Archivio | luglio 13, 2012

Patti Smith: tour tra memoria, Ustica e Gaber / VIDEO: Patti Smith BANGA New Album Release – Steven Sebring.wmv

Patti Smith BANGA New Album Release – Steven Sebring.wmv

Pubblicato in data 14/giu/2012 da

con la collaborazione di Johnny Depp

Patti Smith – Seneca (Banga, 2012)

Pubblicato in data 05/giu/2012 da

Seneca es una canción de Patti Smith que forma parte del álbum “Banga”, él que fue lanzado en Junio de 2012. Apúrate, escucha. Este archivo se destruirá en cualquier momento. / Seneca is a song by Patti Smith is part of the album “Banga”, it was released in June 2012. Hurry up, listen. This file will be destroyed at anytime.

La cantautrice presenta il nuovo album “Banga”

Patti Smith: tour tra memoria, Ustica e Gaber

Un tour che la porta nella sua seconda casa, l’Italia, Paese che dice di amare “tantissimo”. “Io e la mia band – ha scherzato a Milano dove ha presentato la data del 23 luglio nell’ambito del Festival di Villa Arconati – ora siamo esaltati perche’ qui non c’e’ rischio di mangiare male”

Patti SmithPatti Smith

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Milano, 13-07-2012

Il 15 luglio a Bologna, nel giardino antistante al Museo della Memoria di Ustica; il 21 luglio a Viareggio, ospite del Festival Gaber. Sono solo due, diverse ma fortemente evocative, delle dieci date che a partire da domani, con il debutto a Barolo (Cn) nell’ambito del festival di letteratura e musica ‘Collissioni’, scandiranno il passaggio
italiano del tour di Patti Smith e del suo ultimo album (pubblicato lo scorso 5 giugno da Sony Music), ‘Banga‘.

Uno spezzone del viaggio live che la porta nella sua seconda casa, l’Italia, Paese che dice di amare “tantissimo”. “Io e la mia band – ha scherzato a Milano dove ha presentato la data del 23 luglio nell’ambito del Festival di Villa Arconati – ora siamo esaltati perche’ qui non c’e’ rischio di mangiare male”.

Al di la’ dell’appuntamento al Castellazzo di Bollate, l’incontro che si e’ tenuto presso la Provincia di Milano e’ stato l’occasione per parlare delle altre date nel Belpaese, a cominciare da quella bolognese del Concerto della Memoria: “e’ un’espressione di solidarieta’ alle famiglie – ha detto Patti Smith -, a chi ha perso le persone amate, gli amici, i parenti. Il mio non e’ un ruolo politico, ma umano. Nonostante non ci siano ancora risposte alle domande, il mio e’ un modo di sostenere. Quando i Governi non ci danno giustizia, le persone si uniscono”.

Altro discorso il concerto per Gaber, del quale l’artista ha detto di starne “approfondendo la conoscenza”: “alcuni concerti – ha fatto notare – sono speciali perche’ uniscono le persone intorno ad una persona. Gaber e’ molto amato dal popolo italiano, ha avuto un grandissimo coraggio nel comunicare. Penso di essere
strettamente collegata a lui e ai suoi testi”.

Sul fronte milanese, Villa Arconati s’appresta a registrare il sold out; la sacerdotessa del rock fa visita in Italia questa estate insieme ad un nutrito gruppetto di altri esponenti della cultura musicale degli anni ’60 e ’70, da Bob Dylan a Bruce Springsteen, fino a BB King.

Un’avanzata che Patti Smith ha spiegato con un ritorno all’esigenza di superare la materialita’: “c’e’ questo nuovo interesse – ha detto – anche nei giovani. Io credo che stiano cercando della sostanza e delle risposte. In quegli anni noi non avevamo tanti beni materiali, ma andava bene cosi’: il nostro obiettivo erano la pace e la fratellanza e oggi i giovani dimostrano di volere di piu'”.

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fonte rainews24.it

RAPPORTO HUMAN RIGHT WATCH – Grecia, l’odio xenofobo dilaga, si fa “pulizia” degli immigrati / VIDEO: Xenophobic Violence in Greece

Crisis breeds xenophobia in Greece as nationalists gain clout

Pubblicato in data 11/lug/2012 da

Greece is also in turmoil. Violent clashes have shaken the city of Agrinio in the west. Supporters of the far-right Golden Dawn party fought with anarchists, leaving cars and shop windows smashed, and one person injured. Golden Dawn’s influence is rising. It gained around 7 per cent of the vote in the recent general election. RT’s Jacob Greaves takes a look at xenophobia in today’s Greece.

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RAPPORTO HUMAN RIGHT WATCH

Grecia, l’odio xenofobo dilaga
si fa “pulizia” degli immigrati

Il governo di Atene non è in grado di contrastare l’ondata di odio crescente nei confronti dei migranti che approdano sul territorio greco. Human Rights Watch 1 in un rapporto di 99 pagine (Hate on the Streets: Xenophobic Violence in Greece) documenta l’insuccesso di polizia e magistratura nell’impedire e punire le aggressioni. Chi denuncia rischia l’arresto. Le cose da fare. Il ruolo dell’Unione Europea

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ATENE  – Le autorità greche non riescono a contrastare un’ondata crescente di violenza xenofoba che ha lasciato gli immigrati nella paura di andare per strada, ha dichiarato Human Rights Watch 2 in un rapporto uscito oggi. Il rapporto di 99 pagine, Hate on the Streets: Xenophobic Violence in Greece, documenta l’insuccesso della polizia e della magistratura nell’impedire e punire le crescenti aggressioni ai danni degli immigrati. Nonostante vi siano degli schemi precisi nel ripetersi delle violenze e le prove che esse sono in aumento, la polizia non è riuscita a reagire efficacemente per proteggere le vittime e assicurare alla giustizia i colpevoli, ha riscontrato Human Rights Watch. Le autorità devono ancora sviluppare una strategia di vigilanza preventiva, mentre le vittime sono scoraggiate dallo sporgere denuncia. Non ci sono state condanne ai sensi dello statuto sui reati d’odio della Grecia del 2008.

