Archivio | ottobre 6, 2012

ragusa – Lite per spazi elettorali, aggredito attacchino Idv. “E’ grave”


foto generica d’archivio – fonte immagine

Lite per spazi elettorali, aggredito attacchino Idv. “E’ grave”

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22:04 06 OTT 2012

(AGI) – Ragusa, 6 ott. – C’e’ una lite tra attacchini per contendersi gli spazi elettorali, a quanto pare, dietro l’aggressione costata un grave trauma cranico a uno di loro. La vittima, Angelo Pulino, di Modica, e’ stato ricoverato in prognosi riservata all’ospedale Cannizzaro di Catania, dopo essere stato aggredito mentre attaccava dei manifesti per conto di Italia dei valori. E’ accaduto a Ragusa, in via Ingegnere Migliorisi, dove il malcapitato e’ stato lasciato in una pozza di sangue dai rivali – un uomo e una donna – che stavano affiggendo manifesti elettorali, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, per conto del Cantiere popolare. Pulino e’ stato colpito con un violento pugno in faccia dall’aggressore, e’ caduto e ha sbattuto la nuca perdendo i sensi. L’aggressore, dopo alcune ore, si e’ costituito alla polizia ed e’ stato denunciato a piede libero per lesioni gravissime.

Pulino e’ stato trasportato dapprima all’ospedale Civile di Ragusa. I medici, vista la gravita’ della situazione, hanno deciso di trasferirlo in elisoccorso al Cannizzaro di Catania dove e’ stato sottoposto a un delicato intervento per asportare l’ematoma cerebrale. La prognosi e’ ancora riservata. “Siamo profondamente sconvolti da tale brutalita’ – dice Ignazio Giunta, Referente cittadino Idv Modica – non pensavamo minimamente che una competizione elettorale potesse raggiungere un tale clima di terrore”. Il coordinamento cittadino di Idv di Modica, sentiti i vertici del partito, pensa seriamente di sospendere la campagna elettorale non ritenendo che concorrere per un seggio all’Ars in condizioni di terrore possa essere cosa onorevole”.

La vittima dell’aggressione, conferma il segretario provinciale di Italia dei valori Giovanni Iacono, “era un attacchino esperto che stava affiggendo, con l’aiuto di un altro giovane, i manifesti di una nostra candidata negli spazi preposti. Purtroppo non e’ la prima volta che si verificano comportamenti scorretti ai nostri danni, ma adesso si e’ toccato il punto piu’ basso”. Pulino, quarantenne modicano, ha subito un intervento chirurgico per stabilizzarne le condizioni dopo il grave trauma cranico e la prognosi non e’ stata ancora sciolta. L’aggressore 25enne dopo l’aggressione si era dato alla fuga insieme ad una donna mentre gli agenti della Squadra Mobile, a seguito dell’allarme lanciato al 113, avevano iniziavano le indagini per individuarlo. Fino alla decisione del balordo, a distanza di un paio d’ore dall’episodio, di presentarsi spontaneamente alla Polizia che lo aveva gia’ individuato grazie alle testimonianze di alcune persone presenti nella zona. “Incredulita’, tristezza e sgomento per il gravissimo atto di violenza che ha visto a Ragusa vittima due attacchini che collaboravano alla campagna elettorale di una nostra candidata”, viene espressa da Fabio Giambrone, segretario regionale Idv Sicilia, Ignazio Messina, responsabile nazionale Enti locali. “Ad ogni elezione – aggiungono – i manifesti di Italia dei valori, pur affissi nei cartelloni installati dai comuni, vengono sistematicamente coperti e già questa è violenza. Adesso alla violenza dei soprusi e della prepotenza si è aggiunta la crudeltà di prendere a pugni una persona e scappare, lasciandola in un lago di sangue e con la vita in pericolo per avere affisso un manifesto”. (AGI) .

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fonte agi.it

Vatileaks: La vicenda di Paolo Gabriele sulle prime pagine online della stampa

Vaticano. Processo a Paolo GabrieleVaticano. Processo a Paolo Gabriele

Vatileaks

La vicenda di Paolo Gabriele sulle prime pagine online della stampa

Il GUARDIAN sottolinea che il verdetto e’ stato “piu’ lieve” di quanto chiesto dall’accusa mentre il DAILY TELEGRAPH ricorda come l’ex maggiordomo sia stato protagonista di “uno dei maggiori scandali che negli ultimi anni hanno colpito la Santa Sede”

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Roma, 06-10-2012

“Il maggiordomo del Papa condannato a 18 mesi per furto”. La notizia della condanna di Paolo Gabriele per il caso Vatileaks irrompe sulle prime pagine online della stampa mondiale, che si soffermano sulle dichiarazioni dell’imputato – “non mi sento un ladro” – osservando tuttavia come il verdetto non chiuda una vicenda “senza precedenti” e sulla quale restano ancora senza risposta diversi quesiti.

In Gran Bretagna la notizia e’ sulla prima pagina della BBC che osserva come “i media ufficiali vaticani abbiano quasi totalmente ignorato il processo sin dall’inizio”. Il GUARDIAN sottolinea che il verdetto e’ stato “piu’ lieve” di quanto chiesto dall’accusa mentre il DAILY TELEGRAPH ricorda come l’ex maggiordomo sia stato protagonista di “uno dei maggiori scandali che negli ultimi anni hanno colpito la Santa Sede”.

