BUON COMPLEANNO, MAFALDA!


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BUON COMPLEANNO, MAFALDA!

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di Maria Leonarda Leone
Focus-Storia

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Ha compiuto mezzo secolo il 15 marzo scorso, ma sulla carta, quella sporca di china dei fumetti, rimane sempre la stessa bambina di 6 anni, capelli neri e arruffati (perché “le cose belle della vita spettinano”) e odio atavico per la minestra. Chi non conosce Mafalda, l’argentina più famosa del mondo dopo Maradona  e Che Guevara, la piccola rompiscatole idealista figlia  del disegnatore Joaquín Salvador Lavado, in arte Quino? Galeotta, per il suo concepimento, fu la richiesta dell’Agens publicidad di Buenos Aires: serviva un fumetto per reclamizzare la linea di elettrodomestici Mansfield. Così nel 1962 nacque la bimba, che deve il suo nome alla protagonista del romanzo Dar la cara dellp scrittore argentino David Viñas.

Certificato dubbio. La culla di Mafalda fu il cassetto dove il suo disegnatore la ripose quando l’accordo con l’azienda saltò. Ne uscì nel 1964, con una fugace apparizione nel supplemento umoristico della rivista Leoplan prima dell’ingresso trionfale sulle pagine di Primera Plana, all’epoca il settimanale più importante d’Argentina: era il 29 settembre 1964 ed è questa la data che Quino, classe 1932, preferisce segnare sul certificato di nascita della sua creaturina dal roseo futuro.

Degna alter ego del suo creatore – che, pur lavorando per la pubblicità, in puro stile mafaldesco sostiene che “a volte ti trovi a vendere prodotti che se non fanno proprio schifo, certo non sono poi così utili all’umanità” – nei fumetti la spiazzante bambina è figlia di Raquel e Angel. La prima è una casalinga sempliciotta, ostinata cuoca di detestate minestre, capace di far urlare a sua figlia: “Le tue mani sono macchiate di brodo innocente”. Il secondo è un altrettanto innocuo argentino che nel cuore della notte può sentirsi bisbigliare all’orecchio: “Pst, papà,. Sai quella storia che i padri vegliano sempre sui figli? Stai distruggendo il mito col tuo russare!”.


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Caustica. A chi le consiglia di seguire il sentiero del bene, Mafalda ribatte polemica: “Logico… con l’imbottigliamento che deve esserci sull’autostrada del male!”. Niente a che rideire sui suoi ragionamenti: non fanno mai una piega, perché da bambina qual è certe cose non le capisce (e se le chiede ai genitori spesso non ottiene risposta), ma il mondo riesce a descriverlo benissimo con la sua innocenza un po’ cinica.

Non possiamo criticarla: l’Argentina di quegli anni era quella reduce dal popolusmo di Perón, dei golpe, della depressione economica causata dalle dittature militari, della repressione delle rivolte studentesche e della sinistra, ma anche del blocco statunitense contro Cuba, della conquista dello spazio e della luna, della morte del Che, delle guerre in Vietnam, Biafra e Medio Oriente. Per questo lei, che vuole pace e giustizia per il suo mappamondo (incerottato), rifiuta la società ipocrita e moralista in cui vive.

Disilluso. “Mafalda è figlia del mio ambiente familiare e in particolare di mia nonna comunista, che cancellava ogni illusione ricordandomi che in Spagna c’era il dittatore Francisco Franco, in Portogallo Salazar e in America Latina i regimi militari” ha dichiarato il disegnatore in una recente intervista. “Eppure ci fu un momento, nei tardi Anni ’60, in cui pareva che tutto potesse cambiare: la musica dei Beatles era l’emblema di quella speranza e io risentivo di quell’ottimismo”.

Poi però le speranze naufragarono. Non sapremo mai se, da grande, la brontolona dai capelli corvini avrebbe davvero fatto la traduttrice alla Nazioni Unite come sognava, “per riferire solo cose belle, anche quando gli ambasciatori fanno discorsi spiacevoli”: Mafalda lasciò infatti il mondo dei fumetti il 25 giugno 1973. Quino non aveva altro da farle dire. O forse anche lei si era accorta che la Storia va avanti, ma le cose non cambiano mai.

Maria Leonarda Leone

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fonte: Focus-Storia, n. 67 maggio 2012, pag. 74

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https://solleviamoci.files.wordpress.com/2012/05/mafalda_democracia.gif?w=254
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Maffalda e il suo creatore, l’inarrivabile Quino – fonte

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