La crisi non può essere una scusa. “Persone provenienti da zone di guerra hanno paura di uscire di sera ad Atene per timore di aggressioni”, ha dichiarato Judith Sunderland, ricercatrice esperta per l’Europa Occidentale di Human Rights Watch. “La crisi economica e l’immigrazione non possono essere una scusa per l’insuccesso della Grecia nel contrastare una violenza che sta lacerando il tessuto sociale.” In un Paese che sta attraversando una profonda crisi economica, e dopo anni di flussi migratori e politiche d’asilo mal gestiti, bande di greci aggrediscono migranti e richiedenti asilo nel centro di Atene e altrove nel Paese con una regolarità spaventosa, ha dichiarato Human Rights Watch.

Le interviste alle vittime. Human Rights Watch ha intervistato 59 persone che hanno subito o sono sfuggite ad incidenti xenofobi, comprese 51 aggressioni gravi tra agosto 2009 e maggio 2012. Tra le vittime di aggressioni gravi vi sono immigrati e richiedenti asilo di nove nazionalità e due donne incinte. La maggior parte delle aggressioni ha luogo di notte, in delle piazze o nelle loro prossimità. Gli aggressori si muovono in gruppo e sono spesso vestiti con abiti scuri e con i visi coperti da sciarpe o caschi. Alcuni di loro arrivano e si dileguano in moto. Aggressioni a mani nude non sono inusuali, ma gli aggressori spesso brandiscono mazze o bottiglie di birra come armi. La maggior parte delle aggressioni sono accompagnate da insulti ed esortazioni a lasciare la Grecia e in alcuni casi gli aggressori rapinano le vittime.

Molte le aggressioni taciute. I media hanno riferito di almeno sette aggressioni gravi ad Atene e nell’isola di Creta, nel solo mese di maggio. Ma vi è una quantità taciuta di aggressioni che non arriva mai a far notizia, ha riscontrato Human Rights Watch, come nel caso di Sahel Ibrahim, un somalo di 26 anni, che ha fatto da interprete per Human Rights Watch. Ibrahim è stato aggredito il 22 giugno ad Aghios Panteleimonas, un quartiere centrale di Atene dove si verificano molte aggressioni. È stato inseguito per strada da cinque uomini, che ritiene avessero poco più di 20 anni, ed è stato picchiato con un pesante pezzo di legno. Si è rotto la mano mentre cercava di proteggere la testa durante l’aggressione.

Se l’immigrato ha paura di denunciare. Ibrahim afferma che sarebbe in grado di riconoscere gli aggressori, ma che ha timore della polizia dato che è un immigrato privo di documenti e non crede che ne verrebbe niente di buono. “Non credo che [la polizia] possa aiutarmi”, ha detto Ibrahim. “Conoscono la situazione, conoscono tutti i problemi. Perché se ne stanno con le mani in mano? Abbiamo bisogno di regole. Ci vogliono passi decisi. Questo Paese ne ha bisogno, questo Paese lo merita”.

I passi da fare. Human Rights Watch ha fatto appello al nuovo governo del primo ministro Antonis Samaras affinché compia passi immediati per contrastare la violenza xenofoba, tra cui:

1) Dare l’esempio con una condanna pubblica della violenza xenofoba ed indicare che ci sarà tolleranza zero per la violenza delle ronde contro i migranti
2)
Un dispiegamento adeguato di poliziotti in posti strategici per impedire aggressioni ed arrestare gli aggressori in flagrante.
3) Migliorare le indagini e l’azione giudiziaria nei reati d’odio da parte della polizia e della magistratura attraverso addestramento, migliori linee guida, e un database di polizia centralizzato;
4) Assicurare che i migranti privi di documenti non siano sotto minaccia di detenzione o deportazione per denunciare un reato d’odio.

Il ruolo dell’Unione europea. L’Unione europea ha un ruolo importante da svolgere, ha dichiarato Human Rights Watch. Le istituzioni dell’Ue dovrebbero analizzare da vicino il fenomeno della violenza xenofoba in Grecia ed offrire assistenza concreta alle autorità greche, compresa l’assistenza finanziaria e tecnica, per aiutarle ad affrontare il problema. Diversi arresti in connessione ad aggressioni recenti, tra cui di presunti membri del partito di estrema destra Alba Dorata, costituiscono un’eccezione positiva alla regola generale dell’inerzia della polizia, ha dichiarato Human Rights Watch. Nonostante la polizia fosse stata istruita in una circolare ministeriale del 2006 di fare particolare attenzione a reati di razzismo, le vittime hanno riferito con costanza ad Human Rights Watch di come la polizia li scoraggiasse dal fare denuncia.

