Archivio | aprile 28, 2012

Processo Mastrogiovanni: Che la pietà non vi sia di vergogna / Franco Mastrogiovanni – Una morte misteriosa – Video estratto Mi manda RaiTre

Franco Mastrogiovanni – Una morte misteriosa – Video estratto Mi manda RaiTre

Caricato da in data 13/apr/2010

Un uomo viene ricoverato il 31 luglio 2009 allospedale di Vallo della Lucania in seguito a una richiesta di trattamento sanitario obbligatorio. Entra con le sue gambe, viene legato a un letto e muore dopo quattro giorni. La procura rinvia a giudizio medici e infermieri del reparto.

Processo Mastrogiovanni
Che la pietà non vi sia di vergogna

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“Amare è un diritto umano” recita un recente slogan inviato, via email, a migliaia di sostenitori, da Amnesty International. Amore, rispetto dei diritti e della dignità dell’uomo e del malato ma, soprattutto, rispetto della verità è il messaggio che noi lanciamo ai consulenti degli imputati dopo aver ascoltato le loro dichiarazioni nell’udienza del 14 febbraio 2012. Su cinque consulenti della difesa si sono presentati in aula solo in tre: la d.ssa Margherita Neri (ricercatrice presso l’Università di Foggia), il dott. Guido Lanzara (assistente presso l’Università Tor Vergata di Roma) e il dott. Enrico Mainenti, medico legale e direttore dell’ASL di Salerno. Prima dell’esame dei consulenti della difesa, il legale di parte civile, avvocatessa Caterina Mastrogiovanni, in riferimento alla precedente udienza, ha chiesto alla Presidente Garzo di acquisire agli atti un documento dal quale risulta che la d.ssa M. L. D. M. (medico che confermò la proposta di trattamento sanitario obbligatorio a carico di Francesco e per questo indagata) non sarebbe in possesso della specializzazione in psichiatria, bensì di quella in medicina dello sport.

Francesco Mastrogiovanni

Pubblicare il video dell’orrore

La deposizione dei medici legali Lanzara e Neri inizia contestando il termine di “contenzione fisica” usato dal dott. Maiese (consulente, insieme ad Ortano del PM). Per loro si tratta di una semplice e innocua contenzione meccanica. La loro affermazione provoca una lunga contestazione da parte della Presidente, dr.ssa Elisabetta Garzo. Nonostante la reazione del giudice i consulenti della difesa continuano, imperterriti, affermando che la contenzione praticata consentiva addirittura a Francesco Mastrogiovanni di potersi muovere, il mantice respiratorio del paziente, a loro avviso, non era bloccato e lo stesso poteva anche sedersi sul letto. Per loro la contenzione non ha affatto determinato la morte e tra la contenzione e la morte non c’è alcun nesso omettendo, naturalmente, di rilevare che Mastrogiovanni era assistito così bene che si sono accorti dell’avvenuto decesso con sei ore di ritardo. I due consulenti medici, per supportare le loro affermazioni, fanno ricorso ad un vecchio e rodato espediente: proiettano solo un frame del “video dell’orrore” sequestrato dai carabinieri su ordine del P.M. Rotondo, nel quale si vede Mastrogiovanni impegnato in uno sforzo disperato mentre cerca, con rabbia e dolore, di slegarsi, di liberarsi delle fasce di contenzione che gli serrano polsi e caviglie. Basta guardare il volto sofferente e gli occhi imploranti aiuto del paziente per capire che vuole liberarsi dai moderni cartigli e non cercare di conquistare una posizione più agevole su quel letto divenuto, per lui, un crocifisso. A seguito dell’utilizzo, in modalità limitata e circostanziale, di parti del video, finalizzato al diniego delle responsabilità e all’istituzione di un vero e proprio “campo dissociativo” il Comitato ha deciso di pubblicare, sulla rete, il video integrale (prova definita evidentissima e incorruttibile) in modo che ogni cittadino possa visionare, senza accomodamenti o censure, l’intero calvario, le torture e le vessazioni subite da Francesco Mastrogiovanni.