In Francia LE FIGARO sottolinea come il processo “non abbia chiarito i misteri dell’affaire Vatileaks”. Per il foglio parigino “il movente di Gabriele e’ stato accuratamente escluso dal dibattimento” e “questa e’ la vera sorpresa del processo”. Il caso – conclude Le Figaro – ha comunque “letteralmente minato Benedetto XVI. Quanto alla Santa Sede, occorre che giri in fretta questa pagina indegna”. Il foglio religioso LA CROIX si concentra invece sul futuro di Gabriele: “una volta rimesso in liberta’, all’ex maggiordomo potrebbero essere affidati compiti minori e discreti all’interno del Vaticano, in cambio della promessa del suo silenzio mediatico”.

In Germania “Ulteriori indagini non sono escluse” e’ il titolo della SUDDEUTSCHE ZEITUNG che si chiede se, nel futuro di Gabriele ci sia “l’appello o la grazia”. Ampia la copertura della BILD, secondo cui, alla luce della sentenza di oggi, si e’ di fronte ad una “spy-story senza protagonista”.

Anche lo spagnolo EL MUNDO sottolinea come la condanna di Gabriele “non chiuda Vatileaks” sebbene ora la Santa Sede cerchera’ di “chiudere definitivamente” il caso non avendo interesse “ad attizzare una vicenda che tanto ha danneggiato la sua immagine”. Mentre EL PAIS nella lunga cronaca dell’udienza, ricorda “il nido di corvi e la lotta per il potere” svelati da Vatileaks.

Negli Usa il NEW YORK TIMES riporta in prima il verdetto di oggi, ascoltato da un “impassibile” Gabriele. Ampia la copertura della CNN, secondo cui “restano i dubbi su come Gabriele abbia potuto trafugare dei documenti cosi’ confidenziali e potenzialmente dannosi mentre continuano le speculazioni sulla possibilita’ che una figura di alto rango della Chiesa, forse un cardinale, possa aver aiutato Gabriele, sebbene questi abbia negato di aver avuto un complice”.

E mentre il DAILY BEAST ricorda come Vatileaks abbia “dipinto la Santa Sede come un nido di vipere” anche il WASHINGTON POST sottolinea che ora “restano aperte alcune domande: se ci sia qualcun altro coinvolto nel caso e quando il Papa perdonera’ il suo assistente”.

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fonte rainews24.it

Terremoto Emilia, il 60% dei medici di famiglia visita ancora nei container


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Terremoto Emilia, il 60% dei medici di famiglia visita ancora nei container

Visite mediche ancora in contesti precari nelle zone colpite dal sisma. Lo rivela Nunzio Borelli, responsabile della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) per il distretto di Mirandola. E negli ospedali della zona ci sono 700 posti in meno. Nella popolazione cresce del 30% il consumo di psicofarmaci

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di  

Modena | 6 ottobre 2012

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Loro sono forti e non mollano, ma non è facile, soprattutto quando la normalità è ancora ben lungi dall’essere raggiunta, nelle zone colpite dal terremoto in Emilia. I medici di famiglia non hanno mai smesso di lavorare, ma a quattro mesi dal sisma sei su dieci, nei comuni più colpiti, da Mirandola a Finale Emilia, sono costretti a visitare ancora nei container visto che non sono potuti rientrare nei loro studi e gli ospedali devono dirottare molti pazienti verso altri comuni. A raccontare le difficoltà che devono affrontare ogni giorno i medici di famiglia emiliani è Nunzio Borelli, responsabile della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) per il distretto di Mirandola, in occasione del congresso della Federazione in corso a Villasimius.

”Ad oggi – spiega Borelli – il 60 per cento dei medici di famiglia dei comuni colpiti è ancora nei container. La situazione è drammatica: non sappiamo infatti quando potremo rientrare nei nostri studi e ambulatori. Gli studi non sono a tutt’oggi agibili, ma sono di classe E, per la quale non si è ancora deciso cosa fare. Il risultato è che a quattro mesi dal sisma circa 60 mila persone sono costrette a farsi visitare in caso di bisogno all’interno di un container”.

Non va meglio neanche negli ospedali, in particolare in quelli Mirandola, Carpi, Finale Emilia ed al Policlinico di Modena, dove sono andati persi ben 700 posti letto a causa dell’inagibilità dei reparti a causa del sisma. “Tra i reparti più colpiti – continua Borrelli – ci sono quelli di cardiologia e ostetricia, e i pazienti sono dirottati verso altri comuni”. Ad oggi inoltre, rileva Borelli, ”ancora 500 anziani vivono fuori dalle proprie case, accolti in alberghi. E di questi, 111 erano precedentemente ospitati in strutture di ricovero”.

Una situazione che ha delle pesanti ricadute anche dal punto di vista psicologico. Il consumo di psicofarmaci infatti è letteralmente esploso negli ultimi quattro mesi, facendo registrare una crescita del 20-30 cento e sono aumentati anche i disturbi psicologici. ”In questi ultimi 4 mesi – sottolinea il medico – abbiamo registrato un preoccupante aumento di circa il 30 per cento del consumo di psicofarmaci nella popolazione a causa del trauma subito, nonché un aumento del 15 per cento delle demenze tra gli anziani e, in generale, un aumento delle sindromi depressive”. Il problema è che ”molta gente non ha più lavoro, e in una regione che fa il 20 per cento del Pil italiano – conclude Borrelli – è difficile affrontare una situazione che vede oltre 17 mila persone in cassa integrazione”.

