Archivio | ottobre 23, 2012

SALUTE – Il tango in ospedale, una terapia per riabilitare la mente e il corpo


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Il tango in ospedale, una terapia per riabilitare la mente e il corpo

Il ballo, o meglio il tango, dalle balere sbarca nella corsia dell’ospedale. Al San Giuseppe di Milano il reparto di riabilitazione specialistica ha introdotto nei protocolli clinici riabilitativi proprio la danza che, per eccellenza, richiama alla passione e ai sentimenti

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Da sempre la danza è presente in molte  culture e viene praticata con scopi non solo artisti o mistici, ma anche terapeutici.

Il ballo non è più soltanto una degli strumenti con cui l’essere umano si esprime, oggi è anche un mezzo che permette lo sviluppo di un maggiore controllo, coordinazione e consapevolezza del proprio corpo.

Ecco quindi che la tangoterapia può svolgere un ruolo utile nei percorsi di recupero di persone colpite da sclerosi multipla, esiti di ictus, disturbi dell’equilibrio neurogeni, patologie croniche respiratorie e Parkinson.

Così, dopo una prima fase sperimentale, il progetto della tangoterapia è stato avviato. Marilena Patuzzo è una maestra di ballo professionista, ma non solo, è anche la coordinatrice infermieristica della Riabilitazione specialistica neurologica e della neurologia. Sarà lei a coordinare il progetto che prevede due sessioni settimanali di circa 45 minuti.

Sono molti i balli che spingono al movimento, aiutano il coordinamento dei movimenti e mettono in funzione la pompa cardiaca, ma il ballo argentino è stato ritenuto quello più indicato.

Gli abbracci, le mani che si toccano e il casquet sono il giusto allenamento per aiutare chi ha problemi respiratori, cardiocircolatori e di equilibrio.

Ma a godere del beneficio è anche la sfera psicologica. Il ballo agevola l’interazione sociale, facilità le relazioni e offre l’opportunità di accettare il proprio corpo attraverso un recupero delle capacità motorie.

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fonte vitadidonna.it

Petrodollari a Gaza. Onori all’emiro del Qatar

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Qatari Emir Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani waves to the crowds as he sits next to Gaza’s Hamas prime minister Ismail Haniyeh during a welcome ceremony at the Rafah border crossing with Egypt, in the Gaza Strip – Photo: EPA
The Telegraph article Qatari emir in landmark visit to Gaza
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I petrodollari a Gaza onori all’emiro del Qatar

