Archivio | aprile 22, 2012

Ora il governo tassa anche il “cibo spazzatura”


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Ora il governo tassa anche il “cibo spazzatura”

Alcol, bibite e patatine: rincaro da 2 a 50 centesimi

Entrate per oltre 270 milioni. Sono 20 milioni gli italiani sovrappeso. Rappresentano il 33% della popolazione. Il 12,3% dei nostri figli è decisamente obeso  

B. Rug.

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Roma, 22 aprile 2012 – SI CHIAMA ‘Patto per la salute 2013-2015’ e contiene tagli e ‘tasse di scopo’ per 8 miliardi di euro sulla sanità. Con un occhio a quanto già succede nel resto d’Europa. Chi fa pagare i ticket sui ricoveri e chi li impone per le visite di medici di famiglia e specialisti. Chi «stringe» sui farmaci e chi fa pagare l’ambulanza. Chi taglia le esenzioni e chi tassa junk food e soft drink, cioé cibo e bevande «spazzatura». Ecco il punto.

IL NUOVO tributo allo studio sui prodotti alimentari saturi di grasso e zuccheri e anche sull’alcol piace al ministro competente, Renato Balduzzi, e alle Regioni più che mai a rischio di sforamento dei bilanci. Ma le industrie del settore frenano, mentre il popolo dei consumatori-contribuenti italiani, secondo un sondaggio della Coldiretti, all’80% vedrebbe come il male minore l’eventuale balzello su merendine e «happy hour».
Ai primi di marzo, si era parlato dell’ennesima novità in materia fiscale per la pubblicazione di uno studio a più mani sulla rivista ‘Igiene e sanità pubblica’, in cui gli autori — Grazia Labate, Isabella Mastrobuono, Giuseppe Sorbara e Daniela Visconti — fra l’altro citavano le scelte già operate in Paesi europei come Danimarca, Finlandia, Ungheria e Francia a proposito della tassazione di cibi e bevande «non politicamente corretti». E Grazia Labate, ricercatrice in Economia sanitaria all’Università inglese di York ed ex sottosegretario alla Sanità nel governo Amato (2000-2001), è tornata sull’argomento nei giorni scorsi intervenendo a un convegno sulla dieta mediterranea promosso a Roma dal Lion’s Club.

BEN VENGA, dunque, la ‘junk food tax’? Con cinquanta centesimi al litro sui superalcolici e 2,5 centesimi per ogni lattina di bibite gassate entrerebbero nelle casse dello Stato circa 270 milioni di euro. Ma nel ‘pacchetto’ dovrebbero rientrare anche i cibi ad alto contenuto di grassi, sui quali sono ancora in corso approfondimenti intorno a un tavolo tecnico predisposto dal ministero. «Una tassa di scopo, la proposi a luglio 2011, assieme a quella sul fumo, a proposito dei costi del Servizio sanitario nazionale, guardando a cosa succede negli altri Paesi europei — ha spiegato Grazia Labate — Giustamente non per fare cassa; o per avanzare odiose forme di co-payment, ma per investire in primo luogo nella salute presente e futura». Secondo l’esperta, questa potrebbe essere la leva per attivare un circuito virtuoso. «Come incentivo alla produzione e al consumo di cibi salutari, a partire da frutta e verdure — ha aggiunto — contemperando ed equilibrando l’incidenza dell’Iva sui prodotti alimentari e favorendo le forme imprenditoriali che di certo non mancano in un Paese come il nostro, culla della dieta mediterranea. Sarebbe ben strano che proprio noi non cogliessimo l’occasione, visti anche i dati su sovrappeso e obesità nei bambini».
B. Rug.

