Archivio | luglio 20, 2012

BRESCIA – Il canile dell’orrore: nel congelatore i corpi di cento beagle – Il video del sequestro

Green Hill sotto sequestro

Pubblicato in data 18/lug/2012 da

E’ stato sequestrato questa mattina a Montichiari in provincia di Brescia l’allevamento di cani Beagle finalizzato alla sperimentazione.
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BRESCIA Dopo il sequestro della struttura si aggrava la posizione dei responsabili

Il canile dell’orrore: nel congelatore i corpi di cento beagle

La scoperta della Forestale al Green Hill
Almeno 400 cuccioli non avevano il microchip

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di Wilma Petenzi

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(Ansa)(Ansa)
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MONTICHIARI (Brescia) – Orrore a Green Hill. Nei cinque hangar dell’allevamento di beagle destinati alla vivisezione sequestrato l’altro giorno dalla Procura di Brescia sono state trovate carcasse di animali congelati. Quando hanno aperto la cella frigorifera veterinari e agenti sono sbiancati in volto. Impilati, fianco a fianco, c’erano decine di animali. Morti.

I veterinari hanno fatto il conteggio dei cadaveri, hanno tolto i corpi dai frigoriferi e hanno cominciato a contare: poco meno di cento il totale. Tutti i corpi di beagle sono stati sequestrati e sono già stati disposti accertamenti ed esami per cercare di capire come siano morti i cani e perché le carcasse fossero ancora conservati.

Una scoperta agghiacciante che rischia di aggravare la posizione dell’azienda e dei tre indagati (l’amministratore unico, la francese Ghislaine Rondot che vive a Lione, il direttore dell’allevamento e il veterinario responsabile) nell’inchiesta nata da un esposto presentato all’inizio di giugno congiuntamente da Lav (Lega antivivisezione e Legambiente). I magistrati Sandro Raimondi e Ambrogio Cassiani oltre ai maltrattamenti sugli animali stanno valutando di contestare anche il reato di «uccisione di animali senza necessità».

L’ispezione degli uomini della Digos di Brescia e del Nirda del Corpo Forestale dello Stato al canile – oggetto dallo scorso ottobre di una serie manifestazioni di ambientalisti, assalti, liberazione di cuccioli, raccolta di firme per la chiusura – si è protratta per l’intera giornata portando alla scoperta anche di un’altra irregolarità pesante: quattrocento cuccioli non avevano il microchip. La piccola capsula con il numero identificativo deve essere installata alla nascita, ma i veterinari che hanno esaminato gli oltre 2.300 beagle allevati a Montichiari, su alcuni esemplari hanno usato il lettore senza successo: 400 cuccioli non erano in regola. I veterinari dell’Asl hanno immediatamente registrato i cuccioli che ancora risultavano sconosciuti all’anagrafe canina.

La Procura ha disposto anche la schedatura di tutti i cani. Per ogni esemplare è stata compilata una scheda contenente il numero identificativo e tutti i dettagli sulle condizioni di salute e di vita dell’animale. Al setaccio anche tutta la documentazione dell’azienda, controllata dalla multinazionale americana Marshall.

La Procura vuole ricostruire i percorsi seguiti dai cuccioli dopo la vendita: il sospetto è che non tutti finiscano nei laboratori per la sperimentazione scientifica e farmacologica, ma che alcuni esemplari siano utilizzati per esami necessari a testare prodotti cosmetici. Accusa che Green Hill continua a definire «infondata».

E per i beagle è già corsa all’adozione: la Federazione italiana diritti animali e ambiente ha chiesto l’affido dei cani di Green Hill con una lettera inviata alla procura di Brescia. Le richieste sono state talmente tante che la casella di posta elettronica della procura è andata in tilt.

Wilma Petenzi

20 luglio 2012 | 9:59

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fonte corriere.it

ATTENZIONE A VIAGGIARE – La trappola dei passaporti (obbligatori) per bimbi: In centinaia restano a terra


fonte immagine

La trappola dei passaporti per bimbi
In centinaia restano a terra

Da tre settimane obbligo di documenti individuali
Le novità in appena tre righe nel sito del ministero degli Esteri

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di Claudio Del Frate

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MILANO – Esiste di questi tempi un guaio peggiore che vedersi sfumare le ferie proprio quando si è all’aeroporto con la famiglia al seguito e le valigie al piede? Probabilmente no, ma è esattamente quanto capitato nelle ultime tre settimane a centinaia di vacanzieri italiani, che hanno sperimentato di tasca loro una nuova norma entrata in vigore nel silenzio generale il 26 giugno scorso: questa obbliga anche i minorenni che devono espatriare ad avere una loro carta d’identità o un passaporto individuale. Non basta più, insomma, che un bimbo abbia i propri dati riportati sul documento del genitore, pena vedersi rifiutare l’imbarco in aeroporto. Norma tassativa e che non ammette deroghe. Alzi la mano chi ne era a conoscenza.

Tra i tanti naufraghi delle vacanze c’è Silvia Cavallo, passeggera (mancata) della compagnia Ryanair, che ha scritto ai giornali raccontando la sua disavventura: «L’11 luglio scorso sono rimasta bloccata all’aeroporto di Ciampino con i miei due figli minori. E la stessa cosa è successa a tante altre famiglie con bambini. Abbiamo pagato un conto salato ma mi sono chiesta: davvero è colpa mia?». La signora allude al fatto di aver dovuto ricomprare un nuovo biglietto aereo ma soprattutto al fatto che nonostante l’importanza della novità, nessuno l’aveva mai divulgata. In effetti dell’avvertenza ancora ieri non c’era traccia sul sito internet dell’Alitalia, né su quello di Ryanair, per citare le due compagnie più popolari.