Le minacce di arresto a chi denuncia.
Si è poi scoperto come alcuni migranti privi di documenti, i quali abbiano provato a denunciare aggressioni, si siano sentiti dire dalla polizia che sarebbero stati arrestati se avessero persistito nel cercare di far aprire delle indagini. Sentendosi dire che un’indagine sarebbe stata inutile, qualora non avessero potuto identificare gli aggressori, e incoraggiati ad accettare semplici scuse, o consigliati di difendersi da soli, molte vittime di violenza xenofoba semplicemente rinunciano a cercare giustizia, ha riscontrato Human Rights Watch. A coloro che hanno insistito è stato detto di dover pagare 100 euro per poter sporgere denuncia. La Grecia ha introdotto questa tariffa a fine 2010 per scoraggiare denunce frivole. Tale tariffa non dovrebbe essere mai applicata su quanti denunciano reati d’odio, ha dichiarato Human Rights Watch.

Nessuna condanna per razzismo. Nessuno è stato condannato per aggressioni razziste ai sensi di una misura del 2008 che definisce la motivazione razziale come una circostanza aggravante nel commettere un reato. Un processo decisivo a due uomini e una donna per l’accoltellamento di un richiedente asilo afgano, Ali Rahimi, iniziò nel settembre 2011. È stato posticipato sei volte e ancora non è chiaro se, alla prossima udienza, prevista per il settembre 2012, la pubblica accusa chiederà la massima pena per motivi razziali. L’imputata si è candidata, senza successo, in recenti consultazioni politiche nazionali nelle liste di Alba Dorata.

Gruppi di cittadini che fanno “pulizia”. Dai primi anni 2000, la Grecia è divenuta una porta d’accesso fondamentale verso l’Unione europea per immigranti senza documenti e richiedenti asilo provenienti da Asia ed Africa. Anni di migrazioni e politiche di asilo mal gestite e, più recentemente, la profonda crisi economica, hanno cambiato la demografia della capitale. Il centro di Atene, in particolare, ha una larga popolazione di stranieri che vivono in estrema povertà, occupando edifici abbandonati, piazze e parchi. Preoccupazioni su crimini in aumento e degrado urbano sono entrati a fare parte in modo predominante delle conversazioni di tutti i giorni così come del dibattito politico. Cosiddetti “gruppi di cittadini” si sono costituiti in alcune aree per “proteggere” e “pulire” i quartieri. Uno di questi quartieri è l’Aghios Panteleimonas, proprio nel cuore di Atene, dove i “cittadini”, alcuni anni fa, hanno chiuso un parco giochi locale, in una piazza accanto ad una maestosa chiesa, per impedire agli stranieri di passarvi del tempo. Il lucchetto è ancora sul cancello.

La destra xenofoba guadagna consensi. Negli ultimi anni, partiti nazionalisti e di estrema destra come Alba Dorata hanno guadagnato forza e popolarità, perlopiù grazie allo sfruttamento dell’avversione all’immigrazione. Dopo aver ottenuto un seggio nel consiglio comunale di Atene nel 2010, Alba Dorata si è assicurata abbastanza voti alle elezioni nazionali del giugno 2012 per entrare, per la prima volta, in parlamento. Avrà 18 seggi (su 300).?? Sebbene non si sappia di alcuna analisi di polizia o sentenza giudiziaria che abbia collegato i gruppi di cittadini o Alba Dorata ai gruppi che eseguono aggressioni violente su migranti e richiedenti asilo, vi sono alcune prove a suggerire che gli aggressori sono membri o affiliati di questi gruppi. Tra le prove, vi è l’affiliazione degli imputati nel caso Rahimi e l’arresto di membri di Alba Dorata per sospetto di coinvolgimento in numerose aggressioni.

Statistiche inaffidabili. Le statistiche governative su reati d’odio sono completamente inaffidabili, ha dichiarato Human Rights Watch. Nell’intero Paese, il governo greco ha riferito di appena due casi di reati d’odio nel 2009 e solo uno nel 2008. A maggio, tuttavia, a Human Rights Watch è stato riferito da un funzionario greco che, su nove casi verificatisi ad Atene a partire dal 2011, si indaga come possibili reati d’odio. Organizzazioni non governative e notiziari aiutano a fornire un quadro più completo. Una rete di monitoraggio di organizzazioni non  governative coordinata dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati e dall’indipendente Commissione Nazionale per i diritti umani, ha registrato 63 incidenti tra l’ottobre e il dicembre del 2011 ad Atene e Patrasso. “Le aggressioni a immigrati e richiedenti asilo vogliono mandare un messaggio: qui non siete voluti, andatevene” ha dichiarato Sunderland. “Per fermare la violenza, lo stato deve mandare un messaggio altrettanto potente: non c’è posto per violenza xenofoba in una società democratica, e verrete puniti.”

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fonte repubblica.it

Bimba in coma per il vaccino. La madre risarcita 24 anni dopo con 1,8 milioni di euro


fonte immagine

Il medico di base non le somministrò cortisone

Bimba in coma per il vaccino
La madre risarcita 24 anni dopo con 1,8 milioni di euro

La piccola aveva 5 anni nell’88 quando fece la vaccinazione obbligatoria da cui non si è più ripresa. La madre, abbandonata dal marito, risarcita in appello

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TORINO, 13 luglio 2012 –  Sua figlia è in coma da oltre 24 anni. Stato vegetativo, lo chiamano i medici, e fa ancora più impressione. Non è stato un incidente, una fatalità, ma un errore dei medici: coma da vaccinazione. Da quel giorno dell’88, quando portò la sua bambina di 5 anni a fare le vaccinazioni, questa donna non vive più.

