Archivio | novembre 23, 2012

UNIVERSITA’, LE RAGIONI DELLA PROTESTA – Video: PARMA 19/11/2012: studentessa denuncia la verità sull’Eurotruffa

Ho ascoltato con grande attenzione le lucide e pacate parole della studentessa del video di cui sotto. Una ragazza che potrebbe essere mia figlia. Parole fin troppo pacate, dette con grande amarezza e sconforto, ma NON parole di resa. Qualsiasi cosa accada tra gli studenti e la polizia a Roma domani sconfitto sarà il Potere, quello stesso Potere che attraverso le parole del prefetto di Roma chiaramente dice di non capire i contenuti della protesta. E come potrebbe? Due mondi opposti, un passato di stampo reazionario che rimane attaccato pervicacemente al presente, e un futuro, quello degli studenti, ma anche nostro e del nostro Paese, chiaramente rappresentato dal meglio possibile oggi in Italia. Una ‘meglio gioventù’ che verrà ulteriormente vessata, picchiata, umiliata e magari uccisa affinché il futuro non esista. Affinché scompaiano i valori di democrazia e resistenza che sono i fondamenti del Dettato Costituzionale. Affinché si torni alle epoche oscure delle brigate nere e delle marcette su Roma. Magari con l’aiuto (ai poteri forti) dei sempre disponibili camerati pronti (e pagati) a menare le mani. Ieri come oggi.

mauro

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PARMA 19/11/2012: studentessa denuncia la verità sull’Eurotruffa

Pubblicato in data 19/nov/2012 da

Dopo il ministro dell’ambiente Clini, all’inaugurazione dell’anno accademico prende la parola una studentessa del collettivo Anomalia Parma (anomaliaparma . org), che con grande coraggio e chiarezza di idee denuncia il piano di smantellamento delle garanzie democratiche portato avanti dall’Unione Europea e dal governo Monti.

 

Il terreno è una risorsa limitata. Il forum mondiale di Berlino lancia l’allarme

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Il terreno è una risorsa limitata

Il forum mondiale di Berlino lancia l’allarme sulla gestione dei suoli

su Food Politics
di Mauro Rosati
Data: 2012-11-23
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Il problema della gestione del suolo è un’emergenza di portata planetaria che può essere ormai considerato alla pari di quelli forse più noti – tristemente – come la fame nel mondo, l’emergenza idrica e l’inquinamento ambientale. Un’ emergenza che abbiamo potuto vedere anche in questi giorni con l’alluvione in Toscana. Troppo spesso si è portati ad enfatizzare nei media criticità, importanti, come questa, solo nei momenti che si evidenziano gli effetti più tragici per poi tornare nel silenzio.

In questi anni lo scempio del suolo non è stato solo quello  visibile ad occhio nudo con l’urbanizzazione selvaggia, ma anche quello dell’inquinamento “invisibile”; la troppa chimica utilizzata per produrre sempre di più, la contaminazione dei fiumi e delle falde che inevitabilmente “ammalano” terra ed acqua.

Proprio in questi giorni scienziati, esponenti dei governi, del mondo degli affari e della società civile hanno partecipato a Berlino al Global Soil Week’s, la “Settimana mondiale del Suolo”, il il primo forum interamente dedicato al tema dello sfruttamento sostenibile dei terreni. Obbiettivo dell’iniziativa è quello di migliorare la governance globale delle risorse limitate del suolo, al fine di garantire suoli sani e produttivi per un mondo all’insegna della sicurezza alimentare e per garantire la funzionalità dell’eco-sistema.

L’evento è stato voluto fortemente dalle più importanti organizzazioni del mondo come Commissione europea, la FAO, lo United Nations Environment Programme , lo United Nations Convention to Combat Desertification, oltre all’impegno del governo tedesco. Sono queste infatti le principali organizzazioni che a livello mondiale sostengono l’importanza di una gestione adeguata dei suoli al fine di contrastare una serie di fenomeni che sono ad essa direttamente correlati, come le disastrose calamità naturali, l’approvvigionamento idrico e alimentare, la vivibilità urbana, ecc.