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Un giorno per la Terra. Dieci azioni concrete per provare a salvarla


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Un giorno per la Terra
Dieci azioni concrete per provare a salvarla

Case ecologiche e scelta dei pesci «poveri»
Occorre diminuire il consumo di carne e scegliere cibi biologici

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di Fulco Pratesi

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(Epa/De la Pena)(Epa/De la Pena)

L’ odierna Giornata mondiale della Terra è densa di significati, anche perché si celebra a due mesi dalla grande ricorrenza di Rio+20, legata al ventennale dello storico Summit di Rio de Janeiro del 1992, in cui quasi tutti i Paesi del mondo si accordarono per dare inizio a un forte impegno di salvaguardia del Pianeta.
Per non ricalcare le generali e meste considerazioni sul degrado, il quale, nonostante dichiarazioni e denunce, prosegue imperterrito, vediamo cosa ognuno di noi, causa e vittima del global warming , può cercare di fare per allontanare il superamento dei 2° centigradi di temperatura globale, considerato un limite invalicabile per la salute della Terra.
Se moltiplichiamo un nostro atto, anche il più innocente possibile, per i 60 milioni di italiani o per i 7 miliardi di terrestri, esso può contribuire pesantemente al paventato tracollo, così come il battito d’ala della farfalla in Brasile può scatenare (secondo il famoso paradosso di Edward Lorenz) uragani in Texas.

Accanto a comportamenti virtuosi nella vita di tutti i giorni tesi a risparmiare energia (muoversi in bicicletta o a piedi, non usare scaldabagni elettrici, moderare riscaldamento e condizionamento, coibentare l’abitazione, installare pannelli solari, consumare meno acqua eccetera) un settore in cui si può contribuire alla sostenibilità globale è quello dell’alimentazione.
Come spiega il WWF, che lancia oggi la piattaforma «One Planet Food» (http://alimentazione.wwf.it), la produzione di cibo per un’umanità che ha superato i 7 miliardi e continua a crescere, è una delle cause più importanti del degrado della biosfera.
I 130.000 ettari di foreste persi ogni anno per la produzione di olio di palma, soia e foraggi per il bestiame in continua crescita, per sopperire all’incessante richiesta di carne, e gli stock ittici sovrasfruttati per il 29% e a rischio di declino per il 52% impongono all’umanità (se vorrà mettersi al riparo da un futuro oscuro e preoccupante) di imboccare stili di vita che, garantendo un’alimentazione equilibrata e disponibile per tutti, non produca sprechi e devastazioni.
A livello di comportamenti individuali, questi sono i 10 consigli «Salva-Pianeta a tavola» che il WWF propone:

1) Acquista prodotti locali. Secondo la Coldiretti, un chilo di arance importate dal Brasile brucia 5,5 kg di petrolio e libera 17,2 kg di CO2 in più di quelle siciliane;

2) Scegli i prodotti di stagione;

3) Diminuisci i consumi di carne, che contribuisconoall’inquinamento globale (ogni italiano ne mangia 87 chili all’anno);

4) Scegli i pesci giusti e non i più cari e pregiati (ne consumiamo 25,4 chili all’anno);

5) Privilegia i prodotti biologici che non richiedono l’uso di combustibili fossili e di pesticidi;

6) Riduci gli sprechi, mangiando tutto quello che hai acquistato; 7) Evita di comprare prodotti con troppi imballaggi;

8) Preferisci i cibi semplici della nostra insuperabile gastronomia tradizionale;

9) Bevi l’acqua del rubinetto (è ottima!);

10) Cerca di non usare cucine e forni elettrici che divorano molta energia.

Fulco Pratesi

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Udine dichiara guerra ai telefonini: zone «cell free» in tutta la città, vietati in giunta


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L’iniziativa del Comune e dell’Associazione contro l’elettrosmog

Udine dichiara guerra ai telefonini: zone «cell free» in tutta la città, vietati in giunta

Il sindaco: «Nocivi alla salute e rovinano i rapporti sociali. In giunta stavano tutti a smanettare su Facebook e Twitter»

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di Corinna De Cesare

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La locandina dell'iniziativaMILANO – Vietati, come le sigarette. Troppi squilli, troppe disattenzioni e fanno pure male alla salute. Allora ecco l’idea: zone «cell free» (libere dai cellulari) in tutta la città. È la proposta del comune di Udine, che ha da poco lanciato il progetto a cui hanno aderito già 16 attività commerciali. In tutta la città ci saranno bar, ristoranti, hotel, dove gli smartphone andranno tenuti spenti o in modalità silenziosa. Ma non solo.

