Archive | settembre 2012

Nubifragi in Toscana, allagamenti

 

Nubifragi in Toscana, allagamenti

Soccorse persone bloccate nei sottopassaggi nel fiorentino

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(ANSA) – FIRENZE, 30 SET – Violente piogge e nubifragi hanno interessato in serata gran parte della Toscana. I maggiori disagi nel livornese e nel fiorentino. A Calenzano, a causa degli allagamenti, i vigili del fuoco hanno aiutato diverse persone a lasciare i sottopassaggi non piu’ agibili. Allagamenti a scantinati e garage si sono verificati a Livorno e a Firenze.

Centinaia le chiamate ai vigili del fuoco.

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fonte ansa.it

California:al bando cura anti-gay per i minori

 

California:al bando cura anti-gay minori

Primo Stato che proibisce terapia per prevenire omosessualità

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(ANSA) – WASHINGTON, 30 SET – La California e’ il primo stato americano ad aver messo al bando una controversa terapia psichiatrica che punta a prevenire l’omosessualita’ tra i minori, come se fosse una malattia da curare. Il governatore del Golden State, Jerry Brown, ha firmato il provedimento, fortemente voluto dalla potente comunita’ gay dello stato. La legge, voluta dal senatore statale Ted Lieu, proibisce a chi segue questa terapia di avere tra i sui pazienti ragazzi di orientamento omosessuale minori di 18 anni.

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fonte ansa.it

«Ilva, è un genocidio». Denuncia all’Aja


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«Ilva, è un genocidio». Denuncia all’Aja

Taranto Futura si rivolge al Tribunale Internazionale

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MILANO – Il Comitato Taranto Futura, così come annunciato nel luglio scorso, ha presentato una denuncia al procuratore del Tribunale penale internazionale dell’Aja per chiedere l’apertura di un’inchiesta nei confronti della classe dirigente tarantina, regionale e nazionale, in concorso con i vertici dell’Ilva, per la violazione degli articoli 5, 6 e 7 dello statuto della Corte penale internazionale per i reati di genocidio e crimini contro l’umanità in relazione all’inquinamento prodotto dallo stabilimento siderurgico e ai mancati controlli da parte delle istituzioni. Lo rende noto l’avvocato Nicola Russo, coordinatore del Comitato cittadino, che ha già promosso un referendum per la chiusura totale o parziale del siderurgico. Russo sottolinea in una nota che l’esposto si basa sugli ultimi dati e accertamenti sanitari forniti dai periti del Tribunale nel procedimento per disastro ambientale nei confronti di dirigenti dell’Ilva. (Ansa).

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fonte corriere.it

AMBIENTE – Clini: “Niente Ponte sullo Stretto il governo lavora per bloccare tutto”

Clini: "Niente Ponte sullo Stretto il governo lavora per bloccare tutto" Il progetto del Ponte sullo Stretto

Clini: “Niente Ponte sullo Stretto
il governo lavora per bloccare tutto”

Il portavoce del ministro interviene dopo la denuncia di Repubblica: la burocrazia continua a portare avanti il progetto. “Non c’è nessuna volontà da parte dell’Esecutivo”

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ROMAIl governo non ha alcuna intenzione di fare il Ponte sullo stretto di Messina. E’ il portavoce del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, a chiarire le intenzioni dell’esecutivo in riferimento all’articolo di Repubblica 1che denunciava come, aldilà delle volontà politiche, ci sia una burocrazia che porta avanti le procedure del progetto. “Non c’è alcuna intenzione di riaprire il discorso sul ponte sullo stretto di Messina – spiega Jacopo Giliberto, portavoce del ministro Clini – al contrario, il governo vuole chiudere il prima possibile le procedure aperte anni fa dai precedenti governi, e per farlo deve seguire l’iter di legge”.

L’intervento del ministero è la conseguenza delle numerose reazioni sollevate dalla denuncia di Repubblica. “Riaprire le procedure per il Ponte è uno schiaffo all’Italia onesta”, ha detto il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. Significherebbe “buttare 8,5 miliardi di euro per soddisfare le lobby del cemento mentre il paese cade a pezzi a causa del dissesto idrogeologico e non ci sono fondi per il trasporto pubblico e per bonificare i territori devastati dall’inquinamento”. Con gli stanziamenti previsti per il Ponte, conclude Bonelli, si potrebbero realizzare 90 km di metropolitana o 621 Km di rete tranviaria, acquistare 3.273 tram e 23.000 autobus ecologici.

