“Lotto per il 18”, al via raccolta firme per il referendum sul lavoro

"Lotto per il 18", al via raccolta firme  per il referendum sul lavoro

“Lotto per il 18”, al via raccolta firme per il referendum sul lavoro

È partita nelle principali piazze italiane l’iniziativa, promossa dall’Idv, per chiedere l’abrogazione delle modiche allo Statuto dei Lavoratori previste dalla riforma Fornero. Due quesiti anche per eliminare il finanziamento pubblico ai partiti e le indennità ai parlamentari

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ROMA “Lotto per il diciotto”. Questo lo slogan con il quale si apre la raccolta firme per la presentazione dei quesiti refendari riguardanti lavoro e costi della politica. Quattro in tutto: “Due a favore dei soggetti più deboli: il primo per ridare il contratto nazionale ai lavoratori e non lasciarlo alle violenze dei datori di lavoro e il secondo per riassumere quelle persone che vengono licenziate illegittimamente”, ha detto Antonio Di Pietro, presentando la campagna che prende il via oggi, “e due per eliminare il finanziamento pubblico ai partiti e le indennità ai parlamentari” ha aggiunto. “Contro la casta”, si legge nel sito 1 dedicato all’iniziativa.

In tutta Italia a partire da oggi saranno allestiti gazebo e banchetti per la raccolta firme. L’obiettivo è quello di arrivare a 500mila adesioni entro Natale. Bologna, Milano, Torino, Roma, Genova, Firenze, Napoli, Palermo e molte altre sono già partite. Tra i promotori, oltre all’Idv, Sel, Fiom-Cgil, Federazione della Sinistra, Articolo 21 e Verdi. Tutti insieme per chiedere, in particolare, un referendum per l’abrogazione delle modifiche all’articolo 18, previsite dalla riforma Fornero, e uno per la cancellazione dell’articolo 8 del decreto legge 138/2011, voluto dal governo Berlusconi, che di fatto annulla i contratti nazionali.

“Con il referendum per ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non si irrigidisce il mercato del lavoro. Anzi, tutt’altro” ha affermato Di Pietro. ” Il mercato del lavoro – ha detto il leader dell’Italia dei Valori – si irrigidisce quando una persona viene licenziata illegittimamente e si pretende, come pretende ora la riforma Fornero, che vada mandato a casa ugualmente, e quando la contrattazione sullo stipendio viene lasciata solo alle parti come se fossero sullo stesso piano”.

Per Di Pietro, dunque, “l’irrigidimento, che pure c’è, non è dovuto alle tutele che noi chiediamo per i lavoratori, ma all’eccesso di burocrazia, alla corruzione imperante, alla lungaggine dei procedimenti, al mancato pagamento da parte della pubblica amministrazione di quel che deve ai fornitori, al fatto che non siano previsti incentivi per chi si assume”. Il leader dell’Idv, che si è seduto al banchetto a raccogliere le prime firme tra i passanti, ha chiarito l’intento della raccolta promossa, tra gli altri, dal suo partito. Non solo lavoro, ma anche l’abolizione dei privilegi della casta: “Invitiamo tutti i cittadini a dare una scossa a questa politica firmando un grappolo di referendum” ha concluso.

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fonte repubblica.it

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