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di FABIO SCUTO

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È abituato a rompere gli schemi l’emiro del Qatar, lo sceicco Hamad ben Khalifa al-Thani, padrone di Al-Jazeera, la tv araba più seguita al mondo, azionista della Porsche di cui è un appassionato collezionista, proprietario del club di football francese Paris Saint Germain e di grandi catene alberghiere, solo per restare davvero nell’essenziale.
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Politicamente lo sceicco al-Thani è ancora più audace, paladino della “primavera araba” sostiene finanziariamente la rivolta armata contro Assad in Siria, ha messo 2,6 miliardi dei suoi petrodollari a disposizione del nuovo Egitto guidato dai Fratelli musulmani che è in serie difficoltà economiche. Oggi l’apice della sua sfida al vecchio Medio Oriente è stata la visita nella Striscia di Gaza.
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Accolto come il Profeta, lo sceicco al-Thani – primo governante a visitare Gaza da quando Hamas ha preso il potere con un golpe islamico nel 2007 – è arrivato dal valico egiziano di Rafah con un fiume di denaro alle spalle, perché agli annunciati 254 milioni di dollari per finanziare la ricostruzione di Gaza se ne sono aggiunti altri 146, portando il saldo di questo aiuto “fraterno” ai palestinesi di Gaza a oltre 400 milioni di dollari, il più grande impegno finanziario nella Striscia dalla guerra del 2009, quando durante l’Operazione “Piombo fuso” dall’aviazione israeliana furono distrutte migliaia di case e soprattutto infrastrutture come ospedali, scuole, ponti, strade, canali di scolo, due dei tre generatori della centrale elettrica che fornisce elettricità a oltre un milione di abitanti.
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La visita dello sceicco al-Thani era stata annunciata la scorsa settimana durante l’apertura a Gaza di un apposito ufficio del governo di Doha nella Striscia, proprio per seguire e gestire i lavori per la ricostruzione nella Striscia. “Con la sua visita oggi lei annuncia ufficialmente che il blocco economico di Gaza è finito”, ha detto il premier di Hamas, Ismail Haniyeh, a metà mattinata accogliendo al Thani a Khan Younis – la seconda città per importanza nella Striscia – per la posa della prima pietra di un complesso edilizio di 3000 appartamenti che porterà il nome dell’emiro.
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Solo un’ora prima lo sceicco era sceso con la bella moglie Moza e un largo seguito all’aeroporto egiziano di Al Arish da dove poi ha proseguito in elicottero fino al valico egiziano di Rafah e poi con un lungo corteo di auto fino a Khan Younis. Anche se breve, la visita di Al-Thani è di grande significato politico. Egli non ha mai nascosto le sue simpatie per Hamas di cui è un importante finanziatore, come lo è però anche dell’Anp.
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L’emiro oltre che girare generosi cheques nelle casse vuote dell’Autorità palestinese guidata da Abu Mazen, sta finanziando la costruzione di una città-satellite di Ramallah – si chiamerà Rawabi – che ospiterà 35.000 abitanti, con scuole, un ospedale, una biblioteca, un cinema e teatro; un impegno da 1 miliardo di dollari.
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La visita storica di al-Thani testimonia anche il ruolo sempre più attivo che il suo piccolo emirato svolge nello scacchiere regionale. Il Qatar è stato infatti il primo paese arabo a chiedere alla Lega Araba e all’Onu un intervento armato contro Assad e il primo partner arabo della coalizione militare inviata lo scorso anno in Libia a combattere l’ex leader Muammar Gheddafi.
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Allo stesso tempo Doha mantiene buoni rapporti con paesi come gli Stati Uniti, ospita la principale base navale Usa nel Golfo Persico, oltre a una moderata cordialità di rapporti con Iran e Israele. Il Qatar è anche coinvolto, infine nel processo di riconciliazione interpalestinese, ma certamente la fazione rivale di Hamas, Fatah, non ha gradito la visita di oggi.
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Il presidente palestinese e leader di Fatah, Abu Mazen ha fatto sapere tramite un suo portavoce che l’Anp accoglie con favore gli sforzi del Qatar per aiutare la popolazione di Gaza, ma sottolinea “la necessità di preservare la legittima rappresentanza del popolo palestinese ” da parte dell’Anp. Resta il fatto che la Striscia di Gaza man mano si presenta sempre di più come un’entità staccata dal resto del territorio palestinese, Hamas ha governo che amministra Gaza, nei tribunali civili siedono i giudici scelti dal movimento integralista – sulla black list anche dell’Unione europea per la mancata rinuncia al terrorismo e al riconoscimento di Israele – così come nelle università, nelle scuole, negli uffici pubblici.
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Prima per i palestinesi era quasi impossibile ottenere un permesso delle autorità israeliane per uscire dal valico di frontiera di Erez, ma da quando in Egitto è caduto Hosni Mubarak e al potere sono andati i Fratelli musulmani – Hamas è una sua filiazione – è stato riaperto il valico di Rafah rompendo un blocco che durava da quattro anni.
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Hamas esige tasse – anche sulle merci di contrabbando – impone dazi, autorizza o meno la vendita al pubblico di merci. Si comporta come il governo di un mini-Stato islamico che ha non nessuna intenzione di tornare indietro, “riconciliandosi” con il presidente Abu Mazen. Ed è a questa possibilità – quella di riportare Gaza sotto il controllo dell’Anp – che la visita dello sceicco al-Thani oggi ha dato un formidabile colpo, quasi frantumandola.
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Usa, ragazza di colore data alle fiamme si indaga su aggressione Ku Klux Klan / VIDEO: Sharmeka Moffitt:Attacked and set on fire by the KKK

