Archivio | aprile 29, 2012

Psicofarmaci: un tredicenne su 4 li assume, spesso senza prescrizione / VIDEO: Come gli psicofarmaci possono uccidere il vostro bambino – Versione Integrale

Errore Fatale: Come gli psicofarmaci possono uccidere il vostro bambino – Versione Integrale

Caricato da in data 24/giu/2011

Dai produttori dei premiati documentari “Macabri profitti: la storia mai raccontata degli psicofarmaci” e “Markeing della pazzia: ma siamo tutti matti?”, un lancinante nuovo documentario, che smaschera quanto devastanti – e fatali – per bambini e famiglie possano essere gli psicofarmaci.
Dietro alle macabre statistiche di decessi, suicidi, malformazioni di nascita e gravi reazioni avverse si trova il volto umano di questa epidemia globale: le storie personali di perdita e coraggio di coloro che pagarono il vero prezzo.
Gli psichiatri asseriscono che i loro psicofarmaci sono innocui per i bambini?
Una volta che avrete sentito cos’hanno invece da dire otto madri coraggiose, le loro famiglie, esperti del settore sanitario, consulenti farmaceutici e medici, vi rimarrà impressa una sola convinzione…
Quello degli psichiatri è uno spudorato ERRORE FATALE.

Sito web Comitato per i diritti umani:
http://it.cchr.org

DVD: http://www.libreriauniversitaria.it/errore-fatale-psicofarmaci-possono-uccide…

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Psicofarmaci: un tredicenne su 4 li assume, spesso senza prescrizione

Comunicato stampa del 27/04/2012

Tratto da www.giulemanidaibambini.org – 29 aprile 2012

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Studio dell’Università di Torino: psicofarmaci assunti dal 25% dei minori con amici e/o somministrati dai genitori senza alcuna prescrizione medica. Alberto Ugazio (SIP): “in assenza di patologia la terapia farmacologica non è assolutamente indicata”. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Appello al Ministro Balduzzi: allarme già rilanciato da noi nel 2009, ma l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Agenzia del Farmaco (AIFA) continuano a sottostimare il problema”


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TORINO – Secondo i risultati di uno studio condotto dall’Università di Torino a cura della Dott. sa Roberta Siliquini – Professore Ordinario di Epidemiologia, Igiene Generale e Sanità Pubblica all’Università di Torino – un adolescente su quattro assume psicofarmaci a casa, su consiglio dei genitori, o fuori casa, in accordo con gli amici, quasi sempre senza prescrizione medica. Inizialmente, lo studio ha preso in esame una casistica di 600 soggetti, ma il progetto di ricerca prevede di arrivare a 2.000 casi esaminati entro la fine del corrente anno, alla ricerca di conferme per un trend che vari commentatori esperti definiscono “inquietante”.

Dopo la presentazione dei risultati preliminari della ricerca, il primo commento ufficiale è quello del Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP), il Dott. Alberto Ugazio, il quale ricorda che “l’automedicazione, o il fai da te, è quanto di meno auspicabile possa esserci per la salute dei nostri bambini. Inoltre, l’ansia è un sintomo che va valutato attentamente: se non indica una patologia, la terapia farmacologica non è assolutamente indicata”. Secondo la Prof. Siliquini, infatti, molte assunzioni improprie di psicofarmaci avvengono per scelta degli stessi genitori, che cercano in questo modo di “dare una risposta agli stati di disagio dei propri figli”.

“Un fenomeno inquietante, in continua crescita ovunque nel mondo, come anche nel nostro Paese – ha commentato Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) – che la nostra organizzazione aveva denunciato nel 2009, riprendendo i dati del ‘rapporto ESPAD’ che evidenziò già allora il 10% di minori che utilizzavano psicofarmaci con modalità “fai da te”.[1] I rischi sono molteplici – continua Poma – dagli effetti collaterali di queste molecole, che vanno dai problemi cardiaci anche gravi alla stimolazione di idee suicidarie, a seconda della classe farmacologica utilizzata, a quelli di carattere psicologico e pedagogico: stiamo permettendo la trasmissione ai nostri figli un modello sbagliato, ovvero che basta una pillola per risolvere qualsiasi problema. Tra l’altro questi prodotti – con buona pace delle norme stabilite dagli organismi sanitari di controllo – si reperiscono con estrema facilità su internet, pagando con un comune conto PayPal: sono perlomeno 7 anni che ci siamo messi a disposizione dell’Agenzia del Farmaco e dell’Istituto Superiore di Sanità una campagna seria di prevenzione su questo tema, che impegnerebbe ben poche risorse, ma il problema continua ad essere colpevolmente sottostimato. Ci appelliamo allora direttamente – conclude Poma – al Ministro della Salute Prof. Renato Balduzzi: non attendiamo che la situazione vada alla deriva, com’è già successo in USA e in altre nazioni, perché qui è in gioco il futuro delle nuove generazioni del nostro paese”.

Per media relation: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org

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A NUORO – Costretto a licenziare i figli imprenditore si suicida

Il dramma degli imprenditori suicidi. Intervista a Giuseppe Bortolussi

Caricato da in data 20/dic/2011

Giovanni Schiavon, imprenditore edile veneto, si è tolto la vita perché strozzato dai “crediti”. La pubblica amministrazione gli doveva 200mila euro, i pagamenti erano in ritardo, intanto lui non aveva i soldi per lo stipendio degli operai. Sono tanti quelli nella sua situazione nel nord-est. Da Rainews l’intervista di Emanuela Bonchino e Mino Fuccillo a Giuseppe Bortolussi, presid. della CGIA di Mestre.

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Costretto a licenziare i figli
Nuoro, imprenditore si suicida

Nel Nuorese un impresario edile di 55 anni si è ucciso con un colpo di pistola. Aveva dato lavoro a diversi giovani del suo paese, alle sue dipendenze anche i due figli. Poi il precipizio della recessione


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Un impresario edile di 55 anni, originario di un paese del Nuorese, Mamoiada, si è tolto la vita dopo che la sua azienda, a causa della crisi, aveva cessato l’attività e l’uomo era stato costretto a licenziare i suoi due figli.

Secondo quanto riporta oggi L’Unione Sarda, il fatto è avvenuto nel pomeriggio di venerdì, nella vigna di proprietà dell’impresario che si è ucciso con un colpo di pistola.

L’uomo – secondo quanto scrive il quotidiano sardo – non ha lasciato nessun biglietto, ma più d’uno a Mamoiada sussurra che si possa trattare dell’ennesima cronaca di una disperazione dovuta alla mancanza di lavoro.

Da impresario aveva dato occupazione a diversi giovani del suo paese, pendolari verso la costa per costruire case di villeggiatura. Poi, negli ultimi mesi, il precipizio della recessione, che si è tradotto nel fermo dell’azienda, fino alla difficilissima decisione di licenziare i due figli che si trovano alle sue dipendenze.

“Non potevamo immaginare nemmeno lontanamente il dramma interiore che quest’uomo stava attraversando – racconta all’Unione Sarda il sindaco di Mamoiada, Graziano Deiana – faceva parte di una famiglia molto unita, era una persona in gamba”.

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