Archivio | aprile 23, 2012

FATE GIRARE IN RETE! – E’ tempo di raccogliere il grano. Accompagnando i contadini di Gaza sotto il fuoco israeliano

E’ tempo di raccogliere il grano. Accompagnando i contadini di Gaza sotto il fuoco israeliano

Pubblicato da Rosa Schiano a 20:06

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E’ tempo di raccogliere il grano, i contadini di Gaza si riversano a lavorare nei campi.
I soldati israeliani hanno già iniziato a sparare nelle terre lungo il confine della Striscia di Gaza.  Due feriti nei soli primi due giorni del raccolto.
Renad Salem Qdeeh, 33 anni, stava raccogliendo il grano nella sua terra quando i soldati israeliani hanno iniziato a sparare, verso le 7.30-8.00 del mattino. I contadini sono scappati, Renad ha iniziato a gridare ed è rimasta ferita alla testa quando si trovava a circa 800 metri dal confine. E’stata trasportata in una clinica in Khuza’a e la ferita le è stata saturata con 10 punti. La troviamo distesa sul letto.
“Prima ci hanno tolto 300 metri di terra, ora non possiamo lavorare nemmeno ad 800 metri dal confine, vogliono cacciarci dalle nostre terre”, esordisce sua madre, che non smettere di esprimerci la sua rabbia ed il suo dolore.
“Dobbiamo guardagnare per le nostre famiglie – continua la mamma di Renad – noi aspettiamo questa stagione del raccolto per poter guadagnare. Mia figlia ha 8 bambini, li deve nutrire, non abbiamo altre risorse. Non ci lasciano vivere nelle nostre terre. Noi chiediamo supporto e protezione davanti ai soldati israeliani, per fermarli.
Siamo circondati dai soldati, sparano ovunque. Ieri un ragazzo è rimasto ferito in Khuza’a. Dove sono i diritti umani?”
Renad socchiude gli occhi. E’ circondata dai familiari. Ci viene offerto del succo di frutta. Ogni persona sembra voler intervenire per poter parlare della propria condizione di vita, ogni voce sembra una richiesta di aiuto.
“Domani andrò lì a continuare la mietitura – riprende a parlare la madre di Renad – noi andremo lì comunque a lavorare anche se verremo uccisi.
Quale tipo di sentimento si può provare quando si trova la propria figlia piena di sangue?
I soldati avevano intenzione di ferirla. Dopo che l’hanno fatto se ne sono andati, volevano giusto spararle.
Abbiamo perso la maggior parte delle nostre terre. Ora rischiamo di morire anche ad 800 metri dal confine. Loro vogliono che ce ne andiamo? No, noi moriremo lì.”
I parenti di Renad inoltre credono che i soldati israeliani buttino sostanze chimiche nelle loro terre. A volte ne avvertono l’odore, ma non sanno esattamente di cosa si tratti.
“Gli altri paesi possono aiutarci se vogliono – interviene la sorella di Renad – senza aiuto noi non possiamo lavorare nella nostra terra.
Hanno già preso 300 metri di terra lungo tutto il confine di Gaza, potete immaginate quanta terra abbiano preso, era terra fertile, ora è tutto distrutto.”

La No Go Zone di 300 metri lungo tutto il confine, imposta unitelarmente da Israele, ha inglobato le terre dei contadini palestinesi. Alcuni hanno perso tutto.

