Archivio | ottobre 7, 2012

LA POLITICA IMPRESENTABILE – Sicilia, candidato per due presidenti: Dalla sera alla mattina cambia casacca

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Sicilia, candidato per due presidenti
Dalla sera alla mattina cambia casacca

La storia di Antonio Paladino: non ha fatto in tempo a stampare i manifesti e già aveva cambiato partito

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di Alfio Sciacca

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I manifesti di Antonio Paladino Se ne potrebbe fare un giochino da settimana enigmistica. Della serie: «Trova le differenze».Perché il faccione è lo stesso, la giacca e la camicia azzurra pure, ma la «ragione sociale» è cambiata nel giro di una notte. Le elezioni in Sicilia sono ormai un festival di alleanze che si scompongono e ricompongono rapidamente. E allora può succedere che un candidato cambi casacca dalla sera alla mattina ma restando sui manifesti elettorali con due magliette diverse.

FOTO E SLOGAN – Antonio Paladino, 49 anni, commercialista che opera a Catania, per qualche giorno è stato candidato nella lista di Grande Sud che sostiene il candidato governatore Gianfranco Miccichè. Ma qualche giorno dopo era già arruolato nell’Udc e di conseguenza era schierato a sostegno di un diverso candidato governatore , l’esponente del Pd Rosario Crocetta. E probabilmente visto che bisognava fare in fretta non si è preso neppure la briga di cambiare nè la foto dei manifesti, nè lo slogan «sosteniamo sviluppo e lavoro». Poco importa se a distanza di qualche giorno l’impegno di Paladino è stato messo a servizio prima di un candidato governatore e poi del suo avversario.

LE DIFFERENZE – Dicevamo le differenze tra il prima e il dopo. Quella più evidente è chiaramente il cambio di casacca. Ma a ben vedere Antonio Paladino non si è accontentato solo di schierare il suo faccione per due presidenti diversi. Nel secondo manifesto ha evitato di far pesare la sua laurea, levando il titolo di dottore. Vuoi mettere che qualcuno non avesse una buona ragione per votarlo.

Alfio Sciacca
asciacca@corriere.it

7 ottobre 2012 | 21:53

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fonte corriere.it

CONFERENZA STATO-REGIONI – I bambini clandestini hanno diritto al pediatra. Documento approvato a giorni


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I bambini clandestini hanno diritto al pediatra

Un documento che sarà approvato a giorni con applicazione immediata elimina la discriminazione

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di Margherita De Bac

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ROMA – Funziona in modo diverso in ogni Regione. E a rimetterci sono i più fragili. I figli di immigrati irregolari, privi di un diritto fondamentale, la salute. Elimina questa discriminazione un documento di indirizzo sull’assistenza ai cittadini stranieri che verrà approvato la prossima settimana in Conferenza Stato-Regioni, con applicazione immediata. I minori extracomunitari dovranno avere il pediatra di base, come i bambini italiani. «Siamo riusciti finalmente ad arrivare a un provvedimento per migliorare alcuni problemi dell’assistenza sanitaria agli immigrati», ha detto annunciando la novità il ministro della Salute, Renato Balduzzi.

La prossima settimana ne parlerà ai medici della Società italiana medicina dell’immigrazione (Simi). La parte che riguarda i figli di genitori senza permesso di soggiorno è la più qualificante di un documento che ha come radice leggi già esistenti e le chiarisce in modo chiaro per uniformare l’assistenza. Attualmente è poco frequente che un bimbo del Marocco o del Senegal figlio di una famiglia clandestina venga curato da un pediatra di base, dunque entri sotto l’ala assistenziale dello Stato italiano. Solo l’Umbria, e in parte la Puglia, prevedono questo meccanismo. Altrove i figli degli irregolari vengono sballottati tra consultori, ambulatori per adulti e altri servizi. In ogni caso non vengono seguiti da un unico medico. «Il documento era già pronto un anno fa. È un salto culturale perché cancella le diseguaglianze. Non era giusto che ogni Regione si regolasse autonomamente in base alla locale impostazione politica», dice Salvatore Geraci, presidente della Simi e responsabile sanità della Caritas.

