Archivio | aprile 12, 2012

FESTIVAL DI TORINO – “Da Sodoma a Hollywood” Il cinema parla GLBT

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“Da Sodoma a Hollywood” Il cinema parla GLBT

Al via il 19 aprile la 27esima edizione del Torino GLBT Film Festival. In rassegna titoli che altrimenti resterebbero “invisibili”. Centoquaranta film da 35 nazioni, tante pellicole per denunciare stereotipi e omofobia. E anche per riderne

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"Da Sodoma a Hollywood" Il cinema parla GLBT Una foto dal film “Bye Bye Blondie” di Virginie Despentes

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ROMA “Ho capito che questo è un festival coraggioso. E tutte le cose fatte con coraggio meritano rispetto e adesione”. Parla così Arisa, ci sarà anche lei all’inaugurazione della 27esima edizione del Torino GLBT Film Festival “Da Sodoma a Hollywood”, diretto da Giovanni Minerba, in programma dal 19 al 25 aprile al Cinema Massimo di Torino. Centoquaranta film da trentacinque nazioni, molte anteprime e molte iniziative collaterali e, come madrina, l’attrice Chiara Francini, Premio Biraghi alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia.

Ad inaugurare la manifestazione, che anche quest’anno proporrà film che altrimenti resterebbero altrimenti “invisibili”, sarà il 19 aprile la coproduzione belga e olandese “Alle tijd” (“Time to Spare”), di Job Gosschalk (2011), spiritosa commedia degli errori sul tema dei ruoli codificati e delle nuove forme di affettività, con finale a sorpresa. Il film di chiusura sarà invece “Let My People Go!” di Mikael Buch, commedia francese tra farsa e kitsch sugli stereotipi che riguardano il mondo gay e la religione ebraica, con un occhio a Woody Allen e Wes Anderson. Nel ruolo della madre (stralunata) del protagonista l’attrice-feticci di Pedro Almodovar, Carmen Maura.

Da sottolineare tra i vari film“My Brother the Devil”, opera prima della regista anglo-egiziana Sally El Hosaini, premiata alla Berlinale 2012, che racconta l’omofobia della comunità arabo-britannica, il documentario “Audre Lorde” di Dagmar Schultz, ritratto di un uomo carismatico che sfidò razzismo, omofobia, sessismo e classismo. Nella sezione Vintage passeranno anche “Amici, complici, amanti” di Paul Bogart (1988), con Anne Bancroft e Matthew Broderick, e “Costretta al silenzio” di Jeffe Bleckner (1995), ispirato a una stoia vera, con Glenn Close nel ruolo di un colonnello della Guardia nazionale degli Usa.

Quest’anno il Torino Glbt Film Festival parteciperà, il 20 aprile, con la serata “Bullismo, al centro del bersaglio”, alla Giornata del silenzio, da diciassette anni appuntamento fisso negli Stati Uniti per denunciare il bullismo omofobico.

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I VERBALI – “Bossi e Tremonti sapevano anche dei soldi in Tanzania”

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“Bossi e Tremonti sapevano anche dei soldi in Tanzania”

Le nuove carte sull’inchiesta che sta travolgendo i vertici della Lega. Lunga informativa della Dia di Reggio Calabria che ha intercettato Francesco Belsito. L’ex ministro dell’economia: “Fate bene a diversificare, perché tra due mesi l’euro salta”

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di GIUSEPPE BALDESSARRO e FRANCESCO VIVIANO

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REGGIO CALABRIA Umberto Bossi e Giulio Tremonti sapevano degli investimenti dei fondi della Lega all’estero, compresi quelli in Tanzania. E degli immobili intestati alla moglie del leader della Lega. Ben undici, mentre altri sarebbero stati intestati ad altri membri che costituivano la corrente del “Cerchio magico”. Nello scandalo appena scoppiato si fanno tanti commenti e diverse previsioni sul “futuro politico” della Lega che sarebbe finita nelle “mani” di Maroni, il quale stava spingendo su Formigoni che “gli aprirà tutta la Lombardia”.

È quanto emerge dalla lunga informativa della Dia di Reggio Calabria che ha intercettato per mesi il tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, l’imprenditore Stefano Bonet, le segretarie e dipendenti della Lega che lavorano nel gruppo parlamentare della Camera.

Un’indagine coordinata dal pm della Dda Giuseppe Lombardo che ha svelato l’uso dei fondi della Lega gestiti da faccendieri e politici. “Scenari che non lasciano alcun dubbio – sottolineano gli inquirenti – circa l’esistenza di un sistema contaminato di malaffare a cui si alimentavano poteri istituzionali, politici e dell’economia”.

