Archivio | dicembre 19, 2012

DON PAOLO FARINELLA – Gay, papa e farabutti

 


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DON PAOLO FARINELLA

Gay, papa e farabutti

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pfarinella Il papa ha detto che i Gay sono una minaccia per la pace e la giustizia. Egli ha diritto di dire quello che vuole e ciò che ritiene giusto, alla luce della sua religione, del suo pensiero o all’ombra del campanile. Nessuna limitazione di alcun genere. Ci mancherebbe altro: la libertà non è divisibile. Allo stesso modo possiamo commentare le parole del papa, che riflettono la sua opinione, con altrettanta libertà e franchezza, senza complessi. La mia ipotesi è che il papa abbia voluto fare una irruzione nella situazione politica italiana, servendosi di temi apparentemente non politici. Con la sua uscita sui Gay ha lanciato un’opa su metà del Pd che è tentennante in attesa che Monti sciolga la riserva sulla sua candidatura, che non ci sarà prima del 21 dicembre 2012, giorno probabile dell’approvazione della legge finanziaria. Qualcuno domanderà cosa c’entra tutto questo miscuglio tra papa e Pd. La logica non sempre è evidente, ma spesso è stringente. Vediamo.

1.      Il Pd ha offerto al Paese l’unico spettacolo democratico nel caravanserraglio della non-politica, movimentando quasi 4 milioni di cittadini. Bersani ha vinto senza discussione, ma Renzi ha messo le mani su quasi la metà del partito. In ogni modo l’elettorato ha premiato il Pd che si è esposto e ha accettato il giudizio degli elettori. Onore al merito!

2.      Il Pd cresce nei sondaggi e oscilla tra il 30% e il 37% se si alleasse con qualcuno del centro potrebbe arrivare al 40% e avere il premio di maggioranza, forse anche al Senato. In una eventuale «duello» tra Bersani e Monti, il primo ha la meglio, anche se il secondo segue a ruota.

3.      A questo punto il Pd è l’unico titolato a governare. Napolitano, obtorto collo, deve dare a Bersani l’incarico di formare il governo: l’ha detto il 17 dicembre per gli auguri di Natale. Egli darà l’incarico a chi vince, cioè a Bersani, facendo intendere a Monti che sarebbe meglio che non si presentasse alle elezioni, ma stesse a disposizione, fuori della mischia. Monti invece, da cattolico usuale, è sensibile alle tentazioni.

4.      C’è un però. Bersani però è «un comunista» vecchio stampo e ha l’abitudine di sgranocchiare bambini e chierichetti 5 volte al giorno, prima dei pasti principali e secondari e poi forse farebbe alleanza con quel che resterebbe di Vendola, che notoriamente è inaffidabile perché non sposato, non è sposato con una donna, è gay dichiarato e questo fa la differenza. Vendola è il diavolo: Vade retro, Nichi! Noli me tangere! Il papa piangerebbe di dispiacere. Basta il pianto di sora Fornero.

5.      Di fronte a questa prospettiva il papa trema di paura, ma non può dire che Bersani e Vendola non gli piacciono perché «brutti e cattivi e neri», deve parlare a suocera perché nuora intenda. Infatti il papa dice che i Gay sono un attentato alla pace e alla giustizia. I sedicenti cattolichicchi del Pd (la maggior parte da Fioroni a Letta junior) non possono non tenerne conto e avranno la scusa pronta per passare dall’altra parte. Non sarà un ribaltone, ma una «coerenza di principi», a meno che…

6.      Il segretario non gli garantisca posti sicuri, anche in deroga, alle prossime elezioni, nel qual caso, resteranno nel Pd, ma imporranno limitazioni «etiche». Senti chi parla! Tutto, è logico, disinteressatamente!

7.      Come volevasi dimostrare, alla salute di Cavour: Libera Chiesa in libero Stato. Amen e Requiem!

8.      Il papa però non dice una parola che sia una contro i Ciellini e cattolichicchi di destra, impegnati nella ruberia di Stato o nel sostegno a Berlusconi che rientra per salvarsi dalla disperazione. La maggior parte dei cattolici, con qualche lodevole eccezione, di destra sono tutti corrotti, ma tutti pronti a sponsorizzare l’etica di Stato, voluta dal Vaticano: niente coppie di fatto, niente testamento biologico, forza sanità privata, forza scuola privata, avanti privilegi. Su costoro nessuna parola, nemmeno un sospiro, manco un buffetto, neanche un rimbrottino! Non importa che siano delinquenti o farabutti, l’importante è che non siano gay pubblicamente (se lo sono privatamente o fanno le ammucchiate, basta che vadano a confessarsi… Tre Pater, Ave, senza Gloria e via!). I pedofili però, specialmente se preti e religiosi, non fanno testo: basta nasconderli nell’armadio e tutto finisce lì, magari pagando risarcimenti. Tutto si tollera, si sopporta, si supporta, si sostiene, si suffraga, si confessa, si purifica, si maneggia, si corrompe… Tutto si aggiusta, tranne il gay. Il papa, diranno, ha parlato da pastore universale senza nemmeno nominare l’Italia. Potenza dell’immaginazione.

Don Paolo Farinella

Genova 19 dicembre 2012

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fonte blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it

 

Israele approva la costruzione di 2.600 case a Gerusalemme est. I palestinesi:”Ricorso alla corte penale internazionale”

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Israele approva la costruzione di 2.600 case a Gerusalemme est

Il comitato di pianificazione e costruzione dell’Amministrazione civile israeliana dà il via libera
I palestinesi:”Ricorso alla corte penale internazionale”

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gerusalemme

Malgrado le veementi proteste dei palestinesi e della comunità internazionale (in particolar modo di Stati Unti ed Ue) Israele ha annunciato oggi nuovi ambiziosi progetti di edilizia ebraica in Cisgiordania e a Gerusalemme est dove, di fatto, sarà adesso creato un nuovo rione: Ghivat ha-Matos, forte di 2.600 unità abitative. Questo `bastione´ andrà a saldarsi a due altri rioni ebraici di popolamento (Gilo e Har Homa) fino a costituire una sorta di barriera omogenea di fronte alle vicine alture cisgiordane di Betlemme-Beit Jalla.

«Per la prima volta in 2.000 anni di cristianità nella nostra patria, le città sante di Betlemme e Gerusalemme sono state completamente separate dagli insediamenti israeliani, da mura razziste e checkpoint» lamenta oggi il presidente palestinese Abu Mazen in un dolente «messaggio natalizio» in cui denuncia fra l’altro «il regime di apartheid del Muro coloniale, gli insediamenti illegali… e la bruttezza del razzismo», che egli imputa a Israele. Per il momento la leadership palestinese si affida al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a cui ha chiesto di bloccare la realizzazione dei progetti edili israeliani a Gerusalemme est e nei Territori. Se ciò non bastasse, ha affermato il consigliere del Rais Mohammed Shtayeh, l’Anp potrebbe ricorrere alla Corte penale internazionale.

