Archivio | ottobre 3, 2012

San Raffaele: dieci anni a Dacco’ Dovra’ versare cinque milioni


Formigoni – fonte immagine

San Raffaele: dieci anni a Dacco’ Dovra’ versare cinque milioni

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20:43 03 OTT 2012

(AGI) – Milano, 3 ott. – Pierangelo Dacco’ sapeva. Sapeva che il San Raffaele, ‘gioiello’ della sanita’ lombarda, stava crollando sotto i debiti. Di piu’: l’uomo d’affari ha contribuito ad affossare la Fondazione intascando 5 dei 47 milioni ‘scippati’ dalle casse e svolgendo un ruolo attivo in quello definito dal giudice che dispose il suo arresto, a novembre di un anno fa, “un programma criminoso di ampio respiro”, capeggiato dai vertici della Fondazione, Don Luigi Verze’ e Mario Cal. In attesa delle motivazioni, e’ questa la prima lettura della durissima condanna a dieci anni di carcere che il gup Maria Cristina Mannocci ha inflitto col rito abbreviato a Dacco’ per i reati di bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, alla frode fiscale e alla distrazione dei beni.

Assolto invece il coimputato Andrea Bezzicheri, imprenditore, per il quale erano stati chiesti 3 anni. Fino all’ultimo nell’udienza di stamattina, l’avvocato Giampiero Biancolella ha provato a convincere il giudice che il suo assistito Dacco’ non fosse a conoscenza del disastro finanziario. Circostanza suggerita, secondo il legale, dalla Cassazione che a febbraio, annullando l’ordinanza cautelare per bancarotta, invitava il gip ad approfondire il tema della consapevolezza dell’uomo d’affari. Per questo Biancolella, seppur deluso da una condanna ‘doppia’ rispetto alla richiesta della Procura (5 anni e mezzo di carcere), ha parlato di “sentenza dai piedi d’argilla” e spera nell’appello. Per il gup Mannocci invece e’ provato che Dacco’ avesse messo a disposizione una ragnatela di societa’ estere per dirottare i fondi neri creati da Cal e Verze’ (entrambi deceduti durante l’inchiesta). Negli interrogatori, Dacco’ ha sempre sostenuto di essere un fornitore come gli altri che, in quanto tale, sottostava alla ‘legge delle sovrafatturazioni’: i soldi pagati in piu’ dal San Raffaele per l’acquisto di beni e servizi venivano retrocessi alla Fondazione in contanti. Ma, secondo la tesi della Procura accolta dal gup, l’uomo d’affari sarebbe stato uno dei destinatari del denaro sporco, ricevuto talvolta in buste gonfie di contanti. Uno dei protagonisti del “sistema San Rafaele”: gli imprenditori ‘gonfiavano’ i costi delle prestazioni erogate all’ente per poi retrocedere l’importo maggiorato in contanti o bonifici in parte per le esigenze del vecchio management, in parte per essere girati al mediatore d’affari che li faceva sparire all’estero.

Inoltre, Dacco’ avrebbe contribuito a impoverire il patrimonio della Fondazione, ricevendo denaro per attivita’ “senza alcun interesse per la Fondazione”, come i due milioni di euro incassati per la consulenza di un aereo da comprare a Don Verze’ e mezzo milione per una consulenza mai eseguita. Ora, l’imputato dovra’ risarcire cinque milioni al ‘nuovo’ San Raffaele, parte civile attraverso i Commissari che stanno gestendo il concordato preventivo. Nel frattempo, proseguono le indagini a suo carico nell’altra indagine che gli e’ costata l’arresto, quella sulla Fondazione Maugeri in cui Dacco’ e’ indagato per corruzione in concorso col Presidente lombardo Roberto Formigoni.

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fonte agi.it

POVERO RENZINO… – Centrosinistra, le primarie avranno il doppio turno e ci sarà l’albo degli elettori


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Centrosinistra, le primarie avranno il doppio turno e ci sarà l’albo degli elettori

Al ballottaggio potrà votare solo chi avrà votato al primo turno. Chi si presenta alle urne per scegliere il candidato sottoscriverà una dichiarazione di sostegno alla coalizione. Renzi protesta: “Un errore cambiare le regole in corsa”. La replica: “Le cambiamo per far correre anche lui…”. Veltroni: “Pd a rischio spaccatura”

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Ci sarà il doppio turno e ci sarà l’albo degli elettori. Queste le regole che sono state messe a punto per le primarie della coalizione di centrosinistra. Chi vorrà votare dovrà ritirare un certificato elettorale fino al giorno del voto compreso: in ogni Comune sarà aperto un ufficio elettorale per iscriversi all’albo degli elettori. Decisioni che dovranno essere votate e eventualmente ratificate dall’assemblea nazionale in programma sabato prossimo e che intanto però fanno saltare sulla sedia il sindaco di Firenze Matteo Renzi: “Perché cambiare le regole proprio ora?”. La preoccupazione del principale rivale di Bersani e Vendola è che non solo così si sbarri la strada agli eventuali “delusi” del centrodestra. Ma che addirittura si perda per strada la possibilità di accogliere chi non è mai stato interessato alla politica e che vede in Renzi una possibilità di cambiamento. Ma da una parte le primarie in un Paese che le ha inventate (gli Stati Uniti) prevede l’albo degli elettori sia tra i democratici che tra i repubblicani. E dall’altra il Pd stesso replica a renzi: “Cambiamo le regole anche per consentirgli di correre alle primarie…”. La sintesi sembra essere alla fine quella di Walter Veltroni: “Il partito è a rischio spaccatura”.