A patire le conseguenze psicologiche del terremoto sono anche i più piccoli. Sono centinaia i bambini e gli adolescenti che hanno avuto e hanno ancora problemi psicologici dovuti al terremoto, e molte situazioni rischiano di emergere nei prossimi mesi, secondo quanto è emerso da un recente convegno organizzato a Modena dall’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. ”Solo il Telefono Azzurro ha seguito più di 200 ragazzi nei campi allestiti a Cavezzo, che non è ancora chiuso, e a Finale – precisa Ernesto Caffo, ordinario di Neuropsichiatria Infantile dell’Università e presidente di Telefono Azzurro – A questi si aggiungono quelli in carico alla Asl, che sono stati il 20 cento del totale delle segnalazioni, e quelli incontrati dalle altre associazioni. C’è stata una grande solidarietà intorno alle vittime del terremoto, ma c’è ancora un grande lavoro da fare per ricostruire le comunità”. La priorità, secondo il neuropsichiatria, deve essere data alle scuole, visto che molte classi sono ancora nei container e questo non facilita gli interventi. Molte delle situazioni trovano infatti sfogo proprio a scuola, che può essere il centro principale del monitoraggio insieme alla famiglia. Bisogna solo sperare che la ricostruzione dell’Emilia non diventi un miraggio e un mostro che si trascina per decenni, come è accaduto, quasi sempre, per i terremoti degli ultimi 30 anni.

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fonte ilfattoquotidiano.it

SCUOLA – Digiuno in classe per i morosi, effetto Adro nei Comuni. Da Vigevano a Landriano: «Spezzeremo le gambe ai genitori che non pagano»


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«Spezzeremo le gambe ai genitori che non pagano». Linguaggio beceramente di stampo fascista. A quando gli squadroni della morte? mi chiedo…

mauro

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La linea «soft» di Padova e Rho: «Recupero dei crediti, ma pranzo assicurato»

Digiuno in classe per i morosi
Effetto Adro nei Comuni

Da Vigevano a Landriano: «Spezzeremo le gambe ai genitori che non pagano». E a Napoli mensa sospesa per tutti

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di Andrea Pasqualetto

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La scuola di Adro (Stefano Cavicchi)La scuola di Adro (Stefano Cavicchi)
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 successo sulle sponde pavesi del Ticino, dove governa la Lega e il sindaco Andrea Sala non fa sconti ai 129 bambini di Vigevano esclusi dalla mensa scolastica: «Solo così si recuperano i denari delle rette», stabilisce ricordando i suoi propositi non del tutto miti: «Spezzeremo le gambe ai genitori che non pagano, li stiamo già stanando, ci sono stranieri che devono essere educati e ci sono italiani ricchi che fanno i furbi…». Ed era successo cento chilometri più in là, nel cuore della Franciacorta, con il suo collega di partito Danilo Oscar Lancini che ad Adro aveva negato il pranzo ai figli di chi non versava il dovuto: «Ha funzionato, pur di non far brutta figura ora chi può paga».

Esattamente come aveva fatto qualche tempo prima un’altra giunta padana, quella vicentina di Montecchio Maggiore, che aveva scelto per la scuola elementare la soluzione differenziata: pasto per chi paga, panino per chi non paga. Domanda: politica leghista, dunque? Risposta: non solo. Perché ai tempi dei grandi tagli provvedimenti analoghi spuntano silenziosi e imbarazzanti anche fra le decisioni di alcune amministrazioni del centrosinistra, cosicché dall’alto del Carroccio il sindaco Lancini può suonare la tromba del trionfo: «Abbiamo fatto scuola». È il caso di un paese della vallata del Lambro, Landriano, dove l’assessore ai Servizi sociali e alle politiche giovanili di una lista civica appoggiata dal Pd, Morena Taffarello, parla di «pena» della sospensione dei buoni pasto: «Siamo stati rigidi nei confronti di coloro che non sono disposti a sanare i debiti». Che è un po’ l’orientamento della brianzola Cavenago dove rischiano il pasto 120 bambini mentre il primo cittadino Sem Galbiati, orecchino casual e due mandati, vede grigio: «Quando 120 su 600 sono inadempienti noi possiamo poco». Da Vigevano il consiglio è uno solo: «Usando il pugno di ferro le famiglie pagano».

Esperimento, quello del pressing, provato anche a Padova dal sindaco democratico Flavio Zanonato che ha forzato la mano delle famiglie indebitate da oltre cinque anni. «A luglio abbiamo spedito 1.200 lettere minacciando l’intervento di Equitalia – spiega l’assessore alla Pubblica istruzione, Claudio Piron -. Alla fine molti hanno pagato. Ma sia chiaro: Padova non ha mai negato il pranzo a nessuno». Che poi è quel che succede a Rho, in provincia di Milano, dove la giunta del centrosinistra è alle prese con 600 casi di insolvenza e così ha dichiarato guerra ai morosi, «ma senza toccare i bambini» come tiene a precisare Alessia Bosani, assessore alla Scuola e istruzione: «Faremo una campagna di sensibilizzazione perché tutti paghino il servizio, poi passeremo al recupero coattivo del credito». Insomma, il problema è generale e si sta allargando a macchia d’olio. Per tutti l’obiettivo è quello: recuperare i crediti. C’è chi usa il fioretto e chi la clava, chi bussa alla porta e chi toglie il piatto. Mentre Napoli ha risolto a modo suo: servizio di refezione sospeso dappertutto. E come fanno? Alla scuola Baracca dei quartieri spagnoli ci pensano le mamme: un po’ loro, un po’ la rosticceria della zona e qualcosa di caldo non manca mai. Sala sorride: «Bisogna stanare e pignorare».