Il giorno successivo abbiamo iniziato ad accompagnare i contadini in quello stesso settore di terra.
Il primo giorno i soldati israeliani ci hanno osservato senza sparare. Jeep correvano a grande velocità ed i soldati si sono posizionati sulle torrette che delemitano il confine, altri dietro una piccola collina. E’ da quella collina che sparano più frequentemente.
Due giorni dopo però è andata diversamente. Soldati appostati sulla collina hanno aperto il fuoco nonostante la nostra presenza. Abbiamo gridato loro al megafono di smettere di sparare, ricordando loro che eravamo in terra palestinese. Ho preso la mia fotocamera ed ho girato un video in quel momento:
Il terzo giorno i soldati ci hanno osservato senza sparare. C’era continuamente movimento di carroarmati e jeep correvano a grande velocità. I contadini temono di più le jeep dei carroarmati, temono gli hummer militari più di tutto, quelli sui cui sono posizionate armi da fuoco pronte a sparare.
In questo caso posso dire, un esercito contro dei contadini. Soldati che non esitano a sparare contro uomini inermi intenti a mietere a mano il grano e a trasportarlo con le carrette trainate dagli asini.
Intanto, nel timore generale, caccia F-16 rombavano a bassa quota.
I contadini hanno potuto lavorare e ci hanno ringraziato per la nostra presenza.
Il giorno in cui è stato ferita Renad, anche Hassan Waled Shnano, 27 anni, è rimasto ferito. Ma lui non stava lavorando nei campi. Stava semplicemente camminando per andare a lavoro, in Khuza’a, in un’area a circa 2 chilometri dal confine, un’area non lontana dalla sua abitazione. Lo incontriamo all’European Hospital in Khan Younis. “E’ una zona abitata, una zona sicura. Hanno iniziato a sparare dal mattino presto”, ci dice Hassan. Hassan è coordinatore locale della Ngo Mercy Corps in Khuza’a, e si occupa di progetti educativi per gli studenti. Un proiettile l’ha colpito alla giuntura del femore destro.
Suo padre, che aveva respirato il fosforo bianco durante l’Operazione Militare Piombo Fuso, è morto di cancro . Hassan ha cinque fratelli ed una sorella. E’sposato ed ha due figlie.
Anche uno dei suoi fratelli, nel 2006, è rimasto ferito, a 15 anni, mentre tornava da scuola.
Questa mattina i soldati hanno sparato di nuovo sui contadini intenti a lavorare nei campi in Khuza’a.
Abbiamo accompagnato un gruppo di contadini in una terra vicina a quella dove eravamo andati finora. Nonostante gli spari i contadini hanno continuato a lavorare sentendosi protetti dalla nostra presenza. Ma i soldati hanno sparato anche in quella terra vicina, quella dove lavora anche la famiglia di Renad. Fremevo guardando i soldati sparare. Il mio cuore tremava ad ogni dannato colpo, i miei occhi volevano piangere al pensiero che qualcuno potesse rimanere ferito. Lì i soldati non hanno smesso di sparare fin quando i contadini non sono andati via, impossibilitati a raccogliere il grano sotto gli spari. Ho girato un video questa mattina appena i soldati hanno iniziato a sparare:
Ogni mattina noi torneremo in Khuza’a per accompagnare i contadini, fino a quando il lavoro nei campi non sarà terminato.

I contadini ci ringraziano continuamente. Rispondo loro con un grazie. Io mi sento di ringraziarli. Non immaginano quanto mi senta fortunata a poter stringere le loro mani, a poter guardare i loro occhi che nonostante tutto sorridono, non immaginano quanto mi senta fortunata a poter difendere il loro diritto alla vita.
la madre di Renad
Renad Salem Qdeeh, 33 anni
Hassan Waled Shnano, 27 anni
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Spazio: meteorite colpisce il Nevada, “tremano le case a Reno” / VIDEO / Come a Tunguska?


Pubblicato in data 23/apr/2012 da

Pubblicato in data 22/apr/2012 da

RENO, Nev. — A loud explosion heard across much of Nevada and California on Sunday morning rattled homes and prompted a flood of calls to law enforcement agencies on both sides of the Sierra Nevada, some reporting fireball sightings.

The sound and the light show were likely caused by a meteor that entered Earth’s atmosphere, astronomers said.