Il documento garantisce inoltre un percorso sicuro ai rom «in fragilità sociale», cioè gli anziani. Infine chi ha presentato domanda per la sanatoria in corso entrerà automaticamente sotto la tutela del servizio sanitario italiano. Concetta Mirisola, commissario straordinario dell’Istituto nazionale per la promozione della salute dei migranti, con sede al San Gallicano di Roma, fotografa la realtà: in 4 anni sono stati curati in ambulatorio 50 mila persone e circa 150 mila sono state le visite. Il 70% ha riguardato stranieri irregolari. Tra i problemi dell’assistenza la mancanza di figure necessarie come il mediatore culturale e l’antropologo. Alla Caritas confermano. Sei pazienti su 10 sono clandestini e fra loro il 50% extracomunitari e il 20% comunitari in condizioni di salute molto critiche.

Margherita De Bac

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fonte corriere.it

FEMMINICIDIO IN ITALIA – Una donna uccisa ogni due giorni, 98 vittime nel 2012

Una donna uccisa ogni due giorni femminicidio, 98 vittime nel 2012

Una donna uccisa ogni due giorni
Femminicidio, 98 vittime nel 2012

I numeri arrivano da Telefono Rosa. Un’escalation di violenza che da maggio, dalla manifestazione a Montecitorio per denunciare il dramma, ha visto altre quarantatre vittime. Mussolini: “Contrastare attivamente il fenomeno”, Patti Pravo: “Imparare a difendersi”

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ROMA – Sono ben novantotto le donne vittime di violenza uccise da inizio anno in Italia, quasi una ogni due giorni. La novantottesima ha il volto della trentenne uccisa oggi a Padova 1 dal proprio compagno. I numeri, forniti da Telefono Rosa, mostrano un’escalation di violenza apparentemente inarrestabile.
Lo scorso maggio, quando le donne scesero in piazza Montecitorio per denunciare il dramma della violenza, erano 55 quelle che erano state uccise per lo più per mano di partner, mariti e padri possessivi. Chiedevano quale sarebbe stata la prossima vittima: da allora, ben altre 43 hanno perso la vita.

Mussolini: “Servono condanne esemplari”. Secondo la deputata Pdl Alessandra Mussolini, per fermare l’escalation di violenza sulle donne “servono condanne esemplari. Le leggi ci sono, ma se questi casi non solo non diminuiscono ma addirittura sono in costante aumento vuol dire che va fatto di più, significa che il sistema non funziona”.
“Il femminicidio “, ricorda la deputata commentando i dati, “è un omicidio di genere, commesso per scelta. E le donne spesso non denunciano o per problemi economici o per paura di non essere tutelate, nonostante le leggi ci siano, quando i loro aggressori tornano a piede libero. Temono vendette e hanno paura”. Per Mussolini, “il problema è l’assenza di condanne esemplari: tra attenuanti e patteggiamenti, questi assassini spesso si ritrovano ai domiciliari dopo appena qualche mese”.
“Per questo”, spiega Mussolini, “avevo pensato a una norma per eliminare patteggiamento e rito abbreviato per i reati commessi su donne e bambini. Tuttavia, si tratterebbe di una misura inconstituzionale. Io credo però – aggiunge – che sarebbe giusto pensare a una norma transitoria, quanto meno per contrastare attivamente il fenomeno. Ci ritroviamo troppo spesso davanti a condanne lievi, quasi come si trattasse di vicende di colore. E’ un approccio superficiale, mentre le donne hanno paura”.

Patti Pravo: “Imparare a difendersi”. “Contro la violenza che arriva dagli estranei bisogna difendersi con ogni mezzo, contro quella che matura in famiglia bisogna pretendere, e offrire, un rapporto paritario”. Patty Pravo commenta così i dati di Telefono Rosa, premettendo a tutto la sua “solidarietà a qualunque donna sia vittima di qualsiasi violenza”.
La sua personale ma pubblica ribellione contro il ruolo passivo, di vittima, nel rapporto con l’uomo, Patty Pravo l’ha iniziata nel 1968, quando incise La bambola, e oggi alle donne consiglia: “Alla violenza non si risponde con la violenza ma bisogna difendersi, bisogna volersi difendere e imparare a farlo. In tutti i modi possibili, anche imparando le arti marziali. Questo però vale quando si ha a che fare con un estraneo. In famiglia, con chi ti dovrebbe essere vicino, bisogna cominciare prima, da subito. Impostare il rapporto nel modo giusto”.

“Le donne non devono mai mettersi in una situazione di sottomissione, non subirla, non accettarla, nè imporla, perchè succede anche questo. La violenza in famiglia è trasversale a tutte le condizioni economiche, sociali, culturali, e si combatte pretendendo e offrendo parità, rispetto”, esorta Pravo che chiede poi alle istituzioni, alle associazioni di “affiancare alla capacità di ascolto sostegni concreti, legali, pratici, alle donne in difficoltà.
Non lasciandole sole su nessun fronte”.