Sharmeka Moffitt:Attacked and set on fire by the KKK

Pubblicato in data 22/ott/2012 da

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This sister was walking and minding her own business when she was attacked and set on fire by the KKK. The police report that they wrote KKK on the hood of her car. I thought this was post racial america. All of us in the black community who see things for what it really is know better. This attack prove what we all thought. Louisiana in the news more often lately with these racial attacks

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Usa, ragazza di colore data alle fiamme si indaga su aggressione Ku Klux Klan Sharmeka Moffitt, foto profilo facebook

Usa, ragazza di colore data alle fiamme
si indaga su aggressione Ku Klux Klan

Sharmeka Moffit, 20 anni, ora ricoverata in ospedale in gravi condizioni, ha raccontato alle autorità di essere stata aggredita e bruciata da tre militanti del Ku Klux Klan. Lo sceriffo della contea ha confermato di aver trovato le tre lettere KKK dipinte sullo sportello della vettura della giovane donna. Ma il sindaco e gli investigatori sono cauti: “Non giungiamo a conclusioni affrettate”


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Edna Moffit, la madre di Sharmeka – article UPDATED: Burn victim’s family speaks

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WASHINGTONSharmeka Moffit, una ragazza nera di 20 anni, si trova in gravissime condizioni a Winnsboro, in Louisiana, con oltre metà del corpo ustionato. La ragazza ha raccontato di essere stata aggredita da tre militanti del Ku Klux Klan, che l’avrebbero insultata prima di cospargerla di liquido infiammabile e darle fuoco.

La vittima ha chiamato la polizia intorno alle 20 di domenica 21 ottobre, dicendo di aver subito un’aggressione e di essere stata bruciata da tre uomini che però non è riuscita ad identificare. Secondo una prima ipotesi potrebbe essersi trattato di un terribile gesto ad opera di membri del Ku Klux Klan. Lo sceriffo Cobbs Kevin ha anche confermato di aver trovato le tre lettere “KKK”, sigla che identifica l’organizzazione razzista che propugna la superiorità della razza bianca, dipinte sullo sportello dell’auto della ragazza, come riporta thenewsstar.com 1 sul suo sito web.

“È necessario non giungere a conclusioni affrettate”, ha detto però il sindaco di Winnsboro, il nero Jackie Johnson: “Non sono del tutto convinto che sia stato un attacco razzista. Bisogna rimanere fuori delle indagini per tutto il tempo di cui la polizia avrà bisogno per trovare l’artefice di questo gesto”. La polizia non ha ancora verificato se si sia trattato effettivamente di un crimine a sfondo razziale. Gli investigatori non hanno ancora trovato alcuna traccia o testimonianza per dire se si sia trattato di un’aggressione casuale o se la vittima fosse stata presa di mira. Nella conferenza stampa hanno fatto appello alla comunità affinché chiunque abbia visto o saputo qualcosa si faccia avanti per fornire elementi utili all’indagine.

L’attacco, tuttavia, ha causato scalpore, soprattutto sui social network. In un primo momento erano circolate voci sul fatto che il motivo dell’aggressione sarebbe stata da attribuire al fatto che la ragazza indossasse una t-shirt di sostegno a Barack Obama. Le autorità e la famiglia, però, hanno già smentito questo particolare.

Della vicenda ha parlato anche Otis Chisley, il presidente della sezione locale della Naacp, la National Association for the Advancement of Colored People, la più conosciuta associazione antirazzista afro-americana. “Aspettiamo di capire bene come sono andati i fatti. Raccomandiamo tutti di muoversi con prudenza”. Al di là dell’esito delle indagini, secondo Chisley,”il razzismo e l’attività del KKK sono una triste realtà in Louisiana. Qui da noi è ovunque, un fenomeno nascosto, ma che esiste”, ha concluso.

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fonte repubblica.it

Anonymous annuncia: abbiamo pubblicato online documenti della polizia

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Anonymous annuncia: abbiamo pubblicato online documenti della polizia

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di

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Il gruppo di hacker attivisti Anonymous Italia dichiara in un post di aver sottratto dati alla polizia. «Da settimane ci divertiamo a curiosare nei vostri server, nelle vostre e-mail, i vostri portali, documenti, verbali e molto altro. Siamo in possesso di una notevole mole di materiale», scrivono i pirati attivisti sul blog Anon-news.

