Archivio | ottobre 4, 2012

ATTENTO CROZZA, TI GIOCHI IL POSTO! – Della Valle, “frecciata” satirica a Marchionne


Crozza-Marchionne – fonte immagine

Della Valle, “frecciata” a Marchionne: «Errore non aver fatto macchine belle»

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Diego Della Valle

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Roma – All’estero, nel mondo, se si parla di chi in Italia produce «borse o vestiti si mettono tutti in piedi sugli attenti mentre se si parla di automobili si mettono in piedi per scappare via». Così l’imprenditore Diego Della Valle, ospite di Otto e Mezzo su La7, risponde alle parole che gli aveva rivolto nei giorni scorsi l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne («Non parliamo di gente che fa borse, io faccio autovetture»).

Per Della Valle, l’errore del Lingotto è stato non aver fatto «una paio di belle macchine», e già «due anni fa».

«Nulla di personale» nel suo attacco a Fiat e all’ad Sergio Marchionne, ribadisce l’imprenditore marchigiano. «Non era una boutade personale, l’obiettivo era solo sottolineare una cosa che in quel momento non era giusta, era solo per dire attenzione, che questo è un momento in cui c’è bisogno di dare un aiuto straordinario al Paese, e lo devono dare soprattutto quelli che hanno le spalle larghe e chi ha avuto tanto dal Paese».

Se avesse fatto «un paio di belle macchine» oggi Fiat, dice ancora Della Valle, «avrebbe il ringraziamento Paese e dei suoi operai». Se ci fossero stati «ragionamenti meno cinici e un po’ di competività», oggi «il problema sarebbe stato meno grave». Fiat dovrebbe, secondo Della Vallem, riconoscere «quello che ha avuto dal Paese e quello che può fare per il Paese».

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fonte ilsecoloxix.it

Imprenditore malato acquista una pagina sul Corriere: «Creerò 50 posti di lavoro in più»

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Un particolare dell’annuncio

Imprenditore malato acquista una pagina sul Corriere: «Creerò 50 posti di lavoro in più»

Angelo Corigliano, scopertosi affetto da una grave patologia, vuole dare un piccolo contributo «al rilancio del nostro Paese»

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Più cinquanta posti di lavoro in meno di un anno, uguale infinita soddisfazione. È questa la scritta sottostante alla equivalente formula matematica che campeggia sul Corriere di oggi, voluta dal sessantunenne imprenditore Angelo Corigliano, presidente di Itex srl, che, scoprendosi malato, ha voluto prendere un impegno per «dare un piccolo contributo al rilancio del nostro Paese».

«LA MALATTIA MI HA FATTO RIFLETTERE »Corigliano si presenta come «un imprenditore italiano che ha creato una piccola multinazionale di servizi ed è soddisfatto per quanto ha fatto nella vita». Nel riconoscere di avere «una splendida famiglia cui devo tutto» e dei «meravigliosi collaboratori che hanno contribuito al successo della mia impresa, anche se ora la crisi morde feroce», Corigliano svela che ora per lui «tutto è cambiato e la malattia che mi hanno diagnosticato lo scorso mese mi ha fatto riflettere e reagire». Da qui la decisione di investire nella sua azienda «per un rapido sviluppo, promettendo di creare, entro un anno, cinquanta nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato».

«PICCOLO CONTRIBUTO AL RILANCIO DEL PAESE»Corigliano chiude con un messaggio di amore per la sua impresa e con la voglia di lasciare la sua impronta nel rilancio del Sistema Italia: «Infinito il traguardo che desidero per la mia azienda, non deve fermarsi per me – dice – ma voglio che cambi nel tempo, si adegui alle difficoltà, cavalchi le opportunità con le competenze e le risorse umane che servono. Infinita sarà la mia soddisfazione di avere dato un piccolo contributo al rilancio del nostro Paese».