Meccanismi di difesa e mancata cognizione delle atrocità

I due consulenti, nel rispondere alle domande dei legali della difesa, hanno affermato di non condividere le conclusioni a cui sono giunti i consulenti del P.M., di non comprendere le cause della morte mancando, a loro parere, la sintomatologia dell’edema polmonare e di non condividere neppure le conclusioni del consulente tecnico dell’ASL prof. Palmieri. Per la d.ssa Neri e il dr. Lanzara gli infermieri non possono prescrivere la contenzione e nemmeno la decontenzione. A loro parere Francesco Mastrogiovanni è stato anche idratato e controllato. Tutto regolare quindi, anche la prassi di non annotare l’adozione della misura della contenzione sulla cartella clinica e gli interventi di controllo operati dagli infermieri. Peccato che nel corso degli interrogatori degli stessi infermieri è invece emerso che, nel reparto, non esisteva “diario infermieristico” e neppure le linee guida per la contenzione. Di fronte ai contenuti delle dichiarazioni improntati al diniego totale la Presidente Garzo mostra loro delle foto del cadavere di Francesco, dal quale risultano i segni provocati della contenzione e chiede se le sanguinanti abrasioni ai polsi siano state curate in quanto, dalle foto scattate poche ore dopo il decesso, non risulta alcuna medicazione. Molto probabilmente questi tecnici non si rendono conto della valenza umana e politica di questo processo. E allora ricordiamo loro che trattasi di un processo unico nella storia della psichiatria, per la gravità dei fatti, che ha riaperto persino il dibattito sulla necessità di proporre la reintroduzione, nel codice penale, del reato di tortura. Non è un processo qualsiasi quello che si svolge a Vallo della Lucania, è un processo a chi vuole distruggere tutto il lavoro di Franco Basaglia, a chi non vuole capire che il TSO è uno strumento di alta tutela della salute del paziente affetto da disagio mentale e non l’anticamera della contenzione, dell’accanimento terapeutico, dei supplizi, della morte.

Non abbiamo visto lo stesso video

L’avvocatessa Caterina Mastrogiovanni, dopo aver ascoltato le risposte dei consulenti Lanzara e Neri, replica esclamando: “Forse non abbiamo visto lo stesso video!”. Il medico legale dr. Enrico Mainenti, consulente dell’infermiere Forino, si è impegnato a sostenere la correttezza e anche l’umanità del suo cliente. Francesco sarebbe stato slegato, addirittura in mancanza di un’autorizzazione medica e afferma che l’infermiere per il quale è consulente è stato zelante e scrupoloso nell’assolvimento dei suoi compiti. Anche a quest’ultimo consulente la Presidente del Tribunale mostra alcune foto del corpo di Franco straziato dalla contenzione.

Nessuna domanda del PM

Stranamente il PM., dr. Martuscelli non ha rivolto nessuna domanda ai consulenti. La prossima udienza è fissata per il 28 febbraio, sempre alle ore 14. Saranno sentiti gli altri consulenti degli imputati.

Angelo Pagliaro

Per info:
Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni
Vincenzo Serra, Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano

Per ulteriori informazioni si può telefonare a:
Vincenzo Serra 0974.2662
Giuseppe Galzerano 0974.62028
Giuseppe Tarallo 0974.964030

www.giustiziaperfranco.it
postmaster@giustiziaperfranco.it

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Altri articoli su Mastrogiovanni reperibili in questo sito

– Il caso Mastrogiovanni: Superficie e profondità di un delitto di Stato

– Ti ricordi di chi è morto e vive dietro a un Muro?

– DIRITTI – Se fossi un cane

– A Vallo della Lucania, nel Salernitano il giallo del maestro «anarchico» morto durante il ricovero coatto / Detenuti Contenuti Legati e Morti: Francesco Mastrogiovanni

– Detenuti Contenuti Legati e Morti: Francesco Mastrogiovanni

Tutti gli articoli sono consultabili qui

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SPECIALE

Francesco Mastrogiovanni – Speciale Uno Tv – parte 1

Caricato da in data 05/ago/2011

Francesco Mastrogiovanni – Speciale Uno Tv – parte 2

Francesco Mastrogiovanni – Speciale Uno Tv – parte 3

Francesco Mastrogiovanni – Speciale Uno Tv – parte 4

CLASS ACTION – “Non è vero che la Nutella è sana”: Una mamma americana piega la Ferrero / VIDEO: Nutella ‘Not A Healthfood’ Lawsuit