Andrea Pasqualetto

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fonte corriere.it

L’Italia dei bilanci dissestati. Tutti i politici che rischiano

DOPO LA STRETTA SUI FALLIMENTI DEGLI ENTI

L’Italia dei bilanci dissestati
Tutti i politici che rischiano

Sindaci e governatori incandidabili se si dimostra che sono colpevoli

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di Lorenzo Salvia

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ROMA In ossequio al principio del federalismo, il rischio default scende con metodo per i rami dell’amministrazione. Dallo Stato passa a tutti i livelli della res public a. E così nella mappa del dissesto finanziario ci finiscono proprio tutti. Le Regioni, con le magnifiche otto che hanno i conti in rosso per la sanità, dalla Sicilia al Piemonte. Le Province che quest’estate, dopo gli ultimi tagli, sostenevano di non poter riaprire nemmeno le scuole. E i Comuni naturalmente, la prima linea di quell’esercito di amministratori che il governo vuole richiamare alle sue responsabilità. «Più della metà sono in grande difficoltà di bilancio» dice Graziano Delrio che da sindaco di Reggio Emilia, presidente dell’Associazione dei comuni e – perché no? – da padre di nove figli, i conti è abituato a farli per benino. Una cosa gli sfugge, però. Dice che Parma è in una situazione di «dissesto vero e proprio», provocando la replica piccata del sindaco di quella città, Federico Pizzarotti. E, chi l’avrebbe detto, ma è proprio il botta e risposta tra un renziano (Delrio) e un grillino (Pizzarotti) a offrirci lo spunto per capire cosa intendiamo quando parliamo di dissesto finanziario. E quindi di incandidabilità per i responsabili, come vuole il decreto approvato giovedì dal governo.

Le città a rischio

Sono molti i Comuni italiani dove i bilanci faticano a stare in piedi: quello di Napoli si regge grazie a 3 miliardi di residui attivi, in gran parte vecchie multe che non sono state incassate e forse non lo saranno mai. Quello di Palermo è stato sfondato dai debiti delle società controllate. A Reggio Calabria non si capisce nemmeno quanto sia grande il buco mentre problemi seri sono venuti fuori a Foggia e Ancona. Sono tutte città dove le uscite hanno superato le entrate per anni e i nodi stanno venendo al pettine. Ma, tecnicamente, non si può parlare di dissesto finanziario. Sono in difficoltà ma non ancora fallite. E invece il dissesto è proprio quello che per un’azienda si chiama fallimento. Il sindaco si rende conto di non poter più pagare i debiti, alza la mano e chiede aiuto allo Stato.

Chi paga?
Fino a qualche anno fa era proprio lo Stato a coprire direttamente il buco, una procedura che poteva rendere il dissesto addirittura conveniente. Roma paga e via da capo: uno scherzo che negli anni ci è costato un miliardo e mezzo di euro. Capito l’inconveniente le regole sono state cambiate: chi dichiara il dissesto deve rialzarsi con le proprie gambe e se lo Stato concede un aiuto sotto forma di mutuo agevolato i soldi li deve tirare fuori il Comune. O meglio i suoi cittadini pagando nuove tasse. Il giochino non funzionava più. «L’inevitabile innalzamento della pressione fiscale – scrive la Corte dei conti nell’ultima relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali – ha reso sindaci e presidenti di provincia meno propensi a dichiarare lo stato di dissesto, rendendo più difficile un duraturo risanamento». E infatti. Da quando esiste la legge sul dissesto, era il 1989, i Comuni che hanno imboccato questa strada sono stati 461, con Calabria e Campania che coprono da sole la metà della torta. Ma dopo il boom dell’esordio, 125 casi solo il primo anno quando a pagare era Roma ladrona, i numeri sono scesi, crollati anche a un solo dissesto l’anno. E sono tornati a crescere solo con la crisi: 4 nel 2009, 8 nel 2010, 10 nel 2011, per il 2012 il dato è ancora parziale ma siamo fermi a 6.

37 in dissesto
In questo momento sono 37 i Comuni ancora in dissesto. La procedura di rientro, con l’aumento delle tasse locali come compito da fare a casa, dura cinque anni. L’ultima arrivata nel club è Alessandria che quest’estate ha spento l’aria condizionata negli uffici e ritirato i cellulari a tutti i dipendenti. È il secondo capoluogo di Provincia dopo Caserta, zona dove il dissesto si sente nell’aria visto che ci sono due comuni, Casal Di Principe e Roccamonfina, che l’hanno dichiarato due volte. Cosa rischiano tutti questi sindaci?

Incandidabili?
Dice il decreto del governo che non si può ricandidare chi è stato giudicato responsabile per il dissesto finanziario dell’ente che amministrava. In realtà la norma già c’era da un anno, il governo ha aggiunto una «multa» che può arrivare fino a venti volte lo stipendio guadagnato all’epoca dei fatti. E il suo valore si limita al deterrente. Per far scattare l’incandidabilità è necessaria la condanna della Corte dei conti, anche solo in primo grado, per dolo o colpa grave. Finora non è mai successo. Certo, diversi sindaci sono stati condannati a rimborsare un danno causato alle casse pubbliche. Ma il fatto non è mai stato legato al dissesto finanziario come dice il decreto del governo. Un esempio? L’ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini è stato condannato dal tribunale in primo grado a due anni e nove mesi per aver truccato i bilanci del suo Comune. Così aveva evitato di dichiarare il dissesto, aspettando che il debito venisse ripianato dal governo Berlusconi con un assegno di 140 milioni. Scapagnini è ricandidabile.