Gli obiettivi da perseguire secondo gli esperti: la creazione e la promozione di una maggiore consapevolezza tra i decisori e le parti interessate sul ruolo chiave delle risorse del suolo per la gestione sostenibile del territorio e lo sviluppo sostenibile; affrontare le criticità riguardanti i suoli in relazione a temi quali la sicurezza alimentare e i cambiamenti climatici; fornire una guida alla conoscenza sui i suoli e alla ricerca attraverso una piattaforma comune di comunicazione globale che comprenda anche le sfide reali locali; stabilire un network attivo ed efficace per affrontare le vari questioni che trasversalmente riguardano la gestione dei suoli; ed infine sviluppare le linee guida di una governance mondiale per la protezione e la produttività sostenibile del suolo.

L’Italia sembra già muoversi su questa strada, grazie all’intervento del governo e alla sua approvazione, in via preliminare, del disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo, su proposta dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, per i beni culturali, Lorenzo Ornaghi, e dello sviluppo economico, Corrado Passera. In coerenza con quanto si promuove e richiede a livello internazionale, l’obiettivo del provvedimento è di garantire l’equilibrio tra i terreni agricoli e le zone edificate o edificabili, ponendo un limite massimo al consumo di suolo e stimolando il riutilizzo delle zone già urbanizzate. Inoltre con essa s’intende promuovere l’attività agricola che si svolge su di essi, la quale consente di poter gestire il territorio e contribuisce a diminuire il rischio di dissesti idrogeologici.

Sino a poco tempo fa, cuore della politica sul territorio erano i contesti urbani, mentre oggi, gradualmente ma in modo costante, diventano sempre più importanti i contesti extraurbani: è proprio qui che si effettuano le scelte politiche e si gioca il cuore dello sviluppo. La vera ricchezza non è più data dai contesti urbani ma dal surplus delle risorse territoriali; sono queste che qualificano un comune e un territorio.

Per tutelare il territorio non serve solo la consapevolezza politica; ed è ancora poca per dirla tutta. Serve lo sforzo collettivo: pratiche agricole corrette, scelte alimentari più sostenibili, sano utilizzo dell’acqua, raccolta differenziata, e tante altre cose. Solo così si difende la terra “ perché non la ereditiamo dai nostri padri, ma la prendiamo in prestito dai nostri figli”.

Video :  Parliamo di suolo

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RICORSO INFONDATO DI NAPOLITANO – Procura di Palermo deposita atti: il Capo dello Stato non ha una “irresponsabità totale”


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Nuovi atti alla Consulta

Procura di Palermo deposita atti: il Capo dello Stato non ha una “irresponsabità totale”

La Procura di Palermo ha depositato in Consulta la memoria illustrativa sul conflitto tra poteri dello Stato sollevato dal Quirinale in merito alla vicenda delle intercettazioni indirette

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Roma, 23-11-2012

La Procura di Palermo ha depositato in Consulta la memoria illustrativa sul conflitto tra poteri dello Stato sollevato dal Quirinale in merito alla vicenda delle intercettazioni indirette. Il documento si compone di 28 pagine e punta a dimostrare l’infondatezza del ricorso predisposto dall’Avvocatura dello Stato per conto del Colle

Il Capo dello Stato non ha una “irresponsabità totale” come sostiene l’Avvocatura dello Stato: questa interpretazione è “scorretta” e “contraddice in radice il carattere pacificamente ‘eccezionale’ riconosciuto dalla stessa giurisprudenza della Corte Costituzionale”. E’ quanto si sostiene negli atti depositati dalla Procura di Palermo.

In linea generale il documento propende per una interpretazione restrittiva dell’articolo 90 della Costituzione sulle tutele del Capo dello Stato, in relazione agli atti che il Presidente compie al di fuori delle sue funzioni e sposa la tesi che l’immunità presidenziale abbia carattere “eccezionale”.

Nel documento si legge inoltre che “l’irresponsabilità politica costituisce allo stesso tempo il fondamento costitutivo e il limite insuperabile dell’irresponsabilità giuridica”. Per un atto extrafunzionale, che “per definizione non richiede alcuna garanzia di irresponsabilità politica del Presidente, non può specularmente invocarsi alcuna forma di irresponsabilità giuridica”.