E indicano alcuni contenuti delle informazioni sottratte: «Ad esempio documenti sui sistemi di intercettazioni, tabulati, microspie di ultima generazione, attività sotto copertura; file riguardanti i Notav e i dissidenti; varie circolari ma anche numerose mail».

I documenti sono pubblicati anche sul sito Paranoia.net e altri indirizzi web, suddivisi in cartelle. Raggiungono circa un Gigabyte. Coprono un periodo di diversi anni, dal 1998 almeno a pochi giorni fa. La diffusione dei dati fa parte del progetto “AntiSecIta”: si tratta di un insieme di iniziative per rivelare falle nella sicurezza informatica.

Un portavoce del Viminale ha detto all’agenzia di stampa Reuters che i tecnici della polizia «stanno verificando» la documentazione pubblicata, e che per il momento non ci sono dichiarazioni.

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fonte ilsole24ore.com

Trattativa Stato-mafia, Grasso: «I servizi segreti diano tutte le carte»

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Trattativa Stato-mafia, Grasso: «I servizi segreti diano tutte le carte»

Il procuratore nazionale antimafia: se fossi a capo dell’Intelligence farei di tutto per trovare la verità

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ROMA – «Se fossi a capo dei servizi segreti, oggi, e lo dico non perché io voglia fare una critica, ma cercherei, ovunque, tra le carte, negli archivi, per aiutare a trovare la verità, e farei di tutto per dare alla magistratura e alla politica quelle certezze che ancora non abbiamo». Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, parlando della trattativa Stato-mafia a palazzo San Macuto.

Le inchieste. Per spiegarsi meglio, Grasso ha detto che «nell’inchiesta della Dda di Caltanissetta, i magistrati danno atto dell’ottima collaborazione avuta dai servizi. Ma si tratta di una collaborazione per tutto quello che ha richiesto la procura nissena, non è certo tutto quello che i servizi hanno trovato nei loro archivi!». Grasso, inoltre, ha auspicato – per arrivare alla verità sulla trattativa – di un pentitismo «di Palazzo». «Ci sono dei vivi che potrebbero parlare – ha rilevato – e potrebbero esserci delle carte da resuscitare!». Con riferimento, infine, a quanto finora appurato dalle inchieste che si sono occupate della trattativa – condotte da Palermo, Firenze e Caltanissetta – Grasso ha sottolineato che «l’attività di trattativa c’è stata, l’ex ministro Conso ha detto di aver preso iniziative da solo per far cessare le stragi, le stragi invece sono continuate, la mafia ha ottenuto pochi risultati: la revoca di qualche 41 bis e, nel ’98, la cancellazione delle carceri di Pianosa e dell’Asinara».

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fonte ilmessaggero.it

Finmeccanica, arrestato Pozzessere. Indagato l’ex ministro Scajola

Finmeccanica, arrestato Pozzessere Indagato l'ex ministro Scajola
La sede romana di Finmeccanica

Finmeccanica, arrestato Pozzessere
Indagato l’ex ministro Scajola

Il dirigente è accusato dalla Procura di Napoli di corruzione internazionale nell’inchiesta su forniture all’estero da parte del gruppo. Per l’ex titolare dello Sviluppo i pm ipotizzano il reato di corruzione internazionale. Il gip: tangente da 18 milioni al presidente panamense,  amico di Lavitola: “raccapricciante vicenda”. Perquisizioni a Napoli nella sede dell’Unione industriali per i rapporti tra il presidente Paolo Graziano e la società Finmeccanica

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di DARIO DEL PORTO e CONCHITA SANNINO

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APPROFONDIMENTI

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Un nuovo arresto eccellente apre l’ennesimo  capitolo dell’affaire Finmeccanica. Su richiesta dei pm napoletani Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock è stato eseguito per “pericolo di fuga” un provvedimento di custodia in carcere per Pasquale Pozzessere, ex direttore commerciale della holding di Stato e ora impegnato per la stessa holding nel ruolo di senior advisor per i rapporti con la Russia. Indagato anche Claudio Scajola: l’ex ministro risulta indagato nel filone dell’inchiesta della procura di Napoli sulle forniture Finmeccanica in Brasile. I pm ipotizzano il reato di corruzione internazionale in riferimento ad un suo presunto tentativo di mediazione nell’affare. E’ indagato anche il suo portavoce Nicolucci.

