Archivio | novembre 1, 2012

Pedofilia, una donna olandese contro la Chiesa cattolica per il marito morto suicida

Pedofilia, una donna olandese contro la Chiesa cattolica per il marito suicida

La donna di Enschede chiede 100 mila euro: le violenze avvenute negli anni 30 e 40, il suicidio 20 anni fa

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Il castello Stapelen a Boxtel, sede del convento dell'Ordine dei padri Assunzionisti, dove sarebbero avvenuti gli abusiIl castello Stapelen a Boxtel, sede del convento dell’Ordine dei padri Assunzionisti, dove sarebbero avvenuti gli abusi
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Il marito si è suicidato 20 anni fa e ora la vedova fa causa alla Chiesa cattolica: l’uomo era stato vittima di preti pedofili da bambino.

ANNI TRENTA – La donna, 73 anni, chiede «centomila euro alla Chiesa cattolica, che ritiene responsabile della morte del marito», allora 58enne, riporta il sito del canale Rtv Oost. L’uomo sarebbe stato pesantemente molestato nella prima infanzia, quindi tra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta. Questo aprirebbe un nuovo fronte nello scandalo pedofilia che riguarda la Chiesa, dato che i casi emersi finora avevano riguardato gli anni Cinquanta e Sessanta.

«DIVERSI ANNI DI ABUSI» – La donna, della città di Enschede, ha raccontato che il marito era stato vittima di abusi «per diversi anni» in un collegio di frati cattolici a Boxtel, nella provincia del Brabante. «Non è mai stato scoperto nulla – ha spiegato -. I bambini dovevano soddisfare (i sacerdoti) sessualmente. Se non collaboravano, venivano gettati in un armadio a muro, al buio». L’uomo, anche dopo il matrimonio, appariva depresso e si è suicidato. Pertanto la donna chiede un risarcimento per danni e interessi.

DECINE DI MIGLIAIA DI MOLESTATI – Il 16 dicembre scorso una commissione d’inchiesta indipendente aveva pubblicato una stima che parlava di «diverse decine di migliaia di minori» molestati dalla Chiesa cattolica olandese tra il 1945 e il 2010. La commissione aveva identificato circa 800 presunti pedofili, di cui 105 ancora in vita al momento della pubblicazione del rapporto. Mancavano, però, testimonianze dirette relative ai primi anni di questa fase. Quella, indiretta, dell’uomo suicida potrebbe essere la prima.

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fonte corriere.it

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ESCLUSIVO L’ESPRESSO – Formigoni: 189 delibere in 48 ore. Obiettivo? Riempire di soldi le casse della Compagnia delle Opere e degli amici ciellini

L’ultima raffica di Formigoni

Lui e la sua giunta sono dimissionari. Ma secondo le migliori tradizioni, prima di andarsene il Celeste ha sparato 189 delibere in 48 ore. Obiettivo: riempire di soldi le casse della Compagnia delle Opere e degli amici ciellini

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di Michele Sasso

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La fine del regno di Roberto Formigoni si chiude con oltre 40 milioni di euro di finanziamenti molto disinvolti. Messi nero su bianco dalla Regione Lombardia nelle ultime decisioni firmate al fotofinish dalla squadra del governatore, dopo l’arresto dell’assessore Pdl Domenico Zambetti e il diktat del segretario leghista Roberto Maroni per sciogliere il parlamentino lombardo. «La Giunta ha lavorato giorno e notte per approvare provvedimenti essenziali che non potevano stare fermi quattro mesi», ha spiegato Formigoni nell’ultimo consiglio di venerdì 26 ottobre, prima del rompete le righe.

Ma i saluti finali al Pirellone sono diventati un assalto alla diligenza dei favori: 189 delibere in sole 48 ore. Un record e una valanga di nomine, vendite immobiliari, piani urbanistici, milioni di euro di incentivi e appalti che non potevano aspettare. Un tour de force che tra le pieghe dei provvedimenti e della normale amministrazione ha portato a favori, regali e buonoscite per decine di milioni di euro, secondo la ricostruzione de “l’Espresso”.

In cima alla lista ancora una volta la rete Cielle-Compagnia delle opere: nonostante la bufera giudiziaria e i guai che sono costati l’accusa di corruzione per Formigoni (la Procura di Milano ha stimato utilità per un valore di circa 7,8 milioni di euro in relazione a 15 delibere con cui sono stati stanziati rimborsi di circa 200 milioni per la Fondazione Maugeri) gli amici non si dimenticano.

Così anche quest’anno la mostra mercato “Artigiano in fiera”, che nel polo fieristico alle porte di Milano attira quasi 3 milioni di visitatori nella prima settimana di dicembre, avrà la presenza dello stand della Regione Lombardia: 100 mila euro che finiranno nelle casse della Gefi, dell’amico ciellino Antonio Intiglietta, fondatore, presidente e amministratore delegato di Gefi-Gestione Fiere, ente di servizi promosso dalla Compagnia delle opere.

Sempre nel solco Compagnia delle opere, 48.400 euro del budget regionale per la comunicazione andranno all’appuntamento annuale “Matching”, un evento della Cdo per sviluppare relazioni di business. E cosa c’entra il Pirellone? «Rappresenta il contesto ideale per diffondere presso un target mirato conoscenze specifiche sulle iniziative promosse da Regione Lombardia a favore delle imprese», si legge nella delibera.