La pagina web della Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Milano, nella sezione «Documenti di viaggio» ha un link che invita a consultare il sito «Viaggiare sicuri» del ministero degli Esteri. Dove in effetti, in tre righe, è annunciato l’obbligo del documento d’identità anche per gli under 18. Lo stesso accade su quello della romana dell’Adr dove ai passeggeri viene solo consigliato di leggere «il sito internet della linea aerea con cui si è scelto di volare» e di «verificare l’idoneità e la validità dei documenti richiesti per la destinazione prescelta». La nuova circolare campeggia invece in bella evidenza sul sito della polizia dove viene anche specificato che «i passaporti dei genitori con iscrizioni di figli minori rimangono validi per il solo titolare fino alla naturale scadenza».

«A Fiumicino abbiamo già assistito a decine di casi di persone rimaste a terra perché non sapevano della novità, soprattutto la settimana scorsa – racconta Antonio Del Greco, dirigente della polizia di frontiera -. Per chi ha scoperto all’ultimo momento di non poter partire, l’unica possibilità è stata farsi rilasciare il passaporto dal commissariato di Fiumicino, dove proprio per questo motivo è stato rinforzato il servizio». Tra le vittime della «trappola» burocratica anche un padre e un figlio in procinto di imbarcarsi per Kiev per assistere alla finale degli Europei Italia-Spagna. Ma, d’altra parte, la Questura della Capitale già da un paio d’anni consigliava, a chi doveva rinnovare il passaporto, di farne anche uno nuovo anche per i figli minorenni nell’eventualità di viaggi negli Usa, in Canada, Australia e in altri paesi del Commonwealth.

«Qualche caso si è verificato anche da noi – aggiunge Giuseppina Lanni, responsabile della Polaria di Capodichino, a Napoli – ma ci siamo preparati per tempo, d’accordo con i vettori». A Malpensa invece i viaggiatori vittime del provvedimento sono stati non meno di 120: tante sono infatti le pratiche per documenti d’identità richieste allo sportello apposito che si trova in aeroporto e gestito dal comune di Ferno, il municipio lombardo nel cui territorio sorge lo scalo.

«Se il comune di residenza del passeggero ci invia i documenti necessari, in meno di un’ora siamo in grado di risolvere l’inconveniente» dice Mauro Ceruti, sindaco di Ferno. Certo, occorre anche una buona dose di fortuna: bisogna che l’orario di apertura dello sportello e degli uffici anagrafe sparsi per l’Italia coincidano e comunque da questa scialuppa di salvataggio sono esclusi i viaggi per cui è richiesto il passaporto. «L’informazione da parte di compagnie, agenzie di viaggio, aeroporti, istituzioni – denuncia Carlo Rienzi, presidente nazionale del Codacons – è stata insufficiente e per questo a mio giudizio i consumatori danneggiati dovrebbero chiedere un risarcimento al ministero degli Interni. La norma richiedeva mesi perché tutti gli interessati potessero adeguarsi e invece è stata introdotta proprio a ridosso delle vacanze».

Claudio Del Frate

20 luglio 2012 | 7:46

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fonte corriere.it

A NOI LA CRISI, A LORO GLI ‘SGHEI’ – Rai: il nuovo boss col posto fisso

Lo stipendio del dirigente entrante è oltre il doppio del ‘tetto’ fissato dall’esecutivo per i manager pubblici

Rai: il nuovo boss col posto fisso

Il direttore generale Gubitosi è stato nominato con un contratto ‘a tempo indeterminato’. Da 650 mila euro l’anno. Che quindi continuerà a prendere anche se dovessero sostituirlo. Ma il governo Monti non era quello della flessibilità per tutti?

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di Marco Esposito

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«Il posto fisso è monotono» disse il presidente del consiglio Mario Mario Monti qualche mese fa, cercando di convincere i giovani a rinunciare al mito del lavoro sicuro.

Ma diversamente dal premier e dal ministro Elsa Fornero devono pensarla i due manager che Monti stesso ha designato per guidare la Rai, ovvero Luigi Gubitosi e Anna Maria Tarantola. Infatti, il manager con lunga esperienza in Fiat e Wind, appena nominato Direttore generale della tv di stato, proprio su proposta del presidente Tarantola, ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. E, oltre tutto, da 650 mila euro l’anno. Il tutto deciso con un voto quasi unanime, con la sola astensione di Antonio Verro, consigliere in ‘quota PdL’.

Insomma, proprio mentre in Parlamento è appena stata approvata una riforma del lavoro che modifica l’articolo 18 in nome della maggiore flessibilità, gli uomini di Monti  in Rai sanciscono che il generoso stipendio di Luigi Gubitosi peserà sugli incerti conti di Viale Mazzini anche quando smetterà di ricoprire l’incarico di direttore generale: se dopo le elezioni dovessero cambiare gli equilibri politici, l’anno prossimo, a Gubitosi dovrà andare un’altra poltrona con pari stipendio, sempre a spese di chi paga il canone.

Un’enormità che non ha mancato di suscitare perplessità nel rappresentante della Corte Dei Conti nel consiglio di amministrazione della Rai, che, infatti, ha espresso ‘riserve’ sul voto e sulle conseguenze che il contratto di Gubitosi determinerà sui conti di Viale Mazzini.

Anche ad Augusto Minzolini, l’ex direttore del Tg1, era stato dato un contratto simile: infatti, rimosso dal Tg1, ha continuato e continua a ricevere lo stesso stipendio di prima. Il tutto avviene mentre la Rai vive un momento particolarmente difficile dal punto di vista economico. Molte sedi all’estero sono state chiuse, i dipendenti non vedono rinnovato il proprio contratto ormai da tre anni, e i premi di produzioni non vengono assegnati ormai da tempo. Addirittura  è stato previsto il taglio del 30 per cento del compenso dei consiglieri di amministrazione.