E ora, dopo un calvario durato tanto a lungo, la giustizia fa il suo corso: la Corte d’appello di Torino ha condannato la Regione Piemonte, subentrata alla disciolta ex Usl 36 di Susa, a risarcire con 1,8 milioni di euro una donna la cui figlia è da 24 anni in stato vegetativo a causa dell’errore di un medico di base.
Quest’ultimo – secondo una consulenza tecnica d’ufficio – non le somministrò del cortisone che avrebbe evitato che entrasse in stato vegetativo dopo una vaccinazione obbligatoria alla quale era stata sottoposta negli ambulatori della Usl quando aveva cinque anni.

La condanna, con la quale è stata ribaltata la decisione di primo grado, prevede il pagamento anche degli interessi e delle spese legali. “Si tratta – spiega l’avvocato Renato Ambrosio – del piu’ alto risarcimento mai accordato in Italia per un danno da errore medico conseguente a vaccinazione”.

Nel 1888 alla bambina, cinque anni, era stata fatta una vaccinazione antidifterica-tetanica. Subito dopo aveva manifestato febbre alta, dolori alle gambe, cefalea e dissenteria. Il medico di base si rifiutò di somministrarle farmaci e il quadro clinico si aggravò fino a quando la piccola entrò nello stato vegetativo in cui si trova ancora oggi che ha 29 anni. Secondo la consulenza tecnica, il cortisone somministrato entro i cinque giorni successivi alla vaccinazione avrebbe evitato ogni conseguenza.

Esultano gli avvocati della madre: “Questa sentenza ha restituito dignità alla madre dopo anni di sofferenze e problemi economici”, dicono gli avvocati Ambrosio, Bertone e Bona. “Quello del processo – dicono – è stato un periodo molto difficile per lei e anche per noi, ma la vittoria in appello ci ripaga di tutte le sofferenze subite. In primo grado, infatti, il giudice respinse il nostro ricorso. Per la seconda volta in Italia, viene riconosciuto il principio secondo cui l’azienda sanitaria risponde dell’errore del medico di base”.

 I legali sperano che non ci sia ricorso in Cassazione. La nostra cliente – spiegano – è povera e ha già fatto tanti sacrifici in questi anni. Quando avvenne la tragedia aveva 23 anni e fu subito lasciata dal marito. Per seguire la bambina non ha più potuto avere un lavoro fisso’’.

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fonte qn.quotidiano.net

Case, compravendite a picco. Si torna ai livelli degli anni ’90

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Case, compravendite a picco
Si torna ai livelli degli anni ’90

Il rapporto Nomisma: tiene la domanda, ma le banche non concedono più i mutui

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roma

Tiene la domanda. O meglio, la voglia di domanda. Perché, per ammissione degli stessi intervistati, il problema è l’assenza di sostegno bancario. Morale: le compravendite non sono mai state così in calo, ai livelli degli anni ’90. È questa la fotografia del mercato immobiliare fatta da Nomisma che ha presentato a Bologna il Secondo rapporto sul 2012.

Se nel 2011 le compravendite erano scese sotto quota 600 mila (598.224), gli scenari per quest’anno oscillano tra le 529.306 (-11%), se la tendenza di inizio 2012 saranno confermate e le 566.299 (-5,3%) se ci sarà un’inversione sul fronte del credito o su quello dei prezzi. Come ha sottolineato Luca Dondi, responsabile del settore immobiliare di Nomisma, infatti, a un così forte calo degli scambi, non è corrisposta una significativa diminuzione dei prezzi. Che scendono ma in maniera meno significativa rispetto al contesto. Nel primo semestre, si va da una diminuzione del 2,1% per i prezzi degli uffici al -1,6% di quelli dei negozi. In mezzo le abitazioni nuove e usate, i cui prezzi sono scesi rispettivamente dell’1,8 e del 2%. Male anche il tempo medio di locazione e il tempo di vendita, mai così lungo da quando l’istituto effettua le rilevazioni.

Intanto continua a tener banco la questione Imu. «Le future convenzioni tra ministero ed Agenzia terranno specificamente conto della necessità di evitare sopravvalutazioni delle rendite catastali, in potenziale danno del contribuente e ad esclusivo vantaggio dell’amministrazione finanziaria», ha assicurato il ministro Vittorio Grilli parlando in Senato. Grilli ha affrontato il tema delle rendite catastali nell’ambito della discussione sul decreto Dismissioni, nel quale l’Agenzia del Territorio viene accorpata alle Entrate. In pratica il ministro, parlando alle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato (secondo quanto riportato dai Bollettini), ha assicurato che «si è ritenuto di operare per garantire rapidità nell’azione amministrativa» rispondendo a chi paventa nell’accorpamento tra Territorio e Entrate una sorta di conflitto di interesse per la parte relativa alle rendite e al conseguente gettito fiscale. Non ci saranno «sopravvalutazioni», ha assicurato il ministro, e «in ogni caso il contribuente permane tutelato dai consueti strumenti giurisdizionali di censura delle determinazioni amministrative».

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fonte lastampa.it

Pedofilia, arrestato prete a Fano, portavoce del Vescovo

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Pedofilia, arrestato prete a Fano
è il portavoce del vescovo locale

Don Giangiacomo Ruggeri arrestato per presunti abusi su una ragazzina minorenne. 43 anni, è parocco della Chiesa di Santa Maria in Orciano

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FANO (PESARO URBINO)Ancora uno scandalo della pedofilia che vede coinvolto il mondo ecclesiastico. Questa volta ad essere stato arrestato, per presunti abusi su una minorenne, è il portavoce del vescovo di Fano (Pesaro Urbino), don Giangiacomo Ruggeri. 43 anni, l’uomo è parocco della Chiesa di Santa Maria in Orciano e portavoce di monsignor Armando Trasarti.

