Archivio | ottobre 24, 2012

Al via Salone del Gusto-Terra Madre. Tema: diritto al cibo – VIDEO: Terra Madre, il Contadino sul Tetto

Terra Madre, il Contadino sul Tetto

Pubblicato in data 23/ott/2012 da

Terra Madre ritorna a Torino in abbinamento al Salone del Gusto. Un importante appuntamento per dar voce ai produttori del mondo, un incontro tra diverse culture e diversi modi di fare, nella convinzione di dover fare qualcosa per la Terra Madre.

Al via Salone Gusto-Terra Madre, tema diritto a cibo

Presenti delegati da Siria, Libia e Cuba, 20mila biglietti venduti


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di Renato Botto e Alessandra Moneti

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TORINO – In una sala, al Palaolimpico, affollata di sombreri, raffinati kimono, pellicciotti indios e gilet gitani dei delegati delle 400 Comunita’ del cibo del mondo Slow Food, in un compendio di colori del mondo, una festosa cerimonia-show ha dato il benvenuto – in prima fila il sindaco di Torino Piero Fassino, Carlo Petrini e Vandana Shiva – ai visitatori del nono Salone del Gusto e quinta edizione di Terra Madre, quest’anno per la prima volta insieme in un maxi-appuntamento che prendera’ il via domani a Lingotto e all’Oval con una cerimonia di inaugurazione, alle ore 10, con il ministro delle Politiche Agricole Mario Catania. L’anteprima in uno spettacolo di musica, parole. Ispirate al tema del ”cibo che cambiera’ il mondo”, tema dell’edizione 2012, a cui ha partecipato per la prima volta il premio Nobel Dario Fo e il direttore generale della Fao Jose’ Graziano Da Silva.

In una emozionante sfilata delle bandiere, sono giunte le delegazioni internazionali da Paesi teatro di guerra, come la Siria. Tra i Paesi di ‘Terra Madre’ oggi Bosnia e Serbia sono nella stessa compagine, come ci sono Palestina ed Israele e tutti i paesi della primavera araba: Egitto, Algeria Tunisia e la Libia. Sono giunti poi delegati da Cuba, e i delegati della Groenlandia, fino all’Australia. ”Torino vi accoglie con gioia – ha detto il sindaco Fassino ai delegati internazionali – come capitale di cultura dove Salone del Gusto e Terra Madre sono gli eventi principali non solo gastronomici ma culturali di una nuova identita’ della citta’. Nella certezza che da questa kermesse usciremo tutti piu’ ricchi, perche’ e’ un tema globale quello della sostenibilita’, quello del diritto del cibo e del diritto di democrazia e del diritto al lavoro”. Superano quota mille gli espositori provenienti da 100 Paesi per una expo che mette in programma una cinque giorni con il 56% degli eventi di natura commerciale e un 44% di appuntamenti culturali e didattici in una vetrina amplia 80 mila metri quadri. ”Finora sono 20mila i biglietti di ingresso prenotati” ha annunciato il presidente nazionale di Slow Food Roberto Burdese, nel sottolineare come ”il cibo di qualita’ sia anticiclico nella crisi. La qualita’ agricola e alimentare sono strategici per uscire dalla crisi, e Torino si conferma una delle capitali mondiale della gastronomia e delle politiche del cibo”.

Salone del gusto-Terra Madre sono ufficialmente tra gli eventi dell’Anno dell’Alimentazione. ”Mi sento quo a mio agio come fossi in famiglia – ha detto Il direttore della Fao Graziano Da Silvia – auspicando un riscatto della dieta sana, non come privilegio ma come diritto di ogni persona. Questa lotta unifica l’agenda della Fao e di Slow Food. Terra Madre – ha aggiunto il direttore che e’ agronomo – e’ una celebrazione della diversita’ che e’ fondamentale per la nutrizione. Un tempo l’essere umano si nutriva di 23mila tra piante e cereali mentre oggi la dieta si basa su una mezza dozzina di cereali. Dobbiamo guardare avanti per l’adempimento degli obiettivi di Rio +20, e in questo l’alimentazione ha grande importanza. Se guardiamo agli oltre 9 miliardi di persone che vivranno nel 2050, la produzione agricola dovrebbe aumentare del 60%. Occorre dunque cambiare i modelli di produzione ma anche quelli di consumo, rivalutando i prodotti locali in un mondo globalizzato. Ma non avrebbe senso cambiare la produzione, senza ridurre lo spreco alimentare. Se riuscissimo a ridurre della meta’ gli sprechi avremmo cibo per un miliardo di persone. Un tema che sara’ discusso nella prima Conferenza intergovernativa a novembre a Roma” ha annunciato il direttore generale della Fao.

