Archivio | dicembre 6, 2012

RACCOLTA FIRME CONTRO LA HARLAN – Scimmie da vivisezione, organi in vendita


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Scimmie da vivisezione, organi in vendita
raccolta firme contro la Harlan

L’associazione Freccia 45 lancia una petizione per chiedere al ministero della Salute di non rinnovare all’azienda Usa il permesso a distribuire in Italia specie da destinare a test. Iniziative in tutta Europa

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di MARGHERITA d’AMICO

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Era la fine di gennaio quando la scoperta dell’arrivo nel nostro Paese di 900 scimmie provenienti da Cina e Mauritius, divise in lotti da 156 esemplari e avviate alla vivisezione, scatenava sdegno e opposizioni. Ne era destinataria Harlan, multinazionale dell’allevamento e della compravendita di animali per i laboratori, nei cui confronti l’associazione Freccia 45 ha lanciato una raccolta firme che in pochi giorni ha registrato l’adesione di quasi dodicimila persone.

L’obiettivo è chiedere formalmente al Ministero della Salute, Dipartimento della Sanità Pubblica, di non rinnovare a Harlan l’annuale autorizzazione a importare specie da destinare ai test. Ma la protesta non è solo italiana; in tutta Europa infatti si manifesta contro questa mega azienda statunitense, fondata a Indianapolis  nel 1931 da Howard P. Harlan e portata avanti da suo figlio, per poi trasformarsi in un gruppo ramificato nei quattro continenti che fornisce agli stabulari della sperimentazione cani, conigli, ratti, topi, criceti, gerbilli, macachi, allevati o acquistati in Stati dove certe specie si prelevano anche in natura. Per contestarne le attività, solo nel 2012 a Udine e Correzzana (in Italia Harlan ha tre sedi fra Lombardia e Friuli: a Correzzana, Bresso e San Pietro al Natisone) si sono svolte tre affollate manifestazioni, altre due hanno avuto eccezionalmente luogo nella rigida Svizzera, mentre i prossimi dissensi popolari sono previsti a Gannat, Francia, il 19 gennaio 2013, e a Brighton, Gran Bretagna, il 9 marzo.

Sia per richieste del mercato, sia forse, secondo alcuni, perché gli animali geneticamente modificati sarebbero al riparo da blitz animalisti alla Green Hill in quanto sofferenti fin dalla nascita e impossibili da riabilitare alla normalità, nel tempo Harlan sembra puntare sempre più sulla creazione di creature transgeniche: roditori privi di pelo, soggetti diabetici, obesi, ipertesi, senza timo. I cataloghi aziendali presentano il prodotto anche attraverso l’illustrazione di esperimenti, e di quasi tutte le specie si  commerciano anche i singoli organi. “L’azienda è americana, noi non siamo autorizzati a commentare”, dicono dalla sede di Harlan vicino Udine, mentre da quella di Bresso affermano: “Siamo semplicemente un allevamento, non è vero che vendiamo animali a pezzi”. Tuttavia, sui siti di Harlan si propone  il contrario sebbene da qualche tempo sia sparito il dettagliato listino prezzi che ancora gira su internet  (testicoli di cane a 136 sterline, le ovaie a  411,60 e gli occhi a 164,85, il midollo spinale di un porcellino d’India ne vale 15,25, la sua pelle 13,23, il cuore delle piccole scimmie sudamericane costa 274,05, le ghiandole salivari di un coniglio 53,55 e appena 6,30 l’uretra di un ratto) e sia specificato per ciascun animale che la fornitura di organi è a richiesta.

Spiega Susanna Chiesa, presidente di Freccia 45: “Fra le altre cose, si è sempre creduto che Harlan importasse i macachi per destinarli a un mercato estero, ma sembra proprio che non sia così. Infatti i permessi che il Ministero della Salute aveva rilasciato per gli esemplari entrati in Italia nel febbraio scorso erano a nome della Accelera s. r. l. di Nerviano, autorizzata a sperimentare su queste scimmie fino a un numero di 750”. Sostenuto economicamente in diverse occasioni dalla Regione Lombardia, il centro di Nerviano coopera con molti istituti di ricerca italiani, incluso lo Ieo di Veronesi. “Nerviano dispone pure del consenso a sperimentare su 1.200 cani ogni triennio, e senza anestesia”, prosegue la Chiesa “accortezza che il Ministero considera invece ‘traumatica per gli animali’. Comunque, Harlan rifornisce la maggior parte dei 600 laboratori italiani, oltre a produrre per loro mangimi specializzati”.

Massimo Tettamanti, chimico e coordinatore europeo del centro I-Care, ricorda come persino l’uso delle scimmie venga giustificato a sproposito dai sostenitori della vivisezione, in virtù della loro vicinanza genetica con l’uomo: “Numerosi studi hanno dimostrato che i risultati delle ricerche sui primati, sugli scimpanzé e sui più diffusi macachi, di solito non sono nemmeno citati nei successivi studi di medicina umana, e 85 differenti vaccini per l’Aids si sono rivelati efficaci e sicuri per queste specie, mentre al contrario, nell’ambito di 197 studi clinici, nessuno di essi è risultato utile alle persone.”

Il mese scorso una giuria internazionale ha consegnato a Londra il primo Lush Prize, finanziato dall’omonima casa cosmetica schierata contro i test sugli animali e sostenuto dalla Ethical Consumer Research Association. Il riconoscimento è stato assegnato a persone e gruppi impegnati nella ricerca scientifica senza vittime e nella promozione del cruelty free: fra i premiati, anche la chimica italiana Chiara Scannarotti.  Intanto, da noi, la XIV Commissione affari europei del Senato continua a rinviare la discussione della contestatissima Direttiva 2010/63/UE sulla vivisezione, di imminente recepimento.