New York Daily News 2012-04-26: Bad news for people who thought they’d found their dream diet — Nutella is not a health food. Ferrero, the makers of the creamy chocolate and hazelnut spread, has settled two class-action lawsuits with consumers who sued over the… more »

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“Non è vero che la Nutella è sana”
Una mamma americana piega Ferrero

Il colosso alimentare si accorda con i consumatori Usa che hanno aderito alla class action innescata da una donna californiana: verranno rivisti gli spot che descrivono le qualità nutrizionali della crema. Il gruppo precisa: “L’accordo riguarda solo gli Usa”

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WASHINGTONChe la crema spalmabile italiana più conosciuta al mondo non sia proprio un alimento amico della linea, lo sanno tutti. Ma questa volta la Nutella ha dovuto fare i conti con l’ira di una mamma californiana che è arrivata fino ai tribunali per contestare gli slogan pubblicitari sull’alimentazione “sana e nutriente”, innescando una class action che si annunciava molto pericolosa. E così la Ferrero Usa si è vista costretta a modificare gli spot e a pagare un risarcimento a un numero imprecisato di ricorrenti.

Tutto è nato dalla denuncia presentata nel febbraio scorso da Athena Hohenberg, madre di un bambino di San Diego, che ha accusato la Ferrero di promuovere la Nutella come “un esempio di colazione equilibrata, gustosa e sana”. Al contrario, ha affermato la donna “la Nutella non è né sana, né nutriente, ed è simile a tanti altri dolci e contiene livelli pericolosi di grassi saturi”. Secondo la donna gli spot pubblicitari della Nutella diffusi negli Usa non mettevano in rilievo tutti gli elementi nutrizionali della crema spalmabile, in particolare i grassi.

La Ferrero Usa, che ha raggiunto un accordo con i consumatori, si è impegnata a “modificare alcuni spot pubblicitari sulla Nutella” e a rendere più esplicita la tabella nutrizionale sulla confezione. In un primo momento si era parlato di una multa di 4 dollari per ogni singola confezione di Nutella venduta negli Usa tra il 2008 e il 2012. Secondo alcune stime, ciò avrebbe significato un salasso da 3,05 milioni di dollari. Successivamente, Ferrero ha precisato che il risarcimento riguarda in realtà soltanto i singoli consumatori che hanno aderito alla class action.

Ferrero: “Contenzioso è problema solo americano”. “L’accordo transattivo raggiunto da Ferrero negli Stati Uniti è relativo al solo contenzioso nato dalla pubblicità trasmessa negli Stati Uniti e alla conformità di quest’ultima alle esigenze della legislazione americana”. Così la Ferrero chiarisce la vicenda. Il gruppo di Alba (Cuneo) sottolinea che “non vi è nessun tipo di necessità di correggere da parte dell’azienda i suoi comportamenti commerciali e pubblicitari negli altri paesi, né intervenendo sulla confezione del prodotto, né sul posizionamento di marketing”. L’azienda, poi, ha spiegato che le spese legali di un prolungamento di un contenzioso di questo genere negli Stati Uniti sono generalmente molto più elevate dell’impatto economico di un accordo tra le parti. La Ferrero ha, inoltre, evidenziato che “la cifra globale della quale si è fatta menzione sui media in relazione all’accordo transattivo è ancora aleatoria, perché il rimborso è di pochi dollari per consumatore ricorrente” e “il totale dei consumatori in questione non è ancora definito”. “L’utilizzo di Nutella a prima colazione con pane, latte e frutta nelle quantità suggerite – conclude la Ferrero – rimane un utilizzo raccomandato da numerosi studi scientifici di alta rilevanza internazionale nel quadro di una dieta equilibrata e gustosa, che come dice la pubblicità, fa più buona la vita”.