Spazio: meteorite colpisce il Nevada, “tremano le case a Reno”

https://i1.wp.com/www.agi.it/uploads/newson/rA/hC/rAhC5vlkGx7kMyYw8q6pIA/thumb250-700_dettaglio2_Meteoriti.jpg

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(AGI) – Washington, 23 apr. – La forte esplosione che si e’ udita in zone di confine tra Nevada e California negli Stati Uniti sarebbe dovuta all’impatto di un meteorite. Lo dichiarano gli astronomi del Fleischmann Planetarium at the University of Nevada a Reno, secondo i quali il meteorite sarebbe atterrato sulla Sierra a sudest della citta’ di Reno alle 8 di mattina locali. L’esplosione avrebbe fatto vibrare finestre e case in varie localita’ del Nevada e della California, e diversi testimoni nei due stati Usa raccontano una palla di fuoco che attraversava il cielo. Non ci sono al momento segnalazioni di terremoti.

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fonte AGI.it

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Tunguska event site

Tunguska event site

E670/0077 Rights Managed

This image is part of the feature Tunguska 100th

Credit: RIA NOVOSTI/SCIENCE PHOTO LIBRARY

Caption: Tunguska event site. Researcher A. Zolotov (left) sampling soil at the site of the Tunguska event. The Tunguska event was a massive explosion that took place at 07:17 on 30 June 1908, in Siberia, Russia. A fireball was observed low in the sky, moving north-west, followed by a series of loud knocking sounds and a shock wave that was felt hundreds of kilometres away. Expeditions to the area found immense damage, with over 3000 square kilometres of forest flattened. It is thought that the explosion was a meteorite or comet breaking up and exploding above the surface – fonte

Nevada: palla di fuoco attraversa il cielo. Come a Tunguska?

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STATI UNITI – Una palla di fuoco ha attraversato i cieli del Nevada e una forte esplosione si è sentita fra lo stesso Stato degli Usa e la California a seguito di quello che potrebbe essere stato il suo impatto con la terra. La notizia la manteniamo ancora al condizionale perché ancora ufficialmente non c’è una versione ufficiale di quanto accaduto. Astronomi e testimoni sembrerebbero confermare l’ipotesi che si sia trattato di un meteorite, ma ovviamente il fenomeno non è passato inosservato agli appassionati di Ufo. Vero è  che nel mese di aprile vi è una concentrazione di una pioggia meteoritica dei Liridi, in coincidenza del passaggio della terra attraverso la coda della Cometa Thatcher. Fatti simili sono accaduti in passato nel mondo anche se spesso rimasti avvolti nel mistero, come il caso  di Tunguska in Siberia dove nel 1908 un asteroide (secondo l’ipotesi più accreditata) provocò una esplosione capace di distruggere milioni di alberi su una superficie di più di 2000 chilometri quadrati ed il cui scoppio fu udito a migliaia di km di distanza. Per l’evento di Tunguska si parlò anche di Ufo, antimateria, buchi neri o altri fenomeni mai dimostrati. Qualcuno ipotizzò anche che l’esplosione fosse stata causata dall’attivazione della Wardenclyffe Tower di Nikola Tesla.

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ARABIA SAUDITA – Bambino di quattro anni spara al padre: Non voleva comprargli la Playstation


Jizan, Saudi Arabia: A dejected four-year-old boy gunned down his father on Monday after the unfortunate had refused to buy him a PlayStation, Saudi media reported – fonte immagine

ARABIA SAUDITA

Bambino di quattro anni spara al padre
Non voleva comprargli la Playstation

Il genitore, dopo la promessa, torna a casa a mani vuote
Il figlio gli ruba la pistola e lo uccide

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MILANO Un bimbo di quattro anni ha ucciso il padre con un colpo di pistola alla testa dopo che questi si era rifiutato di comprargli la Playstation. È accaduto nella provincia di Jizan, nel sud dell’Arabia Saudita, secondo quanto riferisce la stampa saudita che cita fonti interne della polizia locale.

Secondo la versione fornita lunedì dal quotidiano Daily Asharq, il bimbo aveva chiesto al papà di comprargli la Playstation ma il genitore era tornato a casa a mani vuote. Così, mentre il padre si stava cambiando d’abito, il bimbo ha rapidamente afferrato la pistola che l’uomo aveva appoggiato su un ripiano. Senza indugi, il piccolo ha fatto fuoco da distanza ravvicinata, colpendolo a morte.

