Archive | maggio 6, 2012

NEGLI USA – «Incontri galeotti», il sito per conoscere i detenuti

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Negli Usa

«Incontri galeotti», il sito per conoscere i detenuti

Un portale consente a chi è dietro le sbarre di farsi conoscere fuori: e già scattano i flirt

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di Francesco Tortora

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MLANO – Un galeotto come amico di penna. E’ l’opportunità offerta da Meet-An-Inmate.com sito web che dà la possibilità di iniziare una corrispondenza ordinaria con persone detenute in decine di penitenziari americani in modo da colmare, almeno in parte, la distanza che c’è tra le persone libere e coloro che sono costretti a vivere dietro le sbarre perché colpevoli di gravi reati.

Il «social» per i detenuti Il «social» per i detenuti    Il «social» per i detenuti    Il «social» per i detenuti    Il «social» per i detenuti    Il «social» per i detenuti

I GALEOTTI – Collegandosi al sito web, l’utente può scegliere con quali detenuti costruire un dialogo: ogni galeotto cbe partecipa all’iniziativa presenta una sua foto e in 250 parole si descrive, raccontando quanti anni ha, i suoi hobby e le sue aspirazioni. Pochi, in realtà, scrivono i motivi per cui sono finiti in carcere. I detenuti descrivono anche la persona ideale con cui vorrebbero avere una corrispondenza. Come si legge nell’homepage del sito quasi tutti i detenuti sono «simpatici» e «amorevoli», hanno solo un piccolo problema: in passato hanno commesso reati. «Questi galeotti non possiedono niente – recita il sito – ma hanno tanto tempo e non aspettano altro che dialogare con voi. Sebbene siano in prigione, non è detto che queste donne e questi uomini siano cattive persone». Poi consiglia: «Bisogna trattarli con rispetto e dignità. In fondo sono esseri umani che provano emozioni e molti di loro vogliono realmente raddrizzare le loro vite»

LE PIU’ BELLE – Il sito web http://www.ranked.com, specializzato nello stilare le più svariate classifiche, ha recentemente pubblicato la lista delle più belle detenute presenti nei penitenziari americani e con le quali si può iniziare una corrispondenza ordinaria. A dominare la classifica è la trentatreenne Renee Bell che dichiara di essere single e in cerca di un vero uomo per costruire un’amicizia e possibilmente qualcosa di più forte. «Deve essere una persona stabile – dichiara la ragazza – un uomo pronto a prendersi la responsabilità di avere la sua donna in galera». Alle sue spalle, invece, si è piazzata Maeghan Rice, originaria dell’Arizona, che è in carcere per omicidio di secondo grado: «Ho conosciuto l’uomo sbagliato quando ero ancora troppo giovane – racconta – Adesso ne sto pagando le conseguenze. Ma sono pronta a incontrare la persona giusta». La terza classificata, Jessica McKay, in carcere per aver ucciso una persona mentre era alla guida della sua auto, non racconta molto del suo passato e preferisce soffermarsi su altro: «Ho sempre il sorriso sul mio volto e una personalità spumeggiante»

POSSIBILI TRUFFE – La maggior parte dei detenuti iscritti al sito non ha la possibilità di scrivere email o di fare chiamate telefoniche perché costano troppo. La corrispondenza ordinaria resta per loro l’unico modo per avere un contatto con il mondo esterno. Naturalmente – avverte il sito che promuove la corrispondenza con i detenuti – bisogna stare molto attenti ed evitare possibili truffe. Prima di tutto agli utenti maggiorenni che vogliono iniziare un dialogo con uno di questi galeotti è consigliato di rivolgersi al penitenziario dove i detenuti sono ospitati per conoscere che tipo di reato hanno commesso: «Alcuni sono conosciuti per aver truffato i loro compagni di penna, inviando foto false e informazioni errate sul loro conto con il solo scopo di circuire le vittime. Tuttavia la maggior parte cerca qualcosa di vero, qualcuno a cui scrivere e di cui prendersi cura».

Francesco Tortora

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fonte CorSera

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Falcone e Borsellino, la gigantografia sul Palagiustizia ‘per non dimenticare’

Falcone e Borsellino, la gigantografia sul Palagiustizia 'per non dimenticare'

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Falcone e Borsellino, la gigantografia sul Palagiustizia ‘per non dimenticare’

Repubblica Milano è anche su facebook e su twitter

E’ stato srotolato sulla facciata del Palazzo di Giustizia di Milano un maxilenzuolo commemorativo di 200 metri quadri con l’immagine dei giudici Falcone e Borsellino, uccisi dalla mafia vent’anni fa. Ai piedi del pannello la scritta ‘9 maggio giorno della memoria’ e il simbolo della Repubblica italiana, mentre in alto a sinistra compaiono, sotto la scritta ‘per non dimenticare’, i nomi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo e dei componenti delle due scorte uccisi nei due attentati del 1992. All’iniziativa – promossa dal presidente del tribunale, Livia Pomodoro, e dal presidente della Corte d’appello Giovanni Canzio- hanno aderito tutti i rappresentati del Consiglio giudiziario e dell’Associazione nazionale magistrati.