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fonte articolo

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Nutella ‘Not A Healthfood’ Lawsuit

Pubblicato in data 27/apr/2012 da

Via The Consumerist: “Remember last year, when various media outlets reported that the mother of a four-year-old child was suing the makers of Nutella for advertising it as a health food? Everyone thought that this was hilarious, because hey, lady, fat-laden choco-paste ain’t a health food. It’s time for us all to stop laughing now, because the class-action lawsuit has been settled for about $3 million, $2.5 million of which is going to consumers willing to admit that they can’t read a nutrition label…”.* Ana Kasparian and Ben Mankiewicz break it down on The Young Turks.

*Read more from Laura Northrup: http://consumerist.com/2012/04/theres-actually-a-settlement-in-nutella-health…

Salvaiciclisti: Roma, oltre 10mila bici “invadono” i Fori Imperiali


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Salvaiciclisti: Roma, oltre 10mila bici “invadono” i Fori Imperiali


fonte iopedalo

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(AGI) – Roma, 28 apr. – La Citta’ Eterna invasa dalla biciclette. Lungo i Fori Imperiali solo le due ruote.. Oggi e’ la giornata #Salvaiciclisti, prima manifestazione nazionale di rivendicazione di una maggiore tutela per le due ruote, specie suloe strade urbane. E a Roma sono confluiti in oltre 10mila da tutta Italia per dare un segnale forte di questa richiesta.
Cosi’ oggi pomeriggio le bici, di ogni forma e di ogni colore cosi’ come la fantasia ispirava, hanno ‘invaso’ il cuore antico di Roma. Soddisfazione tra gli organizzatori, come spiega Paolo Bellino, uno di loro. “E’ qualcosa di straordinario, mai accaduta in Italia una cosa simile, e forse saremo anche di piu’ da qui a un paio d’ore. Ormai la strada e’ sempre piu’ un posto feroce. Serve un’attenzione maggiore al non detto, basterebbero buon senso e interventi normativi per evitare le stragi stradali. Stiamo parlando di cittadini che vanno in bici, e non di ciclisti…”.

A dare il via a questo genere di manifestazione sono stati gli inglesi, tanto e’ vero che oggi a Londra si svolge analoga manifestazione, e il movimento si sta estendendo in piu’ Paesi europei dove cresce la consapevolezza e la necessita’ di avere citta’ piu’ sicure anche quando si parla di circolazione stradale. Trattandosi di manifestazione statica, cioe’ raggiunto il puinto di ritrovo si resta li’, e’ stato necessario intervenire sulla mobilita’ del servizio di trasporto pubblico urbano, e dunque diverse linee di bus che attraversano la zona dei Fori Imperiali e di piazza Venezia sono state deviate su altri percorsi. Non si esclude che possa essere chiusa anche la stazione metro Colosseo della linea B qualora la manifestazone si dovesse protrarre oltre le 18,30. Non mancano i primi commenti politici. Di “incredibile successo” parla il segretario romano del Pd, Marco Miccoli. “Se e’ cosi’ tanta la gente di ogni eta’ che chiede piu’ sicurezza per i ciclisti, piu’ piste ciclabili, una citta’ dal trasporto sostenibile, bisogna – aggiunge – che le amministrazioni locali diano in fretta delle risposte. In tutt’Europa ci si sposta normalmente in bici, con la bici si va a scuola, al lavoro e ci si muove con tutta la famiglia. A Roma se lo si fa si rischia la vita. Si deve inoltre sottolineare che il trasporto pubblico locale non e’ attrezzato per garantire il trasporto dei ciclisti con i loro mezzi sul territorio cittadino”.