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fonte repubblica.it

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BLOCCHIAMO HARLAN: no all'importazione di animali per la sperimentazione

A Direzione Generale della Sanità animale e del farmaco veterinario

BLOCCHIAMO HARLAN: no all’importazione di animali per la sperimentazione

Freccia 45

Lanciata da

Freccia 45

FRONTIERE VIRTUALI DEL MARKETING – Se non pensi alla tua pensione ora, guarda come sarai da vecchio

Marc Zuckerberg invecchiato dal morphingMarc Zuckerberg invecchiato dal morphing

Le frontiere virtuali del marketing

Se non pensi alla tua pensione ora, guarda come sarai da vecchio

Per aiutarci a pensare alla pensione ecco Face Retirement, a portata di un click on line, che utilizzando un algoritmo di invecchiamento del viso applicato ad una foto scattata con la webcam di qualunque pc mostra come saremo a 47, 57, 67 anni. E così via, fino a 107 anni

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New York, 06-12-2012

E’ dura convincere gli Americani, in tempo di crisi, a investire nella loro pensione. Anche in un Paese dove chi può non rinuncia alla previdenza integrativa, assicurazioni e banche incontrano resistenze e difficoltà nell’agganciare nuovi clienti.

Eppure, secondo uno studio del Boston College, il 51% delle famiglie americane difficilmente riuscirà a mantenere il proprio tenore di vita una volta raggiunta la pensione, e la percentuale è in crescita dal 43% del 2004. La psicologia, rivela il Wall Street Journal, fornisce una parziale motivazione ad un comportamento in linea teorica irrazionale: per rendere gli obiettivi finanziari a lungo termine più realizzabili, dobbiamo sforzarci di pensare al futuro come se fosse il presente.

E allora, devono essersi detti ai piani alti della Merryll Linch, perché non puntare sulle più moderne teorie comportamentali che studiano l’impatto della realtà virtuale sulle nostre scelte? Per aiutarci a pensare alla pensione ecco Face Retirement, a portata di un click on line, che utilizzando un algoritmo di invecchiamento del viso applicato ad una foto scattata con la webcam di qualunque pc mostra come saremo a 47, 57, 67 anni. E così via, fino a 107 anni.

Prova Face Retirement

Non è una visione piacevole, forse, ma certo efficace: uno studio del 2011 della Stanford dice che “per le persone che allontanano da sé il proprio futuro, il risparmio è una scelta tra spendere soldi oggi o darli a uno sconosciuto”. Soggetti invece immersi in una simulazione che comprendeva il loro invecchiamento in realtà virtuale “hanno mostrato una maggiore propensione ad accettare di differire ricompense monetarie rispetto a gratificazioni immediate”. In altre parole, erano disposti a risparmiare di più e magari a mettere i soldi da parte per la pensione.

Un’altra ricerca, sponsorizzata dalla ING finanza e csvolta da studiosi della UCLA, della Columbia University e dell’Università di Western Ontario ha dimostrato che quando le persone passano tre a cinque minuti a immaginare e scrivere come si sentirebbero con una pensione ‘confortevole’ e senza problemi, aumentano del 25% le probabilità di aumentare nell’immediato i loro risparmi.

La ‘app’ di Merrill Edge (la divisione pensioni di Merrill Lynch) non è così sofisticata come il software di Stanford, ma sembra comunque efficace. Ed apre strade nuove a campagne pubblicitarie in aperto conflitto con i tradizionali ‘consigli per gli acquisti’ da cogliere al volo, presto o subito.  Il potenziale è quasi sconfinato: esperimenti hanno dimostrato che individui catapultati in una realtà virtuale con il proprio “avatar” particolarmente bello, ad esempio, diventano più socievoli e disposti a sottoporsi a un’ora al giorno di esercizi fisici in palestra. Per non parlare delle diete. O ancora, dopo aver segato una gran quantità di alberi e aver disboscato un bosco virtuale, siamo meno inclini a sprecare carta nella vita reale di tutti i giorni. Immaginarsi vecchi, magri o ecologisti, insomma, ci aiuta a capire che il futuro comincia oggi.

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fonte rainews24.it

Il Pdl lascia la maggioranza, Napolitano: no a crisi convulsa


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Il Pdl lascia la maggioranza, Napolitano: no a crisi convulsa

Senato, sì al decreto sviluppo senza voti pidiellini. Ma Frattini e altri tre votano la fiducia sul dl sui costi della politica. Alfano domani al Colle, il premier in attesa. Piazza Affari in calo, spread in risalita a quota 327

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ROMA – Il Pdl esce dalla maggioranza e minaccia di far cadere il governo di Mario Monti. L’uscita avviene con l’annuncio diMaurizio Gasparri al Senato: il Pdl, ha detto, non voterà la fiducia al decreto sviluppo, che infatti passa a palazzo Madama senza i voti del partito di Silvio Berlusconi, sempre più tentato di staccare la spina. In seguito il Pdl ha tenuto la stessa linea alla Camera, dove il capogruppo Fabrizio Cicchitto ha annunciato: «Sulla base di una valutazione politica generale che va al di là del merito del provvedimento riguardante i costi della politica negli enti locali, abbiamo deciso di astenerci oggi pomeriggio sul voto di fiducia per marcare la nostra posizione fortemente critica sulla sua politica economica». Sul caso interviene il Capo dello Stato Giorgio Napolitano: «La tenuta istituzionale non è a rischio. Evitare una convulsa conclusione della legislatura lasciando andare a picco quello che non deve andare a picco». Ma Silvio Berlusconi sarebbe pronto a intervenire in Aula alla prima occasione utile per annunciare l’addio a Mario Monti e ufficializzare la sua ridiscesa in campo. Lo conferma lo stesso Alfano, che domani alle 10,30 si recherà dal Capo dello Stato: «Anche oggi Berlusconi mi ha espresso la volontà di tornare in campo da protagonista. È lui il detentore del titolo», spioega. E aggiunge: con la sua discesa in campo le primarie non si fanno: «Erano per la successione ma essendoci lui in campo non ha senso farle».

Senato: sì senza i voti Pdl. Il Senato ha approvato il decreto sullo sviluppo sul quale il governo aveva posto la fiducia. I voti a favore sono stati 127, i contrari 17, gli astenuti 23. Assenti i senatori del Pdl. Il provvedimento passa ora alla Camera. Confermata anche la fiducia alla Camera sul dl sui costi della politica nelle regioni con 281 sì, 77 no e 140 astenuti. Frattini e altri tre esponenti del Pdl si sono smarcati dal partito e hanno votato sì.