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fonte corriere.it

FEMMINISMO, L’INCONTRO – “Dentro il lavoro, dentro la crisi ma mai con un criterio maschile”


LEGGI ANCHE  Il femminismo italiano negli anni Settanta, di Maurizia Morini, historienne, ENS LSH de Lyon

“Dentro il lavoro, dentro la crisi ma mai con un criterio maschile”

A Paestum il mondo femminista italiano si ritrova per tre giorni: “Le donne stanno arrivando nei posti di comando: la loro esperienza necessaria anche per costruire nuove forme di politica”

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di ANNA BANDETTINI

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ROMA – Non è vero che le donne italiane non sono nelle istituzioni, non è vero che non hanno raggiunto posti di lavoro importanti, che non sono nei consigli di amministrazione. E non è vero che sono emarginate: sono il maggior numero di laureate, quelle più colte, più lettrici, più attive. C’è, in genere, una presenza femminile forte nei luoghi istituzionali, dove si decide. E allora? Allora la sorpresa è che a dire queste cose non è il consueto paternalismo maschile, ma Lia Cigarini, avvocato, una delle artefici della Libreria delle donne di Milano, luogo storico del femminismo italiano, presentando, con voluta provocazione, quello che sta diventando un vero e proprio congresso del femminismo italiano, l’incontro nazionale a Paestum dal 5 al 7 1, dove si ritroveranno le donne di quasi tutte le associazioni femminili nazionali, 600 e più adesioni già arrivate, e molte altre in procinto di arrivare. “Per le donne italiane in questi anni sono cambiate molte cose- spiega Lia Cigarini- Ma non basta. Non basta avere le donne in posti anche di comando se poi il loro sguardo, il loro pensiero, le loro parole, seguono ancora criteri maschili. C’è una strada per guardare alla crisi della politica, dell’economia, del lavoro, della democrazia con la forza e la consapevolezza del femminismo”.

Ed è quello che si affermerà a Paestum dove le donne sono state chiamate a confrontarsi su un titolo dirompente: “La sfida femminista nel cuore della politica. Primum vivere anche nella crisi: la rivoluzione necessaria”. Che rivoluzione? “Le donne – spiega Lea Melandri, femminista, fondatrice della Libera Università delle Donne di Milano che con la Libreria e il Gruppo del mercoledì della casa internazionale delle Donne di Roma ha organizzato l’incontro- hanno accumulato sapere e competenze che è giusto far valere. Hanno da dire sulla crisi economica e soprattutto sulla crisi delle forme tradizionali della politica. E su questo discuteremo in questa tre giorni, tra relazioni, gruppi di lavoro, e incontri spontanei”.

Evocativo il luogo: a Paestum nel ’76 si tenne uno storico incontro che sancì le linee e l’identità del femminismo italiano. “Abbiamo scelto apposta lo stesso luogo di trentasei anni fa, perché è il segno della continuità – continua Lea Melandri – Il femminismo italiano era dato per morto, si pensava che le uniche donne a parlare fossero quelle delle associazioni più votate alla partecipazione”, dice senza nascondere il riferimento a gruppi come “Se non ora quando” con cui non c’è mai stata una relazione forte. “Noi invece siamo vive e vegete. La media d’età delle partecipanti a Paestum è sui 45 anni segno che non siamo tutte vecchiette. Ci siamo ritrovate noi delle associazioni del femminismo storico, dopo un precedente incontro dello scorso febbraio, a condividere percorsi che in passato sono stati anche divaricati -prosegue Lea Melandri- perché è venuto fuori con evidenza che nell’arco di 40 anni dai Settanta a oggi, si è andato accumulando un patrimonio di sapere articolato, a cominciare dalla politica che va ripensata anche dalla sfera soggettiva, dal corpo, dalla sessualità”.

“Sì, è un buon momento per le donne -dice Lia Cigarini- La politica della soggettività che è delle donne, è entrata nel sapere politico e in quello economico, del lavoro, quello che manca è un orizzonte più vasto perché quello che è sotto gli occhi di tutti è che il modo della politica resta ancora dominato dal simbolico maschile”. Queste e altre riflessioni non vanno lasciate negli archivi delle donne: Paestum sarà l’occasione pubblica per affermarle.

