Archivio | aprile 11, 2012

Fermiamo la truffa firmata Abc (Alfano-Bersani-Casini)

Fermiamo la truffa firmata Abc

La riforma elettorale di Alfano, Bersani e Casini è il peggiore dei raggiri. Perché impedisce agli elettori di scegliere sia il proprio rappresentante in Parlamento sia il futuro premier. E serve soltanto a loro tre

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di Michele Ainis

(11 aprile 2012)

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Bersani, Casini, Alfano
Bersani, Casini, Alfano

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L’articolo 515 del codice penale castiga (due anni di galera) chi vende merci contraffatte, spacciando la brutta copia per l’originale. E’ la truffa delle etichette: ti metto in mano una bottiglia di gassosa, dopo averci incollato sopra il cartellino biondo dello champagne. Sempre bollicine, ma di tutt’altro sapore. Attenti: è esattamente quanto ci sta per capitare. O almeno i nostri politici ci provano. Con la riforma costituzionale, ma soprattutto con quella elettorale. Nelle intenzioni dichiarate, nell’etichetta che campeggia sulla confezione, servono ambedue per dimostrare la capacità di rinnovamento dei partiti, restituendo quote di potere agli elettori. Però se assaggi la bevanda le bollicine diventano altrettante ballicine.

La prima truffa sta nel metodo. Perché dopo tante chiacchiere il Porcellum è ancora vivo e vegeto? Riunioni, vertici, rinvii, bozze che non escono dal bozzolo: la riforma è tutta qui. Loro, i partiti, dicono che non si può mettere troppa carne al fuoco, che prima bisogna licenziare la riforma della Costituzione. Balle, sparate per guadagnare tempo. La nostra Carta non spende una parola sui sistemi d’elezione. E difatti non fu modificata quando, nel 1993, il Mattarellum cancellò il proporzionale. Né nel 2005, quando il centrodestra vi sostituì il Porcellum.

Secondo: il nuovo sistema. Bipolare ma identitario, maggioritario ma proporzionale. Un maggiorzionale. Che però ci inganna promettendo che sceglieremo il premier, indicato da ciascun partito sulla scheda elettorale. Siccome salta l’accordo di coalizione preventivo, siccome è alquanto improbabile che un singolo partito s’accaparri il 51 per cento dei seggi in Parlamento, siccome a quel punto dovrà giocoforza stipulare un’alleanza con altri partiti dopo il voto, l’unica cosa certa è che nessuno dei candidati ufficiali ha speranze di varcare l’uscio di palazzo Chigi. Se Bersani e Casini stipuleranno un patto di governo, il premier sarà una terza persona. Altrimenti l’uno o l’altro dovrebbe accettare un patto leonino.

Sennonché l’accordo su cui convergono i partiti è pieno di false promesse. Ci dicono: oltre al premier, sceglierete finalmente il vostro deputato, il vostro senatore. Non è vero, perché esprimeremo un unico voto (modello tedesco, ma in Germania ne hanno due) sia sul collegio uninominale sia sul plurinominale. Dove troveremo una lista bloccata di 3 o 4 compagni di cordata del candidato principale. Prendere o lasciare.

E le incongruenze? La nuova legge elettorale coniugherà una soglia di sbarramento (4 o 5 per cento) con il diritto di tribuna per chi non supera la soglia. Se ne parlò in Francia ai tempi di Le Pen, senza poi farne nulla. Perché la soglia significa o dentro o fuori, non puoi stare con un piede in terra e l’altro sulla luna. Ma se è per questo, anche il premio di maggioranza normalmente si declina al singolare. Altrimenti sarebbe come assegnare due scudetti. Invece i partiti stanno progettando il doppio premio, e magari arriveranno al triplo, come la sigla della nuova maggioranza: ABC, Alfano Bersani Casini. Più che un premio, un viagra. O forse una diga per proteggersi dai barbari, dato che i sondaggi, ahimè, sono in caduta libera.

