Archivio | ottobre 11, 2012

Sequestrato stabilimento Italcementi “Viola le norme sulle emissioni nocive”

Sequestrato stabilimento Italcementi "Viola le norme sulle emissioni nocive"

Sequestrato stabilimento Italcementi
“Viola le norme sulle emissioni nocive”

Chiuso dai carabinieri del Noe su disposizione del gip di Velletri Cairo l’impianto di Colleferro. Il direttore Vitale è indagato. Ultimatum del gip: “Dieci giorni per la messa a norma”

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Violazione delle norme che regolano le emissioni nocive. Per questo motivo i carabinieri del Noe, su disposizione del gip di Velletri Giuseppe Cairo, hanno sequestrato lo stabilimento Italcementi di Colleferro. In azienda lavorano circa duecento operai. Il direttore dello stabilimento Alfredo Vitale è indagato.

Valle del Sacco, un secolo di veleni

Un sequestro preventivo sollecitato dal pm Giuseppe Travaglini. Il gip ha concesso ai responsabili dell’impianto un termine di 10 giorni per mettersi in regola altrimenti alle 10 di lunedì 22 ottobre l’impianto verrà spento. Secondo i rilievi dell’Arpa, l’Agenzia regionale protezione ambiente, più della metà dei camini utilizzati dal cementificio non sarebbero a norma ed emetterebbero sostanze nocive. Inoltre, l’autorizzazione integrata ambientale è stata, secondo gli inquirenti, disattesa.

I sigilli, secondo quanto precisa la società, sono stati messi per ora in ”punti di emissione che non riguardano il principale processo di combustione, ma alcune fasi secondarie dell’attivitò produttiva”.

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fonte repubblica.it

Ma Monti le tasse le ha abbassate o alzate?


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Legge di stabilità

Ma Monti le tasse le ha abbassate o alzate?

Il taglio delle aliquote Irpef deciso dal governo comporterà un beneficio massimo di 280 euro l’anno, ma verranno pnalizzati i contribuenti con più detrazioni. E alla fine i servizi di Comuni e Regioni potrebbero costare di più, spiega a Rainews Nicola Forte

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Roma, 11-10-2012

Con la legge di stabilità arriva “una manovra di gettito e di facciata, ma Monti non poteva fare diversamente di fronte alla patata bollente dell’Iva ereditata dal precedente governo”. Sul Mattino Raffaello Lupi, ordinario di Scienze delle finanze
e diritto tributario a Tor Vergata a Roma, stima gli effetti del taglio dell’Irpef: beneficio reale “al massimo di 300 euro per tutti i livelli di reddito, una cifra che non ti cambia la
vita”.

Per l’esperto si potevano “rivedere le agevolazioni. Ma sarebbe stata una strada lunga e complicata” e che “avrebbe creato molti malumori”. Ma “a ben vedere, gli aggravi per i contribuenti vengono quasi compensati dagli sgravi” visto che c’è “una modesta redistribuzione dei redditi. Dal lavoro, con gli operai, ad esempio, che pagano meno Irpef, a tutta la platea delle famiglie contribuenti, che, con l’aumento dell’Iva, spendono di più per la spesa. E se l’operaio contiene i consumi per l’Iva paga meno di quanto ha risparmiato sull’Irpef”.

Ecco, appunto, ma allora per avvertire un qualche beneficio l’unica strada, ancora una volta sarà contrarre i consumi? Ma quella del Governo Monti, allora, è una legge stabilità con effetti depressivi?

Non fa festa la Cgil
“Delle tante cose che il governo dovrebbe fare per far ripartire la crescita e la produttività del Paese, direi che la legge di Stabilità fa esattamente l’opposto: è fatta ancora una volta di tagli e di tasse”, dice il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

