Archivio | ottobre 27, 2012

USA – Obama e Romney? Non ci sarà mai un vero dibattito


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Non ci sarà mai un vero dibattito

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DI PAUL CRAIG ROBERTS
Prison Planet.com

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Servirebbe l’aiuto di Dio se Obama e Romney dovessero un giorno partecipare ad un vero e proprio dibattito su problemi reali all’Oxford Union. Li massacrerebbero.

Il “dibattito”, ha rivelato che non solo i candidati, ma tutto il paese è completamente scollegato da  qualsiasi problema reale e non si rende conto della pericolosità di certe azioni. Ad esempio,  nessuno dice mai che i cittadini degli Stati Uniti possono essere imprigionati e giustiziati senza un giusto processo.Basta questo per far terminare la libertà e la vita di un cittadino americano, per mano del suo stesso governo:  questa è una decisione irresponsabile approvata da qualche ramo dell’esecutivo.

Non c’è dubbio che gli americani, non ci pensano, perché credono che questo potrà succedere solo ai terroristi che se lo meritano. Ma, visto che non servono né prove né un giusto processo, come possiamo sapere che succederà  solo ai terroristi? Possiamo davvero fidarci di un governo che ha iniziato guerre in sette paesi, basandosi solo su falsità?  Se il governo degli Stati Uniti mente sulle armi irachene di distruzione di massa, con il fine di invadere un paese, perché non dovrebbe mentire su chi è veramente un terrorista?

L’America ha bisogno di un dibattito su come si può essere più sicuri dopo aver rimosso la protezione costituzionale di un giusto processo. Se il potere del governo non è limitato dalla Costituzione, chi ci sta governando, Cesare? I Padri fondatori non si sarebbero affidati di un “Caesar” con la sicurezza che abbiamo dimostrato noi. Che cosa è cambiato ora che ci possiamo fidare di un “Caesar”?

Se fossimo sotto una minaccia terroristica la Costituzione dovrebbe essere sospesa o sostituita da un’azione esecutiva eccezionale, di emergenza, ma come mai che tutti i presunti casi di terrorismo sembrano operazioni sotto copertura organizzate dall’FBI?  In undici anni non c’è stato un solo caso in cui il “terrorista” ha preso l’iniziativa!

Negli undici anni dopo il 9/11, gli atti di terrorismo interno sono stati impercettibili, se anche non inesistenti. Cosa giustifica le enormi e costose attività del Dipartimento di Sicurezza Nazionale? Perché la Sicurezza Nazionale dispone di Squadre Speciali di Reazione provviste di attrezzature militari e veicoli corazzati? http://www.dhs.gov/photo/hsi-using-armored-vehicles-training-ice

https://i0.wp.com/www.dhs.gov/sites/default/files/styles/large/public/images/2011-04-05-ice-training-using-armored-vehicles.JPG

ICE Homeland Security Investigations (HSI) special agents participate in a rigorous training exercise utilizing armored vehicles designated for Special Response Teams. Exercises like this one prepare special agents for national security events.

Photographer’s Organization:
U.S. Immigration and Customs Enforcement
Date Taken:
April 5, 2012
Alt Text:

ICE training using armored vehicles

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Chi sono i destinatari di queste unità militarizzate? Se in undici anni di governo degli Stati Uniti che ha provocato omicidi, mutilazioni, e esilio di milioni di musulmani non ha provocato massicci atti di terrorismo interno, perché la Sicurezza Nazionale ha creato una propria forza armata nazionale? Perché non ci sono state udienze congressuali e discussioni pubbliche? Come può un governo con un bilancio in profondo rosso permettersi una seconda forza militare senza poterle assegnare un vero obiettivo definito e una motivazione costituzionalmente legale?

Qual è la motivazione di Security Nazionale, serve forse a creare una gioventù Patria? E’ un nuovo FEMA  (1)  un travestimento per uno scopo più sinistro, una Gioventù hitleriana come scrivono certi siti Internet ? ( https://www.dhs.gov/blog/2012/09/14/welcome-fema-corps-inaugural-class). I massicci acquisti di munizioni da parte della Sicurezza Nazionale  servono a riunire un corpo nazionale con giovani da 18 a 24 anni ? Come possono accadere tante cose davanti ai nostri occhi senza che nessuno faccia domande?

Perché Romney non ha chiesto a Obama perché sta lavorando tanto per ribaltare la sentenza della Corte Federale che ha stabilito che i cittadini degli Stati Uniti non possono essere oggetto di detenzione a tempo indeterminato in violazione della Costituzione degli Stati Uniti?

È perché Romney e i suoi consiglieri neoconservatori sono d’accordo con Obama e con i suoi consiglieri? Se è così, allora perché un tiranno dovrebbe essere meglio di un altro?