BOSSI E TREMONTI SAPEVANO
In una telefonata tra il tesoriere Francesco Belsito e l’imprenditore Stefano Bonet, intercettata il 10 gennaio scorso quando lo scandalo era appena scoppiato, Belsito rivela a Bonet: “Bossi e Tremonti erano d’accordo sul fatto che la Lega Nord, con l’operazione (in Tanzania ed a Cipro ndr), avesse voluto diversificare i loro risparmi”. Ed aggiungeva che gli importi bonificati erano riportati in bilancio anche perché, con il 2009 e 2010 il movimento politico aveva chiuso con un attivo di 16,5 milioni di euro.

Il tesoriere della Lega rivela anche a Bonet che “Bossi mi ha fatto divieto di rilasciare interviste”. Non solo, sempre l’ex tesoriere del Carroccio racconta che in occasione dello stanziamento a favore del fondo della Tanzania, l’ex ministro dell’Economia suggeriva: “Fate bene a diversificare perché tra due mesi l’euro salta”.

GLI INCONTRI CON I VERTICI DELLA LEGA
Dieci giorni dopo Lubiana Restaini, dipendente della Lega nel gruppo parlamentare chiama Stefano Bonet per chiedergli se vuole incontrare Maroni, Giorgietti e Calderoli per spiegare cosa è accaduto con i fondi gestiti da Francesco Belsito.

“Vi potete incontrare in una villa a Varese per spiegare tutta la vicenda” specifica la segretaria che aggiunge: “Ormai la linea politica della Lega è in mano a Maroni. Cambierà il capogruppo che sarà un maroniano, e anche Zaia è passato sotto la sua corrente. E loro stanno anche spingendo su Formigoni che gli aprirà tutta la Lombardia”.

GLI UNDICI IMMOBILI ALLA MOGLIE DI BOSSI
Quattro giorni dopo, il 24 gennaio, è Stefano Bonet che chiama Lubiana Restaini e la donna lo informa che ha appena mandato un messaggio a Maroni che lo riguardava e questo in previsione di un incontro per il venerdì successivo con i vertici della Lega che Bonet teme possa diventare pubblico paventando una fuga di notizie “poiché Belsito si manifestava particolarmente nervoso”.

Lubiana spiega a Bonet che Belsito era nervoso “per il fatto che il tesoriere era finito sui giornali per la vicenda dei fondi, ma anche, soprattutto per quello che riguardava tutta una serie di acquisti di immobili da parte di Bossi (11 intestati alla moglie) ed altri da parte di altri membri che costituivano la corrente del ‘Cerchio Magico’. E se ciò fosse vero il partito ne verrebbe fuori distrutto e tutti sarebbero andati sotto la corrente di Maroni” “.

GLI INCONTRI DI BONET CON ROBERTO CASTELLI
I Vertici della Lega sono in agitazione, cercano di parare i colpi dello scandalo e, soprattutto, premono per fare rientrare nelle casse del partito i milioni di euro che Belsito aveva trasferito a Cipro e in Tanzania. Ed il 3 febbraio Roberto Castelli s’incontra, in maniera riservata, con Stefano Bonet, nella sala d’aspetto dell’aeroporto di Linate. Bonet lo comunica al suo uomo a Cipro, Paolo Scala e definisce Castelli una persona “precisa e puntigliosa” e che “all’interno della Lega erano scattate delle indagini sulla vicenda Belsito-Fondi”. Castelli, tra l’altro, “avrebbe espresso il desiderio di chiudere la vicenda nel più breve tempo possibile”.

Ma Bonet cambia parere dopo che Castelli gli fa capire che la Lega non è disposta a restituirgli i soldi che l’imprenditore aveva anticipato per l’affare a Belsito. Per questo chiama il suo socio Romolo Gerardelli e minaccia di fare scoppiare il caso: “Vado in Procura e ai giornali e mi porto dietro mogli e ministri”.

IL GIALLO DI MARONI
Dalle intercettazioni si parla spesso di incontri fissati tra Bonet e Roberto Maroni. Il primo appuntamento risalirebbe al 27 gennaio. In realtà a quella riunione Maroni non avrebbe partecipato, e non è chiaro se vi siano state altre occasioni. Una cosa è certa e si tratta di una telefonata tra Bossi e Maroni alla presenza di Belsito.

È lo stesso tesoriere che la racconta a Rosy Mauro. “Perché il Capo, quando sono stato (incompr.) ha detto: ‘Devi avvisare due persone: Stiffoni e Castelli’. Ed io li ho chiamati e gliel’ho detto. Poi lui, di sua iniziativa, ha detto al commesso di chiamargli Maroni. … e a Maroni gli ha detto: ‘Stronzo! Adesso non puoi più dire niente in giro…’. E lui rideva… e lui rideva! Gli fa: ‘Aspetta che ti passo Belsito’. .. ed io gli ho detto: ‘Ciao. .. come avrai già sentito dal Capo, è tutto a posto’… ‘Bene, bene… sono contento…’, e basta”.