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fonte repubblica.it

Maroni: «Via Equitalia dal Nord. Governo falliMonti» Appello alla disobbedienza civile


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Maroni: «Via Equitalia dal Nord»
Appello alla disobbedienza civile

L’ex ministro ci tiene a far sapere che «la Lega è viva» è caccerà il governo definito «falliMonti»

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Maroni alla manifestazione  della Lega a Venezia (Ansa)Maroni alla manifestazione della Lega a Venezia (Ansa)
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Invita il «suo popolo» alla disobbedienza civile e lo sollecita a «passare ad azioni concrete» affermando che Equitalia deve andarsene dal nord. È un Roberto Maroni più duro del solito quello che interviene alla Festa dei Popoli a Venezia. «La rivoluzione può partire dal nord – afferma il leader della Lega – e per questo invito tutti i sindaci del nord, anche quelli che non sono della Lega, ad accogliere la nostra azione di protesta».

I PODESTA’ – Maroni si è detto preoccupato per le proposte che arrivano dal governo sulla riduzione del potere alle Regioni: «Solo il fascismo aveva questa opinione, non vorrei che il governo pensi di mandare i podestà al posto dei prefetti». Ma Maroni poi ha aggiunto che «finchè c’è la Lega c’è speranza, finchè c’è la Lega ci sarà democrazia». Maroni è tornato poi sul progetto delle Euroregioni sottolineando che queste hanno un senso solo ad una condizione: «che siano a statuto speciale. Sulla proposta di legge costituzionale vogliamo raccogliere milioni di firme, solo così riusciremo a conquistare la nostra indipendenza».

IL «FALLIMONTI» – Quindi sferra un duro attacco al governo Monti definito «il governo Fallimonti». «I numeri di questo governo – afferma – sono i numeri di un terremoto, di un fallimento politico di Monti e di chi ha mandato lì Monti, e sappiamo chi è» con chiaro riferimento al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Facendo riferimento al «debito pubblico aumentato di 4 punti, nonostante la pressione fiscale sia la più forte del mondo mentre l’inflazione è quasi raddoppiata, la disoccupazione è aumentata di 3 punti, e quella giovanile è un’emergenza sociale». Poi ha definito la riforma del lavoro «della lacrimevole ministro Fornero un obbrobrio che va cancellato».

SIAMO VIVI – Spazio anche per galvanizzare i suoi. «Oggi è una festa contro chi voleva la Lega morta e sepolta. Siamo più vivi che mai».Maroni poi ha ricordato che si deve «rimanere uniti, solo la Lega può vincere la sua battaglia. La Lega è viva e vuole tornare a combattere. È tornata ad essere la potentissima. C’è solo un voto utile e si chiama Lega Nord per la Padania». Breve intervento anche di Umberto Bossi che ha attaccato Monti «anche se ha casa a Varese non ha nulla a che vedere con lo spirirto del Nord». «Ve la faremo pagare -ha incalzato- i crimini contro il nostro popolo non verranno dimenticati anche da chi verrà dopo di noi e regolerà i conti».

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fonte corriere.it

Vendola attacca Renzi: liberismo da rottamare

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Vendola attacca Renzi: liberismo da rottamare

“In Renzi c’è una marcata adesione a modelli culturali che io penso debbano essere rottamati”. Lo dice Nichi Vendola intervistato da Maria Latella su skytg24. Secondo Vendola bisogna infatti “rottamare la subalternità culturale di certa sinistra al modello liberista che sta scorticando l’Europa”

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Roma, 07-10-2012

Il leader di Sel Nichi Vendola vede in Metto Renzi, suo sfidante alle primarie del centrosinistra, “una più marcata adesione a modelli culturali che io penso debbano essere rottamati”. Lo ha detto ai microfoni di Sky intervistato da Maria Latella.

Da rottamare, ha aggiunto, è l’idea “di subalternità culturale della sinistra” rispetto a certi “modelli egemoni” liberisti che hanno portato all’attuale crisi economica internazionale. Al presidente della Regione Puglia la candidatura di Renzi non dà però fastidio.

“No assolutamente” ha risposto durante l’intervista aggiungendo che la presenza del sindaco di Firenze rende la “competizione più vera e autentica”.

“Ho costruito un pezzo del mio cammino politico con alcuni protagonisti del Pd, talvolta li ho contastati, ma per le loro idee, non per la loro età”.

 Per Vendola tanto Pierluigi Bersani quanto Renzi sono attualmente dei “competitori” con i quali si augura di mantenere intatti i buoni rapporti umani, senza cioè la “violenza polemica” che spesso oggi caratterizza la politica italiana. “Sono fiducioso” ha concluso.