 

Irrilevante il nodo della irresponsabilità
Nel giudizio in questione il tema della irresponsabilità del Capo dello Stato per i reati funzionali è irrilevante, perchè “la responsabilità penale del Capo dello Stato non è mai venuta in discussione, nemmeno ipoteticamente, dinanzi ai magistrati di Palermo”. E’ quanto si sostiene negli atti depositati dalla Procura di Palermo, che confuta la tesi dell’Avvocatura dello Stato.

 

In ricorso duplice equivoco
Il ricorso alla Consulta predisposto dall’Avvocatura dello Stato per conto del Capo dello Stato contro la Procura di Palermo si fonda “su un duplice equivoco: da un lato l’Avvocatura generale estende l’irresponsabilita’ del Capo dello Stato fino a farla coincidere con una sua pretesa inviolabilità; dall’altro confonde la disciplina della (ir)responsabilità del Presidente della Repubblica” con quella “delle garanzie del Capo dello Stato di fronte al compimento di atti e operazioni processuali relative a un terzo soggetto, nelle quali egli sia accidentalmente coinvolto”. Lo si legge nella memoria informativa depositata dalla Procura di Palermo.

 

La Procura non ha offeso il Colle
Il ricorso dell’Avvocatura dello Stato prefigura “una vera e propria ‘innovazione normativa’ dell’art.271 cpp” in materia di distruzione di intercettazioni, configurando nelle conclusioni una disciplina “che sostituirebbe il pm al giudice ed eliminerebbe il previo contraddittorio tra le parti”. Aspetto quest’ultimo “ritenuto doveroso” sia dalla Consulta che dalla Cassazione, si legge negli atti depositati per conto della Procura di Palermo, secondo cui non c’e’ stata “menomazione delle attribuzioni” del Capo dello Stato.

 

Ricorso infondato perchè verso pm
Il ricorso dall’Avvocatura dello Stato contro la Procura di Palermo è rivolto “non già nei confronti dell’autorità giudiziaria giudicante, alla quale per esplicita ammissione della stessa Avvocatura ricorrente spetta in via esclusiva il potere di disporre in ipotesi la distruzione di intercettazioni”, ma alla Procura “che di quel potere – per espresso riconoscimento dell’Avvocatura ricorrente – non dispone”. Lo si legge negli atti depositati in Consulta a sostengo dell’infondatezza del ricorso.

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fonte rainews24.it

RAGGIUNTI LIMITI ASSURDI – Finlandia: sequestrano il laptop a una bambina di nove anni perché aveva scaricato canzoni da Pirate Bay

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article: Police raid targets 9-year-old pirate, Winnie the Pooh laptop seized, By On November 22, 2012, 4:15 PM EST

In azione in finlandia il centro anti-pirateria e informazione sul copyright

Raid anti-pirati, le sequestrano il pc con gli adesivi di Winnie the Pooh. Perché ha 9 anni

La bimba aveva scaricato delle canzoni da Pirate Bay. I file erano però inutilizzabili e il papà le aveva comprato il cd

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di Carola Frediani

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MILANOIl raid è avvenuto alle 8 del mattino. Quando la polizia finlandese si è presentata alla porta di un sospetto «pirata» di Helsinki con un mandato di perquisizione in mano, e ne è uscita sequestrando un laptop adornato con immagini di Winnie The Pooh. Già, perché il computer incriminato appartiene a una bambina di nove anni che avrebbe scaricato delle tracce musicali da The Pirate Bay.

LA RICHIESTA IN DENARO – Secondo le ricostruzioni del padre, nel 2011 la figlia avrebbe scaricato dal sito alcune canzoni dell’ultimo album della cantante Chisu; per altro i file sarebbero stati inutilizzabili, e quindi alla fine, accompagnata dal padre, la piccola avrebbe comprato il disco in negozio. Ma il passo falso della bimba avrebbe innescato la reazione del gruppo finlandese per la difesa del diritto d’autoreTtvk (Centro antipirateria e informazione sul copyright) che, dopo aver evidentemente ricevuto indicazioni dal fornitore di connettività, ha inviato una lettera al padre proponendo, si fa per dire, un accordo amichevole per sistemare il contenzioso: doveva cioè pagare un risarcimento di 600 euro e firmare un accordo di non divulgazione.

