Archivio | aprile 27, 2012

Quei canili come lager, l’Europa si mobilita: già raccolte centinaia di migliaia di firme


La cruda realtà delle Perreras finora è stata tenuta ben nascosta, ma grazie alla tenacia e alle continue lotte degli animalisti questo scempio è venuto alla luce. I cani, in Spagna, che entrano nelle Perreras hanno dai 7 ai 10 giorni per non venire ammazzati senza pietà: un lasso di tempo improponibile per giungere ad un’adozione – fonte

L’Oipa a Bruxelles sollecita la Commissione europea. «Ma il percorso è ancora lungo»

Quei canili come lager, l’Europa si mobilita

Quella dei cittadini ha già raccolto centinaia di migliaia di firme per dire stop alle perreras. Ma la Ue tentenna

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di Alessandro Sala

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MILANO – Avete presente il senso di tristezza e di impotenza che vi prende visitando uno dei tanti canili italiani gestiti da associazioni animaliste, gruppi di volontari, Asl o consorzi comunali? Per quanto si possa provare a trovare consolazione nel fatto che i trovatelli presenti in questi rifugi abbiano un tetto sotto cui ripararsi dalle intemperie, non soffrano la fame, siano controllati dai veterinari e accuditi con professionalità e quasi sempre anche con amore non ci si riesce mai a togliere dalla testa l’idea di quanto possa comunque essere triste per loro trascorrere una parte della propria esistenza – che in alcun casi significa mesi o addirittura anni – dietro alle sbarre di una gabbia. Eppure è davvero nulla rispetto alla realtà delle perreras, i canili municipali spagnoli, che sono veri e propri bracci della morte, dove cani e gatti vengono sipati in condizioni precarie in attesa di adozione o, molto più spesso, di esecuzione. Il tempo per trovare una famiglia disposta ad accoglierli è infatti brevissimo, una decina di giorni o poco più. Dopo di che la legge consente di eliminare il problema alla fonte, ovvero sopprimendo gli animali.

LA MOBILITAZIONE DEI CITTADINIContro questa pratica è in atto da anni una forte mobilitazione popolare in tutta Europa, dove generalmente le politiche di gestione del randagismo, salvo alcuni casi – vedi gli stermini di massa dei cani di strada praticati in Romania -, sono più rispettose del benessere degli animali. E l’Italia è uno dei Paesi in prima fila in questa campagna. Nei giorni scorsi è stata l’Oipa a farsi carico del problema, incontrando a Bruxelles il rappresentante del commissario europeo John Dalli, per chiedere azioni concrete per la tutela di cani e gatti randagi in tutta l’area comunitaria. Il presidente dell’associazione Massimo Pradella e l’eurodeputato Andrea Zanoni non erano però soli: idealmente, con loro, c’erano anche 112.683 cittadini che hanno firmato una petizione chiedendo l’immediato stop delle esecuzioni nei canili spagnoli. Esecuzioni che avvengono spesso con metodi barbari, dal soffocamento in vere e proprie camere a gas al ricorso a percosse o a farmaci che agiscono sul sistema nervoso. E che, in alcuni casi denunciati dagli animalisti che hanno potuto assistervi o raccogliere testimonianze, hanno sfiorato il pulp, con animali cremati ancora vivi o solo semicoscienti.

MA LA UE TENTENNAI membri dello staff di Dalli hanno spiegato di essere a conoscenza del problema e di ricevere molte pressioni da cittadini e politici delle varie nazioni. Ma al tempo stesso hanno dovuto ammettere che la Ue ha ancora le mani legate, perché per quanto il Trattato di Lisbona accenda i riflettori sull’esigenza di tutelare gli animali in quanto esseri senzienti, non ci sono ancora leggi applicative che vadano oltre il principio generale e che consentano di intervenire sulle legislazioni nazionali. Tuttavia è stato ribadito l’impegno a fare fonte al più presto a questa lacuna. La petizione italiana è stata affiancata da altre tre presentate da gruppi tedeschi, finlandesi e spagnoli. «E’ necessario continuare a fare pressione affinché lo sdegno dei cittadini europei venga ascoltato – ha commentato Massimo Pradella -. Azioni vergognose e indegne di una società civile, come il trattamento riservato ai randagi in Spagna e Romania, devono essere portate sul tavolo di chi ha il potere di porvi fine».