Duro il monito dell’Europa all’annuncio di nuove colonie israeliano: «L’Ue è nella posizione di agire nel caso in cui il piano venga attuato», ha avvertito la presidenza cipriota, mentre i Paesi Ue del Consiglio di sicurezza (Francia, Gran Bretagna, Germania e Portogallo) hanno rinnovato l’appello a Israele a rinunciare ai suoi progetti edilizi, così come il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Dal canto suo l’ambasciatore israeliano al Palazzo di Vetro, Ron Prosor, ha replicato che «gli insediamenti non sono un ostacolo alla pace in Medio Oriente, mentre lo è il fatto che i palestinesi rifiutano di riconoscere Israele come lo Stato ebraico». Per la Commissione per la progettazione e l’edilizia a Gerusalemme anche quella odierna è stata un’ulteriore giornata di grande impegno. Due giorni fa aveva approvato la estensione del rione ebraico di Ramat Shlomo (Gerusalemme est) con 1.500 nuovi alloggi. Oggi ha di fatto decretato la nascita di Ghivat ha-Matos quando ha approvato la costruzione in quell’area di 2.600 nuovi alloggi. Nel frattempo si è appreso che oltre mille nuovi alloggi sono stati pure approvati in una serie di insediamenti israeliani della Cisgiordania.

«Questa è la nostra risposta alla comunità internazionale», ha detto un membro del consiglio municipale di Gerusalemme, riferendosi all’iniziativa con cui Abu Mazen ha ottenuto il mese scorso il riconoscimento della Palestina come Stato non membro all’Onu, in quella che Israele considera come una infrazione grave e fondamentale degli accordi di Oslo. In Israele c’è chi ormai avanza il sospetto che queste iniziative siano anche finalizzate a rafforzare in tempi ristretti il sostegno verso il Likud e il partito alleato Israel Beitenu ad un mese dalle elezioni politiche. Ma incontrando oggi gli ambasciatori dei Paesi asiatici Benyamin Netanyahu ha offerto loro un excursus di carattere storico, nel terzo intervento sullo stesso tema nelle ultime 72 ore. Dopo aver indicato ai diplomatici le vicine mura di Gerusalemme, il premier ha osservato: «Esse rappresentano la capitale del popolo ebraico da 3.000 anni. È cosa naturale – ha proseguito – che si costruisca nella nostra capitale. Sarebbe irragionevole se accadesse l’opposto, se ci imponessimo dei limiti».

Da parte sua anche Abu Mazen ha voluto impugnare un libro di storia affermando che «nell’imminente Natale la Palestina desidera avvertire il messaggio eterno di amore, giustizia e pace che il Principe della pace ha portato alla Palestina e all’ umanità oltre 2.000 anni fa».

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fonte lastampa.it

POLITICA – Si vota il 24 febbraio, via libera di Napolitano


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Voto il 24, via libera di Napolitano

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ultimo aggiornamento: 19 dicembre, ore 21:02
Roma – (Adnkronos) – Nota del Capo dello Stato dopo la data del 24 febbraio proposta dalla Cancellieri: “Prendo atto delle valutazioni del Viminale”. Riccardi: “Monti parlerà sabato o domenica, non si può lasciare lavoro a metà”. Casini: “Non ha ancora deciso, ma deciderà”Berlusconi:”Se Udc divide i moderati diventiamo minoranza”. Monti rinvia la conferenza di fine anno e vede Montezemolo

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Roma, 19 dic. (Adnkronos) – Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha informato, con una lettera, il Quirinale che la macchina organizzativa in vista delle prossime elezioni sarebbe pronta per il 17 febbraio, ma sarebbe meglio se il voto si tenesse il 24 per organizzare tutto al meglio.

Una sottolineatura che viene commentata positivamente dal Quirinale, con una nota del Colle: “Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano -si legge- ha preso atto delle valutazioni sottoposte oggi alla sua attenzione dal ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri circa la complessità e delicatezza degli adempimenti tecnici connessi al voto degli italiani all’estero, che inducono a ritenere la data del 24 febbraio per lo svolgimento delle prossime elezioni politiche più idonea per agevolare il compimento di tutti gli adempimenti necessari”.

Un via libera che arriva dopo l’appello del Capo dello Stato ad una accelerazione del cammino verso le urne. “Le ipotesi di data per lo scioglimento delle Camere all’esame del Presidente della Repubblica” non sono “dettate da alcuna forzatura o frettolosità”, aveva chiarito prima dell’ultima nota Napolitano specificando che l’interruzione della legislatura è stata causata da “fatti politici” che hanno impedito di arrivare a scadenza naturale.

Detto questo, il capo dello Stato sottolinea come sia “interesse del Paese” che “non si prolunghi eccessivamente la campagna elettorale affinché possa ristabilirsi al più presto la piena funzionalità delle Assemblee parlamentari e del Governo in una fase sempre critica e densa di incognite per l’Italia”.

A determinare quali saranno i tempi per lo scioglimento delle Camere sarà soprattutto il via libera alla legge di stabilità, ora al Senato, ma che potrebbe essere varata in via definitiva dalla Camera forse entro venerdì sera (Fini si è impegnato per chiudere venerdì i lavori). Ma non c’è solo questo provvedimento a impegnare le Camere in questi giorni che precedono la pausa natalizia. A palazzo Madama c’è anche il ddl sulle pene alternative al carcere che Renato Schifani vuol provare a licenziare prima del fine settimana, nonostante il no della Lega. “Ci proverò davvero in tutti i modi a portare in dono a Pannella l’approvazione di questo provvedimento”, dice il presidente del Senato, riferendosi alla battaglia che il leader radicale sta portando avanti per una condizione piu’ umana delle carceri italiane. Una linea che trova l’autorevole sostegno del Capo dello Stato: “non sia vanificato almeno il lavoro compiuto dal Parlamento sul provvedimento per l’introduzione di pene alternative alla detenzione in carcere”, sottolinea Napolitano, che oggi ha avuto un colloquio telefonico con Schifani. Nel centrodestra, intanto, si solleva anche la questione del voto all’estero: ”Per adottare tutti i provvedimenti necessari per consentire agli italiani all’estero di esprimere correttamente il loro voto, le attuali norme prevedono un periodo non inferiore a 60 giorni prima della data in cui tenere il turno elettorale”, ricorda il presidente della Commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale, Enrico La Loggia.

Anche per questo, le date migliori per le elezioni sarebbero il 24 febbraio o il 3 marzo, sottolinea il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, che respinge l’accusa di voler dilazionare i tempi. Quanto alla legge di stabilità, “il testo al Senato è profondamente mutato rispetto a quello della Camera, quindi chiediamo il tempo necessario, in Commissione e in aula, per approfondirlo. Questo non vuol dire ci sia il rischio di esercizio provvisorio”, spiega Cicchitto. Anche se il presidente della Camera Gianfranco Fini ricorda come sia ”doveroso che tutti leggano le prerogative conferite alla presidenza della Camera in materia di approvazione di proposte di legge, specie quando sono in terza lettura”. In poche parole, Fini ribadisce di voler chiudere entro venerdì il capitolo legge di stabilità.