I paletti per i candidati. Se non una blindatura, come denunciano i sostenitori di Renzi, le regole, almeno nella bozza in circolazione, mettono paletti sia ai candidati sia a chi vorrà andare ai gazebo per evitare, spiegano dirigenti democratici, caos come quello che portò ad annullare le primarie a Napoli. Per i candidati Pd si abbassa rispetto al passato il numero di firme da raccogliere tra i membri dell’assemblea, 90, o in alternativa serviranno 17mila firme in tutta Italia. Candidati e forze alleate però dovranno dare nero su bianco alcune garanzie a chi vince, assicurando che sosterranno il vincitore delle primarie nella corsa a Palazzo Chigi e impegnandosi ad evitare spaccature dentro la coalizione.

Due impegni precisi che, spiegano fonti democratiche, servono ad allontanare due spettri: che Matteo Renzi, se sconfitto e nonostante le sue rassicurazioni, si candidi lo stesso, in autonomia dal Pd, e che la coalizione vincente diventi una nuova armata Brancaleone in stile Unione. Ma sono soprattutto le norme per regolare i votanti e il doppio turno ad allargare la frattura tra il Pd e Renzi.

Le regole per votare. Per votare bisognerà registrarsi in un ufficio ad hoc a partire da tre settimane prima delle primarie. Ci si potrà registrare anche la domenica ma sempre in un posto diverso dai gazebo: a chi firmerà il Manifesto per l’Italia sarà anche chiesto di firmare una liberatoria per la privacy così da consentire la pubblicazione dei sottoscrittori. L’altro punto, contestato sia da Renzi sia da parlamentari a lui vicino, come Paolo Gentiloni, è il doppio turno nel caso in cui nessun candidato raggiunga la maggioranza delle preferenze. E al ballottaggio potrà votare solo chi ha già votato al primo turno.

Le alleanze e la norma “anti caso Orlando”. Oltre al voto sulla norma transitoria allo Statuto che consente anche ad altri esponenti del Pd (oltre il segretario) di candidarsi alle primarie per la premiership, l’assemblea nazionale di sabato prossimo all’Ergife, a Roma, dovrà votare anche altri due punti.

Il primo è il mandatoPier Luigi Bersani a sottoscrivere un patto di coalizione con le latre forze politiche che partecipano alle primarie. Una sorta di accordo programmatico da stringere tra Pd, Sel di Nichi Vendola e Psi di Riccardo Nencini. Non dovrebbe fare parte di questo accordo, però, l’Api che pure si presenta con Bruno Tabacci alle primarie. “L’Api è fuori dal campo del centrosinistra” spiegano dal Pd.

Il secondo punto riguarda invece un patto tra i candidati: chi perde sottoscrive un accordo secondo il quale si sostiene il candidato che vince le primarie. Insomma, una norma “anti-caso Orlando”: a Palermo, infatti, Leoluca Orlando si candidò nonostante ci fosse già un candidato del centrosinistra scelto con le primarie, ovvero Fabrizio Ferrandelli. All’assemblea di sabato, viene inoltre spiegato, solo per il voto di “deroga” sullo Statuto, la norma transitoria “pro Renzi”, insomma, servirà il 50% più 1 degli aventi diritto. Gli altri due voti saranno invece a maggioranza semplice.

Renzi: “Perché non le regole di 3 anni fa?”. Matteo Renzi dice no a cambi di regole in corsa. “Non capisco perché non vadano bene le regole del passato quelle che andavano bene quando hanno vinto Prodi, Veltroni, Bersani”, scrive nella sua newsletter. “Mi pare un errore – aggiunge – inserire il ballottaggio (alle primarie chi arriva primo vince. Non è che dopo aver vinto, poi, c’è la gara di ritorno). Mi pare un errore grave immaginare un ballottaggio in cui possa votare solo chi ha votato al primo turno (e se la prima domenica ti ammali?). Mi pare un errore cercare di restringere la partecipazione: in tutto il mondo la sinistra allarga il campo della partecipazione e la destra restringe”.

La replica: “Così Renzi può correre”. Il responsabile Organizzazione del Pd Nico Stumpo gli risponde: “Vedo che Renzi chiede con insistenza perché si devono cambiare le regole. Vorrei fargli notare sommessamente che sabato riuniamo l’Assemblea nazionale del Pd per cambiare la regola dello statuto in modo da consentirgli di candidarsi alle primarie”. Poi smentisce le voci sulla bozza, assicurando che “non esiste nulla di prestabilito” e si deciderà sabato. Ma ormai è rottura con Renzi e i suoi. “Mi pare un errore grave – afferma il sindaco – immaginare un ballottaggio in cui possa votare solo chi ha votato al primo turno (e se la prima domenica ti ammali?). Mi pare un errore cercare di restringere la partecipazione”. Accusa che Pier Luigi Bersani respinge, ricordando che è stato lui a voler aprire le primarie ad altri candidati nel Pd, cioè in particolare al rottamatore.