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fonte repubblica.it

FOCUS – Snia: spettro bancarotta per un simbolo dell’industria italiana


Lo stabilimento Snia nel 1956 – fonte immagine

Snia: spettro bancarotta per un simbolo dell’industria italiana – FOCUS

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 04 ott – L’inchiesta chiusa dalla procura di Milano per bancarotta e falso in bilancio diventa un ulteriore punto di svolta nella storia quasi centenaria della Snia, una delle societa’ che per anni hanno dato lustro all’Italia all’estero. La Snia nacque nel 1917 a Torino, quale acronimo di Societa’ di Navigazione Italo Americana e si occupava di trasporti marittimi.

Con la fine della prima guerra mondiale e il crollo dei noli, la societa’ cambio’ denominazione e ramo di attivita’, sotto la guida dell’imprenditore bielesse Riccardo Gualino. Nei primi anni di vita della Snia, l’imprenditore ebbe tra i suoi soci Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat. Nel 1925 Snia si pose ai vertici dell’industria italiana, diventando l’impresa con il capitale sociale piu’ alto, inoltre puo’ vantare anche un altro primato: e’ stata la prima societa’ italiana a essere quotata a New York e Londra. Snia esportava l’80% dei suoi prodotti e la rivalutazione della Lira decisa da Benito Mussolini nel 1926 spinse Gualino a criticare il regime fascista.

L’imprenditore fu anche mandato al confino e negli anni Trenta la societa’, che si stava specializzando nel settore chimico, con una specializzazione nelle fibre sintetiche, ando’ in mano straniera (l’inglese Courtaulds e la tedesca Glanzstoff), e trovo’ una guida italiana sotto Franco Marinotti, che la diresse per tre decenni, tra la fine della seconda guerra mondiale e il periodo del boom economico. Sotto la guida di Marinotti, Snia diventa ancora piu’ internazionale, portando a termine alcune acquisizioni (Pignone, Olcese) e alla sua morte, avvenuta nel 1966, entra nell’orbita di Mediobanca, affronta una fusione con Brombini Parodi Delfino, prendendo il nome di Snia Bpd, successivamente viene acquisita dalla Montedison e nel 1983 dalla Fiat.

Il ricollocamento in Borsa risale al 1998, quando la casa del Lingotto mise sul mercato la societa’, cedendone l’intero capitale. Nel 2002 Emilio Gnutti lancio’ un’offerta pubblica di acquisto sul 71% del capitale sociale, l’anno successivo dal cda e’ stata votata la scissione delle attivita’ nel settore chimico da quelle, acquisite in tempi piu’ recenti, nel biomedicale (conferite a Sorin spa), divenuta effettiva a partire dal 2004.

Con la crisi del comparto chimico, in particolare della controllata Caffaro (che a sua volta controllava la Caffaro Chimica), si arriva alla dichiarazione dello stato di insolvenza di Snia da parte del tribunale di Milano il 15 aprile 2010 e l’ingresso in una proceduta di amministrazione straordinaria. Oggi arriva la notizia che la procura di Milano ha chiuso una inchiesta, che contempla le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio, a carico di 25 ex amministratori della societa’.

Fla-

(RADIOCOR) 04-10-12 18:50:40 (0451) 5 NNNN

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fonte borsaitaliana.it

Quattro operai sul campanile di San Marco “Siamo stanchi di essere presi in giro”

Quattro operai sul campanile di San Marco "Siamo stanchi di essere presi in giro" Il campanile di San Marco a Venezia

Quattro operai sul campanile di San Marco
“Siamo stanchi di essere presi in giro”

Sono dipendenti della Vinyls di Porto Marghera e protestano contro lo stallo nel quale versa l’azienda chimica. Tra loro c’è una donna: “Da cinque mesi non abbiamo lo stipendio”. In passato avevano passato giorni e notti sulla torre torcia dell’industria

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VENEZIAQuattro operai della Vinyls di Porto Marghera sono saliti sulla cella campanaria di San Marco, a Venezia, per protestare contro lo stallo nel quale versa l’azienda chimica. Dalla torre è stato esposto lo striscione ‘Vinyls vergogna’. Tra loro c’è una donna, Nicoletta Zago. “Siamo stanchi – ha detto – di essere presi in giro. Da cinque mesi non abbiamo lo stipendio”. L’operaia fa sapere che l’iniziativa di protesta proseguirà oltre l’orario di visita dei turisti al campanile. “Noi da qui non ci muoviamo – ha spiegato la Zago – a meno che non vengano a prenderci di forza”. Secondo la Zago “doveva esserci un incontro al ministero che non c’è stato”. La dipendente della Vinyls ha poi aggiunto che attendevano “anche il prefetto per sapere se sarebbero stati ipotecati gli impianti per avere più liquidità”.