In questo intreccio di date, scadenze parlamentari, prove di forza tra partiti e istituzioni, con il centrosinistra che non ci sta a concedere a Berlusconi qualche giorno o settimana in più di campagna elettorale, si inserisce la questione delle dimissioni del premier Monti, il quale, secondo Pier Ferdinando Casini, avrebbe già deciso quale ruolo avere nell’agone politico. Una scelta che però l’attuale premier renderebbe pubblica solo dopo le dimissioni. Se la legge di stabilità venisse approvata venerdì sera, Monti potrebbe salire al Colle sabato mattina per dimettersi e domenica tenere la conferenza di fine anno con ‘le mani libere’. Nella stessa giornata di sabato, Napolitano potrebbe ascoltare i gruppi parlamentari, prima di vedere i presidenti di Camera e Senato come vuole la Costituzione. Da quel momento in poi, ogni momento per il decreto di scioglimento delle Camere sarebbe buono.

Prende quota, intanto, il progetto per una lista Monti alle prossime elezioni. L’accelerazione arriva dopo l’incontro di questa mattina a palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Pier Ferdinando Casini, Luca Cordero di Montezemolo e Andrea Riccardi. Un summit che naturalmente mette benzina nel motore del progetto di unire il Movimento Verso la Terza Repubblica, Udc, Fli ed eventualmente esponenti ex Pdl, legati con il premier da un reciproco endorsement, che consenta di non interrompere il lavoro iniziato dall’attuale governo. Da palazzo Chigi, tuttavia, si getta acqua sul fuoco e si respinge ogni interpretazione che legga nel vertice di questa mattina lo scioglimento di ogni riserva da parte del professore per un suo impegno diretto nella prossima campagna elettorale alla guida di una lista o di un cartello di liste unite dalla sua leadership.

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fonte adnkronos.com/IGN

Chiunque può andare in prigione, ma non le grandi banche / Matt Taibbi: You Can Go to Prison for Pot, While Big Banks Get Away With Laundering Drug Cartel Cash

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Chiunque può andare in prigione, ma non le grandi banche

Chiunque può andare in prigione anche per un po’ d’erba ma le grandi banche no, nemmeno se lavano tutti i miliardi di dollari dei cartelli della droga messicani o dei gruppi legati ad Al-Qaeda

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FONTE: ALTERNET.ORG

link: http://www.alternet.org/matt-taibbi-you-can-go-prison-pot-while-big-banks-get-away-laundering-drug-cartel-cash?page=0%2c0

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Il colosso bancario HSBC è sfuggito all’accusa di riciclaggio per miliardi di dollari dei cartelli della droga messicani e di gruppi legati ad al-Qaeda. Malgrado l’evidenza delle prove, il Dipartimento di giustizia ha concesso alla banca di evitare il processo pagando solo una multa di 1,9 miliardi dollari.

Così nessuno degli alti dirigenti della HSBC dovrà presentarsi in aula. Abbiamo parlato con Matt Taibbi redattore di Rolling Stone e autore di “Griftopia: Una storia di banchieri e di politici, e la più audace presa di potere nella storia americana”

–  “In America si riesce ad andare in carcere per i più ridicoli tipi di reato”-  dice Taibbi –  “Mentre abbiamo una banca che ha lavato $ 800 milioni di soldi della droga e non si riesce a trovare il modo di mettere in galera qualcuno. E’ un messaggio incredibile che si invia, non solo al settore finanziario, ma a tutta la popolazione. Si tratta di un evidente, chiaro doppio livello di condotta, che permette a  un gruppo di persone di infrangere impunemente le regole quanto vuole, mentre un altro gruppo di persone non può romperne nessuna senza dover andare in galera.”

Amy Goodman: Per saperne di più sui recenti scandali bancari, chiediamo a Taibbi.  “Ma che deve fare una banca per  incappare in un problema vero da queste parti?”

Matt Taibbi:  Non ci si riesce ! E ciò che è sorprendente è che anche Forbes scrive proprio queste cose.  Voglio dire, la reazione universale, anche sulla stampa finanziaria – che è normalmente dalla parte delle banche e che dà sempre a tutti questi bravi-ragazzi il beneficio del dubbio – è stata: “Che cosa si deve fare per essere accusati di atti criminali?” Quello che la HSBC ha ammesso di aver fatto è, più o meno, il comportamento peggiore di cui si possa accusare una banca.  La banca ha violato il Trading with the Enemy Act (1), e la legge sul segreto bancario (2) e stiamo parlando di enormi quantità di denaro, si tratta di  $ 9 miliardi di dollari che non sono stati controllati come si doveva fare secondo la legge. Questi criminali erano così spudorati che i cartelli della droga messicani portavano i  soldi in banca, dentro certe scatole fatte apposta per passare, giuste giuste, attraverso gli sportelli dei cassieri della HSBC. Questi crimini sono stati tutti perpetrati così all’aria aperta e senza paura di andare incontro a un qualsiasi procedimento penale, che la cosa sembra incredibile.

Juan Gonzalez:  Sono state trovate anche delle e-mail in cui i funzionari della banca istruivano i loro impiegati in Iran e in altri paesi, in cui si spiegava quali erano i modi migliori per nascondere i loro sforzi e attirare ancora altro denaro nel loro sistema?

Matt Taibbi: Certo,  e questo è vero per quanto riguarda la HSBC, ma non solo. Sembra anche che ci sia stato uno scandalo molto simile, in un’altra banca britannica, la Standard Chartered, che recentemente ha pagato una multa enorme per riciclaggio di denaro sporco – fatto attraverso l’Iran. Questi fatti ancora una volta arrivano sulla scia dello scandalo Libor, che ha già coinvolto due delle maggiori banche britanniche la Royal Bank of Scotland e la Barclays. Quindi, a questo punto abbiamo visto che le maggiori banche britanniche sono state inebriate dal profumo di questi enormi scandali. Ci sono stati un paio di arresti, abbiamo saputo, che hanno coinvolto dipendenti di basso livello per l’affare Libor, ma non sembra proprio che nessuno degli attori principali stiano per essere incriminati penalmente per niente di tutto questo.

Juan Gonzalez: E’ la solita storia che la banca è troppo grande per essere incriminata. Si vuole evitare una minaccia al sistema finanziario mondiale, ma la maggior parte della gente non sa che HSBC sta per Hong Kong and Shanghai Banking Corporation. Si tratta di una banca britannica, che risale ai primi tempi del colonialismo inglese in Asia.

Matt Taibbi: Vero.

Juan Gonzalez: Ed è troppo grande per essere incriminata?