Le paure di Renzi. In realtà perché si irrita Renzi? Perché in effetti sia il doppio turno sia l’albo degli elettori potrebbero azzopparlo. Da una parte il doppio turno: se Bersani, com’è prevedibile, raggiungerà il ballottaggio attirerà anche i voti degli elettori di Vendola, con tutta probabilità. Dall’altra l’albo degli elettori, il quale potrebbe allontanare eventuali elettori “indipendenti” o delusi del centrodestra, bacino dal quale Renzi potrebbe pescare.

Veltroni: “Partito a rischio”. Sarà l’assemblea a decidere anche se, come ha ben presente Renzi, “il segretario ha sicuramente la maggioranza dei membri dell’assemblea”. In realtà, più che i voti, il vero timore su sabato è la mancanza del numero legale: servono 497 delegati sui 950 per dire sì alla possibilità di altri aspiranti premier del Pd e per dare mandato a Bersani a definire regole e vincoli per candidati e alleati. E se non bastassero le regole a surriscaldare il clima ci sono le prospettive politiche con Veltroni che resta neutrale ma, definendo Monti “una risorsa”, sembra incoraggiare i suoi, l’anima montiana del Pd, a sostenere scenari alternativi alla premiership di Bersani. ”Per la mia posizione e il mio ruolo sono preoccupato della tenuta del Pd – riflette Veltroni – che non si spacchi e per questo più che schierarmi mantengo come Prodi una posizione di riserbo”. L’ex sindaco di Roma e fondatore del Pd aggiunge che “se Renzi tira dalla sua parte e i giovani turchi dalla loro c’è rischio di tensioni identitarie, di ritorni alle origini pericolose”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

DEL PDL – Buca le gomme all’auto di un disabile perché costretto a spostare la sua Jaguar

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Il presidente dell’Aler di Lecco Antonio Piazza (foto Cardini, dal sito laprovinciadilecco.it)

Buca le gomme all’auto di un disabile perché costretto a spostare la sua Jaguar

Il presidente dell’Aler di Lecco Antonio Piazza viene invitato dal Pdl a dimettersi, ma lui: «È ingiusto»

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Aveva parcheggiato la sua Jaguar in un posto per disabili. Non solo. Costretto a spostare l’auto dai vigili urbani chiamati dal disabile, si era vendicato bucando le gomme della macchina del portatore di disabilità una volta che gli agenti si erano allontanati. Protagonista di questa vicenda il presidente dell’Aler di Lecco (Azienda lombarda per l’edilizia residenziale) Antonio Piazza, che martedì è stato sollecitato dal suo partito, il Pdl, a dimettersi.

LE TELECAMERE Il disabile, intenzionato a parcheggiare, aveva trovato il suo posto auto occupato dalla Jaguar di Piazza. Seccato, aveva chiamato la municipale affinchè multassero l’automobilista indisciplinato. Ma Piazza, per vendicarsi, ha bucato le gomme della vettura del portatore di disabilità. Non aveva fatto i conti con le telecamere della zona che hanno ripreso tutta la scena. Martedì il dirigente è stato costretto a dimettersi. «Le mie dimissioni – si è giustificato il numero uno dell’Aler lecchese – non sono assolutamente giuste. Non le ho certo date volontariamente. Il mio comportamento è sempre stato improntato nella massima correttezza nel ruolo che ho svolto fino ad oggi nell’azienda lombarda per l’edilizia residenziale. Spero che l’assessore lombardo nelle prossime ore le respinga». Poi il dietrofront: «Chiedo scusa a tutti».
Il partito ha affidato al coordinatore del Pdl in Lombardia, il senatore Mario Mantovani, l’amarezza del caso: «È una vicenda triste che ci ha colto di sorpresa – spiega Mantovani – . Abbiamo chiesto a Piazza le dimissioni dall’Aler e dal partito e segnaleremo il caso ai probiviri. È finito il tempo dove tutto era consentito. Si ricomincia anche da queste cose: si tratta di un gesto inconsulto da condannare sul piano umano, morale e politico».

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fonte corriere.it

Due terremoti a poche ore di distanza nel Cuneese e nel Piacentino


Veduta del centro storico di Saluzzo e il Monviso – fonte immagine

Due terremoti a poche ore di distanza nel Cuneese e nel Piacentino

La prima di magnitudo 3,9 della scala Richter, la seconda di 4,5. Nessun danno di rilievo

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L’Italia nord-occidentale è stata scossa in poche ore da due terremoti di media intensità. Alle 11,21 è avvenuto un sisma di magnitudo 3,9 della scala Richter a una profondità 10,2 km in Piemonte, in provincia di Cuneo. L’epicentro è stato situato a Sampeyre. Interessati anche i Comuni di Frassino e Macra. Alle 16,40 la seconda scossa, più intensa ma per fortuna più profonda (4,5 gradi Richter a 32 km di profondità) con epicentro presso Bettola nella valle del Trebbia, in provincia di Piacenza, poco più a ovest dell’area del Reggiano interessata dal sisma (4,9 Richter) del 25 gennaio replicato due giorni dopo nel Parmense con magnitudo di 5,4.