Napolitano.
Il presidente della Repubblica ha chiesto alle forze politiche anche una valutazione «obiettiva e serena» sui «tempi necessari e opportuni per una proficua preparazione del confronto elettorale». Giorgio Napolitano ha aggiunto di riservarsi «di compiere nelle prossime ore i conseguenti utili accertamenti». «Sappiamo che l’imminente conclusione della legislatura e quindi l’avvicinarsi delle elezioni per il Parlamento stanno suscitando crescenti tensioni tra le forze politiche, da oltre un anno impegnate nel sostenere un governo cui non partecipassero esponenti dei partiti», ha detto il presidente Napolitano parlando al Consiglio dell’Anci. «Ci sono tensioni politiche pre-elettorali che anche fuori d’Italia possono essere comprese senza suscitare allarmi sulla tenuta istituzionale del nostro Paese. Questa tenuta è fuori questione. Ho il dovere di riaffermarlo pubblicamente e – ha aggiunto – mi sento in grado di farlo». «Occorre una considerazione – ha aggiunto – quanto più obiettiva e serena possibile, del residuo programma di attività previsto nelle due Camere, delle scadenze istituzionali, anche nel senso di adempimenti normativi, che si concordi nel ritenere inderogabili».

«Monti non è responsabile di tutto».
«L’ho detto a Monti, stanno venendo al pettine nodi antichi e distorsioni e questo governo non può sentirsi carico di responsabilità per quanto sta accadendo o di tutti i problemi che stanno esplodendo. Naturalmente, ha aggiunto il capo dello Stato parlando in Campidoglio, c’è nel governo un «senso di responsabilità» ma era ed è «indubbio che non avrebbe potuto riuscire a portare oltre un certo limite l’opera di riforma e di risanamento», ha sottolineato Napolitano. Le forze politiche, pur nella durezza del contraddittorio, devono avere «consapevolezza del limite oltre il quale non si deve spingere la loro discordia», ha aggiunto citando un articolo di Benedetto Croce del primo dopoguerra. «Dobbiamo assolutamente evitare che in questa fase di convulsione politica si oscurino i risultati raggiunti», perchè abbassare lo spread «è stato un grosso risultato e non bisogna bruciare la fiducia».

La Russa. Getta acqua sul fuoco La Russa: «Oggi non c’è la fiducia, ma la maggioranza c’è ancora. Non saremo noi a mettere in ginocchio il governo. C’è la legge di stabilità da fare. Noi oggi – aggiunge – abbiamo lanciato un segnale, ma non faremo finire in anticipo la legislatura, questa decisione spetta al presidente della Repubblica e a Monti».

«Il Pdl ha trasferito la confusione dentro di sé ad una confusione di sistema e questo rischia di tradursi in non affidabilità per il Paese». Così il leader Pd Pier Luigi Bersani dopo la mancata partecipazione al voto del Pdl in Senato. Per il Pd «non si è ancora in campagna elettorale», ha aggiunto Bersani. «Bisogna capire se si è trattato di una astensione su un voto o di una astensione politica. Farò il punto della situazione con i capigruppo e staserà si capirà,in un un modo o nell’altro, se la maggioranza c’è. Per noi prima viene l’Italia e la lealtà a Monti» ha continuato Bersani.

Casini: «Siamo all’irresponsabilità allo stato puro». Così il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, commenta la decisione del Pdl di non partecipare al voto sul dl sviluppo. «Qualcuno di vuole riportare alla follia di dove eravamo» continua Casini che aggiunge: «così è tornato Berlusconi. Mi auguro che dai colleghi del Pdl ci sia qualche sussulto di dignità: chiediamo a quei moderati, eletti nelle file del Pdl, di farsi sentire» aggiunge Casini.

Il Pd: Monti vada al Quirinale. «Quanto è successo è un fatto politico del quale non possiamo che aspettarci una soluzione da parte del presidente della Repubblica», ha detto nell’Aula del Senato la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro. «Quando un momento di crisi si manifesta con tanta crudezza e acutezza – sostiene – solo nelle mani del presidente della Repubblica può essere rimessa la questione. Monti deve consigliarsi con chi in questi anni è stato il primo garante delle Istituzioni italiane e della affidabilità e della credibilità dei governi del Paese».

Monti: attendo le valutazioni di Napolitano. «
Sono stato e sono in contatto con il presidente della Repubblica e attendo di conoscere le sue valutazioni sulla base in particolare del preannunciato passo del segretario del Pdl». Così il premier Mario Monti in conferenza stampa a palazzo Chigi. «Non trovo particolarmente interessante, né utile soprattutto se fatto da me, l’esercizio di attribuire meriti o responsabilità» circa l’andamento del differenziale fra titoli italiani e tedeschi, ha aggiunto. «Non credo che io sia il miglior destinatario di una domanda su quanto conterà lo spread in campagna elettorale», ha aggiunto Monti, sottolineando comunque di guardare con «attenzione» allo spread.Il governo ha «lavorato sodo non solo in Italia» per mettere il nostro paese «in sicurezza e per evitare che dall’Italia si propagassero nuovi incendi all’Eurozona». Lo ha detto il premier Monti in un intervento video al congresso Pde a Bruxelles, aggiungendo di pensare «che in buona misura ci siamo riusciti».

«Il contributo che l’Italia ha cercato di dare, e credo di poter dire ha dato, all’avanzamento positivo della costruzione europea – ha detto Monti – è stato quello di cercare di metterci a lavorare molto sodo non solo in Italia per adeguarci a tutti i criteri in particolare a quelli richiesti dall’eurozona per mettere l’Italia in posizione di sicurezza e per evitare che dall’Italia si propagassero nuovi incendi all’Eurozona. E penso che in buona misura ci siamo riusciti».

«Il Pdl non parteciperà al voto pur garantendo il numero legale», era stato l’annuncio del capogruppo al Senato Maurizio Gasparri intervenendo in Aula in vista del voto di fiducia al dl sviluppo. La scelta da parte del Pdl di non partecipare al voto sulla fiducia al decreto legge vuol esprimere, ha spiegato Gasparri, il «passaggio a una posizione di astensione del nostro gruppo nei confronti del governo».