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fonte milano.repubblica.it

Mosca, in 50mila al corteo contro Putin: arrestati i tre leader dell’opposizione

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Mosca, in 50mila al corteo contro Putin: arrestati i tre leader dell’opposizione

Proteste nelle strade della capitale alla vigilia del terzo insediamento del presidente al Cremlino. Tra gli invitati anche Silvio Berlusconi. In manette 250 persone, tra cui il blogger Alexej Navalni, Serghey Udaltsov del fronte di sinistra e l’ex vicepremier Boris Nemtsov

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di Micol Sarfatti | 6 maggio 2012
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A ventiquattro ore dal terzo insediamento di Vladimir Putin al Cremlino, che vedrà tra gli invitati anche Silvio Berlusconi, l’opposizione russa è scesa di nuovo in piazza, in una Mosca blindata dai carri armati. Durante le proteste, già concluse, ci sono stati scontri e lanci di fumogeni e la polizia ha arrestato 250 persone, tra cui i tre leader dell’opposizione Alexej Navalny, Serghey Udaltsov del fronte di sinistra e l’ex vicepremier Boris Nemtsov.

Doveva essere la ‘marcia del milione’, ma i presenti erano circa 50mila. A guidare il corteo da piazza Kaluzhkaja a piazza Balotnaja, c’erano i volti più noti di quel dissenso che, dallo scorso dicembre, sembrava voler cambiare le sorti della politica russa. Navalny, l’avvocato-blogger icona delle proteste, accusato da molti di ultra-nazionalismo, Udaltsov, e Nemtsov, guida del movimento liberale, che ha dichiarato: “Putin è stato eletto in modo irregolare, non possiamo continuare a stare in silenzio”. Tutti finiti in manette durante le proteste di oggi. C’era anche Ksenia Sobchak, l’ereditiera figlia dell’ex sindaco di San Pietroburgo, ha invece fatto sapere tramite Twitter che non parteciperà a questo corteo. Ad ogni modo i volti sono gli stessi che la notte dello scorso 4 marzo, quando Vladimir Putin era tornato ad essere presidente di Russia con il 64% delle preferenze e molte accuse di brogli, avevano promesso che il movimento di opposizione non si sarebbe fermato. Ma, nonostante i proclami, la primavera russa, come l’hanno ribattezzata in molti, sembra all’improvviso congelata.

Le manifestazioni post voto hanno avuto sempre meno seguito, complici anche i numerosi arresti e la politica repressiva delle forze dell’ordine. Nonostante tutto però Mosca è ancora tappezzata da adesivi e manifesti anti-Putin che avvertono “Vladimir, il tuo tempo è scaduto”. Gli organizzatori della manifestazione, però, preferiscono non sbilanciarsi sull’esito finale del corteo di oggi. Per alcuni potrebbe terminare con un comizio a Balotnaya e la creazione di una tendopoli ispirata a quelle di Occupy Wall Street. A marzo alcuni esponenti dell’opposizione avevano fatto sapere che “la vera protesta, con una occupazione fisica delle strade ci sarebbe stata a maggio, quando Putin avrebbe ripreso possesso dei suoi appartamenti al Cremlino e il clima più mite avrebbe permesso azioni più incisive”. Ma c’è anche una frangia più radicale, rappresentata soprattutto dal gruppo RosAgita di Vladimir Korovin, che vorrebbe una tendopoli ai piedi del Cremlino in cui rimanere almeno fino a domani. Un’ipotesi poco plausibile visto il massiccio dispiego di forze dell’ordine.

Il corteo è partito regolarmente alle 15 ora locale, tutti i partecipanti hanno dovuto passare i controlli dei metal detector di piazza Khaluzkaja, ma la fiumana delle manifestazioni di dicembre e di febbraio sembra un ricordo molto lontano. E con i dissidenti, intanto, tornano a farsi sentire anche i sostenitori del presidente, previsti in piazza nel tardo pomeriggio, che si preparano alla parata ufficiale del 9 maggio.

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fonte ilfattoquotidiano.it

Trionfo di Hollande, Sarkozy ko La Francia svolta a sinistra

Pubblicato in data 22/gen/2012 da

http://fr.euronews.net/ C’est une salle pleine à craquer et chauffée à blanc qui a accueilli son candidat à la présidentielle française. François Hollande tenait ce dimanche son premier grand meeting de campagne électorale, au Bourget, près de Paris.