PIEMONTE– Per precauzione sono state evacuate le scuole elementari e medie di Saluzzo, la materna di Sampeyre, e a Caraglio l’istituto comprensivo che conta circa 700 allievi. Temporaneamente sgomberate anche le scuole di Dronero e Stroppo. Gli allievi saluzzesi sono poi rientrati in aula poche decine di minuti dopo la scossa. Nell’edificio che ospita la scuola infantile di Sampeyre si è invece evidenziata una crepa e i genitori sono stati invitati a portare a casa i figli. Al carcere Morandi di Saluzzo i detenuti dei piani alti della struttura sono stati fatti uscire dalle celle e trasferiti nei corridoi. «La scossa è stata distintamente percepita in molte zone del Cuneese, ma al momento non c’è notizia di danni a cose o persone. La situazione continuerà a essere monitorata nelle prossime ore». Lo scrive in una nota il governatore del Piemonte, Roberto Cota. La scossa è stata avvertita anche a Torino. Il 25 luglio 2011, poco più a nord, in val di Susa, avvenne una scossa di 4,3 gradi.

EMILIA – «Dalle verifiche presso le prefetture di Piacenza e Parma», ha confermato l’assessore alla Protezione civile della Regione Emilia Romagna, Paola Gazzolo, «non risultano segnalazioni di danni di nessun tipo». Anche i carabinieri non segnalano problemi. Qualche chiamata di rassicurazione – una decina in totale – e nessuna richiesta di intervento: è quanto riferiscono i vigili del fuoco di Piacenza dopo la scossa in val di Taro delle 16,40, che è stata avvertita a Milano, in tutta la pianura Padana e anche a Genova. «Questo terremoto è avvenuto in una zona molto vicina a una nota struttura sismogenetica, quella di Bore-Montefeltro-Fabriano-Lago, una specie di area allungata sull’Appennino che va dal Piacentino all’Abruzzo e che dà origine a terremoti profondi che difficilmente fanno danni», ha spiegato Gianluca Valensise, dirigente del settore ricerca dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).

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fonte corriere.it

Ministro tedesco su strage Stazzema “E’ nostra la responsabilità storica

Ministro tedesco su strage Stazzema "E' nostra la responsabilità storica

Ministro tedesco su strage Stazzema
“E’ nostra la responsabilità storica

Dopo l’archiviazione della strage, interviene Michael George Link: “La legge non può rendere come non accaduto quanto accaduto”

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“Il governo federale continuerà ad assumersi la responsabilità storica” dei crimini commessi per mano dei tedeschi, “la legge non può rendere come non accaduto quanto è accaduto”. Lo ha detto il ministro tedesco agli Affari europei Michael Georg Link a Palazzo Chigi sulla decisione della magistratura tedesca di archiviare l’inchiesta su Sant’Anna di Stazzema.

Soltanto due giorni fa la Procura di Stoccarda aveva archiviato l’inchiesta per la strage nazista di Sant’Anna di Stazzema, la località toscana, fra Lucca e Massa, in cui il 12 agosto 1944 furono massacrati 560 civili.

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“Sono sicuro che la procura di Stoccarda non abbia preso con facilità questa decisione”, ha sottolineato Link, ma la magistratura “può decidere solo nel quadro delle leggi esistenti”. Il ministro ha aggiunto di “immedesimarsi nel dolore delle persone interessate e di capire la loro forte delusione”.

Il ministro per le Politiche Europee, Enzo Moavero ha espresso “apprezzamento” per la dichiarazione del collega tedesco. “La costruzione europea – ha aggiunto Moavero – l’Unione europea hanno allontanato i fantasmi della guerra e dei totalistarismi dalla nostra realtà attuale. Tuttavia non dobbiamo dimenticare, e coltivare la memoria”.

E in una interrogazione urgente sottoscritta da oltre 100 deputati del Pd, il presidente del gruppo alla Camera Dario Franceschini e l’onorevole Raffaella Mariani hanno chiesto al governo e direttamente al ministro della Giustizia e degli Esteri di “individuare misure che scongiurino il rischio di cancellare la verità storica e giudiziaria sulla strage di Sant’Anna, giungendo finalmente ad un completo riconoscimento da parte della Germania delle sentenze della magistratura militare italiana”.

Nell’interrogazione si chiede anche “se siano state inoltrate alle autorità tedesche le richieste di esecuzione della pena in Germania per i condannati in via definitiva in Italia e, in caso contrario, per quale ragione il governo non abbia ritenuto di procedere in tale senso, considerata la delicatezza e la centralità di una vicenda che offende e colpisce la memoria dell’intera nazione, e che riapre una terribile ferita nella comunità di Sant’Anna di Stazzema”.

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fonte repubblica.it

Perché Monti non firma la Tobin Tax?


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Perché Monti non firma la Tobin Tax?

Siamo ad un passo dall’approvazione della Tobin Tax a livello europeo, con la spinta favorevole di Francia e Germania. L’Italia però continua a tentennare, intavolando strategie politiche di ricatto. La campagna delle Ong fa pressione su Monti

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di Gabriele Bindi

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Ogni governo porta avanti i suoi interessi ed è difficile intravedere una linea di comando europea che riesca davvero a governare la cosiddetta crisi. La politica continua a fare cilecca di fronte allo strapotere delle banche e dei gruppi finanziari. Una novità all’orizzonte però è già stata messa sul tavolo: la Tobin Tax, secondo cui ogni transazione finanziaria dovrebbe venire tassata dello 0,05% sul suo valore. L’obiettivo è quello di frenare gli eccessi delle speculazioni, all’origine della crisi economica planetaria e per generare un volume di risorse da utilizzare per sostenere l’occupazione, le politiche sociali, ambientali e di cooperazione internazionale.
E’ stato calcolato che se questa tassa venisse applicata su scala globale potrebbe far mettere a disposizione fino a 655 miliardi di dollari all’anno!