IL RAID – Il padre ha ignorato la richiesta del Ttvk e il risultato è stato il raid della scorsa mattina, con la confisca dell’arma del delitto: il laptop con l’orsetto. La vicenda ha subito creato un’ondata di indignazione internazionale, anche in seguito alle dichiarazioni del padre, secondo il quale la polizia, mentre si portava via il colorato corpo del reato, gli avrebbe detto: «Sarebbe stato più semplice per tutti se voi aveste pagato il risarcimento». «Ho avuto la sensazione di avere a che fare con la mafia che mi chiedeva il pizzo», ha commentato l’uomo di Helsinki.

LE REAZIONI – Secondo il direttore del Ttvk Antti Kotilainen, non è possibile scaricare musica illegale senza rendersene conto. In difesa della famiglia «pirata» è intervenuto il ramo locale della Electronic Frontier Foundation (EFF), l’associazione per la tutela dei diritti digitali, secondo la quale l’episodio dimostra il livello di assurdità a cui sta arrivando la campagna contro la pirateria in Finlandia. «Non è nell’interesse di nessuno che delle bambine vengano molestate in nome della lotta contro le violazioni del copyright», ha dichiarato il vicepresidente della EFFi Ville Oksanen. L’episodio ha però creato imbarazzo anche all’artista che avrebbe subito la pirateria: Chisu ha infatti detto di non volere fare causa a nessuno e che quella non è il tipo di pubblicità di cui i musicisti hanno bisogno. «È triste vedere come anche gli artisti noti non abbiano idea di cosa il TTVK sta facendo in loro nome», ha commentato al proposito Joonas Mäkinen, esponente del partito pirata finlandese. «E la cosa peggiore è che, anche se lo sanno, come è avvenuto ora per Chisu, non possono impedirlo perché la protezione e il controllo del copyright sono centralizzati».

Carola Frediani

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fonte corriere.it

Gaza, ucciso bambino palestinese di 10 anni. Hamas: «E’ un’infrazione della tregua»

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An Israeli army tank keeps position near a security fence standing on the Gaza border with Israel, east of Khan Yunis, in the southern Gaza Strip, during a demonstration by Palestinian youths on November 23, 2012. A Palestinian was shot dead by Israeli forces near the Gaza border, the first casualty since the two sides agreed a truce ending their week-long conflict, Palestinian medical sources said. ( SAID KHATIB/AFP/Getty Images) – article: Gaza Cease Fire: Israeli Gunfire Kills 1 Palestinian, Wounds 19 Near Border, By KARIN LAUB and SARAH EL DEEB 11/23/12 12:00 PM ET EST AP

Gaza, ucciso giovane palestinese
Hamas: «E’ un’infrazione della tregua»

Tel Aviv: «I militari hanno sparato in aria dopo i disordini scoppiati nel sud della Striscia»

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TEL AVIV – Un palestinese di 10 anni è stato ucciso dal fuoco di militari israeliani nel Sud della striscia di Gaza. Nell’incidente altre 19 persone sono rimaste ferite. Lo riferisce un giornalista dell’Ansa sul posto.Secondo le prime informazioni l’incidente è avvenuto nella zona agricola di al-Qarara, presso Khan Yunes, nel Sud della striscia, quando un gruppo di persone ha cercato di raggiungere appezzamenti di terra vicini alle linee di demarcazione con Israele.

Isarele: dopo i disordini spari in aria. Militari hanno «sparato in aria» colpi di avvertimento dopo che stamane nel Sud della striscia di Gaza, a ridosso della linea di demarcazione, si sono verificati ripetuti disordini. Lo ha riferito una fonte militare a Tel Aviv, secondo cui un’inchiesta sull’episodio è stata subito avviata.

Hamas: è un’infrazione della tregua. Hamas ha accusato Israele di aver infranto il cessate il fuoco in vigore nella zona da due giorni in seguito all’uccisione del giovane palestinese. Secondo Hamas si tratta della seconda infrazione dopo che ieri, afferma, altri 4 palestinesi sono rimasti feriti dal fuoco israeliano. L’uccisione è avvenuta immediatamente a ridosso dei reticolati eretti lungo la linea di demarcazione fra Israele e la Striscia.