Matt Taibbi: La cosa sorprendente di questa logica è che ribadisce esattamente un concetto contrario alla verità. Il messaggio che si manda a tutti – quando  le banche commettono crimini e nessuno viene punito – è che le banche possono farlo di nuovo. Quando si capisce che non c’è nessuna sanzione penale, se si commettono anche i più evidenti tipi di reato, quello che viene in mente a tutti, anche agli investitori di tutto il mondo, è che il sistema bancario è intrinsecamente pericoloso.  E così, il messaggio è che questa non è affatto una mossa giusta per conservare il sistema bancario. In realtà, questa è una mossa incredibilmente distruttiva che mina la fiducia nell’intero mondo del sistema bancario. E’ una decisione incredibile che sorprendentemente viene condivisa anche da gente della comunità finanziaria.

Amy Goodman:  Martedì scorso Thomas Curry, il Capo dell’Ufficio Controller of the Currency, l’organo di controllo per la HSBC negli Stati Uniti, ha difeso la conciliazione per mezzo di una multa.

Thomas  Curry: Queste azioni mandano un messaggio forte alle banche, oltre che al settore dei servizi finanziari e richiamano al rispetto della legge come priorità per salvaguardare le loro istituzioni da usi illeciti che  possono minacciare il paese.

Amy Goodman: E’ Thomas Curry, che parla, il responsabile dell’Ufficio di Controllo della HSBC. Da quello che dice sembra che a tutta quella gente che adesso è in carcere – ladruncoli, criminali, riciclatori di droga, accusati di collaborare con al-Qaeda –  basterebbe ricorrere contro la loro condanna, per uscire subito di prigione.

Matt Taibbi: Giusto. Giusto, sì, esattamente. Ero in tribunale ieri, il Tribunale Penale di Brooklyn. Ho visto gente che entrava e usciva dalle aule di giustizia, tutti avevano passato la notte in carcere, qualcuno per essere saltato da un vagone della metropolitana a un altro, di fronte a un poliziotto. In America si riesce ad essere arrestati all’istante per i reati più ridicoli, come per aver occupato due posti sulla metropolitana di New York City o se ci si addormenta sulla metropolitana. In questo paese si va in prigione per queste stupidaggini o per avere in tasca una bustina di marijuana. Ogni anno solo a New York  ci sono 50.000 processi per possesso di marijuana.

E qui, invece,  abbiamo una banca che ha lavato  800 milioni di soldi della droga ma non si riesce a trovare un modo per mandare in galera qualcuno.

Il messaggio che si invia è incredibile non solo per il settore finanziario, ma per tutta la popolazione. Si tratta di un evidente, chiaro doppio standard, in cui un gruppo di persone può non rispettare nessuna regola quanto vuole e un altro gruppo di persone deve rispettare anche la più stupida delle regole, se non vuole andare subito in prigione.  E io non vedo come loro non vedano il problema.

Juan Gonzalez : Beh, Matt, il sostituto procuratore generale Lanny Breuer ha sottolineato che esistono dei legami tra la HSBC e i presunti cartelli della droga.

Procuratore generale Lanny Breuer: Dal 2006 al 2010, il cartello di Sinaloa in Messico, il cartello della Valle del Norte in Colombia e altri trafficanti di droga hanno riciclato almeno 881 milioni di dollari provenienti da traffico illegale di stupefacenti  attraverso la Banca HSBC negli USA. Questi trafficanti non hanno dovuto faticare molto, a volte hanno depositato centinaia di migliaia di dollari in contanti in un solo giorno sullo stesso conto, portandoli nelle scatole delle dimensioni precise per entrare nelle finestrelle dei cassieri delle filiali HSBC Mexico.

Juan Gonzalez:  Matt, ma questo è come quando giocavamo a Monopoli, il gioco da tavolo? Se avevi la carta giusta, uscivi  gratis di prigione, ti ricordi?

Matt Taibbi:  E’ vero !

Juan Gonzalez:   Invece di pagare cinquanta miliardi di dollari, paghi solo 1,9 miliardi e puoi ancora uscire gratis di prigione.

Matt Taibbi:  Questo rientra nel modello della crisi finanziaria. 1,9 miliardi di dollari suonano come un sacco di soldi, e sicuramente lo sono.  Si tratta di una multa record. Nessuna banca ha mai pagato tutti quei soldi prima. Ma si tratta di appena due mesi di profitti per la HSBC e questo non farà certo paralizzare la banca. Non c’è nemmeno l’intenzione di far loro del male, nemmeno solo per quest’anno! Si procede esattamente in linea con il comportamento adottato con la  Goldman Sachs nel caso Abacas, che allora fu salutato come una multa record: 575 milioni di dollari. Ma questo era solo un ventesimo di quello che Goldman Sachs aveva guadagnato con il salvataggio di AIG.

Quindi, questo non è un sacco di soldi per questa gente. Sembra un sacco di soldi solo a chi lavora, ma per i crimini che hanno commesso, togliergli  solo i soldi, che non sono nemmeno soldi personali  ma degli azionisti  è una cosa incredibile. In realtà, è letteralmente un “HAI LA CARTA GIUSTA ESCI GRATIS DI PRIGIONE”.

Juan Gonzalez: E poi c’è il modo in cui le grandi banche in questi giorni possono prendere in prestito denaro dalla Fed senza pagare nessun tasso di interesse.

Matt Taibbi: GRATIS.

Juan Gonzalez: GRATIS, anche se fondamentalmente, possono solo prendere prestiti  dal governo e poi restituirli.

Amy Goodman: Cosa fa il Dipartimento di Giustizia, che cosa fa l’amministrazione Obama, ci guadagnano qualcosa se la HSBC non diventa una banca affidabile?

Matt Taibbi: Mi sono posto più volte questa domanda — come credo anche tanta altra gente — e credo che l’amministrazione Obama accetti sinceramente la logica che, per perseguire aggressivamente i crimini commessi da questo piccolo gruppo di banche “too-big-to-fail” andrebbe a minare la fiducia nel sistema finanziario globale e per questo devono quindi far finta di non accorgersi di un sacco di cose; perché si cammina sul ciglio di un burrone e se qualcuno dovesse cadere, potrebbe causare un effetto domino di perdite e catastrofi come avvenne con la Lehman Brothers.  E penso che abbiano davvero paura di questo.

Questa è l’unica spiegazione legittima che si può dare su questa situazione, perché, come sappiamo, Wall Street ha abbandonato l’amministrazione Obama quest’anno, quando si è trattato di finanziare le elezioni. Hanno sostenuto fortemente Mitt Romney e non hanno dato soldi a Obama.

