Il figlio dottorando si suicidò, Zarcone querela la Fornero per il suo «choosy» rivolto ai giovani

Caro Ministro Fornero,
sono una delle pochissime laureate italiane ad avere la fortuna di svolgere il lavoro per cui ha studiato e che ama, con un bel contratto (da aprile, finalmente) e anche con una buona retribuzione. Ho avuto l’enorme fortuna, dopo la laurea, di essere scelta per uno stage e di avere un padre che in quel momento ha potuto mantenermi a Bologna. Lei non ha idea di quante porte …
mi abbia aperto quello stage, nonostante, si fidi, abbia dovuto cambiare lavoro 5 volte da allora. Mi piace pensare di aver anche avuto del merito, per carità.
Credo però, o almeno per me è stato così, che il primo impiego indirizzi in maniera significativa il curriculum di un lavoratore. Ora Lei dice ai miei colleghi di non essere schizzinosi, di accontentarsi di un lavoro qualunque e di cercarne un altro dall’interno: a) questi discorsi li accetto al bar, non da un Ministro b) lo so che alla Bocconi vi insegnano la fede cieca nel “Mercato”, ma Le assicuro che il suo Mercato non è il nostro e non è mobile e spetta a Lei renderlo migliore (ne avevamo già parlato… era il 1946, si ricorda? Quel libretto, la Costituzione..) c) Io sono stata fortunata, quanti altri non lo sono? Ecco, Ministro, io vorrei che le nostre sorti dipendessero meno dalla fortuna e più da un sistema equo, formativo, funzionante e meritevole….che ci vuole fare, sono di sinistra, io. – fonte

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Palermo, nel settembre 2010 il gesto fatale di Norman contro le «baronie universitarie»

Il figlio dottorando si suicidò, Zarcone querela la Fornero per il suo «choosy»

Per il padre del giovane che si è tolto la vita a 27 anni il termine usato dal ministro offende «un’intera generazione»

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PALERMO – Il padre di Norman Zarcone, il giovane palermitano di 27 anni che si tolse la vita poco più di due anni fa buttandosi dal terrazzo del settimo piano della Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo per protestare contro le «baronie universitarie», ha presentato un esposto alla procura contro il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Claudio Zarcone, 55 anni, dipendente regionale in pensione, si è scagliato contro la dichiarazione di poche settimane fa nella quale il ministro ha usato l’aggettivo «choosy» – schizzinosi, difficili da accontentare – riferendosi ai giovani. «Non è più concepibile – dice Zarcone – che esponenti del governo continuino ad usare tale terminologia riferendosi ai nostri giovani, poiché viene offeso il percorso individuale, umano e professionale di un’intera generazione di talenti che non godono di particolari garanzie o di un nome altisonante». «In questo modo – continua – mio figlio viene ucciso ripetutamente. Tutta la sua generazione viene delegittimata, frustrata e mortificata».

LA STORIA – Il figlio Norman si era laureato in Filosofia della conoscenza e della comunicazione con il massimo dei voti presso la facoltà di Lettere a Palermo e stava per conseguire anche il dottorato in filosofia del Linguaggio. Il padre subito dopo la morte del figlio aveva parlato senza mezzi termini di «omicidio di Stato», perché il figlio non vedeva nessuna certezza nel mondo del lavoro. Al giovane Zarcone, un anno fa, è stata intitolata un’aula della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo.

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fonte corriere.it

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Scuola. Omicidio di stato. Il caso Norman Zarcone

https://i1.wp.com/1.bp.blogspot.com/_wRw2pJ7htYQ/TJDrH0huAQI/AAAAAAAAAkI/Xzqzm_l5zao/s200/norman.zarcone.jpg

(pubblicato da Mauro Meazza) – Ho fatto non poca fatica a trovare la notizia. L’ho cercata su invito di Paolo Carnevale, che me l’ha segnalata ieri pomeriggio. E’ che la scuola non la fa neanche più, notizia. La scuola e tutti quelli che ci lavorano o che sperano di continuare a lavorarci. La storia da raccontare è molto triste. Peggio. E’ devastante. Riguarda il giovane che vedete nella foto. Si chiamava Norman Zarcone. Di Palermo. Era un brillantissimo ricercatore universitario. 27 anni e tanti ma tanti attestati a certificare uno spirito brillante e meritorio. La notizia è questa. Si è messo sul davanzale di una finestra. Ha fumato la sua ultima sigaretta. E si è lanciato giù. Altri dettagli li potete trovare sul Giornale di Sicilia. E’ il padre del povero Norman che parla di omicidio di stato. I responsabili li conoscete bene. Sono i due assassini ufficiali della scuola pubblica. Il signor Tremonti e la signorina Gelmini. Pensateci. Tutti voi che, giustamente, lottate contro la cassa integrazione dei 50 lavoratori asburgici. Voi che, giustamente, pagate le tasse universitarie dei vostri figli. Li accompagnate alla stazione quando non è a disposizione la navetta. Li vedete angosciarsi per anni sopra i libri. Voi che, giustamente, sognate per loro un futuro migliore del vostro. Ma che non potete fare altro che vedere i vostri figli diventare adulti senza sogni. Senza speranze. Una valigia piena di cultura, di buoni propositi, di grandi sacrifici che non porta in nessuna stazione.
Ecco. Quando pensate alla scuola, ogni tanto. Per sbaglio. Pensate pure a Norman.
[Ave]

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fonte anagnicaputmundi.blogspot.it

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