Qualche anno fa erano le associazioni no global a richiederla. Oggi le speculazioni finanziarie fanno paura e tutti e sono Francia e Germania che spingono per arrivare ad una reale applicazione. Il fronte dei favorevoli include anche Austria, Finlandia, Grecia, Slovenia, Belgio, Portogallo e Polonia. Mentre Gran Bretagna, Italia e Spagna tengono i piedi puntati.
Per richiedere al premier Monti di introdurre la Tobin Tax sono scese in campo diverse Ong e Associazioni italiane con la campagna ZeroZeroCinque.
“Chiediamo al Premier Monti e al Ministro Grilli di sostenere attivamente questo processo, affinché l’Italia possa ricoprire un ruolo da protagonista, per una causa che è ampiamente sostenuta dall’opinione pubblica italiana ed europea” ha dichiarato il portavoce della campagna Andrea Baranes .”Oggi il 70% delle operazioni sulla borsa di New York sono High Frequency Trading, transazioni eseguite nell’arco di secondi o di millesimi di secondo da computer, senza nessun intervento umano. In Europa tali operazioni sarebbero “solo” il 40% del totale. Transazioni che non hanno nessun legame con l’economia reale, ma che esasperano la volatilità e l’instabilità sui mercati, distruggendo vite a livello globale, con effetti ancora più drammatici nei Paesi più poveri e più vulnerabili. La TTF renderebbe molto meno convenienti, se non impossibili, tali transazioni e genererebbe un gettito che in parte chiediamo di destinare ad iniziative di cooperazione con i Paesi del Sud del mondo e a programmi per il contrasto ai cambiamenti climatici”. Le Ong auspicano che vengano destinate alla cooperazione internazionale almeno il 50% del gettito raccolto.

Nella reale assenza di forze politiche di opposizione in Italia il dibattito è rilanciato anche dalle Associazioni dei consumatori. Secondo Federconsumatori e Adusbef la Tobin Tax sarebbe un forte antidoto contro l’avidità dei banchieri, l’azzardo morale della finanza e la speculazione.“E’ urgente che il Governo italiano sostenga, al Consiglio Europeo del prossimo 18 ottobre,la tassa sulle transazioni finanziarie” dichiarato Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, Presidenti di Adusbef e Federconsumatori.

Ma cosa fa dunque Monti? Fino ad oggi la Tobin Tax è stata rigettata in nome di una sorta di ricatto politico. Monti si era detto favorevole solo previa approvazione di uno scudo anti-spread. Sul Sole 24 Ore di ieri il commissario europeo Semeta faceva appello all’Italia perché modifichi la sua posizione ambigua sul tema ed appoggi l’avvio della cooperazione rafforzata secondo la quale basterà l’iniziativa di nove paesi UE per adottare la tassa. A questo punto il premier tecnico dovrebbe mostrare se sta dalla parte della finanza spregiudicata di modello anglosassone o se è per un’idea di economia diversa, che punta all’armonizzazione. Le macchinazioni della real politik a noi restano ignote. Il Ministro Grilli ha dichiarato che l’Italia ha una posizione di ”assoluta apertura” all’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie ma prima di dare un ”si’ o un no” e’ necessario vedere come si sviluppano tutti i temi di trattativa in sede di Unione Europea. Il ricatto continua.

Per ulteriori informazioni: http://www.zerozerocinque.it/

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fonte aamterranuova.it

 

ECOVILLAGI – Urupia, Brindisi


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Urupia, Brindisi

Fondata nel gennaio del 1995, nei pressi di Brindisi, dai membri di un collettivo anarchico di Lecce e da altri giovani di Berlino. Insieme riusciranno a racimolare 300 milioni di vecchie lire per acquistare “lo iazzu”, che in dialetto brindisino significa ovile: dai locali che ospitavano le pecore, con ingressi ad arco a tutto tondo, ricavano le stanze individuali


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Contrada Petrosa s.n., 72021 – Francavilla Fontana (BR)
Tel. 0831.890.855
urupia.wordpress.com
comune.urupia@gmail.com

Un nome ricco di significato

Urupia, in brindisino, sta per “la marachella dell’uro”, figura della tradizione popolare, per certi versi assimilabile a quella dello gnomo o dell’elfo. L’uro è uno spiritello a volte dispettoso, il cui comportamento rispecchia generalmente lo stato d’animo di coloro che ne condividono lo spazio.
Il termine urupia, però, sta anche a significare “utopia degli uri”, che vengono in questo senso assimilati alle comunarde. Ogni settimana una comunarda, a turno, ha il ruolo di uro, ovvero di “regista” delle diverse attività della comune. L’assunzione e la valorizzazione di questa figura della tradizione popolare, denota un forte desiderio di radicamento territoriale, peculiare del resto della stessa cultura anarchica, il cui spirito è “pensare localmente, agire globalmente”, da cui il termine glocalizzazione.