Ma in proposito Scajola dichiara: “Ho appreso di questo avviso di garanzia. Ribadisco che nell’ambito delle competenze di ministro dello Sviluppo economico ho girato il mondo sempre nel rispetto delle leggi e delle regole e ho sempre svolto questi compiti alla luce del sole e in incontri ufficiali. Non ho mai avuto incontri privati. Sono sereno e non capisco cosa ci sia dietro ma da adesso sono a disposizione dei magistrati, se volessero sentirmi sull’argomento. Mi pare strambo – prosegue Scajola – che in questo momento un’attività di ministro di cui sono orgoglioso possa essere vista come qualcosa di losco. Non ammetto alcuna speculazione vergognosa. Non ho alcun portavoce che si chiama Nicolucci, conosco un deputato ma non ho mai avuto un portavoce con questo nome”.

La videointervista – Borgogni: “In Finmeccanica assunti partenti dei politici” /L’articolo

Contemporaneamente è scattata una perquisizione anche a carico di Paolo Graziano, l’attuale presidente di Confindustria Napoli, ai piani alti di Palazzo Partanna, nella qualità di amministratore delegato della società Magnaghi. L’accusa per Pozzessere: corruzione internazionale in concorso con Valter Lavitola, l’ex editore de L’Avanti nonché super-consulente di Finmeccanica. Le indagini condotte dalla Digos di Napoli e dai carabinieri del Noe di Roma  –  è sottolineato in una nota a firma del procuratore aggiunto di Napoli, Francesco Greco – “hanno riguardato le forniture effettuate da tre società del gruppo Finmeccanica Agusta Westland, Telespazio e Selex, al governo di Panama nell’ambito degli accordi stipulati con lo Stato italiano”.

Il coinvolgimento di Pozzessere risale già all’estate del 2011. Poco dopo, scattano le sue dimissioni come direttore commerciale. Sono i giorni in cui esplode il “bubbone” Lavitola-Tarantini, e la Procura di Napoli  ipotizza il ricatto  condotto dall’editore de L’Avanti! e dall’imprenditore barese ai danni dell’ex premier Silvio Berlusconi. Affiora dall’inchiesta il sospetto di “affari opachi”, uno scenario di corruzione internazionale dietro le commesse di Finmeccanica, in particolare sull’asse Roma-Milano-Panama, dove Lavitola, grazie soprattutto ai rapporti personali con il presidente panamense Martinelli e in qualità di consulente di Finmeccanica, diventa l’interfaccia di ogni fornitura che interessi l’Italia. Emergono intercettazioni in cui il manager Pozzessere, al telefono con una delle consulenti di Finmeccanica, Debbie Castaneda, parla con disinvoltura di accordi, di quote. In una telefonata del 17 maggio tra Pozzessere e Castaneda si parla tra l’altro della conclusione “di un contratto del valore di 600 milioni per il quale sarebbe prevista una commissione pari al 5%, di cui l’1,5 destinato a Debbie Castaneda”.  E dal contenuto delle intercettazioni, rilevano gli inquirenti, si intuirebbe che l’uomo che sta concludendo l’affare avrebbe tagliato fuori la donna, “la quale avrebbe così perso 6 milioni di euro”. Sono conversazioni durante le quali gli interlocutori si lasciano andare anche a commenti poco teneri con l’allora governo Berlusconi.  Pozzessere decide di fare un passo indietro,   “pur confermando la propria totale estraneità ai presunti fatti illeciti”. La decisione del manager venne resa nota con una nota ufficiale di Finmeccanica, al fine di “tutelare la reputazione della società in relazione all’esposizione mediatica alla quale il Gruppo e la sua persona sono stati esposti”.