Al Matching sarà presente anche l’azienda ospedaliera San Gerardo di Monza, saldamente in mano al ciellino Francesco Beretta che viene tirato in ballo nell’inchiesta sui fondi neri della Maugeri come ex direttore generale dell’assessorato alla Sanità del Pirellone. Fu lui, secondo la testimonianza dell’ex direttore della Maugeri Costantino Passerino, a consigliare di incontrare il suo collaboratore Cova per aprire una via di finanziamento ai due faccendieri Daccò e Simone. Tutti ciellini e tutti amici personali del presidente che non si è dimenticato dell’ospedale brianzolo: per non interrompere i lavori di ampliamento e ristrutturazione vengono “sbloccati” con un provvedimento ad hoc quasi 34 milioni di euro del bilancio regionale 2012. Ma è solo una fetta della torta da 207 milioni per la ristrutturazione e la successiva gestione del presidio sanitario, un’affare gestito interamente da un’altra creatura formigoniana: Infrastrutture Lombarde.

La spa controllata dalla regione (Formigoni è presidente del consiglio di sorveglianza) è nata per la valorizzazione del patrimonio regionale, la gestione dell’edilizia sanitaria e la costruzione delle autostrade Pedemontana, BreBeMi e Tangenziale Est esterna di Milano. Ora è la stazione appaltante per la ristrutturazione della Villa Reale di Monza, che accolse i deliranti ministeri del Nord voluti dalla Lega: oltre 20 milioni solo per la prima tranche. Ma non sono sufficienti, così la giunta è corsa ai ripari finanziando nella seduta last minute del 26 ottobre altri 2 milioni a favore di Infrastrutture Lombarde per le varianti «derivanti da cause e/o rinvenimenti imprevisti ed imprevedibili».

Non serve altro per far votare all’unanimità la giunta insediata qualche giorno prima. Nessun ripensamento e nessuna obiezione. Come nessun dubbio per continuare le politiche a tutela della maternità: un milione per il fondo Nasko. Partito nel 2010 con una dote da 5 milioni funziona così: vengono dati 250 euro per 18 mesi a donne in precarie condizioni economiche che decidono di non interrompere la gravidanza. A gestirlo sono i centri di aiuto alla vita, associazioni di ispirazione cattolica che combattono la legge sull’aborto e hanno in statuto la tutela della vita sin dal suo concepimento.

Ma non c’è solo la sanità tra i chiodi fissi del governatore celeste. In 17 anni di governo ha puntato molto sulla comunicazione e sulla valorizzazione delle bellezze locali: per continuare su questa linea occorre insistere su una campagna che rafforza il brand “Lombardia”. Per farlo ecco il progetto “Sei in Lombardia”: cartelloni che ti ricordano in quale regione stai viaggiando grazie alla pubblicità nelle autostrade, stazioni ferroviarie, aeroporti, valichi di frontiera e “località significative dal punto di vista turistico”. Per non interrompere la campagna di affissioni la società Clear Channel Jolly Pubblicità ha chiesto il 18 ottobre di continuare con 11 cartelloni presenti sulle tratte lombarde delle autostrade per una spesa pari a 363 mila euro.

Ma non è tutto: al nuovo assessore al Turismo, che entrerà in carica dopo le elezioni, bisognerà spiegare che Formigoni & company hanno deciso di stanziare 643 mila euro per promuovere le destinazioni turistiche regionali per l’anno 2013. Uno sconfinamento e una decisione che vincola alla partecipazione di manifestazioni nazionali e internazionali (“Vinitaly” a Verona, “Skipass” a Modena ma anche “Salon de vacances” di Bruxelles e “World travel market” di Londra) fino a novembre dell’anno prossimo.

Il gran finale della giunta “tecnica lombarda” ha anche risvolti paradossali o addirittura comici. Con 15 indagati su 80 membri nel consiglio regionale, tre politici del Pdl arrestati nell’ultimo anno e l’ombra della ‘ndrangheta per avere un pacchetto di voti sicuri alle ultime elezioni, ecco la delibera intitolata “Interventi a favore delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudizia e delle loro famiglie”. Stanziati 3 milioni e 200 mila euro che finiranno alle Asl per progetti di inserimento lavorativo, tutela dei diritti delle persone e miglioramento delle condizioni socio-ambientali dei detenuti, in carcere o ai domiciliari.

Un nobile intento, di cui beneficeranno anche alcuni ex assessori e i due compagni di vacanze del governatore che da mesi si ritrovano agli arresti, Antonio Simone e Piero Daccò.

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fonte espresso.repubblica.it

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DA LEGGERE! – Il compito dei prof di lettere e il senso dei quattordicenni per la cultura umanistica

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il Basilisco di Harry Potter e la Camera dei Segreti – fonte isolaillyon.it

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Il compito dei prof di lettere e il senso dei quattordicenni per la cultura umanistica (una risposta polemica a Marco Lodoli)

Siccome è noto che noi prof abbiamo moltissimo tempo libero, leggevo ieri l’articolo di Marco Lodoli su Repubblica “Addio cultura umanista, per i ragazzi non ha più senso”. E pensavo.