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fonte ansa.it

L’Italia e ‘Il bivio’, di Beppe Grillo


rielaborazione foto da fotoantologia.it

Il bivio

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dal blog di Beppe Grillo

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La parola d’ordine dopo il 25 aprile del 1945 fu “ricostruzione“. L’Italia era uscita distrutta dalla guerra con la volontà di ripartire, di cambiare tutto. C’era un senso di solidarietà, ci si aiutava l’uno con l’altro come capita ai sopravvissuti da un terremoto, da uno tsunami. Poveri, ma belli. Le persone erano consapevoli di aver vissuto un immane disastro, una tragedia storica incomparabile in cui l’Italia aveva recitato tutti i ruoli, del buono, del brutto, del cattivo. Gli italiani volevano lasciarsi il passato alle spalle. Cancellarlo per sempre. Ci liberammo dei Savoia, la peggior dinastia d’Europa, venne seppellito il fascismo, si riscrissero le nuove regole del gioco con la Costituzione. Ogni cosa era diventata possibile. Non tutto fu perfetto, non entrammo all’improvviso in un una terra dell’Eden, ma diventammo in pochi anni una delle prime potenze industriali. Si affermarono uomini come Olivetti, Mattei, Ferrari. Il Made in Italy divenne un marchio internazionale. I nostri nonni e bisnonni erano pienamente “consapevoli” della necessità di un cambiamento radicale, per questo riuscirono nell’impresa.

L’Italia di oggi è ricoperta di macerie, come la Berlino di “Germania anno zero” di Roberto Rossellini. Le macerie sono, ma solo in apparenza, invisibili, sono macerie morali, politiche, industriali, sociali, umane, ambientali. Sono ovunque, come una metastasi ignorata da troppo tempo. Il bisturi della magistratura taglia e incide, ma sembra di fronte a un mostro dalle mille teste. Ogni giorno nuovi arresti di persone delle Istituzioni, episodi di corruzione, tangenti, mazzette. Piove merda, si sono all’improvviso aperte le cateratte della Seconda Repubblica. Ci siamo abituati al “puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità“, come diceva Borsellino, e non riusciamo a credere alla possibilità di un mondo diverso. Siamo ipnotizzati da parole come “spread“, “debito pubblico“, “patto di stabilità” ripetuti come dei mantra.

Siamo a un bivio come Nazione, come popolo. Nessuno deciderà per noi, nessuno ci darà aiuto, non ci verrà in soccorso una guerra per liberarci dalla classe politica peggiore dell’Occidente. O ripartiamo da soli o siamo condannati a un declino inarrestabile. Ne dobbiamo avere consapevolezza. Siamo a un bivio e nessuno può sentirsi escluso.

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fonte beppegrillo.it

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Il ‘Vate’ così parlò…


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CAZZ(AR)OLA! – Esodati, governo battuto in commissione. Contributo ricchi, 3% oltre 150mila euro

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Esodati, governo battuto in commissione
Contributo ricchi, 3% oltre 150mila euro

Approvato quasi all’unanimità un emendamento alla legge di Stabilità che amplia le garanzie per gli esodati

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ROMA – La commissione lavoro della Camera ha approvato all’unanimità (solo il deputato del Pdl Giuliano Cazzola non ha partecipato) un emendamento alla Legge di Stabilità che amplia le garanzie per gli esodati. La proposta, che ora dovrà essere esaminata dalla commissione Bilancio di Montecitorio, è passata con il no del governo.

Il parere contrario dell’Esecutivo è stato dato per ragioni di coperture finanziarie, viene spiegato. L’emendamento approvato in commissione Lavoro, che ora dovrà essere sottoposto all’esame della commissione Bilancio come tutti gli altri emendamenti alla Legge di Stabilità, è a prima firma Silvano Moffa ed è stato sottoscritto da tutti gli altri capigruppo. L’unico deputato a non aver partecipato alla votazione è l’esponente del Pdl Giuliano Cazzola.