La versione dei palestinesi. Da parte palestinese si afferma che un gruppo di persone si è avvicinato al confine per entrare nelle proprie terre agricole, nella convinzione che ciò sia loro permesso nel contesto delle intese che hanno accompagnato il cessate il fuoco. Secondo una testimonianza, un giovane ha cercato di issare una bandiera di Hamas sui reticolati e, dopo alcuni colpi di avvertimento in aria, è stato colpito a morte dal fuoco dei soldati.

La agenzia di stampa palestinese Maan riferisce che altre 19 persone sono rimaste ferite. Nel frattempo l’area agricola di confine si è svuotata del tutto per un violento temporale, che in breve tempo ha allagato diverse strade di Gaza.

La tregua. Ieri per la prima volta dopo otto giorni israeliani e palestinesi hanno trascorso ore di calma in seguito all’accordo per il cessate il fuoco, entrato in vigore ieri sera alle 21 ora locale, le 20 in Italia. Oggi, intanto, incontro tra il ministro degli Esteri Giulio Terzi e il suo omologo palestinese, Riyad Malki, sugli sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza

Venerdì 23 Novembre 2012 – 10:38
Ultimo aggiornamento: 11:58
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INCHIESTA: ‘VACCINATI A MORTE’ – Vaccinazioni sbagliate e fatte male dietro i tumori dei soldati italiani


8 vaccini in 28 giorni… – fonte immagine

Vaccinati a morte

Per anni s’è parlato di uranio come causa dei tumori che hanno colpito i militari italiani. Adesso, però, la Commissione d’inchiesta del Senato ha individuato un altro possibile motivo: le vaccinazioni fatte con tempi, modalità e controlli sbagliati

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Vaccinazioni sbagliate e fatte male dietro i tumori dei soldati italiani

La commissione uranio ha trovato una nuova probabile causa dell’elevato numero di neoplasie registrate tra i nostri militari. L’audizione di un giovane caporal maggiore gravemente malato davanti ai senatori commossi. L’esperto: “Non sono sbagliati i protocolli, ma le modalità, i tempi e i controlli sulle somministrazioni”. Dati impressionanti, ma l’esercito non riconosce il nesso causale

LA PETIZIONE DEI FAMILIARI

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di VITTORIA IACOVELLA

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ROMAIl caporal maggiore Erasmo Savino ha 31 anni, ha un cancro in fase avanzata, ma il 3 ottobre scorso si è alzato dal letto e non ha fatto la chemioterapia. Occhiaie profonde e fasciatura al braccio. E’ seduto davanti al computer, emozionato e teso, collegato in videoconferenza col Senato della Repubblica. Col suo accento campano racconta alla Commissione parlamentare d’inchiesta per l’uranio impoverito di aver lavorato per 13 anni come maggiore dell’esercito. Spiega che adesso lotta contro un tumore maligno e afferma di averlo sviluppato a causa di un mix di vaccini fatti in poco tempo seguiti dall’esposizione all’uranio impoverito in Kosovo.

Parla lentamente per non sbagliare nessun dettaglio, accompagnato da un foglio scritto. Poi, davanti alle domande dei senatori, si lascia andare a una testimonianza più personale e drammatica: “Forse sono arrivato alla fine della mia vita… Certo sono un soldato, continuo a combattere, ma sono stato abbandonato dallo Stato”. L’aula è ammutolita alcuni senatori sono visibilmente commossi. L’avvocato di Savino, Giorgio Carta, descrive le motivazioni scientifiche che portano a ritenere che ci sia collegamento tra i vaccini cui è stato sottoposto il giovane e il cancro che l’ha colpito. Non è il solo, molti sono già scomparsi, altri giacciono in un letto. Tutti giovani. Centinaia almeno, ma non è possibile avere dati certi… Anche perché, per il Ministero della Difesa questi casi non esistono, non sono collegati al lavoro.

