Archive | maggio 17, 2012

Paperopoli come l’Italia di Monti: Si avvera la ‘Profezia di Topolino’

Paperopoli come l’Italia di Monti: Si avvera la ‘Profezia di Topolino’

Paperopoli come l'Italia di Monti si avvera la 'Profezia di Topolino'
Paperopoli come l'Italia di Monti si avvera la 'Profezia di Topolino'
Paperopoli come l'Italia di Monti si avvera la 'Profezia di Topolino'

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Una pagina di Topolino del 23 maggio del 1993, nell’Italia che sta passando da Tangentopoli alla Seconda Repubblica, ha iniziato a circolare fra i collezionisti milanesi e ora sta facendo il giro della Rete con migliaia di condivisioni per quella che i social network hanno definito la ‘Profezia di Topolino’. Il sindaco di Paperopoli ha un’idea: “Rivolgiamoci ai tecnici. Esperti fiscali indipendenti assunti allo scopo! Loro incasseranno soldi e impopolarità… Mentre il Comune incasserà senza colpo ferire!”. Impossibile non pensare al nostro governo tecnico. E il finale della storia non è da meno: i Bassotti sequestrano i tecnici e iniziano a incassare i soldi dalle tasse, ma vengono smascherati da Paperinik. I tecnici liberati dal supereroe capiscono che tassare la popolazione è pericoloso perché può portare all’insurrezione: meglio fare cassa senza far arrabbiare i cittadini (Nadia Ferrigo)

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EX JUGOSLAVIA – Mladic, processo sospeso “sine die”. In aula prove video del massacro premeditato / VIDEO: Inside Story – Will Ratko Mladic’s trial deliver justice?

Inside Story – Will Ratko Mladic’s trial deliver justice?

Pubblicato in data 17/mag/2012 da

Ratko Mladic, the former Bosnian Serb general has faced his first day in The Hague in front of the International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia, charged with genocide and war crimes.

The prosecution argues that Serb atrocities were not spontaneous but part of a plan to remove, to ethnically cleanse Muslims and Croats from the land that the Serbs wanted and that Ratko Mladic was an integral part of this plan.

The success or failure of this trial will go a long way to establishing how the UN court is perceived by generations to come.

Inside Story, with presenter Kamahl Santamaria, discusses with guests: Muhamed Sacirbey, former Bosnian ambassador to the UN; Toby Cadman, international criminal lawyer and a former special adviser to the chief prosecutor of Bosnia ; and Slobodan Samar-dzija, a journalist at the Politika Daily newspaper
in Serbia.

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Mladic, processo sospeso “sine die”
In aula prove video del massacro premeditato

Il presidente del tribunale dell’Aja dove è in corso il procedimento a carico dell’ex generale serbo-bosniaco responsabile della strage di Srebrenica ordina la sospensione a tempo indeterminato dopo le richieste della difesa. La procura mostra i filmati dell’epoca in cui Mladic e i suoi uomini programmano l’eccidio dei musulmani e ne parlano a uso della propaganda serba

Mladic, processo sospeso "sine die" In aula prove video del massacro premeditato (ap)

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L’AJA – Il tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia ha sospeso oggi a tempo indeterminato il processo a carico dell’ex comandante delle milizie serbo-bosniache Ratko Mladic. “L’udienza è sospesa sine die”, ha annunciato il giudice Alphons Orie. Con la motivazione di non essere pronta per il processo, la difesa di Mladic, 70 anni, aveva chiesto ieri ai giudici di aggiornare di sei mesi l’apertura del processo. L’accusa aveva risposto in un documento depositato ieri di non essere contraria a un rinvio della presentazione delle prove a carico. Arrestato il 26 maggio 2011 in Serbia, dopo una latitanza durata 16 anni, Mladic è accusato di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra durante la guerra di Bosnia, che causò 100.000 morti e 2,2 milioni di profughi tra il 1992 e il 1995. Il processo all’ex generale settantenne si è aperto ieri con la lettura dell’atto d’accusa, conclusa oggi. Il primo testimone d’accusa avrebbe dovuto essere ascoltato il 29 maggio. Ratko Mladic, che si dichiara innocente e rischia la progione a vita, deve rispondere del massacro di srebrenica a luglio 1995, nel corso del quale furono uccisi dalle forze serbi di bosnia quasi 8.000 Uomini e adolescenti musulmani, il peggior massacro in Europa dalla seconda guerra mondiale.

Nel processo, stamane la procura ha mostrato i video in cui si vedono l’accusato e i suoi uomini che commettono e poi valutano la strage. I video, secondo la procura, furono filmati su espressa richiesta di Mladic a fini di propaganda per la popolazione serba. “Diamo questa città ai serbi come un dono”, dice in uno dei video registrati poco dopo la conquista di Srebrenica, all’epoca un’enclave protetta dell’Onu.

I filmati, che furono registrati a partire dall’11 luglio del 1995, cominciano mostrando la riunione tra Mladic, i rappresentanti dei musulmani e i caschi blu nell’hotel Fontana, vicino all’enclave di Srebrenica. Mladic chiede alla controparte che si arrendano e consegnino le armi: “Potete scegliere tra sopravvivere o morire” dice, assistito da un traduttore; poi l’esercito serbo-bosniaco separa gli uomini dalle donne e gli anziani. In un altro, appare lo stesso Mladic che chiede di essere filmato per mostrare “il regalo fatto ai serbi” e manda i suoi uomini a continuare “la vendetta contro i turchi”; e di seguito, l’ex generale fa bruciare una bandiera turca che fino a quel momento sventolava nell’enclave.