Frattini si smarca.
Giuliano Cazzola, Franco Frattini, Gennaro Malgieri e Alfredo Mantovano sono intervenuti in Aula alla Camera in dissenso dal proprio gruppo e annunciando il proprio voto favorevole alla fiducia sul decreto sui costi politica. Per il Pdl Fabrizio Cicchitto aveva annunciato l’astensione.

«Se il partito che da un punto di vista parlamentare ha ancora la maggiore consistenza passa all’astensione vuol dire che questo governo non ha più la fiducia delle Aule parlamentari», aveva commentato subito dopo Finocchiaro. «Se un governo non ha più la maggioranza» a causa della scelta del Pdl di passare a una scelta di astensione «credo che Monti dovrebbe recarsi al Quirinale», aveva aggiunto Finocchiaro.

«È un fatto non indifferente, informerò il presidente della Repubblica». Lo dice il presidente del Senato, Renato Schifani, nel chiudere i lavori dell’Aula fino a martedì prossimo, assicurando che per parte sua «non si sottrarrà sul da farsi» e informerà i senatori. «Condivido pienamente le considerazioni del Capo dello Stato sul fatto che c’è un limite alla discordia. Siamo in pre-campagna elettorale e purtroppo non vi è dubbio che, in questo momento, le fibrillazioni diventano eccitazioni.

Il rientro in politica di Berlusconi intanto fa discutere il mondo politico.Il ministro dello Sviluppo Corrado Passera ha dichiaratro: «Tutto ciò che può solo fare immaginare al resto del mondo, ai nostri partner, che si torna indietro, non è un bene per l’Italia. Dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti». Protesta del Pdl, che ne ha chiesto subito le dimissioni.

Maroni. «Il governo Monti non ha più la maggioranza al Senato: dimissioni subito». Lo chiede il segretario della Lega Roberto Maroni, in un post su Facebook. «Forza Cav, forza Alfano, fuori gli attributi! A casa Monti, ridiamo la parola alla democrazia e al Popolo sovrano», aggiunge poi il segretario della Lega in un tweet. «È ora, Monti deve sparire dalla faccia della terra», è stato il commento di Umberto Bossi ai cronisti che gli chiedevano se il premier Mario Monti debba o meno dimettersi.

Risale lo spread, Borsa giù. In deciso rialzo lo spread tra il Btp e il Bund tedesco dopo che il Pdl ha detto che non parteciperà al voto di fiducia al decreto sviluppo. La forbice tra i due titoli ha chiuso in risalita a 327 punti base, contro i 310 di ieri. Piazza Affari ha accusato il nervosismo della situazione politica ed è l’unico listino europeo a chiudere in ribasso con l’indice Ftse Mib che ha perso lo 0,75% a 15.835 punti. Milano è la peggiore ma, dopo cali di oltre il punto e mezzo percentuale, ha saputo contenere le perdite in coincidenza con l’intervento del Quirinale.

Giovedì 06 Dicembre 2012 – 11:37
Ultimo aggiornamento: 19:19
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Governo Monti, Pdl a rischio scissione


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Governo Monti, Pdl a rischio scissione

Il Cavaliere ha deciso all’improvviso di staccare la spina  all’esecutivo. Obiettivo: arrivare al voto in fretta e lanciarsi nella  campagna elettorale. Ma non tutto il partito sembra disposto a seguirlo.  E così c’è la possibilità che una parte confermi la fiducia al  Professore, lasciando il Cavaliere con i fedelissimi

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di Susanna Turco

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Al suo segnale, alla fine, il caos s’è scatenato davvero. A dodici ore dall’annuncio della discesa in campo di Berlusconi – prendendo anche a pretesto le intempestive critiche al Cavaliere da parte delministro Corrado Passera – il Pdl si è sfilato dalla maggioranza.

L’ha fatto la mattina al Senato, astenendosi dal voto di fiducia sul decreto Sviluppo, e ha preannunciato il bis alla Camera, nel voto del pomeriggio sul provvedimento sui costi della politica.

Senza il Pdl, il governo Monti non ha la maggioranza in nessuno dei due rami del Parlamento. Torna così l’incubo dei numeri, stile 14 dicembre di due anni fa: i voti ballerini, il diabolico gruppo misto e le sue insospettate propaggini.

Conti alla mano, l’attuale esecutivo, senza Pdl, ha infatti 294 voti certi alla Camera (maggioranza è 316) e 147 al Senato (sui 158 necessari). E c’è chi già prevede che, dopo un passaggio al Quirinale del presidente del Consiglio – auspicato con forza anche dal Pd – finirà esattamente nello stesso modo, con un voto di fiducia secco, come nel 2010. Ma, stavolta, con Monti al posto di Berlusconi, e Berlusconi al posto di Fini. Vale a dire con il premier confermato e il Cavaliere sconfitto, stavolta.

Sconfitto, ma non del tutto. Perché in fondo – così come Monti -anche lui ha interesse a fomentare l’aria di scissione che tira nel Pdl. Una possibilità concreta, al di là delle centinaia di dichiarazioni – anche imbarazzanti – che gli stanno unitariamente piovendo in sostegno, dopo che sui giornali è finito pubblicato il lamento del “mi hanno lasciato solo tutti, ormai mi difendono solo in undici”.

Alle due del pomeriggio, ad ogni buon conto, il Cavaliere ha riunito tutto lo stato maggiore del partito a Palazzo Grazioli: compreso Guido Crosetto, invitato a pranzo subito, appena dopo averlo visto lasciare a metà la trasmissione “Omnibus”.

Al di là di parole e ottimismi, ci si aspetta che una parte del partito – c’è chi ha l’ardire di ipotizzare Angelino Alfano, addirittura – finisca per agire come stamattina Beppe Pisanu, l’unico pidiellino che in Senato ha votato sì a Monti in dissenso dal gruppo.