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dal blog NON VOLEVO FARE LA PROF
di Mariangela Galatea Vaglio

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Pensavo, per esempio, che Lodoli e l’anonima collega di lettere che lui cita nell’articolo, affranta perché per i suoi alunni è “invisibile”, dal momento che quando spiega non se la fila nessuno, devono essere proprio sfortunati. Anzi, perseguitati entrambi da una jella nera ed atra, una sorta di maledizione atavica, un malocchio feroce appiccicatosi addosso a loro chissà per quale incantesimo. Perché ci vuole proprio sfiga (scusate il termine, parlo terra terra come i miei alunni, a volte), visto che entrambi insegnano, par di capire, in prestigiosi licei e quindi ad una platea di alunni anche parecchio selezionata all’origine, a ritrovarsi classi intere di zombi seminconscienti che non provano il benché minimo interesse per Dante e Manzoni, Catullo o Tucidide, la poesia, la storia e la letteratura.

A me, per esempio, questa esperienza manca. E sì che insegno in una scuola media persa in mezzo alla campagna veneta, zeppa di ragazzini fra gli undici e i quattordici anni che la “cultura umanistica” non intuiscono nemmeno cosa sia, hanno come unico pensiero quello di giocare con la Play Station o scaricare l’ultima app del cellulare; nella stragrande maggioranza dei casi, da grande sognano al massimo di fare il meccanico per smontare motorini, e l’aula di un liceo non la vedranno mai.

Eppure. Eppure loro alla letteratura ed alla poesia si appassionano. Persino alla grammatica, talvolta, che è tutto dire. E “invisibile” in classe, per loro, non sono mai stata: magari odiata, perché li massacro a forza di riassunti, temi ed esercizi di analisi logica, sì, ma indifferente no.

Ci sono le classi che fanno “muro”, per carità, e anche quei singoli alunni che per quanto tu ti affatichi e ci provi a coinvolgerli, niente, non ce la fai. Ma sono le eccezioni, non la regola. Ai ragazzini, di norma, la letteratura piace, perché la letteratura è raccontare storie, e sentirsi raccontare storie è un bisogno primario per ogni essere umano.

Certo, bisogna prenderli per mano. Nemmeno Dante ce l’avrebbe fatta ad attraversare Inferno e Paradiso, se Virgilio e Beatrice, generosamente, non lo avessero scortato con pazienza, spiegandogli ad ogni piè sospinto dov’era, cosa stava succedendo, chi avrebbe incontrato lì, perché era importante che ci parlasse.

Ma il nostro lavoro è proprio questo. Loro ci vedono come dei vecchi catorci insopportabili che raccontano di gente morta da secoli e pallosa. Sta a noi dimostrare che no. Fargli capire, fonti alla mano, che metà di quello che leggono oggi ha radici antiche: e allora via, prendere il testo di Harry Potter e fargli scoprire che il Basilisco non l’ha inventato la Rowlings, ma è il protagonista di una favola spietata e bellissima di Leonardo da Vinci; che Conan Doyle, quando inventava i racconti di Sherlock Holmes con Irene Adler (sì, quelli del film, avete presente?) copiava da un autore greco, Pausania. E poi leggere i Promessi Sposi, e costringerli, recitandoglieli come una commedia goldoniana, a prendere atto che sono divertenti, sono comici, pieni di colpi di scena e hanno un montaggio mozzafiato che dovrebbe essere studiato dagli sceneggiatori di telefilm. Che sono un buon punto di partenza per spunti sull’attualità, perché Renzo era un piccolo imprenditore tessile del Comasco, che trasferisce e delocalizza poi la sua attività a Bergamo, contando sugli aiuti di Stato della Repubblica di Venezia per le imprese del settore “lusso”, com’erano considerate le filande allora.

Bisogna spiegare loro, che non lo sanno, che la cultura umanistica non è una cosa per specialisti, ma quella che un domani ti serve, se farai il pubblicitario, ad inventare per il tuo prodotto uno slogan di successo, pieno di ritmo, allitterazioni, rime e di figure retoriche adatte a fissarsi nella mente del potenziale cliente per sempre; che la grammatica e la sintassi sono fondamentali per costruire un testo comprensibile per il tuo futuro sito web. Bisogna insomma far capire, ma credendoci noi per primi, che la cultura umanistica non è solo bella, ma è utile, anzi indispensabile: perché lo spot della Telecom non lo capisci se non sai chi erano Garibaldi e Mazzini, o Marco Polo, e metà delle pubblicità di profumi, quelle le cui foto le ragazzine ritagliano e attaccano sul diario, hanno dentro tante e tali citazioni di Storia dell’Arte da far provare, a chi le sa riconoscere, le vertigini.