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fonte rainews24.it

‘Love me do’, 50 anni fa nasceva il mito dei Beatles

Caricato da in data 07/feb/2008

Love me Do-The Beatles ’62

‘Love me do’, 50 anni fa nasceva il mito dei Beatles

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(AGI) – Roma – Il 5 ottobre 1962 usciva il primo 45 giri dei Beatles, “Love Me Do” (con “PS I love you” come retro), prima pubblicazione ufficiale di un gruppo che aveva avuto il suo battesimo un paio di anni prima ad Amburgo. Questa data segna l’inizio di un incredibile viaggio musicale che portera’ un quartetto formato da John Lennon, Paul Mc Cartney, George Harrison e Ringo Starr a cambiare per sempre il mondo. Rivoluzionari e puri, nessuno aveva mai scritto in passato come Lennon e McCartney che insieme a George Harrison e Ringo Starr sono stati la sintesi di tutto quello che e’ avvenuto prima e sarebbe arrivato dopo. In meno di otto anni (la dichiarazione ufficiale dello scioglimento della band e’ del 10 aprile 1970), i Fab Four segnarono un’epoca nella musica, nel costume, nella moda e nella pop art e sono ritenuti, ancor piu’ a distanza di 50 anni, un fenomeno di comunicazione di massa di proporzioni mondiali facilmente riscontrabile ancora oggi in tutto il mondo. A livello commerciale, oltre ad essere gli artisti con il maggior numero di vendite nella storia della musica con oltre un miliardo di dischi venduti, sono diverse decine i record che i Beatles si sono aggiudicati negli anni cosi’ come i moltissimi premi, award e riconoscimenti assegnati ai quattro, tra cui il conferimento della medaglia che li porto’ a diventare poco piu’ che ventenni Baronetti dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1965.

La storia musicale dei quattro ragazzi di Liverpool e’ fatta di oltre 200 canzoni scritte fra il 1962 e il 1970 e di album che hanno segnato una rivoluzione culturale di portata mondiale e che, soprattutto nella seconda parte della loro carriera, hanno assegnato ai Fab Four il ruolo di veri pionieri e precursori per quanto riguarda le tecniche di registrazione innovative e all’avanguardia, sviluppate negli storici Abbey Road Studios. Senza tener conto delle raccolte, i Beatles pubblicarono in totale 13 album (considerando anche il doppio EP di Magical Mystery Tour che entro’ a far parte della discografia ufficiale solo successivamente) e la loro filmografia comprende ben 5 film, “A Hard Day’s Night”, “Help!”, lo stesso “Magical Mystery Tour”, il film d’animazione “Yellow Submarine” e “Let It Be”, con la testimonianza del loro famoso ultimo concerto sul tetto della Apple. (AGI)

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fonte agi.it

Giovanni D’Avila e Ildegarda di Bingen ‘Dottori della Chiesa’


Santa Idelgarda di Bingen – fonte immagine

Giovanni D’Avila e Ildegarda di Bingen ‘Dottori della Chiesa’

Benedetto XVI, prima della messa in Piazza San Pietro per l’apertura del Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione, ha solennemente proclamato i santi Giovanni d’Avila (1499-1569), spagnolo, e Ildegarda di Bingen (1098-1179), tedesca, nuovi “dottori della Chiesa”


San Giovanni d’Avila – fonte immagine

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Roma, 07-10-2012

Benedetto XVI, prima della messa in Piazza San Pietro per l’apertura del Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione, ha solennemente proclamato i santi Giovanni d’Avila (1499-1569), spagnolo, e Ildegarda di Bingen (1098-1179), tedesca, nuovi “dottori della Chiesa”.

Dopo la lettura delle biografie dei sue santi, guidata dal cardinale Angelo Amato, prefetto per le Cause dei Santi, il Papa ha pronunciato la solenne formula: “Noi accogliendo il desiderio di molti Fratelli nell’episcopato e di molti fedeli del mondo intero, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, dopo aver lungamente riflettuto e avendo raggiunto un pieno e sicuro convincimento, con la pienezza dell’autorita’ apostolica dichiariamo San Giovanni d’Avila, sacerdote diocesano, e Santa Ildegarda di Bingen, monaca professa dell’Ordine di San Benedetto, Dottori della Chiesa universale”.

Con Giovanni d’Avila e Ildegarda di Bingen, i “dottori della Chiesa” sono ora 35, tra cui quattro donne. L’ultimo “dottore” ad essere proclamato era stata Santa Teresa di Lisieux, da Giovanni Paolo II, nel 1997.

