Archivio | luglio 15, 2012

Carità ai bianchi e assalti ai migranti L’offensiva di Alba dorata ad Atene

Grecia: iniziative di carità per il partito di estrema destra Alba dorata, ma solo per i bianchi (Alessandra Coppola)
Grecia: iniziative di carità per il partito di estrema destra Alba dorata, ma solo per i bianchi (Alessandra Coppola)

La storia – Il partito di ultradestra fa leva sulla miseria crescente dei greci

Carità ai bianchi e assalti ai migranti
L’offensiva di Alba dorata ad Atene

Il gruppo neonazista ha 18 deputati: e ora guida ronde anti stranieri e distribuisce aiuti ma solo ai «cittadini»

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di Alessandra Coppola

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ATENEQualcuno ha vergogna. Una signora anziana, nel caldo atroce che dura fino a sera, si nasconde sotto un foulard di finta seta e occhiali da sole. Una giovane donna, una smorfia di sofferenza, tiene insieme il biberon, le buste che i volontari hanno riempito di alimenti, la tessera del partito e il collo della maglietta del bambino, perché non si perda nella confusione. Eleni non ne fa una questione di politica: «Vivo con 400 euro di pensione di invalidità, due figlie e due nipoti. Almeno per oggi a cena i ragazzi mangeranno patate fritte».

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Grecia: le iniziative di Alba dorata Grecia: le iniziative di Alba dorata    Grecia: le iniziative di Alba dorata    Grecia: le iniziative di Alba dorata    Grecia: le iniziative di Alba dorata    Grecia: le iniziative di Alba dorata

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In fila per la pasta e l’olio ci sono gli abitanti del centro storico di Atene, a decine, ridotti alla fame dalla crisi, assediati dai migranti, spinti tra le braccia del partito d’estrema destra Alba dorata. «A chiamarci nazisti sono i ricchi che hanno la colf straniera a pulirgli la villa, noi siamo vicini alla gente»: la bionda Eugenia Christou, moglie di un parlamentare e leader delle donne del partito, coordina gli «interventi sociali», ed è l’unica vestita di bianco. Al quartier generale il colore è nero, al massimo azzurro come la bandiera della Grecia, oppure rosso nello striscione con il meandro che imita la svastica e copre il balcone del primo piano. La sede è su due livelli: sopra, bar e sala riunioni; sotto, vendita di gadget e libri (Göbbels compreso), un ufficio e due volte alla settimana un volontario che raccoglie richieste e paure. «Ci stiamo organizzando per uno sportello quotidiano».

Gli uomini con i pantaloni della tuta o i bermuda che lasciano vedere il kalashnikov tatuato sul polpaccio. Le ragazze con le t-shirt del partito e le unghie dipinte. La serata è speciale: la prima grande distribuzione di cibo nel cuore della capitale. Arriva pure un prete ortodosso a dar sostegno. I soldi, spiegano, vengono dalle sottoscrizioni e da una parte dello stipendio dei 18 neodeputati. Anche l’auto blu è a disposizione del popolo. Greco, s’intende. «Gli immigrati a casa!».

Non solo slogan. Qui, soprattutto nel quartiere di Agios Panteleimonas, che prende il nome dalla grande chiesa ortodossa in piazza, ogni notte si formano ronde che sempre più spesso diventano spedizioni punitive, un cappuccio in testa e una mazza in mano, a caccia di stranieri. Quando il viso resta scoperto, le vittime riconoscono tra gli aggressori ragazzotti della zona, gli stessi che bazzicano la sede di Alba dorata. È successo cinque volte a casa di Razia Sharife, afghana, che vive da sola con tre bambini, al piano terra, alle spalle della chiesa. In un’occasione c’era anche Eva Cossé di Human Rights Watch: «Hanno lanciato oggetti pesanti contro porta e finestra di vetro, rompendole. È durato qualche minuto, ho visto sagome nere fuggire». La polizia è a 300 metri, ma non ha sentito, spesso non vuole sapere, a volte approva. I giornali greci hanno scritto che un agente su tre ha votato Alba dorata.