Contributo dai ricchi.
L’ampliamento delle garanzie per i lavoratori esodati prevede tra le coperture anche un contributo di solidarietà del 3% per la parte di reddito che supera i 150mila euro. L’emendamento che amplia le garanzie per gli esodati riscrive le misure messe a punto dall’Esecutivo con la Legge di Stabilità e, oltre il contributo di solidarietà, stabilisce che nel Fondo da 100 milioni previsto dal governo confluiscano tutte le risorse stanziate per i lavoratori esodati, pari a 9 miliardi di euro. Inoltre prevede che eventuali risparmi all’interno di questo stanziamento restino a disposizione del Fondo e quindi dei lavoratori esodati. Le misure riguardano gli anni 2013 e 2014 e secondo delle stime informali avrebbero bisogno di circa 3 miliardi di coperture.

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fonte ilmessaggero.it

Segretaria di Bersani indagata per truffa alla Regione Emilia-Romagna


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Segretaria di Bersani indagata per truffa alla Regione Emilia-Romagna. Il difensore: chiariremo tutto

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«Visto che c’è un esposto, ancorché di Raisi (deputato ex Pdl, ora Fli, ndr), è giusto che la magistratura accerti. Io sono sicuro che le cose siano state fatte per bene». Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a proposito delle vicenda che coinvolge Zoia Veronesi, sua storica segretaria, indagata dalla Procura di Bologna per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia-Romagna.

Circa un paio di settimane fa ha ricevuto un avviso a comparire. Al centro dell’inchiesta, condotta dal Pm Giuseppe Di Giorgio, il suo ruolo avuto a Roma per decisione della Regione come «raccordo con le istituzioni centrali e con il parlamento».

Negli accertamenti compiuti dalla magistratura non sarebbe stata trovata traccia di questa attività di cui era stata incaricata. La truffa si sarebbe concretizzata proprio in questo: nel non aver svolto l’attività a cui era stata chiamata. E l’ammontare della truffa – per l’ipotesi di accusa – sarebbe quindi relativo alla retribuzione avuta dalla Regione per l’anno e mezzo circa in cui ha ricoperto l’incarico. Poi si è dimessa dalla Regione ed è stata assunta dal Pd.

A mettere in moto l’inchiesta fu nel marzo 2010 il famoso esposto di Enzo Raisi in cui si ipotizzava la creazione di un incarico appositamente per la Veronesi da parte della Regione, tale da consentirle di continuare a seguire a Roma l’attività del segretario del Pd ed ex presidente dell’Emilia-Romagna.

«Il pubblico ministero – ha spiegato l’avvocato difensore, Paolo Trombetti (già difensore dell’ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono) – ci ha invitato a rendere interrogatorio: cosa che faremo senz’altro perché abbiamo interesse a chiarire che non c’è stata nessuna irregolarità da parte di chiunque, tanto meno della signora Veronesi. L’ipotesi di reato – ha aggiunto – viene respinta. Come verrà dimostrato nell’ interrogatorio è tutto regolare e senza ombre. Si tratta di una vicenda in cui nulla le può essere rimproverato».

Non c’è – almeno al momento – nessun coinvolgimento “romano” nell’inchiesta: «Le indagini, allo stato, sono circoscritte alla signora Zoia Veronesi», ha precisato il Procuratore aggiunto di Bologna, Valter Giovannini, portavoce della Procura. «Sono stati acquisiti ed esaminati – ha aggiunto – tutti i documenti relativi sull’iter burocratico relativo al distacco».

Zoia Veronesi – dopo l’uscita della notizia dell’esposto di Raisi, nel marzo 2010 – aveva spiegato di essere una dipendente regionale con orario di lavoro di 36 ore: «Nel tempo libero e nei weekend faccio quello che mi pare gratuitamente». E aveva aggiunto che Bersani, con cui lavora da 20 anni, quando è diventato segretario Pd le aveva chiesto se era disponibile a lavorare con lui. La decisione era stata di andare a lavorare con lui, dopo avere annunciato il 28 gennaio 2010 le dimissioni dalla Regione, diventate tali dopo i due mesi di preavviso.

La posizione di «raccordo con le istituzioni centrali e con il parlamento» venne istituita dalla Regione il 27 maggio 2008, poco dopo la caduta del governo Prodi. La posizione era stata poi soppressa nel settembre 2010.

Enzo Raisi: non sono responsabile dei tempi delle indagini
Enzo Raisi, deputato di Fli, commenta la vicenda su Facebook un «risultato» di una delle sue denunce: «Mi dispiace – scrive – che gli esposti, presentati a inizio 2010 nei confronti di attività della Regione Emilia-Romagna, oggi, in pieno svolgimento delle primarie del Pd, possano produrre effetti nella competizione. Non sono io il responsabile dei tempi delle indagini».