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fonte

Bahrain, medici picchiati e in catene “La nostra colpa: curare gli oppositori” / VIDEO: مترجم بالعربي Riots and Revolutions My Arab Journey – Bahrain

مترجم بالعربي Riots and Revolutions My Arab Journey – Bahrain

Pubblicato in data 10/mar/2012 da

مترجم: وثائقي قناة “بي بي سي” بعنوان “الشغب والثورات: رحلتي العربية” – الجزء الخاص بالبحرين

تدور احداث البرنامج الوثائقي حول فتاة بريطانيه من اصل أفغانستاني.. لا تعرف اي شيء عن البحرين وأحداثها.. لتكون زيارتها للبحرين اكتشاف ما جرى فيها من ثورة والقصة الكاملة.
كل ما تم تسجيله على الشاشة حقيقي و عفوي كتصوير برامج الواقع تماماً

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Riots and Revolutions: My Arab Journey – Bahrain

At a protest in Bahrain’s capital, Manama, Nel meets Dr Nada Dhaif, who helped to treat injured protesters during the failed uprising at the Pearl Roundabout last year. She tells Nel that, as they tried to cope with hundreds of casualties, the police came into Salmaniya hospital, took control of it and prevented doctors from continuing their work. A month later, she was arrested in her home, and later convicted in a military court of aiding the protesters in their rebellion. She was one of 20 medics who were sentenced to jail terms of 5 to 15 years. The government maintains the doctors were taking over the hospital and using it as a rebel base. They have been granted a retrial in a civilian court which is still in process.

By: @iManamaa

Nel corso di una protesta nella capitale del Bahrain, Manama, Nel incontra il dottor Dhaif Nada, che ha contribuito a curare i manifestanti feriti durante la rivolta non al Roundabout Pearl scorso anno. Dice NeL che, come hanno cercato di far fronte alle centinaia di vittime, la polizia è entrata in ospedale Salmaniya, ha preso il controllo di esso e ha impedito ai medici di continuare il loro lavoro. Un mese dopo, è stata arrestata nella sua casa, e poi condannato in un tribunale militare di aiutare i manifestanti nella loro ribellione. Era uno dei 20 medici che sono stati condannati a pene detentive da 5 a 15 anni. Il governo sostiene che i medici stavano prendendo il controllo in ospedale e utilizzando come base ribelle. Hanno fruito di un nuovo processo in un tribunale civile, che è ancora in corso.


Bahrain, medici picchiati e in catene
“La nostra colpa: curare gli oppositori”

Nel regno del Golfo che ha appena ospitato la controversa tappa del GP di Formula Uno cinquanta dottori hanno subito torture, minacce, intimidazioni, l’isolamento, il licenziamento e mesi di prigione per aver tutelato i diritti dei manifestanti. Parlano le vittime: “Siamo solo professionisti pacifici, il governo ci perseguita”

Bahrain, medici picchiati e in catene "La nostra colpa: curare gli oppositori" Nada Dhaif

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Quando incontri Nada Dhaif non pensi certo a una sovversiva. Ha l’aspetto di un’adolescente e non diresti che ha quasi quarant’anni. I grandi occhi scuri sorridono quando sente che sono italiano. Si è specializzata in odontoiatria in una scuola internazionale della Liguria e per anni è andata con la famiglia in vacanza in Toscana. Mi ritrovo a parlare di cibo e di shopping. Mi chiede se la moda sia più interessante nella capitale o a Milano. Capisce che non sono un esperto, sorride di nuovo. Poi comincia a raccontarmi del carcere, delle torture.