Anche per Enrico Letta, vicesegretario del Pd, “far ripartire l’operazione-Ponte sarebbe un errore”, mentre i due parlamentari ecodem Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, senatori Pd, invocano uno stop agli sprechi: “E’ assurdo e inaccettabile che tutti i giorni si parli di spending review e poi si continuino a buttare soldi dei contribuenti tenendo in vita l’iter di un’opera del genere. Il governo Monti finalmente l’aveva detto con chiarezza, non si capisce perché i ministri Clini e Passera si muovano al contrario”. Dello stesso parere è anche Felice Belisario, capogruppo Idv al Senato: “Sono ben altri gli investimenti in infrastrutture che servono per rilanciare lo sviluppo del Sud”.

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fonte repubblica.it

REGIONE PIEMONTE – Gettoni, trasferte e parenti. La gara dei consiglieri per avere sempre di più


Una seduta alla Regione Piemonte… – fonte immagine

Gettoni, trasferte e parenti
La gara dei consiglieri per avere sempre di più

E in aula 122 euro per ogni seduta, “sennò qui ci ritroviamo in tre…”

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di NICCOLO’ ZANCAN
TORINO
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Ma cosa volete più di così? Più di un presidente del consiglio regionale che, messo alle strette, ammette candidamente: «Non posso rendere più severo il controllo delle presenze in aula e tantomeno togliere i gettoni, altrimenti devo comprami un’auto blindata». Era una battuta? «Assolutamente no, Valerio Cattaneo era serissimo», dice Davide Bono, capogruppo del Movimento Cinque Stelle in Regione. La frase era rivolta a lui. Un’auto blindata serviva per mettersi al sicuro. E questa è la morale: non si scherza con lo stipendio della casta.

Ogni consigliere regionale del Piemonte guadagna 122 euro netti in più per il semplice fatto di presenziare in aula, chiamiamolo incentivo all’impegno. Il consiglio si riunisce tredici volte al mese. Fanno 1600 euro. Che sommati alle voci fisse dello stipendio, attestano il reddito mensile procapite sulla ragguardevole soglia dei 9 mila euro netti. Però richiedono un piccolo sforzo non indifferente, bisogna esserci. Fino a un anno fa bastava una firma all’ingresso per certificare la presenza. «Era un gioco da ragazzi – raccontano – firmare, incassare, sparire». Ma da un anno, in un afflato moralizzatore, hanno reso obbligatoria anche la firma in uscita. Firma elettronica, per di più. Il che ha creato seri grattacapi. «Eppure – racconta ancora Davide Bono – ne vedo a bizzeffe arrivare correndo alla fine della seduta, convocati d’urgenza via telefono dai colleghi di turno in aula». Si scapicollano per non perdere il gettone. E qui viene il bello. Quello che si potrebbe definire «il lodo ritardatari». Ovvero 15 minuti concessi da regolamento, oltre la fine dei lavori, per apporre la propria firma. È facile essere sarcastici di fronte a certi aneddoti. Ovviamente non tutti i consiglieri regionali si comportano così. La maggior parte lavora. Quasi tutti, però, confidenzialmente ti dicono: «Ma sì, è un fatto risaputo. Roba da basso impero».

Ed è in questo contesto che i tentativi del Movimento Cinque Stelle di fare abolire i gettoni di presenza si sono scontrati contro il realismo del presidente del consiglio regionale Valerio Cattaneo, in quota Pdl. «Mi ha detto: “Non insistere, Bono, lascia perdere, è meglio. Che se togliamo i gettoni, finisce che in aula ci ritroviamo in tre». Quel che si dice l’attaccamento alla maglia.