Era 13 mesi fa. Prima che il groviglio di presunte tangenti e corruzione internazionale spingesse Lavitola a costituirsi dopo la lunga latitanza all’estero; e prima che l’inchiesta colpisse addirittura il vertice di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, indagato nell’ambito di un altro filone, poi trasferito da Napoli a Busto Arstizio.

Per quanto riguarda Graziano, leader degli industriali partenopei, sarebbero emersi rapporti tra lui e i manager accusati di corruzione internazionale, relativamente, si legge nella nota della Procura, “ai rapporti posti in essere dalle società Finmeccanica e Fincantieri con il governo del Brasile per la fornitura di alcune navi militari”, un pacchetto di fregate già all’attenzione della Procura di Napoli.

Nella sua ordinanza di custodia, il gip Dario Gallo parla di “preoccupante ricorso da parte di Finmeccanica e società collegate a pratiche corruttive per l’acquisizione delle commesse di governi stranieri”. Il giudice sottolinea quelle che a suo avviso sono “evidenti profili di criticita”, e mette al centro della sua ordinanza una tangente da 18 milioni di euro, versata al presidente panamense per una fornitura di elicotteri Agusta Westland da 180 milioni. Vicenda – scrive il gip  Dario Gallo – “raccapricciante”.

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fonte repubblica.it

IMPRENDITORIA MAFIOSA – Il riciclaggio viaggia sui pallets


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Il riciclaggio viaggia sui pallets

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di Nello Scavo

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Che fine fanno i 110mila bancali in legno che ogni giorno vengono rubati ai trasportatori?
In apparenza sono solo assi di legno. Nella realtà sono lo strumento indispensabile per la consegna delle merci. Talmente prezioso da fare gola alla criminalità organizzata di mezza Europa. Senza i bancali (pallet) in legno, costruiti secondo uno standard che risponde a una convenzione internazionale del 1960, non ci sarebbe commercio. Ma proprio quell’apparentemente insignificante pedana è la nuova frontiera del riciclaggio del denaro sporco e dello smaltimento illegale di rifiuti speciali.

Una inchiesta della Camera ha concluso che ogni anno attraverso il traffico illecito dei bancali vengono sottratti 396 milioni di Iva, per un giro d’affari complessivo di oltre due miliardi di euro. Da stime delle associazioni dei trasportatori si apprende che ogni giorno nel nostro Paese spariscono 110mila pallet, generalmente dirottati verso il ciclo delle rivendite illegali.

Quello recentemente scoperchiato a Cesena dalla Guardia di finanza è un caso di scuola criminale. Le fiamme gialle hanno scoperto una maxi frode fiscale con fatture false per oltre 15 milioni di euro. La documentazione contabile veniva emessa da 18 società operanti nel settore degli imballaggi in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia. Regioni nelle quali gli investigatori non mollano la presa. Indagando a ritroso su ogni singolo componente del network delle 18 ditte, stanno emergendo collegamenti con la criminalità organizzata locale. La frode era basata su imprese e società amministrate da prestanome che dietro compenso si assumevano la responsabilità dell’evasione fiscale.

Gli acquisti dei pallet venivano effettuati totalmente in nero e poi regolarizzati mediante società fittizie, le cosiddette “cartiere” costituite al solo scopo di emettere fatture false, per la vendita dei bancali offerti in questo modo sul mercato a prezzi inferiori. I 18 titolari delle ditte di rivendita, peraltro già pregiudicati per gli analoghi reati, hanno utilizzato questo stratagemma non solo per evadere il fisco, ma anche per riciclare pallets rubati.

Una pedana in legno nuova di zecca può costare fino a 20 euro. Per una usata e acquistata al mercato illegale si spende quattro volte di meno.

«Non è un fenomeno da prendere sottogamba, bisogna pensare anche ai rischi per la salute dei consumatori». B.M. è il titolare di una delle ditte di trasporto vittime di ripetuti furti. L’imprenditore si dice certo di quel che ha raccontato alle forze dell’ordine. Che infatti ne hanno trovato riscontro. «Se vengono sottratte pedane adibite alla consegna di fertilizzanti o sostanze pericolose per la salute – domanda conoscendo già la risposta – e poi quelle stesse pedane finiscono nei magazzini della frutta o in quelli della farina, siamo certi che non ci sarà contaminazione?».