A fronte di tutto questo, del momento difficile dell’azienda, e dell’azione di risanamento in corso in tutto il paese, il Presidente Tarantola ha comunque proposto per Gubitosi il medesimo contratto del predecessore, Lorenza Lei, senza alcuna riduzione, con l’aggravio del contratto a tempo indeterminato. Persino Mauro Masi, in tempi di austerity, si tagliò lo stipendio del 10 per cento; Lorenza Lei, prima di veder adeguato il suo stipendio – essendo una risorsa interna alla Rai – dovette aspettare mesi.

Il presidente Anna Maria Tarantola, che in attesa delle deleghe si ‘accontenta’ di 400mila euro circa, nella prima riunione del CdA da lei presieduta, paradossalmente, subito dopo aver proposto il contratto del nuovo DG, ha indicato nel ‘risanare i conti’ il primo obiettivo della sua presidenza (leggi).

Il tutto acquisisce, infine, un tono ancor più beffardo alla luce del tanto atteso – e ancora non perfezionato – tetto degli stipendi dei manager pubblici, che lo stesso consiglio dei ministri ha quantificato nella cifra di 294 mila euro lordi l’anno, ovvero lo stipendio del Primo presidente della Corte di Cassazione, ma meno della metà del contratto di Luigi Gubitosi.

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fonte espresso.repubblica.it

I MERCATI: 13.00 – Borse in calo in attesa dell’Eurogruppo. Spread vola a quota 490 punti, Btp al 6%

Borse in calo in attesa dell'Eurogruppo Spread vola a quota 490 punti, Btp al 6%

I mercati: ore 13.00

Borse in calo in attesa dell’Eurogruppo
Spread vola a quota 490 punti, Btp al 6%

Gli investitori temono il rischio contagio all’interno della zona euro soprattutto dopo l’allarme arrivato ieri da Madrid: “Abbiamo finito i soldi”. Oggi il via libera agli aiuti da 100 miliardi. Debole la moneta unica

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MILANOMattinata pesante per le Borse europee che aspettano segnali positivi dall’Eurogruppo che oggi deve dare il via libera al prestito da 100 miliardi di euro per le banche le spagnole. La situazione però non è ancora così fluida, soprattutto dopo che il governo di Madrid ha ammesso di non avere più “soldi per pagare i servizi” 1spiegando che senza l’intervento della Bce la Spagna sarebbe fallita. “Per il mercato la situazione continuerà ad essere di cambiamento”, spiega a Bloomberg Tv Steven Sun, equity strategist di Hsbc: “Le banche centrali stanno allentando la politica monetaria per abbassare la volatilità dei mercati finanziari ed evitare la crescita del rischio”.

A Milano Piazza Affari sprofonda con le banche e perde il 2,4%, Londra arretra dello 0,5%, Francoforte dello 0,4%, mentre Parigi cede lo 0,8%. In aumento a quota 490 punti base lo spread, il differenziale tra i titoli di Stato italiani e tedeschi con i Btp che trattano al 6% sul mercato secondario contro l’1,18% del bund. Lo spread calcolato sui Bonos spagnoli vola al nuovo record storico di 593 punti, oltre 100 punti sopra il differenziale italiano, con il tasso al 7,09%, sopra la soglia d’allarme che ha costretto altri paesi a chiedere un piano di salvataggio. Euro in calo a 1,2242 dollari contro 1,2278 della chiusura ieri a Wall Street e 1,2287 delle quotazioni della Bce della vigilia. Contro lo yen la moneta unica vale 96,25.

Sul fronte macroeconomico, i prezzi alla produzione in Germania nel mese di giugno hanno rallentato fortemente raggiungendo il tasso di crescita annuale più basso in oltre due anni, sopratutto per il forte calo dei prezzi energetici. Secondo i dati resi noti dall’ufficio federale di statistica (Destatis), i prezzi alla produzione in giugno sono scesi dello 0,4% su base mensile portando il tasso di crescita annuale all’1,6%, il più basso dal maggio 2010. Il dato è inferiore alle stime degli analisti, che si aspettavano un -0,2% su mese e un +1,8% su anno. In maggio i prezzi erano scesi dello 0,3% su mese e saliti del 2,1% su anno.

Deboli, in mattinata, le Borse di Asia e Pacifico sui timori che la crisi dell’Eurozona non abbia termine nel breve e che ci possa essere un effetto domino tra i Paesi del Vecchio Continente, nonostante le misure di stimolo messe in atto per rivitalizzare l’economia. Sul fronte asiatico l’indice d’area Msci viaggia a ridosso della parità con Tokyo che lascia sul terreno quasi un punto e mezzo. Sul Nikkei pesano le vendite di Nec (-3,8%) con Moody’s che ha tagliato l’outlook da stabile a negativo, Nomura (-3,7%), Olympus (-3,6(%), Panasonic (-3,51%). Cali, tra le singole Piazze, anche di Hong Kong, Shanghai e Sidney. Ieri a Wall Street, il Dow Jones è cresciuto dello 0,27%, il Nasdaq ha guadagnato lo 0,79% e lo S&P 500 è avanzato dello 0,27%.

Il prezzo del petrolio è in calo sotto quota 92 dollari al barile. Sui mercati asiatici i future sul Light crude arretrano di 70 centesimi a 91,97 dollari e quelli sul Brent cedono 43 centesimi a 107,37 dollari.  L’oro è in crescita dello 0,2% a 1.585,25 dollari sui mercati asiatici.

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fonte repubblica.it

Siria, oltre 300 morti in un giorno, il bilancio più grave da inizio rivolta

Siria, oltre 300 morti in un giorno il bilancio più grave da inizio rivolta (ansa)

Siria, oltre 300 morti in un giorno
il bilancio più grave da inizio rivolta

Il dato comunicato dall’osservatorio siriano per i diritti umani. Il veto di Mosca e Pechino alla risoluzione Onu preoccupa la comunità internazionale. Susan Rice: “La storia li giudicherà duramente”. Il portavoce del ministro degli Esteri russo: “Critiche inaccettabili”

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APPROFONDIMENTI

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DAMASCO302 morti in un solo giorno. 98 soldati, 139 civili e 65 ribelli. E’ il bilancio degli scontri di ieri in Siria, il più grave in una sola giornata dall’inizio della rivolta contro il regime di Bashar al Assad. Cifre da guerra civile, mentre si fa sempre più serrato l’attacco dell’opposizione al cuore del governo.