Fonte: http://www.alternet.org
Link: http://www.alternet.org/matt-taibbi-you-can-go-prison-pot-while-big-banks-get-away-laundering-drug-cartel-cash?page=0%2c0
13.12.2012

Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di ERNESTO CELESTINI

Note :

  1. Il Trade with Enemy Act, abbreviato TWEA, è una legge federale, promulgata nel  1917 per limitare gli scambi commerciali con Paesi ostili agli Stati Uniti. La legge conferisce direttamente al Presidente il potere di limitare in tutto o in parte il commercio fra gli USA e i Paesi ostili in tempo di guerra.
  2. http://www.phil.frb.org/bank-resources/publications/src-insights/2011/first-quarter/overview-of-2010-bank-secrecy-act.cfm

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fonte comedonchisciotte.org

NUOVA SCOPERTA – Una Terra abitabile a “solo” 12 anni luce: la vita è possibile nel sistema di Tau Ceti / Tau Ceti: Sun-like star only twelve light years away may have a habitable planet

Una Terra abitabile a "solo" 12 anni luce: la vita è possibile nel sistema di Tau Ceti

Una Terra abitabile a “solo” 12 anni luce: la vita è possibile nel sistema di Tau Ceti

Scoperti cinque pianeti con una massa compresa tra due e sei volte quella del nostro. Uno offrirebbe un ambiente dal clima temperato, permettendo l’esistenza di acqua allo stato liquido sulla superficie

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VEDI ANCHE

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NON E’ LONTANISSIMA Tau Ceti, “appena” 12 anni luce. Dal nostro pianeta è possibile vederla. E tra le stelle vicine, è quella più simile al Sole che riscalda la nostra Terra. Anche perché intorno a Tau Ceti sono stati appena scoperti cinque pianeti, di cui uno molto particolare: si trova nella zona adatta ad ospitare la vi
ta, ha un clima di superficie temperato e potrebbe quindi contenere acqua allo stato liquido. Una nuova Terra, vicina noi. Dalla massa tra le due e le sei volte quella del nostro pianeta, un corpo celeste di dimensioni rilevanti.

La scoperta arriva dall’Università della California, con la partecipazione di altre strutture accademiche. Lo studio che ha condotto al ritrovamento sarà pubblicato sul Journal of Astronomy & Astrophysics, e si basa su un nuovo metodo di rilevazione spettrografica con segnali potenti teoricamente il doppio rispetto a quelli utilizzati finora, che ha permesso di produrre flussi di rilevamento analizzabili nel dettaglio. E da questi sono apparsi i cinque pianeti, finora mai rilevati, che fanno viaggiare l’iimaginazione e pensare alla zona di Tau Ceti come a una zona viva.

“Abbiamo scelto Tau Ceti perché abbiamo pensato che fosse un banco di prova ideale per testare il nostro metodo per la rilevazione di piccoli pianeti”, ha dichiarato Hugh Jones della Università di Hertfordshire, Regno Unito. “Tau Ceti è uno dei nostri vicini più prossimi cosmiche così luminoso che si potrebbe venire a studiare le atmosfere dei pianeti in un futuro non troppo lontano,” aggiunge James Jenkins, Università del Cile. Questa scoperta confermerebbe l’idea “che quasi tutte le stelle hanno pianeti, e la galassia deve quindi contenere un gran numero di pianeti potenzialmente abitabili con una dimensione simile alla nostra,” come dice Steve Vogt dell’Università di Santa Cruz.

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fonte repubblica.it

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Tau Ceti: Sun-like star only twelve light years away may have a habitable planet

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Artist’s impression of the Tau Ceti system. Credit: J. Pinfield for the RoPACS network at the University of Hertfordshire, 2012
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(Phys.org)—An international team of astronomers has discovered that Tau Ceti, one of the closest and most Sun-like stars, may host five planets, including one in the star’s habitable zone (‘Goldilocks Zone’).
At a distance of twelve light years from Earth and visible to the naked eye in the evening sky, Tau Ceti is the closest single star that has the same spectral classification as our Sun. Its five planets are estimated to have masses between two and six times the mass of the Earth, making it the lowest-mass planetary system yet detected. One of the planets lies in the star’s habitable zone – the so-called Goldilocks Zone with it’s ‘just right’ temperatures for supporting liquid water – and has a mass around five times that of Earth, making it the smallest planet found to be orbiting in the habitable zone of any Sun-like star. The international team of astronomers from the United Kingdom, Chile, United States, and Australia, combined more than six-thousand observations from three different instruments and intensively modeled the data. Using new techniques, the team has found a method to detect signals half the size previously thought possible. This greatly improves the sensitivity of searches for small planets and suggests that Tau Ceti is not a lone star but has a planetary system. The team presented its findings in a paper that has been accepted for publication in Astronomy & Astrophysics. “This discovery is in keeping with our emerging view that virtually every star has planets, and that the galaxy must have many such potentially habitable Earth-sized planets,” said coauthor Steve Vogt, a professor of astronomy and astrophysics at UC Santa Cruz. “We are now beginning to understand that nature seems to overwhelmingly prefer systems that have multiple planets with orbits of less than 100 days. This is quite unlike our own solar system, where there is nothing with an orbit inside that of Mercury. So our solar system is, in some sense, a bit of a freak and not the most typical kind of system that Nature cooks up.”

Read more at: http://phys.org/news/2012-12-tau-ceti-sun-like-star-twelve.html#jCp

Profezie e scaramanzie: il mondo che pensa alla fine del mondo / VIDEO: Ballarò : MAURIZIO CROZZA 18/12/2012 – La profezia dei Maya

Ballarò : MAURIZIO CROZZA 18/12/2012 – La profezia dei Maya


rairai

Pubblicato in data 18/dic/2012

Ballarò 18 dicembre 2012 – La profezia dei Maya e la fine del mondo, la risposta tanto attesa di Monti e il ritorno di Silvio Berlusconi… Guarda tutti i video di Ballarò su http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/page/Page-715ef38f-8a6a-4234-a869-f52ba3…

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Verso la data del 21-12-2012

Profezie e scaramanzie: il mondo che pensa alla fine del mondo

Il «conto alla rovescia» sta per terminare. In Italia uno su dieci è preoccupato. Ma si affida alla scaramanzia

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Che si creda o no alla funesta profezia Maya (meglio : all’interpretazione che si è data al loro calendario), il conto alla rovescia sta per terminare. Questione di ore, di minuti per arrivare al 21-12-2012, data «da fine del mondo annunciata». Ironia e scetticismo prevalgono e sarebbe strano il contrario. Del resto, se questi Maya erano davvero così bravi, come mai non sono riusciti a evitare la propria estinzione lasciando per di più in eredità una scadenza per l’umanità intera?