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fonte ilsole24ore.com

USA – Quattordicenne beve 1,5 litri di energy drink e muore / Monster Energy: US girl, 14, died from heart attack


La giovane vittima – fonte immagine

Ragazzina beve 1,5 litri di energy drink e muore

L’abuso della bevanda energetica Monster potrebbe aver causato la morte di una ragazza di 14 anni negli Usa

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di Elmar Burchia

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Può metterti le ali, ma può anche ucciderti: una quattordicenne del Maryland ha bevuto due grosse lattine di Monster Energy e ventiquattro ore dopo è crollata. Due lattine della nota bevanda energetica da 0,7 litri corrispondono alla caffeina contenuta in sette lattine di Coca-Cola. L’autopsia ha confermato che Anaïs F. è deceduta a causa di un «grave scompenso cardiaco dovuto all’avvelenamento da caffeina». La famiglia della giovane ha deciso di fare causa al gruppo, questo è precipitato in borsa, mentre la Food and Drug Administration sta indagando altre morti sospette.

Monster Energy (Ap)Monster Energy (Ap)
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ACCUSA – L’abuso dell’energy drink, Monster Energy, potrebbe aver causato la morte di una ragazza di 14 anni. La denuncia è scattata nei giorni scorsi da Wendy Crossland, madre della giovane deceduta a fine dicembre 2011 per un’aritmia cardiaca. La donna ha avviato un’azione legale contro l’azienda produttrice collegando il decesso della figlia Anaïs all’abuso della bevanda, riferisce il New York Times. Se nel frattempo l’azienda americana ha respinto ogni accusa – evidenziando come la morte della ragazza non sia in alcun modo riconducibile all’assunzione della bevanda – a Wall Street Monster Beverage ha terminato la seduta di lunedì in ribasso del 14,2% (da metà giugno il titolo ha perso oltre il 40% del suo valore). Monster Beverage ha inoltre sottolineato che – dopo aver venduto oltre 8 miliardi di lattine – è la prima volta in 16 anni che viene riscontrato un legame tra la bevanda e un decesso.

MORTI SOSPETTE – Ciò nonostante non è l’unica accusa di questo tipo contro la società. Shelly Burgess, portavoce della Food and Drug Administration, ha detto al New York Times di aver ricevuto negli ultimi tre anni cinque segnalazioni di decessi che potrebbero esser stati causati da un consumo eccessivo dell’energy drink. Le bevande analcoliche negli Stati Uniti possono contenere non oltre 71,5 milligrammi di caffeina per 0,35 litri. Tale limite non viene tuttavia applicato agli energy drink visto che sono considerati degli integratori alimentari. Nelle lattine di Monster Energy da 700 millilitri sono contenuti 240 milligrammi di caffeina, 50 mg più che nella lattina della concorrente Red Bull. Per le giovani ragazze e i ragazzi le bevande energetiche sono una «trappola mortale», accusa la madre della 14enne. Il produttore deve prendere atto che il suo prodotto «può uccidere».

Elmar Burchia

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fonte corriere.it

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Could Monster Drinks Kill You?


Pubblicato in data 24/ott/2012 da

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US girl, 14, ‘died from heart attack after just two cans of Monster’ in fifth death linked to energy drink

  • Anais Fournier, from Maryland, had heart attack brought on by ‘caffeine toxicity’ two days before Christmas last year
  • Her parents have launched wrongful death suit over ‘death trap’ drink
  • Monster is the leading U.S. energy drink by volume with 39% of market
  • Energy drink, described by the company as ‘killer energy brew’, contains seven times the amount of caffeine as can of cola

By Louise Boyle

PUBLISHED: 21:12 GMT, 22 October 2012 | UPDATED: 19:09 GMT, 23 October 2012

Monster Beverage has been sued by the family of a 14-year-old girl who died after she had just two cans of the energy drink.

The Food and Drug Administration announced today it was investigating reports of five deaths associated with the drink and one non-fatal heart attack, prompting the company’s shares to fall 14 per cent.

Anais Fournier, died on December 23, 2011 from a heart attack brought on by ‘caffeine toxicity’ after drinking two 24-ounce Monster cans within 24 hours.

video

Toxic: The parents of Anais Fournier, who died from caffeine toxicity after two cans of Monster energy drink, have filed a lawsuitToxic: The parents of Anais Fournier, who died from caffeine toxicity after two cans of Monster energy drink, have filed a lawsuit

The FDA reported people had adverse reactions after they consumed Monster Energy Drink, which comes in 24-ounce cans and contain 240 milligrams of caffeine – or seven times the amount of the caffeine in a 12-ounce cola.

