Allarme Onu: In Italia disoccupazione al 9,7% Ma il dato reale potrebbe essere anche peggiore / Istat, benzina ad aprile +20,8%: è record


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Allarme Onu: In Italia disoccupazione al 9,7%
Ma il dato reale potrebbe essere anche peggiore

I dati dell’Ilo allarmanti: i Neet salgono a 1,5 milioni
«L’austerity può alimentare ulteriormente il ciclo di recessione»

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MILANO – Campanello d’allarme da parte delle Nazioni unite sulla situazione del lavoro in Italia. L’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), l’agenzia Onu che si occupa, appunto, di lavoro, nella sua scheda sull’Italia, evidenzia un crollo del mercato del lavoro con un tasso di disoccupazione, nel quarto trimestre 2011, del 9,7%, il più alto dal 2001. Ma la stessa Ilo evidenzia che «il tasso reale potrebbe risultare superiore poiché ai quasi 2,1 milioni di disoccupati si aggiungono 250.000 lavoratori in cassa integrazione». Inoltre, è «allarmante» la situazione per i Neet (acronimo inglese di Not in Education, Employment or Training: persone che non studiano, lavorano o sono in formazione) e per i giovani: la disoccupazione giovanile risulta infatti pari al 32,6%, più che raddoppiata dall’inizio del 2008. I lavoratori che non cercano più lavoro hanno raggiunto il 5%, e i Neet sono 1,5 milioni, mentre i disoccupati di lunga durata rappresentano il 51,1% dei disoccupati totali.

I PART-TIME E I TEMPI DETERMINATI – Dall’inizio della crisi l’occupazione a tempo parziale o determinato è cresciuta fino ad arrivare rispettivamente al 15,2% e al 13,4% del totale. Ilo evidenzia, però, che il 50% del lavoro a tempo parziale e il 68% di quello a tempo determinato (cioè le antitesi del posto fisso) non sono frutto di una scelta dei lavoratori.

L’AUSTERITY AUMENTA LA RECESSIONE – Nel suo rapporto generale, quindi, l’Ilo non manca di sottolineare come le recenti misure di austerità rischino «di alimentare ulteriormente il ciclo di recessione e di rinviare ancora l’inizio della ripresa economica e il risanamento fiscale». Infatti, la ripresa viene frenata dalla contrazione del consumo privato e che «tale contrazione è aggravata dal fatto che gli stipendi crescono meno velocemente rispetto all’inflazione». Il debito pubblico – sottolinea l’Organizzazione internazionale del lavoro – «è schizzato dal 103% del Pil nel 2007 al 120% nel 2011. A seguito dell’aumento dei tassi di interesse nazionali sono anche sorti dubbi sulla tenuta delle finanze pubbliche. Per ridurre il deficit, il governo ha aumentato la pressione fiscale che dovrebbe raggiungere il 45% nel 2012. Queste misure di austerità rischiano di alimentare ulteriormente il ciclo della recessione e di rinviare ancora l’inizio della ripresa economica e il risanamento fiscale».

202 MILIONI DI DISOCCUPATI NEL MONDO – Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, infine, nel 2012 la disoccupazione nel mondo colpirà 202 milioni di individui proprio a causa dei contraccolpi delle misure di austerità messe in atto in diversi Paesi. Nel 2013 il tasso mondiale sarà del 6,3%.

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Istat, benzina ad aprile +20,8%: è record
E il carrello della spesa sale del 4,7%

I calcoli su base mensile parlano del 3,1% per i carburanti e del 0,5%, il massimo dal 2008, per i generi di consumo

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MILANO – La spesa degli italiani costa sempre di più e non serve certo l’Istat per capirlo. Ma l’Istituto di statistica lunedì ha quantificato l’aumento per il mese di aprile e le cifre sono sicuramente sconfortanti. Partendo dal prezzo della benzina, nel mese che si sta chiudendo il prezzo su base annua è aumentato del 20,8%, in forte accelerazione rispetto al 18,6% di marzo, e su base mensile il rincaro è stato del 3,1%. In pratica, l’Istat ha sottolineato che il rialzo tendenziale è il più alto almeno dal gennaio del 1996, cioè da quando sono disponibili
le serie storiche. Il prezzo del gasolio segna, invece, un rialzo su base mensile dello 0,9% e cresce su base annua del 20,5%, in flessione rispetto al 22,5% del mese precedente.

IL CARRELLO DELLA SPESA – L’aumento della benzina non può far altro che riflettersi su tanti altri prodotti. Mediamente, il cosiddetto carrello della spesa, cioè i prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo allo stesso carburante), è salito del 4,7%: un valore superiore al tasso d’inflazione, fermo al 3,3% (stabile sia rispetto a marzo sia rispetto a febbraio), che è il più alto da settembre 2008. Su base mensile i prezzi sono saliti dello 0,5%.

686 EURO A FAMIGLIA – Traducendo le percentuali in euro, una famiglia di tre persone spenderà 635 euro in più all’anno, e una di quattro 686 euro. Lo sottolinea il Codacons in una nota: «È evidente che aumentare ad ottobre l’Iva (dal 21 al 23%, ndr) significherebbe una ulteriore spinta sui prezzi già alle stelle». Secondo l’organizzazione dei consumatori, infatti, «l’effetto sull’inflazione sarebbe variabile tra l’1,32% e l’1,74%, a seconda che scattino anche gli arrotondamenti e le speculazioni». Il Codacons quindi propone «a Monti che nel consiglio dei Ministri di oggi siano subito attuati alcuni tagli agli sprechi della politica, eliminando ad esempio le comunità montane, ente ancora più inutile delle province, ed abolendo i consigli di amministrazione delle partecipate degli enti locali, e che sia introdotto il principio di commisurare le detrazioni fiscali al reddito dichiarato, in modo che, ad esempio, non siano concesse a chi dichiara di guadagnare oltre 75.000 euro».

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