In questo modo, l’attuale Pdl si scinderebbe in due gruppi parlamentari, uno a sostegno della nuova Forza Italia del Cavaliere, l’altro a sostegno del governo Monti: e magari, ormai libero dal giogo del Fondatore, in grado di mettere in piedi un’alleanza tra moderati e centristi.

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Scenari Se nasce Forza Italietta

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fonte espresso.repubblica.it

Francia, crollano gli spermatozoi Si temono conseguenze sulla natalità


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Francia, crollano gli spermatozoi
Si temono conseguenze sulla natalità

Uno studio pubblicato su “Human Reproduction” lancia l’allarme: «Declino regolare dell’1,9% l’anno»

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Alberto Mattioli
CORRISPONDENTE DA PARIGI
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È l’ennesimo capitolo di una crisi apparentemente infinita? Fatto sta che in Francia cala, oltre a quella industriale, anche la produzione di spermatozoi. La qualità dello sperma del maschio gallico sta scemando, con possibili gravi conseguenze sulla natalità. Peccato: finora, l’unica crisi da cui il Paese sembrava immune era quella demografica.

Detta così, sembra una battuta. O il remake statistico di una mitica scena di «Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere», con Woody Allen spermatozoo timoroso per quel che succede «là fuori». E invece è un serissimo studio scientifico francese i cui risultati sono stati pubblicati oggi sul sito della rivista «Human reproduction» e che la Bbc non ha esitato a mettere in apertura del suo sito di news. La pessima notizia è che nel 1989 un francese di 35 anni aveva, in media, una concentrazione di 73,6 milioni di spermatozoi per millilitro di sperma. Nel 2005, era caduta a 49,9 milioni per millilitro: insomma, «una diminuzione significativa e continua che ha raggiunto il 32,2% sul periodo considerato».

Certo, i valori sono ancora nettamente superiori alla soglia della sterilità maschile, fra i 15 e i 20 milioni a millilitro. Ma preoccupa la regolarità con la quale il tasso scende. «I nostri risultati sono coerenti con quelli degli studi pubblicati in altri Paesi – spiega a “Le Monde” la dottoressa Joëlle Le Moal del Dipartimento di salute ambientale -. Abbiamo constatato un declino regolare, quasi lineare, in media dell’1,9% all’anno».

Su questo non ci sono dubbi. Tanto più che l’esame è stato effettuato dal 1° gennaio 1989 al 31 dicembre 2005 su più di 26 mila maschi, il che probabilmente fa di questa l’inchiesta più vasta mai effettuata sul soggetto. Le cifre arrivano soprattutto dai Centri d’assiestenza medica alla procreazione assistita. In Francia, la procreazione assistita è mutuabile. Ma, benché sia gratis, in generale la popolazione che vi fa ricorso è di un livello sociale e culturale più elevato della media. E questo mette in crisi l’ipotesi che i responsabili di questa débâcle dello spermatozoo francese possano essere il tabagismo o l’obesità, che appunto nelle classi superiori sono in calo.

Resta dunque il mistero sulle cause. O, meglio, posto che il problema non è solo francese, gli scienziati non riescono a mettersi d’accordo su quali privilegiare. L’ipotesi più gettonata è quella di disfunzioni endocrine dovute a sostanze come il bisfenolo A o gli ftalati, ma non c’è certezza. Tanto più che un celebre studio danese del 1992 (celebre almeno nella comunità scientifica) dimostrò il quasi dimezzamento della concentrazione degli spermatozoi dal 1938 al ‘90. Altri dati, poi, risultano contraddittori. I ricercatori francesi hanno scoperto che c’è stata una diminuzione significativa della percentuale di spermatozoi con una morfologia normale, passata dal 60,9% dell’89 al 39,2 del 2005. Per contro, la «motilità» degli spermatozoi, cioè la loro capacità di muoversi che, come ciascuno può immaginare, è essenziale per la procreazione, è aumentata dal ‘95 al ‘98 ed è rimasta stabile fino al 2005. Mistero. La dottoressa Le Moal dice che «se bisogna restare aperti a tutte le possibili spiegazioni, lo studio è piuttosto a favore dell’ipotesi di un effetto di disfunzioni endocrine». Spermatozoo avvisato…

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Il Pdl si attacca all’ossigeno anti-Monti


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Il PdL si astiene, il Pd spera nella crisi di Governo

Il Pdl si astiene sul voto di fiducia al maxiemendamento al dl sviluppo sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia in Senato. Finocchiaro: Monti non ha più la fiducia, salga al Quirinale

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Roma, 06-12-2012

Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello si sono astenuti nel voto di fiducia sul decreto crescita. In aula al Senato il presidente e il vicepresidente vicario dei senatori del Pdl hanno espresso un voto di astensione, che a Palazzo Madama è considerato come voto contrario.

Antefatto
Dopo le dichiarazioni di questa mattina del ministro Corrado Passera, fortemente critiche nei confronti di un’eventuale nuova discesa in campo di Silvio Berlusconi, si e’ scatenata un’ondata di proteste nel Pdl, che è culminata in una dura dichiarazione di Maurizio Gasparri. “Il Pdl – ha infatti preannunciato il capogruppo azzurro al Senato – non partecipera’ al voto pur garantendo il numero legale”.

Subito dopo, quando è cominciata la prima chiama nell’Aula di Palazzo Madama, sono cominciate le defezioni del centrodestra.

Anna Finocchiaro accusa il Pdl
“Se il partito che da un punto di vista parlamentare ha ancora la maggiore consistenza passa all’astensione – dichiara la capogruppo dei senatori Pd – vuol dire che questo Governo non ha più la fiducia delle Aule parlamentari. E se un Governo non ha più la maggioranza credo che Monti dovrebbe recarsi al Quirinale”.

Fate votare Passera
A ulteriore dimostrazione che a scatenare l’ira del Pdl sono state le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo il cartello esposto in Aula dal senatore del Pdl Domenico Gramazio durante le votazioni con la scritta “Fate votare Passera”

Secondo Round
Il Pdl inoltre starebbe valutando di astenersi anche sul voto di fiducia, nel pomeriggio alla Camera, sul decreto legge sui costi della politica nelle regioni, stando a fonti parlamentari a Montecitorio. I 206 deputati del partito di Berlusconi ed Alfano stanno ricevendo indicazioni in tal senso.