I principi ispiratori

I presupposti della comune sono:
• l’unanimità nelle decisioni
• il principio del consenso
• la proprietà collettiva
• l’assenza di proprietà privata

Vivere URUPIA

È stato stabilito che ogni comunarda (viene utilizzata la voce al femminile per evidenti motivi ideologici) deve avere un suo spazio. Il gruppo delle comunarde è attualmente formato da 13 persone, 8 uomini e 5 donne. Il comunardo più vecchio ha 75 anni, il più giovane 10. Quando si avvicina la nascita di un nuovo membro ci si adopera già a predisporgli uno spazio autonomo.
I bagni, tuttavia, sono in comune.

Proprietà e produzioni

La Comune dispone di quasi 1500 mq di fabbricati, spazi abitativi, laboratori, magazzini, ricoveri di animali e di 23 ha di terra: 8 di oliveto, 2 di vigna, 1 di orto, 8 di seminativi ed il resto di macchia mediterranea. Dispone inoltre di strutture attrezzate, tipo campeggio, per ospitare fino a 40-50 persone contemporaneamente. La Comune produce: olio d’oliva vergine ed extravergine, vino rosso-rosato-bianco, ortaggi freschi e conservati (sott’olio, sotto aceto, in salamoia), frutta e marmellate, pane e prodotti da forno (frise, biscotti, pucce), miele e prodotti delle api (propoli, ecc..), erbe medicinali essiccate o fresche, aceti, pesto, ecc..

Le attività

Organizziamo poi, periodicamente, iniziative politico-culturali su varie tematiche: ecologia, femminile, antimilitarismo, pedagogia, campeggio estivo per i bambini, momenti conviviali ecc.. La Comune mette a disposizione del circuito autogestito locali e terreno per qualsiasi progetto libertario di autogestione. Offre inoltre competenze professionali nei seguenti campi: olivicoltura, viticoltura, orticoltura, ristrutturazioni edilizie, falegnameria, serigrafia, panificazione, gestione economico-finanziaria, gestione sociale. Ha invece bisogno di aiuti con acquisti e distribuzioni dei propri prodotti, macchinari e tecnologie di vario tipo, sostegno lavorativo nel periodo della raccolta delle olive (novembre-dicembre) ed in primavera-estate per le ristrutturazioni. Ha bisogno di molti soldi come tutti, sempre.

L’ospitalità a Urupia
Urupia nasce come comune aperta: è data la possibilità ad ogni persona interessata di condividere per un periodo più o meno lungo il nostro quotidiano, di partecipare al continuo laboratorio sociale che è il progetto Urupia.
L’ospitalità è concepita e vissuta come condivisione del nostro quotidiano, ovvero partecipazione a tutte le attività della comune. La comune è stata infatti dimensionata sin dall’inizio per un numero di persone maggiore di quello delle sole comunarde.
La capienza fisica, le possibilità di accompagnamento degli ospiti da parte delle comunarde, l’effettiva capacità di produrre sussistenza del progetto, pongono comunque dei limiti oggettivi al numero di persone che possono essere presenti sul posto. Per questo motivo è sempre bene prenotarsi con un buon anticipo, soprattutto per il periodo estivo in cui le richieste superano talvolta le possibilità ricettive.
Per chi non è mai venuto prima ad Urupia, chiediamo di fermarsi una settimana, arrivando preferibilmente (ma non tassativamente) nel fine settimana. È un margine di tempo che consente alla persona nuova di cominciare ad orientarsi nel progetto, non è troppo impegnativo per nessuno, riduce gli aspetti problematici per la comune di un turn-over troppo intenso. Comunque se non si sono verificati problemi e se non ci sono altre prenotazioni in attesa, questo primo periodo può essere prolungato di un’altra settimana. La data viene concordata in relazione alle possibilità della persona interessata e della comune. Per gli alloggi esiste un limitato numero di stanze. Da metà primavera fino a tutta l’estate è possibile sistemarsi in tenda (dell’ospite) in una piccola area campeggio.
Inizia così un rapporto. Che molto spesso porta diverse persone a voler tornare ad Urupia. Questo è ovviamente possibile, e a quel punto si può cominciare a ragionare su periodi più lunghi. L’attuale grandissima famiglia degli amici e collaboratori di Urupia vede in effetti una grande varietà di modalità di partecipazione: chi ritorna per qualche mese o anche un anno, chi ritorna per diversi mesi periodicamente – anche più volte durante l’anno, chi sostiene il progetto facendosi figura di riferimento per lo stesso sul suo territorio (distribuzione dei prodotti, organizzazione di iniziative sulla comune, ecc.), chi vive nel nostro stesso territorio ed ha ruoli chiave di collaborazione in diversi aspetti delle nostre attività. Prospettiva, speranza, motivazione delle comunarde all’ospitalità non è solo un seminare idee e pratiche, ma anche vedere nascere rapporti più stretti con un crescente il livello di condivisione e responsabilità, e magari talvolta portare a nuove richieste di aspiranti comunarde.
È anche possibile fare una visita a Urupia di mezza giornata, sempre concordando prima il giorno in cui una comunarda si rende disponibile per un giro illustrativo ed una chiaccherata. Normalmente è più facile nei fine settimana.
Per contattarci si possono usare sia il telefono che la e-mail; caldeggiando fortemente per il primo, informiamo che in caso di contatto e-mail nella nostra risposta verrà comunque chiesto di telefonare e di chiedere di una comunarda (quindi preferibilmente ore pasti). Tutte le informazioni che le persone vorranno darci sulle motivazioni della richiesta e su loro stessi/e saranno ben gradite: in caso qualcuno/a ritenesse opportuna una spiegazione un po’ lunga, allora è meglio se questa giunge prima tramite e-mail.
Situazioni particolari sono rappresentate da richieste di gruppi, anche piccoli, di persone che vogliono arrivare insieme per un loro percorso collettivo: queste ci incuriosiscono sempre molto, e richiedendo uno scambio nonché necessità logistiche particolari, è bene per queste situazioni più che per altre concordare con buon anticipo il periodo preciso.
Un’ultima nota sugli amici a quattro zampe. A Urupia vive già stabilmente un buon numero di cani e cagne; l’arrivo di nuovi ospiti canini incrementa questa popolazione creando talvolta qualche sovraccarico e qualche problema. Chiediamo – solo se è possibile – di affidare in buone mani questi cari amici prima di venire ad Urupia, e se non è possibile comunque di informarci sempre se stanno arrivando anche cani.