Lorenzo Salvia

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fonte corriere.it

Estelle, salpa per Gaza la nave delle polemiche

Dal porto di Napoli a Gaza salpa Estelle di 'Freedom Flotilla'
Gli attivisti filo-palestinesi accanto al veliero Estelle della Freedom Flotilla salpato dal porto di Napoli alla volta di Gaza.Il corteo degli attivisti è sfilato da piazza del Gesù fino al porto per salutare la partenza dell’imbarcazione (foto riccardo siano)

Estelle, salpa per Gaza la nave delle polemiche

Il veliero salutato da trecento attivisti filo-palestinesi che hanno sfilato da piazza del Gesù fino al porto

Estelle, salpa per Gaza la nave delle polemiche Il veliero Estelle della Freedom Flotilla all’ancora nel porto di Napoli

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Il veliero Estelle della Freedom Flotilla III è ripartita dal molo 5 del Porto di Napoli diretto a Gaza. Nel porto di Napoli il veliero dell’organizzazione filopalestinese è rimasto ormeggiato due giorni. Prima della partenza circa 300 attivisti del coordinamento Freedom Flotilla Napoli hanno sfilato in corteo da piazza del Gesù fino al molo. La manifestazione si è svolta senza incidenti, presenti sul posto gli agenti del quarto reparto mobile.

LE FOTO In banchina

Al molo, dove é stato ormeggiata per due giorni, sono stati in tanti a salutare la partenza del veliero dell’organizzazione filopalestinese. “Nessuno fermerà la nostra nave, nemmeno arrivati lí ci fermeranno se non con la violenza o l’arresto”, ha detto Dror Feiler, portavoce di Ship to Gaza, organizzazione svedese della Freedom Flottilla.

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fonte napoli.repubblica.it

LAZIO – “Impossibile votare a dicembre” Polverini fa infuriare Zingaretti

Il presidente dimissionario della regione Lazio Renata Polverini

“Impossibile votare a dicembre”
Polverini fa infuriare Zingaretti

La governatrice prende tempo e dice no al limite dei novanta giorni
Il centrosinistra insorge: “Vergogna, rimandano perché sanno di perdere”

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roma

È scontro politico sulla data per andare alle urne nel Lazio. Anticipo di una campagna elettorale che sarà durissima. Oggi, per voce del suo braccio destro e fidatissimo assessore al Bilancio Stefano Cetica, Renata Polverini ha fatto sapere che «il voto a dicembre è tecnicamente impossibile ed economicamente insensato». Gianni Alemanno, in corsa per Roma, concorda. «Non ce la si fa a fare le elezioni entro dicembre, bisogna puntare all’election day», ha detto a margine di un convegno a Bari. E la replica di quello che allo stato è l’unico sfidante alla Regione, Nicola Zingaretti, non si è fatta attendere. «È grave il tentativo di rinviare il voto al 2013, la frattura tra cittadini e istituzioni si aggraverebbe di più», ha detto.

Dunque il Pdl vedrebbe di buon occhio le elezioni in primavera, ad aprile per coordinare la tornata delle regionali con quella delle comunali. Uno slittamento che non avrebbe il gradimento tecnico del Viminale. Le indicazioni del ministro Annamaria Cancellieri, subito dopo le dimissioni della Polverini, erano stato chiare: andare alle urne entro 90 giorni dalla caduta del Consiglio regionale. Ovvero elezioni proprio in questo lasso di tempo e non più tardi. Ma le preoccupazioni della Regione Lazio sembrano non essere solo politiche anche se, da uno slittamento delle urne, il Pdl dall’identità incerta, sull’orlo di un rinnovamento e con lo scandalo fondi regionali che ha terremotato tutto il partito del Lazio, ne trarrebbe solo che giovamento.

A snocciolare gli impedimenti tecnici oggi è stato proprio l’assessore al Bilancio Cetica. «Sui collegi elettorali potrebbero incidere anche la decisione che dovrà prendere il Governo sulle nuove Province e, non ultimo, va sciolto il rebus sul numero dei Consiglieri assegnati al Lazio che, secondo la legge, dovrebbero scendere da settanta a cinquanta», ha detto. Insomma la Regione attende che venga definita la nuova mappa delle province del Lazio e cerca lumi su come interpretare il decreto taglia consiglieri che però per le Regioni interessate da tornate elettorali andrebbe applicato dalla prossima legislatura. Eccezione questa che vede già serpeggiare malumori politici nel Pdl: «ma come si fanno rigore e tagli per il caso Lazio e poi si lascia proprio la Pisana a quota 70 consiglieri?», avrebbe sussurrato più di un consigliere della maggioranza uscente.

Non solo. Ci sarebbero anche, e questo Cetica lo ha sottolineato, opportunità economiche che una Regione come il Lazio, con un bilancio precario e ora con l’onta-Fiorito, deve proprio considerare. Le Prefetture avrebbero chiesto alla Regione in vista delle imminenti elezioni l’anticipo di circa 23-27 milioni di euro per approntare il voto. Soldi che al momento la Regione da anticipare non ha e sarebbe necessario fare una variazione di bilancio che richiede appunto tempo. E così tra questioni tecniche ed economiche Polverini prende tempo ora anche col placet di Alemanno. Il Pd non ci sta, scalpita e chiede «Voto subito» perché «la Regione non può essere ostaggio del duo Alemanno Polverini», dice il deputato Michele Meta e il segretario romano Marco Miccoli. E l’Idv chiede l’intervento di «Governo e Presidente della Repubblica affinché si vada al voto entro il 2012».