Bisogna essere cattivi e spietati, a volte, e fargli sbattere il muso su tutte queste citazioni che loro non sanno cogliere, su questi retroscena che sono destinati a non intuire mai se non imparano qualcosa di quella benedetta cultura umanistica che credono inutile e noiosa. Ricattarli, spiegando che la cultura umanistica è qualcosa di affine ad una setta segreta, parla agli iniziati per indizi, e se li sai cogliere bene, sennò sei fuori, fai parte degli altri che sono esclusi, pussa via!. Che il potere vuol farti credere che non è necessario sapere il codice, ma ti racconta fandonie per tenerti fuori, perché da sempre il potere poi è nelle mani di chi sa usare bene i congiuntivi, sa scrivere riassunti e inventare slogan di effetto. E che anche chi apparentemente non è colto ma ha fatto i soldi, poi si circonda di chi è colto, se vuole mantenerli, perché persino Briatore, quanto deve scegliersi un aiutante da pagare con cifre a quattro zeri, prende alla fine quello che sa le lingue, ha una laurea, un master e un italiano corretto e fluente, mentre l’entusiasta ignorante con la terza media presa a stento lo lascia a casa, anche se gli era magari simpatico, eh.

E’ un lavoro massacrante trovare il modo di far arrivare ai nostri alunni questo messaggio, scovare ogni giorno nuovi esempi da portare, sconfiggere punto per punto i loro pregiudizi (che poi son quelli di tutta la nostra società) dimostrando che sono falsi e stupidi. Ma è il nostro lavoro di insegnanti, e di insegnanti di materie umanistiche in specifico.

Perché noi non siamo là per curarci di quell’unico illuminato e sensibile fanciullo che scrive sonetti, legge Platone e compone madrigali nel chiuso della sua stanza dopo aver frequentato con profitto alla mattina le lezioni di un raffinato liceo classico d’élite. Quello è una eccezione statistica, e ce la farebbe benissimo anche senza di noi. Il nostro obiettivo sono tutti gli altri, quelli che non odiano la cultura umanistica, ma semplicemente non la conoscono perché quello che viene presentato loro è solo un riassunto di cose astruse, di poeti morti, inutili e lontani dalla realtà, fatto da insegnanti altrettanto noiosi perché, quando viene loro chiesto di indicare un fine pratico per usare tutte le conoscenze che pretendono gli alunni acquisiscano, non lo sanno indicare.

Io adorerei insegnare in un liceo classico, per fare i raffronti con i giornali alla mattina e spiegare che Tucidide faceva giornalismo d’inchiesta, usando le tecniche che oggi sono alla base dei programmi come Report, o che Erodoto è la miglior guida per indicare come vanno usate e citate le fonti; per far capire che la teoria della Relatività di Einstein può essere considerata lo sviluppo di una intuizione neoplatonica di Plotino; che si può andare a caccia di citazioni di Catullo e Properzio e Ovidio nei testi di De Andrè, ma anche di Samuele Bersani, Jovanotti, Malika Ayane; che il rap ha la stessa struttura metrica degli esametri omerici. Non lo faccio perché lavoro alle medie, ed i miei studenti sono troppo piccoli per queste disquisizioni qui.

Però l’altro giorno, quando abbiamo letto in classe prima “In morte del fratello Giovanni” di Foscolo e poi l’originale carme di Catullo a cui è ispirato, e, dopo averglielo fatto sentire in latino e in metrica perché me lo avevano chiesto, e averli fatti ragionare sul testo, alla fine di un piccolo serrato dibattito, in cui due partiti si son confrontati, han deciso che Catullo era meglio come poeta e lo sentivano più vicino a loro: «Perchè sa, prof, Foscolo si sente che voleva bene alla sua famiglia, ma non riesce mica ad andare avanti, è come bloccato là, Catullo si dà pace, alla fine, e poi è più asciutto.» io il mio piccolo contributo alla preservazione della cultura umanistica presso le giovani generazioni sento di averlo dato, ecco.

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fonte nonvolevofarelaprof.blogautore.espresso.repubblica.it

Inghilterra, la crisi morde anche i pet. Sempre più abbandoni di animali

Aumentano gli abbandoni

Inghilterra: ssempre piu animali abbandonati

Inghilterra, la crisi morde anche i pet

La crisi morde e i britannici, fino ad ora una nazione rinomata per il suo amore per gli animali, si disamorano dei loro amici a quattro zampe, abbandonandoli. E’ questo l’allarme lanciato dalla Rspca, la più grande organizzazione per la protezione degli animali del Regno Unito

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Londra, 01-11-2012

La crisi morde e i britannici, fino ad ora una nazione rinomata per il suo amore per gli animali, si disamorano dei loro amici a quattro zampe, abbandonandoli o, nel peggiore dei casi, mettendoli alla fame o sbarazzandosene in maniera crudele. E’ questo l’allarme lanciato dalla Rspca, la piu’ grande organizzazione per la protezione degli animali del Regno Unito, che quest’anno ha avuto a che fare con un record di 40.595 casi di abbandono, quasi il doppio rispetto a cinque anni fa. E quel che è peggio, è che gli animali arrivano ai centri in uno stato in cui i volontari impiegano molto più tempo a rimetterli in sesto e a trovar loro un nuovo padrone.

L’organizzazione ha dichiarato di essere riuscita a trovar casa a solo 12.711 cani lo scorso anni, contro 16.659 nel 2009. Nel caso dei gatti la situazione è simile, con 29.880 che hanno trovato padrone lo scorso anno, contro 36.070 nel 2009. Il direttore di Rspca Gavin Grant ha dichiarato che i suoi volontari a fatica riescono a rispondere a 25.000 segnalazioni ogni settimana.