Perché gli Stati Uniti hanno costruito una rete di campi di detenzione, per la quale sono stati assunti degli  “specialisti di internamento “? https://www.youtube.com/watch?v=b0gvWkHNeQs&list=UUiqRq2mT_bBPMRhHap684Ig&index=10&feature=plcp

Perché l’esercito americano adesso ha una politica per “stabilire  programmi di lavoro per detenuti civili e campi di prigionia civili dentro le istallazioni militari”? http://armypubs.army.mil/epubs/pdf/r210_35.pdf

Ecco la relazione di Rachel Maddow su come Obama critica i neoconservatori di Bush & Cheney per violazioni della Costituzione degli Stati Uniti e del diritto di legiferare degli Stati Uniti e poi anche lui propone le stesse cose: http://www.youtube.com/watch?v=L8J_lcHwkvc

In che modo i dibattiti presidenziali hanno evitato che  droni Predator volassero sulle nostre teste in ambito nazionale, negli Stati Uniti d’America? Per quale motivo? Perché anche le più piccole stazioni di polizia dei posti  più remoti vengono dotate di  carri armati? Li ho visti. In piccole comunità bianche come gigli a nord di Atlanta, in  Georgia, con tante MacMansions  da un milioncino di dollari l’una, militarizzate dalla polizia con carri armati e armi automatiche. Squadre SWAT (2) in pieno assetto militare sono ovunque. Ma che succede? In queste aree semi-rurali non si vedrà mai un terrorista e nessuno prenderà  ostaggi.  Eppure, sono tutti armati fino ai denti, sono tanto armati che potrebbero essere mandati a combattere contro il Terzo Reich o contro l’Armata Rossa.

Tutte queste domande sono in pieno conflitto con la presunzione di una perfezione morale dell’America. Non ci sarà mai un dibattito su questi argomenti. Ma se ci dicono ” Questa è l’economia, stupido”, perché non c’è dibattito economico?

Il mese scorso la Federal Reserve ha annunciato il piano QE3. Ma se il  QE1 e il  QE2 non hanno funzionato, nessuno dei due, perché tutti, compreso il presidente della Federal Reserve, dovrebbero pensare che  il QE3 funzionerà?

Malgrado ciò, i mercati finanziari con tutta la loro irrazionalità, e senza avere la minima idea su nulla, esultavano per questo QE3. Questo può succedere solo perché ciò che regola il mercato azionario è la propaganda, le bugie e la disinformazione, non i fatti.

Il tanto incensato mercato azionario è incapace di prendere una decisione giusta. Le decisioni sono prese da pazzi che operano con scelte di breve periodo. L’unico percorso sicuro da prendere è quello di eseguire gli ordini come lemming (3). Questa strategia assicura che un gestore di portafoglio è sempre al centro del gruppo, non va meglio o peggio degli altri e, quindi, non perde i suoi clienti.

Che bello sarebbe stato se Obama e Romney avessero affrontato in un vero e proprio dibattito su come è stato elaborato il QE3, se è stato progettato per aiutare le  “banche troppo grandi per fallire” ma che non hanno soldi o se serve per aiutare le famiglie, che con due stipendi di oggi mettono insieme un  reddito reale di 45 anni fa. Perché  questa è la situazione attuale del reddito reale medio familiare.

Come si riesce salvando una banca “troppo grande per fallire” ad aiutare anche una famiglia il cui lavoro o il cui posto di lavoro principale è stato esportato in Cina o in India, con la scusa di ottimizzare i profitti delle imprese, per dare un bonus di risultato ai dirigenti e pagare dividendi, che arrivano da speculazioni finanziarie , agli azionisti?

Ovviamente la popolazione attiva degli Stati Uniti è stata sacrificata per dare più utili alla classe dei mega-ricchi.

Una domanda appropriata  per il dibattito sarebbe stata:  Perché si è sacrificato il livello di vita dei lavoratori americani per produrre maggiori utili ai mega-ricchi?

Domande come queste non potranno mai essere ascoltate in un “dibattito presidenziale”.

Nel 21° secolo, i cittadini degli Stati Uniti sono diventati una nullità. Possono essere brutalizzati da quella stessa polizia che vive con  le loro tasse, per aver protestato contro qualche ingiustizia o per nessun motivo, possono essere picchiati, arrestati, torturati e addirittura uccisi. La polizia, pagata con soldi pubblici, picchia persone paralizzate su una sedia a rotelle, incastra chi chiede aiuto contro i criminali, spara con i taser contro vecchie signore e bambini piccoli, e spara contro cittadini inermi, a sangue freddo, che non hanno fatto altro che perdere il controllo, sia pure per uso di alcool, droghe, o per la rabbia della loro impotenza.

Agli americani hanno lavato il cervello, ma pagano con le loro tasse tutti i livelli di governo per avere una protezione contro la violenza gratuita, ma le tasse vengono invece impiegate per produrre violenza gratuita contro loro stessi.

A ogni americano, fatta eccezione per il piccolo numero di mega-ricchi che controlla Washington, può capitare di essere arrestato e di perdere la sua libertà e le sue proprietà, sulla base di niente, basta una denuncia di un membro del ramo esecutivo che potrebbe voler portarsi a letto la moglie dell’imputato, la fidanzata, appropriarsi dei suoi beni, o solo risolvere un problema personale come sbaragliare un rivale o vendicarsi contro una scuola, una università, o un rivale in affari.