BELSITO E I FONDI NERI DELLA COOP7
C’è anche dell’altro nella mani del pm Giuseppe Lombardo. È lo sfogo di Belsito con Girardelli. Dice che “gli aprirà una fiumara… la Coop7. .. tutto, il conto corrente che aveva in Svizzera che pagava la Coop7. Facendo riferimento a quella terza persona, non identificata, dice che era stato fermato con 100.000 euro”. Quindi dice “che farà venir giù un terremoto di quelli pesantissimi e di sapere anche in quale Procura farlo”.
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Forte sisma in Messico: evacuazioni. Il terremoto colpisce anche le coste Usa

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Forte sisma in Messico: evacuazioni
Terremoto colpisce anche le coste Usa

Due potenti scosse (5,9 al largo dell’Oregon, 7,0 a 200 chilometri da Acapulco) hanno colpito la costa Pacifica dell’America del Nord. Non ci sono notizie di danni

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CITTÀ DEL MESSICO – Doppia forte scossa di terremoto nella costa occidentale dell’America. Secondo le rilevazioni dell’istituto geosismico americano, un sisma di magnitudo 7 è stato registrato in Messico, a 207 miglia da Acapulco.

Il terremoto è stato avvertito anche a Città del Messico, dove la gente si è riversata in strada. Il sindaco ha
però rassicurato sulla situazione sottolineando che i servizi pubblici, dagli ospedali alla metropolitana, funzionano regolarmente.

Un altro sisma, del 6,2, aveva colpito poco prima la costa al largo dell’Oregon, a nord della California. La scossa, alle 15.40 ora locale, è avvenuta a 160 chilometri dalla città di Bandon, con ipocentro a 13 chilometri di profondità. Nessun allarme tsunami è stato emesso.

Non ci sono al momento segnalazioni di danni in nessuno dei due terremoti.

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Nichi Vendola indagato in Puglia. E lui: “Sereno”

Nichi Vendola indagato in Puglia
«Ha favorito la nomina di un primario»

L’accusa è concorso in abuso d’ufficio. Lui: «Sereno». Nella stessa inchiesta la «Lady Asl» delle inchieste su Tarantini

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Nichi VendolaBARI – Concorso in abuso d’ufficio continuato per aver favorito la nomina di un primario all’ospedale San Paolo di Bari: è l’accusa in base alla quale è finito nel registro degli indagati il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Stessa ipotesi di reato anche per l’ex direttore generale della Asl di Bari Lea Cosentino, la Lady Asl (così soprannominata per le inchieste sulla malasanità pugliese) che l’ha tirato in ballo in questa vicenda. È stato lo stesso Vendola a comunicare di essere indagato, convocando d’urgenza una conferenza stampa dopo che militari della Guardia di finanza, su disposizione della Procura, gli avevano notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari con valore di informazione di garanzia.

Il primario.
«Mi dichiaro assolutamente sereno, come sempre in passato – sono state le prime parole del governatore – perché ogni mia azione è stata sempre improntata a garantire la trasparenza». La nomina incriminata è quella del medico Paolo Sardelli a primario di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. Tre i magistrati inquirenti: il procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e i pm Desirè Digeronimo e Francesco Bretone.

L’inchiesta. Secondo la procura, dal 25 settembre 2008 al 19 aprile 2009 «Cosentino Lea, nella qualità di direttore generale della Asl Bari, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e in tempi diversi, su istigazione e determinazione di Vendola Nicola, presidente della Regione Puglia, in violazione dei principi costituzionali di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, dell’art.15 del decreto legislativo 30 dicembre 1992 n.502, dell’art.15-ter del decreto legislativo 19 giugno 1999 n.229 e dell’art.10 della legge regionale 3 agosto 2006 n.25», avrebbero «intenzionalmente procurato a Sardelli Paolo un ingiusto vantaggio patrimoniale», favorendolo per «l’incarico quinquennale di Direttore medico della Struttura complessa di chirurgia toracica del presidio ospedaliero San Paolo».

Vendola. «Chiunque, qualunque direttore generale – ha replicato oggi il governatore – sa che i miei unici interventi, rari, relativamente ai concorsi sono stati sempre mirati alla raccomandazione che potesse vincere il migliore», e nell’ambito di questa indagine «si appura che effettivamente il professor Sardelli era comunque il migliore». Per Vendola le accuse si basano solo sulle dichiarazioni di tre mesi fa della Cosentino «non suffragate da nessuna altra prova, nessuna altra documentazione». Insomma, chi lo accusa è «una persona animata da forte risentimento nei miei confronti – ha rilevato – avendola io licenziata al momento del suo coinvolgimento nelle inchieste sulla malasanita». Ovvero una persona «tanto animata da rancore che ha fatto causa recentemente alla Regione chiedendo un risarcimento di tre milioni di euro».

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