Archivio | marzo 24, 2012

17 Ragazze, il miglior cinema francese: giovane, ribelle e vitale


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17 Ragazze, il miglior cinema francese: giovane, ribelle e vitale

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di Marianna Cappi

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In un piccolo centro della Bretagna, la liceale Camille Fourier, rimasta incinta, diventa in breve per le amiche di scuola un esempio e un modello. Intenzionate a fare a meno di chiunque, sia dei partner che dei genitori, diciassette ragazze dello stesso liceo decidono di avere un figlio e di crescerlo aiutandosi fra loro, possibilmente in modo assai differente da come sono state cresciute a loro volta. La gravidanza delle diciassette minorenni procede dunque contemporaneamente, lasciando interdetti la comunità e le autorità scolastiche, che non trovano ragioni né spiegazioni.

Le sorelle Delphine and Muriel Coulin portano in scena un fatto vero, accaduto nel 2008 nel Massachusetts, trasportandolo da questa parte dell’Atlantico, in un luogo dove il vento è ribelle e le spiagge sono sterminate, mentre le prospettive sociali lo sono molto meno. Cinematograficamente parlando, è un luogo dall’ “eau froide”, dove bellezza e freschezza rimano con un sano idealismo e con un’idea rock e comunitaria della vita, ma anche dove le precedenti incursioni nel documentario delle autrici si fanno riconoscere piacevolmente.

Qual è, dunque, l’elemento che sconvolge di più di questa vicenda, che ci spinge a strabuzzare gli occhi già sulla carta e che il film ha il merito di esplorare senza quasi divagare da quel centro? Semplice. Che in un’epoca in cui per una donna trovare “in coscienza” le condizioni ideali per avere un figlio è un’impresa sempre più titanica, che sposta l’età media della maternità sempre più avanti, non una ma diciassette ragazzine minorenni abbiano avuto sufficiente “incoscienza” per farlo.

Su questo miracolo (quale quello di una migrazione sconsiderata delle coccinelle verso la spiaggia, dove quasi sicuramente sono destinate a incontrare la morte) il film lavora e insiste, mostrando le protagoniste sempre con la sigaretta accesa o la bottiglia di alcolico alla bocca, mostrandole in perenne corsa, salto, sbattimento di quei loro corpi sui quali rivendicano possesso e consapevolezza. Eppure, pur esibendo appunto per tutto il tempo la mancanza di una reale consapevolezza, fino al punto di rendere la visione ansiogena e quasi disturbante, alla fine 17 filles ci conduce incredibilmente ad ammirare queste ragazze anziché commiserarle. Come eroine che hanno compiuto l’impresa. Poi il finale si premurerà di gettare una luce sul brusco risveglio dal sogno collettivo e sottolineerà volentieri la natura unica ed eccezionale della vicenda, ma la bellezza del film è proprio quella di contenere una storia più forte di ogni giudizio e una vitalità (tante vite in crescita) letteralmente incontenibile. « On peut rien contre une fille qui rêve », dice il film alla fine. E ha ragione.

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STANOTTE PORTATE AVANTI LE LANCETTE! – ‘Ora legale, guerra planetaria’, articolo di Stefano Trincia

STANOTTE, 24 marzo 2012, PORTATE AVANTI LE LANCETTE

Ora legale, guerra planetaria

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di Stefano Trincia

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Genova – Alle mucche russe il cambio di orario stagionale non piace, ripetevano insistenti agronomi ed esperti di allevamento del bestiame. Dati alla mano: meno latte prodotto a causa dello spaesamento indotto dalle variazioni temporali decise dall’uomo. Quindi, bando alle esitazioni, prima avanti e poi indietro. O l’uno o l’altro.

Ma siccome la Grande Madre Russia è un colosso che guarda al futuro piuttosto che al passato; e siccome ha l’ambizione di ridiventare una superpotenza planetaria e di rimettere in riga le nuove tigri – e cioè Cina, India e Brasile – mani sulle lancette dell’orologio nazionale e una volta per tutte addio all’ora solare. Per “ukaze” del Cremlino, firmato dal Presidente Dmitri Medvedev il 27 marzo del 2011, la Russia è diventata il primo Paese del pianeta ad adottare permanentemente l’ora legale. Una sfida clamorosa, di governo e di regime, alle eterne leggi della natura. Un tentativo di imporre la ragion d i Stato al dolce alternarsi di luce e tenebre. Ed insieme di introdurre una brusca sterzata decisionista nel dibattito sulla manipolazione umana del tempo, e nella controversia mondiale sull’ora legale.