In America oggi, la legge è al servizio dei potenti, non della giustizia. In effetti, non esiste una legge, e non c’è giustizia. Solo un potere ingiustificabile.

A che serve votare se il risultato sarà uguale?  Entrambi i candidati rappresentano gli interessi di Israele e non gli interessi degli Stati Uniti.  Entrambi i candidati rappresentano gli interessi del complesso dei militari e della sicurezza, dei latifondisti agro-alimentari, delle imprese off-shore, di chi vuole sopprimere i sindacati, la libertà civile e la Costituzione degli Stati Uniti, che è in mano ad un potere esecutivo senza ritegno.

Negli Stati Uniti oggi vince il potere del denaro. Non conta nient’altro. Devi andare a votare per dare il tuo appoggio per continuare a farti sfruttare? Ogni volta che gli americani votano danno un voto per accettare di essere annullati.

Dr. Paul Craig Roberts  è il padre della Reaganomics e l’ex Capo del  Dipartimento del Tesoro. Giornalista ed ex  direttore del Wall Street Journal. Il suo ultimo libro, “How the Economy Was Lost: The War of the Worlds”, spiega perché l’America si sta disintegrando

Fonte: http://www.prisonplanet.com Link: http://www.prisonplanet.com/in-amerika-there-will-never-be-a-real-debate.html
25.10.2012

Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di ERNESTO CELESTINI

Note :

  1. La Mission del FEMA è sostenere i cittadini ed essere pronti al primo intervento per assicurare che, come nazione, si lavori insieme per costruire, mantenere e migliorare la capacità di preparare, proteggere, reagire, e ridurre i rischi.  (http://www.fema.gov/about-fema)
  2. SWAT (Special Weapons and Tactics) team è un’unità speciale di polizia, usata per situazioni eccezionali che richiedono  uso l’uso di una Potenza di fuoco aggiuntiva.
  3. Il gioco dei Lemmings è basato su una credenza popolare secondo la quale dei piccoli roditori nei periodi di carestia si ucciderebbero gettandosi in massa da un dirupo. Capovolgendo questo concetto il gioco consiste nell’ evitare che esserini, tanto innocui quanto stupidi, vadano incontro a morte certa.

 

fonte comedonchisciotte.org

Pdl, le macerie dopo Silvio

Pdl, le macerie dopo Silvio

Le Amazzoni della Santanchè. Gli ex di An come La Russa, terrorizzati di perdere tutto. Quelli che invece vorrebbero buttarsi al centro. L’addio del Cavaliere ha scatenato il panico (e a volte le comiche) nel suo partito

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di Marco Damilano

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Se lo contendono, come una reliquia. Lo tirano di qua e di là, lo strattonano senza pudore. Antichi colonnelli, giovani delfini già appassiti, amazzoni ingrate, vecchi marpioni, pasionarie ingiallite si preparano a spartirsi quel che resta dell’eredità politica più ambita, la creatura di Silvio Berlusconi fondata in piazza San Babila la sera del 18 novembre di cinque anni fa e affossata in questo autunno 2012. Con il terrore che alla fine il Cavaliere decida di invertire la marcia, organizzare una contro-discesa in campo, un anti-predellino che avrebbe lo stesso effetto dell’ingresso in politica diciotto anni fa. Un clamoroso addio alla scena, nessun partito di Silvio, nessuna candidatura alla Camera o al Senato, nulla di nulla. Giove si ritira sull’Olimpo, gli altri, i comuni mortali, facciano come vogliono, lui non ci sta più.

Martedì 23 ottobre, a pochi giorni dalle elezioni regionali in Sicilia in cui il Pdl si gioca gran parte del suo futuro (se riesce a mantenere il primato nell’isola che fu generosissima di consensi sarà un miracolo e proverà ad andare avanti, in caso contrario si sbaracca senza supplementi di agonia), le riunioni di Montecitorio danno il senso dello sfaldamento. Al primo piano Gianni Letta segue intensamente la presentazione di un libro su Mino Martinazzoli, l’ultimo segretario della Dc che nel 1993, di fronte al crollo del partito-Stato, sospirò: «Dio si è voltato dall’altra parte». A un corridoio di distanza, nella sala della Regina, il premier Mario Monti inaugura una mostra su Tommaso Moro, il santo patrono dei politici. «Il mondo è fuori di sesto», la sentenza di William Shakespeare accoglie la piccola folla di parlamentari del Pdl che accompagna Monti. Valentino Valentini, il deputato-interprete del Cavaliere nei tempi belli, Giorgio Lainati, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi che ha organizzato la serata si aggirano un po’ attoniti tra inginocchiatoi, mappamondi, l’ascia del boia con tanto di ceppo su cui appoggiare la testa, tutto poco allegro, in effetti. Nel cortile il colossale Guido Crosetto attende di parlare con Daniela Santanchè, appena scomunicata dai capigruppo Cicchitto e Quagliariello: «Dice che il Pdl è finito per farci perdere in Sicilia». L’unico contento appare l’ex presidente della regione Liguria Sandro Biasotti: «C’era la sala piena», racconta. Ma non si tratta di un incontro del Pdl: il deputato riferisce della tappa di Matteo Renzi a Genova, con invidia: «C’erano tutti i nostri: e ci sarei andato anch’io. Qui non si muove più nulla».