I VIAGGI DELLA SPERANZANel frattempo però c’è chi non resta alla finestra. Diverse associazioni italiane si prendono in carico i cani delle perreras e li portano in Italia per farli adottare. Veri e propri viaggi della speranza, che spesso hanno un epilogo a lieto fine. Ma il lavoro è immane, perché per quanti animali si possano portare nel nostro Paese, dove peraltro sono già molti i trovatelli in attesa di adozione, sono tanti quelli che ogni giorno dovrebbero essere riscattati. Va da sè che quelli che riescono a salvarsi siano solo una minoranza, piccole gocce in mezzo ad un mare di abbandono, di violenze e sopraffazione. Per questo motivo è indispensabile un’azione di tipo istituzionale. «L’intervento dell’Ue nei confronti degli Stati membri che quotidianamente sopprimono migliaia di randagi – dice ancora Pradella – dovrebbe essere tempestivo, perché nei prossimi due anni verranno uccisi e maltrattati ancora moltissimi animali. Tuttavia accogliamo positivamente l’apertura della Commissione Europea e ci auguriamo che ora dia effettivamente seguito alle pressanti richieste dei cittadini».

Alessandro Sala
twitter@alsfiles

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Novecento firme false, indagato il Presidente della Provincia di Milano Podestà (PDL)


25 aprile, a Milano, in Piazza Duomo, contestazioni e fischi contro il presidente della Provincia, Guido Podestà (Pdl) – fonte

Il presidente della provincia all’epoca era coordinatore regionale lombardo del Pdl

Novecento firme false, indagato Podestà

Accusato di falso ideologico: avrebbe dato ordine di truccare le liste del Pdl alle Regionali del 2010

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Guido Podestà (Fotogramma)Guido Podestà (Fotogramma)

MILANO – Il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà, in qualità all’epoca di coordinatore regionale lombardo del Pdl, sarebbe stato il promotore della presunta falsificazione delle firme a sostegno della lista di Roberto Formigoni e di quella provinciale del Pdl per le Regionali del 2010. È quanto emerge dall’avviso di chiusura delle indagini. Podestà è accusato di falso ideologico per aver, secondo l’accusa, indicato ad alcuni rappresentanti del partito di falsificare oltre 900 firme.

CLOTILDE STRADA – Da quanto si è saputo, a «tirare in ballo» Podestà sarebbe stata Clotilde Strada, che era all’epoca responsabile della raccolta firme del partito e che è stata anche collaboratrice della consigliera regionale Nicole Minetti. Strada, indagata assieme ad altre persone tra cui alcuni consiglieri provinciali e comunali locali del Pdl nel filone principale delle indagini chiuso nei mesi scorsi, ha raccontato davanti agli inquirenti che sarebbe stato Podestà, quando stava per scadere il termine della presentazione delle liste e non si era raggiunta la quota sufficiente delle firme, ad indicare di falsificare le firme a sostegno del listino di Formigoni e del Pdl. Podestà è accusato di falso ideologico pluriaggravato (perché sono più di 5 le altre persone indagate e perché sarebbe stato il promotore) e continuato, poiché le presunte firme false sono 926. Le firme, stando alle indagini, sono state riconosciute come false dalle persone il cui nome risultava posto a sostegno della lista, ma che hanno detto agli inquirenti di non aver mai firmato. La chiusura dell’inchiesta a carico di Podestà è uno stralcio di quella principale e deriva dagli interrogatori di Clotilde Strada e da alcuni riscontri negli atti da parte degli inquirenti.

«SONO SERENO» – Podestà sul suo sito si difende: «Ribadisco la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati (…). Ripeto che la gestione esecutiva e gli adempimenti amministrativi della presentazione delle liste non era di mia diretta competenza, in quanto sempre stata, in ogni tornata elettorale, di responsabilità di un apposito ufficio del partito». «Quanto attinente agli atti non ha nulla a che fare con l’attività istituzionale e di amministrazione della Provincia, pertanto, sono assolutamente sereno e convinto che i dovuti chiarimenti saranno presto forniti e mantengo la mia fiducia nell’opera della magistratura».

I radicali con il «polpo-Rob» (Tam Tam)I radicali con il «polpo-Rob» (Tam Tam)