I giornali
“Cosi’ cambia l’Irpef, 200 euro di risparmio”, titola Repubblica che sostanzialmente vede in modo positivo l’intervento sulle aliquote Irpef. Meno entusiasta, La Stampa introduce un ulteriore elemento di riflessione: “Meno tasse per i redditi bassi ma l’Iva aumenta di un punto. Statali, stangata da 6000 euro”. Il Giornale non ha dubbi: “Il ‘meno tasse’ di Monti è soltanto un trucco”. Il Sole 24 Ore, il più analitico nell’illustrazioene nel dettaglio della manovra, spiega perché: “Stretta su detrazioni e oneri deducibili”. E l’editoriale di Fabrizio Forquet è netto: “Piccoli passi e la priorità dimenticata”. Sinistra contenta e destra delusa, allora? Non proprio: il Fatto quotidiano sintetizza così: “Taglio delle tasse bluff:
Irpef -5miliardi, Iva +7”. Alla fine, insomma, pagheremo di più.

Forte a Rainews
Lo conferma a Rainews anche Nicola Forte, fiscalista: “Alla fine la pressione fiscale complessiva aumenterà, non dimunuirà”, e Regioni e Comuni, alle prese con il taglio dei trasferimenti e del budget, faranno pagare di più i servizi ai cittadini, andando ad aggravare il contenimento dei consumi già indotto dal taglio di esenzioni e dall’aumento dell’Iva.

Grilli: non detta l’ultima parola
Le perplessità maggiori riguardano l’aumento dell’Iva di un punto percentuale, che scatterà da luglio e che graverebbe ulteriormente sui consumi, senza trovare pari compensazione dalla riduzione dell’Irpef per le fasce più deboli, che scatterà invece da gennaio. Anche se Vittorio Grilli pare possibilista: “Non è detto non si riesca trovare il modo di evitare aumento Iva con i proventi della lotta all’evasione”.

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fonte rainews24.it

Ilva, fiato sospeso nel giorno del giudizio

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Un solitario manifestante attende i colleghi dell’Ilva sulla strada che porta al Salone nautico

Ilva, fiato sospeso nel giorno del giudizio

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Taranto – Giornata di scadenze fondamentali, quella di oggi, per l’interminabile vicenda delle acciaierie Ilva, anche se la situazione appare tutt’altro che definita. Oggi, infatti, si conclude l’istruttoria per la concessione ministeriale dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), il documento normativo che consentirà a Taranto, come ha ribadito il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, di creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile del mercato dell’acciaio e all’Ilva di risanare gli impianti.

A fine giornata, inoltre, scade l’ultimatum della Procura all’azienda per l’avvio dei lavori di spegnimento degli impianti inquinanti del Siderurgico più grande d’Europa, che per decenni avrebbe causato morti e distruzioni ambientali. «La bozza dell’Aia» dice Clini «prevede misure immediate e interventi da completare entro tre anni che determinano riduzioni drastiche delle emissioni inquinanti».

È il percorso per «dare un’anima verde» al polo siderurgico e consentire a Taranto di non perdere circa 20 mila posti di lavoro. Ma basteranno l’Aia in arrivo (mercoledì c’è la Conferenza dei servizi e la firma del ministro) e gli impegni assunti dall’azienda (di procedere d’accordo con i custodi giudiziari alla fermata degli impianti) per soddisfare le richieste della Procura? L’Ilva non si spegne con un interruttore e la fermata degli impianti, soprattutto degli altoforni 1 e 5, richiede varie settimane.

Ma se per il più piccolo dei due, l’Afo 1, l’azienda ha assicurato procedure rapide (stop entro fine novembre e ricollocamento dei 942 lavoratori in esubero), non è chiara la sorte di Afo 5, quello che macina oltre il 50 % della produzione. Se dovesse chiudere da subito come vogliono i magistrati (mentre nel piano dell’azienda si parla del 2015) per i sindacati significherebbe la morte dell’Ilva, l’esubero senza protezione per migliaia di operai e il probabile abbandono dei suoi proprietari, la famiglia Riva. Uno scenario preoccupante, sottolineano, stavolta senza dividersi, i tre sindacati.