Leggi i punti consensuali della Comune!

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fonte aamterranuova.it

Ilva: scoppio in reparto sequestrato, operaio ferito da scorie incandescenti

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Ilva: scoppio in reparto sequestrato, operaio ferito da scorie incandescenti

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18:12 03 OTT 2012

AGI) – Taranto, 3 ott. – Un operaio dell’Ilva, Giuseppe Raho, e’ rimasto ustionato lievemente mentre effettuava alcune operazioni all’interno del reparto ‘Grf’, Gestioni rottami ferrosi. Le ustioni sono di primo grado e al lavoratore il personale dell’infermeria Ilva lo ha giudicato guaribile in otto giorni.

PEGGIORA SITUAZIONE SANITARIA: NEL 2012 +50% RICOVERI TUMORE

Secondo la versione fornita dai sindacati, l’operaio stava ripulendo con un’attrezzatura speciale montata su un escavatore l’interno di un convertitore di acciaieria quando, improvvisamente, sono saltati alcuni pezzi di scorie incandescenti che hanno rotto il vetro della cabina di guida dell’escavatore.

In questo reparto la pulizia dalle scorie di convertitori e siviere avviene utilizzando martelli pneumatici particolari, con i quali gli operatori frantumano le scorie che, durante il processo di lavorazione, si solidificano all’interno dei grandi contenitori usati nel ciclo siderurgico.

Il Grf e’ uno dei reparti dell’area a caldo dell’Ilva posti sotto sequestro con l’ordinanza emessa lo scorso 25 luglio dal gip di Taranto, Patrizia Todisco, nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria che vede i vertici aziendali e societari dell’Ilva accusati di disastro ambientale.(AGI) .

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fonte agi.it

UIL – Angeletti attacca il governo “Prima se ne va e meglio è”

Angeletti attacca il governo
“Prima se ne va e meglio è”

Il leader della Uil: “Era un mandato a termine, per noi è scaduto”. “Dobbiamo tornare ad un paese normale e andare a votare”. E poi lancia l’allarme: “Abbiamo davanti tempi duri. In un anno persi 640mila posti di lavoro”. L’unità sindacale “è un mezzo, non un obiettivo”

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BELLARIA – “Questo era un governo a termine, per noi il termine è scaduto: prima se ne va, più noi ci guadagniamo”. Parte all’attacco il leader della Uil, Luigi Angeletti, alla Conferenza di organizzazione in corso a Bellaria. “Dobbiamo tornare ad un paese normale e andare a votare. Questo governo non ha più le risorse politiche né il tempo per fare qualcosa di decente”.

“Abbiamo davanti tempi duri”.  Poi Angeletti spiega che è in arrivo “un tempo di ferro”, molto più duro di quello che è alle nostre spalle”. “Basta pensare che nell’ultimo anno sono stati già persi 640mila posti – dice il segretario della Uil – . Abbiamo detto che stavano perdendo 1.000 posti al giorno, sembrava un boutade. Negli ultimi 365 giorni abbiamo perso 640mila posti di lavoro ufficiali e davanti a noi non abbiamo nessun segno realistico che questa prospettiva possa essere modificata. Si può cambiare a una sola condizione: che ci siano scelte e comportamenti diversi da quelli che oggi sono stati messi in campo”. E poi ricorda che l’unità sindacale “è un mezzo, non un obiettivo” e non va fatta a tutti i costi. Una risposta diretta al segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che ieri dalla Conferenza della Uil aveva sollecitato un percorso unitario. “Noi non sacrifichiamo posti di lavoro e non abbassiamo i salari perché dobbiamo andare d’accordo – spiega – . Non lo faremo mai. Noi vogliamo difendere i posti di lavoro e far aumentare i salari e lo faremo con tutti quelli che vogliono stare con noi. Questa è la nostra essenza”.

Nel suo discorso il segretario della Uil non risparmia le critiche al governo. “Avevamo accarezzato anche l’idea di uno sciopero generale che avrebbe dovuto avere un unico obiettivo, di mandare a casa il governo Monti. Ma siamo rimasti da soli”,  aggiunge il leader della Uil con una critica a Cgil e Cisl. L’esecutivo, d’altra parte, “non ha più le risorse politiche e temporali per fare le cose che servono, né sul risanamento, né sul fisco e neppure sulla produttività”, spiega, rimproverando al governo dei tecnici di “rispondere a input precisi: di non dare fastidio ad alcuni poteri, a cominciare da quello delle banche per finire a quello dei partiti”.