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fonte rainews24.it

Precarietà e difesa dell’istruzione: oggi studenti in piazza in tutta Italia. Solo a Roma due cortei e sit-in

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Precarietà e difesa dell’istruzione
oggi studenti in piazza in tutta Italia
Solo a Roma due cortei e sit-in

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ROMA – «Oggi migliaia di studentesse e studenti sono scesi in piazza nella giornata dello sciopero generale indetto dalla Fiom per ribadire con forza la solidarietà e la condivisdione delle lotte portate avanti da tutti quei soggetti, come gli operai o i precari, che soffrono la crisi».
«Ce n’est qùun debut. Continuons le combat». Citano il maggio francese, le proteste del ’68 partite dalla Sorbona, gli studenti della Capitale che stanno sfilando a Roma questa mattina per protestare contro austerity e tagli del governo, con due cortei, e questo slogan. Il primo corteo è in partenza da piazzale Aldo Moro, davanti all’Università La Sapienza, l’altro si sta muovendo da piazzale della Piramide. Un terzo corteo, organizzato dai movimenti studenteschi di destra, era previsto a piazza Mazzini, nel quartiere Prati, ma gli organizzatori hanno riferito che è stato annullato perchè gli studenti della provincia di Roma non sono riusciti a raggiungere la Capitale a causa del gelo. A piazzale Aldo Moro, sulle colonne all’ingresso dell’Università, gli studenti hanno esposto uno striscione con la scritta “Scuola e Università fuori dal mercato. La vostra meritocrazia è austerità e precariato”.

Molti i disagi in centro per le ripercussioni sul traffico, anche a causa delle deviazioni stradali predisposte dai vigili urbani. Molti anche anche i percorsi dell linee Atac deviati. e le chiusure a “soffietto” delle strade durante il passaggio dei cortei.

È stato annullato a Roma il corteo degli studienti previsto tra piazza Mazzini e piazza Risorgimento. Il trasporto pubblico della zona è quindi regolare. Gli studenti stanno manifestando a piazzale Ostiense. Lo comunica Agenzia per la mobilità.

«Siamo in piazza in moltissime città in Italia – dichiara Federico del Giudice, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza – per rimarcare come le nostre lotte siano simili a quelle degli operai di Mirafori, Pomigliano, Melfi, Cassino e delle tante fabbriche di questo paese dove la generazione dei nostri padri subisce la cancellazione dei diritti, l’eliminazione della democrazia nei luoghi di lavoro e l’annullamento del contratto collettivo nazionale. Questo governo prova a giustificare queste manovre dichiarando che sono pensate in nome della nostra generazione. Noi non crediamo minimamente a queste bugie e oggi siamo in piazza per ribadire che non possono cancellare i diritti ai nostri genitori».

«Pretendiamo reddito, diritti e investimenti sulla conoscenza per uscire dalla crisi – aggiunge – e per salvare il nostro futuro come quello dei nostri padri rifiutando qualsiasi tentativo di contrapposizione generazionale». «Ci siamo mobilitati in questi mesi – dichiara Roberto Campanelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – contro il ddl ex Aprea che avrebbe privatizzato le nostre scuole. Siamo riusciti con la forza delle nostra lotte e delle nostre occupazione a bloccare questo provvedimento ma non abbiamo intenzione di fermarci. Per questo oggi siamo in piazza: vogliamo una legge quadro nazionale sul diritto allo studio, un finanziamento adeguato alle scuole di questo paese e un piano di investimento sull’edilizia scolastica».

«Siamo una generazione che non si arrende alla precarietà e alla privatizzazione delle scuole e delle università, torniamo in piazza perchè pretendiamo di poter avere un futuro in questo paese – aggiunge Rete della Conoscenza – non abbiamo intenzione di rassegnarci alle politiche di austerity che mirano solo a distruggere lo stato sociale. Non accetteremo supinamente, come non abbiamo mai fatto in questi anni, la cancellazione dei nostri gentori in cambio di promesse sul nostro futuro che questo governo non ha mai realizzato».

«Il premier Monti, anzichè dichiarare che non possiamo permetterci la sanità pubblica, dovrebbe pensare a difendere la scuola, l’università ed il diritto alla salute – dichiara Luca Spadon portavoce nazionale di Link – Non possiamo più permetterci Mario Monti e le sue politiche di austerity, ma di certo vogliamo permetterci un futuro diverso»

Giovedì 06 Dicembre 2012 – 10:49
Ultimo aggiornamento: 11:51
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Scontri al Cairo: 7 morti, centinaia feriti. Carri armati e blindati schierati in piazza / VIDEO: REVOLUTION: Egypt in state of CIVIL WAR! MILITARY TANKS Deployed in Cairo to quell ANTI-Morsi RIOTS

REVOLUTION: Egypt in state of CIVIL WAR! MILITARY TANKS Deployed in Cairo to quell ANTI-Morsi RIOTS

Pubblicato in data 06/dic/2012 da

REVOLUTION: Egypt in state of CIVIL WAR! MILITARY TANKS Deployed in Cairo to quell ANTI-Morsi RIOTS

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The Egyptian military has deployed three tanks and two armored troop carriers outside the presidential palace in Cairo amid escalating clashes and protests.

The Egyptian military has deployed three tanks and two armored troop carriers outside the presidential palace in Cairo amid escalating clashes and protests.

Six people have been killed so far — including journalist Al Hosseini Abou Dief, who died from a shotgun wound — and around 350 were injured during the ongoing clashes between protesters and government forces.

The Egypt Independent newspaper claimed that two of the dead were a woman and teenager. Egypt’s Interior Ministry also reported that 32 people were arrested.

Three top officials have already resigned over the violence, including the chief of the constitutional committee, Zaghloul El-Balshi, who announced his resignation on Egyptian television on Wednesday night.

“I will not participate in a referendum that spilled Egyptian blood, I call on Morsi to cancel the constitutional declaration immediately,” Ahram Online quoted El-Balshi as saying.