Sul gesso che tiene fermo il polso destro Saleh Ibrahim ha scritto dei numeri: 22.06.12. «È il giorno in cui mi hanno aggredito». Somalo, 26 anni, clandestino: «In sei mi hanno seguito, mi sono voltato: uno brandiva un bastone, mi sono protetto la testa con il braccio, sono caduto, m’hanno preso a calci…». Per i quartieri del centro Yunus Mohammadi, leader degli afghani, non passa più da tempo, «al massimo in auto», e ha distribuito ai connazionali una mappa delle zone che è meglio evitare: «Hanno attaccato la sede della mia associazione mentre tenevo un corso di greco, sono andato dalla polizia che ancora grondavo sangue, non hanno voluto prendere la denuncia…».

La sera Agios Panteleimonas è una piazza di apartheid: solo bianchi. «Islamici e sporchi negri fuori. Sono stato io a far chiudere il giardinetto: l’avevano riempito loro, ci pregavano, si drogavano, uno schifo». L’uomo ha cinquant’anni, sportivo e abbronzato, siede ogni sera ai tavolini chiari di una trattoria, è uno dei capi della «bonifica». È nato in Germania, figlio di emigrati, e ci è rimasto fino a 18 anni. Ora presidia le sue conquiste. Rapporti con l’estrema destra? «Partecipo a qualche riunione». I raid anti immigrati? «Alla violenza si risponde con la violenza».

La data spartiacque è il 10 maggio 2011, quando un greco di 44 anni che accompagnava la moglie a partorire è stato ucciso da tre stranieri per una videocamera. L’innesco è lì: in due giorni 25 attacchi e un bengalese accoltellato a morte. Il governo parla di «episodi isolati», ma il rapporto diffuso martedì da Human Rights Watch denuncia brutalità sistematiche e casi inquietanti, addirittura donne incinte all’ottavo mese prese a calci per strada.
Professore di Diritto in pensione, Christos Roubanis fa parte del Movimento di abitanti del Sesto dipartimento, la risposta progressista alle ronde: «Ma non posso negare che la situazione sia ingestibile. Questo era un quartiere di classe media, che man mano s’è trasferita nei sobborghi. Così sono arrivati i migranti». E sono rimasti in trappola. Pessimo trattamento per i richiedenti asilo (denuncia da tempo l’Unhcr), nessuna possibilità di ottenere i documenti. «E con la crisi zero speranze di lavorare, anche in nero». La criminalità è aumentata del 125% tra il 2010 e il 2011, dati della polizia. «E gli ateniesi non c’erano abituati – spiega Spyros Koulocheris, del Consiglio greco per i rifugiati -: adesso il centro è pericoloso, la gente è esasperata, e gli immigrati sono il perfetto capro espiatorio. Più che razzismo e rigurgiti di estrema destra, è disperazione». Eppure Spyros, come molti attivisti, ha cominciato a ricevere strane telefonate: minacce.
Ad Atene afa insopportabile, pessime previsioni.

Alessandra Coppola

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fonte corriere.it

AREZZO – Pippo, il passerotto al bar che fa colazione al bancone

Pippo, il passerotto al bar che fa colazione al bancone

Pippo, il passerotto al bar
che fa colazione al bancone

Succede ad Arezzo, tutte le mattina. Il piccolo volatile è diventato un amico e un’attrazione. C’è chi aspetta lui prima di ordinare cornetto e cappuccino

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“Vi è mai capitato di prendere il caffè al bar in compagnia di un passero? Questo accade ad Arezzo in un noto bar, dove Pippo, tutt’altro che passero solitario, ama fare colazione in mezzo alla gente. Puntualmente, ogni mattina Pippo, con estrema disinvoltura, si fa largo tra gli avventori, plana sul bancone e, con assoluta naturalezza, si fa servire la colazione direttamente dalle mani del barman”. E’ il racconto di una lettrice, Franca Caputo, che ci segnala la curiosa abitudine di Pippo.

Dopo aver fatto colazione – ci scrive Franca Caputo – “con un battito di ali, in segno di saluto e riconoscenza, il passerotto si allontana dal locale seguito dallo stupore scolpito sui volti di chi lo vede per la prima volta. Pippo, così è stato battezzato dal proprietario del locale, è un grazioso passerotto che ha iniziato a frequentare il bar da alcuni mesi; dapprima sostava sul marciapiede e poi, a piccoli passi, si è avvicinato sempre di più fino a salire sul bancone e a diventare un cliente abituale. Non solo, è anche un cliente speciale perché non gli viene mai  chiesto il conto e Pippo, in cambio, regala a tutti con la sua presenza una ventata di allegria e un soffio di spensieratezza,  c’è perfino chi aspetta il suo arrivo per fare colazione in sua  compagnia!”.