Noi stiamo per arrivarci – stanotte dovremo portare avanti le lancette di un’ora -, ancora una volta dal lontano 1966. Gli Usa ci sono già da 15 giorni, nel rispetto dell’intuizione che nel remoto 1784 ne ebbe uno dei padri del nuovo mondo, Benjamin Franklin. Sulla dorsale transatlantica euro-americana il “daylight saving time” è ormai una consuetudine attesa, invocata, con il salto in avanti di 60 minuti che preannuncia l’estate e il sole fino alle nove di sera. Ma nel mondo siamo decisamente in minoranza.

L’ultimo calcolo del National Institute of Stardards and Technology – l’ente Usa che salvaguarda l’ortodossia solare segnando il tempo al millesimo di secondo – indica in 78 i Paesi che adottano l’ora legale contro i 161 che non vi fanno ricorso.

Dell’apporto addizionale di luce gode una porzione relativamente modesta della popolazione mondiale. Terzo e quarto mondo, con qualche eccezione, quasi tutto il continente africano, in Paesi della fascia dell’equatore, buona parte dell’America Latina, Asia e Paesi arabi ne fanno a meno. Rinunciano all’ora legale le due nazioni più popolose del mondo, India e Cina, come anche il Giappone, l’Argentina, la Corea del Sud, l’Afghanistan ed il Pakistan. Anche in Europa c’è chi resiste alla manipolazione dell’orologio: è la minuscola Islanda, gelosamente ferma alle scansioni temporali dettate dalla natura.

La Russia del binomio Medvedev-Putin ha invece scelto di fare il balzo in senso opposto. Con una procedura che a molti osservatori ha ricordato i bei tempi della pianificazione socialista dell’economia e dei prodigiosi piani quinquennali, i santoni del Cremlino hanno affidato ad una commissione scientifica la valutazione della questione ora solare/ora legale. Partendo ovviamente dall’anima più autentica della tradizione russa: la cultura contadina. È così che dopo mesi di indagine è uscita fuori la storia della sofferenza delle mucche: «Abbiamo potuto stabilire che sono molto più sensibili dell’uomo ai cambiamenti degli orari» ha spiegato la dottoressa Tatyana Rybalova, direttrice del centro di ricerca dell’Unione Nazionale dei Produttori di Latte «si innervosiscono e producono di meno». Arkady Tishkov, titolare della ricerca sulle alterazioni indotte nell’uomo dallo spostamento delle lancette in avanti e indietro, ha dal canto suo inviato al Cremlino una lista allarmante di sindromi: disturbo delle fasi del sonno, aggravamento della malattie croniche, maggiore ricorrenza degli incidenti stradali. E ancora «un aumento del 50 per cento degli infarti e dei suicidi quando dall’ora legale si torna in autunno al solare».

Ascoltata la commissione, soppesati pro e contro, Medvedev ha quindi emesso un anno fa la storica direttiva: indietro non si torna più. «La nostra ora d’ora in poi è quella legale», da Mosca a Novosibirsk. Il tutto sostenuto dall’immancabile sondaggio di opinione che dava un 72 per cento della popolazione a favore dell’Ukaze presidenziale.

Ma siccome nel mondo globalizzato ed internettizzato gli orientamenti dell’opinione pubblica non sono più facilmente influenzabili come una volta dagli apparati governativi o di regime, la situazione è rapidamente cambiata. Perché il sito movimentista Stardardtime.com ha lanciato una raccolta di firme planetaria a sostegno della campagna “End daylight saving time”, “basta con l’ora legale, torniamo alla natura”. Ed ha raccolto in poco tempo centinaia di migliaia di adesioni in tutto il mondo, Russia compresa.

Putin, appena rieletto Presidente al posto di Medvedev, ha capito l’antifona: «Non c’è motivo di tenere il punto sulla nostra scelta» ha detto «se l’ora legale permanente non funziona e la gente ha voglia di tornare ai ritmi invernali della natura, non c’è motivo per opporsi». Ed ha aggiunto: «Una contadina siberiana mi ha spiegato che puoi anche alzarti un’ora prima per mungere le mucche, ma il latte scende solo quando lo decidono loro, con la giusta luce dell’alba».