I combattimenti sono proseguiti tutta la notte, per il sesto giorno consecutivo, in diversi quartieri di Damasco, dove l’esercito ha ormai schierato i carri armati. Questa mattina, secondo quanto riferito da Abu Rateb, portavoce dei ribelli, le forze degli oppositori hanno saccheggiato e dato alle fiamme il quartier generale della polizia a Damasco, assaltato nella giornata di ieri, situato nel centralissimo quartiere di Qanawat, vicino alla Città Vecchia. Sempre secondo Rateb, gli agenti che hanno potuto si sono dati alla fuga e hanno abbandonato l’edificio. “Tre auto di pattuglia sono sopraggiunte sul posto”, ha raccontato il dissidente, “ma sono state colpite dallo scoppio di bombe nascoste sul ciglio della strada. C’è chi ha visto decine di uomini della sicurezza o di ‘shabiha’ (i miliziani irregolari filo-governativi) giacere a terra, morti o feriti, prima che le ambulanze li portassero via”, ha concluso.

Il regime siriano, pur non negando i violenti scontri delle ultime 48 ore nel centro della capitale, rivendica la riconquista del quartiere di al-Midan, uno dei più centrali di Damasco, dove da giorni sono in corso furibondi combattimenti contro gli insorti. “Le nostre coraggiose Forze Armate hanno completamente ripulito dai restanti mercenari terroristi la zona di Midan a Damasco”, ha annunciato la televisione di Stato, “e vi hanno ripristinato la sicurezza”.

La controffensiva sbandierata dal regime segue l’attentato 1 che ha causato la morte del ministro della Difesa, del suo vice e del capo dell’unità di crisi e i carri armati che hanno sfilato per la prima volta in un quartiere della capitale, quello di Qabun nella parte est della città, i ribelli siriani alzano il tiro contro il regime di Assad.

Provvedimenti Onu, il veto di Mosca e Pechino. Si intensificano intanto gli incontri della diplomazia internazionale per cercare di fermare l’escalation di violenze. Durante il Consiglio di Sicurezza dell’Onu che si è tenuto ieri, la Russia e la Cina hanno posto il loro veto sulla risoluzione. Dure le critiche di Susan Rice, ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite che ha ribadito che il blocco di Mosca e Pechino arriva in un momento in cui il conflitto siriano sta peggiorando rapidamente e “minaccia di far precipitare l’intera regione verso una guerra più vasta. La storia li giudicherà duramente” ha concluso la Rice. La Russia è però per un sì incondizionato alla proroga di 45 giorni della missione degli osservatori Onu in Siria. Mosca appoggia, dunque, la proposta avanzata dal Pakistan e la voterà oggi al Consiglio di sicurezza dell’Onu, come ha annunciato il vice ministro degli Esteri Russo, Ghennadi Gatilov, citato dall’agenzia Interfax. “E’ assolutamente inaccettabile tentare di rendere la Russia responsabile della situazione in Siria in ragione del suo veto all’ultima risoluzione occidentale dell’Onu”, ha dichiarato Alexandre Loukachevitchil, portavoce del ministro russo degli Affari Esteri.

“Il governo siriano appoggia il piano di pace dell’inviato speciale Kofi Annan e un dialogo nazionale con l’opposizione” ha dichiarato l’ambasciatore di Damasco presso le Nazioni unite, Bashar Ja’afari, aggiungendo però che “è necessario un sincero impegno internazionale e politico da tutte le parti, specialmente da chi ha influenza su gruppi e opposizione armati”. Il diplomatico ha sottolineato che “alcuni Paesi stanno ancora cercando di danneggiare ogni sforzo mirato a risolvere in modo pacifico i problemi della Siria”. Ja’afari ha infine attribuito a elementi di al-Qaeda e a jihadisti la responsabilità dell’esplosione di mercoledì a Damasco, in cui hanno perso la vita il ministro della Difesa, il suo vice che era anche cognato del presidente Bashar Assad e l’ex ministro della Difesa. Intanto è giallo sull’ipotesi che il presidente Assad avrebbe acconsentito a una “transizione democratica del regime” e che sarebbe “pronto a lasciare, ma in modo ordinato e civile” secondo quanto affermato in un’intervista a Radio France International dell’ambasciatore russo a Parigi Alexandre Orlav. Pronta la smentita del ministro dell’Informazione siriano che ha negato tutto.

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fonte repubblica.it

USA – Sparatoria alla prima di Batman: almeno dodici morti a Denver

Sparatoria alla prima di Batman almeno dodici morti a Denver Forze di polizia all’esterno del cinema

Sparatoria alla prima di Batman
almeno dodici morti a Denver

Inferno all’interno di un cinema in un centro commerciale. Tra e vittime ci sarebbero anche dei bambini. Decine i feriti. Il killer indossava una maschera antigas. La polizia ha fermato un sospetto e sta dando la caccia a un possibile complice

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DENVER Strage alla prima di mezzanotte dell’ultimo episodio della saga di Batman in un cinema alla periferia di Denver, in Colorado. Un uomo con il volto celato da un maschera antigas simile a quella indossata dal cattivo del film, forse con l’ausilio di un compilce, ha aperto il fuoco sugli spettatori. Il bilancio provvisorio parla di almeno 12 vittime, tra le quali probabilmente diversi bambini, e decine di feriti, alcuni dei quali gravi.