Al momento i quattro operai si sono mescolati ai turisti in visita al campanile, a oltre 50 metri d’altezza. “Siamo arrivati qui – ha spiegato Lucio, uno dei manifestanti – con l’intenzione di rimanervi pacificamente”. Il dipendente dell’azienda chimica ha così giustificato la scelta del campanile di San Marco per l’azione: “È chiamato ‘il paron di Venezia’ – ha detto – come sono padroni i commissari che ci hanno portato a questo punto”. Non è la prima volta che si ricorre a questo tipo di protesta. Proprio Nicoletta Zago ha partecipato nel gennaio scorso all’occupazione pacifica di una stanza della Chiesa della Salute, è salita due volte sulla torre dello stabilimento e ha attuato con alcuni colleghi uno sciopero della fame per sollecitare una soluzione positiva per l’azienda di Marghera.

“Da quattro mesi i 160 lavoratori non percepiscono lo stipendio – ha detto Riccardo Colletti della Filctem Cgil – e i commissari non si decidono sul futuro della Vinyls, nonostante ci sia un’offerta per rilevare terreni e lavoratori da parte dell’Oleificio Medio Piave”. L’azienda fa parte del polo di Porto Marghera e da quattro anni si trova in stato di crisi. “Siamo andati molte volte al ministero dello Sviluppo economico, l’ultima 5 mesi fa – ha spiegayo il sindacalista -, ma potevamo risparmiarci un viaggio, inutile come le altre volte”. L’azienda è specializzata nel produrre Cvm, ovvero la base per i prodotti plastici.

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fonte repubblica.it

BOZZA DI DECRETO LEGGE – Costi politica, i sindaci che hanno contribuito al dissesto economico non sono candidabili


fonte immagine

Lo prevede la bozza di decreto legge all’esame del Cdm

Costi politica, sindaci che hanno contribuito al dissesto economico non sono candidabili

Lo stop per almeno 10 anni e vale anche per le Province.
La Corte dei conti effettuerà «controlli preventivi trimestrali»

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Interdetti. E mai più in lista. Sindaci e presidenti di provincia che hanno contribuito al dissesto «non sono candidabili per 10 anni» a numerose cariche tra cui quelle nelle Giunte e nei consigli e nel Parlamento. Questa è la norma inserita nella bozza di decreto legge allo studio del Consiglio dei ministri sui costi della politica. E a proposito di tutti gli scandali trascorsi di cattiva amministrazione, il primo ministro Mario Monti ha ribadito che si tratta di «un’ Italia vecchia, che preferiremmo non vedere in futuro», e che è interessata da questo decreto, mentre quello Sviluppo «riguarda il futuro e l’Italia nuova».

REGIONI E SANITÀ, CONTROLLO PREVENTIVO – Il decreto prevede, per gli amministratori locali, anche sanzioni pesanti. Inoltre la Corte dei conti effettuerà il «controllo preventivo di legittimità» sulle spese delle Regioni, compreso «il piano sanitario regionale ed il piano di riparto delle risorse destinate al finanziamento del Servizio sanitario regionale» e potrà avvalersi della Gdf.

INCANDIDABILITÀ DEI CONDANNATI – Insomma la bozza a cui sta lavorando il governo, parla chiaro. Soprattutto per quel che riguarda il dissesto economico. «Gli amministratori che la Corte dei conti ha riconosciuto, anche in primo grado, responsabili di aver contribuito con condotte, dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive, al verificarsi del dissesto finanziario – si legge nel testo- non possono ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati. I sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili ai sensi del periodo precedente, inoltre, non sono candidabili, per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonchè di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo. Non possono altresì – prosegue il decreto legge – ricoprire per un periodo di tempo di dieci anni la carica di assessore comunale, provinciale o regionale nè alcuna carica in enti vigilati o partecipati da enti pubblici. Ai medesimi soggetti, ove riconosciuti responsabili, le sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti irrogano una sanzione pecuniaria pari ad un minimo di cinque e fino ad un massimo di venti volte la retribuzione dovuta al momento di commissione della violazione».