Secondo l’Osservatorio sui pallet, a cui lavorano il Politecnico di Milano e l’Università Liuc, in Italia ogni anno si registrano statisticamente 240 milioni di cicli di utilizzo dei bancali, di questi circa il 30 per cento è gestito illegalmente.

La tentazione del guadagno facile e, soprattutto, della concorrenza sleale, può giocare brutti scherzi anche a marchi blasonati. In Veneto una società olearia è finita nei guai proprio a causa dei bancali di dubbia provenienza. Il 3 ottobre si è aperto un processo che si annuncia lungo anche a causa delle ramificazioni internazionali del business illegale. Viene contestata un’evasione fiscale da quasi 40 milioni di euro. Secondo l’accusa dal 2004 al 2010 sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti. Il caso era stato reso noto dalla Guardia di Finanza di Treviso che aveva individuato una presunta frode milionaria che aveva portato alla denuncia a piede libero 29 persone e 15 società in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna oltre che in Polonia e Ungheria.

Sono state le analisi dei cronotachigrafi dei camion utilizzati per il trasporto dei bancali a confermare i sospetti. In base alla documentazione i pallet si sarebbero dovuti spostare per centinaia e centinaia di chilometri in Italia, in realtà arrivavano a Zero Branco, nel trevigiano, da società estere o da camionisti compiacenti. Il tutto avrebbe permesso alla ditta di non versare le imposte dirette e di ottenere così i rimborsi Iva. Una frode complessa che aveva portato la guardia di finanza di Treviso a sequestrare 3.795 bancali in legno.

Abbastanza per trasportarci tonnellate e tonnellate di prodotti diretti verso le nostre tavole.

Nello Scavo

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fonte avvenire.it

VITERBO – Appalti e rifiuti: arrestate dodici persone. Tra loro il sindaco di Graffignano

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Appalti e rifiuti: arrestate dodici persone. Tra loro il sindaco di Graffignano

Dall’alba, il personale del Corpo Forestale sta eseguendo le dodici misure di custodia cautelare su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari di Viterbo. I reati ipotizzati vanno dalla turbativa d’asta, alla corruzione per atti contrari ai doveri d’uffici

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Viterbo, 23-10-2012

Smantellato dal Corpo Forestale dello Stato, un sistema di corruzione ramificato nei settori della raccolta differenziata di rifiuti, lavori stradali e ristrutturazione di edifici pubblici. Dodici le persone arrestate e 51 quelle denunciate a piede libero.

Tra le persone finite in manette ci sono due dipendenti dell’Ufficio del Genio Civile di Viterbo, il Sindaco e un Assessore del Comune di Graffignano (VT), quattro imprenditori di Viterbo, due di Montefiascone, uno di Tarquinia e due di Celleno.

Dall’alba, il personale del Corpo Forestale sta eseguendo le dodici misure di custodia cautelare su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari di Viterbo. I reati ipotizzati vanno dalla turbativa d’asta, alla corruzione per atti contrari ai doveri d’uffici.

Sono in corso decine di perquisizioni presso ditte e abitazioni e acquisizioni di documenti in uffici pubblici, nel Lazio, Umbria, Veneto e Liguria.

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fonte rainews24.it

Bolzano, spese private con soldi pubblici: Guai italiani per il ‘tedesco’ Durnwalder

Gli indipendentisti di casa nostra hanno tutti una passione in comune: i soldi degli Italiani, che, come tante idrovore, succhiano alacremente senza posa…

mauro

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Bolzano, spese private con soldi pubblici
Guai italiani per il ‘tedesco’ Durnwalder

Per la Corte dei Conti il presidente della provincia autonoma ha speso in vent’anni un milione e 300mila euro in viaggi, feste, regali, medicine, canone Rai, frutta, anche caramelle e libri