Attorno al tavolo della commissione volti tirati e occhi lucidi. Il Senatore Giacinto Russo afferra il cellulare, scrive un sms al figlio militare che si trova in Afghanistan chiedendogli se anche lui ha fatto tutti quei vaccini in poco tempo. Arriva la risposta, il Senatore si porta le mani al viso. La risposta è un “sì”. La seduta continua in apnea, si parla di un Paese in cui si è costretti a scegliere tra salute e lavoro, qualcuno dice “come a Taranto”. Questi ragazzi sono precari, negare il consenso ai vaccini significa smettere di lavorare. Il senatore Gian Piero Scanu non riesce a finire il suo intervento, gli manca la voce, si piega su se stesso commosso.

Insomma, la commissione sull’uranio, dopo anni di stasi, ora ha trovato una nuova importante traccia da battere e gli studi scientifici in merito sembrano parlare chiaro. Sarebbero i vaccini numerosi, ripetuti, spesso fatti senza rispettare i protocolli, a indebolire ragazzi sanissimi, a tal punto da aprire la porta a malattie molto gravi, specialmente nel momento in cui vengono esposti a materiali tossici o sostanze inquinanti che possono essere l’uranio impoverito ma anche la diossina, le esalazioni di una discarica o agenti chimici fuoriusciti da una fabbrica.

L’85 per cento dei militari ammalati non è mai stato all’estero. Il problema è che non serve arrivare in Kosovo: la stessa Italia con tutti i suoi veleni rappresenta un pericolo mortale per chi ha un sistema immunitario impazzito a causa dei vaccini. Come accadde a Francesco Rinaldelli, alpino di 26 anni mandato a Porto Marghera e poi morto di tumore. Qualche numero negli anni però è venuto fuori.

Nel 2007, il Ministro della Difesa Arturo Parisi, riferì alla Commissione: “I militari che hanno contratto malattie tumorali, che risultano essere stati impiegati all’estero nel periodo 1996-2006 sono 255. Quelli che si sono ammalati pur non avendo partecipato a missioni internazionali sono 1427”.  Nel 2012 Il Colonnello Biselli, dell’Osservatorio epidemiologico della difesa, diede cifre raddoppiate: 698 malati che erano stati inviati all’estero e 3063 che avevano lavorato in Italia, 479 erano deceduti.

Lo Stato non riconosce quasi mai, però, a chi ha indossato la divisa, il riconoscimento né il risarcimento per le malattie contratte. Spesso viene negato che si tratti di cause di servizio. Così è in atto quasi una guerra fra vittime, tra chi vorrebbe essere risarcito per il danno da uranio impoverito e chi per quello causato da vaccini. “Al Ministero della Difesa conviene sostenere la causa dell’uranio impoverito perché questo è stato usato dall’esercito statunitense, non da quello italiano, quindi i nostri vertici non ne avrebbero colpa, mentre, ammettere che i danni derivano dalle modalità con cui vengono vaccinati i militari, significherebbe riconoscere una colpa interna, senza contare poi gli interessi milionari delle cause farmaceutiche” sostiene Santa Passaniti, madre di Francesco Finessi morto dopo essersi ammalato di linfoma di Hodgkin. Aveva ricevuto una dose tripla di Neotyf, un vaccino anti-tifo che poco dopo fu ritirato dal commercio. In molte schede dei militari ammalati si trovano vaccinazioni a brevissima distanza (anche nello stesso giorno) per la stessa malattia o somministrazione di preparati poi ritirati dal commercio. Non solo, secondo i parenti di vittime come Francesco Finessi, David Gomiero e Francesco Rinaldelli, i libretti vaccinali dei loro ragazzi, ottenuti dopo lunghe insistenze, riporterebbero anche visite mediche mai effettuate.

“Questo accade perché si cerca di far tutto velocemente  –  spiega Andrea Rinaldelli, padre di Francesco, morto nel 2008  –  ad esempio, se devono partire per una missione 600 militari, seguire i protocolli e fare lo screening di tutti sarebbe difficile. Magari in base a un’attenta analisi 100 finirebbero per non partire”. Così in alcuni distretti, fortunatamente non in tutti, i militari vengono vaccinati in serie quasi senza nessun controllo,  senza andare troppo per il sottile: “Sono come prodotti di una catena di montaggio: stessa procedura per tutti e se qualcuno esce ammaccato, basta buttarlo via”.