Ieri ci sono state lunghe riunioni tra pm, inquirenti e custodi giudiziari. A quanto si è appreso è stato in particolare esaminato il piano di spegnimento dell’Ilva, che ha detto di volersi avvalere, per le operazioni tecniche, della società Paul Wurth. Un piano già ritenuto non adeguato dalla Procura ma che ieri è stato fortemente difeso dal presidente Bruno Ferrante. Quel che è certo è che un’intera provincia aspetta con il fiato sospeso, e si divide tra chi sta con la Procura (gli ambientalisti e i cittadini che non hanno parenti all’Ilva) e chi, 20mila famiglie, spera che non vengano persi posti di lavoro e si crei un polo dell’acciaio sostenibile.

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fonte ilsecoloxix.it

Schettino licenziato? Non vorrete mica scherzare

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Vediamo fin dove arriva il diritto del lavoro

Schettino licenziato? Non vorrete mica scherzare

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di Sergio Luciano

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Il diritto alla difesa è sacrosanto e ineludibile e, per questo, la Costituzione, all’articolo 24, lo istituisce e tutela. Ma è consolante vedere, sia pur di rado, qualche farabutto che fa molta fatica per trovare un difensore di fiducia e finisce per essere difeso d’ufficio da un avvocato incaricato dall’autorità giudiziaria. Invece, nel caso di Francesco Schettino, l’ex comandante della Costa che mandò la Concordia a sfasciarsi sugli scogli dell’isola del Giglio, c’è stato un legale, o più di uno, che ha ritenuto possibile (e forse, gli daranno anche ragione; con le norme italiane sul lavoro non si sa mai dove si andrà a finire) ha ritenuto possibile, dicevo, impugnare il licenziamento con cui la compagnia crocieristica lo ha finalmente buttato fuori. E che ha chiesto anche il reintegro e gli arretrati! E perché non nominarlo amministratore delegato?

Chissà se questi legali salirebbero volentieri su un’altra nave pilotata dall’impomatato ufficiale. Ma davvero ritengono che uno così – reo confesso, oltretutto – non vada, per lo meno, licenziato? E chissà se la legge Fornero verrà in soccorso della Costa, sarebbe sempre un affare per uno che in altri tempi sarebbe stato giudicato in base alla legge marziale. Peccato solo che con Schettino la Costa non abbia licenziato anche chi per la primo lo nominò comandante…

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fonte italiaoggi.it

TU QUOQUE, BRUTE… – La Lega contro Formigoni. E lui: “se cado io, cade tutto il nord”

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La Lega contro Formigoni
E lui: “se cado io, cade tutto il nord”

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(AGI) – Milano, 11 ott. – La Lega Nord chiede l’azzeramento della giunta Formigoni con eventualmente un nuovo presidente. A dirlo e’ il segretario della Lega Lombarda Matteo Salvini uscendo dall’incontro con il gruppo del Carroccio a palazzo Pirelli. “Lasciamo a Formigoni – spiega – la scelta se fare un passo di lato o indietro. Ci rifletta questa notte, la Lega e’ determinata ad andare avanti. Ci aspettiamo quanto meno l’azzeramento della giunta, il dimezzamento dei nuovi assessori con eventualmente un nuovo presidente di giunta” che traghetti al voto la regione. Per Salvini a questo punto e’ “probabile” che si vada al voto ad aprile.

Formigoni, se cado a casa anche in Veneto e Piemonte

‘NDRANGHETA, MANETTE AL PIRELLONE
E’ la prima volta che un assessore lombardo viene arrestato per i suoi rapporti con la criminalita’ organizzata. La scalata della ‘ndrangheta al sistema politico, gia’ evidenziata dagli ultimi blitz condotti dalla Dda di Milano, e’ arrivata al Pirellone, ‘cuore’ del potere. Domenico Zambetti, assessore regionale alla Casa della giunta Formigoni, e’ accusato di avere avere comprato un pacchetto di 4mila preferenze, decisivo per la sua elezione con 11.217 voti alle regionali 2010, pagando 200mila euro a due colletti bianchi della ‘ndrangheta, l’imprenditore Giuseppe D’Agostino e il commercialista Eugenio Costantino. In cambio, l’esponente del Pdl si sarebbe messo a completa disposizione delle cosche, con favori personali ai ‘calabresi’ e la promessa di fargli vincere appalti pubblici di sua competenza gestiti dal Pirellone, a cominciare da quelli dell’Aler, l’ente che si occupa dell’edilizia popolare. Insieme a Zambetti, hanno ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alessandro Santangelo altre 20 persone (29 le richieste di arresto), molte delle quali appartenenti alle famiglie dei Morabito – Bruzzaniti – Palamara, dei Barbaro – Papalia e all’articolazione militare dei Di Grillo – Mancuso.