The volatile situation has also led to the resignation of three more of Egyptian President Mohamed Morsi’s advisors: Seif Abdel Fattah, Ayman Sayyad and Amr Leithy.

President Morsi planned to appear in public on Wednesday, but cancelled his speech due to the protests. Meanwhile, Prime Minister Hisham Qandil issued a brief statement calling for calm and a “national dialogue.”

Morsi fled the presidential palace on Tuesday after roughly 200 protesters broke through barbed wire barriers and besieged the building. Police forces reportedly retreated, allowing demonstrators to move closer to the palace.

At least 18 people were injured in clashes with police as the amount of demonstrators swelled to roughly 10,000 people.

RT’s Tom Barton described the scene around the presidential palace as “pandemonium.”

Earlier, journalist Wael Eskandar told RT he was worried that the government would not be able to deal with the ongoing clashes. The anti-Morsi protesters were being chased away by Muslim Brotherhood supporters who were using rocks, Molotov cocktails and even “shotguns,” Eskander said.

The violence broke out shortly after President Morsi returned to the presidential palace.

Despite recent developments, Morsi and his office have insisted that the planned constitutional referendum will proceed on December 15. Egyptian Vice President Mahmoud Mekky also said that “the door is open” to amend the disputed articles of the Constitution ahead of the referendum.

Earlier on Wednesday, the Muslim Brotherhood called for a rally backing President Morsi in front of the presidential palace, while leftists planned a counter-protest.

During clashes on Wednesday, Muslim Brotherhood supporters destroyed a tent camp erected by the opposition.

Meanwhile, anti-Morsi demonstrators have set fire to and attacked a number of Muslim Brotherhood offices throughout the country, according to local media. Offices in Ismailia and Damietta, north of Cairo, were attacked. Molotov cocktails were thrown into offices in Zagazig and thousands of opposition activists are marching to the party’s headquarters in Suez.

The protests began after a newly elected President Morsi signed a decree granting his office vastly increased powers, which protesters claim are akin to the authoritarian rule of ousted President Hosni Mubarak

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Scontri al Cairo: 7 morti, centinaia feriti
Morsi lascia il palazzo presidenziale
Carri armati e blindati schierati in piazza

Oltre 300 arresti. Presidente tv di Stato si dimette. L’opposizione: presidente delegittimato dal sangue versato. El Baradei denunciato per sovversione

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IL CAIRO – Almeno tre carri armati e due camionette utilizzate per il trasporto delle truppe militari sono state schierate fuori dal palazzo presidenziale alCairo, nelle strade dei tafferugli. L’esercito egiziano ha schierato vari mezzi di difesa davanti all’edificio dopo gli scontri notturni tra centinaia di manifestanti pro e contro il presidente Mohamed Morsi, che hanno provocato almeno sette morti e centinaia di feriti. Sono 305, secondo la procura, le persone arrestate. Il presidente Morsi, che ieri mattina era tornato stamani al lavoro nel palazzo abbandonato per le violente proteste dei dimostranti dell’opposizione, ieri sera ha dovuto di nuovo lasciare il palazzo per i nuovi scontri.

Carri armati e blindati leggeri sono stati schierati vicino all’ingresso del complesso presidenziale e su un ampio viale adiacente, nel quartiere di Heliopolis, dove centinaia di sostenitori di Morsi si sono ritrovati all’inizio della mattinata. Il bilancio delle vittime è salito a sette, mentre i feriti, secondo l’agenzia egiziana Mena, sono circa 350. Tre dimostranti sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco, secondo quanto dichiarato dal capo dei servizi di sicurezza Mohamed Soltane. Un quarto manifestante è stato vittima dei colpi provenienti da un fucile a pallettoni che lo hanno raggiunto vicino al cuore, secondo il direttore dell’ospedale di Machiyet el-Bakri. Anche i Fratelli musulmani, la fazione del presidente Morsi, confermano i cinque morti, aggiungendo che si tratta di propri seguaci.

Presidente tv di Stato si dimette. Il presidente della tv di Stato egiziana, Essam el Amir, ha annunciato di aver presentato le sue dimissioni al ministro dell’Informazione, Salah Abdel Maksoud, per protestare contro «la gestione del Paese».

L’opposizione: presidente delegittimato dal sangue versato. «Il sangue versato annulla la legittimità del presidente» ha detto il leader nasseriano Hamdin Sabbahi in una conferenza stampa con due dei principali esponenti dell’opposizione, Mohamed el Baradei e Amr Mussa. El Baradei dopo una riunione del fronte di salvezza nazionale ha aggiunto: «Il presidente Mohamed Morsi è responsabile della violenza di questa sera» e le opposizioni sono pronte al dialogo se ritira il suo decreto. Altrimenti «la battaglia continua».

Raffica di denunce intanto contro il leader dell’opposizione. Una serie di denunce per tentativo di rovesciamento del regime è stata presentata da Hamed Seddik, ricercatore scientifico, che se l’è presa con i tre leader del Fronte di salvezza nazionale Mohamed el Baradei, Amr Mussa e Hamdin Sabbahi, accusandoli di sovversione. Seddik è conosciuto in Egitto per avere in passato presentato oltre trecento denunce contro esponenti politici ed avere affermato che la persona nella gabbia al processo contro Mubarak non era l’ex rais, ma una controfigura.

Giovedì 06 Dicembre 2012 – 09:34
Ultimo aggiornamento: 11:40
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Ken Loach: “Io sto coi lavoratori”. E con l’ultimo film torna a farci sorridere

La parte degli angeli – trailer

Pubblicato in data 12/ott/2012 da

Premio della Giuria al Festival di Cannes 2012, l’ultimo film di Ken Loach La parte degli angeli, nelle sale dal 13 dicembre! Le avventure di Robbie, piccolo delinquente di Glasgow e dei suoi amici di sventura alle prese con un colpo molto… alcolico.