Berlusconi? Berlusconi non c’è. E’ un inedito, l’assenza, in questo autunno del centrodestra. «L’altro giorno mi ha telefonato», racconta Crosetto, «aveva saputo che dovevo andare in televisione e mi ha tenuto venticinque minuti su quello che avrei dovuto dire: in Italia non si può fare niente, il premier non ha poteri, non può neppure revocare i ministri, ci sono il Parlamento, il Quirinale e la Consulta che bloccano le sue riforme…». Discorsi già sentiti, già. «Berlusconi sta distruggendo tutto quello che ha costruito, non ha neppure il coraggio di dirci cosa pensa davvero, manda avanti le ragazze». A posto di Berlusconi parlano le portavoci. La Santanchè scatenata contro il segretario Angelino Alfano, cui riserva il trattamento Fini, gli stessi epiteti che usò quando lasciò An: «Gianfranco ha le palle di velluto». E la new entry Micaela Biancofiore, la bionda deputata altoatesina, la vera depositaria della linea del Capo. «Lei è in buona fede e Berlusconi se ne serve. Al contrario di Daniela, che lo usa per i suoi interessi», raccontano nel Pdl. La settimana scorsa la Biancofiore era stata incaricata di sondare la possibilità di fare un gruppo autonomo alla Camera di fedelissimi berlusconiani, in vista della presentazione di una lista elettorale: chi ha il gruppo parlamentare non deve raccogliere le firme per candidarsi. «Devi dirmi da che parte stai: con il Presidente o con Alfano?», si sono sentiti chiedere i possibili transfughi.

Fosse così facile la scelta: «Il Pdl è un campo di Agramante», ammette il ciellino Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo. Ci sono i montiani e gli anti-montiani. Tra i primi ci sono i rinnovatori, convinti che alle prossime elezioni bisogna costruire un soggetto nuovo con chi ci sta, da Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo a Fermare il declino di Oscar Giannino: l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, i sindaci formattatori, i liberali post-berlusconiani Isabella Bertolini e Giorgio Stracquadanio. E ci sono i democristiani che puntano a riunire una parte del Pdl con i centristi di Pier Ferdinando Casini: il padre nobile Giuseppe Pisanu, il pugliese Raffaele Fitto, nel gruppo ci sarebbe anche Claudio Scajola, ma si trova azzoppato dall’ennesima inchiesta giudiziaria. Sul fronte opposto, gli anti-montiani, c’è il gruppo Santanchè-Biancofiore, ma anche gli ex An di Ignazio La Russa e dell’eternamente giovane Giorgia Meloni, divisi tra la tentazione di mollare il vecchio partito e fare da soli e la necessità elettorale di restare nel Pdl. E poi c’è il corpaccione del partito, terrorizzato dall’avvicinarsi del 2013 senza squadra e senza capitano. Le ex ministre Mara Carfagna e Mariastella Gelmini. I socialisti di Fabrizio Cicchitto che rispolverano la sigla Lib-Lab (liberali-laburisti), di moda quando la Champions League si chiamava Coppa dei Campioni e andava in onda in bianco e nero.

I teo-con di Gaetano Quagliariello e di Eugenia Roccella, promotori con Maurizio Gasparri di un manifesto conservatore con la riscoperta di Dio, patria e famiglia, pensa te la modernizzazione. E il segretario Alfano che prova a costruire il ponte tibetano, il sentiero fragile che conduce alle elezioni 2013, giocando sull’intreccio tra i voti in Sicilia, Lombardia e Lazio e l’appuntamento nazionale per riscrivere la mappa delle alleanze. Una vittoria in Sicilia restituirebbe ossigeno al delfino berlusconiano, il primo risultato positivo della sua segreteria, e consentirebbe di riprendere il dialogo con Casini, come consiglia il presidente del Senato Renato Schifani, che ha rilanciato l’alleanza dei moderati. In Lombardia, intanto, Alfano progetta lo scambio con l’amico Roberto Maroni, la poltrona che fu di Roberto Formigoni per il capo leghista in cambio di un patto elettorale con il Carroccio nel Nord. «Ma non si può costruire un’alleanza dei moderati senza rompere con la Lega e con la destra populista», avverte Pisanu.