Gli agenti hanno eseguito oggi l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della procura. Don Ruggeri, originario di Fossombrone, è giornalista pubblicista e svolge anche l’incarico di direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali.

L’inchiesta per i presunti abusi è coordinata dal procuratore di Pesaro Manfredi Palumbo. Stando alle poche notizie che trapelano, la ragazzina che avrebbe subito abusi da parte del sacerdote ha solo 13 anni. Don Ruggeri è stato rinchiuso nel carcere di Villa Fastiggi, a Pesaro, in isolamento. Nessun commento sull’indagine da parte del procuratore Manfredi Palumbo, nè del questore Italo D’Angelo. “C’è il segreto istruttorio” dicono entrambi.

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fonte repubblica.it

Farmaci a base di cannabis per scopi terapeutici: anche il Veneto dice sì

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Farmaci a base di cannabis per scopi terapeutici: anche il Veneto dice sì

L’ok all’uso a scopo terapeutico arriva dopo quello della Toscana. Le medicine saranno gratuite

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VENEZIA – Dopo la Toscana, che è stata la prima Regione italiana ad autorizzare l’uso della cannabis a scopo terapeutico,adesso tocca al Veneto. Ieri, praticamente all’unanimità, la quinta commissione consiliare presieduta da Leonardo Padrin (Pdl) ha approvato la proposta di legge di Pietrangelo Pettenò (Sinistra) che consente la distribuzione gratuita negli ospedali e nelle farmacie di farmaci e preparati galenici a base di cannabinoidi. La stessa pianta che viene utilizzata per produrre alcune droghe, la marijuana e l’hashish, ora potrà essere usata dai malati per alleviare i dolori.

Va detto che Padrin ha dato una astensione “tecnica” al provvedimento per poter svolgere in aula il ruolo di relatore di minoranza, come prevede il nuovo statuto, e dunque poter presentare eventuali emendamenti migliorativi al testo. Uno di questi l’ha già presentato lo stesso Pettenò fissando un tetto finanziario per il 2012 di 100mila euro. «Una delle obiezioni della giunta regionale – spiega Pettenò – riguardava l’applicazione e i costi della legge. Così abbiamo corretto il testo, aggiungendo un nuovo articolo in base al quale spetta alla giunta definire le procedure e i criteri». Per quanto riguarda i costi, è stato ipotizzato che 100 malati di sclerosi multipla costerebbero alla Regione 500mila euro all’anno: di qui la previsione di spesa per gli ultimi mesi del 2012 di 100mila euro.

Dettagli che ai malati probabilmente interesseranno poco. Quel che conta è la sostanza: i farmaci derivati dalla cannabis adesso saranno gratuiti, li pagherà la Regione. Ovviamente il testo dovrà essere approvato dal consiglio regionale e poi dovrà passare il vaglio dell’esame governativo. Ma sia nell’uno che nell’altro caso le prospettive sono positive: in commissione consiliare, ieri riunita a Palazzo Ferro Fini, tutte le forze politiche si sono dette d’accordo. Uno dei più convinti è stato tra l’altro il vicepresidente del consiglio regionale Matteo Toscani (Lega) che ha condiviso in toto ispirazione e obiettivi del provvedimento. Quanto al rischio dell’impugnazione, per la Toscana – che ha approvato un’analoga legge, la prima in assoluto a livello nazionale, il 2 maggio scorso – il Governo non ha trovato nulla da eccepire.

«L’uso della cannabis a scopo terapeutico in Italia è già possibile dal 2007 – ha detto in commissione il consigliere Pettenò – ma non esistono farmaci di produzione nazionale, bisogna importarli e i pazienti se li devono pagare. In attesa che lo Stato decida in quale fascia inserire questi farmaci, la proposta è che sia la Regione Veneto a disciplinarne l’uso. E spetterà alla giunta stabilire i criteri e le procedure. Dotare il Veneto di una legge applicativa in tale senso rappresenta una scelta di civiltà che consentirà ai malati e al servizio pubblico della nostra regione di non dipendere esclusivamente dalle importazioni dall’estero per l’approvvigionamento della cannabis medicinale, con grandi risparmi di tempo e di costi e riduzione degli enormi disagi ai quali sono sottoposti i malati che necessitano di tale tipo di farmaci».

Il progetto di legge prevede la stipula di una convenzione con il Centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo e lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, per la produzione e l’acquisizione diretta dei cannabinoidi ad uso terapeutico, utilizzati in particolare nella terapia del dolore e nelle cure palliative, ma anche dai malati di Sla e di distrofia muscolare.

Venerdì 13 Luglio 2012 – 12:29
Ultimo aggiornamento: 12:47
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Birmania, arrestati 10 operatori Onu e di Medici Senza Frontiere, sconosciute le accuse

ALL’INDOMANI DELLA VISITA DEL RAPPRESENTATE UNCHR

Birmania, arrestati 10 operatori Onu e di Medici Senza Frontiere, sconosciute le accuse

La notizia è stata riferita dal portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati

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(Ap)(Ap)
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(Ap) Dieci operatori che lavorano per l’Onu e per ong internazionali sono stati arrestati in Birmania. Ne ha dato notizia Melissa Fleming, portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani, aggiungendo che fra i fermati vi sono anche tre dipendenti dell’Unhcr (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) di nazionalità birmana. Fleming non ha voluto riferire altri dettagli. Gli arresti sono stati compiuti all’indomani della visita nel Paese asiatico dell’Alto Commissario per i rifugiati, Antonio Guterres, ma non si hanno notizie sui motivi. Nel gruppo figurano anche tre componenti dello staff del World Food Programme e alcuni dottori di Medici senza Frontiere.