LA GIUNTA«In giunta – ammette il sindaco di Udine Furio Honsell – sono state più le volte in cui ho usato il campanello a causa dei cellulari che a causa delle discussioni. Tutti a smanettare su Twitter, Facebook, gli sms. Poi è arrivata la proposta da parte del nostro consigliere comunale che ho accolto con molto entusiasmo». Si tratta di Mario Canciani, allergo pneumologo e pediatra e membro fondatore dell’Ace, associazione contro l’elettrosmog. È stato lui a lanciare la campagna dal titolo «Liberi dal cellulare – Liberi di parlare».

LA CAMPAGNA Sebbene infatti gli studi sui danni prodotti dalle onde elettromagnetiche debbano ancora essere approfonditi, sempre di più si punta il dito sull’impatto del telefonino sul cervello, sottolineando la necessità di avere prudenza per evitare l’insorgere di malattie. «Ecco perché – spiega Canciani – è importante seguire alcune regole che tutelino dai rischi legati all’uso del telefonino proteggendo il più possibile bambini e ragazzi. La nostra, tra l’altro, mi risulta essere la prima iniziativa organica di questo tipo in Italia e in Europa».

LOCALI Bar, ristoranti, alberghi e locali pubblici di Udine «cell-free», potranno esporre la scritta-simbolo «Locale libero da cellulare» predisposta dai promotori dell’iniziativa, chiedendo così ai propri clienti di tenere il telefonino spento o in modalità “silenziosa” in una determinata sala o in tutto l’esercizio. Idem per la giunta comunale, dove il sindaco ha chiesto ai membri dell’amministrazione di adeguarsi all’iniziativa promossa insieme alla Confindustria, la Confcommercio e l’associazione albergatori della città.

IL PRECEDENTE Un po’ sullo stile di Trenitalia che ha da poco lanciato carrozze-relax dove il silenzio è d’obbligo. «Non vogliamo passare per tecnofobi – ci tiene a precisare il primo cittadino che è anche professore di informatica all’Università di Udine – vogliamo solo salvaguardare i diritti di tutti e rendere la gente più consapevole: l’uso dei telefonini va bene, per carità, ma ci vuole moderazione e rispetto nei confronti delle persone che ci siedono accanto». Come dargli torto?

Corinna De Cesare
Twitter@corinnadecesare

G8 GENOVA – Black Block, un docufilm da vedere

Regia: Carlo Augusto Bachschmidt
Con: Ulrich Reichel, Niels Martensen, Mina Zapatero
Distributori: Fandango
Genere: Documentario
Durata: 76 min’

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In concomitanza con la prossima uscita al cinema del film Diaz di Daniele Vicari, RAI3 trasmette in prima visione assoluta il documentario di Carlo Augusto Bachschmidt Black Block che ricostruisce, attraverso alcune interviste, i fatti del G8 di Genova del luglio 2001, culminati nel sanguinoso blitz alla scuola Diaz e nelle torture nella caserma di Bolzaneto. Lena e Niels arrivano da Amburgo, Chabi da Saragozza, Mina da Parigi, Dan da Londra, Michael da Nizza, Muli da Berlino. Sette storie diverse, accomunate dall’aver condiviso la protesta del G8 di Genova nel 2001 e dal trauma che quei giorni hanno impresso nell’intimo di ciascuno di loro.

Carlo A. Bachschmidt, responsabile della segreteria del Genoa Social Forum, in questo documentario racconta le loro vite, i motivi che li hanno spinti a impegnarsi in politica, la partecipazione alle giornate di luglio 2001, le violenze subita, il rientro a casa, la scelta di ritornare a Genova per testimoniare ai processi costituendosi parte civile e le valutazioni sulle sentenze emesse dopo lunghi anni di attesa.