Il Ministero della Difesa sostiene da sempre di rispettare tutte le cautele necessarie, e che i ragazzi si sono ammalati per cause estranee al lavoro. Alle nostre domande, nessuno risponde, ci invitano a metterle per iscritto, ma ci fanno capire che ci vorranno mesi per avere una risposta. Un esame di coscienza però qualcuno se lo sarà fatto, se il protocollo vaccinazioni del 2003 era di appena tre pagine e quello del 2008 è arrivato a più di 200 e se alcuni documenti riservati trapelati, contengono la lista completa dei casi di militari ammalati dopo pratiche poco chiare di vaccinazioni.

“Il protocollo è scientificamente inattaccabile – sostiene il Prof di oncologia Franco Nobile considerato fra i massimi luminari della materia – il problema è che non viene rispettato. Per praticità e velocità si fanno vaccinazioni a tappeto uguali per tutti, senza controllare se qualcuno l’ha già fatta, se qualcun’altro non è in perfette condizioni di salute o ha ricevuto altre vaccinazioni pochi giorni prima. C’è superficialità, poca cura, non vengono considerate le conseguenze, spesso sono gli infermieri e non i medici a fare i vaccini”.

I genitori di molte vittime, come Francesco Rinardelli,  dimostrano che i figli erano stati vaccinati senza anamnesi, come sempre accade, ovvero senza indagare correttamente sul loro stato di salute, senza sapere se erano già immuni ad alcune malattie o domandarsi se fosse realmente necessario un vaccino in più. Sui loro libretti vaccinali sarebbero segnate visite mediche mai effettuate.

L’avvocato Giorgio Carta difende molti militari colpiti da tumore per esposizione a uranio o vaccini e sostiene: “la ricerca della verità è resa difficile da numerosi fattori e dalla scarsa trasparenza, inoltre i medici sono ufficiali, quindi superiori gerarchici, che non impartiscono cure, ma ordini militari ai sottoposti”. Rifiutarsi o fare troppe domande non è consentito. Si rischiano sanzioni disciplinari e addirittura il carcere, come nel caso del Maresciallo dell’aereonautica Luigi Sanna che ha chiesto di rinviare i vaccini a quando avrebbe avuto risposte a una serie di domande sulla loro sicurezza e necessità.

A chi indossa la divisa non resta che sperare di essere fortunati, trovarsi davanti a un medico attento a rispettare i protocolli oppure che il mix di fretta, vaccini e sostanze ambientali tossiche, armi e prodotti chimici non abbia le conseguenze temute. Una roulette russa in cui si vince un lavoro o si perde la vita.

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VACCINATI A MORTE

VACCINATI A MORTE/2

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IL PDL CI RIPROVA – Arriva un nuovo ammazza-sentenze. Ma l’emendamento è inammissibile

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Quarto grado di giudizio, il Pdl riprova
Arriva un nuovo ammazza-sentenze
Ma l’emendamento è inammissibile

Il Pdl vuole introdurre la riforma nel decreto Sviluppo. No del ministro della Giustizia. Insorgono Pd e Idv

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ROMA – Il Pdl ci riprova a introdurre nell’ordinamento il quarto grado di giudizio, ma arriva un nuovo stop. Oggi l’emendamento al decreto Sviluppo era stato riscritto in modo più dirompente, prevedendo che si potesse ricorrere contro le sentenze passate in giudicato nei due anni antecedenti al decreto per «manifesta violazione della legge» e non solo del diritto comunitario. Una sorta di escamotage per riaprire tutte le sentenze, comprese quelle che riguardano l’ex premier Silvio Berlusconi. La riforma che sta tentando di far passare il Pdl potrebbe infatti avere effetti su processi come quelli sul lodo Mondadori (che deve ancora arrivare in Cassazione), o sul G8 di Genova, che davanti alla suprema corte ci è già passato decapitando gli ormai ex vertici della polizia criminale.