Nada è ormai un’icona della primavera araba del Bahrain. È uno dei cinquanta medici che nel marzo del 2011 hanno prestato soccorso 1 ai manifestanti colpiti dalla polizia e ricoverati al Salmaniya Medical Complex. Quei medici sono stati arrestati, tenuti in prigione per mesi, alcuni torturati e poi condannati per presunta attività sovversiva. Tra le accuse, anche quella di avere fornito armi ai rivoltosi. Per Nada, forse anche l’aggravante di essere la sorella di Lamees Dhaif, una giornalista bahreinita nota per trattare apertamente temi-tabù nelle società del Golfo, come la povertà, la disuguaglianza, la prostituzione e la corruzione. La polizia ha fatto irruzione a casa Dhaif in piena notte, ha bendato e imbavagliato Nada davanti al marito e alle due figlie di sette e otto anni, per portarla poi nel centro di Adliya, dove l’intelligence teneva gli attivisti di piazza della Perla. Lì è stata interrogata per tre ore di seguito la prima volta, tra insulti, minacce di stupro e di morte, schiaffi e percosse. Da allora l’hanno lasciata in isolamento per ventidue giorni, dieci dei quali con le bende agli occhi. È stata la prima donna a essere arrestata e tra le ultime a essere rilasciata, dopo sette settimane di inferno.

Le storie degli altri medici hanno seguito le stesse dinamiche. “Sono venuti a prendermi in ospedale e mi hanno portato in carcere perché avevo curato dei feriti, ma sono stato rilasciato dopo una settimana, quando gli ho detto che stavo facendo la chemioterapia e avevo bisogno di trattamenti urgenti”, racconta Nabeel Tamman, otorino e chirurgo. Anche Fatima Haji, reumatologa, è stata tenuta in cella per settimane, ha subito violenze che non ha esitato a denunciare. Fatima era impiegata all’ospedale pubblico, l’hanno licenziata in tronco. Per lei una condanna in primo grado di cinque anni di carcere, un terzo della pena inflitta a Nada Dhaif.  È una situazione che non permette di lavorare né di uscire dal paese, dunque una forma di violenza più sottile, che mira a emarginare i medici, a eliminarli socialmente. Le loro storie sono raccolte nel sito DoctorsinChains 2, messo su da colleghi medici di varie parti del mondo in segno di solidarietà.

“Il governo ha fatto un grosso sbaglio a prendersela con noi  –  dice Nada  –  perché ha deciso di perseguitare dei semplici professionisti, persone pacifiche, non degli attivisti violenti, ma noi non siamo rimasti in silenzio, non ci siamo fatti intimidire”. Di certo, la brutalità della monarchia Al Khalifa è riuscita a trasformare anche queste persone pacifiche, anche la classe media bahrainita – in buona parte sunnita – in militanti antigovernativi, creando in loro la consapevolezza di quanta poca libertà c’è realmente nel paese. Secondo la Commissione indipendente d’inchiesta voluta dagli Stati Uniti per fare luce sulla repressione delle proteste nella primavera del 2011, ci sono stati arresti ingiustificati, un uso sproporzionato della forza e della tortura. Il bilancio è di 35 morti accertati, di cui tredici vittime per gli scontri con le forze dell’ordine e cinque vittime di tortura imputabili al ministero degli Interni. Decine gli scomparsi e circa duecento gli arrestati dall’agenzia di sicurezza nazionale.

E’ l’altra faccia della piccola isola del Bahrein, polo finanziario del Golfo, un grande centro commerciale a cielo aperto, con grattacieli scintillanti, ristoranti e boutique, laghi artificiali e lunghe autostrade fino all’Arabia Saudita. Qui è stato ospitato, negli ultimi tre giorni, tra polemiche e proteste 3, il Gran premio di Formula Uno. Fuori dalla capitale, Manama, sorgono ogni giorno nuovi cantieri, dove la forza lavoro è costituita quasi interamente – oltre l’ottanta per cento  –  da migranti del sudest asiatico. Eppure queste centinaia di migliaia di persone sono tenute nella totale segregazione, esclusi da ogni possibilità di integrazione con i nativi, così come avviene negli altri sei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. “Non ci sarà uguaglianza e parità di trattamento tra nativi e immigrati fino a che noi stessi non avremo il pieno rispetto dei diritti democratici e le libertà fondamentali” sostiene Khalil Bohazza, giornalista e blogger.