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fonte lastampa.it

Sudafrica, Amplats licenzia dodicimila minatori in sciopero


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Sudafrica, Amplats licenzia dodicimila minatori in sciopero

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di Sissi Bellomo

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Anglo American Platinum (Amplats) ha mantenuto la promessa. Dopo tre settimane di scioperi illegali nelle sue miniere di platino del Rustenburg, in Sudafrica, la società ha inviato 12mila lettere di licenziamento. Un provvedimento annunciatoda tempo, che tuttavia segna un’ulteriore escalation nella già esplosiva situazione del Paese.
I licenziamenti rischiano di fomentare le violenze, dopo il bagno di sangue in cui era culminato un altro sciopero illegale: quello nella miniera Marikana, di Lonmin, dove la polizia lo scorso 16 agosto ha ucciso 34 persone. Secondo notizie non confermate dalle forze dell’ordine, ci sarebbe già stato un morto anche durante le proteste vicino alle miniere di Amplats: un uomo, colpito da proiettili di gomma usati per disperdere i manifestanti.

Il rand ha perso oltre l’1% finendo ai minimi da 4 mesi sul dollaro, mentre il platino è salito ai massimi da 7 mesi, raggiungendo un picco di 1.735,50 dollari l’oncia sul mercato spot londinese. Ma le quotazioni si sono sgonfiate, seguendo quelle dell’oro, dopo le statistiche positive sull’occupazione Usa. Entrambi i metalli, a giudizio degli analisti, hanno comunque buone probabilità di proseguire il rally. L’oro in particolare – che è arrivato a un soffio da 1.800 $/oz prima di ripiegare intorno a 1.780 $ – promette di essere sostenuto dal rischio, sempre più incombente, del “fiscal cliff, il precipizio fiscale che potrebbe ripiombare rapidamente gli Usa in recessione: in mancanza di un accordo sul deficit entro fine anno, circa 600 milioni di $ generati da rialzi delle tasse e tagli della spesa pubblica verrebbero infatti automaticamente a mancare.
Per il platino il futuro andamento dipende invece in larga parte dall’evolversi della crisi in Sudafrica, Paese che possiede due terzi delle riserve mondiali del metallo. Gli ultimi sviluppi non promettono bene, a giudicare dai precedenti.

In gennaio anche Impala Platinum (Implats) aveva reagito con licenziamenti di massa agli scioperi che l’avevano colpita nella stessa regione del Rustenburg, facendole perdere 80mila once di produzione. Dovette fare marcia indietro, riassumendo gran parte dei licenziati e concedendo aumenti di stipendio.

Amplats, il maggior fornitore mondiale di platino, ha già perso 39mila once di produzione, per un valore di 81 milioni di dollari. Scendere a compromessi con gli scioperanti le risulta particolarmente difficile, dopo aver subìto nel primo semestre un crollo del 78% dei profitti, legato in buona parte dall’aumento dei costi (+10% nel caso del personale). Fare la voce grossa potrebbe forse evitarle ulteriori proteste: un’altra controllata di AngloAmerican, Kumba Iron Ore, ha dovuto chiudere un deposito di minerale di ferro causa sciopero. Ma la sua severità potrebbe anche fare da miccia a nuove proteste e violenze.

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fonte ilsole24ore.com

Primarie e Pd, è distensione

Assemblea del PdAssemblea del Pd

Assemblea del Pd. Il sindaco di Firenze: chi perde non scappa e aiuta chi vince

Primarie e Pd, è distensione

L’assemblea nazionale del Pd ha approvato la deroga allo statuto per constire per questa volta non solo al segretario ma ad altri iscritti, fra cui Matteo Renzi, di candidarsi alle primarie del centrosinistra. “Mi fido di Bersani”. Lo ha detto Matteo Renzi ai giornalisti riferendosi alle decisioni assunte oggi dall’assemblea nazionale del Pd a Roma. “Dicono che non saranno fatte leggi ad personam e io ci credo – ha aggiunto – non è questa una giornata in cui voglio fare polemica perche’ bisogna parlare dei problemi della gente”

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Roma, 06-10-2012

“Oppure Vendola”. Questo lo slogan della campagna di Nichi Vendola, leader di Sel,
per le primarie del centrosinistra. Vendola ha aperto la campagna davanti a circa 500 persone nel Mav di Ercolano, gremito. Tema dominante e’ la cultura sintetizzata in un filmato che si apre con i crolli avvenuti negli scavi di PompeiVia libera dell’assemblea del Pd al documento che da’ mandato al segretario, Pier Luigi Bersani, a trattare al tavolo delle primarie con le altre forze della coalizione e a definire insieme agli alleati il manifesto politico delle alleanze. Il testo e’ stato approvato all’unanimita’.

Pierluigi Bersani aveva chiesto, di fatto, che venissero ritirati gli emendamenti presentati ai tre documenti da votare oggi sulle regole delle primarie.

“I documenti presentati parlano gia’ abbastanza chiaro, vogliamo discuterne in coalizione. Il mio consiglio e’ fermarci li'”, ha detto il segretario del Pd.

Questa assemblea non è “un’arena di gladiatori” ma un “organo dirigente effettivo” che ha “bisogno del massimo di rispetto, anche con riferimento al lavoro svolto da quest’assemblea in questi anni. Un lavoro programmatico a cui i candidati del Pd dovranno fare riferimento”. Lo dice Pier Luigi Bersani nella replica all’assemblea del Pd.

 Ci rivolgiamo alle forze moderate e d europeiste
“Organizziamo il campo dei progressisti ma ci rivolgiamo a forze moderate che vogliono dare risposta alla destra sul populismo. Su questo punto non molliamo”. Così Pier Luigi Bersani nella replica all’assemblea del Pd ribadisce l’apertura ai centristi.