La strage è avvenuta al Century 16 Movie Theaters, nel centro commerciale di Aurora, alla periferia della città, dove veniva proiettata la prima del film ‘The Dark Knight Rises’, l’ultimo episodio della serie dedicata a Batman.

Secondo alcune testimonianze, l’autore della strage subito dopo aver scatenato l’inferno avrebbe lanciato alcuni candelotti lacrimogeni. “La gente all’inizio pensava che gli spari fossero parte del film”, ha raccontato una sopravvissuta. Alcuni proiettili avrebbero anche passato le pareti, finendo in una sala attigua. Secondo la stampa locale, che cita fonti sanitarie, l’ospedale Swedish Medical Center sarebbe stato immediatamente allertato per il possibile arrivo di almeno 20 persone bisognose di cure. Molti feriti sono stati caricati sulle auto della polizia, senza attendere l’arrivo delle autoambulanze.

Una persona è stata fermata, ma le forze di sicurezza continuano a dare la caccia a un probabile complice. Sul posto sono state fatte arrivare anche delle squadre di artificieri in quanto si teme il killer possa aver piazzato anche un ordigno esplosivo all’interno della sala o nel parcheggio del centro commerciale che ospita il cinema.

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fonte repubblica.it

Aiuti a Spagna, oggi l’Eurogruppo. Scontri in piazza a Madrid, arresti / VIDEO: Spain Clashes Video: Violence Erupts as Million-Plus Protest in 80 Cities

Spain Clashes Video: Violence Erupts as Million-Plus Protest in 80 Cities

Pubblicato in data 19/lug/2012 da

Spanish police have clashed with protesters who marched against the latest batch of austerity measures. Over a million public employees, trade union members and fed-up citizens have taken to the streets in over 80 Spanish cities. Violence erupted in Madrid around midnight. Police used rubber bullets and tear gas to disperse the crowd as it tried to reach the congress building. In some more urban areas, activists set garbage containers on fire and tried to block police vehicle access. No injuries or arrests have been reported.

Aiuti a Spagna, oggi l’Eurogruppo. Scontri in piazza a Madrid, arresti

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ultimo aggiornamento: 20 luglio, ore 10:15
Madrid – (Adnkronos) – E’ di sette arresti e almeno sei feriti il bilancio degli scontri tra manifestanti e polizia che hanno fatto seguito nella notte alle proteste, per lo più pacifiche, inscenate ieri contro le misure di austerità introdotte dal governo del primo ministro Mariano Rajoy. Riunione in teleconferenza per i ministri delle Finanze per approvare aiuti fino a 100 miliardi di euro per la ricapitalizzazione delle banche spagnole in difficoltà. L’annuncio choc del ministro Bilancio Montoro: “Non abbiamo soldi per pagare i servizi pubblici”. Piazza Affari e le europee aprono in calo
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Madrid, 20 lug. (Adnkronos) – E’ di sette arresti e almeno sei feriti il bilancio degli scontri tra manifestanti e polizia che hanno fatto seguito nella notte alle proteste, per lo piu’ pacifiche, inscenate ieri in Spagna contro le misure di austerita’ introdotte dal governo del primo ministro Mariano Rajoy. Lo hanno comunicato le autorita’ spagnole, secondo quanto riferisce la Bbc. A Madrid, alcuni manifestanti hanno dato fuoco a dei cassonetti, mentre la polizia effettuava delle cariche nei pressi del palazzo del Parlamento e utilizzava proiettili di gomma per disperdere gli assembramenti piu’ violenti.
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Intanto oggi i ministri delle Finanze dell’Eurogruppo si riuniranno in teleconferenza per approvare aiuti fino a 100 miliardi di euro per la ricapitalizzazione delle banche spagnole in difficoltà. Madrid si aspetta un anticipo di 30 miliardi di euro.
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FOR’MINCHIONI’ – Vacanze ai Caraibi, yacht e faccendieri ecco la controffensiva-flop del Celeste

Vacanze ai Caraibi, yacht e faccendieri ecco la controffensiva-flop del Celeste Roberto Formigoni

Vacanze ai Caraibi, yacht e faccendieri
ecco la controffensiva-flop del Celeste

Quel capodanno da 250mila euro che il governatore non ricorda più. Il presidente lombardo accusa i giornalisti di “palesi falsità”, ma non ha mai ritenuto di presentare ricevute o conti bancari. Ecco i fatti

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di PIERO COLAPRICO

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TUTTO SU

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MILANO Invece di rispondere da uomo pubblico alle domande, accusa i giornalisti di “palese falsità”. Vediamo dunque attraverso i fatti concreti, e le parole esatte, che cosa sostiene Roberto Formigoni.

LA BARCA GRATIS
Secondo il presidente della Regione Lombardia pluri-inquisita, la prima “palese falsità” commessa da Repubblica riguarda l’uso esclusivo o meno che lui ha fatto dello yacht di Pierangelo Daccò. Noi, quando ne anticipiamo per sintesi i verbali, attribuiamo a Daccò questa frase: l’uso dello yacht da parte del Presidente della Regione e del suo amico Alberto Perego “non si può definire come un’esclusiva, perché qualche volta – è il super-faccendiere della Sanità che parla – m’imbarcavo anch’io. Però, effettivamente, ogni anno, da diversi anni, da giugno a settembre, Ad Maiora è a disposizione di Formigoni”.