”Questa è una vera crisi e nonostante la dedizione dei nostro dipendenti e volontari facciamo fatica a gestire la situazione. La gente sta cercando di resistere nella speranza di tempi migliori, ma quando le cose si fanno difficili, il gatto e il cane vengono spinti fuori dalla porta e abbandonati”.

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fonte rainews24.it

INCREDIBILE IN NORVEGIA – “Equipaggio a fine turno”: L’aereo non atterra e inverte la rotta

“Surely you can’t be serious!” , dal film: Airplane! – fonte immagine

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Norvegia, equipaggio a fine turno
l’aereo non atterra e inverte la rotta

«Ci scusiamo con i passeggeri, è veramente incredibile ma dobbiamo tornare indietro»

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di Maria Strada

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(wideroe.no)(wideroe.no)
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«Signore e signori ci scusiamo per il disagio ma l’equipaggio ha terminato il suo turno e l’aereo deve tornare all’aeroporto di partenza». Un aereo norvegese che era quasi atterrato a destinazione ha improvvisamente invertito la rotta riportando i suoi 40 passeggeri al punto di partenza con questa motivazione sindacale.

«ASSOLUTAMENTE INCREDIBILE» – Secondo quanto riporta il quotidiano Rana Blad, un volo di linea da Trondheim a Mosjøen (55 minuti di volo circa) pochi secondi prima di atterrare ha dato l’annuncio choc. «Le hostess erano molto pallide e abbiamo inizialmente pensato a un guasto a un carrello – ha spiegato Steinar Henriksen, uno dei passeggeri, a Nordlys – Poi il capitano ha annunciato al microfono che era assolutamente incredibile ma gli avevano ordinato di invertire la rotta». L’aereo, della compagnia regionale Widerøe, che fa capo alla Sas, è quindi tornato a Trondheim e la compagnia ha assistito in altro modo i passeggeri.

REGOLE STRETTE E RISERVE – Un portavoce della compagnia, Richard Kongsteien, ha spiegato: «Sfortunatamente l’aereo è decollato con un equipaggio che stava per terminare l’orario di lavoro. Abbiamo regole strettissime imposte dalle autorità e non possiamo aggirarle. Se l’aereo fosse atterrato, sarebbe rimasto bloccato a Mosjøen perché non avevamo un equipaggio di riserva sul posto, e avremmo cancellato il resto dei voli della serata per quell’aereo, danneggiando più di 200 passeggeri e non solo 40».

Maria Strada

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fonte corriere.it

No del governo ai fondi per i malati di Sla “Risposte subito o azioni estreme”. E la Fornero piange un’altra volta

No del governo ai fondi per i malati di Sla "Risposte subito o azioni estreme"
Giusy Lamanna del Comitato 16 novembre (ansa)

No del governo ai fondi per i malati di Sla
“Risposte subito o azioni estreme”

Il Comitato 16 novembre: “La protesta riprenderà se entro il 20 novembre non avremo una soluzione. Vogliamo il ripristino delle risorse”

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di VALERIA PINI

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ROMA – La vicenda va avanti da giorni, ma ora è arrivato l’ultimo aut-aut dei malati di Sla al governo. Non sono più disposti ad aspettare. Se entro il 20 novembre non arriverà una risposta sulla questione dei fondi all’assistenza, riprenderà la protesta. E questa volta i componenti del Comitato 16 novembre sceglieranno “azioni eclatanti ed estreme”. L’annuncio arriva all’indomani della decisione del premier Mario Monti e del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, di dire no allo stanziamento necessario 1 ai pazienti e alle loro famiglie. “Se non avremo risposte dal governo, 100 malati di Sla riprenderanno la protesta con azioni eclatanti ed estreme”, si legge in una nota di Mariangela Lamanna, vicepresidente del Comitato 16 novembre, a cui aderiscono disabili gravissimi con patologie neurodegenerative.

Lo sciopero della fame. Una questione quella delle risorse da destinarsi alle patologie gravi che impegna da settimane il Comitato 16 novembre. Nei giorni scorsi oltre 70 disabili gravissimi hanno dato il via a uno sciopero della fame 2 per richiamare l’attenzione delle istituzioni. Una protesta durata sei giorni, che è stata interrotta il 28 ottobre dopo l’impegno dell’esecutivo 3 a intervenire. Ma ora, di fronte all’ennesima risposta negativa, i malati sono di nuovo sul piede di guerra.

Ieri mattina si sono impegnati personalmente il ministro del Welfare Elsa Fornero, e il ministero della Salute Renato Balduzzi. Hanno insistito sull’importanza di ripristinare l’assistenza alle persone colpite da sclerosi laterale amiotrofica. Ma il premier Monti e il ministro Grilli hanno rimandato al mittente la richiesta. Di fronte alla crisi e alla necessità di far quadrare i conti non c’è stato niente da fare. Una decisione che ha suscitato le lacrime della titolare del Welfare.

L’incontro.
Così, nel pomeriggio, Fornero e Balduzzi  si sono presentati a mani vuote all’incontro con Salvatore Usala, il malato sardo di Sla segretario del Comitato 16 novembre, a Cagliari. Dopo la visita hanno però tenuto a ribadire “l’impegno personale di ripartire dalla norma che prevede prioritariamente la destinazione di risorse alle non autosufficienze”. In poche parole l’obiettivo è quello di far approvare un piano che stanzi risorse ai progetti di assistenza a domicilio e personalizzata.