The wrongful death suit, filed in California Superior Court in Riverside, said that after drinking two 24-ounce cans of Monster Energy on consecutive days, Anais went into cardiac arrest.

An autopsy revealed the teenager, from Hagerstown, Maryland, died of cardiac arrhythmia due to caffeine toxicity that impeded her heart’s ability to pump blood.

The medical examiner also found that she had an inherited disorder that can weaken blood vessels.

Miss Fournier’s parents Wendy Crossland and Richard Fournier claim Monster failed to warn about the risks of drinking its products.

Ms Crossland told the Record Herald: ‘I was shocked to learn the FDA can regulate caffeine in a can of soda, but not these huge energy drinks.

‘With their bright colors and names like Monster, Rockstar, and Full Throttle, these drinks are targeting teenagers with no oversight or accountability. These drinks are death traps for young, developing girls and boys, like my daughter, Anais.’

Monster is the leading U.S. energy drink by volume with nearly 39 per cent of the market, but Austria’s Red Bull has the highest share by revenue due to its premium price.

The company touts Monster Energy Drink on its website as a ‘killer energy brew’ and ‘the meanest energy supplement on the planet’.

The cans bear labels stating that the drinks are not recommended for children and people who are sensitive to caffeine.

Health concerns: The FDA said it was investigating reports of five deaths and a non-fatal heart attack linked to highly caffeinated Monster Energy DrinksHealth concerns: The FDA said it was investigating reports of five deaths and a non-fatal heart attack linked to highly caffeinated Monster Energy Drinks

Although the FDA is investigating the allegations, which date back to 2004, the agency said the reports don’t necessarily prove that the drinks caused the deaths or injuries.

‘As with any reports of a death or injury the agency receives, we take them very seriously and investigate diligently,’ Shelly Burgess said in a statement.

Monster Beverage Corp said it does not believe its drinks are ‘in any way responsible’ for Miss Fournier’s death.

‘Monster is unaware of any fatality anywhere that has been caused by its drinks,’ the company said in a statement. It said it intends to vigorously defend itself in the suit.

Monster’s shares plunged $7.59, or 14.2 percent, to close at $45.73 in trading on Monday.

Energy drinks are a tiny part of the carbonated soft drink market, representing about 3 per cent of sales volume, according to a recent report by industry tracker Beverage Digest. Last year, sales volume for energy drinks rose by nearly 17 per cent.

The increased sales have brought heightened scrutiny from state and federal authorities.

In August, New York state Attorney General Eric Schneiderman issued subpoenas to energy drink makers, including Monster, as part of the state’s investigation of the industry.

In September, Senators Dick Durbin, D-Ill., and Richard Blumenthal, D-Conn., asked the FDA to take another look at the effect that caffeine and other ingredients in energy drinks have on children and adolescents.

Read more: http://www.dailymail.co.uk/news/article-2221554/Monster-Beverage-lawsuit-Girl-14-died-heart-attack-just-cans-drink.html#ixzz2AEu2e5ht
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Il ministero della Salute blocca quattro vaccini antinfluenzali Novartis

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20121024_vaccino.jpg

Il ministero della Salute bloccaquattro vaccini antin fluenzali Novartis

Divieto di utilizzo in via precauzionale di alcuni antinfluenzali: «Necessarie alcune verifiche». Stop a 8 milioni di dosi

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ROMA – Il Ministero della Salute e l’Aifa hanno disposto il divieto immediato a scopo cautelativo e in attesa di ulteriori indagini dell’utilizzo di alcuni vaccini antinfluenzali Novartis.«Ai cittadini – spiega una nota – è richiesto di non acquistare né utilizzare tali vaccini fino a nuova comunicazione».

I vaccini vietati sono Agrippal; Influpozzi sub unità; Influpozzi adiuvato; Fluad, tutti prodotti dall’azienda Novartis. L’Aifa, «sulla base della documentazione presentata dall’azienda, ha stabilito la necessità di ulteriori verifiche circa la qualità e la sicurezza degli stessi, dal momento che questi potrebbero presentare una aumentata reattogenicità, cioè la capacità di indurre effetti collaterali e reazioni indesiderate. Il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, sta seguendo da vicino la situazione».