Bugarach, sui Pirenei francesi (Ap)Bugarach, sui Pirenei francesi (Ap)
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CATASTROFISTI – Sia come sia, ormai dal web alle tv alla stampa, teorie e contro-teorie si sono fatte spazio e il tema ha trovato posto nelle battute tra amici o in quelle dei comici più che nei convegni scientifici. Inutile fingere: tutti, in un modo o nell’altro ne parlano, personaggi famosi e gente comune. Chi ci crede davvero (una minoranza, s’intende) ha prenotato una stanza a Bugarach, paesino francese sui Pirenei che, secondo gli esperti di esoterismo sará l’unico luogo del pianeta a scampare all’Apocalisse. Disponibilità esaurite da tempo, così chi non ce l’ha fatta ha acquistato, a caro prezzo, kit di sopravvivenza oppure ha deciso di partire per altri luoghi dove evidentemente si immagina di godersi al meglio gli ultimi giorni: incredibile ma vero, secondo gli operatori di viaggio nell’ultima settimana si registrato un aumento di prenotazioni di voli aerei di sola andata. Per chi fosse interessato, un aggiornamento profetico last minute mette al sicuro dalla distruzione anche la Valle d’Itria, in Puglia. Con grande gioia del sindaco di Cisternino che conta, più che sulla salvezza del mondo, su quella del turismo locale.

Un particolare del calendario Maya Un particolare del calendario Maya
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ARRESTI – Dei timori irrazionali si può sorridere, ma non dappertutto: ci sono luoghi dove qualcuno prende le cose un po’ troppo sul serio. In Cina, per esempio, sono stati arrestati 500 esponenti di una setta che diffondevano volantini, manifesti, sms e messaggi Internet nei quali si annunciava la fine del mondo. In Argentina è stato deciso che tra il 20 e il 21 dicembre interdetta una zona della provincia di Cordoba, dopo la convocazione via Facebook da parte di un gruppo di 150 persone che, sembra, programmano un suicidio di gruppo. PARTY E SCIENZIATI – Gli italiani ci credono poco, ma insomma… Uno su dieci un brivido ce l’ha, senza nemmeno sapere se debba aspettarsi un «big bang» o l’arrivo di Et. E quindi succede che all’Osservatorio di Arcetri, vicino a Firenze, gli astronomi in questi giorni siano alle prese con parecchie telefonate di persone che chiedono: Ma il mondo sta per finire?». Ad Arcetri e ovunque nel mondo, la scienza ufficiale ovviamente risponde rassicurando. L’astrofisica Margherita Hack tranquillizza tutti: «Il nostro Sole ha 5 miliardi di anni, durerà per almeno altri 5 miliardi di anni…». Forse anche per questo il tema in Italia sembra più fornire spunto per feste a tema, rappresentazioni teatrali e appuntamenti artistici: negli ultimi giorni gli annunci e gli inviti si sono moltiplicati. Con l’aggiunta di qualche tradizionale scaramanzia, infinitamente meno costosa di un rifugio a prova di bomba che, tra l’altro, se davvero avessero ragione i Maya, potrebbe pure essere del tutto inutile.

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fonte corriere.it

Ue, sì all’esenzione Imu per la Chiesa “Ok per gli immobili non commerciali”


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Ue, sì all’esenzione Imu per la Chiesa
“Ok per gli immobili non commerciali”

La Commissione europea ha approvato la norma italiana, ma ha dichiarato fuorilegge l’Ici in quanto incompatibile con le regole sugli aiuti di Stato. Il governo, però, non dovrà chiedere nulla al Vaticano perché “oggettivamente impossibile” quantificare

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MILANOLa Commissione Ue ha dato il suo via libera al regolamento emendato dell’Imu che prevede l’esenzione per le attività di carattere non economico, giudicando “incompatibili” le precedenti esenzioni Ici alle attività non commerciali. L’Italia non dovrà recuperare gli aiuti concessi tra 2006 e 2011 perché “impossibile”.

Secondo Bruxelles, “il precedente sistema italiano di esenzioni all’Ici concesse a entità non commerciali per scopi specifici tra il 2006 e il 2011 era incompatibile con le regole Ue sugli aiuti di stato”. Dopo l’apertura dell’indagine Ue nel 2010, l’Italia “ha ora adottato  una nuova tassa”, l’Imu, “che non implica aiuti di stato dal momento che le esenzioni si applicheranno solo agli immobili dove sono condotte attività non economiche”. Per questo Bruxelles “ha chiuso” l’indagine.

“Le entità no profit rivestono un importante ruolo sociale, che è riflesso dal regime italiano di imposizione fiscale sugli immobili” ma, ha dichiarato il commissario Ue alla Concorrenza Joaquin Almunia, “quando queste operano sullo stesso mercato degli attori commerciali dobbiamo essere sicuri che non beneficino di vantaggi non dovuti”. E le nuove norme Imu, ha sottolineato Almunia, “assicurano che non è questo il caso”.

Eccezionalmente, Bruxelles non chiede all’Italia di recuperare gli aiuti illegali concessi gli anni passati in quanto “le autorità italiane hanno dimostrato che in questo caso specifico” l’operazione “sarebbe assolutamente impossibile” in quanto “oggettivamente impossibile” determinare quali parti degli immobili esentati fosse stata usata “esclusivamente” per attività non economiche e quindi “legittimamente” esenti.

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fonte repubblica.it

Nella stanza di Marco Pannella: “Senza giustizia preferisco morire”

Nella stanza di Marco Pannella:  "Senza giustizia preferisco morire" (ansa)

Nella stanza di Marco Pannella: “Senza giustizia preferisco morire”

Il leader radicale all’ottavo giorno di sciopero della fame e della sete. Il premier Mario Monti è andato a visitarlo in mattinata e lo ha abbracciato, invitandolo a interrompere lo sciopero della sete. Ma lui va avanti: “Il mio digiuno è un’arma di vita. sogno una lista pro-detenuti con Vasco e Saviano”

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di FRANCESCO MERLO

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APPROFONDIMENTI

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HA MANGIATO due mandarini per ringraziare Mario Monti, un menù da galera, forse in onore dei detenuti per i quali si batte. E così Marco Pannella ci ha regalato pure un sorriso, anche se per ricominciare davvero a bere e a mangiare vorrebbe qualche nome, Vasco Rossi per esempio, “che però non sta bene e ha paura di non essere capace”, e “Umberto Veronesi e Franco Battiato e Roberto Saviano e poi ci sono tanti giornalisti, scienziati, cantanti come Celentano e i fratelli Bennato, e gli artisti…, ma non ho voglia di fare lunghi elenchi”.

Vorrebbe quattro nomi trascinanti, di quelli “stoconMarco”, che si candidino in una lista “rosa nel pugno per la giustizia e per l’amnistia”, per farci spalancare gli occhi e costringerci a guardare l’ingiusto e il disumano delle prigioni, “il reato flagrante che lo Stato commette violando i diritti più elementari nelle carceri e il diritto alla normale durata dei processi: il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa condanna l’Italia da più di trenta anni”. Quattro nomi dunque per aprire le porte delle carceri e infilare l’Italia nel bugliolo, nella puzza. E nelle violenze di quell’universo concentrazionario, nella sua ripugnanza: “Attenzione però: non è un problema di pietà, ma di giustizia”.