Sono piccole storie dalla Regione Piemonte. Dove si può arrivare a chiedere 37 mila euro all’anno per rimborsi chilometrici e missioni autocertificate. Del genere: fidatevi, sono andato là, era per lavoro. Ecco la top five dei rimborsi 2011: Boniperti, Lupi, Cattaneo, Cantore, Cortopassi, ovvero Pdl, Verdi Verdi, Pdl, Pdl, Lega. «Ma questa storia è niente rispetto al nepotismo che c’è in Regione», sbotta un consigliere anonimamente indignato. Ed ecco, allora, i nomi della «parentopoli» piemontese. La figlia del leghista Carossa lavora nella segreteria del governatore Cota. La moglie dell’assessore Ravello lavorava nella segreteria dell’assessore Casoni. La sorella del consigliere Toselli lavora al gruppo del Popolo della Libertà, dove divide l’ufficio con la figlia del consigliere Rosanna Costa. Anche il consigliere Giovine ha piazzato la sorella. Ci sono poi, secondo i bene informati, giri di fidanzate, parenti di secondo grado, amici e affini. Chi non manca di sicuro è Maurizio Lupi. Ancora lui. L’uomo che ha inventato due partiti con nomi che erano un chiaro programma di serietà, come «l’Orsetto che ride» e «L’ambientalista W.W.F.F». Ebbene, al telefono Lupi risponde affabile: «Sì, faccio lavorare mia moglie con me. Ma prende 1200 euro al mese, non mi sembra uno stipendio tanto ambito. Sì, faccio lavorare i miei due fratelli con me, ma prendono anche meno. Sì, faccio lavorare anche mia figlia. Ma è la legge regionale che ci obbliga a prendere persone di assoluta fiducia. Altrimenti si dovrebbe indire un bando pubblico».

Lupi, per inciso, è anche quello fotografato nel 2010, in piena campagna elettorale, alla festa per i cinquant’anni di Lele Mora in una discoteca di Ivrea: «Che male c’è? Ho scambiato due parole con le ragazze presenti, non capisco dove sia il problema. In genere non faccio vita notturna. Voi state parlando con una persona che fa volontariato con gli anziani in palestra». Ed ecco lo spunto per tracciare un breve curriculum di Lupi stesso, attingendo a piene mani dal suo profilo Facebook scritto in terza persona: «Capricorno. Passa gran parte del suo tempo collezionando poster di Alex Del Piero. Docente di educazione fisica e scienze motorie, trascorre le serate insegnando in una delle peggiori palestre della capitale sabauda. Fondatore dei Verdi Verdi. Se il ragazzo si impegnasse potrebbe fare di più…». Oddio. Ma cosa c’entrano i Verdi e le tematiche ambientaliste con la sua storia personale? «Ho lavorato a lungo in una ditta di pellicce ecologiche». Verrebbe la tentazione di arrendersi. E invece no: Lupi, per favore, può dirci dove ha viaggiato tutto agosto 2011, considerati i rimborsi da lei richiesti? Risulterebbe una partecipazione alla sagra della rana di Vercelli e cinque allo stesso spettacolo sulla Resistenza. «Di sicuro sono stato al forte di Fenestrelle, poi a Macugnaga, una volta a Borgo Ratto Alessandrino». Ma a fare cosa, Lupi, a fare cosa? «Ragazzi, scherziamo? Non posso mica ricordarmi tutto. Però è ora di cambiare. Voterò a favore dell’abolizione delle autocertificazioni. Non dico che sono pentito, ma…».

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fonte lastampa.it

Il lavoro precario pagato sempre meno “Salari più bassi del 28% rispetto al posto fisso”

Il lavoro precario pagato sempre meno "Salari più bassi del 28% rispetto al posto fisso"

Il lavoro precario pagato sempre meno
“Salari più bassi del 28% rispetto al posto fisso”

Presentato il rapporto Isfol sul reddito dei lavoratori a tempo determinato. Divario in crescita dell’1% rispetto all’anno precedente

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ROMA – Avere un posto di lavoro precario va di pari passo con l’avere un salario più leggero, in media del 28% rispetto al posto fisso. La conferma emerge dai dati dell’Isfol. In media, certifica il rapporto dell’istituto di ricerca, un dipendente a tempo determinato, con riferimento al 2011, non riesce a superare i mille euro al mese di reddito netto da lavoro, indipendentemente dalla fascia d’età.

“Il divario risulta in crescita rispetto all’anno precedente (27,2%)”, sottolinea il direttore generale dell’Isfol, Aviana Bulgarelli. “Il carattere peculiare dei divari retributivi tra le due forme di lavoro subordinato- spiega – è la scarsa dinamica dei salari dei tempi determinati: indipendentemente dall’età il salario medio dei lavoratori temporanei rimane sotto i 1.000 euro, mentre il livello retributivo medio dei dipendenti permanenti passa da poco più di 900 euro nella classe di età 15-24 anni ai quasi 1.500 euro nella classe 55-64 anni. Il divario retributivo risulta pertanto crescente con l’età”.