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E Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi che hanno aderito e sostengono la campagna #Salvaciclisti, dice “Chiediamo subito al Governo un piano straordinario per la mobilita’ ciclistica in Italia. E’ necessario che si apra un tavolo tra il governo nazionale e gli Enti locali per interventi per la sicurezza e i diritti di chi sceglie la bicicletta, un mezzo amico dell’ambiente, per la propria mobilita’”. “Bisogna fermare subito la strage di ciclisti che avviene nel nostro Paese, come dimostra anche l’ultimo drammatico episodio di Napoli dove ha perso la vita un altro ciclista – prosegue il leader ecologista – I dati diffusi dagli organizzatori della manifestazione di Roma parlano di un vero e proprio bollettino di guerra. Per questa ragione e’ necessario che ci sia tolleranza zero per coloro che violano le norme del codice della strada e mettono in pericolo la vita di chi usa la bicicletta per i suoi spostamenti”. Bonelli aggiunge che “la mobilita’ su due ruote e’ un elemento fondamentale per la lotta all’inquinamento nelle aree metropolitane e per lo sviluppo di citta’ piu’ vivibili e sostenibili. La bici rappresenta un mezzo di trasporto ‘razionale’ e funzionale alla salute. Per questa ragione chiediamo agli Enti locali e al governo centrale un impegno impegno immediato ad accogliere le richieste avanzate dai ciclisti urbani, la cui incolumita’ e’ quotidianamente messa a rischio da citta’ organizzate ‘a misura solo di auto'”. Trattandosi di manifestazione statica, cioe’ raggiunto il punto di ritrovo si resta li’, e’ stato necessario intervenire sulla mobilita’ del servizio di trasporto pubblico urbano, e dunque diverse linee di bus che attraversano la zona dei Fori Imperiali e di piazza Venezia sono state deviate su altri percorsi. Non si esclude che possa essere chiusa anche la stazione metro Colosseo della linea B qualora la manifestazione si dovesse protrarre oltre le 18,30. Non mancano i primi commenti politici. Di “incredibile successo” parla il segretario romano del Pd, Marco Miccoli. “Se e’ cosi’ tanta la gente di ogni eta’ che chiede piu’ sicurezza per i ciclisti, piu’ piste ciclabili, una citta’ dal trasporto sostenibile, bisogna – aggiunge – che le amministrazioni locali diano in fretta delle risposte. In tutt’Europa ci si sposta normalmente in bici, con la bici si va a scuola, al lavoro e ci si muove con tutta la famiglia. A Roma se lo si fa si rischia la vita. Si deve inoltre sottolineare che il trasporto pubblico locale non e’ attrezzato per garantire il trasporto dei ciclisti con i loro mezzi sul territorio cittadino”. E Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi che hanno aderito e sostengono la campagna #Salvaciclisti, dice “Chiediamo subito al Governo un piano straordinario per la mobilita’ ciclistica in Italia. E’ necessario che si apra un tavolo tra il governo nazionale e gli Enti locali per interventi per la sicurezza e i diritti di chi sceglie la bicicletta, un mezzo amico dell’ambiente, per la propria mobilita’”.

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LA DENUNCIA – Profughi dal Nord Africa: I Comuni non pagano più


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Profughi dal Nord Africa
I Comuni non pagano più

Il debito ammonta ora a circa 1 milione e 300mila euro. La Rete dei Comuni Solidali 1 scrive al ministro, per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, per denunciare i ritardi nei pagamenti per l’accoglienza. A rischio l’esperienza di Riace e di altri Comuni calabresi. “Si rischia una nuova Rosarno”

Profughi dal Nord Africa  I Comuni non pagano più

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ROMASono mesi che lo Stato non paga i Comuni che accolgono i profughi nordafricani e ora questi rischiano di rimanere senza cibo e senza medicine. Questa è la denuncia contenuta in una lettera che la ReCoSol (Rete dei Comuni Solidali 2) ha indirizzato il 24 aprile al ministro dell’Integrazione Andrea Riccardi. ReCoSol rappresenta più di trecento comuni italiani e tra questi ci sono anche Riace e Acquaformosa, due Comuni calabresi che da anni hanno attivato un progetto per l’accoglienza dei rifugiati politici provenienti dall’Asia e dall’Africa, accoglienza che ha ripopolato borghi altrimenti abbandonati e che ha dato nuova spinta all’economia locale.