 Sdraiato sul lettino di ferro da malato con le sue bretelle a quadretti, le lunghe calze blu, la maglia a righe orizzontali, le mani che un critico d’arte definì michelangiolesche, Marco parla in pannellese, che non è mai stato un linguaggio semplice, “non c’è sulla terra una sola parola che lo sia”, ma che adesso è armoniosamente inarrestabile. Ed è percorso da sibili: “Quel Maroni è l’assassino degli immigrati che respinse in mare, glielo abbiamo detto e lui ha risposto che non gliene frega nulla”. E poi fragorosi non-stop su argomenti come il sensus fidelium che un ironico sussurro trasforma in consensus fidelium.

Il suo colloquiare dirama per rivoli inaspettati sino allo spiritualismo e all’energia: “Il non uccidere vale anche per la legittima difesa, perché se sei bravo devi ferire, invece che uccidere”. E ancora arrivano fischi perentori su uomini e cose che sembrano nominati per caso: “Napolitano non fa il garante ma l’impiccione e vuole fare il padrone dell’Italia”. Poi improvvisamente il lessico diventa quello immediato della libertà, più pericoloso di qualsiasi controprova e di qualsiasi violenza del potere: “Ho spiegato a Mario Monti che il mio sciopero della fame non vuole costringerlo a fare le cose che non vorrebbe fare ma, al contrario, che voglio aiutarlo a fare le leggi che non riesce a fare”.

Gli obietto che se ha parlato così con Mario Monti, allora forse lo ha un po’ confuso. E mi racconta che Monti gli ha detto: “Quando uscirò da qui vorrei che tu ricominciassi a bere. Cosa posso fare?”. Pannella gli ha risposto con le teorie dell’ascesi e della non violenza. Poi in serata ha mangiato appunto i due mandarini che ha dedicato a Monti con l’augurio del brindisi. La sua battaglia ha sempre un sottofondo ilare, la risata gli veste la bocca scavata. A Monti ha pure parlato di Clemente, l’infermiere indiano che lo accudisce e che lo considera un guru, “una parola che secondo Clemente vuol dire più alto delle altezze dell’Everest”. Clemente gli dice pure che “anche l’India avrebbe bisogno di gandhiani come me”. E per un attimo ci passano davanti le ombre dei due marò italiani reclusi in Kerala.

Ma poi, come solo Pannella sa fare, tutto è diventato concreto e hanno parlato di amnistia e di leggi. Pannella ha così scoperto, e lo racconta con gratitudine, che tra lui e Monti, in queste ore di fame e di sete, c’è stata, imprevista, la scintilla: “Come diceva Leonardo Sciascia se Monti è venuto qui, se ha bussato a questa porta è perché sapeva che l’avrebbe trovata aperta”. La ministra della Giustizia Severino invece l’ha trovata chiusa: “Non potevo riceverla mentre Rita Bernardini spiegava in Senato che la sua legge sulla giustizia è una legge irresponsabile e che il suo celebrato sfollamento delle carceri significherà 54 detenuti in meno”.

E invece Monti e Pannella si sono capiti come due fratelli opposti e gemelli, due italiani innamorati dell’Italia che hanno in comune l’autenticità, lo star bene nella propria sostanza, nella smoderatezza Pannella, nella morigeratezza il presidente, soldati di quella stessa fede che è la coerenza: “Alla fine ci siamo intesi su un’apertura di dialogo per l’amnistia e per la giustizia. Non è poco”. Ma quanti segnali aspetta Pannella per ricominciare a bere? “Segnali ne arrivano tanti. Ma ne basterebbe uno, quello giusto”. Bersani? “Mi ha invitato a riprendere a bere. Gli ho detto che è un Ponzione Pilatino o forse un Ponzino Pilatone, non ricordo”. Fini? “È preoccupato per la mia salute ma non è d’accordo sull’amnistia. Gli ho risposto che non mi sorprende dall’uomo che ha messo la sua firma sotto due leggi orribili, la Fini-Giovanardi sulla droga e la Bossi-Fini sugli immigrati. Gli ho detto che molto meglio di lui era Pino Romualdi”. Berlusconi? “Non esiste”. Grillo? “Per l’Italia sono meglio i grillini o i pannellini?”.

Ogni tanto nella stanzetta della clinica si materializza una suora. Gli prende la pressione: 70 e 110. Poi una dottoressa gli fa l’elettrocardiogramma. Sergio Rovasio e Matteo Angioli gli stanno accanto come gli angeli credenti della tradizione, quelli che assistono il guerriero nel momento del massimo sforzo. E uno fa il conto degli errori e l’altro fa l’elenco delle cose giuste, e per ogni cosa giusta vengono cancellati tre errori. E sono belli perché “Sergio il severo” si affretta a cercare la dolcezza e “Matteo il buono” si premura di dare rigore al trionfo. Pannella li tratta con amore ma non vuole solo l’aiuto fisico che entrambi gli offrono, vuole il loro cervello: “Non limitatevi all’emozione, non accontentatevi del brivido”. In questa stanza Pannella è come il Sacro Pazzo che è figura della mistica. Solo a lui consentono di usurarsi, di smarrirsi nella follia dei gesti che forse non hanno un senso oggi ma sicuramente lo avranno domani.

Gli dico: non costringerci a farti da becchini, stai facendo impazzire i tuoi amici e stai accendendo l’astio di chi dice “Pannella ha rotto co ‘sti scioperi della fame”. “Non lo dicono, glielo fanno dire, fanno finta che l’eccesso e l’oltranza stiano nel digiuno e non nella violazione della legalità”. E però, obietto, il tuo corpo in sciopero della fame è il medium che assorbe e oscura il messaggio: nessuno parla delle carceri ma tutti della vita di Pannella, e tu sai di essere un soggetto ideale per la prosa giornalistica ispirata al lirismo che è la prosa peggiore, perché tu così diventi un mito, un santone, Pannella generoso, Pannella monumento, Pannella scandalo, “non lasciate morire Pannella”, è un catechismo che offende la tua identità di laico.

“Per la verità sono stato sempre santificato dai credenti, penso a Baget Bozzo e a Giorgio Spini. Ma hai ragione: mi trattano amorevolmente, prendono nota del mio peso e mi invitano a bere un sorso. E c’è una strana complicità tra me e il mondo che mi vuole nutrire a forza. Dò loro la forza che non hanno”. Gli ricordo che qualche anno fa, durante un altro sciopero della fame, mi disse che la voglia di nutrirlo a forza gli ricordava l’idea di mandare Ofelia in un convento: “Per preservare la virtù del casato, per salvare la mia vita e il loro onore”. Il punto è che “non sopportano la mia fame e la mia sete e dunque quando tutti capiscono che io davvero rischio doverosamente e felicemente la vita, solo allora finalmente esplodono i grandi dibattiti che sempre uniscono e mai dividono un Paese, come per il divorzio, come per l’aborto, come per la fame nel mondo … Ora non vogliono che si parli di giustizia e di carceri”.