Le dosi in circolazione. Si stima siano di 6 milioni le dosi di vaccino della Novartis sul mercato italiano. In tutto in Italia si utilizzano 12-14 milioni di dosi per campagna antinfluenzale. Ma, secondo quanto si è appreso, il provvedimento di divieto di acquisto e utilizzo per il momento avrebbe riguardato solo le circa 500 mila dosi attualmente distribuite. Con lo stop alla distribuzione delle 2,3 milioni di dosi dell’azienda olandese Crucell al momento quindi potrebbero mancare per l’avvio della campagna, se i provvedimenti venissero confermati, oltre 8 milioni di dosi.

Potenzialmente pericolosi.
Le dosi di vaccino della Novartis sono oggetto del provvedimento di blocco «poichè i medicinali presentano difetti di qualità potenzialmente pericolosi per la salute pubblica». Le dosi sottoposte al provvedimento, precisamente, sono 487.738. Lo rende noto il Ministero della Salute diffondendo il provvedimento che l’Aifa ha inviato a i soggetti coinvolti.

Le motivazioni.
Mancano elementi sull’esatta composizione degli aggregati», e «l’impatto del difetto sulla qualità, sulla stabilità del vaccino e di conseguenza sulla sicurezza». In particolare , secondo l’Aifa è stato evidenziato un problema riguardo al fenomeno di «aggregazione proteica». Nel documento si spiega che toccherà alla Novartis Vaccines and Diagnostics assicurare l’immediata comunicazione del divieto di vendita e utilizzo a tutti i destinatari del medicinale oggetto del provvedimento nel più breve tempo possibile e, comunque, entro e non oltre 48 ore dalla ricezione del presente provvedimento. Il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute «è invitato a verificare l’avvenuta comunicazione del divieto di utilizzo, procedendo, in caso di mancato adempimento da parte della ditta interessata, al sequestro dei vaccini anti-influenzali».

Mercoledì 24 Ottobre 2012 – 12:45
Ultimo aggiornamento: 17:14
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PAGLIACCIATE STORICHE – Marcia su Roma, scontro a Perugia sulla rievocazione: protesta dell’Anpi

http://valterbinaghi.files.wordpress.com/2010/08/armatabrancaleone.jpg
L’Armata Brancaleone – fonte immagine

Marcia su Roma, scontro a Perugia sulla rievocazione: protesta dell’Anpi

La presidente Marini: «In contrasto con la nostra coscienza civile». E l’onorevole Verini chiama il ministro Cancellieri

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PERUGIA – Tutti contro la rievocazione della Marcia su Roma del prossimo week end. Dopo l’uscita dei giorni scorsi di Emiliano Pampanelli, capogruppo del Prc al Comune di Perugia, che anche ieri ha ribadito la sua contrarietà all’iniziativa, si muovono le istituzioni. Il convegno sulla Marcia su Roma, secondo la presidente della Regione Catiuscia Marini,«non dovrebbe essere svolto, ritengo questa iniziativa sia in totale contrasto con la storia e la coscienza civile dell’Umbria e di tutto il Paese».

Duro il sindaco Wladimiro Boccali: «Che qualcuno organizzi a Perugia una sorta di pantomima celebrativa della Marcia su Roma – ha detto – potrebbe sembrare grottesco, se non fosse, prima di tutto, politicamente disgustoso». Una «ferma condanna» è arrivata anche dal presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi. «Feriti e costernati dal fatto che per le strade di Perugia siano stati affissi manifesti che ricordano la Marcia su Roma» si sono detti Francesco Innamorati e Mario Bravi, di Anpi e Cgil Umbria, annunciando per sabato prossimo un presidio antifascista in corso Vannucci (dalle 10), al quale aderirà «con convinzione» anche il Pd umbro («si tratta di una provocazione di cattivo gusto – secondo il segretario regionale Lamberto Bottini – che oltraggia la Costituzione e offende la memoria della Resistenza»).

Mentre il deputato del Pd Walter Verini ha segnalato l’evento al ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, chiedendole di «valutare la situazione» e sottolineando che l’iniziativa «prevede la presenza di nostalgici, neofascisti, estremisti di destra e sigle che rievocano pagine terribili della storia italiana». Renato Locchi, capogruppo del Pd in consiglio regionale, parla di «inquietante amarcord e di tentativo di enfatizzare un accadimento funesto per gli italiani».
Per il consigliere regionale Orfeo Goracci (gruppo Comunista Umbro) «riportare sui manifesti forme che ricordano la marcia su Roma è offesa per la Costituzione per gli italiani che coraggiosamente opposero una dura e forte resistenza al fascismo». Per il capogruppo dell’Idv a palazzo Cesaroni, Oliviero Dottorini,«non è accettabile celebrare la marcia su Roma né organizzare manifestazioni per il ricordo». Il convegno si tiene sabato e domenica, in occasione dei 90 anni della Marcia su Roma partita proprio dal capoluogo, dall’hotel Brufani che ospiterà l’appuntamento.