Trionfo di Hollande, Sarkozy ko La Francia svolta a sinistra

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ultimo aggiornamento: 06 maggio, ore 20:46
Parigi – (Ign) – Dati ormai definitivi per il ballottaggio per le presidenziali francesi: il candidato socialista vince con il 52-53%. Festa socialista a Parigi, in piazza della Bastiglia. Tra gli slogan: ”Abbiamo vinto, abbiamo vinto” o anche ”Nicolas Sarkozy è finita”. Sarkò annulla l’incontro con i suoi sostenitori e lascia la guida dell’Ump: “Torno ad essere un francese fra i francesi, sono l’unico responsabile di questa sconfitta”. Alle 17 ha votato il 71,96 per cento degli aventi diritto. Duello tv aspro tra Hollande e Sarkozy che dice: “No, Berlusconi non è un mio amico”
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Parigi, 6 mag. (Ign) – Francois Hollande è il nuovo presidente francese. Con le urne chiuse alle 18, tranne che nelle grandi città, i primi dati non definitivi, ma su cui ormai nessuno ha più dubbi rivelano che al ballottaggio il socialista è riuscito a tenere dietro Nicolas Sarkozy. Per il socialista le proiezioni della prima ora danno la vittoria con il 52-53,3% di preferenze. Stesso verdetto dai primi exit poll delle 20 che parlano di percentuali intorno al 52%. Un dato che non lascia aperta la porta a rimonte per Sarkò. Che ha già annullato la festa con i suoi sostenitori prevista a Place de la Concorde ed ha annunciato che lascerà la guida dell’Ump: “Torno ad essere un francese fra i francesi, sono l’unico responsabile di questa sconfitta”, ha detto l’ormai ex presidente salutando i suoi sostenitori nella sala della Mutualité a Parigi
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Festa che invece è già iniziata per i socialisti: in migliaia hanno affollato Rue Solferino, la strada della capitale in cui si trova la sede del partito. Da lì in marcia verso Place de la Bastille, dove Francois Mitterrand nel 1981 festeggiò la sua vittoria.
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Una piazza già gremita con molte bandiere rosse. C’è chi sventola il tricolore e chi la bandiera europea, Tante anche le rose in mano ai manifestanti, simbolo dei socialisti francesi. Tra gli slogan: ”Abbiamo vinto, abbiamo vinto” o anche ”Nicolas Sarkozy è finita”. Tutti in attesa di Hollande, neoinquilino dell’Eliseo: il suo discorso è previsto intorno alle 23.
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Tornando ai dati tutti i grandi istituti di sondaggio citati dai media belgi e svizzeri il candidato socialista Hollande sarebbe in testa con una percentuale di preferenze compresa tra il 52,5 ed il 53% dei voti.
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Circa 46 milioni gli elettori chiamati oggi alle urne in Francia dove le operazioni di voto sono iniziate questa mattina alle 8. Alle 17 ha votato il 71,96 per cento degli aventi diritto. La percentuale è più alta rispetto al primo turno, più bassa rispetto al 2007.
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Sarkozy ha votato verso le 11.30 in un liceo del XVI arrondissement a Parigi. Al suo arrivo, accompagnato dalla moglie Carla Bruni, il presidente uscente è stato accolto calorosamente da una folla che lo ha applaudito. Più mattiniero Hollande che ha espresso il suo voto circa un’ora prima a Tulle, in Corrèze, accompagnato dalla compagna Valerie Trierweiler e accolto da un bagno di folla.
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Il primo esponente politico di spicco a votare è stato tuttavia Francois Bayrou. Ha già votato anche l’ex candidato del Front de Gauche Jean-Luc Mèlenchon che ha confermato il suo sostegno ad Hollande: “Conoscete la regola? Al primo turno si sceglie, al secondo turno si elimina, sono andato ad eliminare!”, ha detto ai giornalisti all’uscita dal seggio a Parigi.
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Marine Le Pen, candidata del Front National, ha votato nel Pas-de-Calais ribadendo la sua scelta: “Avevo detto chiaramente che avrei votato scheda bianca, non ho l’abitudine di cambiare parere”.
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Bernadette Chirac ha votato per sé e per il marito Jacques Chirac a Sarran, in Corrèze. La ex ‘première dame’, strenua sostenitrice di Nicolas Sarkozy, ha espresso l’auspicio di vederlo “rieletto fin da stasera”. “Oggi è il suo giorno. Vincerà”, ha dichiarato. Più volte negli ultimi mesi era emersa l’intenzione di Jacques Chirac di appoggiare Francois Hollande.
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I francesi dei territori d’Oltremare hanno votato ieri scegliendo come nuovo presidente François Hollande che risulta in testa. Secondo l’emittente belga RTBF Hollande avrebbe ottenuto il 65% a Saint-Pierre e Miquelon; 68,5 in Martinique, il 72% in Guadeloupe, il 62% nella Guyana francese e il 51 a Saint-Martin. Il quotidiano belga ‘Le Soir’ titola ‘Hollande dato per vincitore in Martinique e Guadeloupe’.
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La campagna è stata seguita anche all’estero con attenzione per l’impatto che l’esito del voto avrà all’interno dell’Unione Europea.
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Grecia, batosta per i partiti dell’austerity pro-euro