E però questa volta Pannella – mi raccontano – ha fatto piangere anche Emma che gli ha detto “stai superando i limiti”. E allora hanno discusso del limite. Per chi la politica la sente sul corpo, per chi la intende come fame e come sete, è una disputa che, prima o poi, deve per forza arrivare. Pannella dice che “bisogna rischiare anche la vita”, da sempre la Bonino gli replica che “il non violento non è un fachiro”. Questa volta mi riferiscono che Emma si è sentita male. Dico a Pannella che tanta preoccupazione non l’aveva accesa mai: “Per preoccuparsi di meno bisogna occuparsi di più”. Sul tavolo c’è una magnifica rosa rossa. È un regalo della signora Berenice Ambrosini Oriani, la moglie di un vecchio compagno di scuola: “Ti prego Marco desisti. Hai già vinto”.

Dico a Marco che se devo immaginare la sua morte, tra mille anni, la immagino così, mentre protesta per qualcosa. “Mille anni? Chissà come mi odierei”. Ha le labbra screpolate, la lingua secca, non ce la fa a parlare: “Ho bisogno di mezzora di silenzio”. E prima di congedarmi mi racconta dell’euforia da digiuno e mi mostra un libro “Digiuno Autofagia e Longevità”. Pannella sostiene che lo sciopero della fame gli allunga la vita: “è un’arma di vita”.

Spegniamo la luce. Visto su quel lettino con il naso e la bocca grande tutto pelle ossa e occhioni chiari e stralunati, con Mirella che gli accarezza le caviglie, Pannella sembra aver recuperato una fisicità da giovane Holden addormentato.

Mirella Parachini è la compagna di una vita, e come nei veri e grandi amori Mirella e Marco da una vita si prendono e si lasciano per evadere da chissà quali galere. Sicuramente mettono sotto i piedi la vecchiaia sia perché lei è semplicemente bella, e accanto a lui non poteva che starci una donna bella, sia perché, prosciugato sino a 72 chili, Pannella a 82 anni è l’utopia del mondo al contrario, di come sarebbe bello nascere vecchi e cominciare piano piano a ringiovanire e di come sarebbe bello acquisire, anno dopo anno, il vigore della giovinezza senza perdere l’esperienza della vecchiaia. Pannella, quel che resta di Pannella, è lì che ringiovanisce, lì che si asciuga, è li che Pannella si spegne bambino.

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fonte repubblica.it

GIUSTIZIA ‘FACILONA’ SOLO COI POTENTI? – Savinuccio scarcerato, forze dell’ordine in rivolta

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Savinuccio scarcerato
forze dell’ordine in rivolta

“Il nostro lavoro è vanificato”. Il sindacato di polizia: “Fascicolo gestito con superficialità”

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di FRANCESCA RUSSI

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“Adesso basta”. Non si trattengono poliziotti, carabinieri, finanzieri. Sono tutti furibondi. La notizia della scarcerazione del boss barese Savino Parisi proprio non se l’aspettavano. Soprattutto non se l’aspettavano per un “errore tecnico”. “Noi facciamo le indagini, arrestiamo i componenti dei clan, controlliamo il territorio e poi il nostro lavoro finisce così”. A Japigia, in via Archimede, ritorna Savinuccio e ad accoglierlo c’è una processione di persone. “Ecco come va a finire” commenta stringendosi nelle spalle un investigatore.

L’annuncio del ritorno in libertà del boss di Japigia ha fatto il giro d’Italia. Lo hanno saputo tutti e persino a Roma, tra le stanze del ministero dell’Interno, serpeggia il malumore. A raccogliere le proteste di agenti e militari c’è il Siap, il sindacato italiano appartenti alla polizia, uno dei più rappresentativi. “Apprendere dalla stampa che un noto boss sia scarcerato per ragioni di natura burocratica legate a una superficialità nella gestione del fascicolo lascia interdetti e inquieta la popolazione” accusa il segretario generale del Siap Giuseppe Tiani. Il sindacato nazionale della polizia decide di intervenire direttamente da Roma. Perché il caso di Savinuccio è grosso. Non si tratta di un detenuto qualunque. “La scarcerazione inquieta – prosegue il segretario nazionale del Siap – considerato lo spessore criminale, così come emerso dai processi, di Savino Parisi il quale notoriamente è stato il re della malavita barese negli anni passati. Pensiamo sia opportuno e invitiamo il ministro della Giustizia e il ministro dell’Interno, per le competenze che sono proprie, ad aprire un’inchiesta interna che porti a una severa sanzione per coloro i quali hanno gestito con superficialità il fascicolo in esame. Non è possibile che poi lo sforzo e il risultato sviluppato dalle forze dell’ordine, nonostante i pochi mezzi e i pochi uomini e i tagli lineari operati dagli ultimi due governi Berlusconi e Monti, sia vanificato con messaggi così negativi rispetto al funzionamento della giustizia e dei sistemi interni di controllo e verifica”.

Tiani raccoglie la voce degli agenti che pattugliano il territorio, degli ispettori che passano al setaccio i quartieri per contrastare lo spaccio di droga, degli investigatori che indagano su sparatorie e omicidi. Il ritorno in libertà di Savinuccio preoccupa tutti perché il suo, secondo gli investigatori dell’Antimafia, è sempre stato un ruolo importante, fondamentale per determinare equilibri e strategie criminali. Il fatto che possa tornare a riorganizzare il clan e impartire direttive a quattr’occhi spaventa non solo le forze di polizia, ma anche i cittadini.

“Il Siap ritiene che in questo periodo storico, alla luce di una ripresa di fenomeni di criminalità diffusa e della criminalità organizzata nella sua forma più feroce e sanguinaria come quella di Napoli, – va avanti deciso Siani – non si debbano dare messaggi di questo tipo che creano panico tra la popolazione e offrono un segnale negativo che va ad inficiare il duro lavoro degli uomini e delle donne della polizia di stato e della forze dell’ordine in generale. In merito alle scarcerazioni facili di noti criminali e di personalità di spicco del crimine organizzato degli anni scorsi, crediamo vada fatta una revisione della normativa vigente. E’ noto ed è aperto il dibattito su questo tema che alcuni meccanismi giudiziari, specie per ciò che attiene la parte più burocratica, necessitino di riforme non più procrastinabili senza toccare l’indipendenza della magistratura”. La riforma dei meccanismi burocratici dunque da un lato. Dall’altro controlli e sanzioni. Il sindacato lo ripete: è necessario avviare un’inchiesta interna per individuare le responsabilità della scarcerazione di Parisi, per capire perché non sia stata richiesta la sospensione dei termini di custodia cautelare per Savinuccio. “Riteniamo opportuno – conclude Siani – un livello maggiore di verifica e controlli anche in sede ispettiva del ministero della Giustizia per ciò che attiene i controlli del singolo magistrato che ha in carico il fascicolo”.

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fonte bari.repubblica.it