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REGGIO EMILIA – Contro il caro benzina arriva l’asino-taxi per la spesa. Iniziativa Coldiretti


Massimo Montari di Aria Aperta, con una delle due asine messe gratuitamente a disposizione – fonte immagine

Contro il caro benzina arriva l’asino-taxi per la spesa

Iniziativa della Coldiretti a Reggio Emilia. “I somarelli sono un mezzo di spostamento compatibile con l’ambiente e non inquinante, e le loro emissioni sono risolvibili con la paletta”. Arruolati “Giada” e “Gradisca” per fare acquisti in modo sostenibile nel locale mercato dove vengono venduti solo prodotti locali e a km zero

Contro il caro benzina arriva l'asino-taxi per la spesa

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 Dopo i ripetuti record fatti segnare dal prezzo dei carburanti e l’allarme smog nelle città è arrivato il primo “asino T.A.C.S.I.” per caricare le borse della spesa e accompagnare i consumatori che riscontrano maggiori difficoltà negli spostamenti. L’iniziativa è della Coldiretti che a Reggio Emilia in piazza Fontanesi ha arruolato “Giada” e “Gradisca” per fare la spesa in modo sostenibile nel locale mercato “Campagna amica” dove vengono venduti direttamente dai produttori solo prodotti locali e a km zero, e che non devono subire lunghi spostamenti con mezzi che inquinano e consumano energia.

“Nei mercati degli agricoltori – sottolinea la Coldiretti – hanno fatto la spesa 9 milioni di italiani nel 2011 per un valore di 489 milioni di euro in aumento del 53 per cento rispetto allo scorso anno, in netta controtendenza con l’andamento stagnante generale del commercio al dettaglio. Una alternativa ai normali acquisti in un paese come l’Italia dove l’88 per cento delle merci viaggia su strada e si stima che un pasto percorra in media quasi 2mila chilometri prima di giungere sulle tavole con effetti sui prezzi e sull’inquinamento ambientale che – precisa la Coldiretti – viene adesso rafforzata dal contributo degli asini. Si tratta infatti di un ‘mezzo di spostamento’ compatibile con l’ambiente e non inquinante, le cui emissioni sono risolvibili con la paletta. C’è stato un forte aumento nell’ultimo decennio degli asini in Italia dove si contano complessivamente oltre 36mila quadrupedi dalle grandi orecchie, che dopo aver rischiato l’estinzione stanno vivendo un momento di grande riscossa”.

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Sardegna, torio 232 nelle ossa dei pastori morti

 
A Royal Marine from 42 Commando fires a Milan wire-guided missile at an Iraqi position on the al-Faw peninsula, southern Iraq, on March 21, 2003. — Reuters – fonte

Sardegna, torio 232 nelle ossa dei pastori morti

L’elemento radioattivo è presente nelle salme riesumate

Filo spinato circonda il Poligono militare di Quirra, in Sardegna

Filo spinato circonda il Poligono militare di Quirra, in Sardegna

L’analisi fa parte dell’inchiesta per omicidio colposo plurimo legata all’inquinamento ambientale nel poligono interforze del Salto di Quirra, fra le province di Cagliari e Ogliastra. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, i pastori in questione, morti per leucemie o linfomi, avevano fatto pascolare il bestiame nelle aree del poligono

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Cagliari, 24 marzo 2012 – Quantità di torio 232, elemento radioattivo, in quantità superiori alla norma sono state trovate nelle ossa di gran parte delle salme di pastori fatte riesumare nei mesi scorsi dalla procura di Lanusei nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo plurimo legata all’inquinamento ambientale nel poligono interforze del Salto di Quirra, fra le province di Cagliari e Ogliastra.

Su 12 delle 15 salme sottoposte ad analisi per la verifica dei livelli di elementi radioattivi, le analisi affidate all’Arpas e al perito scelto dalla procura, il fisico Evandro Lodi Rizzini, hanno evidenziato torio 232 nelle ossa in misura sensibilmente più alta rispetto alla norma. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, i dodici pastori in questione, morti per leucemie o linfomi, avevano fatto pascolare il proprio bestiame nelle aree del poligono, dove non esistevano recinti ne’ cartelli che segnalassero pericoli di un’eventuale esposizione alla radioattività. E’ emerso, invece, che gli altri tre, quelli nelle cui ossa non state evidenziate anomalie, non portavano il gregge al pascolo in quelle zone.

La presenza di alti livelli di radioattività potrebbe essere collegata alle centinaia di missili Milan (almeno 1.200) lanciati e fatti esplodere durante test militari e attività addestrative nel poligono, dove risulta che siano state anche fatte brillare grandi quantità di armi obsolete provenienti da arsenali sparsi nella penisola.

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