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Grecia, batosta per i partiti dell’austerity

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ultimo aggiornamento: 06 maggio, ore 20:07
Atene – (Adnkronos/Ign) – I dati degli exit poll: primi i conservatori di Nuova Democrazia, ma con una emorragia di consensi. Crollo dei socialisti del Pasok. Boom della sinistra radicale e per la prima volta neonazisti in Parlamento. Nelle urne il referendum ‘invisibile’ sulla dracma – VIDEO

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Atene, 6 mag. (Adnkronos/Ign) – Crollo dei socialisti del Pasok, emorragia di consensi per i conservatori di Nuova Democrazia (anche se rimangono primo partito), boom della sinistra radicale e per la prima volta entra in Parlamento l’estrema destra neo-nazista di Alba d’Orata. E’ il verdetto elettorale del voto legislativo in Grecia, che oggi ha chiamato alle urne circa 9,9 milioni di elettori.

Una dura batosta per i due partiti principali pro-euro, uniti fino ad oggi in un governo di coalizione responsabile delle dure misure d’austerità, chieste dall’Europa per evitare il fallimento del paese. I dati degli exit poll, danno a Nuova Democrazia, il partito di Antonis Samaras, una percentuale di voti compresa tra il 17-20% (erano al mentre il Pasok si attesterebbe tra il 14-17%. La percentuale dei due partiti oscillerebbe tra il 31-37% dei consensi, contro il 77,4% del 2009.

Boom, invece, per l’Alleanza di sinistra Syriza che sarebbe diventato il principale partito di opposizione, conquistando un secondo posto dopo Nuova Democrazia con il 15,5-18%.

Gli exit poll danno anche il successo dell’estrema destra neo-nazista di Alba Dorata che ha superato la soglia di sbarramento del 3% ed è entrata in Parlamento con il 6-8%. “Siamo chiaramente il primo partito”, ha detto il ministro degli Esteri ombra di Nuova Democrazia, Panos Panagiotopoulos, alla televisione Mega, rivendicando la vittoria alle elezioni. Panagiotopoulos ha quindi riconosciuto il “forte terremoto” che ha colpito sia il suo partito sia i socialisti del Pasok.