L’accordo di Zambetti con le cosche, spiega il gip, viene sintetizzato “in una ‘lettera-pizzino’ predisposta dalle famiglie mafiose nella quale veniva descritta la ‘genesi dei rapporti tra le cosche e l’assessore e gli accordi del patto di scambio stretto in vista delle elezioni regionali”. Nella lettera figuravano anche le ‘”sanzioni e ritorsioni che la stessa organizzazione criminale era intenzionata a mettere in atto in caso di mancato rispetto degli impegni” da parte del politico. In effetti il rapporto con i ‘calabresi’ vive momenti drammatici perche’ Zambetti non e’ lesto nel soddisfare le loro richieste tanto che, commentando il suo ritardo nel pagamento dei voti, Costantino lo definisce “pisciaturu” (uomo di poco conto), lo dileggia perche’ si e’ messo a piangere e “si caga sotto” fino ad accennare all’ipotesi di “farlo saltare in aria”. Le rate vengono pagate a D’Agostino, l’uomo che gli si presenta come “portavoce” della ‘ndrangheta, e che poi raccoglie e distribuisce il denaro alle cosche. Alla fine, il conto per il politico sara’ di 5mila euro per le preferenze, rastrellate, tra gli altri, anche da Ambrogio Crespi, fratello dell’ex sondaggista Luigi, pure lui finito in manette. L’ultima tranche, 30mila euro, viene versata nella sede dell’associazione culturale ‘Centro e Liberta” il 15 marzo 2011. “E’ la prima volta che un voto di scambio viene acclarato durante le indagini. E’ devastante per la democrazia”, ha commentato Ilda Boccassini, che ha coordinato le indagini e definisce questa vicenda “un inquinamento della vita politica in Lombardia”. Oltre che coi soldi l’Assessore saldera’ il conto coi ‘favori’: un lavoro per la figlia di Costantino all’Aler, uno da parrucchiera per la sorella e tante promesse, anche per gli appalti Expo. Non e’ l’unico episodio di voto comprato raccontato nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza, a fianco di altre storie di ‘ordinaria ‘ndrangheta che ruotano attorno a estorsioni agli imprenditori (“nessuno denuncia”, sottolinea Boccassini), usura, infiltrazioni nel movimento terra, armi. L’altra vicenda riguarda Sara Giudice, meglio nota come l’anti – Minetti per le sue raccolta firme contro l’igienista dentale e attivissima, in questi giorni, sul suo profilo Facebook nel proporre nuovi modelli di politica ‘onesta’. Secondo gli inquirenti alle elezioni comunali concluse col trionfo di Pisapia, la giovane esponente del Terzo Polo ottenne a sua insaputa centinaia di voti dalla ‘ndrangheta attraverso un accordo tra il padre e le cosche. Vincenzo Giudice e’ ‘solo’ indagato per corruzione perche’ non e’ certo fosse consapevole di parlare con dei criminali che gli si presentarono come imprenditori. In cambio dei voti alla figlia, pero’, promise di far vincere ai suoi interlocutori, sfruttando la sua carica di presidente nella partecipata Metro Engineering, appalti per la metrotramvia di Cosenza. In questo desolante scenario, dove perfino gli ‘ndranghetisti aborrono i politici (“uomini ‘e merda, politici piccoli e grandi”), ce n’e’ uno che ha mantenuto un atteggiamento definito da Boccassini “encomiabile”. E’ Marco Tizzoni, candidato per una lista civica alle comunali di Rho, che in un sms senza ambiguita’ rifiuta la richiesta di compravendita del voto avanzata dal medico Marco Scalambra (arrestato) con queste parole “Andiamo avanti da soli, senza aiuti di lobby e gruppi strani”. (AGI) .

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fonte agi.it