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fonte firenze.repubblica.it

Cuba, epidemia di colera il Messico allerta le frontiere / VIDEO: RT Colera Cuba Reax 07142012.mp4

RT Colera Cuba Reax 07142012.mp4

Pubblicato in data 14/lug/2012 da

El canal de televisión ruso plagia una historia de ELMUNDO.es sobre las reacciones en Miami al brote de cólera en Cuba.

Cuba, epidemia di colera
il Messico allerta le frontiere

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di Marco Berti

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L’AVANA – Il regime di Cuba minimizza. Pur ammettendo di aver rafforzato la vigilanza medica e le precauzioni igieniche, parla di soli tre morti e di diffusione sotto controllo. Un blogger vicino a Raul Castro, Yohandry Fontana, giura che il pericolo è circoscritto e che non vi sono casi all’Avana, ma altre fonti, tra cui i media stranieri e i dissidenti, raccontano ben altra tragedia: nell’isola caraibica un’epidemia di colera ha già mietuto nelle ultime settimane decine di vittime, forse più di 120, mentre un migliaio sono le persone colpite.

Non solo, ma secondo qualcun altro, alcuni casi si sarebbero registrati anche nella capitale. Forse queste sono cifre esagerate in eccesso, ma resta il fatto che il colera c’è e che gli abitanti adesso hanno paura, nonostante il governo ora getti acqua sul fuoco, visto che non è riuscito a tenere nascosta la notizia per non danneggiare l’industria più fiorente dell’isola, il turismo. Epicentro della malattia la località di Manzanillo, nella zona Est del Paese, una città marittima di 130 mila abitanti a oltre 800 chilometri dall’Avana. E dire che era da più di un secolo che questa piaga non si presentava a Cuba. L’ultima epidemia si registrò nel 1882, mentre l’ultimo caso nel 1959, pochi giorni dopo le fine del regime di Fulgencio Batista, rovesciato da Fidel Castro.

Il Messico è il primo a non credere alla sdrammatizzazione del governo cubano, dichiarando lo stato di allerta. Il ministero della Sanità ha già mobilitato le autorità portuali e aeroportuali affinché rafforzino i controlli nei confronti di chi arriva da Cuba, per cercare di evitare il rischio di un possibile contagio. Finora – hanno reso noto fonti governative – non è stato registrato «nessun caso di colera importato dall’isola caraibica». Ciò nonostante, la vigilanza è aumentata, soprattutto nello scalo internazionale della capitale, oltre che negli aeroporti di Merida e Cancun. Se un passeggero proveniente dall’Avana dovesse presentare dei sintomi, i medici sono stati orientati ad effettuare immediatamente un esame epidemiologico ed eventualmente trasferirlo d’urgenza in ospedale.

Ora bisogna capire se il colera a Cuba sia stato importato da un altro Paese o se l’epidemia sia scoppiata nell’isola. Le ipotesi, allo stato attuale, sono due. Potrebbe trattarsi di inquinamento degli impianti idrici peggiorato dalle piogge e dalle alte temperature della scorsa settimana, così come suggerisce il ministero della Sanità. C’è invece chi sostiene, come ha scritto il periodico Diario de Cuba, che il contagio della malattia sia stato provocato dai medici e dagli infermieri che hanno lavorato a Haiti per curare il colera, dopo il terremoto del gennaio 2010: nella primavera di due anni fa un’epidemia di colera ad Haiti uccise oltre 7.000 persone, colpendone più di mezzo milione, e si ipotizzò che il batterio fosse stato involontariamente diffuso da alcuni soldati delle Nazioni Unite, provenienti dal Nepal. «Di questo argomento non voglio parlare», ha risposto, si legge sempre sul Diario de Cuba, la vice ministra della Salute pubblica, Marcia Cobas, ai giornalisti che le chiedevano notizie sugli sviluppi dell’epidemia.

Dalla Florida, intanto, medici cubani esiliati di «Solidarietà senza frontiere» hanno offerto la loro collaborazione al governo dell’Avana per affrontare l’epidemia e per valutarne l’impatto in tutta l’isola.