Già, difficile tenere tutto insieme. L’unico che ci è riuscito tace da mesi. E nel silenzio di Berlusconi, nelle sue assenze, c’è un indizio di verità sul futuro che il Cavaliere sta preparando per sé e per il Pdl. Una exit strategy che lo consegni alla storia con l’immagine del leader disinteressato e sconfitto. Anche perché il vero interesse è sempre lo stesso: le aziende, la cassaforte, il patrimonio. Negli ultimi mesi sulla scrivania di Arcore si accumulano i dati negativi su Mediaset. Un bollettino di guerra: riduzione del valore del titolo in Borsa, meno dieci per cento nell’ultima settimana, calo della pubblicità, format fossilizzati, scarsa apertura sui mercati internazionali, forte indebitamento con le banche, una perdita di bilancio stimata in 97 milioni di euro. Quasi gli stessi dati del 1992-93 che provocarono la discesa in politica di Berlusconi. E che oggi potrebbero motivare il percorso inverso: con la ricerca di un socio straniero con cui condividere il patrimonio. Una scelta che avrebbe agli occhi del Cavaliere almeno tre vantaggi: rilanciare Mediaset all’estero, un altro azionista in casa che farebbe da mediatore nella spartizione del patrimonio tra i figli di prime e seconde nozze, infine nessun governo, neppure uno guidato dal tandem Bersani-Vendola, potrebbe danneggiare un’azienda che è riuscita a rilanciarsi con un partner internazionale.

Letta e Fedele Confalonieri premono su Berlusconi per questa soluzione. Consigliano un addio soft, un messaggio agli italiani che potrebbe suonare così: «Ho promesso che se non fossi riuscito a cambiare l’Italia non sarei rimasto incollato alla sedia come un politicante qualsiasi». Berlusconi aggiunge altri elementi di giudizio. La quasi certezza di assoluzione nel processo Ruby, almeno per l’accusa di istigazione alla prostituzione minorile. L’incertezza di una campagna elettorale in cui non sarebbe protagonista. Anzi, sarebbe costretto a inseguire: non solo il Pd, ma soprattutto il Movimento 5 Stelle che pesca nell’elettorato berlusconiano deluso. E c’è la convinzione, infine, che la prossima legislatura sarà caotica e brevissima: dopo un anno si potrebbe tornare a votare, meglio restare fermi un giro. Ma la cerimonia degli addii berlusconiana sarà molto dolorosa per le due fazioni che si contendono il Cavaliere: ciò che resta del Pdl di Alfano e le amazzoni Santanchè-Biancofiore. Berlusconi ha del resto annunciato una misura che fa male: ha già tagliato (da 5 a 4 milioni) la fideiussione che garantisce la vita del Pdl, dalla prossima campagna elettorale il partito non potrà più contare sulle garanzie personali del premier (oltre 178 milioni per Forza Italia). Viveri tagliati, bocche asciutte. E nel Pdl ragionano ora di lasciare la sede di via dell’Umiltà. Anche un’ipotetica lista berlusconiana dovrebbe camminare con le sue gambe. «Ma così Berlusconi conclude la sua avventura nel peggiore dei modi: con un sistema politico sfasciato, abbandonato a Grillo», si lamentano ora nel Pdl. Troppo tardi, forse.

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fonte espresso.repubblica.it

Stanotte torna l’ora solare, alle 3 gli orologi andranno rimessi indietro di un’ora

Stanotte torna lora solare, alle 3 orologiandranno rimessi indietro di unora
Stanotte torna lora solare, alle 3 orologiandranno rimessi indietro di unora

Stanotte torna l’ora solare, alle 3 orologi andranno rimessi indietro di un’ora

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(AGI) – Roma, 27 ott. – Torna questa notte l’ora solare: alle ore 03.00 si dovranno spostare un’ora indietro le lancette degli orologi. L’ora legale tornera’ il 30 marzo 2013. Secondo quanto rilevato da Terna, durante il periodo di ora legale, iniziato il 25 marzo 2012, grazie proprio a quell’ora quotidiana di luce in piu’ che ha portato a posticipare l’uso della luce artificiale, l’Italia ha risparmiato complessivamente circa 613 milioni di kilowattora (647 milioni di kWh il minor consumo del 2011), un valore pari al consumo medio annuo di elettricita’ di 205.000 famiglie.

In termini di costi, l’Italia ha risparmiato con l’ora legale circa 102 milioni di euro. Nei mesi di Aprile e Ottobre si e’ registrato, come di consueto, il maggior risparmio di energia elettrica. Cio’ e’ dovuto, spiega Terna, al fatto che questi due mesi hanno giornate piu’ “corte” in termini di luce naturale, rispetto ai mesi dell’intero periodo.
Spostando in avanti le lancette di un’ora, quindi, si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attivita’ lavorative sono ancora in pieno svolgimento.

Nei mesi estivi come luglio ed agosto, invece, poiche’ le giornate sono gia’ piu’ lunghe rispetto ad aprile, l’effetto “ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attivita’ lavorative sono per lo piu’ terminate, e fa registrare risultati meno evidenti in termini di risparmio di elettricita’. In termini di costi, l’Italia ha risparmiato con l’ora legale circa 102 milioni di euro, considerando che per il cliente finale 1 kilowattora e’ costato, nel periodo in esame, in media circa 16,65 centesimi di euro al netto delle imposte.
Nel dettaglio, ad aprile si e’ avuto un risparmio di 129 milioni di kWh, a maggio di 81 milioni di kWh, a giugno di 34 milioni di kWh, a luglio di 34 milioni di kWh, ad agosto di 33 milioni di kWh, a settembre di circa 85 milioni di kWh e ad ottobre di 161 milioni di kWh. Nel 2011 il risparmio e’ stato pari a 91 milioni di euro poiche’ il costo medio di 1 kilowattora era di 14,06 centesimi di euro.
Dal 2004 al 2012 il risparmio complessivo del Paese e’ stato di circa 5 miliardi e 600 milioni di kilowattora, pari ad un valore di circa 800 milioni di euro.