TUTTE LE CONTRADDIZIONI DEL CELESTE

Formigoni riporta in neretto la frase esatta a pagina 5 del verbale: “… Io – è la versione di Daccò – ho utilizzato frequentemente le imbarcazioni che (il comandante dello yacht) dice essere state usate esclusivamente da Formigoni e Perego”. Quindi, nessuna esclusiva (come se importasse solo questo).  Per non avventurarsi in questa “topica”, sarebbe però bastato arrivare a leggere lo stesso verbale sino a pagina 14. È là che i magistrati milanesi sciorinano al trasecolante Daccò alcuni contratti di affitto delle sue super-barche: “Sono contratti – rivela allora Daccò – mai eseguiti, nel senso che non è stato pagato il corrispettivo (…) Il mio fiduciario mi ha consigliato” di fare questi contratti fittizi perché “necessari a giustificare l’utilizzo dell’imbarcazione per quattro mesi da parte di Formigoni e Perego in via esclusiva e comunque senza la mia presenza”.

Una frase che da sola rende l’attacco di Formigoni un’assoluta cilecca. C’è barca e barca. Una è Ad Maiora e una si chiama Ojala. Ma il punto politico essenziale non c’entra con questioni da capitanerie di porto, c’entra con il comportamento di Formigoni: immutato a prescindere da qualsiasi barca. Daccò “mette” equipaggio, carburante, carta di credito per cene e cambusa, Formigoni “mette” che cosa? La sua (diciamo) simpatia?

CONTRATTI E CLIENTI
La “palese falsità numero 2” non è facile da capire. Noi abbiamo scritto: “Ai magistrati, durante gli interrogatori, (Daccò) racconta della sua amicizia con Roberto Formigoni, di come abbia ottenuto “molti contratti in nome della sua amicizia””. Invece, sottolinea Formigoni, Daccò ha detto: “Ovviamente, negli anni, ho sfruttato la mia conoscenza personale con Formigoni per accreditarmi di fronte ai miei clienti”. Invece di “contratti” Daccò usa “clienti”: sta in questa pagliuzza la falsificazione? E allora che cosa dire della trave di aver aiutato da politico eminente un faccendiere ad “accreditarsi”?

VACANZE DA NABABBO
Un’altra accusa ai giornalisti (“violenza espressiva”, dice Formigoni) starebbe in questo dettaglio: il Presidente affronta “vacanze da nababbo senza spendere un euro”, è stato scritto. Dov’è l’errore? Pagina 8 del verbale Daccò. Parla lui di un volo su jet privato per St. Marteen, costo 100mila euro. Gli vengono mostrate anche due contabili, di 114mila e 38 mila euro. “Si tratta – risponde Daccò – delle spese per l’affitto della villa in cui abbiamo alloggiato durante il capodanno 2010-2011”. Abbiamo chi? Risposta: lui, la famiglia, pochi e scelti amici, tra i quali Perego e Formigoni. E – attenzione – “ho sostenuto io tutti i costi”: cioè, 252mila euro per la “vacanzina”.

L’AGENDA “SMARRITA”
Queste ferie a scrocco sono una consolidata beatitudine: “Oltre al capodanno 2010-2011, ho passato con Formigoni anche il capodanno 2009-2010 e 2008-2009. In occasione di tutte le vacanze di fine anno, ho sostenuto io – chi parla è Daccò – tutte le spese di alloggio presso le ville prese in affitto ai Caraibi”. In un posto da favola che Formigoni inizialmente non rammentava: “Dov’ero quel capodanno? Devo consultare l’agenda”.

IL VOLO PAGATO O NO

Prosegue il verbale: “Per quanto riguarda i viaggi aerei, sono certo che Formigoni mi ha rimborsato tramite Perego, ma non sono in grado di riferirvi con quali modalità, forse anche in contanti (…) Per il volo aereo del capodanno 2010-2011 per il quale ho sostenuto la spesa di euro 100mila rispondo di no (…) Formigoni non mi rimborsato alcunché”. Quindi, un rimborso in contanti per i voli di linea forse c’è. Ma dove, come e quando è avvenuto? Si può sapere?

LE RICEVUTE SCOMPARSE
“Ho mostrato le carte, e carta canta e villan dorme”, sosteneva ieri nella controffensiva-flop Formigoni. Le uniche carte che non stonerebbero sono però le ricevute di vacanze e cene, o i suoi estratti-conto. Li ha? Che senso ha “spulciare” gli articoli e non la sua stessa documentazione bancaria? Ha “diviso” davvero le spese, sì o no, il Presidente? Qual è, insomma, lo stile di un uomo pubblico al quale la polizia giudiziaria ha appena dedicato un corposo dossier parlando di “altre utilità”?

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fonte repubblica.it

ATTENTATO AL BUS ISRAELIANO – Giallo sul kamikaze, fioccano smentite. Dopo la Svezia anche la Bulgaria smentisce

 

Giallo sul kamikaze, fioccano smentite

Telecamere di sorveglianza riprendono il presunto attentatore – VIDEO

Dopo la Svezia anche la Bulgaria smentisce che lo svedese di origini algerine, Mehdi Ghezali, sia il responsabile dell’attentato avvenuto contro un bus di israeliani sulla costa bulgara. Lo riporta l’agenzia bulgara online Vesti che cita il ministero dell’interno secondo il quale non corrisponde al vero che Ghezali sia il kamikaze.

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Un uomo magro, di carnagione chiara, con lunghi capelli biondi, sui 35 anni, che va avanti e indietro nervosamente tenendo a spalla un grande zaino nero e una borsa da laptop: questa l’immagine del kamikaze, ripreso da un video delle telecamere di sorveglianza che le autorità bulgare hanno diffuso.

Come ha detto il ministro dell’interno, Tsvetan Tsvetanov, l’autore presunto dell’attentato terroristico è stato ripreso da telecamere di sorveglianza installate nella sala di attesa dell’aeroporto. Nel video, diffuso dalle tv bulgare, si vede un uomo magro, di carnagione chiara, con lunghi capelli biondi, che va avanti e indietro nervosamente tenendo a spalla un grande zaino nero e una borsa da laptop. “Un uomo che non attira assolutamente l’attenzione più di tanti altri turisti” in attesa o in arrivo”, ha detto Tsvetanov, secondo il quale l’uomo avrebbe avuto sui 35-36 anni. Gli inquirenti, ha aggiunto, sono in possesso delle sue impronte digitali, e attualmente sono in corso esami sul Dna. Finora, ha detto il ministro dell’interno, nessuna rivendicazione dell’attentato è giunta alle autorità bulgare. Sono in corso controlli a tappeto nella zona dell’aeroporto di Burgas su tutti i possibili testimoni alla ricerca di indizi utili alle indagini, con gli inquirenti bulgari, ha ancora detto il ministro, che sono in contatto costante con polizia e intelligence di Israele, nonché con l’Fbi degli Stati Uniti.