Sabato 14 Luglio 2012 – 10:02
Ultimo aggiornamento: Domenica 15 Luglio – 15:15
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15 luglio 2012, BOLOGNA, IL CONCERTO – La sfida di Daria Bonfietti “Spiegherò Ustica a Patti Smith”

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La sfida di Daria Bonfietti
“Spiegherò Ustica a Patti Smith”

La “sacerdotessa del rock” suonerà stasera davanti al Museo della Memoria della strage del 27 giugno 1980. Prima, visiterà il relitto dell’aereo assieme al sindaco e alla presidente dell’Associazione parenti delle vittime

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DI SABRINA CAMONCHIA

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Patti Smith non ha mai varcato la soglia del Museo per la Memoria di Ustica. Lo farà questo pomeriggio, in un incontro privato, accompagnata dal sindaco Virginio Merola e da Daria Bonfietti che da quel maledetto 27 giugno 1980 si batte con ostinazione per la piena verità sulla strage che ha ucciso 81 persone in volo verso Palermo sul DC9 Itavia. Ospite dell’associazione Parenti delle vittime della strage di Ustica, di cui Bonfietti è presidente, l’artista americana terrà questa sera il Concerto per la Memoria, proprio davanti a quel museo che conserva, in una sorta di religiosità laica, i resti dell’aereo precipitato in mare 32 anni fa.

Signora Bonfietti, con il live di stasera di Patti Smith fate un bel regalo a Bologna
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«Sbaglia. Questo è un grande regalo che l’artista ci consegna davanti al Museo di Ustica, davanti al suo relitto e davanti all’opera di Christian Boltanski. Noi parliamo sempre di memoria, e in particolare lo facciamo ormai ogni estate, dal 27 giugno, giorno dell’anniversario della strage, al 10 agosto lasciando parlare i tanti linguaggi dell’arte. E mai come oggi questo concerto si addice a questo luogo».

Come si racconta a una venerata sacerdotessa del rock, intensa e spirituale, una delle pagine più brutte e ancora non chiare della storia d’Italia?

«Oltre a essere una grande del rock da tantissimi anni, sapendosi sempre rinnovare, Patti Smith è una grande donna che ci ha regalato magnifiche emozioni con la sua voce rabbiosa, le sue liriche dolenti e visionarie, le sue interpretazioni. Sentiamo davvero di assomigliarle, la nostra battaglia nel fare memoria è anche la sua».

Concerti, teatro contemporaneo, poesia: la sua associazione sembra dirci che la via della giustizia passa anche attraverso l’arte. È così?

«Nel parco della Zucca di via di Saliceto non possiamo fare altro che eventi di grande spessore culturale e simbolico. Tutte le nostre iniziative non sono fine a se stesse: vogliono non solo indurre il pensiero e la memoria, ma anche sollecitare un momento di riflessione maggiore da parte del governo del nostro paese, perché se ancora oggi non sappiamo chi abbia abbattuto un nostro aereo civile in tempo di pace, questo rappresenta un grande problema di dignità nazionale».

Patti Smith vi è “umanamente” vicina. Quali sono i vostri sentimenti?

«Sapere che Patti Smith è al nostro fianco in questa battaglia per la verità ci fa davvero sentire meno soli».

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fonte bologna.repubblica.it

In Siria si continua a combattere, il regime bombarda Homs e Aleppo. Mentre la Siria brucia, la moglie di Assad fa shopping a Londra

La Siria brucia, la moglie di Assad fa shopping a Londra
La Siria brucia, la moglie di Assad fa shopping a Londra
Mentre nel suo paese continuano i massacri di civili, lei, la moglie di Assad, fa shopping nel quartiere più chic di Londra, spendendo l’equivalente di oltre 300mila euro in mobili di lusso. A rivelarlo è il Mail on Sunday, che mostra in esclusiva una serie di mail di Wikileaks con gli ordini da 270mila sterline di Asma Assad. Tavoli, divani, tappeti, candelabri e pouf, tutti in stile ‘ottomano’, acquistati in uno dei più esclusivi negozi di design di Chelsea, per arredare la sua residenza estiva, a 200 miglia da Damasco. Alternando le drammatiche foto dei massacri a quelle dei lussuosi mobili, il giornale britannico, sul sito online, indica il prezzo di  ciascun ‘pezzo’ scelto dalla trentaseienne moglie di Assad, dai candelabri da oltre 8mila sterline, al tavolo da 10mila fino al tappeto
(afp)

In Siria si continua a combattere
il regime bombarda Homs e Aleppo

Secondo fonti dell’opposizione gli attacchi di oggi avrebbero causato almeno 9 vittime. Il ministro degli Esteri di Damasco smentisce il massacro di Tremseh. Polemiche per le spese folli di Asma Assad a Londra