Dunque c’è una generazione di nativi emancipati dai sistemi tribali che si pongono in modo critico nei confronti del governo e che vanno al di là dell’antagonismo tra la maggioranza sciita e la minoranza sunnita al potere. Le proteste della primavera 2011 sono venute da più parti della società civile del Bahrain, dai movimenti studenteschi alle forze politiche di opposizione in cui sciiti e sunniti militano insieme, dai rappresentanti delle classi medie, dei professionisti, fino alle organizzazioni sindacali. Quello che chiedono sono vere riforme politiche e sociali, riforme democratiche, le stesse per cui hanno lottato i giovani tunisini, egiziani e libici.

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di VITTORIO LONGHI

ROMA – Guccini contro i manifesti di Salò “Offesa e tradita la mia ‘Locomotiva’”

25 aprile, manifesti per Salò i neofascisti copiano Guccini

Guccini contro i manifesti di Salò
“Offesa e tradita la mia ‘Locomotiva’”

A Roma affissi poster per il 25 aprile inneggianti alla Repubblica Sociale con una citazione del brano scritto dal cantautore nel 1972: “Spesso la destra si appropria indebitamente delle mie canzoni, ma stavolta è troppo: i partigiani lottarono per la libertà, i fascisti stavano con i nazisti”

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di CARLO MORETTI

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25 aprile, manifesti per Salò i neofascisti copiano Guccini
Fotogallery

“Mi sento tirato verso una direzione che mai avrei voluto. Non solo la mia canzone La locomotiva non è stata compresa, direi che è stata davvero maltrattata”. Francesco Guccini risponde così alla provocazione dei manifesti inneggianti alla Repubblica di Salò esposti nelle strade di Roma in vista della ricorrenza del 25 aprile, alcuni piazzati addirittura sugli spazi pubblicitari ufficiali del Comune di Roma. Rispondendo al telefono dalla sua casa di Pàvana, il cantautore modenese dice di non gradire affatto il riferimento alla canzone che scrisse nel 1972, una citazione contenuta nello slogan del manifesto fascista che recita: “25 aprile 1945-25 aprile 2012. Gli eroi son tutti giovani e belli. Ai ragazzi di Salò”.

Guccini, cosa pensa di questa inedita interpretazione della sua Locomotiva?
“La canzone è chiarissima, e quella frase aveva un’intenzione abbastanza ironica, da non prendersi in maniera letterale, un’intenzione che evidentemente non è stata compresa o che non s’è voluta comprendere: avrei infatti anche potuto scrivere “gli eroi son sempre giovani e forti”, per dare un tono più distaccato alla materia. Non è comunque la prima volta che personaggi di destra prendono mie canzoni come materia loro, e d’altra parte non ci si può fare niente: le canzoni sono là e la gente le prende a suo uso e consumo. Questa volta, però, davvero non mi piace”.

VIDEO Guccini canta La locomotiva 1

Cosa rappresenta per lei il 25 aprile?
“E’ una data altamente simbolica perché indica l’inizio della nostra Repubblica, la libertà conquistata dopo 20 anni di fascismo e di violenze. E’ anche una festa piena di significati concreti, che ricorda le lotte partigiane, le sofferenze di tanta gente e anche il ricordo di quanti hanno dato la vita per raggiungere la libertà. Per questo è giusto ancora chiamarla Festa della liberazione. Vede, io sono contrario a certi recenti revisionismi, a chi boicotta il 25 aprile anche tra chi si è trovato a rappresentare le istituzioni repubblicane nel nostro recente passato. La Resistenza è una cosa importante e va rispettata come tale. Tra l’altro una delle ultime canzoni che ho scritto parla della lotta partigiana, si intitola Su in collina, ci sono personaggi con i loro nomi di battaglia, Pedro, Cassio, il Brutto. Ho sentito la necessità di scriverla anche per reazione a questo periodo di revisionismo in cui qualcuno cerca di equiparare i combattenti della Repubblica di Salò ai partigiani. Lasciamo stare, lasciatemi stare la Resistenza”.

Cos’è stata la Repubblica di Salò?
“Tra quelli di Salò ci sarà stata anche gente in buona fede, ma sicuramente stava dalla parte sbagliata: nella Resistenza c’è chi ci ha lottato per la libertà a costo della vita, dall’altra parte si parteggiava con i nazisti e con la tortura. Salò è stato il colpo di coda disperato del regime fascista, di chi aveva ormai l’acqua alla gola e sapeva di averla”.