Tra le iniziative, previsto anche un «omaggio religioso» sulle tombe degli «squadristi perugini» nel cimitero della città. A organizzare il convegno, il Comitato Pro 90/o anniversario della Marcia su Roma. «Ci dispiace per le polemiche – ha aggiunto, ha spiegato il responsabile culturale, Pietro Cappellari- ma è un’esagerazione pensare che sia una manifestazione politica. È un convegno che può interessare oppure no». Ma Perugia si ribella e scende in piazza cn il preisdio antifascista.

Martedì 23 Ottobre 2012 – 19:11
Ultimo aggiornamento: 19:31
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CLAMOROSO! SCAJOLA, PAGATA TANGENTE A SUA INSAPUTA – ‘Spuntano’ 550 milioni in una trattativa con il Brasile

Finmeccanica, l’accusa del dirigente
«Il ministro chiedeva l’11% di 5 miliardi»

Spunta una tangente da 550 milioni in una trattativa con il Brasile. Indagato Scajola

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NAPOLIUna percentuale di «ritorno» pari all’11 per cento dell’appalto che in realtà nasconde il pagamento di tangenti a politici e faccendieri. Affari conclusi o avviati in quattro Stati grazie ai buoni rapporti dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dei suoi uomini più fidati come l’ex ministro e coordinatore del Pdl Claudio Scajola. Sono i verbali di Lorenzo Borgogni, ex responsabile delle Relazioni istituzionali di Finmeccanica, a svelare ai pubblici ministeri Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock i retroscena delle commesse internazionali trattate in India, a Panama, in Indonesia e in Russia. Ma non solo. Perché l’ordinanza di arresto per il manager Paolo Pozzessere svela la presenza di altri testimoni preziosi, come il direttore generale di Fincantieri Giuseppe Bono e come lo stesso ex presidente e amministratore delegato della holding specializzata in sistemi di Difesa Pierfrancesco Guarguaglini, ascoltato dai magistrati come testimone.

«Vogliono l’11 per cento»
È il 10 novembre quando Borgogni viene interrogato sulla trattativa avviata da Fincantieri e Finmeccanica per la fornitura di 11 fregate militari al governo brasiliano che si era improvvisamente arenata. «Il canale tra l’Italia e il Brasile era rappresentato dall’onorevole Claudio Scajola e dal parlamentare napoletano Massimo Nicolucci e ciò perché Scajola era molto legato al ministro della Difesa brasiliano Jobin. Preciso che, anche se all’epoca Scajola era ministro dello Sviluppo economico il suo dicastero non aveva nulla a che fare con l’affare della fornitura delle fregate. Paolo Pozzessere, che curò i rapporti tra Fincantieri e Finmeccanica, mi disse di aver appreso dal dottor Giuseppe Bono (direttore generale di Fincantieri) che in cambio delle illustrate agevolazioni era stato pattuito un “ritorno” – che avrebbe dovuto pagare la stessa Fincantieri quale contratto di agenzia – dell’ammontare dell’11 per cento dell’affare complessivo pari per la sola Fincantieri a 2,5 miliardi di euro. Tale cifra di “ritorno” percentuale – secondo quanto riferitomi da Pozzessere – doveva essere parzialmente destinata tra Scajola e Nicolucci da una parte e Jobin dall’altra».
Il manager svela anche il coinvolgimento dei vertici di Finmeccanica: «In una fase immediatamente successiva appresi sia da Pozzessere sia dall’allora amministratore delegato Pierfrancesco Guarguaglini – evidentemente messo a parte da Pozzessere – che era stata chiesta anche a noi di Finmeccanica la stessa percentuale di “ritorno” dell’11 per cento della nostra parte in affari (pari anch’essa a 2,5 miliardi di euro). Al riguardo Guarguaglini mi disse di aver detto a Pozzessere che la percentuale massima di “ritorno” che lui era disposto a pagare era quella del 3 per cento. Come ho detto tale percentuale doveva essere pagata sia da Fincantieri, sia da Finmeccanica tramite la stipula di un contratto di agenzia in Brasile in capo a un agente evidentemente indicato dal ministro Jobin. Non so se Finmeccanica ha già stipulato tale contratto. Credo che Fincantieri l’abbia sicuramente stipulato. Almeno così mi è stato detto».