La repressione è parte costitutiva della democrazia, sistema di potere che necessita di legittimità e consenso, ma anche di controllo e ridefinizione dei limiti entro i quali poter essere “cittadini liberi”. Spesso si rende necessario contrastare il nemico, sino a renderlo inoffensivo. Il G8 di Genova 2001 l’ha dimostrato nella maniera più feroce. Attraverso Lena e Niels (Amburgo), Chabi (Zaragoza), Mina (Parigi), Dan (Londra), Michael (Nizza) e Muli (Berlino) il film intende restituire una testimonianza di chi ha vissuto in prima persona le violenze del blitz alla scuola Diaz e le torture alla Caserma di Bolzaneto. Nel racconto corale dei protagonisti emerge la storia di Muli. Muli ripercorre i motivi per i quali ha deciso di impegnarsi nella politica, fino alla sua partecipazione alle giornate di Genova 2001, le violenze subite, e la scelta di ritornare a Genova per testimoniare ai processi. È tornato affrontando il trauma subito per trasformarlo in un’occasione con la quale trovare un riscatto morale. Attraverso la sua esperienza matura un nuovo percorso politico, riacquista la voglia di confrontarsi e lo stare insieme, e soprattutto riscopre un’altra Genova. “Dentro quella scuola non ce l’hanno fatta.” La sua vita è cambiata, ma i suoi ideali sono rimasti gli stessi di allora.

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AUGURI RITA! – La Montalcini compie 103 anni


Il premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini (Ansa)

Rita Levi Montalcini compie 103 anni

Gli auguri di Napolitano al premio Nobel per la medicina

Solo “un brindisi con i più stretti collaboratori”, per festeggiare i 103 anni del premio Nobel Rita Levi Montalcini. La professoressa, nata a Torino il 22 aprile 1909, “non vuole grandi festeggiamenti”

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Roma, 22 aprile 2012 – Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso alla senatrice Rita Levi Montalcini i più affettuosi auguri per il suo compleanno. E’ quanto si legge in una nota.

Un “brindisi con i più stretti collaboratori”, per festeggiare i 103 anni del premio Nobel Rita Levi Montalcini. La professoressa, nata a Torino il 22 aprile 1909, “non vuole grandi festeggiamenti”, ma si concederà “un brindisi, e magari un po’ di torta, circondata dai suoi più stretti collaboratori”.

D’altronde l’abitudine a mangiare come un uccellino, confessata da lei stessa qualche anno fa, “è sempre la stessa”, spiegano i collaboratori. Come anche “l’interesse per le notizie a livello politico e sulla vita del Paese”, mentre l’energia ha subito un calo, specie dopo l’incidente in casa che le aveva provocato una frattura del femore qualche anno fa.

Il premio Nobel nella sua intensa carriere dopo aver studiato medicina all’università di Torino, a 20 anni entra nella scuola medica dell’istologo Giuseppe Levi e inizia gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della Seconda guerra mondiale.

Si laurea nel 1936, e nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come Ngf (Nerve Growth Factor), che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa 30 anni prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d’azione, per le quali nel 1986 viene insignita del Premio Nobel per la medicina insieme allo statunitense Stanley Cohen.

La scienziata è stata nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 1 agosto del 2001. Nel corso degli anni si è battuta più volte a favore dei giovani scienziati e continua a far sentire la sua voce: l’ultima iniziativa risale al marzo scorso, quando ha rivolto un appello al Governo Monti insieme al senatore Ignazio Marino (Pd), “affinché non cancelli il futuro di tanti giovani ricercatori, che coltivano la speranza di poter fare ricerca in Italia. Il decreto legge sulle semplificazioni cancella i principi di trasparenza e merito alla base delle norme che dal 2006 hanno consentito di finanziare i progetti di ricerca dei giovani scienziati under 40 attraverso il meccanismo della ‘peer review’, la valutazione tra pari”.

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F1 – Notte di scontri in Bahrein, urla e striscioni contro “il Gp di sangue” / VIDEO: Clashes in Bahrain on F1 weekend

Clashes in Bahrain on F1 weekend

Pubblicato in data 22/apr/2012 da

US backed Bahrain’s foreign mercenary police force suppressing peaceful protests for democratic change as the kingdom hosts the Formula 1 GP this weekend.