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Benzina, biglietti aerei, rifiuti: la carica delle cento micro-tasse / Corte dei Conti ‘boccia’ le misure fiscali


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Benzina, biglietti aerei, rifiuti
la carica delle cento micro-tasse

Dalla Tarsu alle accise, ecco i veri conti del fisco
Caro-energia, scattati gli aumenti su gas ed elettricità

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di Gabriele Dossena

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La compilazione di un 730La compilazione di un 730

Di decreto in decreto è partita alla grande la carica delle «micro-tasse». In alcuni casi si tratta di interventi di modesta portata, talvolta passati sottotraccia e quasi in sordina, senza il clamore di proteste e ribellioni di massa. Ma a sommare i provvedimenti già entrati in vigore con quelli che scatteranno nei prossimi mesi, si scopre che le dimensioni e gli effetti di questo «prelievo secondario» sono tutt’altro che irrilevanti: è di poco inferiore ai 2.500 euro la stangata che colpisce ogni famiglia italiana. E con beneficio d’inventario, dal momento che nei prossimi mesi questa cifra è destinata a crescere ancora: o con l’aggiunta di nuovi balzelli o con nuovi aumenti di quelli già esistenti.

Dalla nuova tassa sulla casa, l’Imu, alle bollette di acqua, luce, gas, acqua e raccolta rifiuti, passando per il caro-carburanti e le nuove imposte provinciali sull’auto, con l’aggiunta del preannunciato aumento dell’Iva che da ottobre passerà dal 21 al 23%, questo è lo scenario che ci aspetta. Federconsumatori e Adusbef hanno messo in fila cifre e percentuali, sulla base dei dati finora disponibili. E al netto di nuove sorprese le due associazioni ipotizzano un aumento medio, per ogni nucleo famigliare di 1.334 euro su prezzi e tariffe e di altri 1.133 euro per imposte vere e proprie, tra cui l’Imu, la nuova Iva al 23% e le addizionali regionali e comunali.

Il caro-energia
Dall’inizio di questo mese sono già scattati i nuovi aumenti delle bollette di luce (+5,8%) e gas (+1,8%), rincari che sono stati stabiliti dall’Autorità per l’energia. E per l’elettricità, così come li ha motivati la stessa Authority, sono dovuti in particolare all’impennata delle quotazioni internazionali del petrolio, aumentate dell’8,5% solo nell’ultimo trimestre, combinata con la svalutazione dell’euro sul dollaro, che per il nostro Paese determina un ulteriore aumento del costo del barile. In soldoni, ogni famiglia pagherà la fattura del gas 22 euro in più e 27 euro in più quella della luce. Ma non è finita. Per maggio è già stato preannunciato per l’elettricità un ulteriore aumento di circa il 4%. Così, tra gas e luce, il rincaro totale potrebbe arrivare ai 70 euro a famiglia. Secondo le proiezioni fatte dall’Authority, la bolletta energetica per una famiglia che ha un consumo annuo di 2.700 kWh e 1.400 metri cubi di gas (per una fornitura di riscaldamento individuale, acqua calda e cucina), sarà quest’anno di poco inferiore ai 500 euro di luce e circa 1.230 euro di gas: quasi 220 euro in più rispetto a un anno fa.
Sul fronte dei carburanti, il prelievo del fisco è già cresciuto quasi del 20% nel corso del primo trimestre. Negli ultimi aumenti delle accise (la componente fiscale pesa per il 55% sul prezzo finale di ogni litro di benzina e per il 52% sul gasolio), hanno avuto un ruolo determinante, oltre al maxi-intervento previsto dal decreto salva Italia, anche le addizionali regionali. Che, tanto per citare un esempio, nei distributori delle Marche hanno fatto lievitare fino a 5 centesimi e mezzo il prezzo di un litro di verde. E adesso si torna a parlare dell’ipotesi di introdurre nuove addizionali per finanziare gli interventi della Protezione civile in caso di calamità naturali.