I CONTROLLI E L’IMU– E non è finita qui: «L’ente locale definisce, secondo la propria autonomia organizzativa, un sistema di controlli sulle società partecipate dallo stesso ente locale». Questi, «sono esercitati dalle strutture proprie dell’ente locale, che ne sono responsabili. L’amministrazione definisce preventivamente gli obiettivi gestionali a cui deve tendere la società partecipata, secondo standard qualitativi e quantitativi, e organizza un idoneo sistema informativo». Il termine per l’approvazione del bilancio di previsione dei Comuni è stato differito al 31 ottobre e, contestualmente, si differiscono alla stessa data il termine in cui i Comuni possono modificare le aliquote e le detrazioni Imu. Al 30 novembre è fissato il termine entro cui i contribuenti devono presentare la dichiarazione Imu per il 2012.

CONTROLLI TRIMESTRALI – Le operazioni di controllo spetteranno alle sezioni regionali della Corte dei Conti, che verificheranno «con cadenza trimestrale, la legittimità e la regolarità delle gestioni nonchè il funzionamento dei controlli interni ai fini del rispetto delle regole contabili e del pareggio di bilancio di ciascun ente locale». Spetterà invece agli enti locali stessi definire i controlli sulle società partecipate assumendosene la responsabilità.

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fonte corriere.it

Don vittorio contro i Casalesi: il prete coraggio inchioda i signori del pizzo

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Don vittorio contro i Casalesi: il prete coraggio inchioda i signori del pizzo

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di Rosaria Capacchione

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CASERTA – Prima, fino al 7 dicembre dell’anno scorso, pagavano e tacevano. Pagavano tangenti da decine di migliaia di euro, percentuale fissa sull’importo dei lavori aggiudicati o sul fatturato presunto del bar, della salumeria, del ristorante. Dopo, dopo l’arresto di Michele Zagaria, hanno continuato a pagare: quanto e più di prima, a rate piccole ma continue, fino al saldo dell’importo pattuito con il capoclan e poi oltre, fino a soddisfare le necessità di quanti erano in carcere e avevano bisogno dei soldi per gli avvocati e la famiglia.

La differenza tra il prima e il dopo è una voce dal pulpito, quella di don Vittorio Cumerlato, che alla metà di giugno aveva tuonato: «Qui a Casapesenna è tutto come prima, questo paese non cambierà mai», spiegando poi alla polizia che si stava riferendo alle estorsioni subite da alcuni suoi fedeli. I quali, ed è questa la grande novità, non si sono precipitati a denunciare il ricatto ma alla prima richiesta di chiarimenti hanno confermato e spiegato modalità di pagamento e i retroscena del vecchio accordo, facendo i nomi dei mandanti e degli esattori.

Non è ancora la rivoluzione delle coscienze ma la prova della crepa vistosa che si è aperta nella barriera di calcestruzzo fortificato che ha garantito per anni l’impunità alla camorra casalese e al clan Zagaria. Cambiamento raccontato nell’ordinanza di custodia cautelare e nel decreto di fermo che ieri mattina hanno portato in carcere, con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso, sette persone del giro stretto di Michele Zagaria: i suoi esattori di ieri e di oggi, che hanno agito in nome e per conto di fiduciari detenuti al 41 bis.

I provvedimenti cautalari portano la firma del gip Maria Vittoria Foschini e dei pm Catello Maresca, Marco Del Gaudio e Cesare Sirignano, che hanno coordinato le velocissime indagini della Squadra mobile di Caserta. I destinatari sono Michele Barone e Michele Fontana, già detenuti al carcere duro; Giorgio Pagano, Renato Piccolo, Costantino Diana, Francesco Sabatino e Antonio Aquilone, tornato in libertà alcuni giorni fa.

Tra le vittime delle estorsioni figura un imprenditore di Casapesenna che negli scorsi anni si era aggiudicato l’appalto per la realizzazione di un complesso residenziale da 50 villette a Castelmorrone, nel Casertano, per un importo di 6 milioni di euro.