Otto i mesi di ritardo. Ma questa economia rinnovata ora rischia di essere compromessa dai ritardi nei pagamenti. Riace, il Comune che ha dato il via ai progetti di seconda accoglienza in una zona difficile come quella della Locride – tanto da suscitare l’interesse di Wim Wenders, che ha ambientato proprio a Riace il suo film “Il volo” – ospita al momento 120 rifugiati e attende da ben otto mesi i fondi dalla Protezione Civile. “Quando abbiamo offerto la nostra disponibilità ad accogliere i profughi abbiamo stipulato un accordo con la Protezione civile regionale che prevedeva un rimborso di 46 euro al giorno per persona” spiega Domenico Lucano, sindaco di Riace. “Anche se ritardi nel trasferimento dei fondi per l’accoglienza sono sempre stati frequenti, una situazione come quella attuale non si è mai verificata. I ritardi stanno mettendo a serio rischio la serena convivenza, fino a creare una grave emergenza di convivenza civile dovuta al rifiuto di continuare a far credito da parte dei fornitori di generi di prima necessità (alimentari, farmacie ecc.)”.

“Prima le cose andavano meglio”. Sia i sindaci che ReCoSol ammettono che quando i fondi erano gestiti dallo Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) le cose andavano meglio. Con l’emergenza Nord Africa la responsabilità è passata nelle mani della Protezione Civile ma nonostante tale emergenza sia stata prorogata per tutto il 2012, le risorse non sono ancora state messe a bilancio dal Consiglio dei ministri. “Attraverso le scelte del governo” scrivono Manoccio e Lucano “si è volutamente cercato di distruggere il sistema “Asilo”, sostituendo le politiche di accoglienza e integrazione che rispondevano ai progetti Sprar a quelli altamente redditizi della protezione civile, vanificando di fatto una politica che in 10 anni aveva garantito politiche di inclusione sociale”. Il debito ammonta ora a circa 1 milione e 300mila euro. Così quella che finora è stata un’interessantissima esperienza di accoglienza e rilancio del territorio, rischia davvero di esplodere.

Il rischio di una nuova Rosarno. Ai ritardi nei pagamenti si aggiungono poi quelli relativi alle convocazioni per esaminare le domande di asilo. Ci sono rifugiati che attendono anche un anno dopo l’arrivo in Italia mentre la legge prevede che l’audizione si debba svolgere in tempi non superiori a tre mesi dalla richiesta d’asilo. Sono 1600 i richiedenti asilo dislocati in varie località della Regione e gli stessi Sindaci, hanno evidenziato come il 70% delle domande vengano respinte senza verificare le esigenze di protezione umanitaria. “In Calabria si rischiano altre Rosarno”: questo l’ammonimento che i Sindaci Lucano e Manoccio hanno scritto in un’altra lettera pubblica. “I dinieghi fanno diventare questi migranti facile preda della criminalità organizzata”.

“Una miscela esplosiva”. “Tutto ciò – aggiungono i primi cittadini – rappresenta una miscela esplosiva, della quale le forze politiche e sociali si stanno completamente disinteressando, lasciando l’onere della gestione solo ed esclusivamente agli enti gestori dei progetti. Non bisogna di certo essere degli esperti in immigrazione per capire che la situazione è a livelli di guardia e che merita attenzione soprattutto dal competente ministro dell’Integrazione che tra l’altro è un ottimo conoscitore di queste tematiche. Non vorremmo da qui a breve riempire le prime pagine nazionali per le rivolte dei migranti, dopo che un governo di pura propaganda leghista, ha distrutto un sistema di accoglienza sostituendolo con una logica di emergenza continua tanto cara all’ex sottosegretario Bertolaso.”

Una legislazione più ampia. Una spiegazione i funzionari responsabili delle domande respinte l’hanno fornita. Sono infatti da considerarsi rifugiati solamente quelli che effettivamente sono fuggiti dalla guerra in Libia e non da altri conflitti africani seppur partiti dai porti libici. La replica di ReCoSol non si è fatta attendere: “la Rete dei Comuni Solidali si unisce alla pressante richiesta avanzata al Governo Italiano dal Tavolo Asilo che in data 12 marzo 2012 ha chiesto con una nota pubblica rivolta all’Esecutivo di valutare l’opportunità di una più ampia attuazione delle norme vigenti in materia di protezione umanitaria che permetterebbe di rilasciare un permesso di soggiorno alla maggior parte delle persone arrivate dalla Libia e la concessione di un permesso di soggiorno a titolo temporaneo a quanti non hanno ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale, né la protezione umanitaria”.