Per i dipendenti a tempo, infatti, il salario medio nel 2011 è di 945 euro, a fronte dei 1.313 euro degli occupati a tempo indeterminato. Basti pensare che nel 2011 l’aumento per i dipendenti precari è stato in media solo di un euro. Ovviamente, precisa l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori,  aggiornando dati già contenuti nel Rapporto 2012, i contratti a tempo prevalgono soprattutto tra le nuove generazioni, anche se in valori assoluti i dipendenti precari sono numerosi pure tra i più adulti, con oltre un milione di occupati a termine tra gli chi ha almeno 35 anni.

I dipendenti senza posto fisso, spiegava già l’Isfol nel Rapporto uscito all’inizio dell’estate, “sono i più colpiti dalla crisi economica” e, aggiunge, “si tratta di un patrimonio di conoscenze e competenze che non sembra essere valorizzato, costituendo di fatto uno spreco per gli individui e per l’intero sistema economico”.

Bulgarelli rileva poi come “anche se il lavoro dipendente prevede generalmente l’applicazione di salari minimi legati ai contratti collettivi nazionali, dove previsti, la componente di lavoratori a termine risulta comunque più penalizzata”. Le ragioni sono diverse, evidenzia il dg dell’Isfol, “in primo luogo poiché il lavoro a termine evita, con la scadenza dei contratti, l’applicazione delle fasce di anzianità previste dai contratti collettivi; inoltre i dipendenti a termine usufruiscono in misura minore della componente retributiva legata a straordinari e ad altri emolumenti; tra i contratti a termine infine il lavoro a tempo parziale incide in misura decisamente maggiore (25,5% a fronte del 14,9% del lavoro a tempo indeterminato), contribuendo a ridurre il salario medio”.

Un altro carattere distintivo tra le due forme di contratto riguarda l’età, come già noto c’è una larga prevalenza di giovani tra gli occupati a termine. A riguardo Bulgarelli osserva: “Oltre il 50% dei lavoratori temporanei ha meno di 35 anni a fronte del 24% tra gli occupati permanenti. Il rischio di subire un lavoro a termine mostra un livello elevato nella prima classe di età (poco meno del 50% degli occupati dipendenti tra 15 e 24 anni ha un contratto a termine), per poi diminuire sensibilmente fin dalla classe di età successiva”.

Sicuramente quindi il lavoro ‘precario’ si conferma come lo strumento d’ingresso dei giovani nell’occupazione, “mostrando tuttavia – precisa il direttore generale dell’Isfol – incidenze relativamente elevate anche nelle classi di età centrali e, ciò che maggiormente lo caratterizza, un livello retributivo che, sommato al carattere precario dell’occupazione, penalizza marcatamente i lavoratori temporanei”.

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fonte repubblica.it

IL PUNTO – Perché il liberismo non è di sinistra

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Bauman

Perché il liberismo non è di sinistra

Un brano di Zygmunt Bauman. L’ideologia della privatizzazione. Il pensiero unico. I reality show. La pratica dell’esclusione. L’individuo come valore di mercato

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Con il solito provincialismo italico è in corso una rivalutazione del liberismo da parte di alcuni soggetti di diversa estrazione politica e culturale. Si va dal Matteo Renzi che sostiene il “liberismo” essere di sinistra (scopiazzando le teorie del duo Alesina e Giavazzi), ai sottoscrittori dell’appello “fermare il declino” che tentano di introdurre nella vita economica e politica italiana concetti che sono ormai da tempo sottoposti a critica in tutto il mondo occidentale.

Ne ho parlato spesso qui su Globalist e non mi dilungo molto.
Riporto soltanto un brano di colui a mio avviso ha saputo descrivere al meglio le caratteristiche dell’epoca contemporanea.
Nel brano che segue Zygmunt Bauman traccia una cornice straordinaria del liberismo e ne mette in luce le conseguenze più perverse sulla vita quotidiana degli individui.

Brano tratto dal libro “l’arte della vita” Ed. Laterza.

Contrariamente ad una lunga tradizione, l’ideologia oggi propugnata dall’alto a uso del popolo consiste nella convinzione che pensare ad una “totalità” ed elaborare la visione di una “società buona” siano perdite di tempo, irrilevanti ai fini della felicità individuale e del successo nella vita.