“I ministri hanno detto che c’è una legge, quella sulla spending review, che impegna 658 milioni di euro”, che “in via prevalente devono essere utilizzati per la non autosufficienza, prioritariamente per le gravi disabilità – dice Lamanna – Prevalente di 658, significa 330 milioni, ma potrebbero essere anche 350”. “Spetterà al governo – aggiunge – emendare il disegno di legge di stabilità stabilendo che nel fondo Catricalà, di 900 milioni 350 siano per la non autosufficienza. I ministri hanno chiesto 20 giorni di tempo per produrre atti, ma siamo certi del loro impegno”.

L’assistenza.
Fra i problemi di questi pazienti gravissimi c’è quello dell’assistenza 24 ore su 24. “Al governo chiediamo il ripristino del fondo non-autosufficienti. Con questo taglio ai fondi non si capisce come dovremmo fare”, dice Paolo Di Modica, malato di Sla. “I malati hanno bisogno di assistenza 24 ore su 24. Servono fondi per badanti e professionisti sanitari. Cosa fare senza finanziamenti?”.

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fonte repubblica.it

Coffee shop, Amsterdam ci ripensa: “I turisti potranno continuare a frequentarli. Altrimenti aumenterebbe la criminalità”

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Coffee shop, Amsterdam ci ripensa
Marijuana servita anche agli stranieri

Il nuovo governo sostenuto da liberali e laburisti ha lasciato alle autorità locali la decisione sull’applicazione del bando alla vendita di droghe leggere ai non residenti nei circa 700 coffee shop dei Paesi Bassi. Il sindaco di Amsterdam: “I turisti potranno continuare a frequentarli. Altrimenti aumenterebbe la criminalità”

Coffee shop, Amsterdam ci ripensa Marijuana servita anche agli stranieri
L’insegna di un coffee shop ad Amsterdam (afp)

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AMSTERDAM Nei coffe shop di Amsterdam la marijuana tornerà a essere servita anche agli stranieri. L’annuncio del sindaco è il risultato dei mesi di dibattiti e proteste seguiti alle nuove e restrittive leggi sulla droga 1 varate in Olanda. Leggi che avrebbero consentito la vendita e il consumo di cannabis all’interno dei circa 700 coffee shop del Paese solo ai residenti. Alla fine, il nuovo governo ha deciso di lasciare alle amministrazioni locali la facoltà di scegliere se rendere operativo il bando imposto allo smercio di “erba” ai visitatori stranieri.

Così, il primo cittadino di Amsterdam Eberhard Van der Laan ha optato per un ritorno alla tradizione, con tanto di motivazione legata a esigenze di ordine pubblico. Ogni anno nella sola Amsterdam un milione e mezzo di turisti frequenta i coffee shop, rileva il sindaco, il divieto avrebbe portato a un aumento dello spaccio incontrollato e della criminalità.

Grazie alla svolta, ad Amsterdam sarà ancora possibile entrare in un bar, sedersi a un tavolino, scegliere la propria “erba” in un menu, prepararsi la sigaretta in completo relax e fumarla senza paure, magari davanti a una fumante tazza di tè. Un sogno che rischiava di infrangersi 2, per milioni di persone che vedevano nella città un’isola nell’Europa del proibizionismo. “I turisti possono continuare a visitare i nostri 220 coffee shop – le parole di Van der Laan, riportate dal quotidiano di sinistra Volkskrant – anche se non sono residenti nei Paesi Bassi”.

Le cifre parlano chiaro: su sette milioni di turisti ogni anno in visita nella città, circa un milione e mezzo fa tappa in un coffee shop per acquistare cannabis, come riporta ancora Volkskrant. Un milione e mezzo di sospiri di sollievo, grazie all’accordo raggiunto tra liberali e laburisti, vincitori delle elezioni politiche anticipate del settembre scorso. La nuova legge è entrata in vigore il primo maggio scorso nel sud del Paese, con l’estensione a tutto il territorio prevista dal primo gennaio del 2013. Il criterio della residenza, in realtà, resterà tecnicamente in vigore, secondo la nuova intesa tra le forze di governo, ma la “sua applicazione avverrà di concerto con le municipalità interessate”. Saranno dunque le autorità locali ad avere l’ultima parola. E Amsterdam ha già deciso, anche in ragione del danno che il proibizionismo avrebbe recato non solo ai coffee shop, ma all’intero indotto economico 3 della città.

Ragione, quest’ultima, inesistente nelle parole del sindaco. “Se l’accesso ai coffee shop fosse interdetto agli stranieri – spiega Van der Laan – i turisti non si limiterebbero a dire ‘ok, niente cannabis'”, lasciando così immaginare che il tasso di criminalità inevitabilmente decollerebbe se migliaia di stranieri si dovessero rivolgere al mercato clandestino per acquistare le droghe leggere. “Aumenterebbero i furti, le rapine, le risse. Non vi sarebbe alcun controllo sulla qualità (degli stupefacenti, ndr). Tornerebbero tutti i problemi che avevamo una volta”.

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fonte repubblica.it

ALIMENTAZIONE & SALUTE – Sai quanti pesticidi hai nel piatto?