IL CASO «FIRMIGONI» – Le indagini principali, sempre per falso ideologico e coordinate dal procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, erano state chiuse lo scorso ottobre a carico di 15 persone, tra cui 4 consiglieri provinciali milanesi del Pdl e Clotilde Strada. Nel corso delle indagini sono state sentite più di mille persone e 926 hanno detto agli inquirenti che le firme non erano le loro, firme definite quindi dalla Procura «apocrife». In particolare, le indagini avrebbero accertato la falsità di 618 firme presentate per la lista «Per la Lombardia» di Formigoni (a sostegno del listino ne vennero presentate circa 3800 in totale e la quota necessaria per legge è di 3500) e di 308 firme per la lista della circoscrizione provinciale milanese del Pdl. Tra gli indagati nel filone chiuso ad ottobre ci sono i consiglieri provinciali Massimo Turci, Barbara Calzavara, Nicolò Mardegan e Marco Martino. Tra gli indagati anche il consigliere provinciale di Varese del Pdl Franco Binaghi, il sindaco di Magenta (Milano) Luca del Gobbo, il consigliere provinciale di Pavia Gianluigi Secchi e quello provinciale di Monza Massimo Vergani. L’inchiesta era nata a seguito di un esposto in Procura dei Radicali che, dopo aver dato «battaglia» al governatore (da loro soprannominato «Firmigoni») nei tribunali amministrativi per chiedere l’annullamento delle elezioni si erano presentati con tre scatoloni con dentro oltre 500 firme da loro ritenute false. Nel corso delle indagini principali Podestà era anche stato sentito come teste.

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CRISI – Standard&Poor’s declassa la Spagna. Disoccupazione record: 24,44%


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Il giudizio dell’agenzia di rating sull’affidabilità nel ripagare i creditori

Standard&Poor’s declassa la Spagna
Disoccupazione record: 24,44%

Nuova doccia fredda per Madrid: in marzo 5 milioni e 700mila senza lavoro. È il dato più alto dal ’96

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MILANO – Nuova doccia fredda per la Spagna dopo il downgrade da parte di Standard & Poor’s: il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 24,44% nel mese di marzo, il massimo dal 1996, l’anno in cui sono cominciate le serie statistiche. Il numero di spagnoli senza lavoro è salito a quota 5 milioni e 639mila.

IL DECLASSAMENTO Giovedì Standard&Poor’s aveva abbassato il rating a lungo termine sul credito sovrano della Spagna, che così è passato da A a BBB+. Inoltre, ha abbassato il rating a breve termine da A1 a A2. La previsione (outlook) sul rating a lungo termine è negativa. L’abbassamento, ha spiegato l’agenzia, riflette i timori di un aumento dei rischi della posizione finanziaria della Spagna, dovuto in particolare al «deterioramento della traiettoria del deficit di bilancio per il periodo 2011-2015 in contrasto con le precedenti previsioni» e alla «probabilità che il governo debba fornire un nuovo sostegno finanziario al settore bancario».

BANCHE IN DIFFICOLTÀ – L’agenzia intenazionale «teme che le finanze pubbliche spagnole si deterioreranno più gravemente di quanto ci si aspettasse in precedenza per effetto della contrazione dell’economia e delle difficoltà del sistema bancario».

LA REPLICA SPAGNOLA – Una portavoce del ministero dell’Economia spagnolo ha commentato la misura adottata da S&P affermando che non tiene conto dell’impatto delle riforme annunciate dal governo.

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L’Istat: «In Italia siamo 59,5 milioni». Triplicate le famiglie che vivono nelle baracche


Sgombero dei baraccati della pineta di Castelfusano, Roma, febbraio 2012 – fonte

L’Istat: «In Italia siamo 59,5 milioni»

In dieci anni, 2,5 milioni in più (+4,3%). Ma a crescere sono gli stranieri. Triplicate le famiglie che vivono nelle baracche

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(Fotogramma)(Fotogramma)

MILANOI residenti in Italia sono 59.464.644. Lo afferma l’Istat che ha presentato i risultati provvisori del 15simo censimento che ha fissato la foto del paese al 9 ottobre 2011. Rispetto al 2001 un incremento di 2.468.900 residenti (+4,3%), dovuto soprattutto alla forte crescita degli stranieri residenti nel Paese, il cui numero è triplicato rispetto al 2001 a fronte di una inequivocabile staticità demografica della popolazione di cittadinanza italiana (aumentata di sole 34mila unità rispetto al 2001). 63,4 persone su 1000 sono stranieri. Aumenta anche il numero delle famiglie, da 21.810.676 a 24.512.012; diminuisce invece il numero medio di componenti, che passa da 2,6 a 2,4. Il dato più allarmante è la crescita esponenziale di famiglie che abitano in roulotte o baracche: più di 70mila.

DONNE – Nel dettaglio, si legge che in Italia risiedono 28.750.942 maschi e 30.713.702 femmine. Con una differenza di 1.962.760 individui; ci sono in media 52 donne ogni 100 abitanti. Il 46% dei cittadini censiti vive al Nord, il 19% al centro e il 35% al sud e nelle isole. Il 70% degli 8.092 comuni ha una popolazione inferiore a 5 mila abitanti; in questi comuni dimora abitualmente il 17% della popolazione, mentre il 23% vive nei 45 comuni con più di 100 mila abitanti.

