro circolari l’Inps spiega le nuove pensioni. Leggi tutti i documenti

Assegno anticipato anche con la Cig

Grafico: le regole

Fornero: per gli esodi soluzione in tempi brevi

Uscita obbligata per gli statali con requisiti nel 2011

Grafico: il calendario delle uscite per i dipendenti pubblici – Uomini

Grafico: il calendario delle uscite per i dipendenti pubblici – Donne

Da sergente a generale in pensione tre anni dopo

Scuola, domande entro il 30 marzo

Lavoratori ex Enpals senza le finestre

Il dizionario

MOSCA – In manette le Pussy Riot, band punk anti Putin / VIDEI

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In manette le Pussy Riot, band punk anti Putin

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Venerdì 16 Marzo 2012 – 13:54

MOSCA – Adesso è chiaro a tutti: il punk a Putin non piace. Non che ci sia molto da ridere se in un paese che vuole definirsi civile si adottano ancora metodi da Kgb. Quelli utilizzati dalla polizia Russa per la repressione, dei decisi contorni antidemocratici, contro le Pussy Riot, rock band salita agli altari della cronaca per aver intonato, lo scorso 21 febbraio, una preghiera punk all’interno della Cattedrale di Mosca: “Dio ci salvi da Putin”. La polizia russa ha arrestato una terza cantante del gruppo.

Irina Loktyeva era stata convocata come testimone e durante l’interrogatorio le è stato comunicato il fermo come persona sospetta di atti vandalici, ha reso noto il suo avvocato, Nikolai Polozov alle agenzie russe. Alla vigilia delle elezioni presidenziali erano state arrestate Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alyokhina, a cui è stata negata la libertà su cauzione: rimarranno in carcere, dove hanno iniziato uno sciopero della fame, almeno fino al 24 aprile. Le Pussy Riot hanno iniziato a esibirsi in luoghi simbolici del potere che contestano, vestite in abiti corti e passamontagna colorate. Sono diventate celebri con un video pubblicato su Youtube di una loro esibizione, anche questa di pochi minuti prima dell’intervento delle forze dell’ordine, sulla Piazza rossa in cui hanno cantato «Putin ha paura». Fanno parte del collettivo dieci-venti ragazze.

«Non volevamo insultare i credenti, abbiamo protestato contro il Patriarca che ha invitato i cristiani a non andare alle manifestazioni negando loro il diritto di partecipare alla vita politica», ha spiegato una delle componenti della band in una intervista al quotidiano Moscow news. Fra le 5.700 persone che hanno sottoscritto la petizione in cui si chiede al Patriarca di sostenere la scarcerazione delle donne, vi sono 23 preti ortodossi e 1.955 persone che si professano credenti.

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fonte articolo

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Pussy Riot Punk Prayer Anti Putin FREE

Caricato da in data 09/mar/2012

Stories and News: http://betweentwosouths.blogspot.com
Storie e Notizie: http://alessandroghebreigziabiher.blogspot.com

Picchetti a favore della liberazione delle Pussy Riot

Caricato da in data 14/mar/2012

Mosca 8,3,2012
Una serie di picchetti di fronte alla polizia di Mosca in difesa della punk-femminista, che sono stati arrestati per un concerto AntiPutin nella Cattedrale di Cristo Salvatore
FonteVideo SvobodaRadio youtube

PUSSY RIOT – Aggressione ai picchetti

Caricato da in data 14/mar/2012

Mosca, 14 marzo 2012
Una serie di picchetti di fronte alla polizia di Mosca in difesa delle punk-femminista, che sono state arrestate per un concerto AntiPutin nella Cattedrale di Cristo Salvatore.
I sostenitori della comunità ortodossa hanno tentato di interrompere i picchetti a sostegno delle pussyriot .
FonteVideo:
SvobodaRadio youtube

ROMA – Helena, 17 anni, rumena: venduta dai genitori, con tanto di atto notarile

Helena, 17 anni: venduta dai genitori
Croci per firma sull’atto del notaio/Video

Dormiva in una casupola diroccata sul greto del Tevere
A scoprire l’orribile storia la polizia municipale

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di Maria Lombardi
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ROMA – La ragazza romena è stata venduta dai genitori che era ancora sedicenne, davanti a un notaio. In fondo al foglio le impronte delle dita e due croci. Sono le firme dell’atto che sancisce una cessione incredibile.

L’atto dice più o meno questo: i sottoscritti cedono la figlia al signor tal dei tali che d’ora in avanti ne è responsabile, così come prevede l’accordo stipulato in precedenza. Quando gli agenti della polizia di Roma Capitale, l’altra notte, hanno chiesto al cittadino romeno come mai dormisse nella casupola diroccata sul greto del Tevere in compagnia di una minorenne, lui ha tirato fuori dalla tasca il foglio stropicciato e l’ha aperto. «I genitori lo sanno, me l’hanno affidata. E’ la mia fidanzata, ci sposeremo». E lei annuiva timida, afferrando più o meno il senso.