L’attentato al bus israeliano in Bulgaria, che ha provocato otto morti e 31 feriti, è stato “con tutta probabilità” opera di un kamikaze, che aveva con sé una patenta Usa falsa: lo ha detto il ministro bulgaro dell’Interno Tsvetan Tsvetanov. “L’esplosione è stata provocata da un uomo che è morto nell’attentato e la cui identità esatta non è stata stabilita ancora. Il suo documento di viaggio era una patente falsa dello Stato del Michigan”, ha detto il ministro Tsvetanov ai giornalisti all’aeroporto di Burgas.

I morti dell’attentato al bus israeliano sono sei israeliani, un bulgaro e il kamikaze, ha specificato il ministro Tsvetanov. A bordo del bus c’erano 151 persone.

Il ministero degli Esteri israeliano ha confermato che sono almeno 31 i turisti israeliani rimasti feriti, tre dei quali in modo grave, mentre è ancora in corso l’identificazione delle vittime. Secondo la Stella rossa di David (Magen David Adom, l’equivalente israeliano della Croce rossa) “ci sono 31 feriti, 28 dei quali ricoverati a Burgas e altri tre, in gravi condizioni, trasferiti a Sofia”, ha reso noto un portavoce del governo israeliano. Non si esclude che altri feriti possano trovarsi in altri ospedali. E la Magen David Adom sta verificando questa eventualità”, ha precisato la fonte.

In Israele il premier Benyamin Netanyahu ha subito puntato il dito contro l’Iran, accusato di una campagna terroristica su vasta scale per “colpire innocenti”. In serata, il ministero dell’interno bulgaro, dopo ore di incertezza, ha confermato l’ipotesi dell’attentato, affermando che si sta verificando se si sia trattato di una bomba collocata in una delle valigie dei turisti caricate sull’autobus o se invece l’ordigno sia stato posto sul pullman in precedenza. Secondo la ricostruzione fornita dai responsabili locali bulgari, l’inferno di fuoco si è scatenato al parcheggio degli arrivi dello scalo aereo di Burgas, poco dopo lo sbarco dei turisti israeliani giunti con un volo charter da Tel Aviv.

Il gruppo di vacanzieri doveva essere trasportato nel complesso balneare di Slancev Briag (Costa d’Oro), una trentina di km da Burgas. Subito dopo la salita a bordo dei turisti si è prodotta la potente esplosione che ha sventrato il bus, con le fiamme che si sono rapidamente estese ad altri quattro pullman parcheggiati accanto e con a bordo turisti di altre nazionalità. Gli automezzi hanno preso fuoco e probabilmente vi sono feriti anche fra gli altri gruppi di turisti a bordo. Non ha trovato finora conferma l’ipotesi di un attentato suicida da parte di un terrorista kamikaze, evocato da testimoni e rilanciato dalle tv israeliane. “Tutto indica che dietro l’attentato ci sia l’Iran”, ha detto Netanyahu, che ha sottolineato come l’attentato odierno sia avvenuto nel 18/mo anniversario dell’attacco terroristico che devastò un edificio della comunità ebraica a Buenos Aires. Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak da parte sua ha promesso che Israele saprà trovare e punire i responsabili.

Da Tel Aviv è prontamente partito un aereo speciale con equipe medica e personale di soccorso per i feriti. Subito dopo l’attentato l’aeroporto di Burgas è stato chiuso al traffico e i voli dirottati sullo scalo di Varna, sempre sul Mar Nero. A Burgas sono recati il premier Boiko Borisov e il ministro dell’interno Tsvetan Tsvetanov, insieme all’ambasciatore israeliano. Il presidente bulgaro Rossen Plevneliev, che gli ha raggiunto poco dopo, ha parlato di “grave atto terroristico”. L’atttacco odierno contro cittadini israeliani è senza precedenti in Bulgaria, le cui autorità hanno elevato il livello di allarme per rafforzare la sicurezza di tutti i siti e le installazioni collegate a interessi israeliani. Secondo l’ex premier socialista bulgaro Serghiei Stanishev, alcuni mesi fa Israele avrebbe avvertito le autorità bulgare della possibilità di un simile attentato. Ferma condanna per l’attacco terroristico anti-israeliano è giunta dall’amministrazione americana, dai vertici Ue e da vari governi europei, compreso quello italiano. Il presidente Usa Barack Obama ha duramento condannato quello che ha definito “un atto barbaro”, mentre il ministro degli esteri Giulio Terzi si è detto “sgomento per l’attentato che ci riporta drammaticamente indietro agli anni più bui del terrore”.

IRAN, ESTRANEI A OGNI RESPONSABILITA’ :  L’ambasciata iraniana in Bulgaria ha respinto ogni accusa circa eventuali responsabilità nell’attentato al bus israeliano: “L’affermazione infondata di uomini di Stato del regime sionista è tipica del loro metodo, che ha uno scopo politico, ma è segnale di debolezza”, dice l’ambasciata in una nota.