Quanto alla riforma della Costituzione, anche lì non mancano i raggiri. Come il superamento del bicameralismo perfetto attraverso un bicameralismo “eventuale”, pasticcio foriero di bisticci. Come lo scioglimento delle Camere: il premier propone, il presidente della Repubblica dispone. Proposta non vincolante, dunque se quest’ultimo rifiuta s’apre un’altra zuffa al vertice delle istituzioni. Come il dimezzamento dei parlamentari (in realtà la sforbiciata è del 18 per cento). O come il njet sulla democrazia diretta, su nuovi strumenti di decisione e di controllo in mano agli elettori. Niente da fare, anche in questo caso le parole divorziano dai fatti. Una truffa delle etichette, per l’appunto. D’altronde ne avremo un assaggio alle amministrative, dove il Pdl si maschererà da lista civica, Forza Lecco o Forza Trentino o Forza Peppa. Dal teatrino della politica al ballo in maschera.

michele.ainis@uniroma3.it

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Spagna, per risanare bilancio comunale sette ettari coltivati a marijuana

 

Marijuana plants found last month during a police swoop in Buenos Aires suburb Florencio Varela. Spanish village Rasquera wants to rent a field to Barcelona-based cannabis smokers' association ABCDA.
Marijuana plants found last month during a police swoop in Buenos Aires suburb Florencio Varela. Spanish village Rasquera wants to rent a field to Barcelona-based cannabis smokers’ association ABCDA – fonte

Spagna, per risanare bilancio comunale sette ettari coltivati a marijuana

Il piano adottato dal comune di Rasquera, nei pressi di Barcellona. L’obiettivo è coprire il deficit di 1,3 milioni di euro. Progetto approvato con un referendum dal 56 % degli abitanti

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di LUCA MONACO

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Sette ettari coltivati a marijuana per risanare il bilancio comunale. E’ il piano adottato dal Comune di Rasquera, un piccolo paese della Spagna, distante solo 140 chilometri da Barcellona, per risanare il deficit di 1,3 milioni di euro nei conti comunali. Il progetto, approvato tramite un referendum dal 56% degli abitanti, con 308 voti favorevoli e 239 contrari, porterà nelle casse del Comune esattamente 1,3 milioni di euro in due anni.

Il piano è stato promosso dal sindaco Bernard Pellisa, e prevede l’affitto di sette ettari di terreni comunali alla Barcelona personal use cannabis association (Abcda) che li utilizzerà per coltivare la marijuana destinata ai suoi cinquemila soci: secondo le previsioni l’iniziativa servirà a creare 50 nuovi posti di lavoro.

Presto dunque, le piante di marijuana potrebbero sostituire quelle di olivo, che attualmente dominano il panorama nelle campagne di Rasquera. Ma non è ancora detta l’ultima parola: Pellisa nei giorni scorsi aveva assicurato che il progetto avrebbe dovuto essere approvato dal 75% degli aventi diritto al voto, «altrimenti non se ne fa nulla», aveva aggiunto, precisando che si sarebbe dimesso in caso di mancato raggiungimento del quorum.

Ora il primo cittadino sembra aver cambiato parere: «Dimettermi ora mi sembra una sciocchezza», ha affermato Pellizza a risultato acquisito.

Per capire se la marijuana a Rasquera si coltiverà oppure no, occorrerà attendere l’esito delle indagini della Procura Tarragona, visto che in Spagna è consentito l’uso personale di cannabis, ma il caso in questione  contrasta con l’articolo 368 del codice penale: vieta la produzione e il commercio di droga.

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Violento terremoto in Indonesia. Panico tsunami, poi l’allerta rientra / VIDEO: 8.6 Earthquake Strikes Near Indonesia

8.6 Earthquake Strikes Near Indonesia

Caricato da in data 11/apr/2012

Violento terremoto in Indonesia
Panico tsunami, poi l’allerta rientra

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tempo realeAggiornato alle 15:25

L’epicentro del sisma di magnitudo 8.9 è stato individuato sull’isola di Sumatra

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foto Ansa
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Un violento terremoto di magnitudo 8.9 ha colpito l’Indonesia al largo della provincia nord-occidentale di Aceh, sull’isola di Sumatra. In seguito al sisma è stato diramato l’allarme tsunami, con la vigilanza estesa a tutto l’Oceano Indiano, ma poi il Pacific tsunami warning center del Noaa statunitense ha cancellato l’allerta.

15:25 Indonesia, Sri Lanka e India revocano allerta

L’Indonesia, l’India e lo Sri Lanka hanno revocato l’allerta tsunami emessa in seguito alla potente scossa di terremoto avvenuta al largo dell’isola di Sumatra. Poco prima il Pacific tsunami warning center del Noaa (National weather service) statunitense aveva cancellato l’allarme tsunami perche “la minaccia è diminuita o terminata per la maggioranza delle aree interessate “.