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DAMASCO E’ di almeno altri nove morti il bilancio delle violenze che anche oggi sono proseguite in tutta la Siria, malgrado i moniti lanciati al regime di Bashar al-Assad da gran parte della comunità internazionale dopo il massacro di tre giorni fa nel villaggio sunnita di Tremseh 1, dove oltre duecento persone sono state trucidate. Il bilancio aggiornato è stato fornito dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell’opposizione in esilio con sede in Gran Bretagna, secondo cui due delle nuove vittime erano semplici civili, uccisi sotto un bombardamento lealista a Homs, la città-martire capoluogo dell’omomima provincia centrale dove si trova Tremsa. Le artiglierie governative hanno inoltre continuato a martellare Aleppo, nel nord.

Cifre e ricostruzione degli avvenimenti che il ministro degli Esteri siriano ha però oggi smentito, parlando di 37 ribelli e due civili morti. Il ministro ha anche negato che negli scontri a Tremseh si sia fatto uso di artiglieria, carri armati ed elicotteri come sostenuto dall’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria Kofi Annan. Successivamente è intervenuto lo stesso Assad. Le accuse rivolte a Damasco, ha detto un suo portavoce, sono “precipitose e non basate sui fatti”. “Ieri – ha proseguito – abbiamo ricevuto una lettera da Kofi Annan. Il minimo che si possa dire su questa lettera su Tremseh è che non era basata sui fatti. Il più diplomaticamente possibile, diciamo che” le accuse sono “molto precipitose”.

Annan intanto ha fatto sapere che protrarrà almeno fino al 17 luglio la missione in Russia al via da domani. Secondo una nota stampa del Cremlino, Annan sarà ricevuto martedì prossimo a Mosca dal presidente Vladimir Putin. In occasione della riunione, è stato precisato, Putin “sottolineerà” e ribadirà ad Annan il “sostegno” del proprio Paese, storico alleato del regime di Bashar al-Assad, al suo piano di pace in sei punti.

Sempre sul fornte diplomatico da segnalare la disponibilità annunciata dall’Iran ad organizzare a Teheran un incontro tra il regime di Damasco e l’opposizione per risolvere in conflitto. “L’Iran è pronto a ospitare l’opposizione siriana per un dialogo con il governo siriano – ha detto Il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi – noi crediamo che la questione siriana debba avere una soluzione siriana”.

Intanto, mentre nel suo paese continuano i massacri di civili, la moglie di Assad fa shopping nel quartiere più chic di Londra, spendendo l’equivalente di oltre 300mila euro in mobili di lusso. A rivelarlo è il Mail on Sunday, che mostra in esclusiva una serie di mail di Wikileaks con gli ordini da 270mila sterline di Asma Assad. Tavoli, divani, tappeti, candelabri e pouf, tutti in stile ‘ottomano’, acquistati in uno dei più esclusivi negozi di design di Chelsea, per arredare la sua residenza estiva, a 200 miglia da Damasco.

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fonte repubblica.it

Giappone: 25 morti per le piogge torrenziali nell’isola di Kyushu / VIDEO: Japan evacuates 250,000 in floods

Japan evacuates 250,000 in floods

Pubblicato in data 15/lug/2012 da

Officials have ordered the mass evacuation of around two hundred and thirty thousand people in Northern Kyushu. Japan’s Meteorological Agency says the strongest part of the storm has likely passed But with heavy rain warnings at least through till the end of Sunday, that’s little consolation for residents of Kyushu. Al Jazeera’s Mereana Hond reports.

Giappone: 25 morti per le piogge torrenziali nell’isola di Kyushu

ultimo aggiornamento: 15 luglio, ore 11:48
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Tokio, 15 lug. (Adnkronos/Dpa) – E’ salito a 25 morti il bilancio delle piogge torrenziali che hanno colpito l’isola meridionle giapponese di Kyushu, dove 3mila persone risultano isolate per le conseguenze delle precipitazioni. I residenti di Yame nel nord dell’isola sono stati raggiunti dall’esercito che ha trasportato viveri ed altri generi di prima necessita’ nella zona, che non si puo’ raggiungere via terra a causa degli smottamenti e delle frane che hanno interrotto le strade. I socorritori continuano a cercare sette persone che risultano disperse nelle prefetture di Fukuoka, Oita e Kumamoto. Intanto i servizi meteorologici hanno annunciato che il picco piu’ intenso delle precipitazioni e’ stato superato ma il rischio di frane e alluvioni resta alto.
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