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fonte agi.it

CONTRO LE ‘TROMBE’ MEDIATICHE CHE GRIDANO ‘AL LUPO’ – ‘No Monti day’ pacifico. Blocco strade, pochi vandalismi – VIDEO

A Roma sfila pacificamente il “No Monti Day”

Pubblicato in data 27/ott/2012 da

Il “No Monti Day” per le vie di Roma si è svolto pacificamente. 150mila secondo gli organizzatori, le persone che hanno manifestato la loro contratrietà al governo di Mario Monti.

‘No Monti day’ pacifico
Blocco strade, pochi vandalismi

Slogan e striscioni, ma purtroppo – fra la maggioranza di dimostranti pacifici – si sono inseriti anche gli intemperanti: lanci di uova, imbrattamenti con vernice su banche e sugli sportelli automatici posti all’esterno degli istituti. Un cassonetto rovesciato e un altro dato alle fiamme. Disagi alla circolazione per blocchi su tangenziale e A24. Tutto questo in una capitale “blindata”, con numerosi negozi chiusi ed altrettante saracinesche abbassate, per timore dei cosiddetti “black bloc”

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ROMA –

Un tentativo di aggregare le forze di sinistra radicalmente contrarie a Monti e al suo programma di governo? Certamente è troppo presto per dirlo. Ma il ‘No Monti day’, organizzato a Roma da un vasto cartello di realtà sia politiche, Rifondazione Comunista, Sinistra critica, spezzoni della federazione della sinistra e altre sigle della galassia extraparlamentare, insieme a realtà della società civile e del sindacalismo ”radicale”, come Cobas e Usb, movimento No-tav e per la casa, ha oggi fatto segnare un primo, indiscutibile, successo.

Anche favorito dal tempo atmosferico, su Roma si prevedevano forti acquazzoni che invece non sono arrivati, si sono ritrovati in migliaia, forse anche più dei 30.000 previsti, a chiedere politiche ”radicalmente alternative” alla cura Monti e, soprattutto, una nuova aggregazione di sinistra, a livello europeo, che potrebbe trovare un primo punto di intesa nello sciopero generale a livello europeo che si sta paventando per il 14 novembre prossimo.

A chiederlo sono stati da leader storici della sinistra come Fausto Bertinotti a responsabili di realtà sindacali come Pietro Bernocchi dei Cobas, e le voci delle migliaia di persone accorse con oltre 300 pullman da tutta Italia a Roma. Una manifestazione che si è svolta, malgrado alcuni timori della vigilia, nell’assoluta serenità con un bilancio, sotto l’aspetto dell’ordine pubblico, assolutamente tranquillo: un cassonetto dato alle fiamme e qualche sportello di istituto di credito imbrattato da scritte contro ”il potere delle banche”.

Il ‘No Monti day’, ovviamente, ha voluto dare un segnale anche al Pd, e a quei partiti di sinistra che si candidano ad allearvisi (leggi SEL) sulla necessità di ricercare strade radicalmente nuove rispetto, ha spiegato ad esempio Fausto Bertinotti, ”alle politiche devastanti imposte dalla troika a livello europeo”, mentre in casa nostra a costruire una ”sinistra” che oggi non c’è più mentre si è entrati in una fase di regime post-democratico”. Bersaglio principale dei manifestanti, ovviamente, il premier Mario Monti e i governi europei simboleggiati da una grande piovra portata a spalla dallo spezzone del corteo composto dagli studenti medi ed universitari.

La manifestazione ha visto insieme, oltretutto, i sindacati di base e di svariate realtà produttive del Paese, dall’Alitalia ai precari della scuola e della ricerca fino ad arrivare ai vigili del fuoco che si sono presentati all’appuntamento con le loro divise d’ordinanza. Tra gli slogan e gli striscioni esposti: ”Facciamogliela pagare. Blocchiamo tutto” e ”Piazze invase contro la troika. E’ l’Europa che ce lo chiede”.

“E’ ora di smetterla di inseguire il centrodestra o il centrosinistra, bisogna fare una politica alternativa che disobbedisca all’Europa, che vuole distruggere lo stato sociale”. Così segretario della Federazione della sinistra, Paolo Ferrero, al comizio in piazza San Giovanni, al termine del corteo. “Chiedo alla Cgil – prosegue Ferrero – che qualche sciopero contro Berlusconi lo ha fatto, cosa aspetta a fare uno sciopero generale contro questo governo delle banche e dei padroni”.

“Capisco chi protesta”, dice intanto il premier da Riva del Garda dove è intervenuto al Festival della Famiglia  e dove non sono mancati tafferugli tra manifestanti e forze dell’ordine.