La registrazione si riferisce all’11 luglio del 1995, quando cominciò la strage degli 8.000 bosniaci musulmani maschi. In uno degli ultimi video presentati dal procuratore Peter McCloskey, si vedono due aiutanti di Mladic che, in auto, circondano un gruppo di cadaveri ammonticchiati e fanno commenti; dopo di loro si vede un autobus vuoto e un generale serbo che saluta facendo il segno di vittoria ai comandanti di Mladic.

Alla fine dell’udienza di ieri, interrotta per le intemperanze dello stesso Mladici in aula, anche le vedove di Srebrenica sono rimaste coinvolte in un episodio agghiacciante. L’ex generale si era presentato in aula con aria di sfida, un mezzo sorriso sul volto e il pollice in alto rivolto ai ‘tifosi’ serbi. Aveva applaudito all’ingresso della Corte e, quando una delle “mamme di Srebrenica” gli ha fatto il gesto delle manette, ha risposto passandosi una mano sulla gola. Munira Subasic è la presidentessa dell’associazione delle madri, in quella strage oltre al figlio perse oltre venti familiari. E dopo il gesto di Mladic in aula non ha potuto trattenere, insieme alle altre donne, urla di fuore.

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fonte repubblica.it

TRIESTE – Ucraina suicida in commissariato: il vicequestore (dalle tendenze ‘fasciste’) indagato per omicidio colposo e sequestro di persona

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TRIESTE

Suicidio in commissariato
vicequestore “fascista” in congedo

Il questore di Trieste Giuseppe Padulano: “Sconvolto per il suicidio di Alina, questa non è la questura degli orrori. Se ci sono profili di illegittimità nella nostra azione ce ne prenderemo la responsabilità”

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di Cinzia Gubbini

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«Se ci sono profili di illegittimità nella nostra azione, ce ne prenderemo la responsabilità. Ma non si dica che questa è la questura degli orrori, perché non è vero. E lo dimostrano gli attestati di stima che stiamo ricevendo in queste ore difficili». Giuseppe Padulano, questore di Trieste, con una lunga esperienza «sul campo» – è stato dirigente tra le altre cose della squadra mobile della stessa città e della polizia di frontiera – non si tira indietro di fronte alle domande sullo scandalo sollevato dall’inchiesta che vede coinvolto il dirigente dell’ufficio immigrazione, Carlo Baffi, indagato per sequestro di persona e omicidio colposo. Una ragazza ucraina, Bonar Diachuk, si è suicidata il 16 aprile scorso nei locali del commissariato di villa Opicina.

Ne è scaturita un’indagine, condotta dal pm Massimo De Bortoli, che lascia intravedere una pratica sistematica di detenzioni illegali all’interno del commissariato, e un profilo del vicequestore Baffi a dir poco inquietante. A casa sua sono stati trovati vari testi antisemiti, dal classico Mein Kampf a «Come riconoscere un ebreo». Curiosità intellettuale? O, come ha detto l’Associazione nazionale dei funzionari di polizia, una normale libreria per chi ha lavorato nella Digos? Sarà, ma Baffi li leggeva all’ombra del busto e dei poster del Duce che sfoggiava come arredo. E si fosse limitato a farlo in privato. Il fermacarte del suo ufficio pare fosse un oggettino per amatori – sempre il Duce – ed è stata trovata una targa con su scritto «ufficio epurazione», invece di ufficio immigrazione. Nessuno l’ha mai vista? «Ma figurarsi se era appesa – dice il questore – posso assicurare che è stata trovata ben chiusa in un cassetto». E di Baffi, nessuno conosceva queste sue simpatie, forse non adatte a chi dirige un ufficio così delicato come quello dell’immigrazione? «I profili che sono emersi saranno oggetto di una attenta analisi interna», assicura il questore.

Il vicequestore indagato al momento «è in congedo», e a dirigere l’ufficio è stato mandato il capo di gabinetto di Padulano. Come dire, un uomo di fiducia in un momento difficile perché, come si può immaginare, la vicenda ha scatenato un putiferio. Al di là del «personaggio» Baffi, il suicidio della ragazza ucraina sta portando alla luce un altro lato «oscuro» del commissariato. Alina aveva patteggiato una pena il 13 aprile, ed era stata scarcerata il 14, un sabato. Il suo avvocato le aveva spiegato che sarebbe stata lasciata libera anche se avrebbe ricevuto un decreto di espulsione perché nel fine settimana non ci sono i tempi tecnici per la sentenza del giudice di pace e il decreto prefettizio. Invece la ragazza è stata prelevata da una volante della polizia, portata in commissariato, e lì rinchiusa in attesa del lunedì. Uno zelo non richiesto, lesivo della libertà personale poiché per essere detenuti è necessario un vaglio giurisdizionale. Ora all’esame della Procura ci sono i fascicoli di altri 49 immigrati trattenuti negli ultimi sei mesi a villa Opicina. «Lavoriamo con grande fatica, abbiamo a che fare con leggi complicatissime sull’immigrazione, cerchiamo di fare del nostro meglio. E chi a Trieste lavora al fianco degli immigrati lo sa – si difende Padulano – ci siamo mossi sempre rispettando la dignità di tutti. Anche nel caso, molto complesso, della ragazza che si è suicidata. È la cosa che mi colpisce di più come persona. Se ci sono profili di illegittimità nel nostro comportamento, ci prenderemo la responsabilità. Ora vogliamo solo collaborare con la Procura. Sono sicuro che riusciremo a chiarire tutto».

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fonte ilmanifesto.it