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Ruby, ecco tutte le bugie di Berlusconi. “Ero minorenne e pagava il mio silenzio”


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Ruby, ecco tutte le bugie di Berlusconi
“Ero minorenne e pagava il mio silenzio”

In un appunto della ragazza marocchina: “Ricevere 4,5 milioni da B.”. Ruby Rubacuori era minorenne quando frequentava la villa e le feste di Berlusconi

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di PIERO COLAPRICO

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MILANOPiù si ascoltano le telefonate originali, più si sentono le voci di chi c’era, più la versione dell’ex premier sulle feste notturne ad Arcore si sgretola. Sinora Silvio Berlusconi parlava in pubblico di Ruby come di una semisconosciuta “poveretta da aiutare”. Lei invece racconta alle amiche e in famiglia  –  e per sentirla basta andare sul sito www. repubblica. it  –  di essere pagata per “tacere”. L’ex premier magnifica nei comizi il suo cuore “buono” e generoso, le “sue” ragazze parlano più spesso del portafoglio.

Se i clic sono da record internettiano, una piccola “guida all’ascolto” può aiutare a comprendere meglio il senso dei fatti.

I DIECI NON E’ VERO

1 – Non è vero che Berlusconi ha aiutato Ruby “per non farla prostituire”. Ha fatto invece il possibile per metterla (parole sue) “fuori dalle grinfie dei pm”. É Ruby che, intercettata, dà la versione opposta: “Lui ha detto “cerca di passare per pazza, salvami” … L’avvocato mi ha detto “adesso siamo tutti preoccupatissimi” (…) Il problema è che sono minorenne (…) Silvio mi copre in oro”.

2 – Non è vero che quella tra Ruby e Silvio fosse una conoscenza occasionale: “È venuta ad Arcore solo una volta”, dichiara perentorio Berlusconi a Nicole Minetti. Ma a parte il fatto che Ruby è stata quattordici giorni ad Arcore, e per notti intere, lei confida: “Te l’avevo raccontato che conosco Silvio, vado a casa sua, siamo amici da un anno (…) Lui che mi continua a chiamare, “Ruby non rispondere a nessuno” (…) Silvio è pazzo per me in questo momento (…) A Silvio abbiamo chiesto cinque milioni di euro e lui ha accettato”

3 – Non è vero che Berlusconi si è disinteressato di Ruby dopo il rilascio indebito dalla questura. Il suo fidanzato Luca Risso annuncia: “C’è scritto quello che è successo, che hai avuto una relazione con S., c’è scritto Ruby, arriva l’avvocato”. Per il direttore Alfonso Signorini: “Qui è un macello (…) devi startene tranquilla, zitta, affidati ai tuoi avvocati (…) morditi la lingua”. “Sono con due persone che m’ha mandato il capo…”, quello che Ruby deve dire “praticamente l’ha scritto il capo”, dice lei.

4 – Non è vero che Ruby potesse essere una credibile parente di Hosni Mubarak e, come ripeteva Berlusconi, figlia di una famosa cantante internazionale. L’estraneità al jet set è palese.

5 – Non è vero che alle sue feste non accadesse nulla di men che commendevole: per esempio Barbara Faggioli ed Imane Fadil parlano al telefono con Emilio Fede e lo pregano di raggiungerle perché hanno “paura”. “Qui è successo un casino, la ragazza ha finto di svenire, scenate alla grande”, dice Imane, parlando della “fidanzata” di Berlusconi. “Lo sapevo, quella sarà una tragedia”, risponde Emilio Fede.

6 – Non è vero che quelle organizzate nelle residenze dell’ex premier fossero delle “cene eleganti” all’insegna della “gioiosità”. “Emilio Fede è una spia”, dice Marystelle Polanco. “Come si fa a stare con persone che non sai chi sono?”, domanda Imane Fadil. È lo stesso Berlusconi che, dopo aver letto alcuni atti giudiziari, si rammarica: “Non c’è nessuna che parla bene di me”.