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fonte corriere.it

Papua Nuova Guinea: arrestati 29cannibali

 

Papua Nuova Guinea: arrestati 29cannibali

Sette vittime da aprile scorso

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(ANSA) – SYDNEY, 13 LUG – La polizia della Papua Nuova Guinea ha arrestato 29 membri di una setta sospettati di aver ucciso almeno sette persone per mangiarne il cervello e preparare zuppe con i loro organi. Lo riporta oggi il quotidiano The National.

Le persone arrestate, tra cui otto donne, appartengono ad una setta che conta un migliaio di membri e creata per combattere stregoni accusati di pratiche malvagie. La setta avrebbe ucciso sette persone da aprile, con coltelli ritenuti dotati di poteri soprannaturali.

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fonte ansa.it

Pdl, l’effetto Berlusconi non esiste: Sondaggio boccia il “grande ritorno”

Pdl, l'effetto Berlusconi non esiste sondaggio boccia il "grande ritorno" Silvio Berlusconi (reuters)

Pdl, l’effetto Berlusconi non esiste
sondaggio boccia il “grande ritorno”

Secondo l’indagine Ipr, il centrodestra non andrebbe oltre il 30%, sia con Alfano che con il Cavaliere candidato premier. Centrosinistra con l’Udc al 41-42%. Gradimento in ripresa per Monti: ora è al 49%

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ROMA – La vulgata vuole che Silvio Berlusconi abbia deciso di ricandidarsi a premier 1nel 2013 sulla base dei sondaggi. Senza di lui il Pdl sarebbe crollato al 10% mentre grazie al suo ritorno riuscirebbe a conquistare il 30% dei consensi. Di questi flussi di gradimento nell’ultima indagine demoscopica realizzata da Ipr Marketing non c’è però  traccia. Secondo il campione di mille cittadini intervistati con l’ausilio del sistema Telematico “Tempo Reale”, le sorti del Pdl prescindono infatti dalla scelta del leader.

Un’eventuale coalizione composta da Popolo della Libertà, Lega e altre formazioni di centrodestra guidata da Berlusconi otterrebbe il 30% dei consensi, esattamente gli stessi in grado di conquistare un identico schieramento con Angelino Alfano candidato premier. Con il risultato che verrebbe ampiamente superata da un centrosinistra che mettesse in campo Pd, Udc e altri partiti minori a sostegno della candidatura di Pier Luigi Bersani a Palazzo Chigi. I consensi per questo schieramento nel caso lo sfidante fosse Berlusconi crescerebbero addirittura dal 41 al 42%, mobilitando un 1% del potenziale elettorato del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che scenderebbe dal 21 al 20%.

LE TABELLE
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Una tendenza elettorale che è pienamente corroborata dal giudizio che la grande maggioranza degli italiani continua ad avere del passato governo Berlusconi. Stando al sondaggio Ipr, ben il 64% degli intervistati definisce “negativo” l’operato dell’ultimo esecutivo, mentre solo il 34% lo ritiene “positivo”.

Pareri molto diversi da quelli che gli elettori riservano all’attuale governo guidato da Mario Monti. I tempi della luna di miele dell’insediamento, quando il consenso toccò l’eccezionale cifra del 62%, sono decisamente lontani, ma l’esecutivo dei tecnici in questo ultimo rilevamento recupera credibilità, grazie probabilmente alla determinazione mostrata dal presidente del Consiglio al vertice europeo di fine giugno. Il sondaggio Ipr certifica che il 49% degli italiani sostiene di averte molta/abbastanza fiducia in Monti, contro il 44% che afferma di averne poca/nessuna. A metà giugno questi due schieramenti erano invece appaiati in perfetta parità a quota 46%. Inoltre il 55% si dice convinto che il Professore stia raggiungendo l’obiettivo di salvare l’Italia e portarla fuori dalla crisi economica, anche se per il 48% “resta molto da fare”. La fiducia in Monti non coincide però con quella nel governo in generale, che non va oltre il 40%, perdendo 5 punti rispetto allo scorso aprile (-10% su gennaio).

GUARDA LA TABELLA 3

La (parzialmente) ritrovata fiducia nel premier non significa però che gli italiani lo vorebbero confermare a Palazzo Chigi. Solo il 34% degli intervistati afferma infatti che il prossimo presidente del Consiglio dovrebbe essere ancora un tecnico contro il 51% che auspica il ritorno di un politico.

Da segnalare infine che nella graduatoria del consenso ai ministri rimane in testa la responsabile del Viminale Anna Maria Cancellieri, apprezzata dal 53% degli italiani, mentre la Guardasigilli Paola Severino raggiunge al secondo posto il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera (48% per entrambi). Crollo di credibilità invece per il ministro dell’Integrazione Andrea Riccardi che perde ben 4 punti percentuali, precipitando al quinto posto con il 45% di aprezzamento.