“Noi guardiamo a forze moderate ed europeiste”. Lo ha specificato Pier Luigi Bersani nella sua replica all’assemblea del Pd in corso a Roma. “La responsabilita è l’apertura – dice Bersani – saranno i due elementi irrinunciabili della nostra carta d’intenti”.

Stare attenti a spese e stile
Nostra iniziativa per le primarie e’ gia’ apprezzata, ma la strada e’ lunga, quando dicevo che non dobbiamo dare l’idea di una insostenibile leggerezza delle nostre discussioni, credo che questo coinvolga lo stile della campagna delle primarie e cioe’ la sua sobrieta’, c’e’ un tema di stile e di spese”. Lo ha detto il segretario Pd, Pierluigi Bersani, durante la replica in assemblea.

Non siamo in crisi di nervi
“Lasciate stare che ‘siamo in crisi di nervi’ o come scrivono ‘sull’orlo di una crisi isterica’. Nel fango che investe tutti noi leghiamo il Pd alla partecipazione e abbiamo segni evidenti che questo viene compreso”. Cosi’ Pier Luigi Bersani nel suo intervento all’assemblea nega tensioni dentro il Pd in vista delle primarie.

“L’unica regola esistente che si cambia in corso d’opera” e’ la deroga che consente la corsa di altri candidati del Pd oltre al segretario alle primarie di coalizione (e che dunque consente la corsa di Renzi ndr). ha detto Bersani, parlando all’Assemblea del Pd.
Renzi, chi perde non scappa e aiuta chi vince. No resa di conti, ma referendum per il domani
“Lo diciamo in faccia quello che vogliamo fare. Non siamo andati da Bersani a proporre accordi. Ci piace l’idea delle primarie come occasione in cui chi ha le idee le presenta, chi vince vince, chi perde da’ una mano a chi ha vinto senza scappare, senza formare un altro partito”. Lo ha detto il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, candidato alle primarie del centrosinistra, partecipando a un’iniziativa elettorale a Taranto.

Mi candido anche per “trasformare le Primarie da regolamento di conti all’interno di una coalizione a referendum per il nostro domani”. Lo ha affermato il sindaco di Firenze Matteo Renzi a Lecce per una iniziativa in vista delle Primarie. “In passato – ha proseguito – le Primarie sono state occasione per sistemare qualcuno, nello specifico i perdenti. Basti pensare a Bertinotti, che dopo aver perso le Primarie e’ diventato presidente della Camera, Mastella ministro della Giustizia, Di Pietro dei Lavori pubblici, Pecoraro Scanio dell’Ambiente. Io se perdo non chiedo premi di consolazione Renzi ha quindi ribadito il proprio appello a un rinnovamento profondo all’interno del Partito democratico.

“Questo partito da 20 anni cambia logo, nome, simbolo ma i nomi dei dirigenti restano sempre gli stessi, ora e’ tempo di cambiarli- ha affermato – per questo mi candido alla guida del Paese e non lo faccio venendo da Zelig ma da un’esperienza amministrativa importante”. “Sono convinto – ha aggiunto Renzi – che la politica debba occuparsi dei problemi reali delle persone, per questo quando incontro la gente parlo di asili e non mi importa se farlo serve per stimolare Crozza a parlare di me”.

Ai cittadini il sindaco di Firenze ha quindi rivolto un appello: “da qui al 25 novembre informatevi, leggete, provate a rimettervi in gioco, non lasciate la politica agli Scilipoti di turno, pensate che anche voi potete fare il vostro dovere”.

“Non ho paura di Bersani perche’ lo stimo. Non ho paura neanche dei bersaniani, vorrei che la discussione con loro fosse sul tipo di idee che possiamo mettere in campo per rilanciare l’Italia – ha sottolineato ancora Renzi -e’ finita la stagione degli ultras in politica, in cui si fa campagna elettorale parlando male degli altri”.

 Rosy Bindi: Qui non si fanno giochetti né trappole”
“Qui non si fanno giochetti né trappole, non si fanno cavilli per coprire la mancanza di linea politica né è liturgia inutile perché le decisioni si prendono altrove. Così si porta acqua al mulino dell’antipolitica e si fa male al Pd. Noi non siamo disponibili a questo: oggi si modifica lo Statuto e regoleremo lo svolgimento delle primarie perché per noi le regole sono necessarie per una partecipazione democratica. Daremo regole di certezza a tutti”. Così il presidente dell’assemblea del Pd Rosy Bindi apre la riunione del Parlamentino democratico dedicato alle regole per le primarie.

“Il cuore della campagna di Renzi è un attacco permanente al partito e alla sua classe dirigente. Non vedo quali proposte faccia per l’Italia”, afferma la presidente del Pd in una intervista a La Repubblica. Per Bindi inoltre “lo slogan della rottamazione è un grande contributo alla demagogia della destra berlusconinana e di Grillo che ci vorrebbero tutti uguali e tutti a casa”.

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fonte rainews24.it

Sardegna, Province zombie: sono state abolite, ma spendono ancora

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Sardegna, Province zombie: sono state abolite, ma spendono ancora

Gli enti cancellati dal referendum di maggio stanziano centinaia di migliaia di euro, anche per progetti che vanno oltre la cessazione prevista il 28 febbraio 2013. Carbonia “investe” sulla libertà di internet in Cina, a Olbia pioggia di soldi su comunicazione e sagre. Dai referendari un esposto alla Corte dei conti

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di

5 ottobre 2012

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In primavera sembravano morte dopo il plebiscito del referendum sardo, poi sono state tenute in vita fino a febbraio del 2013 per evitare il caos amministrativo. In pratica per le otto Province dell’isola, quelle storiche e quelle cosiddette ‘nuove’ citate nei quesiti abrogativi (Ogliastra, Carbonia-Iglesias, Olbia-Tempio e Medio Campidano) non è cambiato nulla. Gestiscono fondi pubblici non in vista di una loro ‘liquidazione’, ma programmano per gli anni a venire, assumono personale, assegnano incarichi e distribuiscono contributi a sagre e fiere. E ricevono ingenti finanziamenti dalla stessa Regione.