Inamissibile. Ma in serata è arrivato il giudizio di inammissibilità «per estraneità di materia». A dichiararlo in una nota è Cesare Cursi (Pdl), presidente della commissione Industria di Palazzo Madama. Cursi ha assicurato «un vaglio rigoroso delle numerose proposte emendative presentate, accertando anche ulteriori inammissibilità».

Schifani. «Confido che emendamenti palesemente estranei siano sottoposti a vaglio di ammissibilità attento e estremamente vigoroso», aveva scritto oggi il presidente del Senato Renato Schifani al presidente della Commissione Industria. «Anche io farò rigorosissima valutazione», aveva aggiunto.

Il no del ministro della Giustizia. Il titolare di via Arenula Paola Severino si è detta intanto è pronta a «prendere in considerazione» la riformulazione dell’emendamento del Pdl al decreto sviluppo, se questa «supera la questione di quella sorta di quarto grado di giudizio. Posso dire che se anche il nuovo emendamento avesse i problemi di carattere strutturale che aveva la versione precedente, il parere del governo sarebbe negativo», ha precisato il ministro. Severino ha poi detto che studierà la situazione e farà le sue valutazioni fino a lunedì, quando il provvedimento sarà discusso e votato.

Il Pd: no al fantomatico quarto grado di giudizio. «Questa nuova riformulazione è solo un maquillage dell’emendamento presentato ieri. Non cambia la sostanza: si introduce un fantomatico quarto grado di giudizio che allarga le maglie del ricorso per cassazione. Peraltro la Corte si troverebbe nella stravagante condizione di dover giudicare se stessa. Una duplicazione che non serve a nulla se non a stravolgere il sistema, legalizzare le pratiche dilatorie e allungare i tempi dei processi e delle cause civili per chi ha le disponibilità economiche per farlo». Così il capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti.

L’Idv: neanche nelle repubbliche delle banane. «Introdurre, come vorrebbe il Pdl, gradi di giudizio a piacimento, finché il processo non si prescrive, non funziona neanche nelle repubbliche delle banane. La civiltà giuridica è un’altra cosa e chi insiste ha solo un’incredibile faccia tosta e mostra un analfabetismo giuridico preoccupante»: lo dice Federico Palomba, capogruppo di Idv in commissione giustizia alla Camera. «È finita la stagione delle leggi ad personam. Abbiano almeno un sussulto di dignità, ritirandosi in buon ordine e la smettano di pensare ad ennesimi mostri giuridici che sarebbero destinati inevitabilmente alla rottamazione costituzione», conclude Palomba.

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fonte ilmattino.it

Tibet, un altro suicidio col fuoco contro il regime cinese

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Tibet, un altro suicidio col fuoco contro il regime cinese

Un diciottenne si è tolto la vita a Dowa, nella provincia cinese del Qinghai. E’ il diciassettesimo caso in due settimane, il settantanovesimo dal 2009

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Un adolescente di etnia tibetana si è suicidato dandosi fuoco per protestare contro la repressione del regime di Pechino e a favore del ritorno in patria del Dalai Lama: lo ha riferito l’agenzia di stampa clandestina ‘Phayul’, secondo cui la vittima, un diciottenne identificato come Lubum Gyal, si è tolto la vota a Dowa, città a forte presenza tibetana situata nella provincia occidentale cinese del Qinghai, che confina con il Tibet propriamente detto.

Si tratta del diciassettesimo caso del genere nell’arco di sedici giorni soltanto, e in dieci occasioni i suicidi sono avvenuti proprio nel Qinghai. Il totale delle auto-immolazioni è salito invece a 79 dal 2009, quando ebbero inizio tali manifestazioni. Il ragazzo è stato inutilmente soccorso da alcuni passanti, che ne hanno poi portato via il corpo perchè, precisa la ‘Phayul’, “non cadesse nelle mani delle autorità cinesi”.

Il proseguire delle immolazioni dei tibetani è “scioccante” e ha creato una situazione che “deve preoccupare sia la Cina che la comunità internazionale”. Lo ha detto in una dichiarazione all’ANSA l’artista e dissidente cinese Ai Weiwei. “L’unico modo per mettere fine a questa situazione è ascoltare le voci dei tibetani, smettere di maltrattarli”, ha aggiunto l’artista.

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fonte repubblica.it