Il matrimonio come “unione dell’uomo e della donna”, come “unione d’amore fedele e indissolubile”, “si fonda sulla grazia che viene dal Dio Uno e Trino”, e oggi “c’e un’evidente corrispondenza tra la crisi della fede e la crisi del matrimonio”. Cosi’ Benedetto XVI nella messa d’apertura del Sinodo dei Vescovi.

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fonte rainews24.it

LA PROTESTA – Commesse in marcia in 5 città “No al lavoro di domenica”

Commesse in marcia in 5 città "No al lavoro di domenica"

Commesse in marcia in 5 città
“No al lavoro di domenica”

“Costrette al turno festivo per 15 euro in più”. Oggi manifestazioni contro l’apertura dei negozi. La rivolta, nata in Rete, ha l’appoggio dei piccoli commercianti. A novembre la pronuncia della Consulta sul ricorso contro la deregulation


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di GREGORIO ROMEO

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Manifestano al grido di “OccupySunday”, ispirandosi allo slogan degli indignati globali, e hanno ottenuto anche la benedizione della Chiesa. Sono le commesse (e i commessi) che dicono no alla domenica di lavoro e si oppongono alla deregulation sulle aperture dei negozi nei giorni di festa. Scenderanno in piazza oggi, in diverse città d’Italia da Benevento a Treviso, insieme a mariti, mogli, figli e amici: “Con le persone che siamo costretti a trascurare lavorando di domenica”.

A quasi un anno dall’approvazione, il decreto che consente ai negozi di restare aperti 24 ore su 24, sette giorni su sette, è ancora al centro delle polemiche. Insieme alle liberalizzazioni sarebbero dovuti arrivare nuovi posti di lavoro, ma la manodopera in negozi e ipermercati non è aumentata. “Così siamo costrette a lavorare sempre più spesso anche nei festivi – spiega Lucia Grasso dipendente di un centro commerciale a Modena – . A volte ci capita di non avere un giorno di riposo per due settimane di fila, trovando poi in busta paga appena 15 euro in più”. Dopo la deregulation, infatti, la domenica è diventata un giorno di lavoro come un altro e, in molti casi, le maggiorazioni in busta paga si sono ridotte drasticamente.

La protesta delle commesse è nata su Facebook qualche mese fa, con il gruppo “Domenica no grazie” che rapidamente ha conquistato visibilità. Focolai di opposizione alle liberalizzazioni si sono così diffusi dovunque, non solo dove oggi si protesta (Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Campania) ma anche in Piemonte, Lombardia, Sicilia, Abruzzo e Puglia: “I lavoratori del commercio di tutta Italia sono solidali con noi”, spiega da Treviso Tiziana D’Andrea, mamma e dipendente di una boutique sempre aperta. Proprio a Treviso la marcia si snoda lungo le vie del centro ma nelle altre città (Modena, Padova, Benevento e Firenze) saranno occupati i parcheggi davanti ai grandi centri commerciali. Al fianco dei lavoratori anche molti piccoli esercenti, stritolati dalla concorrenza degli ipermercati. “Ma il valore di questa protesta non è solo economico – spiega don Don Gianni Fazzini, sacerdote della diocesi di Venezia – La domenica deve restare un giorno dedicato ai rapporti umani, da non trascorrere nei centri commerciali, luoghi che io paragono all’inferno”. “Comprendo le tradizioni, ma il lavoro festivo non può essere un tabù – replica Pietro Malapsina, presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali – Mi permetto di ricordare che nel medioevo, di domenica, le piazze davanti alle chiese erano il luogo principale dedicato al commercio”.

La speranza delle commesse ora è rivolta alla Consulta, che il prossimo novembre dovrà decidere se accogliere il ricorso presentato da Veneto, Piemonte, Lombardia e Lazio contro la deregulation delle aperture. Per le Regioni, infatti, la liberalizzazione limita il diritto degli enti locali di regolare il settore del commercio e andrebbe bocciata per incostituzionalità.

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fonte repubblica.it

La Vita è sacra – Life is Sacred

La Vita è sacra

La vita, la vita della mia famiglia, la vita attorno a me, è inerme e allo stesso tempo fragile e sacra. E vale la pena di lottare per salvarla

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DI CHRIS HEDGES
truthdig.com

Link: http://www.truthdig.com/report/item/life_is_sacred_20120903/

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D’estate, mi ritiro sulle montagne e sulle coste del Maine e del New Hampshire per liberarmi dall’ingerenza del mondo industrializzato. In queste foreste e lungo la costa frastagliata dell’Atlantico, col fragore assordante delle onde che s’infrangono sugli scogli, mi rendo conto della caducità della vita umana, semplicemente insignificante dinanzi all’universo. Sopra di me, le stelle si stagliano a migliaia sulla volta celeste, schernendo la mania di grandezza dell’uomo.