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fonte adnkronos.com/IGN

Italia-Nepal, Canapa Soplidale. Nascita del progetto


La Ri­vo­lu­zio­ne del­la Ca­na­pa – The Hemp Re­vo­lu­tion –
ceraunavolt-important-people.blogspot.com/2011/05/la-rivoluzione-della-canapa-hemp.html
In que­sto do­cu­men­ta­rio vie­ne nar­ra­ta la sto­ria del­la ca­na­pa, del­le sue pro­prie­tà, e dei suoi mol­te­pli­ci u­si in mi­ria­di di cam­pi ap­pli­ca­ti­vi dif­fe­ren­ti. Il suo in­cre­di­bi­le te­no­re di cre­sci­ta (nell’ar­co di 5 me­si, 4-5 me­tri), e le sue in­fi­ni­te e me­ra­vi­glio­se pro­prie­tà, l’han­no re­sa da sem­pre u­na del­le più u­sa­te e pro­li­fi­che pian­te nel­la sto­ria del ge­ne­re u­ma­no.
Si par­te dal­la ca­na­pa da fi­bra: Si pos­so­no ot­te­ne­re tes­su­ti e cor­da­me trat­ta­ti di mi­glio­re qua­li­tà ri­spet­to a quel­li sin­ten­ti­ci pe­trol/chi­mi­ci;
Le sue fi­bre so­no cmq u­ti­liz­za­bi­li in qual­sia­si con­te­sto e so­no tra le più re­si­sten­ti che si tro­va­no in na­tu­ra… Con do­vu­ti trat­ta­men­ti, da que­sta ma­gi­ca pian­ta si pos­so­no an­che ot­te­ne­re: Car­ta, car­to­ni, e car­ton­ci­ni di qual­sia­si ge­ne­re, ti­po e/o den­si­tà; Com­bu­sti­bi­le (Bio­E­ta­no­lo) “pu­li­to”; Ver­ni­ci non-tos­si­che; o­li di di­ver­so ti­po ed u­ti­liz­zo, dal­la cu­ci­na al­la pit­tu­ra; Ci­bo ad al­to con­te­nu­to pro­tei­co ed an­ti-os­si­dan­te (I se­mi); Col­le na­tu­ra­li e­stre­ma­men­te for­ti at­tra­ver­so la re­si­na; e mol­to al­tro an­co­ra: dal­la di­na­mi­te, fi­no ad u­no stru­men­to na­tu­ra­le ma ef­fi­ca­ce per l’ar­re­sto del­la de­ser­ti­fi­ca­zio­ne (o del­la de­fo­re­sta­zio­ne). La ca­na­pa psi­coat­ti­va (chia­ma­ta Ma­ri­jua­na per la pri­ma vol­ta dai mes­si­ca­ni) ha i­nol­tre nu­me­ro­se pro­prie­tà me­di­co/te­ra­peu­ti­che, tra cui:
A­nal­ge­si­co-Ip­no­ti­co; Sti­mo­lan­te dell’ap­pe­ti­to; An­ti­e­pi­let­ti­co-An­ti­spa­smo­di­co; Pro­fi­las­si e cu­ra del­le Ne­vral­gie, com­pre­sa e­mi­cra­nia; An­ti­de­pres­si­vo(for­se) e Tran­quil­lan­te;
An­ti­a­sma­ti­co; O­xi­to­ci­co (ac­cel­le­ra il par­to) A­ne­ste­ti­co to­pi­co; A­iu­to nel­la cri­si di a­sten­sio­ne da Op­pia­cei e Al­cool; An­ti­do­lo­ri­fi­co nel par­to; An­ti­bio­ti­co; I­po­ten­si­vo In­trao­cu­la­re (l’u­ni­ca al­ter­na­ti­va al­la ce­ci­tà per i ma­la­ti di glau­co­ma); I­po­ter­mo­ge­ni­co; An­ti­a­sma­ti­co (Di­la­ta i bron­chi, l’er­ba ha pro­prie­tà va­so di­la­ta­to­rie); Coa­diu­van­te nel­la psi­co­te­ra­pia;
e mol­te al­tre ca­rat­te­ri­sti­che che so­no in fa­se di stu­dio e/o che an­co­ra non si co­no­sco­no. La mo­le­co­la psi­coat­ti­va nell’er­ba e’ il THC (Te­tra­Hy­dro­Can­na­bi­no­lo), ma nel­le fo­glie si ar­ri­va fi­no a più di 50 can­na­bi­noi­di di­ver­si, di cui an­co­ra si sa mol­to po­co. Il THC non e’ a ba­se a­zo­ta­ta, non e’ un al­ca­loi­de quin­di, al con­tra­rio del­la mor­fi­na, e­roi­na, co­cai­na, ed al­tre so­stan­ze sin­te­ti­che e de­ri­va­te.
E non cau­sa di­pen­den­za, se e­sclu­dia­mo quel­la psi­co­lo­gi­ca, che e’ cmq to­tal­men­te con­trol­la­bi­le, ne cau­sa dan­ni a lun­go ter­mi­ne (fa più dan­ni il caf­fè). In que­sti vi­deo co­no­sce­re­te la ca­na­pa, e vi ver­rà spie­ga­to co­me lo spio­nag­gio in­du­stria­le (e il po­te­re in ge­ne­re) ab­bia vo­lu­ta­men­te but­ta­to nel di­men­ti­ca­to­io e, an­zi, di­chia­ra­to u­na ve­ra e pro­pria guer­ra sen­za quar­tie­re a que­sta in­no­cen­te pian­ta, il cui u­ni­co cri­mi­ne e’ sem­pli­ce­men­te quel­lo di e­si­ste­re, e di es­se­re u­na po­ten­zia­le con­cor­ren­te di in­du­strie sin­ten­ti­che (pe­trol-chi­mi­che) e far­ma­ceu­ti­che.
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Nascita del progetto

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(Aprire il link in una nuova scheda, per sentire l’audio leggendo)  01.Dharti Kunko Aakash Junkai Ho

23/10/2011 Bittur, Langtong, Nepal.

Tessitura della canapa

Tessitura della canapa

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La canapa non è per la sopravvivenza ed il miglioramento della qualità di vita solo dei malati…
Molti di voi avranno visto il video “The Hemp Revolution”, del 1995, dove all’inizio e specialmente dal minuto 23, si vedono le comunità di villaggi dell’Himalaya nepalese, precisamente della Tarap Khola Valley, ad un passo dal Tibet, mentre cantando raccolgono e lavorano la canapa secondo metodi millenari.

Vivono ad altezze di 3/4/5000 metri, in una regione secchissima dove il monsone non arriva perchè al di là dell’Anapurna, a quasi due settimane di cammino dalle strade più vicine (ci si arriva attraversando aree in cui si rifugia il leopardo delle nevi), isolati per parte dell’anno, senza elettricità strade acqua corrente nè alcuna presenza istituzionale, o ospedali, poste, telefono, ecc., sono insomma totalmente autosufficienti.
La Trekking Guide edita da Lonely Planet ne parla così: “…al superamento di ogni passo (ce ne sono parecchi da valicare, anche a quote oltre 5000 m/sl) lo scenario muta completamente, ogni valico è più alto ed entusiasmante del precedente, complice l’aria rarefatta e la mistica maestosità dello scenario. Superato l’ultimo, il passo di Dhò, inizia la discesa dall’altra parte, per la valle di Tarap (khola=fiume). Preparatevi a spostare indietro le lancette dell’orologio: di 450 anni.” Il Dolpo non a caso è chiamato “la terra nascosta”.