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fobte repubblica.it

INCHIESTA L’ESPRESSO – L’Europa è in vendita


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L’Europa è in vendita

L’acquisizione della maison Valentino è solo l’ultimo caso. Fondi sovrani cinesi, arabi e russi stanno comprando a prezzo di saldo i gioielli del vecchio continente: dalle squadre di calcio alle banche, dalle aziende energetiche alle infrastrutture

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di Federica Bianchi

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Si narra che l’iniziativa l’abbia presa la sceicca Mozha, elegante sovrana del Qatar. Sarebbe stata questa splendida cinquantenne, nota alle cronache soprattutto per le sue mises costosissime e i turbanti colorati, a volere l’acquisto di Valentino, l’azienda italiana sinonimo di alta moda, dal 2007 di proprietà del fondo d’investimento Permira. Ma Valentino non è la prima casa di moda europea a passare in mani orientali. Era già successo alla Cerruti, acquistata nel 2012 dalla Trinity di Hong Kong, alla Miss Sixty venduta alla cinese Trendy e alla Gianfranco Ferré acquisita dal Paris Group di Dubai l’anno scorso. Un vero colpo di classe per lo sceicco del Qatar che da tempo si dedica a vario titolo – sotto forma di investimenti della famiglia reale o dello Stato con i fondi sovrani – a un ampio e variegato shopping europeo.

Non è il solo. Da quando è scoppiata la crisi economica nel 2008 sono molti i ‘nouveaux riches’ che hanno preso di mira l’Europa: dagli Emirati Arabi a Dubai, dalla Cina alla Russia. Tutti Stati in forte espansione economica, per lo più guidati da regimi autocratici e dittatoriali, attirati dai prezzi da saldo che la crisi infinita ha imposto alle nostre aziende-gioiello. Nel caso dei regni del Golfo e della cugina Russia, sono le sterminate ricchezze provenienti da sottosuoli ricchi di petrolio a invogliare allo shopping. Nel caso della Cina, è l’esigenza di trovare investimenti redditizi per le riserve di valuta estera accumulate in decenni di tumultuose esportazioni.

Nel mirino degli affaristi ci sono marchi che evocano il sogno e gli investimenti con rendimenti a doppia cifra. Il Qatar è un buon esempio. Risalgono al 2009 i suoi investimenti in Porsche e Wolkswagen. Nello stesso anno aveva tentato invano di aggiudicarsi la squadra di calcio del Manchester City, finita poi tra le proprietà del fondo sovrano di Abu Dhabi, per ripiegare l’anno successivo sul Paris Saint Germain. E se in Inghilterra Hamad bin Kalifa al-Thani ha messo le mani su una quota della London Stock Exchange, dei supermercati Sainsbury e della banca Barclays, oltre che sul 100 per cento degli storici grandi magazzini Harrod’s, in Francia ha comprato le attività turche e le operazioni lussemburghesi di Dexia, la banca francobelga vittima della crisi del debito sovrano, e pochi mesi fa è entrato con l’1 per cento nel titano mondiale del lusso Lvmh.

«Il mondo è ormai cambiato», sottolinea Simone Alvaro, responsabile dell’ufficio studi giuridici della Consob: «I Paesi produttori di petrolio e di materie prime hanno conquistato dal 2007 un grande vantaggio economico». Non a caso i loro fondi sovrani, un tempo propensi a investire solo in obbligazioni Usa, ora sono pronti a una diversificazione più spinta degli ingenti patrimoni. Così diventano protagonisti dell’economia mondiale: a piazza Affari detengono quote in un terzo delle società del listino, a Londra partecipazioni in un quarto. «Bisogna cominciare a prendere atto dei cambiamenti», prosegue Alvaro: «E non si può pensare che siano temporanei, soltanto dovuti alla crisi».

Con il potere economico che si sposta ad Oriente è inevitabile che anche i simboli del successo economico passino di mano verso regioni dove abbondano denari e opportunità di crescita. Certo è però che la crisi dell’Eurozona ha offerto il fianco agli acquisti stranieri. Sempre più importanti, talvolta anche strategici. Non fosse stato costretto dal piano di salvataggio europeo, il Portogallo non avrebbe mai privatizzato la sua società elettrica, Energias do Portugal, spalancando le porte al Qatar (con il 2 per cento) e alla Cina, che tramite il braccio d’investimento China Three Gorges International ne ha acquistato oltre il 20 per cento. Per non parlare dell’investimento qatarino (6,19 per cento) nella spagnola Iberdrola, la maggiore società di energia eolica al mondo. Dal canto loro gli Emirati Arabi, tramite il fondo sovrano International Petroleum Investment (Ipic), hanno approfittato della crisi per comprare dalla francese Total il 49 per cento di Cepsa, la seconda società petrolifera spagnola, che si va ad aggiungere al 47 per cento già detenuto, consolidando così il proprio portafoglio globale di investimenti nel settore energetico.