Ken Loach: “Io sto coi lavoratori”
E con l’ultimo film torna a farci sorridere

A Roma il grande regista presenta “La parte degli angeli”, commedia amara ma a lieto fine premiata a Cannes. Al Festival di Torino non aveva ritirato il premio per solidarietà agli impiegati esternalizzati del Museo del Cinema: “Non è importante la mia presenza ma il rispetto per chi lavora con salari da fame”. E poi confessa il suo sogno: “Tornare a lavorare con Eric Cantona”

Ken Loach: "Io sto coi lavoratori" E con l'ultimo film torna a farci sorridere Ken Loach a Roma (ansa)

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di CLAUDIA MORGOGLIONE

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APPROFONDIMENTI

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ROMA – Coerente, sempre. Sul grande schermo, perché coi suoi film continua a raccontare le storie degli ultimi, degli invisibili, dei disoccupati, di chi vive ai margini. E nella vita, come dimostra la sua decisione di non ritirare il premio del Festival di Torino per solidarietà con i lavoratori esternalizzati del Museo del cinema: scelta che ha scatenato una ridda di polemiche, e che lo ha fatto diventare bersaglio di mille critiche. Anche da parte di personaggi che sicuramente si autodefinirebbero progressisti. Ma nessuno può vantare un carattere e un comportamento duro e puro (nel senso migliore del termine) quanto lui, Ken Loach. Un maestro della settima arte, idee chiarissime e carattere mite, che oggi sbarca nella nostra capitale per presentare la sua ultima pellicola: si chiama La parte degli Angeli, ha vinto il premio speciale della Giuria a Cannes, e racconta con realismo ma con toni sorridenti il riscatto di un gruppo di giovani, piccoli pregiudicati in una Glasgow che sembra non voler loro offrire nulla.

IL TRAILER LE FOTO DEL FILM

E domani, come già annunciato, il regista sarà proprio nel luogo che ha scatenato tanto dibattito, e cioè a Torino, per un incontro coi lavoratori del Museo del cinema organizzato dal sindacato Usb. Ma approfitta già di questa ribalta romana per chiudere la disputa col festival: “Sono molto triste per quello che è successo – attacca – ritirare un premio lì sarebbe stato un unore, ma ho deciso di non accettare per una questione di principio, che riguarda come sapete l’esternalizzazione dei dipendenti del Museo. Sono persone che fanno le pulizie, hanno salari estremamente bassi, che sono stati ulteriormente decurtati del 10% ; cinque sono stati licenziati, per motivi a mio giudizio iniqui. Per me la direzione del Museo ha la responsabilità diretta di ciò che accade a quei lavoratori, anche se sono esterni; la direzione, invece, non si sente assolutamente responsabile. Se accettiamo questo assunto, ogni azienda farà come vuole. Il direttore (Gianni Amelio, ndr) mi ha definito un megalomane per le mie prese di posizione: ma la vera questione non è che io non sono andato o il mio premio. Sono gli uomini e le donne che perdono il posto in periodo di disoccupazione sindacalizzata, che hanno salari da fame e non possono avere rappresentanza sindacale: ecco la vera grande questione”.

Chiuso il capitolo Torino ci si può concentrare sul film, nelle nostre sale dal 13 dicembre. Apprezzato a Cannes, applaudito alla proiezione stampa romana di questa mattina, La parte degli angeli ha come protagonista il giovane Robbie (Paul Brannigan), condannato ai servizi sociali per un’aggressione. Diventato papà, decide di cercare un destino diverso per il figlio. E lo trovain in tre compagni dei lavori socialmente utlii e nel loro supervisore. Lo strumento per uscire dal degrado sarà un colpo, illegale ma ingegnoso, nel business del whisky di altissima qualità. Ecco come l’autore della pellicola, scritta dal suo collaboratore di sempre Paul Laverty, risponde ai cronisti italiani.

La commedia sociale. Interprellato sulla scelta di un film con momenti duri ma al fondo brillante, con tanto di happy end, Loach la spiega così: “Dopo aver girato una pellicola molto dura sull’Iraq sentivo che era il momento di sorridere. Raccontando la storia di personaggi che non hanno lavoro né futuro, ma facendoli vedere anche nel loro essere divertenti, pieni di ironia, energia e idee. Volevo che il pubblico ridesse con loro, non li vedesse solo come vittime: per le vittime provi pietà, ma non identificazione. Con l’umorismo invece ci affezioniamo, e così possiamo anche riflettere sulle loro tragedie”. Ma c’è anche un discorso più generale, legato al nostro momento storico: “Le avversità producono commedia, ridiamo anche nelle circostanze più disperate per esprimere solidarietà. E soprattutto la nostra umanità”.

Destra e sinistra. Il regista, facendo l’esempio della sua Inghilterra, ironizza quelle forze di sinistra che tendono al centro: “Ormai il mercato viene visto come l’unica alternativa possibile, è triste che la sinistra si definisca centrosinistra. Se si è per la deregulation si è di destra, se si è per un’economia pianificata si è di sinistra: se si resta al centro della strada, di solito ti investono. Prendiamo l’Europa: è un’organizzazione neoliberista. L’attuale destra vuole strangolare i lavoratori subito, l’attuale sinistra un po’ più lentamente. Ma il risultato è lo stesso, la demolizione della società civile: niente sostegno ai disabili, niente case per i giovani, ospedali sovraffollati e in mano alle grandi aziende private”. L’unica ricetta, a suo giudizio, “è spezzare il legame tra le multinazionali e i politici”. E  trovare “un nuovo modello economico: la solidarietà non basta, come dicevano i sindacati americani bisogna agitare, educare e organizzare”.

Passato e futuro. Dopo aver ricordato i suoi problemi a partire dagli anni Ottanta, quando “i miei documentari venivano censurati e una mia piéce teatrale di critica al sionismo non andò in scena”, Ken il Rosso spiega che nel suo futuro, così come in questo suo ultimo film, c’è anche spazio per la leggerezza. Già espressa in un altra sua pellicola abbastanza recente, Looking for Eric, con protagonista un volto simbolo del mondo del pallone come Cantona: “Mi piacerebbe molto tornare a lavorare con lui – conclude Loach – è un ottimo amico, continuiamo a vederci ogni tanto”. Il sogno cinematografico-calcistico nel cassetto.

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fonte repubblica.it