Ci sussurrano il monito biblico, ricordandoci che polvere noi siamo e polvere torneremo. Amate adesso, ci dicono con insistenza, proteggete ciò che è sacro finché ne avete il tempo. Tuttavia, mi reco in questi luoghi anche per piangere. Piango per il nostro futuro, per l’agonizzante maestosità della natura, per la follia della specie umana. Il pianeta sta morendo. E noi moriremo con lui. Un giovane pastore conduce la propria capra oltre uno stagno riarso nella periferia di Bhubaneswar, una città situata nell’India orientale. (AP/Biswaranjan Rout)

Il coreografico carnevale di Tampa, immerso in uno sfarzo da capogiro, e l’imminente carnevale di Charlotte distolgono la nostra attenzione dal mondo reale, quello che sta progressivamente collassando sotto i nostri piedi. Il mortale assalto ecologico da parte dello stato impresa è mascherato dall’ostentazione e dalla propaganda, dalle ossessioni ridicole impartiteci dalle nostre allucinazioni elettroniche, nonché dallo spettacolo inscenato per ostentare una falsa partecipazione politica. Più la situazione peggiora, più ci rifugiamo nell’auto illusione. Convinciamo noi stessi che il riscaldamento globale non esiste. O ne avalliamo l’esistenza, insistendo però sulla nostra capacità di adattamento. Entrambe le risposte confermano la nostra mania di eterno ottimismo e la nostra ricerca sconsiderata di benessere. Qui in America evitiamo la realtà, quando questa è sgradevole. Ma la realtà si abbatterà su di noi come le Erinni, mandando in frantumi la nostra noncuranza prima e le nostre vite poi. Noi uomini, in quanto specie, siamo condannati. E, per un padre di famiglia, questa è una realtà amara, amarissima da buttar giù.

Io e la mia famiglia facciamo una camminata su una costa desolata, in un’isola del Maine, accessibile soltanto via mare. Nei pomeriggi sostiamo in isolate insenature, osservando l’oceano Atlantico o la costa e il profilo appena visibile delle colline di Camden. Mio figlio ultimogenito getta dei sassolini nella schiuma delle onde. Mia figlia, con passo incerto, si avventura sulle pietre levigate della spiaggia, tenendosi alla mano della madre. Strillano forte i gabbiani grigi e bianchi sopra le nostre teste. Il vento trasporta l’odore del sale. La vita, la vita della mia famiglia, la vita attorno a me, è inerme e allo stesso tempo fragile e sacra. E vale la pena di lottare per salvarla. Ai tempi in cui ero ragazzo e mi recavo sulla costa con mio zio in occasione di spedizioni di caccia all’anatra, vi era un’attività ittica vivace. Il pescato delle flotte era variegato: eglefini, merluzzi, aringhe, naselli, halibut, pesci spada, merluzzi neri e platesse. La zona non offre più un tale assortimento alieutico, vittima della pesca commerciale in cui enormi pescherecci spazzano via il fondale marino uccidendo coralli, briozoi, siboglinidae e altre specie che fornivano nutrimento a nuovi banchi di pesci. I pescherecci si lasciano alle spalle melma e detriti: un fondale sterile e desolato. La situazione è la stessa in tutto il pianeta. Foreste rase al suolo. Acqua contaminata. Aria satura di emissioni di carbonio. Suolo esaurito. Oceani con livelli di acidità alle stelle. Aumento delle temperature atmosferiche. E qualcuno, da qualche parte, guadagna delle scandalose somme di denaro da tutto ciò. Le corporation, indifferenti a ciò che è sacro, considerano la morte del pianeta come un’altra occasione d’investimento. Si precipitano per sfruttare i territori incustoditi sottostanti le acque polari per accaparrarsi le ultime tracce di petrolio, gas metano, minerali e pesce. E dato che le corporation determinano il nostro rapporto nei confronti dell’ecosistema dal quale dipendiamo per vivere, le probabilità che sopravviviamo sono sempre più pessimistiche. L’ultima fase di cinquemila anni di attività umana stabile termina con un’assurdità collettiva.