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I suoi detrattori dicono che l’abbia fregato l’ostentazione di non sentirsi un politico italiano, e che invece oggi fa di lui il più italiano di tutti gli altri: Luis Durnwalder, presidente della provincia autonoma di Bolzano, 150mila euro netti all’anno di solo stipendio più rimborsi spese e un fondo riservato, è accusato dalla Corte dei Conti di aver speso soldi senza nessuna giustificazione. Un milione e trecentomila euro, finiti in viaggi (non solo per lui, in almeno un’occasione in volo per Vienna c’era anche la sua compagna), feste di compleanno, regali di natale, medicine, tasse per il canone Rai e sulla casa, frutta, caramelle e libri. Tutto pagato, secondo l’accusa, con i soldi pubblici, con quel fondo riservato al governatore, 72 mila euro all’anno, che avrebbero la necessità di essere giustificati. Ma soprattutto spesi nell’ambito della sua funzione, e non per questioni private come sembrerebbe da una prima verifica.

Lui, l’uomo più potente del Sudtirolo, e non solo, si difende annunciando “battaglia legale”. Farà una querela contro le insinuazioni della Corte dei conti, che però sono un fascicolo. Nel frattempo spiega di non aver mai usato un euro per spese private, ma per poi virare di nuovo sulla tesi del complotto: “Mi attaccano perché credono che sia un leone ferito, ma si sbagliano di grosso”. I più realisti del re vanno oltre: “E’ come il Berlusconi del 1994”. Lo paragonano a Berlusconi perché la magistratura contabile ha sequestrato le ricevute dal suo ufficio il giorno in cui era in programma uno dei tanti vertici italo tedeschi, durante i quali arrivano a Bolzano ambasciatori e ministri. Un affronto. Come, appunto, sempre secondo i vertici della Sudtiroler Volkspartei, quel giorno di 18 anni fa, quando Berlusconi venne raggiunto da un avviso di garanzia durante il G7 a Napoli.

Il numero uno della Corte dei Conti neppure lo ascolta. E spiega: “In realtà io di questo vertice non lo sapevo nemmeno – ha detto venerdì il procuratore regionale Robert Schülmers – ma anche se lo avessi saputo non credo che sarebbe cambiato molto. Quello era il giorno che avevo scelto per prelevare i documenti necessari, dal 1994 al 2011, per fare tutti gli accertamenti utili all’inchiesta”.

Alle accuse la risposta è gelida, e l’autunno, dalle parti di Bolzano, potrebbe essere più caldo del previsto. Durnwalder, 23 anni da governatore, quasi 40 ai vertici della politica altoatesina, prima come braccio destro di Silvius Magnago, il grande vecchio, poi da solo e in solitario, senza occuparsi più di tanto degli umori del suo partito, reagisce sul piano personale. Secondo lui sarebbe il modo per farlo fuori nel modo peggiore, accusandolo di essere come “i politici italiani” che – pur non potendolo affermare – ha sempre disprezzato con tutte le sue forze. Ha fatto fuori più avversari politici di amanti e presunte tali. Un gigante, nome da pronunciare sempre sottovoce, perché averlo contro non è semplice.

Oggi qualcosa accade. Ma non per l’indagine, che è appena iniziata e non si sa come possa concludersi, ma semplicemente per il suo riferimento al leone ferito, al potere che con gli anni ha perso e con più di un pretendente per il suo posto che vale quanto Palazzo Chigi. Nel 2013 Durnwalder non sarà ricandidato e dopo 23 anni di potere assoluto deve cercare di ricollocarsi. E oggi i numeri per un qualsiasi incarico non pendono dalla sua parte. Il partito è diviso in correnti e saranno le primarie a decidere chi e cosa farà: per i candidati alle elezioni politiche si terranno in gennaio, quelle per il candidato presidente provinciale si terranno a maggio, cinque mesi prima delle elezioni dell’ottobre 2013. Indicazioni uscite dall’incontro tra i sette responsabili dei Bezirke della Svp, lo stesso presidente provinciale Luis Durnwalder, l’Obmann della Svp Richard Theiner e il segretario organizzativo Philipp Achammer.

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fonte ilfattoquotidiano.it