Quella valle è dominata dall’alto da due antichi piccoli Gompa (monasteri buddhisti), uno della scuola Niang-Ma e l’altro dell’antica tradizione sciamanica Bon-Po, tuttora attivi centri di riferimento per le comunità della valle, di etnia nepalese-tibetana.
Da tantissimi secoli ad oggi, la sopravvivenza di uomini e yak a quelle altitudini è stata possibile grazie alla coltura di due piante soltanto: una particolare varietà di orzo himalayano col quale producono lo Tsampa (è per i tibetani come gli spaghetti per noi, o il riso per i cinesi), e parte del quale va agli yak come foraggio nei mesi invernali, ma soprattutto la canapa, anch’essa nel tempo adattatasi a crescere ad altitudini dove di solito non si trova, e che da sempre in Tarap utilizzano per tutte le loro necessità di cordame, tessuto da lavoro e trasporto, e qualunque capo di vestiario che non sia fatto della loro fantastica lana di yak. Ma la canapa è utilizzata anche come cibo, nutriente e salutare (dai semi, utilizzati in vari modi), come combustibile, per produrre carta, olio per le lampade, stuoie ed altro arredamento, per uso terapeutico e religioso.
Anche perchè non cresce altro, a quella altezza e senza pioggia, nemmeno i cespugli, il paesaggio è lunare.
Si basano da sempre sul lavoro collettivo e gioioso dell’intera comunità, come era anche in Italia il secolo scorso, quando la canapa rivestiva un ruolo di primo piano nella nostra economia pre-industriale.

Verso la metà degli anni ’90, quando il Nepal subiva ancora un rigido regime monarchico, ci fu il tentativo di imporre “manu militari” l’eradicazione ed il divieto di coltivazione della canapa, come raccontato anche nel video. Per i villaggi della Tarap Khola equivaleva ad una condanna a morte, all’estinzione certa, o all’esilio dai loro luoghi ed all’abbandono delle tradizioni ancestrali. Quindi si rifiutarono di obbedire (come tutto il Nepal, nella storia non sono mai stati assoggettati ad alcun impero), si unirono e passarono a pratiche di resistenza e disobbedienza civile, pronti a morire a testa alta difendendo le loro piante e la loro cultura, piuttosto che di fame e privazioni.

Come pazienti ci siamo subito sentiti vicinissimi a loro, e nonostante l’impossibilità di stabilire contatti dall’Italia abbiamo deciso che dovevamo incontrarli, e sostenerli.
Da qui ha avuto origine il progetto sulla canapa solidale, strettamente non-for-profit: sostegno alle comunità himalayane nel mantenimento della loro cultura e coltura della canapa, mettendole in condizione di gestire un’intera filiera produttiva finalizzata all’esportazione in Italia di prodotti tessili e forse di semi o olio, per distribuzione tramite canali equo-solidali ed alternativi, senza intermediari.

Questo progetto è giunto oggi in piena fase esecutiva dopo qualche anno di incubazione, grazie all’impegno volontario personale di pochi, ed al sostegno di un pugno di persone, situazioni ed associazioni amiche e solidali in Italia e, da poche settimane, qui in Nepal. Non si tratta di ‘vendere magliette’ speculandoci e sfruttando la mano d’opera locale, come fanno, per esempio molte Companies nepalesi, americane, cinesi e tedesche, bensì di aiutare le comunità a sostenersi e difendere la loro coltura tradizionale, coinvolgendole direttamente e procurando sbocchi di mercato ai loro manufatti e ad altri nuovi, di proporre loro di confezionare felpe, maglie, borse e quant’altro secondo le richieste ed i modelli da noi forniti, di eliminare gli intermediari e creare un rapporto diretto produttore – acquirente solidale, garantendo la gestione diretta dell’intera filiera produttiva alle comunità stesse, quindi col massimo valore aggiunto per il ‘prezzo sorgente’ riconosciuto ai coltivatori-produttori, la massima trasparenza, un approccio per quanto possibile anti-commerciale.

La reazione dei ‘villagers’ incontrati finora è molto positiva ed entusiasta, non vedono l’ora di iniziare.

Nel frattempo la dittatura del Re/divinità (induista) in terra è finita, dopo anni di guerriglia e le prime libere elezioni nella storia qualche anno fa, ora i nepalesi stanno scoprendo il significato della parola ‘diritti civili’: di parola, di scrittura, di autodeterminazione, di vita sociale. Ovunque nei villaggi visi aperti e sorridenti, sul tetto del mondo la gente è serena fantastica e cordialissima, una immediata trasmissione di fiducia e buon umore.