Gli estorsori di Zagaria gli avevano imposto una tangente da 35mila euro di cui due tranche, per complessivi 20mila euro, erano state versate prima della cattura del boss. L’altra vittima è un ristoratore di San marcellino al quale era stato chiesto il pagamento di tremila euro, suddivise in tre rate – come da consolidata prassi camorrista – a Natale, Pasqua e Ferragosto.

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Turchia colpisce obiettivi in Siria in risposta attacco. Uccisi diversi soldati / VIDEO: Turkey continues Syria shelling

Turkey continues Syria shelling

Pubblicato in data 04/ott/2012 da

Turkey’s military has launched fresh artillery strikes against Syria. It had earlier fired on the war-torn state in retaliation to the shelling coming from the Syrian side which killed five Turkish civilians. Several Syrians were also reported dead as a result of the unprecedented military exchange.

Turchia colpisce obiettivi in Siria in risposta attacco

giovedì 4 ottobre 2012 12:52

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AKCAKALE (Turchia) (Reuters) – L’artiglieria turca ha colpito oggi per il secondo giorno alcuni obiettivi vicino alla città siriana di Tel Abyad, uccidendo diversi soldati, secondo attivisti e forze di sicurezza, dopo che il fuoco dei mortai siriani ieri ha provocato la morte di cinque civili turchi.

Il governo turco ha detto che l'”azione aggressiva” dell’esercito siriano contro il suo territorio rappresenta una grave minaccia alla sua sicurezza nazionale e si è impegnato ad ottenere l’approvazione del Parlamento per l’impiego di truppe turche lungo i confini.

Nella notte a Bruxelles si è svolto un vertice urgente della Nato – che si è schierata al fianco della Turchia, che ne è membro – per discutere dell’incidente mentre a New York la Turchia ha chiesto al Consiglio di sicurezza Onu di prendere le “necessarie misure” per fermare l’aggressione siriana.

Diplomatici Onu hanno detto che i membri del Consiglio di sicurezza sperano che oggi venga emesso un comunicato non vincolante che condanni l’attacco siriano “nei modi più fermi” e chieda la fine delle violazioni della sovranità territoriale turca. Una dura condanna dell’attacco siriano alla Turchia è giunta anche dal responsabile della Politica estera Ue Catherine Ashton e dal ministro degli Esteri francese Laurent Fabius.

E ancora, il ministro degli Esteri britannico William Hague – che ha condannato l’attacco siriano e definito comprensibile la risposta turca ad esso – ha auspicato che si eviti un’escalation mentre l’omologo russo Sergrei Lavrov ha sollecitato la Siria ad affermare pubblicamente che l’attacco contro la Turchia è stato accidentale e che non si ripeterà. – Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte it.reuters.com

Fiorito al contrattacco “Nel Pdl sapevano tutto”


Fiorito le ‘canta’ al Pdl... – fonte immagine

Fiorito al contrattacco
“Nel Pdl sapevano tutto”

Batman chiama in causa l’uomo di Cicchitto. Tra coloro che erano a conoscenza della tripla indennità c’è anche Pier Ernesto Irmici, vicino al capogruppo. E spuntanto 45mila euro per il tesseramento

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di CARLO BONINI

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ROMA Avviso ai naviganti del Pdl. “I vertici del Partito – dice Carlo Taormina, avvocato di Franco Fiorito – stiano attenti perché i contributi regionali a volte tracimano: oltre ad essere utilizzati per spese regionali, vanno altrove. Anzi, vanno ovunque all’interno di un partito”. Non sembra un’alzata di ingegno alla vigilia dell’interrogatorio di garanzia (oggi alle 13 a Regina Coeli) di un detenuto che radio carcere dà “sereno”, “tonico”, grato al direttore (cui ha scritto una lettera) per il trattamento ricevuto in una cella di isolamento in cui si è fatto portare una cassa di Fanta e Coca Cola.