“Tutti i miei mezzi sono sani,” dice il capitano Achab riferendosi alla caccia suicida di Moby Dick, “il mio movente e il mio fine sono pazzi.” Il fondale oceanico al largo della costa del Maine, nelle cui acque quest’estate si è registrato un incredibile aumento delle temperature di cinque gradi, è adesso ricoperto di crostacei, come granchi e astici, che non hanno più predatori. Per ragioni di profitto, le riserve di pesce sono state esaurite. La monocoltura di crostacei è fragile, come tutte le monocolture. Una fragilità sperimentata anche dai coltivatori di mais del Midwest. Gli astici rappresentano l’ottanta per cento del fatturato del mercato ittico del Maine. Ma per quanto tempo ancora dureranno? Quando un ecosistema vario e bilanciato in maniera altamente complessa viene spazzato via, che futuro ci si può aspettare? Dopo che si demolisce la natura e se ne gettano i pezzi, cosa accade quando è disperatamente necessario ricomporla? E anche se è possibile ricostituire le riserve di pesce decimate dalle flotte commerciali, come stanno tentando di fare delle coraggiose associazioni come il Penobscot East Resource Center, cosa succede se le temperature delle acque e i livelli di acidità continuano ad aumentare a causa del riscaldamento globale, condannando la maggior parte della flora e della fauna sottomarine?

Quest’anno, gli astici hanno fatto la muta sei settimane prima del solito a causa dell’aumento della temperatura delle acque. Ciò che è accaduto nelle acque più a sud sta accadendo adesso al largo delle coste del New England. Vent’anni fa, le acque di Long Island Sound garantivano astici in abbondanza. Questi sono poi scomparsi in seguito ad un aumento delle temperature, diventando preda di infestazioni parassitarie e malattie della corazza. Gli astici sopravvissuti sono migrati verso acque più fredde.

Tutte le risorse naturali sono state sfruttate fino all’esaurimento: queste diminuiranno per poi scomparire molto presto. La siccità sta colpendo le foreste sia nel nord est che nel nord ovest. La moria invernale dello scarabeo del pino di montagna e di altri parassiti, vitale per la salute delle foreste, non si sta più verificando dato il costante riscaldamento globale. I tradizionali alberi di legno duro delle foreste del nord e le conifere stanno morendo. Li stanno rimpiazzando con foreste di querce e noci, condannando la biodiversità e radendo al suolo l’habitat di una gran varietà di uccelli canterini e di altra fauna selvatica, nonché decretando la chiusura dei battenti dell’industria dello sciroppo d’acero. Una decina d’anni fa, lo sciroppo d’acero veniva prodotto negli stati del Connecticut e del Massachusetts. Da bambino mi addentravo nelle foreste con le racchette da neve ai piedi per arrivare ai capanni degli agricoltori, dove vi erano tinozze di sciroppo bollente. Versavamo lo sciroppo sul manto di neve proprio fuori dai capanni per fare dei dolciumi invernali friabili. Tuttavia, la produzione negli stati del New England meridionale è cessata, spostandosi verso il Maine settentrionale e il Canada. Questi sono piccoli indicatori naturali che segnalano che c’è qualcosa che sta andando storto.

Su base giornaliera, i dati dello scioglimento del ghiaccio marino artico monitorato nel corso di questa estate sono stati i più gravi mai registrati. Dalla fine degli anni Settanta, quando cominciarono ad essere effettuati i rilevamenti satellitari, la quantità di ghiaccio marino è diminuita del 40%. Tra una decina o una ventina d’anni, i ghiacci marini estivi del mare Artico potrebbero sparire del tutto. Con la scomparsa dei ghiacci estivi, il quadro meteorologico del nostro pianeta sarà dominato da tempeste inspiegabilmente violente e improvvise e da altre violente anomalie naturali. La siccità devasterà alcune zone della Terra mentre altre saranno colpite da precipitazioni incessanti. Sarà un mondo fatto di estremi. Uragani. Trombe d’aria. Alluvioni. Regioni desertiche. Incendi e inondazioni.