Berlusconi e l’Indonesia
Il 7 luglio 2011 Pozzessere, che non sa di avere il telefono sotto controllo, viene chiamato da Silvio Berlusconi.
Berlusconi: Senti sono qui con il nostro professore, il senatore Esteban Caselli che mi porta una lettera del signor James Sesliki che è il chairman della “Iached Limited”, una società che dice di avere la possibilità di una vendita di aerei da trasporto fabbricati da voi per seicento milioni di dollari all’aeronautica militare indonesiana.
Pozzessere: Sì, esiste questa possibilità. È vero. È una cosa complessa…
Berlusconi: Ecco questo signore dice che può organizzare una riunione a Giakarta con il nuovo capo dell’aeronautica indonesiana e un emissario italiano di alto livello… Dice che è veramente fondamentale che questa vendita non contempli alcun elemento di agenti locali perché nel caso contrario è inevitabile che in Indonesia possano nascere degli scandali che pregiudicherebbero il contratto… io sono in grado di garantire la vendita libera da interferenze». Berlusconi fissa dunque l’appuntamento.
L’11 novembre Pozzessere viene interrogato come testimone per chiarire che cosa avvenne dopo questa telefonata. E dichiara: «Dopo qualche giorno mi chiamò il senatore Caselli (è uno dei senatori eletti all’estero, ndr ) mi disse che mi avrebbe presentato tale Tsatsiky, che era l’uomo che poteva aiutarci nella trattativa. Caselli fissò quindi un appuntamento con Tsatsiky nel mio ufficio e io convocai anche Giordo, amministratore delegato di Alenia. Caselli però mi richiamò e dette disdetta dicendo che Tsatsiky non gli aveva fornito sufficienti credenziali. Dopo un po’ di tempo un mio collega responsabile di Finmeccanica a Londra, Alberto De Benedictis, mi disse di aver incontrato Tsatsiky il quale gli aveva detto che il senatore Caselli gli aveva chiesto dei soldi per farlo incontrare con me e per avere un mandato di agenzia da Finmeccanica, o meglio da Alenia. La cosa mi lasciò molto perplesso ma non avevo voglia di avvertire dell’accaduto Berlusconi e quindi dissi al “suo uomo” Valter Lavitola di raccontarglielo, dicendogli che ero molto seccato».
Anche Giuseppe Bono assegna al faccendiere questo ruolo quando racconta di essere andato a palazzo Grazioli per l’affare delle fregate dopo che Lavitola gli aveva chiesto «un compenso per l’attività svolta nella firma degli accordi e Berlusconi mi disse che lui era il suo fiduciario per il Brasile».

24 ottobre 2012 | 7:20

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fonte corriere.it

fonte vignetta

FOLLIA – Louisiana, la ragazza nera si sarebbe data fuoco da sola

Sharmeka MoffittSharmeka Moffitt

Louisiana, la ragazza nera si sarebbe data fuoco da sola

La polizia locale, dopo ore di intense indagini, ha reso noto di essersi convinta che Sharmeka Moffitt, questo il nome della donna, avrebbe prima imbrattato la sua auto con un insulto razzista e la firma del KKK

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Washington, 24-10-2012

Si sarebbe inventata l’attacco a sfondo razzista, dandosi fuoco da sola. Colpo di scena nella tragica vicenda della ragazza nera ustionata gravemente a Winnsboro, che a questo punto si tinge di giallo.

 La polizia locale, dopo ore di intense indagini, ha reso noto di essersi convinta che Sharmeka Moffitt, questo il nome della donna, avrebbe prima imbrattato la sua auto con un insulto razzista e la firma del KKK.

Quindi si sarebbe cosparsa il corpo di liquido infiammabile, dandosi alle fiamme. Dopo essersi data fuoco, sempre da sola, la ragazza avrebbe tentato di spegnere le fiamme e chiamato con il cellulare gli agenti, inventandosi di sana pianta la storia dell’aggressione ai suoi danni da parte dei tre uomini incappucciati. Proseguono comunque le indagini, anche per appurare le possibili ragioni di un simile gesto.

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fonte rainews24.it