Le ultime arrivate
Tasse di imbarco (sugli aerei) e di sbarco (nelle isole minori) sono le ultime novità in fatto di micro-balzelli. Con i viaggi aerei si contribuirà a finanziare, in parte, la riforma del lavoro: è stata infatti introdotta l’addizionale comunale sui diritti di imbarco sugli aerei, che dal primo luglio 2013 aumenterà di 2 euro il biglietto per ogni passeggero. I Comuni delle isole minori avranno invece mano libera nell’istituire un’imposta di sbarco fino a 1 euro e mezzo (che dovrebbe essere alternativa alla tassa di soggiorno). Un provvedimento, è spiegato nell’emendamento al decreto fiscale approvato in Commissione alla Camera, che servirà a finanziare «interventi in materia di turismo, beni ambientali e culturali, e servizi pubblici locali».
Ma non finisce qui. All’orizzonte si profila il ritorno dell’«imposta di scopo»: una tassa a suo tempo definita nel decreto sul federalismo municipale per consentire ai Comuni di finanziare strade, parcheggi e nuove opere pubbliche.

Gabriele Dossena

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Corte dei Conti ‘boccia’ le misure fiscali
“Pressione fuori linea, effetti recessivi”

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Il presidente Luigi Giampaolino, in un’audizione alla Camera, mette in guardia sui pericoli di un corto circuito rigore-crescita a seguito del Def 2012-2015 varato dal Governo Monti.

“L’urgenza del riequilibrio dei conti si è tradotta inevitabilmente nel ricorso al prelievo fiscale, forzando una pressione già fuori linea nel confronto europeo e generando le condizioni per ulteriori effetti recessivi”. Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, in un’audizione alla Camera.

“Il pericolo di un corto circuito rigore-crescita non è dissipato nell’impianto del Def 2012-2015”, ha affermato Giampaolino, spiegando che “la ristrettezza dei margini temporali complica la realizzabilità di una strategia di politica economica”.

Il presidente della Corte dei Conti ha precisato che la componente fiscale degli interventi correttivi prevista dal Def “è altissima” e sarà superiore al 45% nel triennio 2012-2014. La componente fiscale delle correzioni sarà dell’82% nel 2012, del 70% nel 2013 e oltre il 65% nel 2014. “La pressione fiscale – ha concluso – salirà dal 42,5% del 2011 ad oltre il 45% per l’intero triennio successivo”.

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LAVORO – La protesta di 6 operai nel cratere del Vesuvio, per una vertenza che si trascina dal 2008

Lavoro, la protesta di 6 operai nel cratere del Vesuvio

Ex dipendenti della cooperativa che porta lo stesso nome del vulcano, si sono calati all’alba con delle corde

Lavoro, la protesta di 6 operai  nel cratere del Vesuvio

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Sei lavoratori della ex cooperativa ‘Vesuvio, Natura e Lavoro’ stanno protestando all’interno del cratere del Vesuvio. Sul posto è presente la polizia. All’alba i sei si sono calati con delle corde nel cratere dove hanno allestito un riparo di fortuna.

“Resteranno lì fino a quando la Regione Campania non darà una risposta o un segnale”, informa il sindacalista Cisl, Ciro Fusco presente sul posto.

Sul luogo della protesta sono intervenuti i vigili del fuoco di Napoli, con due automezzi e una squadra di una decina di unità. Al momento sono impegnati in un presidio di sicurezza (i lavoratori calatisi nel cratere potrebbero essere investiti da smottamenti di materiale franoso) ma sono pronti anche a intervenire per aiutare i manifestanti nella risalita, che è ben più ardua della discesa.

Un altro gruppo di circa venti ex lavoratori è fermo a quota mille ai cancelli della biglietteria per il sentiero del Gran Cono. I lavoratori, per i quali è scaduta la mobilità in deroga, anche nei giorni scorsi hanno chiesto un incontro in Regione Campania insieme ai vertici dell’Ente Parco Nazionale Vesuvio pertrovare una soluzione alla vertenza che si trascina dal 2008.

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