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fonte ansa.it

BENTORNATA! – Rossella in Italia, è arrivata a Ciampino “Lavorerò ancora nella cooperazione” / VIDEO: Le parole di Rossella Urru all’arrivo in Italia, dopo la liberazione (19lug2012)

Le parole di Rossella Urru all’arrivo in Italia, dopo la liberazione (19lug2012)


Pubblicato in data 19/lug/2012 da

Rossella in Italia, è arrivata a Ciampino
“Lavorerò ancora nella cooperazione”

La cooperante italiana liberata ieri in Mali è a Roma. E’ in buone condizioni insieme agli altri due ex ostaggi. Le prime parole: “Sto bene, tornerò a lavorare”. Secondo uno dei mediatori la liberazione in cambio del rilascio di tre islamisti, il gruppo islamista sostiene che è stato pagato un riscatto complessivo di 15 milioni di euro. Monti: “Ha avuto una forza straordinaria”. Terzi su Twitter: “Bel momento”

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ROMAL’abbraccio ai famigliari. Che l’hanno attesa per nove, lunghi, mesi. Poi al presidente del Consiglio, Mario Monti. Rossella Urru è tornata. E non fa passare neanche un secondo. Mette subito in chiaro i suoi obiettivi: “Lavorerò ancora nella cooperazione”. Il Falcon 900 della Presidenza del Consiglio, con a bordo la cooperante italiana, accompagnata dal Capo dell’Unità di Crisi della Farnesina Claudio Taffuri, è atterrato sulla pista dell’aeroporto militare di Ciampino alle 21,10. Sulla pista d’atterraggio, oltre ai familiari e al premier, i ministri Giulio Terzi di Sant’Agata e Andrea Riccardi. E Terzi scrive su Twitter: “Le ho stretto la mano e l’ho vista riunita alla famiglia. Un bel momento”.

L’ARRIVO A CIAMPINO 1

“Sto bene”. Le prime parole di Rossella Urru rassicurano: “Sto bene e voglio ringraziare tutti quelli che hanno lavorato per la mia liberazione. Paura? Ovviamente qualche volta c’è stata, è capitato, ma sono stata trattata bene. Voglio comunque tornare a lavorare nella cooperazione”. Ancora: “E’ un lavoro difficile, ho rischiato in prima persona ma spero di tornare in Africa al più presto”.

Monti: “Bentornata”. Il saluto del premier inizia con un “Bentornata in Italia”. Poi Monti aggiunge: “Mai benvenuto è stato dato con tanto calore, con tanta gioia”. “I suoi famigliari – ha detto ancora il premier – hanno avuto una forza straordinaria, l’Italia e la Sardegna in primo luogo hanno manifestato grande affetto e grande palpitazione per lei”. Poi i ringraziamenti. Agli “organi dello Stato per essersi prodigati così efficacemente”. E al “mondo della cooperazione si è sensibilizzato per farla tornare a casa, in particolare so che la comunità di Sant’Egidio è stata di grande aiuto”.

LE PRIME IMMAGINI DOPO IL RILASCIO 2

La liberazione. Dopo 268 giorni di sequestro, l’incubo per Rossella e gli altri due ostaggi – Enric Gonyalons e Ainhoa Fernandez del Rincon – è finito ieri con la liberazione in Mali 3. Molte le false speranze in questi nove mesi di prigionia, in cui sembrava che la liberazione fosse prossima e invece non era arrivata. Ieri la conferma della Farnesina ha sciolto l’ansia dei familiari e dei tantissimi amici che hanno continuato a pensare a lei in questa lunga attesa. “Rossella sta bene, le ho parlato per telefono ed è stata una grande emozione” ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi su Twitter. L’ha trovata in eccellente spirito, allegra e di buon umore.
Diverse le versioni della liberazione. Secondo uno dei mediatori l’accordo con i rapitori prevedeva uno scambio con militanti islamici. Ma oltre alla liberazione di “mujahedin”, ha detto stasera all’Afp il portavoce del Movimento per l’unicità e la jihad nell’Africa occidentale (Mujao) Walid Abu Sarhaoui, sarebbe stato pagato un riscatto di 15 milioni di euro per tutti e tre i cooperanti.

In Sardegna. Ieri il suo paese, Samugheo, in Sardegna, ha fatto festa fino a notte. Nella cittadina a pochi chilometri da Oristano si è ballato in piazza e per molte ore dopo l’annuncio della liberazione, i clacson non hanno smesso di suonare. E stamane sulla foto di Rossella, che campeggia sulla facciata del Comune di Samugheo dal giorno del rapimento, quel 23 ottobre scorso, lo striscione è stato aggiornato: non più Rossella ‘libera’, ma oggi Rossella ‘liberata’. E sale l’attesa per il rientro a casa. Per il Cisp, l’organizzazione per cui Rossella lavora, è un giorno di festa e il direttore Paolo Dieci ha voluto ringraziare le istituzioni ed il loro “incessante impegno” per la liberazione.

I messaggi. Moltissimi i messaggi di gioia e le testimonianze d’affetto per Rossella, a partire dall’entusiasmo della mamma, “emozionatissima”, che non vede l’ora di riabbracciarla. Tanti anche i messaggi lasciati su Facebook e Twitter, molti dei quali da account famosi. Saviano ha commentato la notizie con un “finalmente”, il cantante Jovanotti: “bellissima notizia”. Ieri sul palco a Cagliari per un concerto Tiziano Ferro ha festeggiato: “Sono contento di essere tornato a Cagliari dopo tre anni”, ha detto, “e ancora di più lo sono perché ho appena saputo  che è stata liberata Rossella Urru. E’ una bellissima notizia, quando tornerà datele un bacio e salutatela da parte mia”.

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fonte repubblica.it

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Piero Marras canta “Mere Manna” per Rossella Urru (Sala della Regina della Camera 05Giu2012)


Pubblicato in data 05/giu/2012 da

Visita e iscriviti al mio canale YT (http://url.ie/fbx4) °°°°° “Una voce per Rossella”, concerto di Piero Marras nella Sala della Regina della Camera per chiedere la liberazione di Rossella Urru.