In gran parte derivato direttamente dagli ex-guerriglieri, il nuovo governo democratico ha posto i villaggi himalayani, reale cuore del Paese, il loro sviluppo eco-sostenibile, la loro salvaguardia e quella della bio-diversità e dell’ambiente, come anche la creazione di infrastrutture e la scolarizzazione in loco, come priorità assolute dell’agenda politica, di cui già si vedono effetti.
Forse perchè è proprio nella enorme fascia di villaggi himalayani e sub-himalayani, che è nata la loro lotta di liberazione. Quasi ogni remota casa ha il suo bravo pannello solare e quindi luce elettrica, si vedono moltissimi ponti sospesi pedonali fatti con funi e pavimentazione di acciaio, il segnale GSM è sempre più diffuso (non così la connessione internet…), i bambini vanno a scuola, magari con tripli turni in un unico nuovo piccolo edificio ma sempre vicini al loro habitat ed alle loro radici.
Considerate che il Nepal secondo i dati Onu è il decimo più povero Stato del pianeta, dei 49 più poveri, e che le aree dei villaggi sono le più povere del Paese. In molti distretti si tratta di sopravvivenza alimentare quando si parla di coltivazione della canapa, con gli uomini emigrati, le famiglie ‘displaced’ dopo anni di guerra, le donne da sole a dover lavorare per dar sostentamento ai figli.

Oggi, però, la causa dell’abbandono della lavorazione della canapa sta diventando il mercato globale. Se ancora la fibra viene utilizzata nei villaggi remoti per le proprie necessità familiari, la sua lavorazione con metodi millenari non può certo competere con le produzioni tessili cinesi o indiane, quando si tratta di sbocchi di vendita ma anche sempre più di autoconsumo. Se dalla fibra, estratta dalla pianta e filata (che già non è lavoro di poco conto), per produrre il tessuto ci vogliono giorni e giorni di lavoro per una quantità che una macchina industriale produce in pochi minuti, e lo stesso dicasi per il confezionamento di singoli capi di vestiario, a loro restano solo due opzioni. Lavorare in condizione di iper-sfruttamento (da parte di intermediari che acquistano il prodotto grezzo o intermedio a prezzi da fame per portarlo a lavorare a Kathmandu o in occidente), o circoscrivere la produzione al sempre più limitato utilizzo locale, abbandonandolo comunque rapidamente per diventare clienti del mercato globale.
Noi non vogliamo certo lavorare per la prima opzione, e riguardo la seconda faremo il possibile per contribuire nel nostro piccolo a scongiurarla, difendendo l’economia della canapa per il miglioramento delle condizioni delle comunità himalayane, che da sempre vivono a stretto contatto con questa risorsa inesauribile ed ecosostenibile.

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fonte italianepalcanapa.org/

AL VOTO – C’era una volta il Paese dei sindaci

C’era una volta il Paese dei sindaci

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di Ilvo Diamanti

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Oggi sono chiamati a votare oltre 9 milioni di elettori, intorno al 20% del totale. Per eleggere i sindaci di quasi mille comuni, di cui 157 sopra i 15 mila abitanti, compresi 26 capoluoghi di provincia. Potrebbe apparire una consultazione minore. Ma in Italia nessuna elezione lo è.

Perché tutte le elezioni – e soprattutto quelle comunali – servono a cogliere e a dare segnali circa il cambiamento sociale e politico. Una considerazione tanto più vera per questa scadenza. La prima consultazione dopo vent’anni di berlusconismo. Mentre il sistema partitico e il rapporto tra politica e società appaiono logori. Marcati da fratture molteplici.

Da questo appuntamento elettorale ci attendiamo indicazioni su quattro diverse questioni.

1. La prima fa riferimento alla tradizionale divisione tra partiti e schieramenti, emersa nella Seconda Repubblica. Centrodestra e centrosinistra, con il Centro, a sua volta, oscillante fra i due poli. All’elezione del 2007, quando vennero eletti gran parte dei sindaci e dei consigli oggi in scadenza, il centrosinistra subì un pesante arretramento. Nei comuni (superiori a 15 mila abitanti) dove si votava allora, governava in 80 comuni, venti più del centrodestra. Oggi, nell’Italia al voto, il rapporto è rovesciato. Il centrodestra amministra 95 comuni (di cui 12 leghisti), il centrosinistra 53. Da qui in poi, faccio riferimento ai dati dell’Osservatorio Elettorale LaPolis-Demos. ll risultato del 2007 annunciò – e accelerò – il profondo mutamento del clima d’opinione, che avrebbe condotto al governo Berlusconi e la Lega, un anno dopo. Non a caso, dopo quelle amministrative, sorge il Pd di Veltroni. Il progetto del partito unico o, comunque, dominante, del centrosinistra. Imitato dal Pdl di Berlusconi, a centrodestra.