E’ una “ideologia della privatizzazione”.
L’appello a lavorare di piu’ ed a guadagnare di più, rivolto agli individui e ad uso esclusivamente individuale, sta eliminando e rimpiazzando gli appelli rivolti del passato a pensare alla società ed a preoccuparsi della società (comunità, nazione, Chiesa, causa).
Margaret Thatcher fu la prima a dire ” la società è qualcosa che non esiste. Esistono solo uomini e donne, ed esistono famiglie”.
Si tratta dunque di una nuova ideologia per la nuova società individualizzata in cui, come ha scritto Ulrich Beck, ogni individuo, uomo o donna che sia, è invitato, sospinto,e trascinato a cercare soluzioni individuali a problemi creati socialmente e ad applicare tali soluzioni a livello individuale utilizzando capacità e risorse individuali.

Questa ideologia proclama che è inutile (anzi controproducente) essere solidali, unire le forze e subordinare le azioni individuali ad una “causa comune”. Essa si prende gioco del principio della responsabilità collettiva per il benessere dei suoi membri, addossando ad esso la colpa di un debilitante “Stato balia” ed ammonendo a non curarsi degli altri perchè ciò porta ad una odiosa e detestabile dipendenza.

Tale ideologia presenta il mondo come potenziali oggetti di consumo e l’esistenza individuale come perenne ricerca di buone occasioni, indica il suo scopo nella massima soddisfazione del consumatore ed il successo nella vita come accrescimento del valore di mercato dell’individuo.
Accettata diffusamente ed in modo convinto essa respinge le filosofie di vita rivali con un secco “non esiste alternativa” e da quando ha screditato e messo a tacere la concorrenza è davvero, secondo la memorabile espressione di Pierre Burdieu, “la pensèe unique”.

Non per nulla i programmi come il Grande fratello sono chiamati reality TV. Questa definizione suggerisce che la vita fuori, la realtà, onda sia identica alla popolarissima saga televisiva.

Nello show nessuno dei partecipanti al gioco è certo di sopravvivere, il permesso di restare in gioco è solo un rinvio temporaneo della sentenza e la fedeltà al gruppo è solo fino a nuovo avviso: durerà cioè fino a che servirà all’interesse individuale.

Che qualcuno venga escluso è fuori discussione. L’unica questione che si pone è “chi” sarà escluso.
Dunque la posta in gioco non è l’abolizione della esclusione (compito che promuoverebbe l’unione delle forze e la solidarietà attiva) ma l’allontanamento da sè del rischio di esclusione per sospingerlo verso gli latri (attività che spinge alla cura di sè e fa della solidarietà qualcosa di irragionevole e persino suicida).
L’esclusione è nella natura delle cose, è un aspetto inseparabile dell’essere al mondo, una sorta di legge di natura e dunque ribellarsi ad essa non ha senso. L’unica questione su cui valga la pena di riflettere è come evitare la prospettiva di essere esclusi al prossimo giro di esclusioni.

Tale ideologia ha il suo fulcro nella questione della identità. Chi sono io? Qual’è il mio posto tra gli altri (tra le persone che conosco, di cui conosco l’esistenza o di cui non ho mai sentito parlare’) Quali sono le minacce che rendono insicuro il mio posto? Chi c’è dietro quelle minacce? E per neutralizzare lui e le sue minacce che genere di contro misure devo prendere? Questo è il modo in cui vengono riformulate ad uso della società individualizzata le domande cui le ideologie si riteneva e si ritiene rispondessero con decisione ed autorevolezza.
Siamo in presenza di una ideologia conservatrice in quanto essa innalza a leggi insuperabili dell’universo le esperienze quotidiane del mondo in cui si vive in quel momento ed eleva ad unico punto di vista da cui sia possibile definire lo Stato dell’Universo la prospettiva dell’individuo per decreto.

Chi per ingegno e abilità si sente a suo agio in tale mondo non si rende conto forse del divario che si pare tra le aspettative che l’ideologia della privatizzazione punta a suscitare in tutti gli individui per decreto e le possibilità realistiche di tanti uomini e donne, privi delle risorse ed abilità senza cui è impensabile che gli individui di diritto possano ascendere allo stato di individui di fatto.

Questa ideologia divide l’umanità. Ma divide anche i suoi segnaci, abilitandone alcuni ed esautorando il resto.
In tal modo essa aggrava la conflittualità della società individualizzata/privatizzata.
Disattivando le energie e neutralizzando le forze che potrebbero in potenza indebolirne l fondamenta. Questa ideologia cristallizza tale società e ne oscura le prospettive di riforma.

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fonte globalist.it