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Pesticidi nel piatto

Un terzo della frutta e della verdura che finisce sulle tavole degli italiani presenta tracce di pesticidi. Alcuni campioni poi sono da record, con 6, 7, anche 9 principi chimici presenti contemporaneamente

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C’è la faccia rassicurante della medaglia: il numero, stabile rispetto allo scorso anno, dei campioni di frutta e verdura fuorilegge (fermi allo 0,6%) e di quelli legali contaminati da un solo residuo chimico (18,3%). E c’è la faccia preoccupante: complessivamente un terzo (il 36%) dei campioni di frutta e verdura analizzati (dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e uffici pubblici regionali competenti) presenta residui di fitofarmaci, e aumentano i campioni da record, con tanti, fino a nove, principi attivi presenti contemporaneamente. Ecco, in sintesi il risultato di Pesticidi nel piatto 2012, il rapporto annuale di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia (scaricabile in fondo alla pagina).

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IN STAND-BY IL PROGETTO – Ponte sullo Stretto, Legambiente: “Inaudito sperpero di denaro pubblico”

Ponte sullo Stretto, Legambiente: “Inaudito sperpero di denaro pubblico”

Anche i comunisti italiani criticano la decisione del governo di mettere in stand by il progetto per due anni. “E’ l’ennesima puntata di una vicenda che bisogna definire col termine appropriato: squallida” dice Orazio Licandro. Anche l’Idv all’attacco: “Scelta scellerata”

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La decisione del Consiglio dei ministri di “stoppare” per due anni il progetto per il ponte sullo stretto di Messina non piace a Legambiente e ai Comunisti italiani. ”Non è la proroga per l’approvazione la strada più conveniente, ma al contrario quella di bocciare il progetto definitivo, perché tecnicamente irrealizzabile e dai costi insostenibili. E subito dopo occorre sciogliere la Società Stretto di Messina” dice Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. “Il Governo Monti ha preso una decisione sbagliata e contro l’interesse del Paese decidendo di continuare a sperperare soldi pubblici per una struttura inutile e per un progetto irrealizzabile. L’unica motivazione che si possa immaginare per questa scelta è quella per cui ha vinto la pressione della lobby del Ponte e di quel pezzo della maggioranza che ha sostenuto per anni questo assurdo progetto. Tenere in piedi per altri due anni il progetto del Ponte significa continuare a pagare studi e magari costruire inutili opere di collegamento a un opera che mai verrà costruita. L’unico vero progetto a cui dedicarsi con urgenza – ha concluso Zanchini – è quello per una finalmente efficiente e sostenibile mobilità nell’area dello Stretto”.

“E’ l’ennesima puntata di una vicenda che bisogna definire col termine appropriato: squallida – dice Orazio Licandro, coordinatore della segreteria nazionale dei Comunisti italiani – .Le famiglie ormai non arrivano alla seconda settimana del mese e questi signori perdono tempo in Consiglio dei ministri a valutare la fattibilità o meno del Ponte. Questi soloni spieghino agli italiani cosa significa prorogare ancora per due anni la decisione sulla verifica della fattibilità tecnica del Ponte se non continuare a sperperare inutilmente risorse pubbliche a favore di privati”. Secondo l’esponente del Pdci “continua a perpetrarsi uno scandalo senza confini e senza tempo sempre ai danni dei cittadini”. Infine, sulla vicenda, lancia un invito al governatore eletto Rosario Crocetta: “il neopresidente della Regione Siciliana almeno nella propaganda si differenzi da Lombardo senza ritirar fuori la consueta stupidaggine del referendum dei siciliani sul gradimento del Ponte sullo Stretto”.

Anche l’Italia dei Valori parte all’attacco del governo: “Scellerata. Solo così si può definire la scelta del governo di rinviare di due anni la decisione sulla fattibilità del Ponte di Messina – dice il capogruppo in commissione Lavori pubblici a Palazzo Madama, Gianpiero De Toni – mentre il Paese è strozzato dalla crisi, mentre, secondo gli ultimi dati della Cgia di Mestre, più di 1.000 imprese al giorno sono state costrette a chiudere nei primi 9 mesi del 2012, il governo continua a buttare soldi pubblici in opere che, oltre ad essere inutili, non vedranno mai la luce. Monti e i suoi tecnici non mettono fine a questa agonia di sperpero di denaro dello Stato mentre le vere infrastrutture che servono al Sud restano solo sogni mai realizzati, forse nemmeno pensati. Mi riferisco ai trasporti locali, alle opere ferroviarie in Sicilia, per fare un esempio, alla Salerno – Reggio Calabria. Cosa aspettano? L’unica risposta che mi viene in mente – conclude De Toni – è che a Monti e ai suoi tecnici, espressione di conflitti di interessi imperanti, importi solo favorire le grandi lobby e qualcuno della strana maggioranza a cui il progetto del Ponte ha sempre fatto gola”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

fonte vignetta

Crisi: Portogallo; manovra lacrime e sangue, monta protesta / VIDEO: Manifestantes ateiam fogo frente à escadaria do Parlamento

Manifestantes ateiam fogo frente à escadaria do Parlamento

Pubblicato in data 01/nov/2012 da

Alguns manifestantes que se encontram junto à escadaria da Assembleia da República a protestar contra o Orçamento do Estado para 2013 desde as 15:00 fizeram hoje uma fogueira, ateando fogo a sacos do lixo e a um contentor.