I nostri leader politici, sia democratici che repubblicani, sono corresponsabili della fine dell’umanità. Il nostro sistema politico, simile a quello esistente durante il declino dell’antica Roma, è un regime di corruzione legalizzata. Gli uomini politici, Mitt Romney e Barack Obama compresi, servono agli scopi dementi delle corporation che tenteranno di approfittare della spirale mortale che ci inghiottisce fino all’ultimo barlume di vita. L’unica e sensata forma di resistenza è la disobbedienza civile, compresa la recente decisione presa da parte di alcuni attivisti di Greenpeace di incatenarsi ad un’imbarcazione d’appoggio della Gazprom per impedire l’inizio delle operazioni di trivellazione. Votare è inutile. Tuttavia, anche se sostengo tali eroici atti di resistenza, temo sempre più che questi abbiano un minimo effetto. Questo non significa che non dovremmo opporci. Resistere è un imperativo morale. Non possiamo utilizzare la parola “speranza” senza reagire. Tuttavia, le corporation faranno di tutto finché non avranno tratto profitto persino dall’ultima goccia di vita. Non possiamo far altro che aspettarci un’ostilità crescente da parte dello stato impresa. I suoi sistemi di sicurezza nazionali e internazionali, dato che le conseguenze fatali dello sfruttamento frenetico diventano più evidenti, cercheranno di tacere e stroncare qualsiasi forma di dissidenza. Le corporation si disinteressano della democrazia, dello stato di diritto, dei diritti umani o dell’inviolabilità della vita. Sono determinate ad essere gli ultimi predatori sulla faccia della terra. E poi anche questi verranno fatti fuori. L’arroganza smisurata non porta ad altro che all’auto immolazione.

Chris Hedges
La rubrica di Chris Hedges viene pubblicata ogni lunedì su Truthdig. Per vent’anni circa, ha lavorato come corrispondente estero in America Centrale, nel Medio Oriente, in Africa e nei Balcani. Ha fatto servizi da più di 50 paesi e ha lavorato per The Christian Science Monitor (N.d.T.: quotidiano statunitense), per la National Public Radio (N.d.T.: spesso chiamata anche NPR, è un’organizzazione indipendente non-profit comprendente oltre 900 stazioni radio statunitensi), per il Dallas Morning News e il New York Times, per il quale ha lavorato in quanto corrispondente estero per quindici anni.

Fonte: http://www.truthdig.com
Link: http://www.truthdig.com/report/item/life_is_sacred_20120903/
3.09.2012

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA BERTELLI

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Tibet, si immola un altro giovane. Le vittime della protesta salgono a 44

Tibet, si immola un altro giovane Le vittime della protesta salgono a 44 Veglia in India dopo l’autoimmolazione di Gudrup (ap)

Tibet, si immola un altro giovane
Le vittime della protesta salgono a 44

Sangay Gyatso, 27 anni, lascia due figli piccoli. Gli atti estremi di opposizione all’occupazione cinese sono cominciati tre anni fa e si sono intensificati negli ultimi tempi. Tre giorni fa il suicidio dello scrittore e blogger Gudrup

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PECHINOUn giovane tibetano si è “autoimmolato” dandosi fuoco, portando il totale di questi atti estremi di protesta contro la Cina a 54, di cui 44 hanno perso la vita, secondo fonti tibetane. Il giovane, Sangay Gyatso, di 27 anni, avrebbe compiuto il suo gesto di protesta davanti al monastero di Dokar, in una zona a popolazione tibetana della provincia di Amdo. Si tratta della seconda “autoimmolazione” in tre giorni dopo quella dello scrittore e blogger Gudrup, che si è dato fuoco il 5 ottobre nella Regione Autonoma del Tibet.

La prima “autoimmolazione” è avvenuta nel 2009. Tutte le altre si sono verificate nel 2011 e 2012. Gli autoimmolati, secondo il gruppo Campagna Internazionale per il Tibet, sono in maggioranza monaci e in buona parte provengono dal monastero di Kirti, nella provincia cinese del Sichuan, in una zona che è chiusa da anni agli osservatori esterni.

Secondo le informazioni che arrivano dalla diaspora tibetana, Sangay Gyatso, padre di due figli di 7 e 6 anni, si è dato fuoco in segno di protesta contro l’occupazione cinese del Tibet. Sangay si è immolato nella regione di Tsoe nella provincia di Amdo, nel Tibet orientale, intorno alle 12 ora locale. Poco prima di darsi fuoco, l’uomo ha gridato slogan contro l’occupazione cinese del Tibet e per il ritorno del Dalai Lama. Nelle foto che sono arrivate ai compagni in esilio e che girano in rete, il corpo del giovane appare completamente bruciato.

Il recente meeting dei tibetani in esilio per discutere della crisi in Tibet ha lanciato un forte messaggio di unità del popolo tibetano e ha auspicato un ancora maggiore attivismo dei tibetani in esilio. Durante l’incontro è stata ribadita la piena responsabilità del governo cinese per la perdita di vite umane in Tibet negli ultimi anni in particolare.

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fonte repubblica.it