15:01 Cancellata l’allerta tsunami

E’ stata cancellata l’allerta tsunami. A comunicarlo è il Pacific tsunami warning center del Noaa (National weather service) statunitense, che lo precisa nell’ultimo bollettino pubblicato.

14:30 Allerta tsunami anche su Kenya e Tanzania

L’allerta tsunami è stato lanciato anche in Kenya e Tanzania per le coste che si affacciano sull’Oceano Indiano. A comunicare l’allarme sono stati i governi dei due Paesi.

14:25 In Indonesia un’onda anomala alta un metro

L’onda di tsunami arrivata in Indonesia ha raggiunto l’altezza di 1 metro e sei centimetri nella località costiera di Meulaboh. Il dato è stato rilevato dal Pacific tsunami warning center del Noaa (National weather service) statunitense. Si tratta, come sottolinea Nedio Zitellini del Cnr-Ismar, della seconda onda di tsunami segnalata nell’area.

14:22 Isole India, rischio tsunami di quattro metri

Centinaia di persone sono state evacuate da alcune zone delle isole Andamane e Nicobar, in India, per il rischio di un’onda di tsunami alta quattro metri, come rendono noto fonti ufficiali.

13:59 India: “Nessuna ragione di panico”

13:56 Tsunami raggiunge le coste di due città

13:38 Nuova scossa terrorizza gli indonesiani

13:08 Registrata una nuova scossa di magnitudo 8.8

12:33 Allerta tsunami in India

12:25 Thailandia, chiuso l’aeroporto di Phuket

12:21 Ridimensionata allerta tsunami, onde da 17 cm

12:18 Usgs: “Tsunami improbabile”

12:11 Ingv: “Faglia diversa rispetto al 2004”

12:05 L’ottavo terremoto più forte dal 1900

Quello che ha colpito l’Indonesia è l’ottavo terremoto più forte dal 1900, solo di poco inferiore a quello, di magnitudo 9.0, che l’11 marzo 2011 ha devastato il Giappone, ma più potente di quello, di magnitudo 8.6, che il 28 marzo 2005 uccise più di 1.300 persone sempre a Sumatra.

12:01 Verifiche della Farnesina

La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi, sta compiendo verifiche sull’eventuale presenza di italiani nelle zone coinvolte dal terremoto in Indonesia e dalla conseguente allerta tsunami anche in India, Thailandia e Sri Lanka. Lo si apprende al ministero degli Esteri.

12:00 Inviati soccorsi ad Aceh

Una squadra di soccorso è in partenza per la zona più colpita, intorno al capoluogo Banda Aceh, dove si è interrota la somnminustrazione dell’energia elettrica e si sono creati vasti ingorghi stradali, a causa della fuga di massa dalle coste verso l’entroterra.

11:52 Nuova scossa di magnitudo 6.5

Una nuova scossa di magnitudo 6.5 è stata registrata dall’agenzia per la gestione dei disastri indonesiana, dopo la prima di magnitudo 8.7, al largo della costa della provincia di Aceh, in Indonesia.

11:50 Traffico in tilt, gente in fuga sulle montagne

“Il terremoto è stato sentito molto forte. E’ saltata l’elettricità, ci sono ingorghi per arrivare in luoghi più alti. Ovunque risuonano sirene e versi del Corano dalle moschee”. Lo ha detto il portavoce dell’agenzia indonesiana per la gestione dei disastri che ha inviato una squadra di soccorsi ad Aceh.

11:45 Allarme in India, gente in strada

Numerose città del versante orientale dell’India hanno avvertito oggi chiaramente i riflessi del terremoto di magnitudo 8,7 sulla scala aperta Richter che ha colpito l’Indonesia. Lo riferiscono i media. Momenti di panico si sono avuti in particolare a Kolkata e Chennai dove la gente è scesa in strada, mentre la scossa è stata avvertita chiaramente anche a Bangalore, Bhubaneswar e Mumbai.

11:42 Fatte evacuare le coste: allerta tsunami

11:35 Forte scossa sismica in Thailandia

11:01 SCOSSA DI MAGNITUDO 8.9

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Carroccio: nel mirino ora c’è Rosi la «nera» / L’opinione di Gad Lerner / VIDEO: Crozza sulla Lega fa morire dalle risate

Crozza:Oggi giornata dell’orgoglio padano, come un vegetariano beccato al Mc Donald!