Dezenas de manifestantes estão cara a cara com a primeira linha de agentes do corpo de intervenção da Polícia de Segurança Pública, colocada no final da escadaria da Assembleia da República, em Lisboa. Depois de derrubadas as grades que separavam a multidão do perímetro de segurança delimitado em torno do parlamento, muitos manifestantes subiram os primeiros degraus e, a curta distância dos agentes, pediram-lhes que se juntarem ao protesto. “Vocês deviam era estar aqui connosco, não era a protegerem esse gajos. Chega!”, dizia um jovem manifestante a um agente que permanecia impassível por trás da viseira do capacete. Entre os manifestantes, de vez em quando gritam-se palavras de ordem como “Invasão, invasão” ou “Está na hora de arder o Parlamento”, mas, até agora, a única ação mais violenta foi o arremessar de garrafas contra os agentes policiais, que, no entanto, não reagiram. Entretanto, uma manifestante foi atingida na cabeça por uma garrafa arremessada por outro e foi receber assistência atrás do cordão polícial. O fundo da escadaria da Assembleia da República está completamente apinhado de polícias, manifestantes e jornalistas, que procuram obter a melhor imagem de manifestantes e agentes frente a frente. Em todo o espaço em frente ao parlamento há muitas pessoas que se limitam observar os acontecimentos, tomando, de vez em quando, a inicativa de se juntar às palavras de ordem. Derrubadas as grades, cabe agora aos agentes policiais fazerem cordão de segurança para impedir os manifestantes de subirem e ocuparem posições no espaço relvado, como aconteceu a 15 de outubro, quando se realizou a manifestação de ‘cerco ao parlamento’. Até agora não houve qualquer confronto entre manifestantes e forças de segurança. A Calçada da Estrela está cortada ao trânsito e junto à residência oficial do primeiro-ministro foram colocadas grades, estando no local cerca de uma dezena de elementos do Corpo de Intervenção da PSP, com equipamento anti-motim, além de outros agentes.

http://sicnoticias.sapo.pt/pais/2012/10/31/manifestantes-ateiam-fogo-a-sacos-…

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Crisi: Portogallo; manovra lacrime e sangue, monta protesta

Governo difende salasso fiscale, ‘non abbiamo margini manovra’

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Protesta ieri sera davanti al Parlamento a Lisbona contro i tagli previsti nella manovra per il 2013

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(ANSAmed) – MADRID – Parlamento blindato ieri sera a Lisbona, dove la polizia è entrata in azione in forze di fronte alla protesta popolare innescata dal nuovo salasso fiscale previsto dalla finanziaria ‘lacrime e sangue’ presentata ieri per il 2013 dal governo portoghese.

Giustificata con la necessità di mantenere gli impegni con l’Ue di fronte alla pesantissima crisi che investe il Paese, la manovra è stata difesa a spada tratta dal primo ministro, Pedro Passos Coelho, che si è detto deciso ad andare avanti sulla strada dell’austerità anche a costo di far pagare un prezzo al suo partito (sconfitto giusto l’altro ieri nelle elezioni regionali delle Isole Azzorre dall’opposizione socialista).

La finanziaria 2013 rischia tuttavia di scatenare una nuova ondata di proteste di piazza fin nel cuore della capitale. Si tratta d’altronde della manovra più restrittiva della storia democratica del Portogallo, fondata all’80% sull’imposizione fiscale.

Tre dei cinque miliardi di euro previsti dovranno essere infatti incamerati attraverso aumenti di imposte dirette sui contribuenti, a quanto stima il quotidiano Negocios. Il provvedimento include inoltre un taglio sulle pensioni, una tassa sulle transazioni finanziarie, una falcidie su esenzioni e sussidi e un aumento delle imposte sulla casa: per centrare gli obiettivi di stabilizzazione del rapporto deficit/Pil imposti dalla troika pur in presenza d’una profonda recessione.

Il premier conservatore Pedro Passos Coelho, che nelle scorse settimane, sull’onda di una prima mobilitazione delle piazze, era stato costretto a ritirare una ricetta a colpi di riduzione degli stipendi, ha affermato che questa volta non ci potranno essere passi indietro sul fronte di tagli e risparmi. Mentre il ministro delle Finanze, Vito Gaspar ha avvertito il parlamento che il testo presentato ieri non può essere modificata nei punti fondamentali, pena la perdita da parte del Portogallo di tutta la credibilità finora recuperata.

“Il nostro margine di manovra è inesistente”, ha rimarcato Gaspar, citato dall’agenzia Lusa, facendo riferimento agli impegni assunti di recente con la troika in cambio della ‘ciambella di salvataggio’ da 78 miliardi ottenuta dal Portogallo. Spiegazioni che in ogni modo non sembrano poter spegnere l’ira dei manifestanti. E che del resto anche alcuni economisti respingono, giudicando “suicida” per il Paese una strategia che porta il carico fiscale complessivo – imposte indirette e contributi previdenziali inclusi – a un nuovo record: oltre la soglia del 36% del Pil. (ANSAmed).

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fonte ansamed.ansa.it