F1, notte di scontri in Bahrein
urla e striscioni contro “il Gp di sangue”

Le manifestazioni della popolazione sciita contro il regime sunnita sono continuate nei villaggi a ridosso del circuito di gara anche dopo la morte di un manifestante

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F1, notte di scontri in Bahrein urla e striscioni contro "il Gp di sangue" Gli scontri a Budaiya

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DUBAI Violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza sono avvenuti la notte scorsa in diversi villaggi sciiti del Bahrain, non lontani da dove oggi si svolge il Gran premio di Formula uno. Lo riferiscono testimoni. Decine di manifestanti, alcuni dei quali a volto coperto, hanno scandito slogan ostili al regime e si sono battuti contro la polizia che presidiava i centri più a rischio.  Nonostante l’ingente spiegamento di forze che controlla le vie di accesso al circuito di Sakhir, alcuni giovani sono riusciti ad interrompere per brevi periodi alcune strade bruciando copertoni di auto e cassonetti.

In particolare in alcuni villaggi come Malkiya, Karzakan, Sadad e Damistan, i manifestanti hanno issato striscioni e urlato slogan contro “la Formula uno di sangue”, lo slogan della campagna di ‘tre giorni di collera’ indetta in occasione del Gran Premio dal movimento dei ‘giovani del 14 febbraio’ , un gruppo d’opposizione. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni e bombe assordanti mentre i manifestanti hanno gettato pietre.

I testimoni non sono stati in grado di fornire un bilancio degli scontri. Nei disordini di ieri un manifestante è morto, decine sono rimasti feriti ed un centinaio sono stati gli arresti. Quella di ieri è la prima vittima annunciata a margine del Gran premio le cui prove libere sono cominciate venerdì, ma decine di persone sono morte nella repressione del movimento di contestazione iniziato nel febbraio 2011 sotto l’egida degli sciiti, in maggioranza nella popolazione, contro la dinastia sunnita minoritaria che governa il piccolo stato-isola del Golfo.

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Digitale terrestre? Dal 2015 cambia tutto

Dal 2015 arriva il nuovo digitale terrestre

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a cura della Redazione Scienze&Tecnologia di Italiaglobale.it

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Tra due anni o poco più, ovvero nel 2015, cambierà tutto nel sistema del digitale terrestre. Più canali, alta definizione e forse l’approdo al 3D, ma la novità grande sta nel cambio di decoder o della tv. Nel decreto fiscale è stato fissato un limite temporale, nonostante i due sistemi vecchio e nuovo siano destinati a convivere a lungo: dal 1 gennaio 2015 ogni tv dovrà avere in dotazione il nuovo decoder standard DVB-T2. E dal 1 luglio 2015 non più in vendita tv con il vecchio sistema. Iniziamo quindi a verificare se il nostro tv consente l’aggiornamento al nuovo standard oppure se occorrerà acquistarne uno nuovo. Nemmeno il tempo di capire, per molti, come funziona il digitale che abbiamo ora, che già si parla di cambiare: una svolta verso il futuro che promette però grandissimi risultati in termini tecnologici e di fruizione della grande offerta tematica digitale.

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Umberto_AP dice:

Pubblicato il 22-04-2012 alle 09:48

Fuori di testa, si è completamente fuori di testa a proporre o meglio imporre agli italiani il cambio del decoder, se il vecchio non sarà più buono.
E non si venga poi a dire: hai voluto spendere poco e il decoder non è aggiornabile, vuoi l’alta definizione, bla, bla, bla . Con le persone che con lo stipendio non arrivano a fine mese sai cosa importano tutte queste cacchiate! O forse si pensa che per il 2015 si sarà fuori dalla crisi, quindi gli italiani ricominceranno a spendere, stavolta butto veramente il televisore dalla finestra e non pago più il canone. P.S. SI vogliono portare gli italiani all’esasperazione, per non dire un altro termine.

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