Caricato da in data 10/apr/2012

IL CERCHIO SI STRINGE

Carroccio: nel mirino ora c’è Rosi la «nera»

Chi è Mauro che, sponsorizzata da Manuela Marrone, dal Sinpa è arrivata al Senato

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di Jonathan Russo

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La vicepresidente del Senato, Rosi Mauro

Con Francesco Belsito ormai fuori dai giochi, il mirino ora è puntato su Rosi Mauro, senatrice e amica intima della first Lady Manuela Marrone. Sia quello dei maroniani sia quello degli inquirenti. Nelle carte dell’indagine che ha al centro l’ex tesoriere della Lega, è infatti scritto che «c’erano altri soggetti della segreteria a conoscenza delle elargizioni che sistematicamente, da anni, vengono fatte a favore dei Bossi, della senatrice Rosi Mauro, del Sindacato Padano, fuori da ogni regola contabile e di bilancio». Accuse pesanti, alle quali Mauro ha risposto secca: «Sono solo porcherie. Non sono una traditrice, sono una persona fin troppo diretta».

Da confidente di Manuela a donna ombra di Umberto

Umberto Bossi e Rosi Mauro.(© ansa) Umberto Bossi e Rosi Mauro.

La «pasionaria», la «badante», e anche la «nera». Sono tanti i soprannomi che la segretaria del Sindacato Padano si è conquistata in questi anni. Alcuni positivi, per sottolineare il suo spirito battagliero; altri maligni, a indicare il suo tanto discusso ruolo di donna ombra di Umberto Bossi, e persino, le sue origini brindisine.

LA SIGNORA DEL CERCHIO. Esponente principale del Cerchio magico, il suo ruolo è sempre stato considerato subalterno solo a quello di Manuela Marrone, moglie del Senatùr e tessitrice del ristretto gruppo di fedelissimi che, dal malore del 2004, ha vigilato sul segretario federale fino alle dimissioni del 5 aprile, facendo da filtro tra lui e il resto del partito.

IL CONTROLLORE DEL SENATÙR. Otto anni in cui Marrone e Mauro hanno consolidato il loro già stretto rapporto, nato quando, si dice, la prima chiese alla seconda di stare vicino a Umberto, di fargli da consigliera vigilando sulle sue storiche esuberanze.

LA PRESA DEL SAL E IL SINPA. Anni in cui Rosi ha cementificato il suo potere nel Carroccio: partita come sindacalista, con esperienze nella Uil, Mauro ha fatto strada nel Sal (Sindacato autonomista lombardo) guidato da Antonio Magri – di cui Mauro prese il posto – trasformandolo nel “suo” sindacato, il Sinpa.

DAL PIRELLONE A PALAZZO MADAMA. La vera ascesa politica, però, cominciò guarda caso un anno dopo l’ictus del Senatùr, nel 2005: eletta consigliere regionale in Lombardia, fu presidente della commissione Bilancio. Al termine della legislatura, si guadagnò l’ambitissima candidatura in Senato. E oggi è addirittura vicepresidente a Palazzo Madama.
Una sfilza di successi, benedetta sempre dall’amica Manuela, che ha attirato su entrambe le donne del partito ostilità, gelosie e pettegolezzi esplosi senza controllo dopo le intercettazioni relative all’inchiesta Belsito.

Fondi: 120 mila euro per due lauree e 200 mila per il Sinpa

Una manifestazione del Sinpa davanti alla Regione Lombardia.Una manifestazione del Sinpa davanti alla Regione Lombardia.

Rosi Mauro, attualmente non indagata, sarebbe infatti uno dei destinatari dei fondi distratti dalle casse del Carroccio: si parla di circa 120 mila euro serviti per acquistare la laurea per la segretaria del Sinpa e il suo compagno Pier Moscagiuro, ma anche di 200 mila euro finiti nelle borse del sindacato.

IL GIALLO DEI CONTI DEL SINDACATO. Organismo, peraltro, mai molto amato tra i leghisti: in molti da tempo volevano fare chiarezza sui dati tenuti sotto massimo riserbo, dal numero di iscritti al bilancio, ma sull’argomento la segretaria ha sempre fatto muro. Attirandosi le inimicizie e i sospetti di tanti colleghi di partito.