NELLE BARACCHE – Sono 71.101 le famiglie residenti in Italia che hanno dichiarato di abitare in baracche, roulotte, tende o abitazioni simili. L’Istituto nazionale di statistica sottolinea che «nel 2011 c’è stato un aumento vertiginoso, a fronte delle 23.336 famiglie del 2001».

I COMUNI – Con i suoi 2.612.068 residenti, Roma risulta il comune più popoloso. Il più piccolo per popolazione si conferma Pedesina, piccolo paesino in provincia di Sondrio, con 30 abitanti. Secondo i dati, l’Italia si conferma anche un Paese di piccoli comuni: ben sette su dieci hanno infatti meno di 5.000 abitanti. Il 46% della popolazione vive al Nord.

NELLA STORIA – Dal primo censimento del 1861 al più recente, la popolazione residente in Italia è quasi triplicata, passando da 22 milioni a circa 59,5 milioni. Negli ultimi 10 anni, la popolazione è cresciuta soprattutto al centro-nord dove oltre il 70% dei comuni ha registrato un incremento demografico; all’opposto il numero dei residenti è sceso in oltre il 60% dei comuni al sud e nelle isole. Il 44% dei questionari dell’Istat è stato consegnato agli uffici comunali, il 22,6% agli uffici postali e il 33,4% (8,2 milioni) via Internet. A compilare il questionario sul web sono state in misura relativamente maggiore le famiglie che vivono nei comuni fino a 5 mila abitanti (37%) e al sud (40%). L’Istat prevede che entro il 31 dicembre prossimo sarà pubblicata la popolazione legale di ciascun comune distinta per sesso, anno di nascita e cittadinanza italiana o straniera. Tutti gli altri dati tra marzo e maggio 2014. (fonte: Ansa)

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VILLASANTA, BRIANZA – Il parroco: “Cari fedeli, non pagate le tasse decise dal governo Monti”


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Il parroco: “Cari fedeli, non pagate le tasse decise dal governo Monti”

L’editoriale del sacerdote brianzolo don Ferdinando Mazzoleni nel bollettino parrocchiale
“L’esecutivo colpisce i deboli e lascia i grandi patrimoni. Si rischia una rivoluzione sociale”

 

Il parroco: "Cari fedeli, non pagate le tasse decise dal governo Monti" Don Ferdinando Mazzoleni, parroco a Villasanta

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di GABRIELE CEREDA

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Don Ferdinando Mazzoleni, da 26 anni parroco di Villasanta, in Brianza, nel suo editoriale sulla prima pagina del bollettino parrocchiale scrive che le tasse introdotte da questo governo non andrebbero pagate. «Mi chiedo se posso tranquillamente dire in questa situazione — spiega — se è obbligatorio pagare le tasse. Che lo sia è certo, ma sempre? Tutte? È difficile dire quando siano giuste, ma sono di certo ingiuste quando solo alcuni vengono controllati e costretti a farlo, mentre altri se la spassano beatamente».

Cos’ha di sbagliato questa tassazione?
«Colpisce i più deboli e lascia intatti i patrimoni dei benestanti. C’è un’ingiustizia sociale spaventosa».

Come si mettono a posto le cose?
«Intanto che la smettano di prenderci in giro. Ci dicono che il peggio è passato, che l’Italia è salva, ma la realtà è fatta di gente normale che non arriva alla fine del mese. Di famiglie con l’acqua alla gola a cui si chiedono sempre più sacrifici, tasse su tasse. L’Imu, la Tarsu, la benzina che aumenta un giorno sì e quello dopo pure. Devo continuare?».

Cosa dovrebbe fare il governo per uscire da questa situazione?
«Avessero messo al posto di Mario Monti un ragioniere avrebbe fatto meglio. E poi mi devono spiegare come mai i politici non hanno rinunciato ai loro privilegi. La gente è arrabbiata».

Qual è il pericolo?
«È dietro l’angolo e si chiama rivoluzione sociale».

Sembra non ci sia proprio modo di uscirne.
«C’è, ma ci vuole coraggio. Per adesso ci stanno solo svuotando le tasche. Il nostro Paese è sulla porta di una pericolosa involuzione. O si abbattono i privilegi e con quei soldi si fa ripartire l’economia o rischiamo di andare a gambe all’aria».

Non sembra avere molta fiducia in questo esecutivo.
«Lei ne avrebbe in un uomo che viene dal mondo bancario e decide di esentare le banche dal pagamento dell’Imu?».

Il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, dice che le tasse vanno pagate.
«Faccia un giro tra quelli che non riescono a mettere insieme il pranzo e la cena, poi ne riparliamo».

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