7 – Non è vero che quello che accadeva ad Arcore fosse al massimo “una gara di burlesque”. Lo spiega Nicole Minetti all’amica ignara: “Ti volevo un attimo briffare sulla cosa. Ne vedi di ogni. La disperation più totale… Ci sono varie tipologia di persone. Ci sono le sudamericans, le zoccole, le dispetare che vengono dalle favelas e non parlano una parola d’italiano”.

8 – Non è vero che Berlusconi non pagava le ragazze. “Quanto ti ha dato?”, chiede Maristhelle ad Aris: “Mi ha dato soltanto “due””. Parlano di “fiorellini” per indicare i mille euro, Barbara Faggioli temendo il peggio “devo avere – dice – una garanzia per il mio futuro, una casa”.

9 – Non è vero che queste ragazze vanno aiutate perché sono bisognose, ma per non interrompere un flusso continuo: “L’Ari ha avuto grandi regaloni, nine flowers”.

10 – Non è vero, come sosteneva anche don Verzè con Roberto Formigoni, che Nicole Minetti, consigliere regionale imposta da Berlusconi dopo il bunga bunga, fosse “una ragazza acqua e sapone”. Lisa Barizonte ha preso un completino da maestra, lei spiega: “Mi porto dietro occhiali e reggicalze, così quando mi tolgo tutto ho l’intimo sexy”.

Questo contesto, discutibile, ma sarebbe penalmente non rilevante per Berlusconi: ma qui irrompe una minorenne. Quando ci sono minorenni il reato penale non può non scattare. L’indagine non può “sparire”.

IL PROCESSO BIS, RUBY-FEDE
Ieri, alla nuova udienza del processo bis sul caso Ruby, è avvenuto un fatto potenzialmente negativo per Berlusconi. Uno degli imputati, Lele Mora, ha mollato l’avvocato Luca Giuliante e nominato Gianluca Maris. Dopo i dieci mesi e otto giorni in carcere per bancarotta, è il segno di un cambio di strategia dell’ex agente di spettacolo: “Mora adesso non si difende dal processo, ma nel processo”, viene fatto sapere.

L’APPUNTO DI RUBY
Un ispettore di polizia, chiamato a testimoniare, ha rivelato in aula il contenuto di un appunto scritto da Ruby e trovato nella perquisizione. Si legge: “Ricevere 4,5 milioni da B. entro due mesi. Cinquantamila per libro (…) 70 mila da Dinoia”, Massimo, in una fase il suo avvocato, e “170 consegnati da Spinelli”, cioè dal ragionier di Berlusconi, che è ovviamente, stando all’accusa, anche il “B.” dei 4,5 milioni. Traccia reale di questi soldi non c’è, ma la cifra è quella che Ruby riferisce in una delle telefonate con cui lunedì scorso abbiamo aperto il sito.

GLI AVVOCATI
Gli avvocati Ghedini e Longo, criticando la diffusione delle telefonate dell’inchiesta, sottolineano che l’iniziativa giornalistica “sembra voler in qualche modo controbilanciare – affermano – la situazione processuale negativa per la pubblica accusa, in particolare dopo le dichiarazioni di alcuni funzionari di polizia”. Negativa per l’accusa? Ma dove?

LA CONCUSSIONE IN QUESTURA
Stiamo ai fatti. Il commissario Giorgia Iafrate, ascoltata in aula, definendosi “inesperta ma non sprovveduta”, nella sua ansia di contrapposizione ai pubblici ministeri Ilda Boccassini e Antonio Sangermano, per difendere il suo operato che fa? Esprime due concetti utilissimi al capo d’imputazione. Uno, che la stessa Ruby le aveva detto subito che “non era la nipote di Mubarak, ma che fingeva di esserlo”. Due, che il magistrato dei minori aveva escluso che andasse a casa di Michelle Coinceicao.

Alcune domande, se si seguono la logica e il codice, perciò s’impongono: se i questurini sanno che Ruby non è la nipote di un capo di stato straniero, come mai la liberano lo stesso? E come mai Ruby, che non doveva assolutamente andare a casa della brasiliana Michelle, proprio là finisce? Le prime risposte saranno date per sentenza dai giudici: ma affermare oggi che nei processi all’accusa stia “andando male” è una fanfaluca, molto, troppo berlusconiana.

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