In Italia il fondo sovrano di Abu Dhabi si è aggiudicato nel 2010 una quota del 6,5 per cento di una Unicredit in difficoltà, seguito quest’anno dal fondo russo Pamplona con il 5 per cento. Risultato: tra libici (al 7), arabi e russi, sono gli stranieri a detenere la partecipazione di maggioranza del colosso bancario nazionale. A fare man bassa di aziende europee non sono solo gli arabi, seppure dominanti, anche per naturale sbocco geografico. Il miliardario messicano Carlos Slim ha annunciato che «è un buon momento per investire in Europa» e ha offerto 3,5 miliardi di dollari per far lievitare al 28 per cento la sua partecipazione nel monopolio delle telecomunicazioni olandesi Kpn. I miliardari russi, oltre ai nostri club di calcio, dal Chelsea al Monaco, puntano alle raffinerie petrolifere. Lo scorso marzo un tycoon amico del presidente Vladimir Putin ha acquistato quella di Anversa in Belgio, una delle cinque più grandi d’Europa, dopo che la recessione l’aveva costretta a portare i libri in tribunale. Sono però i cinesi, storicamente più attratti dagli investimenti negli Usa ma da questi più volte e su più fronti respinti, a essere diventati i ‘serial buyer’ d’Europa. Mentre declinano gentilmente le richieste di acquisto del debito sovrano da parte dei governi dell’Eurozona, non perdono occasione per entrare nelle aziende in cerca di un cavaliere bianco.

Secondo la A Capital, una società di private equity con quartier generale a Pechino e a Parigi, l’Europa è diventata nel 2011 la principale destinazione degli investimenti cinesi all’estero, che dal 2009 sono triplicati di numero e aumentati di valore, con il numero di transazioni sopra il milione di euro che ha sfiorato quota 200 nell’ultimo bienno. Un esempio calzante è il recente acquisto da parte del fondo sovrano cinese (Cic) di una partecipazione del 30 per cento nella divisione esplorazione e produzione della società francese Gaz de France Suez. Complessivamente gli investimenti di Pechino all’estero hanno raggiunto i 68 miliardi di dollari, secondo le stime dell’Onu: una cifra ancora piccola rispetto a quella degli Usa, ma quintuplicata rispetto a cinque anni fa. Soprattutto, si tratta di numeri destinati a moltiplicarsi in futuro, grazie all’appoggio del governo a ogni forma di investimento estero, fino a potere raggiungere nel 2016 l’incredibile soglia degli 800 miliardi di dollari.

A fare gola in Europa sono le società di energia elettrica o rinnovabile, di componentistica, come la norvegese Elkem pagata dalla China National Blustar ben 2 miliardi di dollari in una delle maggiori acquisizioni cinesi in Europa, ma anche i produttori tedeschi di macchine di precisione e gli snodi logistici come i porti, sbocchi fondamentali per le merci prodotte in patria. La società statale Cosco ha conquistato il porto greco del Pireo mentre la Hutchison Whampoa di Li Kashing, ha ottenuto i diritti di sfruttamento del porto di Taranto a metà con i taiwanesi di Evergreen.

La natura degli acquisti dei cinesi sta cambiando. «Se prima cercavano soprattutto occasioni in regioni ricche di materie prime, adesso guardano all’investimento estero come a uno strumento per salire di grado lungo la catena del valore», spiega André Loesekrug-Pietri, fondatore di Capital A: «Cercano opportunità di acquisto che possano dare loro un vantaggio competitivo in patria». Un esempio perfetto è quello del Club Med, di cui il gruppo privato Fosun ha acquistato il 10 per cento, sapendo bene che il mercato turistico cinese è in espansione vertiginosa. Un altro è quello dell’italiana Ferretti. Dopo avere ottenuto nel 2009 il controllo della francese Moteurs Baudouin, leader nei motori marini di qualità, quest’anno la società statale Weichai ha acquistato il produttore di yacht con l’obiettivo di offrire un prodotto di eccellenza ai multimiliardari asiatici che, dopo avere passato gli ultimi venti anni ad accumulare ricchezze, stanno ora scoprendo il piacere dell’ozio e degli hobby. Barca inclusa.

«L’Italia dovrebbe sfruttare a suo vantaggio questa situazione di grande interesse da parte di arabi e cinesi verso l’Europa», spiega Bernardo Bortolotti, docente di economia a Torino e direttore del Laboratorio di investimento sovrano del Centro Paolo Baffi dell’università Bocconi: «Potrebbe utilizzare il fondo sovrano della Cassa depositi e prestiti come un fondo di private equity per investire nelle aziende italiane insieme a partner stranieri, garantendo loro la bontà dell’investimento». Se infatti l’interesse straniero nelle aziende italiane era cresciuto molto nel 2011 con un aumento dell’80 per cento delle M&A rispetto al 2010, nel primo semestre del 2012 si sono concluse operazioni per soli 5 miliardi di euro. «Il rallentamento degli investimenti stranieri riflette l’effetto di rischio Paese legato all’area euro» ha sottolineato Maximilian Fiani, partner di Kpmg. Senza contare che la piccola taglia delle nostre aziende non è sempre appetibile per i grandi investitori.

E infatti, mentre acquisisce Valentino, lo sceicco del Qatar ha già messo gli occhi su Fincantieri ed Eni. «Non mi meraviglierei se qualcuno avesse mire anche su Snam rete gas», aggiunge Bortolotti. Ma con aziende di questo calibro si potrebbe entrare in un’area delicata, dove le ragioni politiche si sovrappongono facilmente a quelle economiche. E proprio questo è il problema più delicato: quanto si può aprire il capitale di società strategiche che operano nella difesa, nell’energia, nelle tlc a fondi di paesi come la Cina, la Russia, gli Stati arabi? «Ci vorrebbe una concertazione europea, non tanto per limitare gli acquisti da parte degli stranieri di cui non possiamo fare a meno visto che non riusciamo a generare da soli investimenti di lungo periodo, ma magari per introdurre alcune clausole agli acquisti». E non rischiare di svendere insieme alle aziende anche i valori della vecchia Europa.

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fonte espresso.repubblica.it