Quella stagione è finita. Da un lato, il centrodestra non è più maggioranza. Lo dicono i sondaggi. Ma, soprattutto, lo hanno dimostrato le elezioni amministrative di un anno fa. Quando il centrosinistra ha vinto nelle principali città dove si è votato. Fra le altre: Milano, Napoli e Cagliari. Dove sono stati eletti sindaci espressi da forze diverse dal Pd. Da ciò la spinta, moltiplicata dai referendum, che ha contribuito alla crisi della maggioranza di centrodestra e alla caduta del governo Berlusconi. Alla fine del berlusconismo, in altri termini. E alla conseguente debolezza del Pdl ma anche del Pd. Incapaci di imporsi come soggetti dominanti dei due schieramenti.

2. Oggi, peraltro, insieme ai principali partiti, anche le alleanze di prima sono divenute fragili. Scardinate dal “montismo”, che ha gestito il post-berlusconismo. Sostenuto da una maggioranza di governo che associa i tradizionali oppositori, Pd e Pdl, insieme al Terzo polo. Mentre gli alleati di prima oggi stanno all’opposizione. Ciò si riflette sulle coalizioni che si presentano nei comuni. Ma solo in parte. La Lega, coerentemente con l’attuale (op)posizione, si presenta da sola quasi dovunque. Ma gli esempi di “Grande coalizione” sono solo un paio. Mentre il Pdl appare disorientato. Si presenta da solo, talora insieme all’Udc. Spesso diviso in diverse liste. L’Udc stessa, peraltro, si presenta autonomamente in circa 70 Comuni, mentre nei rimanenti si divide equamente fra il Pd o il Pdl. Il Pd, in circa 90 Comuni, riunisce tutte le forze di centrosinistra nella stessa coalizione – allargata in 20 casi all’Udc. Ma in molti Comuni si presenta diviso da almeno uno degli altri partiti di sinistra. Come a Palermo. Ma in altri 20 Comuni è alleato all’Udc, in competizione con Sel e/o l’Idv. Questa consultazione diventa, quindi, un’occasione per testare la tenuta dei partiti, ma anche delle coalizioni prevalenti. O, forse, per avere conferma della frammentazione partitica e della scomposizione delle alleanze, in atto.

3. La terza questione riguarda la frattura fra partiti e società, riassunta, un po’ semplicisticamente, nella formula dell’antipolitica. È sottolineata dal moltiplicarsi delle “liste civiche”, utilizzate, spesso, per mascherare i partiti, oltre che per proporre formazioni effettivamente autonome e locali. Non-partitiche. Nei Comuni con oltre 15 mila abitanti al voto, infatti, si presentano 2.636 liste – in media, quasi 17 per Comune – e 991 candidati sindaci – oltre sei per Comune. In queste elezioni amministrative scende in campo anche il Movimento 5 Stelle, di Beppe Grillo. Soggetto politico che ha coltivato la protesta antipartitica. Accreditato, dai sondaggi, di un grande risultato, si presenta in poco meno della metà dei Comuni maggiori e in 20 dei 26 capoluoghi. Quasi dovunque corre da solo. Contro tutti.

Ma questa consultazione costituisce una verifica particolarmente importante anche per la Lega. Esprime i sindaci di 12 Comuni con oltre 15 mila abitanti – di molti altri più piccoli – tra quelli dove si vota. Era il principale imprenditore politico del malessere contro lo Stato centrale e contro il sistema dei partiti. Fino a ieri. Occorrerà verificare se gli scandali e le divisioni interne degli ultimi mesi ne abbiano intaccato la credibilità e il radicamento.

4. L’ultima questione riguarda i protagonisti della consultazione. I sindaci. Quasi vent’anni fa, nel 1993, la legge sull’elezione diretta li rese artefici della stagione seguente alla caduta della Prima Repubblica. Interpreti della domanda di autonomia del territorio e della società. Capaci di compensare il crollo di legittimità dello Stato e del sistema politica presso i cittadini. Vent’anni dopo, però, essi si ritrovano soli. Perlopiù sopportati – quanto poco “supportati” – dai partiti. Che li hanno sempre considerati un ostacolo alle proprie logiche oligarchiche e centraliste. I sindaci. Dagli anni Novanta in poi, hanno rivendicato e ottenuto competenze e responsabilità. Ma dispongono di risorse scarse e di poteri inadeguati. Oltre che in costante declino. Berlusconi e la Lega, negli ultimi dieci anni, hanno esibito un “federalismo a parole”. Il governo tecnico, legittimato – e spinto – dall’emergenza e dai mercati, non finge neppure di valorizzare il ruolo delle autonomie locali e dei sindaci. Ai quali viene, invece, chiesto di trasformarsi da “attori” a “esattori”. Ammortizzatori del dissenso. Addetti a riscuotere tasse impopolari – e a ricucire il rapporto con la società – per conto terzi. Con l’esito di vedersi delegittimati: dallo Stato e dai cittadini.

Da ciò il duplice rischio. Che questa elezione non indichi solo una svolta politica o antipolitica. Ma segni – anche e soprattutto – la fine della “Repubblica dei Sindaci”.

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fonte repubblica.it

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