Così c’è chi solleva un dubbio di legittimità sul loro operato. Così questa mattina è stato presentato un esposto alla Corte dei conti in “quanto inadempienti al dettato regionale 11/2012 del 25 maggio e all’indicazione del voto referendario”. Lo hanno fatto alcuni membri del comitato referendario “Sardegna si cambia”, anche appartenenti ai Riformatori sardi, partito si è speso per la campagna di una consultazione, sostenuta anche dal governatore Ugo Cappellacci, e per cui sono stati stanziati 6 milioni di euro. Allegate varie delibere provinciali “quelle pubblicate sui siti istituzionali, ma molte non lo sono”.

In particolare si contesta la non coerenza con la legge regionale di maggio sul riordino delle autonomie locali. La scaletta prevede che entro il 31 ottobre il consiglio approvi una legge e che entro l’anno, 31 dicembre, ne venga data attuazione. La data di fine è sempre la stessa: 28 febbraio dell’anno prossimo, intanto c’è la gestione “in via provvisoria” per “provvedere alla ricognizione di tutti i rapporti giuridici, dei beni e del personale dipendente ai fini del successivo trasferimento” Che vale soprattutto per le cosiddette ‘nuove’, ma anche per le storiche, su cui i sardi si erano espressi con un semplice quesito consultivo. Ma nonostante tutto si procede con gli acquisti anche con la copertura finanziaria del bilancio di previsione 2012.

Piccole e grandi spese. La giunta della provincia di Carbonia-Iglesias, per esempio, il 23 luglio delibera lo stanziamento di mille euro per “un congruo numero di copie, scontate rispetto al prezzo di copertina” del saggio “Il controllo politico di internet in Cina” – pubblicato da Ex Libris. Da distribuire agli studenti delle scuole superiori perché “spunto di riflessione, perché abbia ricaduta nella scuole”. La stessa provincia gestisce ovviamente anche cifre più consistenti. È l’unica che ha avuto un presidente dimissionario nelle ore calde del referendum, Salvatore Cherchi (Pd) ex parlamentare Pci, poi subito tornato sui suoi passi. Per il progetto “Welfare to work” la stessa provincia colpita da una grave crisi e dalla chiusura delle fabbriche, manovra risorse per un milione e 115mila euro, coperta dai bilanci degli anni passati. Il contributo è di 15mila euro per ogni nuova azienda e ci sono voucher formativi e bonus assunzionali per 651mila euro.

La provincia d’Ogliastra, 58mila anime appena, chiude i conti con il Progetto terre civiche che prevede l’istituzione di un Osservatorio e vista l’”urgenza” il 23 agosto si stanziano 30mila euro al Dipartimento di Sanità pubblica dell’Università di Cagliari. Altra provincia in bilico, altre spese. Nel Nord Sardegna quella di Olbia-Tempio punta tutto comunicazione e su un apposito piano 2012 e sulle sagre. A cui la giunta provinciale dà l’ok il 2 agosto. Ci sono soldi a pioggia per “valorizzare le produzioni vitivinicola”: 10mila euro alla Confraternita del Nebiolo di Luras, 12mila alla Cantina del Vermentino, 20mila all’Agrimercato Gallura Onlus. E poi le feste: 10mila per la “Grande Danza di San Pantaleo” e ancora 10mila al’Associazione culturale Fidale di Tempio. E via discorrendo, somme da versare dopo apposita rendicontazione. E poi pubblicazioni varie.

Ma il fatto che le province non si considerino in dismissione arriva dal capitolo pianificazione. Sempre quella di Olbia-Tempio il 2 agosto deliberava il “conferimento di un incarico per il Pup/Ptcp” ossia il Piano Urbanistico Provinciale/Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Per le assunzioni sbaraglia tutti la Provincia di Cagliari, illesa dai quesiti referendari, il 25 settembre procede attraverso una determina di un dirigente con la gara semplificata per l’affido a un’agenzia interinale. L’Adecco Italia spa si aggiudica il piano di tre anni per l’assunzione di lavoratori interinali: si tratta di 4 milioni e duecentomila euro, iva inclusa.

Anche la Provincia di Nuoro ha bisogno di altro personale, così tra luglio e agosto diventa esecutiva una delibera che prevede vari incarichi co.co.co.: uno per un esperto di politiche ambientali, e quattro per esperti di lingua sarda parlata e scritta. Ma anche per la Regione si va avanti come se nulla fosse. Tanto che a inizio settembre, il 4, approva un disegno di legge che trasferisce alle province ben 12 milioni di euro. Sono i soldi necessari per il funzionamento dei Cesil (Centri servizi inserimento lavorativo) e dei Csl (Centri servizi per il lavoro), una vertenza che va avanti da anni, con centinaia di precari che lavorano nelle pubbliche amministrazioni. Ebbene, finora, come recita la stessa delibera, la sistemazione e il finanziamento erano stati più volte cassati dalla Corte Costituzionale. Ora si è trovata una soluzione tampone, ancora, “per la prosecuzione dell’attività lavorativa del personale in servizio”. Ma che fine faranno, poi, questi dipendenti?

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fonte ilfattoquotidiano.it