Ultima Modifica: 27 ottobre 2012, 19:13

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fonte grr.rai.it

Oggi il No Monti Day, Roma si blinda. In piazza anche medici e studenti / VIDEO: GIORGIO CREMASCHI Le ragioni della No Monti Day 1

GIORGIO CREMASCHI Le ragioni della No Monti Day 1

Pubblicato in data 25/ott/2012 da

GIORGIO CREMASCHI – Le ragioni della No Monti Day
Siamo persone che lottano, organizzazioni sociali e sindacali, forze politiche e movimenti civili, e ci siamo assunti l’impegno di dare voce e visibilità alle tante e ai tanti che rifiutano e contrastano Monti e la sua politica di massacro sociale, dando vita il 27 ottobre a Roma a una giornata di mobilitazione nazionale,
NO MONTI DAY. SCENDIAMO IN PIAZZA PER DIRE:

• NO a Monti e alla sua politica economica che produce precarietà,licenziamenti, disoccupazione e povertà, no alle controriforme liberiste, oggi e domani.

• NO all’Europa dei patti di stabilità, del Fiscal Compact, dell’austerità e delrigore, che devastano da anni la Grecia e ora l’Italia

• NO all’attacco autoritario alla democrazia, NO alla repressione contro i movimenti e il dissenso, no allo stato di polizia contro i migranti.

• Sì al lavoro dignitoso, allo stato sociale, al reddito, per tutte e tutti, nativi e migranti.

• Sì ai beni comuni, alla scuola e alla ricerca pubblica, alla salute e all’ambiente, a un’altra politica economica pagata dalle banche, dalla finanza dai ricchi e dal grande capitale, dal taglio delle spese militari e dalla cancellazione delle missioni di guerra, dalla soppressione dei privilegi delle caste politiche e manageriali, sì alla cancellazione di tutti i trattati che hanno accentrato il potere decisionale nelle mani di una oligarchia.

• Sì alla democrazia nel paese e nei luoghi di lavoro, fondata sulla partecipazione, sul conflitto e sul diritto a decidere anche sui trattati europei.

Oggi il No Monti Day, Roma si blinda
In piazza anche medici e studenti
Rischio infiltrazioni black bloc

L’appello di Alemanno ai manifestanti: «Rispettate la città»

https://i0.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20121027_manifestazione.jpg

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ROMA – Tre cortei oggi a Roma, allerta per possibili incursioni dei black bloc, centro blindato e bus deviati. I primi a sfilare sono stati i medici per la manifestazione Diritto alle cure, diritto a curare. Il corteoè partito alle 11 da piazza della Repubblica con meta al Colosseo. I medici e cittadini chiedono di fermare i tagli al servizio sanitario. Durante il passaggio del corteo le linee tram 5-14 erano state disattivate tra Porta Maggiore e Termini.

Appello di Alemanno. «Non posso non lanciare l’ennesimo appello ai manifestanti per il rispetto della città, evitando violenza e danneggiamenti e rendendo l’impatto sul traffico meno gravoso per tutti. Abbiamo negli occhi quello che è successo lo scorso anno e non vogliamo che si ripeta» ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Confidiamo che grazie all’operato delle Forze dell’Ordine e alla responsabilità dei manifestanti – ha aggiunto Alemanno – tutto ciò non si ripeta». «Se ci sono segnali preoccupanti che arrivano dalla Questura? Pur in una situazione di massima allerta, si confida che non ci siano degenerazioni della manifestazione. Tutti hanno diritto a manifestare e proclamare le proprie idee ma lo possono fare molto meglio senza violenza», ha infine concluso il sindaco.

Durante il corteo dei medici una banda ha suonato la marcia funebre e quattro camici bianchi hanno portano sulle spalle la bara del Servizio Sanitario Nazionale. «Il funerale è simbolico – ha spiegato Vincenzo Carpino, segretario del sindacato degli anestesisti – perché i cittadini devono capire che la sanità pubblica è quasi morta e devono scendere in piazza con noi per dire basta ai tagli».

Gli anestesisti: pronti a uscire dal servizio pubblico. «In queste condizioni è diventato impossibile lavorare. Se non abbiamo risposte siamo anche pronti ad uscire dal servizio sanitario pubblico e poi vediamo come fanno» ha aggiunto Carpino. «È una batosta continua, il ministro ci dia delle risposte, quando ci sono i tagli non può dire io non c’entro, altrimenti se ne vada e lasci il posto ad un altro».

Gli altri due cortei. Alle 12.30 da piazzale Aldo Moro il corteo degli studenti di scuole e università. Poi il corteo No Monti Day che partirà alle 14.30 da piazza della Repubblica per arrivare a piazza San Giovanni.

No Monti Day, allerta per i black bloc, Roma blindata. Contro il pericolo di eventuali infiltrati, in campo gli uffici investigativi di Roma che sono in collegamento con le digos di tutta Italia. Gli organizzatori hanno previsto l’arrivo nella Capitale di circa 300 pullman, anche se due giorni fa, le prenotazioni erano a quota 100. In campo circa mille uomini delle forze dell’ordine.