La riforma della Pubblica amministrazione. “Ai partiti non si può dare fastidio. E quindi non solo non hanno fatto una riforma vera della Pubblica amministrazione o una riforma fiscale, ma non hanno eliminato cosa più grave: quell’apparato politico che non ha paragoni in tutto il mondo. Un apparato che ha drenato risorse importanti in questo paese visto che la metà del Pil è gestito direttamente o indirettamente dalla politica”, dice attaccando ancora. “Questo governo avrebbe dovuto segnare una rottura e invece non l’ha fatto”, ha concluso Angeletti.

Una serie di dichiarazioni che segnano ancora di più la rottura fra Angeletti e Monti. Già la scorsa settimana il leader della Uil e quello della Cisl Raffaele Bonanni non si erano presentati all’incontro tra il governo e i sindacati 1per discutere del futuro della Fiat.

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fonte repubblica.it

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Iran, crollo del riyal: scoppia la protesta. Scontri tra la polizia e i manifestanti / Iran police clash with protesters over currency crisis

Iran.3.Oct 2012. Anti-regime protests: “Bazari with dignity join our protest”

Pubblicato in data 03/ott/2012 da

http://www.facebook.com/Freedom.Messenger
شعار : بازاری باغیرت ، حمایت حمایت / تظاهرات و اعتصاب در بازار بزرگ تهران / 12 مهر 91

In piazza contro l’aumento dei prezzi e l’instabilità economica

Iran, crollo del riyal: scoppia la protesta
Scontri tra la polizia e i manifestanti

Vetrine rotte e lancio di lacrimogeni a Teheran

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Scontri tra polizia e manifestanti sono in corso a Teheran, durante la protesta per il crollo del riyal (la valuta iraniana). Lo rendono noto siti dell’opposizione.
Segnalate «vetrine infrante» e «scontri» con la polizia in piazza Toupkhuneh e altre zone vicine al Gran bazar di Teheran, con lancio di «lacrimogeni» da parte delle forze dell’ordine. Negozianti del Bazar hanno inscenato una manifestazione usando slogan come «abbasso il governo che inganna» usati durante i disordini del 2009. La protesta si è indirizzata contro l’aumento dei prezzi, instabilità economica e rialzo del dollaro.

ARRESTI – Nella mattinata – secondo l’agenzia Isna – il presidente di una commissione parlamentare iraniana ha riferito che erano state arrestate in Iran «alcune persone» che «hanno avuto un ruolo» nell’aumento del prezzo del dollaro e altre valute pregiate sul mercato dei cambi iraniano. Il riyal sta infatti crollando nei confronti del dollaro anche a causa delle sanzioni internazionali contro il programma atomico iraniano.
Gli arresti dovrebbero riguardare piccoli rivenditori illegali di valuta: una fonte ha detto all’Ansa che forze speciali della polizia hanno arrestato «piccoli venditori» nel quartiere di Teheran dove si concentrano gli uffici di cambio. I fermati hanno opposto resistenza e ci sono stati «scontri» con l’uso di manganelli.

MONETA – Mercoledì mattina almeno sei siti specializzati non fornivano il tasso di cambio fra valuta iraniana e dollaro dopo che martedì, riferiscono agenzie di notizie iraniane, era stata sfondata anche la soglia dei 40mila Riyal per dollaro con una variazione di circa il 50% rispetto ad una settimana fa (26.500 riyal per dollaro) e del 200% nei confronti dell’autunno scorso (13-14mila).

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fonte corriere.it

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https://i1.wp.com/news.bbcimg.co.uk/media/images/63266000/jpg/_63266432_63266431.jpg
Riot police have clashed with demonstrators in the streets of Tehran, firing tear gas, reports say

Iran police clash with protesters over currency crisis

Riot police in Iran have clashed with protesters in the capital over sharp falls in the currency, the rial.

Tear gas was used to disperse the demonstrators, some of whom were setting fire to tyres and rubbish bins. There were many arrests, reports say.

Eyewitnesses told the BBC that scores of people gathered outside the central bank, calling for the governor to stand down, chanting anti-government slogans.

The rial has plummeted to record lows against the US dollar in recent days.

Up to 100 angry traders and official money lenders gathered in front of Iran’s central bank. But they were attacked by riot police and dispersed, eyewitnesses told BBC Persian.

Reports say many shops in the central Grand Bazaar have brought down their shutters in sympathy with the demonstrators.

Traders are angry at the lack of direction from the government in the crisis, which they say has led to more instability in prices, making trading almost impossible, says BBC Persian’s Kasra Naji.

There is speculation in Tehran that the widespread demonstrations may have been encouraged by conservative traders affiliated to opponents of President Ahmadinejad, in a push to remove him from power, our correspondent says.

Arrests

The head of Tehran’s bazaar unions, Ahmad Karimi-Esfahani, said shopkeepers had not opened their businesses as they were “worried about security” but he expected them to reopen on Thursday.

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“Start Quote

The currency collapse in Iran means that Iranian business can’t afford to place their normal orders from Turkey”

image of James Reynolds James Reynolds BBC News, Esendere border crossing between Turkey and Iran