Helena è bella, alta, i capelli neri sciolti sulle spalle. Vive con l’uomo che l’ha comprata, un romeno di 34 anni, sul fiume, tra topi ed erbacce, l’unica luce è quella che arriva dalla strada. Un materasso a due piazze poggiato su una rete, un fornellino da campo e una brace accesa per vincere il freddo: non c’è altro nella piccola struttura di cemento abbandonata, all’altezza di Capoprati, nell’area che un tempo ospitava la Capitaneria di porto. Il sogno italiano di Helena al momento è tutto qui, ai margini di margini, a condividere fango e buio con altri invisibili, quelli che dormono con le tute e i cappelli qualche metro al di sotto della strada, dietro pareti di cartone, di tela o di legno e respirano l’aria umida del Tevere. L’uomo che ha pagato per averla, come si fa con una casa, è un poco di buono e forse lei ancora non lo sa. E’ stato coinvolto in storie di sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù di ragazze accompagnate sui marciapiedi.

La porta di ferro della baracca sul fiume è accostata. Gli agenti della polizia municipale la aprono per controllare chi ci abita. Dalle due di notte sono lungo gli argini del Tevere per un’operazione di controllo, coordinata da Marco Milano, istruttore del nucleo di polizia giudiziaria, uno dei tanti interventi contro il degrado, gli accampamenti abusivi e la prostituzione. Si muovono da Ponte della Musica fino a piazza della Libertà. Dietro la porticina ci sono la ragazza romena e il suo padrone. Gli agenti chiedono i documenti, Helena prima di uscire indossa un paio di jeans e una giacca a vento. Ha 17 anni, come risulta dal passaporto, non capisce l’italiano. «E’ una minorenne», contestano gli uomini in divisa al romeno. Lui non si scompone ed esibisce l’atto notarile. «L’hanno firmato i genitori», e mostra i segni lasciati sulla carta dai polpastrelli e le due croci. «Mi è stata affidata, la sua famiglia sa che è con me».

Le torce illuminano il documento, è scritto in romeno e risale a poco meno di un anno fa, al maggio 2011. Ci vuole l’aiuto di un traduttore per capire che si tratta di un atto notarile redatto in Romania. Riporta nome, cognome e numero di documento dei firmatari, certifica che la famiglia cede la ragazza, al tempo sedicenne, all’uomo di 34 anni «come prevede il precedente accordo». Il sospetto è che l’accordo a cui si accenna nel foglio sia una cessione di denaro: il romeno avrebbe pagato per portare la ragazza in Italia e per averla in affidamento.

Una carta, seppure sottoscritta davanti a un notaio, che in Italia non ha alcun valore e nemmeno in Romania. Gli agenti lo fanno notare all’uomo che non fa una piega, «ma la ragazza è anche malata di cuore», cerca di giustificarsi. I controlli dovranno adesso accertare se l’atto è stato effettivamente firmato dai genitori della ragazza davanti a un notaio e se l’altro accordo richiamato prevedeva un pagamento. E c’è inoltre da verificare se la firma del documento non possa costituire di per sé un reato dal momento che la cessione di una persona potrebbe configurarsi come tratta. L’ipotesi è che, sebbene privo di valore, l’uomo lo voglia usare per intimidire i genitori della ragazza e ricattare lei nel caso in cui tentasse di scappare.

Non ci sono prove che il romeno abbia fatto prostituire la minorenne. Dal momento che in passato è stato coinvolto in storie simili, il timore della polizia municipale è che l’intenzione dell’uomo fosse comunque quella. «E’ la mia fidanzata, voglio sposarla. Lei è d’accordo», ripete lui senza essere creduto. Il caso di Helena è stato segnalato ai servizi sociali, la ragazza verrà controllata e anche pedinata per proteggerla ed evitare che finisca sul marciapiede.

Intorno alla casupola dove vive la diciassettenne, ci sono due tende: una è occupata dalla madre del romeno e l’altra da due connazionali. Gli agenti visitano anche quelle. Le luci delle torce illuminano, fino all’alba, le tracce di altre vite nascoste lungo il fiume. Baracche con materassi ammassati l’uno all’altro, vestiti e stracci per terra, fornelletti da campo. E poi resti di strutture demaniali, legni a far da pareti o da porte. I fantasmi del Tevere si muovono a tentoni, nel buio più totale appena attutito da piccole lampade elettriche, camminano tra i rovi e i topi. Durante l’operazione di giovedì notte gli agenti hanno identificato e allontanato dodici senzatetto accampati sulle sponde. E’ l’altra Roma, quella che non si vede.

Giovedì 15 Marzo 2012 – 23:17    Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Marzo – 14:22
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