SCAMPATA ALLA BUFERA DEI FONDI IN TANZANIA. Un tentativo di vederci più chiaro era già stato messo in atto a inizio 2012, all’indomani dello scandalo dei fondi in Tanzania. Ma, in quel caso, cerchio e cerchisti erano rimasti in sella. E sia Belsito sia Mauro erano scampati «all’agguato».

LA RESA DEI CONTI POSTICIPATA. Ecco perché giovedì 5 aprile, prima del Consiglio federale, circolava con insistenza la voce che i maroniani avrebbero chiesto una volta per tutte la testa della pasionaria, da appendere come trofeo insieme con quella dell’ex tesoriere. Ma le improvvise dimissioni di Bossi – e il terremoto che ne è seguito – hanno fatto passare la questione in secondo piano.
Con l’avanzare dell’inchiesta e il continuo ripetersi del suo nome nelle carte dei pm, però, la «nera» – come viene chiamata in un’intercettazione proprio da Belsito – è tornata immediatamente in cima alla lista dei most wanted dei Barbari. E non solo.

Marrone, appassionata di cartomanzia

Manuela Marrone e, dietro, Rosi Mauro.Manuela Marrone e, dietro, Rosi Mauro.

Più complicata, invece, è la situazione per la sua madrina, Manuela, la moglie del Capo. Maestra elementare, Marrone è fondatrice della scuola Bosina di Varese a cui sono andati soldi pubblici grazie a una legge di ispirazione leghista, ma anche, stando all’inchiesta, fondi del partito.
Di lei si è sempre parlato pochissimo, vuoi per non mettere in dubbio la signora Bossi, vuoi per la riservatezza assoluta dietro alla quale in questi anni si è sempre trincerata.

LA BRANDINA E I LIBRI DI MAGIA NERA. Pur lontana dai riflettori, oggi la moglie del Senatùr è piombata al centro dello scandalo. Lo dimostra l’intercettazione tra la responsabile amministrativa della partito Nadia Dagrada e il tesoriere Belsito. «Ma tu sei andato a vedere dove dorme lei? Lo sai cosa c’è su in mansarda?», chiede la prima. «Ma tu parli della moglie o dell’altra (Rosi Mauro, ndr)?». «No, no, a Gemonio (…), se vai in mansarda, c’è una brandina di quelle che sembrano per bambini, un comodino e una lampada. Per terra, piena piena, libri di magia nera, cartomanzia, astrologia, ma ce ne saranno almeno un centinaio, tutti per terra, non su scrivania, niente, lei vive lì, quando è in casa lei è lì con quei libri». Un’immagine inquietante su cui Belsito sdrammatizza con una battuta: «E che cazzo fa? Eh allora non ho via d’uscita, non sono né cartomante né mago».

SPONSOR DELLA CARRIERA DEL TROTA. Pettegolezzi a parte, tra le voci che riguardano Marrone da tempo circola quella che la vorrebbe come principale sponsor dell’ingresso in politica del figlio Renzo: lei, più che il marito, pare abbia sempre lavorato per garantire un futuro al Trota, e soprattutto la sua ufficiale incoronazione come unico e certo successore del Senatùr.
Bossi era invece di un’altra idea. «Voi mi avete preso per il culo, ma la cazzata più grande l’ho fatta io: non avrei dovuto far entrare i ragazzi in politica», ha tuonato ai suoi al termine del consiglio federale.

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Chi è più onesto fra Maroni e la Mauro?

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di Gad Lerner

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Chi è più onesto fra Maroni e la Mauro? La caccia alle streghe lanciata da Maroni contro Rosi Mauro, e magari pure contro la moglie di Bossi, Manuela Marrone, è l’ultima fandonia del leghismo. Capace di inventarsi un Umberto Bossi onesto circondato da donne disoneste (e meridionali), da cui l’eroico manipolo dei maroniti generosamente lo libererà. Come? A colpi di espulsioni. Che schifo. Vien voglia di solidarizzare con Rosi Mauro e la sua prima disobbedienza al capo, anche se devo ammettere che è dura. Ma se proprio mi costringessero a scegliere, direi che è più intellettualmente onesta la Mauro del finto ingenuo Maroni. Bisognerebbe ripubblicare nei prossimi giorni il carnet delle dichiarazioni di stima tributate a Renzo Bossi dai vari Maroni, Calderoli, Salvini, Tosi che oggi lo dileggiano. Prolungando la grande bugia leghista, destinata a dissolversi nell’ignominia.

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