Tutt’altro. Perché ora si scopre che nel suo unico interrogatorio da libero del 19 settembre scorso, Fiorito ha già abbozzato una prima e in qualche modo specifica chiamata di correo “politica” sulla “consapevolezza” e dunque responsabilità del partito nel Sistema Lazio. E lo ha fatto tirando dentro quattro consiglieri regionali, uno dei quali, Pier Ernesto Irmici, è occhio, braccio e orecchio di Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera.

Non solo: in quello stesso interrogatorio conferma “l’emissione dal conto pdl alla Pisana di 44.500 euro a suo beneficio”, che, dice, “furono da lui utilizzati per la campagna del tesseramento del Pdl”. Un “miracolo” da 250mila tessere in Regione e 120mila a Roma che non ha mai smesso di far discutere non foss’altro perché, come disse qualcuno, un partito che non fa congressi per avere tutte quelle tessere se le deve comprare Chi sapeva della spartizione
L’interrogatorio del 19 settembre, dunque. Si legge a pagina 4 del verbale (depositato agli atti dell’inchiesta). “La scelta della cosiddetta “tripla quota” (i 300mila euro annui che Fiorito si autoassegnava a titolo di indennità cumulando le sue cariche di presidente del gruppo regionale, presidente della Commissione bilancio e consigliere, ndr) non è stata deliberata dal Gruppo consiliare – dice Fiorito al procuratore aggiunto Alberto Caperna e al sostituto Alberto Pioletti – ma risponde a una prassi. Seguita da sempre sia nel Pdl che negli altri gruppi e che ho trovato al momento del mio insediamento. Certo, non tutti i consiglieri del mio gruppo erano a conoscenza di questa prassi e delle modalità con cui mi attribuivo la ‘tripla quota’ ma qualcuno sì”.

Chi? “Tra le persone a conoscenza della prassi c’erano i quattro membri della Commissione bilancio del mio gruppo: i consiglieri Del Balzo, Irmici, Galetto e Bernaudo. I quali intendo precisare che non hanno percepito la ‘doppia quota’ (200 mila euro annui ndr), avendo optato per l’erogazione di eventi da parte della Presidenza del Consiglio”.

Quanto invece ai consiglieri “Abbruzzese e Rauti (la moglie del sindaco Alemanno, ndr), i loro plafond sono nella mia disponibilità perché i due, nelle rispettive qualità di Presidente del Consiglio Regionale e membro dell’ufficio di presidenza, percepiscono, e utilizzano per le loro attività, personale e indennità distinti”.

L’uomo di Cicchitto e gli incontentabili
Se Fiorito dice il vero, il sistema di spartizione dei fondi regionali destinati al gruppo Pdl era dunque un segreto di Pulcinella. E certo non confinato alle mura della Pisana. Non fosse altro, appunto, che tra i consiglieri indicati a verbale appare quel Pier Ernesto Irmici che, fino al 2010 è stato portavoce di Cicchitto alla Camera.

Politicamente, infatti, Irmici è Cicchitto. Che lo volle alla Pisana infilandolo nel listino bloccato della Polverini. Un “nominato” che, alla fine di luglio, quando Fiorito viene destituito da capogruppo non a caso non appare tra i firmatari (9) della congiura. Di cui Fiorito dà questa spiegazione: “La mia destituzione nasce dalla mia intenzione di regolarizzare alcune spese che mi sembravano fuori controllo effettuate dai 5 consiglieri dell’ex gruppo Forza Italia: Battistoni, Nobili, Bernaudo, Miele, Del Balzo, Colosimo, De Romanis, Cappellaro, nonché il segretario di quest’ultima Andrea Palazzo, i quali volevano un ampliamento del plafond trimestrale”.

Difficile anche pensare che di tanta rapacità nulla sapesse Vincenzo Piso, coordinatore regionale del Pdl, che, già a fine luglio, aveva messo le mani nell’immondezzaio su cui era seduta quella allegra brigata di consiglieri e che, ancora il 12 settembre, chiedeva a Fiorito conto (fotocopiandoli nel suo ufficio alla Camera) degli scartafacci di ricevute e scontrini messi da parte per ricattare i propri amici di partito (circostanza su cui verrà presto sentito dai pm di Viterbo, ieri a Roma per concordare un probabile trasferimento per competenza dell’inchiesta nella capitale).

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fonte repubblica.it