Bonificato il percorso del corteo che si muoverà da Piazza della Repubblica e passando per via Cavour, piazza dell’Esquilino, piazza S. Maria Maggiore, via Merulana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto, si concluderà a piazza San Giovanni. Dalle strade attraversate dal corteo sono quindi stati rimosse auto e taxi in sosta mentre i cassonetti della spazzatura sono stati tutti sigillati.

Sabato 27 Ottobre 2012 – 09:00
Ultimo aggiornamento: 14:11
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Usa, l’uragano Sandy incombe sul voto: oltre 30 morti nei Caraibi


Hurricane Sandy is seen churning northwards in this NOAA handout satellite image taken on October 25, 2012. The hurricane, strengthening rapidly after crossing the warm Caribbean Sea, slammed into southeastern Cuba early on Thursday with 105 mph winds that cut power and blew over trees across the city of Santiago de Cuba. REUTERS/NOAA National Hurricane Center/Handout – fonte immagine

Usa, l’uragano Sandy incombe sul voto: oltre 30 morti nei Caraibi

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NEW YORK – Gli Stati Uniti aspettano l’arrivo dell’uragano Sandy. Fa talmente paura che è stato soprannominato ‘Frankenstorm’, per la sua ‘mostruosa’ potenza distruttiva e perché, guarda caso alla vigilia di Halloween, rischia di diventare un ‘assemblaggio’ di due vortici diversi, uno tropicale e uno artico. Insomma, una tempesta perfetta.

Oltre 30 morti ai Caraibi.
Da molte ore i media continuano a dare aggiornamenti sulla distruzione lasciata da Sandy dietro di sé nei Caraibi – oltre 30 morti, qualcuno parla di 39 vittime, e danni pesanti – e sulla sua direzione e velocità.

Sull’East coast alla vigilia dell’election day.
E al tempo stesso, molti giornali notano che, ironia della sorte, i cambiamenti climatici sono di fatto rimasti fuori dalla campagna elettorale per le presidenziali del 6 novembre, ma ora l’uragano potrebbe anche influenzarle. Secondo varie previsioni potrebbe infatti abbattersi su tanti stati in bilico della East Coast, i famosi battleground dove i due candidati sono impegnati a recuperare i voti degli ultimi indecisi, provocando un terremoto organizzativo. Romney, ha già annunciato la cancellazione di un comizio previsto domenica in Virginia. Ma anche Obama potrebbe essere danneggiato dall’aggravarsi della situazione: come responsabile della sicurezza nazionale, potrebbe dover tornare alla Casa Bianca per dirigere i soccorsi. Già oggi ha tenuto una riunione con Craig Fugate, responsabile della Fema, la Protezione Civile Usa.

Ignorato il tema del clima.
Proprio mentre la stampa nota con sarcasmo che, anche dopo un ennesimo anno di temperature record, di siccità e di scioglimento dei ghiacci artici; nè il presidente Barack Obama nè lo sfidante repubblicano Mitt Romney hanno citato il surriscaldamento della terra nei dibattiti-sfida in tv. In questo modo «hanno fatto la storia», scrive ironico in un blog sull’Huffington Post l’ambientalista Tim Profeta. È infatti la prima volta dal 1988 che l’effetto serra non viene citato e discusso in un dibattito presidenziale.

Il Nyt.
E il New York Times si domanda come mai nessuno dei due candidati abbia sentito l’urgenza di rispondere a domande fondamentali come: Devono gli Stati Uniti tagliare le emissioni di gas responsabili dell’effetto serra? e se si, di quanto e quanto velocemente? dovrebbe l’energia pulita essere sovvenzionata? Dovrebbe il Paese investire più dollari nella ricerca per l’energia pulita?’. Lo stesso giornale si risponde che in realtà «la lista delle ragioni è lunga». E ne cita alcune, come la necessaria trasformazione del sistema americano di produzione e consumo dell’energia, che almeno a medio termine causerebbe un aumento dei prezzi. E anche il fatto che i due modi più efficaci per ridurre l’inquinamento – tassarlo o regolarlo – sono di fatto un argomento ‘politicamente tossico’, quando i problemi dell’economia sono al centro di tutto.

Climatesilence. org.
Politico a sua volta volta riferisce che molti ambientalisti hanno lanciato l’allarme. «Considerato che i cambiamenti climatici potrebbero essere la sfida maggiore a cui dovremmo far fronte nei prossimi decenni, il silenzio…è un vero disservizio per il Paese», ha scritto Michael Mann, ricercatore di meteorologia della Penn State University. E stato anche creato un sito web, ‘climatesilence.org’, per esortare i due candidati ad esprimersi sui cambiamenti climatici. Tra l’altro vi si può leggere che «l’incapacità» di Obama e Romney «di collegare i punti e fare un pò di matematica mette a rischio la nostra Nazione e impedisce lo sviluppo di un piano nazionale e globale per rispondere alla sfida più urgente della nostra epoca».

Venerdì 26 Ottobre 2012 – 22:23
Ultimo aggiornamento: Sabato 27 Ottobre – 09:35
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